11 settembre. Ma perché nessuno riporta questa dichiarazione di Donald Trump?

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11 settembre. Ma perché nessuno riporta questa dichiarazione di Donald Trump?

Notizia presa dal sito www.Lantidiplomatico.it visita www.Lantidiplomatico.it
Dell’iper-reazionario Donald Trump, candidato alle elezioni USA, la maggior parte dei media main stream – verosimilmente nella speranza di farci accettare come “liberazione” l’elezione di un altro “democratico” (alla Obama, per intenderci) – hanno strombazzato tutte le sue farneticazioni. Ma c’è una dichiarazione di Trump che – nonostante un inequivocabile video – è stata censurata (con qualche sporadica eccezione) da tutti i media mainstream: chi ha voluto davvero l’11 settembre?
Secondo Trump, la risposta è nelle 28 pagine della Prima inchiesta congiunta del Congresso sull’11 Settembre, che – a 15 anni dalla strage – continuano ad essere secretate per imponderabili motivi di ‘sicurezza nazionale’ e che accusano della strage  l’Arabia Saudita e il governo americano (presieduto allora da George Bush). Leggi qui.

Al di là della sua veridicità, una dichiarazione sconvolgente considerando che è del candidato alle presidenziali USA attualmente al primo posto nei sondaggi. Ma allora perché i giornali e le TV di regime non l’hanno pubblicata?

Francesco Santoianni

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Tosi contro Report. E gip “contro” Schinaia

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Il sindaco imputato coatto (fatto raro) per calunnia al giornalista Ranucci. Ma dall’analisi delle carte emerge un’altra contrapposizione…

Sigfrido Ranucci

A Verona l’aria si taglia con il coltello. A brevissimo la Procura della Repubblica dovrà dare seguito al provvedimento vergato dal gip Livia Magri che ordina al pubblico ministero di formulare l’imputazione coatta nei confronti di Flavio Tosi, sindaco ex leghista ora leader del movimento Fare, accusato di avere calunniato, dopo averlo querelato, l’inviato di Report Sigrifido Ranucci. L’ordinanza pesa per la dovizia di dettagli e la precisione certosina con cui la dottoressa Magri ha ricostruito la vicenda dell’inchiesta giornalistica condotta dal popolare programma di Rai Tre già prima che la puntata varcasse le soglie dell’etere. I media nazionali e veneti diedero ampia eco alle esternazioni del primo cittadino, che parlò di complotto ai suoi danni condito da illazioni su ipotetiche frequentazioni con soggetti vicini alla ‘ndrangheta. E su un fantomatico e fino ad oggi mai materializzatosi video hard che lo avrebbe ritratto in compagnia di un transessuale, mettendolo in una condizione di ricattabilità.

IL TRAPPOLONE
Nel sottolineare la correttezza della condotta di Ranucci (in foto) il gip non solo spiega come il giornalista si sia semplicemente limitato a raccogliere testimonianze per verificare con scrupolo le ipotesi delle quali era venuto a conoscenza, ma delinea anche un pesante quadro a carico di Tosi. L’ordinanza, che porta il numero 1631/15 del registro Gip, delinea anche il ruolo di tale Sergio Borsato: «Tosi ha taciuto nella sua querela, che proprio Sergio Borsato, aveva sin dal primo contatto avuto con Ranucci, confermato la sicura esistenza del video hard, assumendo di esserne egli stesso in possesso… come si comprende peraltro dalle stesse registrazioni allegate da Tosi alla querela… si tratta di una omissione molto grave. Infatti, la circostanza che fosse proprio Borsato a sostenere l’esistenza del video… dimostrava… che Ranucci, lungi dall’andarsene in giro a diffamare Tosi, stava verificando la veridicità delle proprie notizie nella maniera più scrupolosa». Il documento peraltro tratteggia anche l’operato di un terzo soggetto, Massimo Giacobbo che avrebbe agito di concerto con Borsato. E a pagina 3 c’è un altro passaggio che delinea in modo preciso la condotta del sindaco: «… il fatto che Borsato avesse assicurato a Ranucci del fantomatico video hard viene taciuta non solo da Tosi non solo nella querela del 21 febbraio 2014, ma in tutte le sue dichiarazioni pubbliche, ivi compresa quella quella resa nel corso della conferenza stampa che Tosi ha tenuto lo stesso giorno della querela presentata il 21 febbraio». Il gip descrive la vera natura del «trappolone» nel quale erano caduti i giornalisti di Report. Punta l’indice sul leader di Fare parlando di «malafede del querelante» avendo quest’ultimo «omesso di riferire in querela che l’incarico da lui conferito a Borsato e Giacobbo era non solo di filmare l’incontro con Ranucci a Roma… ma anche quello di carpirgli il maggior numero di informazioni». Quindi in sostanza secondo la dottoressa Magri «Tosi dapprima ha incaricato Borsato… di scoprire quali fossero le notizie raccolte fino a quel momento da Ranucci… e poi carpite tali notizie grazie alle abili insistenze dei suoi agenti provocatori ha pensato bene di querelare il giornalista per diffamazione perché la sua reputazione» sarebbe rimasta pregiudicata agli occhi proprio di Borsato e Giacobbo «perché è di questo che si sta parlando».

GIP vs PROCURA
Ma il punto cruciale sta nella visione diametralmente opposta che il gip mostra sul caso rispetto alla Procura della Repubblica, che nel valzer di querele e controdenunce puntava su un proscioglimento non solo per Ranucci ma pure per Tosi. Il quale al momento della querela per diffamazione contro Report avrebbe percepito effettivamente una macchinazione a suo carico senza malafede, e senza ulteriori finalità strumentali nell’uso della legge. La Magri però non la pensa affatto così: «Al contempo peraltro il pubblico ministero in questa sede ha ritenuto che Flavio Tosi fosse convinto» che il giornalista stesse «… cercando notizie false… tali da screditare la sua figura di uomo e di politico. Di qui l’assenza dell’elemento soggettivo del reato di calunnia. Questo giudice dissente da tale valutazione… Tosi sapeva bene, perché questo risultava dalle registrazioni in suo possesso». La richiesta di imputazione coatta, che Tosi respinge decisamente, è una procedura assai rara, tanto che per motivarla il giudice delle indagini preliminari ha dovuto stendere una premessa che di fatto assomiglia molto al lavoro di analisi sui fatti penalmente rilevanti che di solito svolge il pubblico ministero. Nel linguaggio cifrato delle toghe, la cosa potrebbe suonare come una bacchettata alla Procura guidata da Giulio Schinaia. Procura a cui non sono mancate le critiche, all’ombra del Palazzo, per una presunta stonata prudenza nei confronti dell’amministrazione Tosi e non solo. Se a questo si sommano i dubbi posti dalla Commissione Antimafia sull’operato dell’ex prefetto veronese Perla Stancari e la vicenda che coinvolse Barbara Pinna, la moglie dell’ex comandante delle fiamme gialle veronesi Bruno Biagi, si capisce perché la tensione a Verona sia alle stelle.

BOLIS E BASCHIERI
E c’é pure un corollario tutto giornalistico. Da anni si parla della grande influenza che Mirko Bolis, il portavoce di Tosi, avrebbe sulla stampa scaligera. Con Report, invece, “non attacca”, e infatti Gabanelli & C non si fecero fermare né si ammorbirono in seguito all’infuocata reazione del sindaco veronese, che querelò preventivamente. Tanto che il 7 aprile 2014 la puntata andò in onda ugualmente, scatenando un vespaio sui media regionali. Fra i critic più accesi di Report ci fu Alessandro Baschieri, una delle firme del Corriere del Veneto. «Pensare a Ranucci, l’inviato, che fa le inchieste giudiziarie al posto dei Pm mi lascia perplesso. Anche perché i magistrati qualche inchiesta sul sistema Tosi e sul sistema Verona la stanno facendo, stanno picchiando duro e lo fanno con la bandiera della terzietà, dell’indipendenza del giudizio» scriveva Baschieri il giorno dopo la messa in onda della puntata sul suo blog, ospitato sulla piattaforma online del Corveneto. Ora che un giudice terzo, sebbene il processo debba ancora cominciare, ha delineato un quadro a tinte fosche su Tosi e sottolineato la correttezza di Report, sul blog di Baschieri non si trova un rigo di commento.

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Holy Week Book: Complete pre-55 Rites!

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Segnalazione di don Anthony Cekada

 

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Federici Blog: ultimi comunicati

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CENTRO STUDI FEDERICI

Segnalazione del Centro Studi Federici

Pellegrinaggio Osimo-Loreto

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/13/pellegrinaggio-a-piedi-osimo-loreto-3/

Pellegrinaggio alla Scala Santa a Campli

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/13/scala-santa-di-campli/

Rassegna stampa del 3/2/2016

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/03/rassegna-stampa-del-322016-i-titoli-sono-redazionali/

La storia dimenticata: il riscatto di cristiani schiavi dell’Islam

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/08/la-storia-dimenticata-il-riscatto-dei-cristiani-schiavi-dellislam/

I crimini dei comunisti titini e italiani: le foibe e l’esodo

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/09/i-crimini-dei-comunisti-titini-e-italiani-le-foibe-e-lesodo/

Quaresima

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/10/quaresima-3/

Preghiera per le vittime delle foibe

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/10/preghiera-per-i-martiri-delle-foibe-2/

Francobolli Onu pro Lgbt

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/11/francobolli-onu-pro-lgbt/

Notizie dal Grand’Oriente (e dintorni)

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/15/notizie-dal-grandoriente-e-dintorni/

Evola e massoneria

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/16/evola-e-la-massoneria/

Aleppo: i crimini “invisibili”

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/17/aleppo-i-crimini-invisibili/

Il delirio di George Soros … e i veri nemici dell’Europa

http://federiciblog.altervista.org/2016/02/19/il-delirio-di-george-soros-e-i-veri-nemici-delleuropa/

 

 

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Isis? No Putin

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Segnalazione Quelsi

by Giampaolo Rossi

In un recente editoriale sul Guardian (lo storico quotidiano britannico della sinistra laburista) George Soros, lo speculatore “illuminato”, è tornato a parlare di politica estera; ma, vuoi per l’età ormai avanzata, vuoi per il delirio di onnipotenza tipico di chi è abituato a manipolare impunemente verità e denaro, stavolta sembra aver superato la soglia del ridicolo.

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I segreti della Massoneria “Rai, Banca Etruria e Casaleggio”

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“Lo scopo di Etruria era nobile e per questo gli concessi l’incoraggiamento ufficiale a procedere che cercavano da me”

Ex numero uno del Grande Oriente d’Italia dal 1990 al 1993. Giuliano Di Bernardo poi ha fondato nel 2002 la Gran Loggia Regolare d’Italia.

Il Maestro della Massoneria si è raccontato sulle pagne di Libero. Professore universitario in pensione, fuori dalla massoneria ufficiale ma pur sempre una figura di rilievo. Nei racconti di una vita spiaccano i nomi di politici ed ex ministri e anche un allievo passato alle cronache per essere il fondatore delle Brigate Rosse: Renato Curcio. Ma nella storia dei massoni spuntano anche due istituti di credito, Monte dei Paschi di Siena a Banca Etruria, considerate legate all’Obbedienza. “Ritengo che i massoni che hanno operato in questi istituti siano andati oltre i principi della ‘fratellanza’. Hanno violato regole e valori“. Spunta anche una benedizione chiesta dal fondatore di Banca Etruria, Elio Faralli. “Mi fu presentato nella sede romana del Goi e mi illustò le ragioni per cui aveva fondato con altri l’istituo sottolineando l’aiuto che avrebbero datro alle aziende del territorio” racconta DI Bernardo. E prosegue: “Lo scopo era nobile e per questo gli concessi l’incoraggiamento ufficiale a procedere che cercavano da me. Ricordo che quel giorno, come ringraziamento simbolico, donarono a mio figlio alcune azione dell’Etruria“.

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“LE CETRE E I SALICI” – Sul Canto Gregoriano (di Mattia Rossi)

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Di Simone Costa

il 19/02/2016 presso la Sede di Traditio a Verona, Il giornialista e  scrittore Mattia Rossi, ha presentato il Suo nuovo lavoro “LE CETRE E I SALICI“, relativamente all’abbandono del Canto Gregoriano da parte della S-CHIESA   partorita dal CONCILIO VATICANO SECONDO .

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 Mattia ROSSI

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Chi dice “Je suis Robert Faurisson”? Come ti smantello la libertà di parola in Francia

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Segnalazione Arianna Editrice

di Arindrajit Basu

Con l’aumento della globalizzazione, negli ultimi decenni si é assistito a una crescente eterogeneità di nazioni e comunità. Questo fenomeno ha generato la necessità di ospitare all’interno del tessuto sociale diverse identità culturali, religiose, storiche e linguistiche. In molti casi, questo è avvenuto attraverso un processo coercitivo di assimilazione in cui le comunità in minoranza sono state costrette a rinunciare alla propria identità e ad assimilare i valori culturali e le norme sociali di quelle in maggioranza.

Lo Stato-nazione Francia ne è un esempio lampante. Citando costantemente liberalismo e progresso come sua ragion d’essere, lo Stato Francese ha manipolato molti valori liberali, andando ad alimentare una dialettica che rifiuta l’idea di un’identità Francese che possa esistere in simbiosi con altre identità religiose e sociali. Esplorando la ‘gestione’ Francese del diritto assoluto alla libertà di parola, ho riscontrato quest’ ipocrisia di fondo e ho sentito il bisogno di sfatare questo falso mito, e non solo in Francia, ma anche in altri paesi del mondo.

Dopo gli attacchi alla rivista satirica Francese Charlie Hebdo, il governo Francese ha portato avanti una prolungata campagna per difendere e giustificare il diritto assoluto alla libertà di parola. Un gran numero di accademici e di giornalisti ha sostenuto questa campagna invocando “ad nauseam” il famoso detto di Salman Rushdie:. “Nessuno ha il diritto di essere offeso”. In un pezzo per The Intercept di inizio anno, Glenn Greenwald sottolinea l’ipocrisia di questa posizione alla luce del giro di vite sulla libertà di parola successivo agli attentati di Parigi del mese di novembre 2015. In quel pezzo, Greenwald mette anche in dubbio la presenza oggi in Francia di veri difensori della libertà di parola, e attribuisce questa ‘crociata’ selettiva a questioni di opportunismo e strategia, dove la libertà di parola non è una fede reale ma “…uno strumento cinico che alimenta l’islamofobia.”  Credo che quest’ ipocrisia evidenziata da Greenwald non sia un’istanza isolata, ma il prodotto di un atteggiamento radicato nello Stato Francese moderno fin dai suoi inizi.

Gli errori insiti nel concetto di libertà di parola, si ritrovano nell’intricato labirinto delle leggi che la regolano. Dopo la rivoluzione Francese, la Francia ha abrogato tutte le leggi che consideravano la blasfemia un crimine. Tuttavia, è ancora un crimine “provocare la discriminazione, l’odio o la violenza nei confronti di un individuo o gruppi di individui a motivo della loro origine o appartenenza ad una particolare etnìa, nazione, razza o religione.” (Legge di libertà di stampa, 1881). Questo, essenzialmente, significa che fare la caricatura a Maometto o insultare il Profeta non è un crimine, mentre lo è incitare all’odio verso i musulmani come comunità nel suo insieme. Questa distinzione deriva dalle tradizioni anticlericali dei Francesi, con il conseguente profondo radicamento del principio assertivo di laicità (laïcité), per cui lo Stato rifiuta attivamente la visibilità pubblica della religione. Questo è in contrasto con il modello di ‘laicità passiva’ seguito negli Stati Uniti e in altri paesi, secondo il quale lo Stato permette la pubblica professione di qualsiasi religione, senza avallarne alcuna. In altre parole, si può essere un musulmano Francese nella misura in cui essere musulmano non sia in contrasto con il modo di essere Francese. Purtroppo, ciò che costituisce l’ essere Francese viene naturalmente imposto dalla maggioranza (non musulmana); da qui all’inevitabile conclusione che per essere Francese idealmente non si può essere musulmano.

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“Traditio”, Verona: Sabato 27/02 il dott. Marletta presenterà “UNISEX”

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UNISEX

Minacciato di essere arso vivo dalle lobby sodomite, il dott. Gianluca Marletta persevera con successo della diffusione del suo libro, giunto i  brevissimo tempo, alla seconda edizione aggiornata. Non poteva mancare la presentazione a “Traditio”-Verona, come da locandina. Interrogato sul tema, il Presidente di Traditio, Matteo Castagna ha commentato: ” Le minacce solitamente ravvivano l’entusiasmo in chi le subisce. Significa, da un lato, che il dott. Marletta ha colpito nel segno e dall’altro qualifica chi si spaccia per paladino della tolleranza e dei supposti diritti. Noi attenderemo con ardente fiducia l’ondata sodomitica. Di fronte a “Traditio” c’è il Canal Camuzzoni, quindi tanta acqua. Potremmo anche programmare, a richiesta, un corso di nuoto…”

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