
Segnalazione di Raimondo Gatto
Secondo la Ue e Reporter senza Frontiere il 2015 è stato un anno negativo per la libertà di stampa in Europa. Ad essere responsabili sono i governi conservatori dell’Europa dell’Est, in particolare quello ungherese. Ma, come riconosce l’Europa, le sanzioni contro di lui non hanno portato agli obiettivi sperati
di Luca Steinmann
Il 2015 è stato un anno negativo per la libertà di stampa in Europa. A dirlo è Reporters Sans Frontières (RSF), che nel suo ultimo rapporto ha stilato una classifica e spiegato come questo trend negativo sia attribuibile alle ‘cattive prestazioni’ dei Paesi europei centro-orientali.
I cui governi hanno promosso politiche che, oltre che dannose per la libertà di opinione e di espressione, stanno portando a una “progressiva erosione del modello europeo” e sarebbero alcune cause determinanti del declino della Ue.
Come riportato dall’Osme, i punteggi medi europei sono scesi del 6,5%; secondo RSF il peggioramento della situazione è dovuto soprattutto all’azione di governi ultraconservatori e all’avanzata dell’estremismo politico. I principali Paesi messi sotto accusa sono la Slovacchia, la Repubblica Ceca, la Polonia e soprattutto l’Ungheria.
L’unico Paese tra quelli citati ad avere migliorato la propria posizione nella classifica sulla libertà di informazione redatta da Rsf è la Slovacchia. Quest’anno è al dodicesimo posto guadagnando due posizioni, il Paese non è comunque al sicuro da problemi diffusi in Europa. Nel Paese ci sono le leggi molto severe contro la diffamazione; esse prevedono pene detentive che possono arrivare fino a otto anni, le più rigide in tutta l’Unione Europea. Le cause intentate da uomini d’affari, politici e membri del sistema giudiziario sono molto numerose. Lo stesso primo ministro Robert Fico ne ha avviato diverse durante il suo primo mandato. La censura è stata rafforzata nel 2014 con una norma che limita il numero dei giornalisti accreditati al Parlamento, la loro libertà di movimento all’interno dell’edificio e vieta loro di fotografare i beni personali dei deputati.
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