Il braccio armato della Teoria Gender

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CARRO TRANS

di Federico Prati

Di fronte alla reazione di alcuni gruppi e singoli che in giro per l’Italia stanno alzando la voce contro la diffusione della teoria gender nelle scuole, è pronta la levata di scudi del Ministero dell’Istruzione. Infatti, la ministra Giannini ha dichiarato: “Basta con questa truffa culturale, siamo pronti a denunciare”. Denunciare cosa? Tralasciando il fatto che una reazione così spropositata appare come un’implicita manifestazione di colpa – secondo il ben noto detto “Excusatio non petita, accusatio manifesta” – la condotta di questi burocrati asserviti al pensiero mondialista sta assumendo i tratti del peggior totalitarismo. Anzi, visto che ormai non è più questione di “politica”, sarebbe più lecito parlare di “fondamentalismo”. Un fondamentalismo laicista e materialista che ha solo un obiettivo: uccidere l’uomo.

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Contro tutti i Banksters del mondo

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BANKSTERS

Segnalazione di Federico Prati

di Luciano Garofoli – 28/09/2015

Jail the bankster$! Galera per i bankster$!!!

E’ lo slogan di Occupy the Banks, movimento di natura popolare nato di recente e che prende una posizione netta nei confronti dei grandi gruppi bancari sovranazionali. Ne denuncia, in maniera aperta e chiara, gli abusi, le frodi, i sotterfugi e le rapine che essi perpetrano quotidianamente contro gli ignari “clienti”, contro la società civile, contro il mondo finanziario ed economico in tutto il pianeta.

Come potete vedere la s finale della parola è quella del simbolo del dollaro e ciò non a caso, in quanto lo si voglia o no il centro pulsante del sistema bancario mondiale, mondializzato e mondialista ha la sua sede a Wall Street negli Stati Uniti ed a Square Mile in Inghilterra.[1] La moneta di riferimento, in questo ambito economico ristrettissimo, è ovviamente soltanto il dollaro amerikano.

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Capolavoro ONU: a vigilare sui diritti umani c’è l’Arabia Saudita

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TAGLIATORE ISLAMICO

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Eppure nella monarchia islamica, dove vige la sharia, vengono violati tutti i diritti umani (e vengono decapitate più persone di quanto faccia l’isis)

di Leone Grotti

Le minoranze, i perseguitati, i discriminati e chiunque nel mondo soffre per il mancato riconoscimento dei suoi diritti umani può stare tranquillo: nel 2016 sarà difeso dall’Arabia Saudita. Purtroppo non è uno scherzo: l’ambasciatore saudita Faisal bin Hassan Trad è appena stato eletto a capo del Consiglio per i diritti umani dell’Onu per l’anno 2016. Toccherà dunque a uno dei pochi paesi a non aver mai firmato la Dichiarazione universale dei diritti umani, difendere per conto dell’Onu i diritti umani nel mondo. Quest’anno la presidenza, che viene ricoperta a rotazione da un paese di una diversa area continentale, toccava al gruppo asiatico e la monarchia assoluta islamica l’ha spuntata su paesi come Bangladesh, Cina, Emirati Arabi Uniti, India, Indonesia, Giappone, Kazakistan, Maldive, Pakistan, Repubblica di Corea, Qatar e Vietnam. PIÙ DECAPITAZIONI DELL’ISIS L’annuncio, comprensibilmente, ha destato molta perplessità. Hillel Neuer, direttore di UN Watch, ong di Ginevra che monitora il lavoro in difesa dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha commentato così la notizia: «È scandaloso che l’Onu abbia scelto un paese che ha giustiziato più persone dello Stato islamico quest’anno per presiedere il Consiglio dei diritti umani. Petrolio, dollari e politica nuocciono a questi diritti». Neuer non ha usato mezzi termini, ma ha le sue ragioni. L’Arabia Saudita è il quarto paese al mondo per numero di esecuzioni capitali, dietro Iraq, Iran e Cina, che detiene il record assoluto e irraggiungibile con migliaia di condanne a morte contro le centinaia degli altri paesi. Nel 2014 in Arabia Saudita sono state decapitate in tutto 88 persone. Ad agosto è stata decapitata la 102esima del 2015. E mancano ancora quattro mesi alla fine dell’anno. Pochi giorni fa, il 17 settembre per la precisione, nel Regno è stato condannato alla crocifissione Ali Mohammed Al-Nimr, figlio di un critico della monarchia islamica, arrestato nel 2012 quando aveva appena 17 anni. È stato accusato di aver protestato in modo illegale e di essere in possesso di armi da fuoco. Secondo molti giornali arabi, il ragazzo avrebbe confessato tutto sotto tortura. La sua richiesta di appello, appena respinta, è stata giudicata non pubblicamente, ma in segreto. Solo per citare uno degli ultimi esempi di intolleranza radicale, l’Arabia Saudita ha proibito a National Geographic di vendere il suo numero di agosto in edicola e di spedirlo agli abbonati. La rivista ha citato «motivi culturali» alla base della censura. In copertina, sotto il titolo “La rivoluzione silenziosa”, c’era una foto di papa Francesco. ZERO DIRITTI Al di là di questi ultimi casi, l’elenco delle violazioni dei diritti umani che avvengono in Arabia Saudita è lungo: dal trattamento delle donne a quello delle persone non islamiche, dalla violazione della libertà religiosa alla negazione della libertà di espressione, dallo sfruttamento disumano dei migranti per lavoro al trattamento riservato agli omosessuali, che possono incorrere anche nella pena di morte, per non parlare della rigidissima applicazione della sharia. L’attivista laico Kacem El Ghazzali riassume così la vita nel Regno: «Questa è l’Arabia Saudita: l’unico membro dell’Onu a non aver firmato la Dichiarazione universale dei diritti umani, uno Stato con zero diritti per le minoranze, zero diritti per le donne, zero diritti umani, zero libertà e un sacco di oppressione e barbarica soppressione per chi dissente». Il Consiglio Onu per i diritti umani è nato nel 2006 e al Palazzo di vetro avevano giurato che «gli Stati membri avranno i più alti standard nella promozione e protezione dei diritti umani». Il Consiglio ha come scopo quello di «rafforzare, promuovere e proteggere i diritti umani nel mondo», oltre che «denunciarne le violazioni». Da oggi, ci penserà l’Arabia Saudita.

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ALLA DIOCESI DI PADOVA PIACE IL GENDER

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GENDER PATAVINI

Segnalazione di Gianni Toffali

ALLA DIOCESI DI PADOVA PIACE IL GENDER

L’ufficio scuola diffida le parrocchie dall’organizzare incontri che mettano in cattiva l’ideologia gender (VIDEO: le fiabe gay)

di Stefano Fontana

Si sa che nelle varie realtà della Chiesa italiana la questione “gender” è intesa e vissuta in modo diverso. In caso contrario tutte le diocesi e tutti i movimenti ed associazioni avrebbero aderito alla manifestazione del 20 giugno in piazza San Giovanni e tutti sosterrebbero le Sentinelle in Piedi, mentre invece ci sono molti parroci e diocesi che se ne dissociano e le vedono come il fumo negli occhi.  In molti ambienti cattolici la questione del “gender” non ha diritto di accesso, perché si teme possa dividere. Tutto questo è noto e non stupisce. Quello che continua a stupire è piuttosto che l’esistenza del problema sia misconosciuto, minimizzato o addirittura negato. Che gli allarmi vengano considerati allarmismo. Che le preoccupazioni di genitori, insegnanti e cittadini siano eccessi e che la loro mobilitazione non sia rispettosa. L’UFFICIO SCUOLA DELLA DIOCESI DI PADOVA È quanto mi sembra che emerga da una nota dell’Ufficio scuola della diocesi di Padova, diramata il 18 agosto scorso. In alcune parrocchie si sono fatte delle serate sul gender e all’Ufficio scuola sono giunte richieste di chiarimento da parte di vari fedeli. Per questo motivo, l’Ufficio scuola ha diramato la nota suddetta che dice tre cose: a) il gender non è un’ideologia ma un insieme di teorie anche diverse tra loro di cui non è corretto fare ogni erba un fascio, non è il nemico da combattere ma un interlocutore con cui dialogare e discernere, informandosi correttamente e formandosi alla logica di Cristo; b) l’articolo 16 della legge sulla buona scuola non ha niente a che fare col gender e quindi è pretestuoso contestare su queste basi la legge stessa raccogliendo firme per la sua abrogazione; c) il ministro Giannini ha emanato delle circolari che possono rassicurare i genitori. Infine, la nota diffida dall’organizzare incontri senza avere informato il Vescovo e, per quanto riguarda le tematiche connesse con l’educazione, l’Ufficio Scuola. Dopo questa nota sarà molto difficile che un parroco si azzardi ad organizzare una serata sul gender o, se lo farà, dovrà organizzarla in modo equilibrato, stando bene attento che tra i relatori ci sia anche chi difende questa ideologia. I fedeli padovani che sono stati alla manifestazione di Roma penseranno di aver fatto qualcosa di sbagliato. Chi ha partecipato alle veglie delle Sentinelle in Piedi si sentirà sconfessato. Quanti si aspettano dalla diocesi un indirizzo si sentiranno delusi perché l’unico invito trasmesso dalla nota è quello di dialogare. IL GENDER NON ESISTE A leggere la prima parte della nota, sembra che per l’Ufficio scuola della diocesi di Padova l’ideologia gender sia un’invenzione. Esisterebbero solo varie teorie in discussione su libri e su riviste di cui la stessa nota fa qualche esempio. Però Papa Francesco dice che esiste. Però Benedetto XVI ha detto che esiste. Ambedue hanno messo bene in guardia e ne hanno indicato l’estrema pericolosità. L’Ufficio scuola di altre diocesi ha licenziato documenti sul gender in cui si evidenziano i pericoli e si indicano le vie per contrastarlo. Sono stati tutti vittime di allucinazione?  L’Ufficio scuola della diocesi di Padova sa che dal 1994 l’ideologia del gender viene portata avanti sistematicamente da tutti gli organismi internazionali? E che per i prossimi 30 anni sarà collegata agli Obiettivi del Millennio, ossia equiparata ai diritti umani? Che è finanziata dalle grandi fondazioni americane? Ha mai letto gli studi di Marguerite Peeters? Oppure le Linee guida dell’OMS-Europa, o quelle del Ministero italiano per le pari  opportunità? Sa che ci sono case editrici che stampano solo libretti gender? Che le biblioteche dei comuni ne sono piene? Che nei corsi di educazione sessuale si insegna cosa è un “pompino” e si fanno vedere filmati di omosessualità?  Eppure, per l’Ufficio scuola della diocesi di Padova il gender è solo un insieme di teorie da discutere. Così i cattolici altro non devono fare che organizzare convegni. C’è il livello della discussione delle teorie – come fanno giustamente le riviste specializzate – ma c’è anche il livello della protesta o della mobilitazione contro qualcosa di sbagliato. Stupisce la frase della nota: “bisogna confrontarsi con chi propugna modelli interpretativi dell’umano diversi da quelli che il Vangelo propone”. Ad un convegno accademico va bene, ma se nella scuola di mio figlio di undici anni gli insegnano l’uso del preservativo devo forse aprire una discussione? E con chi e su cosa mi devo confrontare? GRANDE FIDUCIA NEL MINISTRO GIANNINI Lasciando da parte l’argomento molto complicato del comma 16 articolo 1 della “buona scuola”, non si capisce da dove nasca la grande fiducia dell’Ufficio scuola della Diocesi di Padova nei confronti delle circolari del ministro Giannini. Le norme che il ministro ha ribadito nella famosa circolare diramata dopo l’approvazione della legge sulla “buona scuola”, erano già vigenti prima. Ma questo non ha impedito a innumerevoli dirigenti scolastici, insegnanti e cooperative Lgbt che hanno in essere convenzioni su progetti di educazione sessuale, di non tenerne conto e di fare di nascosto dei genitori.  Il centro della nota padovana è in ogni caso il seguente passaggio: “La questione del gender non può essere ridotta alla ideologia gender. La prima porta in sé alcune istanze che meritano di essere seriamente considerate”. Forse bisognava scrivere: la questione dell’identità sessuale maschile e femminile non può essere ridotta all’ideologia gender, e saremmo stati d’accordo. Ma la parola gender ormai non significa più quello che significava quarant’anni fa, al tempo degli “studi di genere”. Allora essa era sinonimo di sesso, di identità sessuale naturale maschile e femminile, ora non più. La nota cita l’articolo della Giaccardi su “Avvenire” del 31 luglio scorso: una apertura inaccettabile al gender che trascura cosa esso sia oggi. Alla fine, cosa rimane impresso di una nota come questa dell’Ufficio scuola della diocesi di Padova? Che chi si è mobilitato contro il gender ha sbagliato, che non c’è da allarmarsi, che il ministro Giannini sorveglia adeguatamente, che bisogna dialogare e confrontarsi e che il gender è solo una serie di teorie da discutere. In pratica, la nota apre al gender. Complimenti. Nota di BastaBugie:ecco cosa si diffonde nelle scuole italiane. Filastrocche, libri, fiabe per bambini che inneggiano all’amore gay. Il gender è ormai una realtà.  https://www.youtube.com/watch?v=ULLHnP21ros

Titolo originale: Alla diocesi di Padova piace l’ideologia gender

Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27/08/2015

Pubblicato su BastaBugie n. 418

La Costituzione più bella del mondo gender

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Telefonata a “La Zanzara” tra il falso Renzi e il vero “Mons.” Vincenzo Paglia (detto Piglio) sul sindaco Marino

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vincenzo-paglia

 

Segnalazione e commento di Maurizio-G. Ruggiero

http://video.ilmessaggero.it/primopiano/monsignor_paglia_al_finto_renzi_de_la_zanzara_marino_si_imbucato_papa_furioso-69677.shtml

Secondo me la cosa era preparata: un uomo di Curia non si fa ingannare così facilmente e la voce di Renzi non era ben imitata; inoltre parlano subito di Marino, come se sapessero già di cosa debbono trattare; l’unica parte che sembra credibile è quando Paglia lo complimenta in quanto piddì, forse per le unioni omosex o per la buona scuola col gender, e quando gli preannunzia che vuol parlargli, di affari e raccomandazioni naturalmente, argomenti preferiti dai conciliari (e di che altro sennò?)

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Il Sindaco di Pieve di Cadore allerta i Sindaci sul prelievo a cuore fermo ma cervello vivo

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COMUNICATO STAMPA

ANNO XXXI n. 16

29 Settembre 2015

IL SINDACO DI PIEVE DI CADORE ALLERTA I SINDACI SUL PRELIEVO A CUORE FERMO MA CERVELLO VIVO

 

Il messaggio d’allerta inviato dal Sindaco di Pieve di Cadore Maria Antonia Ciotti a tutti i colleghi sindaci della provincia di Belluno (24.09.15) accompagnato dalla e-mail “donatore a cuore fermo ma cervello vivo” della Lega Antipredazione, dimostra un sentimento profondo e una responsabilità sociale del tutto eccezionali: una limpida determinazione in difesa dei diritti personalissimi e della vita dei cittadini che è anche difesa dell’estetica del vivere.

Fatto così raro tra le istituzioni, eppure così importante perché riallaccia un filo di speranza verso quei Sindaci che hanno un’autonomia di giudizio e il coraggio di esprimerlo proprio per difendere coloro che li hanno votati.

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Se un attivista gay legge alla “Messa” con Bergoglio

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Infiamma la polemica in America. La prima lettura della Messa a New York affidata a un militante per il matrimonio gay. E in Italia la notizia è stata nascosta

“Non sto scherzando, Mo Rocca sta aprendo per il Papa – esulta la comica Paula Poundstone, gay molto nota negli States – o mio Dio!”.

L’America è divisa. C’è chi osanna papa Francesco e chi lo critica apertamente. “Sì,era Mo Rocca alla messa del Papa”, ha titolato la Cnn. E la Nbc le è andata dietro: “Mo Rocca apre la messa del Papa”.

Per capire lo stupore bisogna andare al viaggio apostolico di papa Francesco negli Stati Uniti. Venerdì scorso ha chiamato Mo Rocca (attore, scrittore satirico e, soprattutto, icona del mondo omosessuale statunitense) a leggere la prima lettura della Santa Messa al Madison Square Garden di New York. Una scelta di campo che non lascia ombra di dubbio. Perché Mo Rocca non è semplicemente un gay dichiarato, ma un vero e proprio militante per nulla fedele alla dottrina della Chiesa cattolica. Tanto che nel 2011, quando lo Stato di New York legalizzò le nozze tra persone dello stesso sesso, aveva scritto sul sito gay Stonewall Riots: “Bisogna esserci per un pezzo di storia come questo… Era indimenticabile e emozionante, un grande posto in cui stare”.

Se in America la scelta di papa Francesco di avere un attivista gay a leggere la prima lettura ha scandalizzato l’ala più ortodossa della Chiesa cattolica, in Italia la notizia è stata messa sotto silenzio. Avvenire, per esempio, non ne ha scritto una sola riga. E il vaticanista della Stampa, Marco Tosatti, è stato costretto a scriverla sul blog San Pietro e dintorni. Censura preventiva? Difficile a dirsi. Sta di fatto che lo stesso Tosatti conosce bene la portata della presenza di uno come Mo Rocca alla Messa del Papa. “Fino a questo momento – scrive il vaticanista sul blog – Mo Rocca è noto per la sua opposizione all’insegnamento cattolico sui rapporti omosessuali ed è favorevole alle nozze fra persone dello stesso sesso”.

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I media intensificano gli attacchi contro la moralità

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IO LEI

Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Alfredo De Matteo

La battaglia istituzionale e politica per imporre al Paese le unioni omosessuali è solo l’obiettivo più importante di una guerra a tutto campo contro la legge naturale e divina che non tralascia alcun ambito della società civile; il più battuto è senz’altro quello culturale e massmediatico dove, con tempismo e precisione, le avanguardie rivoluzionare lanciano la loro velenosa offensiva tesa a dar man forte alle linee di combattimento più avanzate.

Il film più reclamizzato di quest’autunno, che uscirà nelle sale cinematografiche ad ottobre, narra la storia di due donne che vivono una relazione amorosa tormentata, in cui una delle due, oltre ad avere alle spalle un matrimonio fallito ed un figlio adulto che le fa da padre, ha una vita sessuale “fluida”. Tuttavia, il filo conduttore della pellicola commedia, le cui protagoniste sono interpretate da due attrici di fama internazionale come Sabrina Ferilli e Margherita Buy, sono i “sentimenti” in generale e non la relazione sessuale tra le due donne, che rimane sullo sfondo, probabilmente a sottolineare la pseudo normalità di una relazione di coppia tra persone delle stesso sesso.

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Rassegna stampa del Centro Studi Federici al 30.09.2015

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GESU MISERICORDIA

Segnalazione del Centro Studi Federici

Rassegna stampa del 30.09.2015 (i titoli sono redazionali)

Caro rabbino ti scrivo

Città del Vaticano, 3/9/2015 – Le vecchie abitudini non si scordano mai. Come era solito fare da arcivescovo di Buenos Aires, Francesco ha inviato alla comunità ebraica argentina il suo saluto per le prossime festività: il capodanno (Rosh Hashaná, 14-15 settembre) e lo Iòm Kippùr (22-23 settembre). Gli auguri di Bergoglio – come informa L’Osservatore Romano – sono giunti tramite una lettera scritta al “caro fratello e amico”, il rabbino Abraham Skorka. In essa, Francesco ha definito lo Iòm Kippùr come “tempo in cui secondo la tradizione ebraica l’Eterno giudica tutte le creature”, dunque una ricorrenza – ha aggiunto – “che richiede a ognuno una «analisi introspettiva”. Attraverso la preghiera e la riflessione profonda, ha poi augurato il Santo Padre rivolgendosi a tutti i membri della comunità, “possiate elevare il vostro essere al fine di offrire un contributo significativo alla costruzione di una realtà migliore”. Infine ha concluso: “Voglia il Signore accogliere le vostre preghiere e benedirvi tutti con la sua enorme misericordia. Ricordatevi di tenermi presente nelle vostre preghiere, così come io faccio con voi”.

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