Croci in chiesa no grazie. Questa la singolare proposta del vescovo di Stoccolma, della Chiesa di Svezia.
Che poi è una vescova, donna e lesbica. Eva Brunne, nominata a capo della diocesi della capitale svedese nel 2009, ha proposto la creazione di una sala di preghiera comune all’interno della chiesa, per accogliere fedeli di tutte le religioni.
Per non turbare la coscienza dei non cristiani, dunque, via le croci e gli altri simboli religiosi. Via libera, invece, all’indicazione della direzione della Mecca, essenziale per la preghiera degli islamici.
L’iniziativa del vescovo, però, non è sembrata molto gradita ai fedeli: su Internet e in particolare sui social network la Brunne è stata duramente attaccata, con tanto di minacce di morte.
Lei però non si fa intimidire e anzi contrattacca: “Nessuna minaccia potrà fermarmi: c’è solo una via ed è la via dell’amore”. Non sono solo i fedeli, però, a guardare con perplessità alla decisione del vescovo.
Patrick Petterson, parrocco a Stoccolma, commenta scettico: “Non ho nessun problema se fedeli di altre religioni vengono a pregare in chiesa. Ma credo che come cristiani dovremmo mantenere i nostri simboli.”
Undici milioni di euro per liberare Greta e Vanessa. La notizia rimbalza dai media locali e riapre la storia delle due cooperanti italiane rapite in Siria nel luglio del 2014. La notizia arriva in seguito a dei procedimenti processuali del tribunale di Aleppo, dove le due erano state sequestrate.
Il “tribunale islamico” del Movimento Nureddin Zenki ha condannato tale Hussam Atrash colpevole di aver preso indebitamente parte del riscatto versato per liberare le due. Nureddin Zenki è in realtà la milizia che ha operato direttamente nel sequestro di Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Atrash, signore della guerra locale capo del gruppo Ansar al Islam, avrebbe intascato 5 degli 11 milioni del riscatto.
La condanna è stata emessa lo scorso 2 ottobre dal tribunale Qasimiya del movimento Zenki. Tra le pagine della sentenza si scopre che Atrash operava nella zona di Abzimo, la stessa località in cui vennero viste per l’ultima volta Greta e Vanessa. Sempre secondo le carte del processo si deduce che gli altri soldi del riscatto sono finti nelle tasche di altri signori della guerra locali.
All’epoca del loro rilascio in molti si erano affrettati a smentire l’ipotesi del pagamento di un riscatto. Lo stesso ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni aveva assicurato alla camera che le voci sul pagamento del riscatto “erano solo illazioni”, “Siamo contrari al pagamento di riscatti – disse all’aula – nei confronti degli italiani presi in ostaggio la priorità è indirizzata alla vita e all’integrità fisica“. All’ epoca parlò anche il presidente del Copasir che spiegò: “Le contropartite ci sono sempre quando uno riesce a liberare ostaggi, non sempre sono economiche“.
Oggi la Farnesina si smarca ancora: “Non riteniamo di dover commentare supposte fonti giudiziarie di Aleppo o del sedicente tribunale islamico del movimento Nureddin Zenkin”, dice l’Unità di crisi del ministero degli Esteri, “In ogni caso non risulta nulla di quanto asserito”.
Il primo a richiamare l’attenzione è il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri: “Secondo fonti giudiziarie di Aleppo, per rilasciare le due giovani italiane andate in Siria e poi rapite sarebbe stato pagato un riscatto di 11 milioni di euro. Non mi soffermo sull’importo presumibilmente versato, ma colgo l’occasione per chiedere ancora una volta al governo se per Greta e Vanessa abbiamo ceduto alle pressioni dei terroristi” proprio per questo motivo lo stesso Gasparri ha presentato un’interrogazione parlamentare per verificare se la notizia è vera oppure no. “Il governo italiano – continua il vicepresidente del Senato – deve dire se ha versato soldi e finanziato i fondamentalisti islamici“.
A Gasparri fa eco Barbara Saltamartini, deputato della Lega Nord: “Se fosse vera la notizia che per liberare Greta e Vanessa rapite in Siria l’Italia ha pagato 11 milioni questo sarebbe uno vero e proprio schiaffo in faccia per i tanti italiani che versano in condizione di povertà a cui lo Stato non pensa“. La Saltamartini si scaglia poi contro il ministro Gentiloni: “Laddove confermata questa notizia si configurerebbe una situazione di una gravità inaudita perchè ci troveremmo di fronte ad un Ministro che ha mentito alle Camere, un Presidente del Consiglio che ha autorizzato un pagamento in violazione di norme ben chiare e una Procura che non è stata in grado di muovere un dito“. La parlamentare leghista, come Gasparri, chiede al Governo di riferire in aula il più presto possibile: “Uno Stato pronto a pagare per Greta e Vanessa, ma non per i nostri Marò e per Padre dall’Oglio. Questa è una vergogna ed occorre che il Governo venga a riferire in aula“.
Dal Pentagono si è dimessa Evelyn Farkas, vice-assistente segretaria del Ministero Difesa con una carica interessante: era quella che gestiva le relazioni militari con Ucraina e Russia, ossia armava la giunta di Kiev e la spingeva alla guerra contro i secessionisti del Donbass. Era praticamente il clone, al Pentagono, di quel che è alla segreteria di Stato (ministero degli Esteri) Victoria Nuland, la grande istigatrice dei golpisti di Kiev, che per staccare l’Ucraina da Mosca ha ammesso di aver speso 5 miliardi di dollari.
Come la Nuland (Nudelman, sposata Robert Kagan, uno fra i più virulenti neocon) la Farkas è ebrea. Di origine ungherese, come la Nuland e suo marito sono ebrei originari dell’Est, figli o nipoti di esponenti trotzkisti. La Farkas nel consiglio della “Harold Rosenthal Fellowship on International Relatyions” (una centrale sionista), immancabilmente anche membro del Council on Foreign Relations e dell’Aspen Club, dove presiede un “Socrates Scholar Program”. Soprattutto, la donna – ha scritto il blog washingtoniano Politico – è stata “consigliera di tre segretari alla difesa sulla politica russa, fornendo una continua expertise su come gli Usa devono rispondere alle azioni aggressive della Russia”. Ed è stata anche “profondamente implicata nello stanziamento di 244 milioni di dollari a sostegno dell’Ucraina”, in armamenti. Ragion per cui un altro blog di Washington la definisce la “top cabalist”, ossia la primaria complottatrice al Pentagono.
Complottatrice per la “cabala neocon” che la Nuland tanto efficacemente rappresenta alla Segreteria di Stato, spesso dando l’impressione di guidare il povero Kerry su posizioni più fanatiche e dure di quanto lui volesse… le dimissioni della Farkas possono essere lette come la sconfitta dell’ala che guidava la stessa Casa Bianca sulla continuità del progetto neocon di destabilizzazione globale inaugurato con Bush figlio?
I siti washingtoniani sottolineano che la signora, che da tempo ruggiva contro la “debolezza” di Obama verso Putin, ha sbattuto la porta “lunedì 28 settembre”, subito dopo i novanta minuti di faccia a faccia tra Obama e Putin, all’Onu, dove il secondo ha spiegato al primo le sue intenzioni con l’intervento in Siria, per debellare l’ISIS sul serio. Ufficiosamente, al Pentagono, hanno negato: no, la signora, in carica da 5 anni, lascia perché ha trovato una “opportunità” fuori dalla politica. Succede ad ogni fine di presidenza; negli ultimi mesi de presidente in carica, negli uffici dei massimi collaboratori è tutto un telefonare per cercarsi un nuovo lavoro, una cattedra universitaria, un incarico in qualche “fondazione culturale”. E’ il bello dello spoil system. Sono anche mesi in cui nessuno da’ quasi più retta al presidente, perché troppo occupato ad assicurarsi il proprio futuro. Succede anche ad Obama che tra poco più di un anno, novembre 2016, dovrà traslocare dalla Casa Bianca.
Ma pochi giorni prima della Farkas, ci sono state le dimissioni di un personaggio non meno centrale nella strategia di destabilizzaizone Usa: il generale John Allen, che Obama in persona aveva nominato plenipotenziario della (rullino i tamburi) “Coalizione Globale per Contrastare l’ISIL”: ossia quella coalizione che ha compiuto centinaia di bombardamenti sul Califfato, per un anno, senza produrre il più lieve danno al regno takfiro. Anche le dimissioni di Allen sono giunte così inattese (ed apparentemente offensive) che la Casa Bianca ha cercato di nasconderle per qualche giorno. Ora gli amici gallonati dicono che il generale era “frustrato” dal comportamento di Obama, che “Non gli ha mai dato i mezzi” per (come dicono) “degradare e alla lunga debellare l’ISis”. In particolare, Allen aveva “cercato di convincere più volte, ma invano” il presidente Obama ad accedere alla richiesta della Turchia di istituire una zona di protezione dei civili in Siria: nella neolingua, “zona di protezione dei civili” significa creazione di una no-fly zone per i caccia di Assad, da abbattere se vi entrano per colpire i takfiri; un probabile preludio alla eliminazione del dittatore.
generale John Allen
Naturalmente oggi il progetto ha perso d’attualità, dato che lo spazio aereo siriano è dominato dai Sukhoi, i quali, in tre giorni settimana, hanno seminato distruzione, panico e diserzioni di massa nel ramo siriano di quel Califfato che sembrava invulnerabile sotto i continui bombardamenti Usa, da cui usciva anzi più vigoroso e fornito di armi che mai, aumentando anche il numero dei suoi effettivi, tutti evidentemente vogliosi di sfidare gli F-22 per un buono stipendio e il piacere di decapitare inermi. Secondo le ultime notizie, tremila guerriglieri dello Stato Islamico, di Al Qaeda (Al Nusra) e i Jaish al-Yormuk sono già fuggiti in Giordania .
Adesso gli invincibili scappano come conigli (succede, ai mercenari, quando si trovano davanti a un vero nemico) e lo scopo di “degradare e alla lunga sconfiggere” il Califfato sembra si stia realizzando un po’ troppo presto. E che Assad non sarà eliminato domani.
Di questo disastro geopolitico, psicologico e morale Usa, i dimissionari danno evidentemente la colpa ad Obama. La tesi che questo si sia messo d’accordo on Putin e gli lasci fare in Siria il repulisti, è una tesi sostenuta da varie fonti, sia da Claudio Moffa sia dalla rivista Limes. E sottoscritta da Thierry Meyssan in termini addirittura paradossali: “I bombardamenti russi in Siria non sono diretti contro gli alleati degli Stati Uniti, ma costituiscono un aiuto militare al president Obama che, da un anno, non viene obbedito dalla coalizione anti-Daesh (sic). Nonostante il pesante contenzioso che li oppone (…) il Cremlino ritiene di poter aiutare l’amministrazione Obama a constatare l’inefficacia della sua politica e tornare al diritto internazionale”.
Tesi affascinante. Ma perché Obama avrebbe dovuto lasciarsi seppellire in una montagna di guano, passando alla storia che il presidente che ha fatto crollare tutto il castello di menzogne su cui si reggeva dal 2001 l’impero americano? La cosa avrebbe un senso solo in una circostanza precisa: che Obama non volesse quella politica, che era quella voluta dai circoli neocon. I quali l’avrebbero condotta a suo nome dalle seconde file del Pentagono e del Dipartimento di Stato. Oggi che sta per lasciare la scena della storia, Obama – la cui doppiezza e viltà non credo abbiano bisogno di essere provate – si prende qualche gustosa vendetta. Certo l’urlo uscito dal cuore del senatore John McCain: “…Ma i russi stanno bombardando i nostri jihadisti formati dalla Cia!”, non può aver fatto dispiacere al miserabile presidente, se quella politica lui l’ha solo subita e per mancanza di carattere, ed opportunismo e viltà, l’ha avallata con qualche riserva. Ovviamente, “se”.
McCain, ricordiamo, è un repubblicano, ed è stato l’avversario di Obama alle presidenziali passate. Adesso che è possibile (salva l’incognita Trump) che i repubblicani riprendano la Casa Bianca, saranno loro a dover gestire lo scacco matto dato da Putin, la perdita di credibilità che la politica Usa ha riscosso a Ryad ed Ankara. Per non parlare della lobby israeliana che ha sfidato e di Netanyahu che ha umiliato Obama fino all’inverosimile. Adesso tocca a loro. Lui, fa’ il suo dovere d’ufficio criticando la Russia perché “destabilizza l’Ucraina” e “uccide civili”; poi se ne va e farà conferenze pagate.
Se è così, è la sconfitta dei neocon e del progetto (di destabilizzare i paesi islamici attorno ad Israele, secondo linee etnico-religiose) che hanno voluto dall’11 Settembre, attuato fino a svuotare l’America di miliardi di dollari, migliaia di soldati caduti e il quasi esaurimento della sua stessa potenza militare, sovra-estesa ed usurata fino all’osso. E’ un’ipotesi molto provvisoria. I neocon hanno sette vite. Resta da vedere se la superpotenza ha ancora i mezzi per servirli.
Bologna 5 ott – Sabato scorso, i militanti della sezione bolognese di Forza Nuova hanno voluto manifestare il loro dissenso verso le cooperative che operano nel business dell’immigrazione. Tra queste, il nome di spicco è quello della Caritas che ha sempre fatto della disparità di trattamento nei confronti degli italiani un vero e proprio cavallo di battaglia. Il nostro dissenso verso l’operato di queste finte associazioni a fini sociali è stato dimostrato affiggendo alcuni manifesti davanti le loro sedi: “TRADITORI DEL POPOLO ITALIANO”, l’inequivocabile messaggio. L’ente immigrazionista davanti la cui sede è stato affisso appesi il manifesto nella foto è il Consorzio Di Cooperative L’Arcolaio, con sede in via del pallone 4, che gestisce tra l’altro il tristemente noto CARA di via Mattei . Questo ente si è macchiato di crimini contro il popolo italiano. I soldi destinati a simili cooperative affamano ancora di più il nostro popolo, che si vede negare ogni aiuto sociale, e arricchiscono chi specula su chi non ha nulla. Il sangue di cui è sporca la nostra bandiera nazionale è quello degli imprenditori morti, uccisi da uno Stato che ha saputo solo pretendere e mai aiutare, e quello di chi di immigrazione è morto direttamente come la coppia di Palagonia, la cui sorte è stata tristemente raccontata dalla cronaca nera. Non è possibile tollerare che queste associazioni esistano ancora e trovino tutela nel nostro sistema giuridico.
Bisignani racconta il ruolo del geologo Maranzana e dell’esperto di reati informatici Rapetto per entrare in contatto con Grillo e svela i dispacci del 2008 dall’ambasciatore Spogli a Casa Bianca e 007 – A supporto delle sue tesi Bisi cita la visita post-voto dei portavoce Crimi e Lombardi all’ambasciatore Thorne…
Te la dò io l’America, tanto per citare, banalmente, un Grillo d’epoca televisiva (mentre sullo sfondo, rarefatto, immaginiamo il complottista Giulietto Chiesa vestito da templare, tutto contento: «Ve l’avevo detto…»). Dunque, dietro il Movimento5 Stelle ci sarebbero la Cia, Goldman Sachs «il re mondiale dei cambi» e l’ex lupo delle finanza George Soros. Detta così, dietro a Grillo potrebbero esserci anche Fu Manchu, Licio Gelli e il malvagio Ming dei fumetti di Flash Gordon (uno dei tre c’è).
GRILLO LOMBARDI CRIMI
Eppure, a leggere finanche in controluce il lungo, acrobatico, libro-intervista L’uomo che sussurra ai potenti (Chiarelettere) che Paolo Madron, nella parte del cronista-confessore, ha scritto con Luigi Bisignani; be’, t’accorgi che l’irresistibile ascesa del Beppe Grillo politico potrebbe essere stata davvero in parte definita dalla longa manus di Washington «come vent’anni fa accadde con Antonio Di Pietro».Bisignani il lobbysta, Bisignani il faccendiere, Bisignani «colui-che-tutto-sa» ne è certo. «Tutto parte dal protocollo numero C17586026, che sigla il primo documento sul Movimento 5 Stelle. Destinatari: il Dipartimento di Stato e altri uffici governativi diWashington. Stiamo parlando del 2008, quando il fenomeno Grillo era ancora lì da esplodere», dice l’uomo. Dalla cui rivelazione si articola in un vero e proprio scoop. Gli americani entrano in contatto col comico attraverso due sue «vecchie conoscenze».
VITO CRIMI ROBERTA LOMBARDI DUE CAPOGRUPPO TUTTI DA RIDERE
Una è Franco Maranzana, un geologo controcorrente di 78 anni, l’oracolo grillesco in questioni energetiche eppur eversivo rispetto alla linea ecopolitica stile Latouche del movimento; e l’altra è, soprattutto, Umberto Rapetto ex colonnello della Guardia di Finanza, il Magnum P.I. del Gat il gruppo anticrimine tecnologico, nonchè «intelligenza fuori dal comune» e uno dei migliori esperti di reati informatici al mondo che ora lavora per la Telecom di Bernabè.
Grillo e gli emissari del dipartimento di Stato e dell’Intelligence si snasano, si scrutano, si trovano simpatici. Secondo un’anticipazione de La Stampa l’inizio del loro rapporto sarebbe, appunto , datato 4 aprile del 2008, quando l’allora ambasciatore Ronald Spogli aveva inviato al segretario di Stato Condoleezza Rice un rapporto in cui descriveva l’incontro avuto con l’ex comico.
Spogli descriveva l’attenzione del leader di M5S per il problema della corruzione, e concludeva il rapporto con una nota positiva: «Alcune delle sue idee sono utopiche e irrealistiche, ma nonostante l’incoerenza della filosofia politica, la sua prospettiva dà voce a una parte dell’opinione pubblica che non trova espressione altrove».
GRILLO CASALEGGIO
Tra l’altro, quell’informativa allora segreta, ricevuta anche da Barack Obama, dalla Cia e dalla National Security Bisignani la pubblica, paro paro, in appendice al libro. Come fossero banalissime note a margine di una tesi di laurea, quasi in una subdola e divertita ostentazione di potere. Dopodichè, secondo Bisignani i rapporti tra gli americani e Grillo non si fermano qui. Inciucia con Beppe pure «Jim O’ Neill, della banca d’affari Goldman Sachs, forse vede nei grillini il grimaldello per scardinare l’euro».
GIANROBERTO CASALEGGIO
E l’entusiasmo dell’uomo della banca d’affari sarebbe talmente esasperato che Goldman Sachs è costretta perfino a «un parziale dietrofront». E, inoltre, afferma sempre Bisignani «l’unico studio scientifico fatto finora sul Movimento 5 Stelle è stato commissionato al think thank inglese Demos supportato dalla Open Society » di George Soros «un altro guru del capitalismo americano, che lavora per destabilizzare la moneta unica».
PM02 ANDREA CECCHERINI AMBASCIATORE USA RONALD SPOGLI
Il faccendiere, a supporto delle proprie tesi, richiama quindi la recente visita dal capogruppo di M5S in Senato, Vito Crimi, e alla Camera, Roberta Lombardi, all’ambasciatore David Thorne all’indomani delle elezioni. Altro che Gruppo Bilderberg. Quindi Grillo sarebbe al servizio degli stessi poteri forti che Gianroberto Casaleggio vedeva al centro di una cospirazione mondiale evocando un po’ testi esoterici come Il mattino dei Maghi di Louis Pauwels.
LAMBASCIATORE USA DAVID THORNE ANCHE LUI PRESENTE TRA I RELATORI
D’altronde, lo stesso Casaleggio perpetua volontà di Grillo di dialogare soltanto con i media stranieri, e quindi di farsi capire all’estero; e la traduce anche in una serie di incontri non ufficiali con personaggi d’oltreoceano. Questa storia di Grillo «puppet», marionetta dei servizi e delle banche americane, naturalmente sta scuotendo la politica. Soprattutto i grillini, che reagiscono chiudendosi a riccio. Per dire.
BARAK OBAMA CONVENTION
Alla Camera il deputato Daniele Del Grosso si chiede «Cos’è? Un libro di fantapolitica?». E il solitamente loquace Vito Crimi si limita a «Nessuna replica…Non la merita». Sarà. Ma ieri, dopo la presentazione de L’uomo che sussurra ai potenti, crocchi di giornalisti sostavano sotto la libreria Feltrinelli in una sorta di affannoso reading collettivo. Ognuno a controllare che accanto al nome di Grillo, della Cia, di Soros non ci fosse il proprio…
Mendicante cieco, dipinto nel 1771 da Gaetano Gandolfi, pittore operante fra Bologna e Venezia. Si noti che persino il mendicante stava relativamente bene nell’ancien Régime, si trattasse degli Stati della Chiesa o della Serenissima o di altri ancora. Il dipinto è conservato nelle collezioni museali bolognesi.
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E’ stata celebrata ieri alle 11.30 l’ultima messa di Don Elvis, il prete rock di Ovindoli sotto inchiesta per aver sollecitato i lavori nella ‘sua’chiesa.
I suoi parrocchiani lo hanno difeso, in massa e fino alla fine, nella speranza di far compiere un passo indietro al vescovo di Avezzano Santoro che ne ha disposto la momentanea sospensione di ogni attività. Ad Ovindoli, tuttavia, cresce il numero delle firme raccolte a sostegno di Don Elvis: una vicenda la sua scoppiata a fine agosto quando, il prete romeno con la passione per il rock, è finito sotto inchiesta a causa di un messaggio via whatsapp col quale sollecitava il completamento dei lavori di ristrutturazione della ‘sua’ chiesa parrocchiale ad Ovindoli alla ditta incaricata dell’appalto. Dopo qualche giorno arrivò come una doccia gelata la decisione vescovile di sospendere Don Elvis: sul sito della curia, tuttavia, è stato reso noto il nome del nuovo parroco sebbene non sia indicata la data di inizio missione. Una vicenda quella di Don Elvis che siamo pronti a scommettere non finirà così.
Governatore cattolico firma testo dopo acceso dibattito.
(ANSA) – WASHINGTON, 5 OTT – Diventa legale in California la possibilità per malati terminali di optare per il “suicidio assistito” dopo la firma, particolarmente sofferta, del governatore Jerry Brown, cattolico ed ex seminarista. Salgono così a 5 gli Stati americani – dopo Oregon, Vermont, Washington e Montana – dove la pratica è consentita. Brown ha detto di aver sottoscritto il provvedimento dopo profonda riflessione e dopo aver ascoltato diversi pareri tra cui quello di un vescovo cattolico e di medici.