Prof. Moffa: Alla Casa Bianca è l’ora di Israel first?
(ASI) Nella sua visita in Israele, Trump ha messo nel pacchetto del suo ipotetico progetto di pace in Medio Oriente, anche gli Stati Uniti, facendo quello che nessun presidente americano aveva fatto da mezzo secolo ad oggi, recarsi al Muro del Pianto con la Kippah in testa, in una Gerusalemme est occupata nel 1967 da Tel Aviv e mai restituita ai palestinesi nonostante le centinaia di risoluzioni ONU che richiedevano e richiedono direttamente o indirettamente il ritorno dello Stato ebraico ai confini precedenti la guerra dei 6 giorni.


Azzardo ipotesi a caldo riguardo l’attentato di Manchester, dove -nel momento in cui sto scrivendo – hanno perso la vita 22 persone, mentre altre 59 sono rimaste ferite. Si parla di un kamikaze, come a Parigi nel 2015 ma un qualcuno che, se fosse confermata l’ipotesi, ha atteso il momento del deflusso dall’arena a fine concerto per farsi esplodere, in un’area esterna vicino alla biglietteria, quindi per ottenere il massimo effetto, senza correre il rischio di dover eludere i controlli di sicurezza per poter entrare nella struttura. Insomma, morti per la deflagrazione più effetto calca della gente che scappa. Allo Stade de France, come dissero gli inquirenti, di fatto i kamikaze si suicidarono, facendosi esplodere all’esterno della struttura ma quando la partita era in corso: uno, addirittura, andò a farsi brillare in un vialetto senza uscita.
Segnalazione di Federico Prati
Una bomba di chiodi che uccide 19 ragazzini a un concerto alza il livello dello scontro: perché è dura resistere all’odio, quando ci va di mezzo l’innocenza di ragazzini e ragazzine. Perché è dura evitare che la paura del diverso s’impossessi di loro. Forse hanno trovato il nostro punto debole