Così il Qatar finanzia in Italia moschee e scuole coraniche

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Nell’ultimo anno la Qatar Charity ha stanziato 25 milioni per costruire 43 moschee in Italia. Ma dietro la fondazione ci sono sospetti di legami con al Qaeda.

Con i suoi 2milioni e 700mila abitanti, il “piccolo” Qatar è un attore importante nel mercato internazionale, con le sue grandi aziende come la compagnia aerea nazionale Qatar Airways e la rete televisiva internazionale Al Jazeera, ma anche con i forti investimenti del Paese nel mondo sportivo: già principale sponsor del Barcellona, il Qatar ospiterà i campionati mondiali di calcio nel 2022.

Quando si dice popolo bue…

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So che arrivo in ritardo. Ma avendo seguito il panico di massa di Torino da tv estere, segnalo là che l’hanno definito “stampede”.  Nell’estremo Occidente (a noi noto come Far West) i  vaccari (cow boys) chiamano così un fenomeno da loro molto temuto: una mandria di migliaia  di capi, colta da panico insensato e improvviso, si mette tutta al galoppo all’impazzata;  un colpo di pistola, ma anche lo spezzarsi di un grosso ramo secco, l’ululato di un coyote, qualunque altro motivo possono destare l’armento, specie di notte, dormiente in piedi, al più cieco spavento; migliaia di zoccoli e  corpi pesanti quintali si danno al galoppo senza meta; impossibile fermarli e farli tornare alla ragione, dato che bovidi ed equidi, di ragione non  sono dotati; come per la mandria umana, spesso occorre un contro-terrore che gli faccia dimenticare il panico di prima – essendo di corta memoria;  cosa difficile e rischiosa,  perché anche le scariche in aria coi fidi Winchester non bastano a sovrastare il rumore, come di decine di treni, che produce la massa galoppante, muggente e fumante di vapore. Quando i vaccari ci riescono in qualche modo, poi contano i danni,    accampamenti calpestati, cani stritolati, gambe rotte,  mandriani travolti.

Stampede di veri bovini.

Anche se bisogna ammettere che  nel selvaggio West i ruminanti in panico, anche impazziti di paura,  se distruggono qualunque cosa al loro passaggio, abbastanza di rado travolgono, schiacciano e uccidono i loro piccoli.   Se a mantenerli quasi umani  sia  la indisponibilità di birra in quelle praterie e di cocci di vetro delle bottiglie della birra medesima  nel West, non saprei. Vedo che vetri rotti e birra sono molto discussi come causa dello stampede di Torino;  c’è chi parla di camion di venditori abusivi dello spumeggiante dissetante, lasciati passare dai vigili urbani; c’è chi accusa la sindaca Appendino di non aver vegliato, di aver lasciato entrare  i venditori, di non aver predisposto vie di fuga nel “salotto di Torino”. Anche  se riterrei  più concreta la responsabilità del prefetto e delle forze dell’ordine,  vorrei che  tutto ciò non   servisse a  sminuire la responsabilità del  principale autore e protagonista del disastro.  Il Popolo Bue.

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Trans-etnia

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Razza e identità oggi non contano più nulla. Quindi perchè non fare come Rachel Dolezal, che si è finta nera per anni (forse perché essere ‘minoranza’, al giorno d’oggi, conviene)?
Immagine correlataPeccato che poi è stata scoperta e sbugiardata. E davanti alla figura barbina, la mitomane ha rivendicato la sua identità “trans-black”. Si, vabbè.  (www.wired.it) – Rachel Dolezal, l’afroamericana bianca che si dichiara “trans-black”

Dopo anni di vita in incognito tra gli afroamericani, è stata scoperta: in realtà è bianca. Ma si sente nera, e rivendica la sua identità transetnica

Vicina l’intesa dottrinale tra FSSPX e Bergoglio

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di Don Jean-Michel Gleize, sacerdote della Fraternità San Pio X, 
professore di ecclesiologia al Seminario Internazionale San Pio X di Écône


Pubblicato su Courrier de Rome n° 599, maggio 2017 – Ripreso anche dal sito francese della Fraternità La Porte Latine

1. In una recente intervista, Mons. Pozzo ha dichiarato che:

« La riconciliazione si produrrà quando Mons. Fellay aderirà formalmente alla dichiarazione dottrinale che la Santa Sede gli ha presentato. Questa è la condizione necessaria per poi procedere alla regolazione istituzionale con la creazione di una prelatura personale.»

Di ritorno dal recente pellegrinaggio a Fatima (12-13 maggio), nel corso di una conferenza stampa effettuata nell’aereo, Papa Francesco ha richiamato questo documento approntato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nella sua seduta di mercoledì 10 maggio. Si tratta dunque, nello spirito di Roma, di un’intesa dottrinale. E tuttavia, l’espressione è equivoca; essa infatti può intendersi in due sensi.

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Le chiese vuote della nuova “Chiesa”

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La Comunione per tutti, il dialogo, l’accompagnamento, il discernimento, la “misericordia”, il pluralismo, il soggettivismo, gli abusi liturgici, e via dicendo, sono davvero il segreto per riempire le chiese? La risposta è senza dubbio: no. Sentenza con dati alla mano: nelle nazioni in cui le conferenze episcopali hanno applicato senza remore queste “aperture” di vario tipo il cattolicesimo è solo un pallido ricordo. Vi proponiamo uno studio del mensile Il Timone sul fallimento della nuova “Chiesa” del nord-Europa. (@anticattocomunismo)

di Stefano Fontana

Il dato è sotto gli occhi di tutti: la religione cattolica sta sparendo proprio là dove è stata maggiormente “aggiornata” in Germania, in Belgio, in Olanda, in Inghilterra, ma anche in Francia. Non solo: «La fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più nutrimento» (le parole sono di Benedetto XVI) proprio là dove vescovi e arcivescovi si mettono in cattedra e vorrebbero insegnare agli altri, quelli con i seminari ancora parecchio frequentati, come si fa la vera pastorale e come si è veramente Chiesa. È come se uno studente che ha appena preso tre nel compito in classe volesse insegnare la matematica ai suoi compagni. La cosa potrebbe sembrare ridicola o incoerente. Ed invece una sua coerenza interna questa apparente contraddizione ce l’ha, ed è proprio questo che preoccupa. Ma facciamo un passo alla volta.

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Bilderberg 2017: si parlerà di Trump Bilderberg 2017: si parlerà di Trump

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di Arjun Walia 

Bilderberg 2017: si parlerà di Trump Bilderberg 2017: si parlerà di Trump

Fonte: Comedonchisciotte

“Siamo grati a Washington Post, New York Times, Time Magazine: i loro direttori hanno partecipato alle nostre riunioni ed hanno rispettato le loro promesse di discrezione per quasi quarant’anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano mondiale se fosse stato soggetto alle luci della pubblicità in quegli anni. Ma il mondo ora è più sofisticato ed è pronto a marciare verso un governo mondiale… La sovranità sovranazionale di un’élite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati”. – David Rockefeller (Fonte)

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Qualità contro quantità

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di Wouter J. Hanegraaff

Qualità contro quantità

Fino a non molto tempo fa avevo la sensazione, da accademico e intellettuale, di dare il mio piccolo contributo a una grande storia che poteva essere descritta (nel bene o nel male, poco importa) come la storia della “Cultura Occidentale”, e non avevo motivo di credere che questa storia potesse interrompersi. La mia identità e i miei valori guida sono stati forgiati dalla storia culturale, intellettuale e spirituale dell’Europa. Quello è sempre stato il mio mondo. Ma ora questo mondo cambia. Nei momenti bui avverto la cupa sensazione che molto presto – e molto prima di quanto pensavo potesse accadere solo pochi anni fa – entreremo in un’era nella quale – per parafrasare la voce narrante di Galadriel nella scena iniziale del film Il signore degli anelli – buona parte di quanto oggi riteniamo abbia valore sarà perduta per sempre, perché “non sarà in vita nessuno che potrà averne memoria”.

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L’ennesimo attentato a Londra e la retorica della normalità. Che non è sintomo di forza. Ma di una debolezza. Interessata

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di Alessio Mannino

E ora ripeteranno che la vita continua, che non bisogna darla vinta ai terroristi cambiando le nostre abitudini, che la risposta migliore al terrore è la normalità: retorica. Che in bocca ai rappresentanti delle istituzioni ha una logica, appunto istituzionale, che è quella protettiva di dare un primo messaggio di tenuta, anzitutto psicologica (specie in un Paese come la Gran Bretagna, il cui proverbiale aplomb inglese non è, o non solo, una posa snob: equivale alla tempra di un popolo che non sarà più quello di Churchill, ma rimane pur sempre munito di un senso tipicamente isolano e patriottico di dignità e autodifesa). Ma è un discorso che rivela in realtà, per quanto riguarda l’atteggiamento comune, tutta la cattiva coscienza di noi idioti occidentali.

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