Video da non perdere: la teoria gender esiste, anche a scuola! La prova definitiva …

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Segnalazione di Antonio Brandi

ProVita ha creato un video che non puoi perdere: “Gender Revolution”: una nuova rivoluzione antropologica.

Il video ha già incuriosito e aperto gli occhi a molti che continuavano a credere che la teoria del gender fosse una pura invenzione e che nelle scuole in Italia non ci sarebbe niente di simile. Ora, prendi pochi minuti per vedere il video e rifletti. Davvero non esiste nulla che assomigli vagamente a una “teoria” basata sul “genere”? Davvero non sta succedendo nulla nelle nostre scuole?

Crediamo, almeno dopo aver visto questo video e approfondito la questione, che qualsiasi persona ragionevole si convincerà del contrario.

 

 

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Clicca qui per altri casi “Gender” nelle Scuole: http://www.notizieprovita.it/wp-content/uploads/2015/06/Speciale_Dossier_Progetti_Gender_Scuola_ProVita.pdf

 

PER APPROFONDIRE LA QUESTIONE:

LA TEORIA GENDER ESISTE, ANCHE A SCUOLA: LA PROVA DEFINITIVA

http://www.notizieprovita.it/filosofia-e-morale/la-teoria-gender-esiste-anche-a-scuola-la-prova-definitiva-parte-i/

 

 

I nomi in codice del libro nero di Buzzi

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La segretaria del ras delle coop davanti ai magistrati spiega chi è stato pagato

Diciannove pagine per scoprire la verità sul «libro nero» di Salvatore Buzzi. Sui segreti della contabilità della coop. Sui sistemi escogitati per registrare le ingenti somme di denaro versate agli «amici». «I predetti manoscritti rappresentano la contabilità in nero – spiega Nadia Cerrito agli inquirenti nel corso dei due interrogatori – Non sapevo che fossero riferite alle movimentazioni finanziarie relative al pagamento di tangenti». Eppure, tra quelle pagine che compilava la segretaria di Buzzi, c’erano tutte le sigle utili a occultare i nomi di chi riceveva illecitamente denaro: «”E” sta per Emilio Gammuto…”Bipop” sta per Bioparco (lavori non fatturati) – spiega Cerrito – La “M” indica Marco Clemenzi. “S” è Salvatore Buzzi, il quale lo indicavo anche con la lettera “B”, ossia l’iniziale del suo cognome. La “P” Paolo Di Ninno…”C”indica Claudio Caldarelli…”Colt” è Sandro Coltellacci… la “V” sta per Vito Marchetto…”M.C.” Marco Clemenzi. Il 2 dicembre vi è la sigla ‘M.C.’ che, in questo caso, è riferita a una consegna di 20mila euro a Massimo Carminati, da parte di Buzzi…». Annotare una contabilità occulta non è cosa facile. Specialmente se i baschi…

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Immigrati, l’Onu agli italiani: “Versate 15mila euro a testa”

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L’Onu è sull’orlo della bancarotta. E l’Unhcr chiede ai milionari italiani di pagare il conto per tutti gli immigrati sbarcati

La crisi internazionale degli immigrati ha messo finanziariamente in ginocchio le agenzie umanitarie dell’Onu. Le organizzazioni delle Nazioni Unite non sono più in grado di soddisfare i bisogni di milioni di persone, mentre l’emergenza continua a crescere, in Medio Oriente, Africa ed Europa. Tanto che, oggi, l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ha lanciato ai circa 219mila italiani che possiedono un patrimonio superiore al milione di euro un appello affinché si facciano carico dei conti degli immigrati sbarcati in Italia nell’ultimo anno. “Se appena l’1% dei milionari italiani donasse 15.000 euro – si legge nell’appello – l’Unhcr disporrebbe di fondi sufficienti per assistere 22.000 famiglie siriane, riducendo il rischio che migliaia di bambini finiscano nella rete dei trafficanti di esseri umani”.

Conti in rosso, sprechi certificati e interventi inutili. Le Nazioni Unite affondano e non riescono a intervenure concretamente in quella che è la maggiore emergenza migratori degli ultimi anni. Secondo l’alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Antonio Guterres, “i bugdet (delle agenzie umanitarie, ndr) non possono essere paragonati con la crescita dei bisogni”. “I nostri introiti nel 2015 saranno circa 10% in meno rispetto al 2014 – spiega Guterrex al Guardian – la comunità umanitaria globale non è a corto di soldi, nel suo complesso non è mai stata così efficiente. Ma dal punto di vista finanziario noi siamo rimasti a corto di fondi”. Un numero su tutti rappresenta molto bene la crescita di un impegno sempre più grande da parte delle organizzazioni Onu: il numero di profughi a causa di un conflitto nel 2010 era di 11mila al giorno, l’anno scorso sono stati 42mila. Così l’Unhcr è messa a spulciare le liste del World Wealth Report del 2015 ed è andara a fare la questua dai circa 219.000 italiani che possiedono un patrimonio superiore al milione di euro. Si pure acaparrata una paginata sul Corriere della Sera per chiedere 15mila euro a testa per “assistere 22.000 famiglie siriane”.

 

Come si legge nel testo dell’appello firmato dall’Unhcr, “una donazione di 15.000 euro sarebbe sufficiente per fornire a dieci famiglie di rifugiati siriani in Giordania mezzi sufficienti a vivere dignitosamente e se questo comportamento filantropico venisse adottato anche solo dall’1% dei milionari italiani, sarebbero 22.000 le famiglie che godrebbero di protezione e assistenza”. Per Federico Clementi, responsabile raccolta fondi dell’Unhcr Italia, “è chiaro ormai a tutti che siamo dinanzi a una crisi epocale. Abbiamo deciso di rivolgere un appello ai milionari italiani, perché siamo convinti che questa sia una fase storica nella quale ciascun individuo, soprattutto chi ha la disponibilità economica di farlo, si debba assumere la responsabilità di agire concretamente per migliorare le condizioni di vita di migliaia di famiglie”. L’alternativa, sottolinea l’esponente di Unhcr, “è quella di affidarsi ai trafficanti di esseri umani: non c’è altra scelta. Crediamo che sia arrivato il momento di dare un segnale forte di umanità e di generosità e siamo fiduciosi che la risposta degli italiani più abbienti sarà positiva”.

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Pascendi Dominici Gregis (8 settembre 1907) San PIO X

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SAN PIO X

LETTERA ENCICLICA
PASCENDI
DOMINICI GREGIS
DEL SOMMO PONTEFICE
PIO X

AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI
PRIMATI ARCIVESCOVI, VESCOVI
E AGLI ALTRI ORDINARI
AVENTI CON L’APOSTOLICA SEDE
PACE E COMUNIONE.

Sugli errori del Modernismo

VENERABILI FRATELLI
SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

Introduzione

L’officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha, fra i primi doveri imposti da Cristo, quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi, ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome. La quale provvidenza del Supremo Pastore non vi fu tempo che non fosse necessaria alla Chiesa cattolica: stanteché per opera del nemico dell’uman genere, mai non mancarono “uomini di perverso parlare (Act. XX, 30), cianciatori di vanità e seduttori (Tit. I, 10), erranti e consiglieri agli altri di errore (II Tim. III, 13)”. Pur nondimeno gli è da confessare che in questi ultimi tempi, è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo; che, con arti affatto nuove e piene di astuzia, si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti, se venga lor fatto, lo stesso regno di Gesù Cristo. Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere, seppur non vogliamo aver vista di mancare al dovere Nostro gravissimo, e che Ci sia apposta a trascuratezza di esso la benignità finora usata nella speranza di più sani consigli.

Ed a rompere senza più gl’indugi Ci spinge anzitutto il fatto, che i fautori dell’errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati; ma, ciò che dà somma pena e timore, si celano nel seno stesso della Chiesa, tanto più perniciosi quanto meno sono in vista. Alludiamo, o Venerabili Fratelli, a molti del laicato cattolico e, ciò ch’è più deplorevole, a non pochi dello stesso ceto sacerdotale, i quali, sotto finta di amore per la Chiesa, scevri d’ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere, tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa, si dànno, senza ritegno di sorta, per riformatori della Chiesa medesima; e, fatta audacemente schiera, si gittano su quanto vi ha di più santo nell’opera di Cristo, non risparmiando la persona stessa del Redentore divino, che, con ardimento sacrilego, rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo.

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Una storia agghiacciante, dopo la morte vi è stato il vero scempio di quel bambino

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IL SET FOTOGRAFICO DELL’ORRORE

Non c’è nessuno di noi che non abbia subito la foto del piccolino affogato come un cazzotto nello stomaco.

“Una foto che cambierà la storia”, hanno declamato i soloni del giornalismo e i preveggenti della politica. Una foto importante, dunque, talmente importante che quel povero corpicino è stato messo in posa, perchè venisse meglio. Perchè producesse il massimo effetto su di noi il corpo del bambino è stato posizionato in un luogo più fotogenico e riatteggiato in posa più drammatica, anche se inverosimile. Come ha fatto notare Thierry Myessan il mare rigetta i cadaveri parallelamente alle onde, non perpendicolarmente, traversati, come si dice in termini marinari.

…Che Dio li maledica…

ecco dove è stato trovato

il trasporto del corpicino in una posizione più favorevole per le foto

ed ecco dove è stato fotografato

Il servizio fotografico è stato effettuato da una fotoreporter professionista, Nilufer Demir, che ovviamente passava di lì per caso, con tutta la sua attrezzatura e i suoi assistenti, per scattare quella che diverrà la foto simbolo di questi anni.

Il fatto, ovviamente, non toglie nulla al dolore che provoca la vista di quel bambino riverso. Io ho pianto di dolore, pieno e straziante come raramente mi era capitato e credo di non essere stato il solo, ma poi ho pianto di rabbia, nel constatare come gli sporchi progetti di questa gente non si fermino di fronte a nulla. Nemmeno di fronte a ciò che dovremmo avere di più sacro. I nostri bambini. Il nostro domani. Tutto è sacrificabile al loro progetto di dominio del mondo.

G.F.

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‘Nella profezia di Fatima…’ di A. Daniele recensito da P. Vassallo

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fatima

“San Tommaso d’Aquino insegna che quando la fede è in pericolo è obbligatorio fare una professione pubblica di fede anche a rischio della propria vita. Ora la situazione in cui ci troviamo è proprio quella in cui viviamo in una crisi senza precedenti nella storia della Chiesa”.

Antonio De Castro Mayer

di Piero Vassallo

La coraggiosa casa editrice Radio Spada, presenza attiva in Reggio Emilia per la strenua difesa della dottrina cattolica dallo schiaffo vaticanista, in questi giorni ha pubblicato, al seguito di una scelta della sagace Ilaria Pisa, Nella profezia di Fatima… il mistero dell’altra Roma, un avvincente saggio di Arai Daniele.

L’autore del saggio, ponendosi sulla scia di studiosi autorevoli e refrattari al conformismo, quali René Laurentin, Vittorio Messori, Antonio Socci, Curzio Nitoglia e Gianni Vannoni, intende svelare e intralciare la corsa frenetica e rovinosa della setta modernista, nei filari della vigna che sono intossicati dalla teologia neoterica di Rahner & Martini.

Daniele, infatti, fa entrare il vento dell’onesta intolleranza nella fumisteria clerico-progressista, dimostrando, con solidi e chiari argomenti, la contrarietà della vera mistica agli avventizi pensieri, che agitarono le acque alluvionali del Vaticano secondo, il concilio “segnato dalla cupa mutazione clericale, con l’opera di demolizione già chiara nel 1960”.

Nel Terzo segreto di Fatima, sostiene l’autore, “è figurato l’inizio dell’interregno del castigo spirituale che viviamo … Ciò appare estraneo solo a chi non afferra la portata dei mutamenti ecclesiali avvenuti all’unica realtà cattolica, perché di marchio ecumenista[1].

Posto che la profezia illumina il presente, le rivelazioni mariane ai pastorelli di Fatima si devono leggere “non secondo l’estro di qualche prelato, ma alla luce delle Scritture e dei fatti attinenti alla difesa della Fede nella Chiesa del nostro tempo”.

La profezia di Fatima, di conseguenza, si comprende quando è chiara la differenza che corre tra la situazione ecclesiale del 1917 e quella del 1960data indicata dall’Alto riguardante la comprensione del cupo castigo se Fatima non fosse stata dovutamente accolta dai Papi”.

Purtroppo i teologi che attuarono la rivoluzione novista progettata dai dissidenti radunati nel circolo della Scaletta e attuata dal loro fiduciario, Angelo Roncalli, nel Vaticano II suggerirono e imposero un giudizio sprezzante e liquidatorio sul terzo segreto di Fatima, inaffidabile racconto infantile.

La profezia di Fatima disturbava la modernizzazione in corsa dissennata e devastante nelle massicce defezioni di preti (sessantamila) e suore (settantamila) fuggitivi illuminati dall’avventizia teologia elucubrata dai modernizzanti attivi nelle aule del Concilio.

Il trionfo di una teologia educatrice di sacerdoti miscredenti e di fedeli perplessi e oscillanti, facilitò l’ascesa alle alte cariche del Vaticano e delle diocesi di neo-modernisti e/o di iniziati ai misteri massonici e al vizio californiano.

Opportunamente l’autore, dopo aver citato la definizione scritturale del disegno eversivo di satana, “cambiare i tempi e le leggi” (Daniele, 7, 25) rammenta che “nella nostra epoca ciò si svela nei piani modernistici e massonici per aggiornare la Chiesa”.

Di qui i dubbi e le riserve sulle scelte pastorali (e politiche) compiute dai successori di papa San Pio X. Daniele si spinge fino ad affermare che “il pontificato di Benedetto XV operò sotto due opposte influenze: dello spirito di pietà, rivolto ai disegni di Dio; dello spirito conciliatore, aperto ai compromessi diplomatici con le potenze mondane. Questo secondo spirito potrebbe aver prevalso nei tempi di Fatima fino a Pio XII?”

L’autore segnala tuttavia una straordinaria coincidenza: il 5 maggio del 1917, Benedetto XV impartì istruzioni a tutti i vescovi affinché invocassero la fine dell’inutile strage rivolgendo le loro preghiera a Maria, Regina della pace. “Otto giorni dopo, il 13 maggio, Maria apparve per la prima volta a Fatima, rispondendo all’invocazione del Papa con un messaggio di pace contenente avvisi, richieste e promesse, svelando il sollecito soccorso materno venuto ad indicare la volontà di Dio per la nostra generazione, attraverso quella via per la pace e la salvezza di molti”.

Ora le apparizioni di Fatima costituiscono la pietra d’inciampo piantata nel cuore del cammino clerico-progressista. Di qui i timori dei teologi e dei prelati d’area progressista e gli autorevoli tentativi di ridimensionare e alterare le imbarazzanti verità rivelate dalla Madonna ai pastorelli di Irun, ad esempio interpretando la rivelazione che rappresenta la morte di un papa come profezia del ferimento di Giovanni Paolo II.

Nella postfazione, Matteo Castagna commenta le squallide acrobazie in atto nel pensiero neoterico con parole dure: “ecco il nuovo papato, ridotto nell’arco di soli cinquant’anni alla macchietta di se stesso, alla caricatura dell’Autorità, oggi addirittura sdoppiata nell’autorità del nonno che vive in Vaticano e il nipote che sta a Santa Marta, mentre i fratelli maggiori e pure i fratelli minori scorrazzano dappertutto, spargendo come cavallette indisturbate e alle volte prezzolate, il germe mortifero delle loro eresie, sguazzando nelle acque torbide del caos dilagante in un mondo anticristiano”.

Le dure e scandalose espressioni di Castagna purtroppo dipingono la realtà annunciata in quella parte della profezia di Fatima censurata e alterata da un curia consacrata al proprio incensamento.

 

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Il leader di Alba Dorata: “Immigrazione causata dagli Usa”

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Nikolaos Michaloliakos al Giornale.it: “Chi ha aiutato quelli che oggi chiamiamo jihadisti e provocato le guerre civili? Gli Stati Uniti”

Da Atene

Quando scopre che sono italiano, Nikolaos Michàloliakos si illumina in volto ed esclama fiducioso: “Duce la luce! Leggevo l’Avanti”. Faccio notare che l’Avanti era il quotidiano socialista, ma lui sembra soddisfatto lo stesso.

Michàloliakos è il leader di Alba Dorata, terzo partito di Grecia: loro si definiscono nazionalisti, il resto del mondo li chiama neonazi. Il fondatore è stato in prigione per oltre un anno per un caso controverso legato all’omicidio di un rapper antifascista, ma poi è stato scarcerato per decorrenza dei termini. I suoi uomini, con disciplina militare, lo venerano come un eroe: inevitabile esserne incuriositi.

L’appuntamento è per le diciannove in un palazzo alla periferia di Atene, dove Michàloliakos terrà un comizio: le elezioni politiche del 20 settembre sono alle porte.

Il leader è accolto dai militanti come un duce: schierati su due file, gli attivisti in divisa nera lo omaggiano con trombette e fumogeni da stadio, mentre sfila tra due file di bandiere con lo stemma del partito.

Prima dell’intervista c’è il comizio, in una sala gremita e bollente: Michàloliakos potrà sembrare un uomo ordinario, ma quando parla dal palco s’accende e si trasforma. Possiede un’eloquenza travolgente e anche di fronte a poche centinaia di persone fa a gara con la platea per sovrastare gli applausi e i cori da curva.

Aggrappandosi allo scranno, urla contro Syriza e Nea Democratia, “due facce della stessa medaglia”, entrambe asservite all’Europa.

Al termine degli interminabili omaggi da parte dei militanti, riusciamo a sederci per l’intervista. Lontano dalla folla, Michàloliakos è un uomo molto disponibile, netto nello spiegare le sue posizioni, cortese e persino affabile.

Sulle sue tesi, però, non cede di un millimetro. E’ lieto di parlare con un giornale italiano, spiega, perché con la Grecia è l’Italia a sopportare il peso maggiore dell’immigrazione. L’Unione Europea e l’Onu “se ne fregano”. Al contrario, vogliono affossare le economie europee.

Non che a lui interessi dell’Ue, sia chiaro. Ad Alba Dorata stanno a cuore, chiarisce, solo gli interessi della Grecia. E – qui va dritto al punto, le elezioni – i Greci lo hanno capito. Non ha dubbi: sarà quello dell’immigrazione il tema decisivo per le prossime consultazioni. L’affluenza, prevede, salirà e i voti di Alba Dorata aumenteranno. L’ambizione è quella di sfondare la soglia simbolica del 10% (gli ultimi sondaggi danno Nea Dimokratia e Syriza appaiate al 25%).

La ricetta proposta è quella classica dei nazionalismi: chiusura e presidio delle frontiere, autarchia, marcia verso “l’Europa delle patrie”. La parola d’ordine è far sì che i Greci cessino di essere “minoranza in casa propria”.

Ma di chi è la responsabilità di questa situazione, gli chiedo. Chi c’è dietro questa – sono parole sue – invasione? “I fautori della globalizzazione mondiale – risponde sicuro – Chi ha il denaro, chi ha il potere, chi controlla il mondo e i mercati.”

A partire dagli Stati Uniti, che “che hanno aiutato grandemente quelli che ora chiamiamo jihadisti. Tutte quelle guerre civili sono state avviate così.”

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Franco Freda dice la sua su immigrazione, Europa e gender

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freda

Roma, 28 giu – Franco Freda è un uomo dalle mille vite. C’è la vita in “clausura”, c’è la milizia editoriale, c’è l’avventura politica del disciolto (dal ministero degli Interni) Fronte nazionale. In queste vite, gli è incidentalmente capitato di vedere in anticipo rispetto a tanti suoi contemporanei dinamiche catastrofiche che solo oggi si affermano platealmente in tutta la loro potenzialità devastante. Come ebbe a dirgli un pm in un famoso scambio processuale, “la preveggenza gliela riconosciamo. Infatti è un requisito della pericolosità”. Di tutto questo, Freda ha parlato con il Primato Nazionale.

Perdoni l’esordio scontato, ma il giornalismo subisce la dittatura della “notizia”. Quindi in apertura le chiedo: come ci si sente ad aver previsto da anni l’invasione immigratoria con libri, con azione politica e con attività editoriale (oggi a molti torna in mente Il campo dei santi da lei pubblicato anni fa)?

Impotenti, mortificati nell’aver previsto e predetto senza avere né formato né trasformato uomini e situazioni. Quindi, nessun orgoglio, nessun autocompiacimento, ma orrore nel vedere questa terra, nostra (di noi di oggi, di ieri e dell’altro ieri), invasa e deturpata da sciami di estranei. Attraverso gli scritti apparsi sull’Antibancor, il periodico di studi di economia e finanza curato dal Fronte Nazionale, indovinammo pure che, in consonanza con la rovina del millenario edificio etnico europeo suscitata dalle invasioni allogene, l’oligarchia finanziaria – la consorteria degli ottantacinque bipedi più ricchi del mondo, che dispongono di una ricchezza equivalente a quella di oltre la metà della popolazione mondiale – avrebbe messo a punto un dispositivo di aggressione delle economie dei popoli europei. In altre parole, avevamo indovinato che l’oligarchia finanziaria avrebbe congegnato, e imposto, come contrappeso del sistema di uguaglianza-confusione etnica, un sistema di disuguaglianza esclusivamente economica. La lunga, catastrofica crisi delle economie europee, provocata dallo scoppio della ‘bolla’ finanziaria, dimostra, purtroppo, che il nostro pessimismo era ‘attivo’ e attuale.

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WASHINGTON NERVOSA: CHE CI FANNO I RUSSI IN SIRIA?

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AEREI RUSSI

di Maurizio Blondet

Le recenti attività della Russia in Siria suscita timori al governo degli Stati Uniti: La Casa Bianca sta esaminando se i russi siano già intervenuti nei combattimenti in Siria. Washington minaccia i russi in via preventivaa. Il ministro della Difesa ceco ritiene che i russi abbiano già iniziato le puntate offensive. La situazione è confusa – e potrebbe essere pericoloso .

Le informazioni del Mossad circa un possibile intervento della Russia in Siria rendono nervosa Washington . Andrew Beatty, giornalista della AFP, segnala che la “Casa Bianca tiene sotto stretta sorveglianza i rapporti secondo cui la Russia ha iniziato a condurre operazioni militari in Siria ” . Se questi rapporti dimostrano di essere veri, questo sarebbe ” sia destabilizzante e controproducente “, ha detto il portavoce .

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