Marcel Lefebvre, Sedevacantist: Video by Fr. Cekada

Condividi su:

lefevbre

Segnalazione di don Anthony Cekada

Marcel Lefebvre, Sedevacantist

Video by Rev. Anthony Cekada

Archbishop Marcel Lefebvre made many statements that support sedevacantism, the theological position held by Catholic traditionalists who believe that the Vatican II popes were not true popes, do to public heresy.

Father Anthony Cekada, a priest who was a seminarian in SSPX’s early days and who personally knew the archbishop, provides a selection of these statements in this video, and offers a historical perspective on sedevacantism in the Society.

Father Cekada also discusses True or False Popea recently-published book-length assault against sedevacantism that was bankrolled by SSPX’s seminary publishing arm, extensively promoted by the Society, and lavishly praised by SSPX Superior General Bishop Bernard Fellay, as well as a slew of SSPX priests.

Among the pointed questions Fr. Cekada raises in this video are:

  • What statements did Abp. Lefebvre make in favor of sedevacantism?
  • Why are the archbishop’s statements missing from a book on sedevacantism that Bp. Fellay and its authors claim is “comprehensive” and “systematic”?
  • Where did the priests attacked in True or False Pope get the idea for sedevacantism anyway?
  • Did Abp. Lefebvre treat sedevacantist clergy as non-Catholics and refuse to associate with them?
  • Did Abp. Lefebvre ever indicate that he would publicly declare the Holy See vacant if he thought it necessary, even though he was only a retired bishop?
  • Did Abp. Lefebvre say it was necessary to put a pope on trial before declaring him a public heretic?

The answers will surprise SSPX priests, seminarians and lay supporters, and will be of great interest of other traditional Catholics, whether Indult, R&R or sedevacantist.

Click here to view

 

 

Continua a leggere

Militari israeliani in Patagonia

Condividi su:
 militari giudei

Da più fonti di controinformazione arrivano notizie relative alla presenza di almeno ottomila militari israeliani presenti tra la Patagonia cilena e quella argentina allo scopo di costruire una base militare sotterranea tra le più sofisticate in America Latina e seconda soltanto a quella degli Stati Uniti.

È da almeno dieci anni che si parla con insistenza della presenza israeliana in Patagonia, sia a livello militare sia nel settore turistico-immobiliare, con l’acquisto di case e terreni ad opera della parte più ricca e altolocata della società che vive nel paese da sempre alleato strategico degli Stati Uniti. I due aspetti sono ampiamente correlati. La base militare sembra essere quella sottomarina di Rockfeller (tra la Patagonia e la regione dei Laghi del sud del Cile e della Patagonia), già dotata di un’estesa rete di tunnel. La regione dei Laghi può vantare l’acqua più pura del pianeta , aspetto che rende la zona assai appetibile, anche perché abitata da un numero esiguo di persone. Al tempo stesso, i tunnel sono stati concepiti per svolgere la funzione di rifugio antiatomico e possono essere utilizzati anche nel caso di catastrofi naturali. Da tempo, proprio nella regione dei Laghi, pare che Israele abbia inviato intere compagnie militari, accompagnate da tecnici con competenze di carattere scientifico, per capire se ci sono le condizioni per costruire, proprio lì, una sorta di enclave in miniatura dello stato ebraico. Giunti ufficialmente a scopo turistico, facoltosi visitatori israeliani e ricchi imprenditori mirerebbero ad acquistare (ed alcuni lo hanno già fatto), intere porzioni di territorio della Patagonia cilena e argentina, in modo tale da avere garantite delle vere e proprie proprietà private all’interno di Cile e Argentina: in pratica, uno stato nello stato. Le testimonianze di alcuni ufficiali dell’esercito cileno, poi “dimissionati” dalle forze armate, parlerebbero, ad esempio, di una forte presenza di investitori israeliani nella provincia patagonica australe di Santa Cruz (Argentina): lì, racconta uno di loro, almeno il 20% del territorio sarebbe già stato acquistato dagli israeliani. L’eccessivo interesse di un ufficiale sui reali motivi che hanno determinato la presenza israeliana in Patagonia, da quella turistica a quella militare, gli hanno causato anche pedinamenti da parte del battaglione a cui era stato assegnato. Non solo: l’ufficiale è stato poi espulso dalla Provincia di Santa Cruz e addirittura gli è stato vivamente sconsigliato di tornarci, pena l’arresto da parte di quegli stessi vertici da cui dipendeva fino a poco tempo prima. La goccia che fece traboccare il vaso fu una domanda rivolta ad un suo superiore del Comando de Institutos Militares (Cim), di stanza nella cittadina patagonica cilena di Puerto Natales per un corso di addestramento. Alla domanda sui reali motivi della presenza israeliana in Patagonia, l’ufficiale del Cim rispose provocatoriamente se quella informazione fosse utile al suo sottoposto per diventare colonnello. Addirittura, alcuni sostengono che l’esplorazione della Patagonia sotto la facciata del turismo da parte dei soldati israeliani sia in atto a partire dalla fine degli anni ’70, e per questo la stessa Patagonia abbia assunto la definizione di “nuova Palestina”. E ancora, in molti avrebbero notato che i turisti israeliani viaggiano in poche unità, sempre accompagnati da alcuni militari al seguito ed evitano, per quanto possibile, qualsiasi contatto con la popolazione locale. Si tratta di soldati mascherati da turisti? Numerose testimonianze riferiscono che gli israeliani si stabiliscono in località fuori dai centri urbani della Patagonia, come se non volessero essere notati, un aspetto, questo, che ha spinto alcuni ad ipotizzare (non si sa se a torto o a ragione), la presenza di uomini del Mossad. Gli aspetti inquietanti, o quantomeno molto strani, non finiscono qui. Nel novembre 2012 la Corporación Nacional Forestal (Conaf) cilena ha espulso due turisti israeliani che si erano accampati in una zona non adibita  a campeggio nel Parco Nazionale delle Torri del Paine. La misura così drastica, spiegò la Conaf, era stata applicata per non mettere a rischio la sicurezza e l’integrità naturale del Parco e tutelare al tempo stesso i suoi visitatori. Del resto, la stessa Conaf era memore di quanto accaduto un anno prima, quando più o meno nella stessa zona il militare israeliano Roter Singer era stato individuato come responsabile dell’incendio che aveva distrutto circa 15mila ettari del Parco Nazionale delle Torri del Paine. Fu a seguito di questo episodio che è emerso come spesso i turisti israeliani siano in realtà ex militari e che gli stessi viaggi turistici nella Patagonia cilena e argentina vengano finanziati dal governo israeliano in persona, come nel caso di Roter Singer. Su un aspetto tutti concordano: non è normale che oltre diecimila giovani all’anno, che hanno prestato o prestano tuttora il servizio militare in Medio Oriente, percorrano in lungo e in largo la Patagonia grazie a pacchetti turistici pagati loro dallo stato israeliano.

In conclusione, è probabile che i militari israeliani giungano in Patagonia per sviluppare nuove tecniche antiterrorismo in partnership con gli Stati Uniti: è risaputo che la guerra contro le Farc colombiane è stata combattuta dagli Usa anche grazie all’intelligence israeliana e, al tempo stesso, la presunta presenza di cellule islamiche alla Tripla Frontera, soprattutto negli anni scorsi, ha fornito agli Stati Uniti il pretesto ideale per penetrare di nuovo in quel patio trasero che non era più tale e da cui erano stati estromessi. Stati Uniti e Israele, quindi, potrebbero aver scelto un nuovo territorio di influenza strategica dove installarsi e questo spiegherebbe tutte le cautele dei militari israeliani per passare il più possibile inosservati in America Latina e in particolare in Patagonia.

Continua a leggere

Tutte le radio ne parlano. Allo sfinimento

Condividi su:

Come tutti i pensionati, resto molto a casa, e quindi sento le radio. Mentre faccio le mie cose sento l’una e l’altra, le tengo accese mentre scrivo, salto da quella di Confindustria a Rai Uno, da Radio Radicale a Rai Tre.

E di cosa parlano le radio, in questi giorni? Con quale tema occupano ore ed ore, sfiancanti, ossessive e ripetitive? Eh sì, avete indovinato: la legge sulle “unioni civili”.  La “legge ferita”, ha lacrimato stamattina un tizio che fa’ la rassegna stampa: ferita perché sì, i finocchi avranno le loro unioni, ma non potranno adottare il figlio del partner. Non potete immaginare il dolore delle radio per la Cirinnà ferita, mutilata: ore ed ore a recriminare del “tradimento del 5 Stelle”, ad affliggersi perché “non siamo ancora entrati in Europa”, a lamentare “la vittoria di Alfano” e “di Verdini”, per non dire  “della Chia che non è avanti come papa Francesco”.

Non riescono a pensare ad altro, a parlare d’altro, questi stipendiati. “E’ stato cancellato l’obbligo di fedeltà!”, s’indigna uno al microfono, “per non far somigliare le unioni civili al matrimonio cattolico!”. Come se fra kulandre vigesse la fedeltà… Si vorrebbe ridere ma non si riesce: non si può fare a meno di partecipare alla loro desolazione. Sono gli orfani della Cirinnà.  Inconsolabili vedove dell’adozione del figliastro. Non riescono proprio a parlar d’altro.  E’ un’idea fissa, devono elaborare il lutto.

Per esempio su Rai Tre, stipendificio di rivoluzionari a spese del contribuente, megafono della “cultura” (che beninteso è solo “di sinistra”), c’è una trasmissione dal titolo “Tutta la Città ne parla”. E secondo costoro, di cosa parlava “tutta la città”? Uno pensa: delle 30 mila pensioni d’oro dei parassiti pubblici da 50000 a 200 mila euro annui; delle intercettazioni americane sul nostro ex governo; la miseria galoppante dopo 8 anni di crisi ininterrotta; la disoccupazione giovanile al 50%. Che so, dell’ISIS in Libia. O magari,   vuoi vedere, “tutta la Città” sta parlando del delitto del giorno, quello   del bisessuale che ha sedotto la professoressa bruttina, le ha fatto cacciare 180 mila euro, e poi l’ha strangolata in combutta con l’amante maschio cinquantenne e la madre-mostro?

Invece no: “tutta la città ne parla”, della Cirinnà ferita e tradita. Il conduttore lo assevera con questo metodo: abbiamo ricevuto delle mail. E le legge: si capisce subito che sono accuratamente selezionate. E’ il metodo di Rai Tre: si parlano   tra   loro, invitano interlocutori che la pensano  come loro,si danno sempre ragione. E’ la Sinistra, bellezza.

Il conduttore infatti ha invitato, a parlare di come “i cattolici”   hanno mutilato la legge sulle unioni civili, “il teologo, anzi filosofo cattolico…”. E avete già indovinato: Vito Mancuso. Uno di successo. Che non crede alla Presenza Reale, alla divinità di Cristo, alla Transustanziazione, e l’ha scritto: l’unico senso per cui può essere presentato come cattolico, è che è un prete spretato.

Ma si sorvoli, almeno avrà una solida formazione di filosofia. Ben presto si capisce cosa intendano per “filosofia” lui e il conduttore e gli altri invitati: una ideologia depassé, e ridotta ai minimi termini. Il conduttore vuole che lo spretato   lo confermi nella sua convinzione: che “la natura”   come dato fisso e immutabile è una superstizione cattolica. La “natura” non esiste, e quindi non esiste “La famiglia naturale”.

Sono ancora e sempre fermi lì: è marxismo del tipo più superato e minimo. Marx e seguaci hanno sostenuto che “la natura umana” è un dato storico, mutevole; che la cosiddetta “natura umana” è determinata dalle condizioni materiali economiche. Prendete il contadino servo della gleba, trasformatelo in operaio, e ne cambiate la pretesa “natura umana”. Nella sua versione grande e tragica, il marxismo provò, cambiando “i rapporti di produzione” e l’abolizione della proprietà privata,  a viva forza (e sterminando intere classi sociali definite  “borghesi”, come i kulaki) a far scaturire l’Uomo Nuovo. Questi qui, sapendo che ormai la proposta comunista è impresentabile, hanno ripiegato sul livello inferiore: “Il genere è una costruzione sociale”. O come disse Simone De Beauvoir: “Donna non si nasce, si diventa. E’ l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna”.

Di qui il nuovo esperimento sociale:   forzare i maschietti all’asilo a mettersi il rossetto, “educare al sesso fluido”,  obbligare (educare) gli  scolari a  ritenere normali “avere due ppà”,  l’elevazione dell’invertito e del transessuale a modello da imitare. L’esito non è meno totalitario di quello del marxismo realizzato dal Gulag. Come quello, si nutre di semplificazioni ideologiche e obbligatorie, che vengono definite “filosofia” mentre sono ideologia: del tipo più consunto, vieto e prevedibile.

Chiamato a confermare, Vito Mancuso esegue: anzitutto attacca “la visione metafisica” (ossia della Chiesa, secondo lui) per cui esiste una “natura”. Oggi “ogni persona responsabile deve accettare il magistero della scienza.  Se vuole dare al mondo energia positiva” (come Vanna Marchi, Vito toglie le negatività) non deve riferirsi né al Vangelo né ai miti religiosi, ma alla scienza. E la scienza cosa dice, a Vito Mancuso? “La scienza dice che la natura è processo”, che è l’ideologia evoluzionista più semplificata: ogni vivente sta diventando qualcosa d’altro. Ne consegue, per il filosofo, che “tutto ciò che appare in natura è per sé naturale”.

Quindi, il discorso è finito. Non osate dire che l’inversione sessuale è “innaturale”, o che esiste una “famiglia naturale” meritevole di diritti. La filosofia ve lo impone.

Si resta abbacinati da tanta intelligenza. Vito Mancuso apre eccezionali orizzonti al Progresso. La peritonite, la cancrena, il carcinoma gastrico, il cancro dell’utero, sono – per il fatto che appaiono in natura- fenomeni naturali. Smettete di giudicarli male, di provare a curarli. Come tutti i fatti naturali, non restano fissi: sono “un processo”. Dunque lasciateli arrivare alla naturale evoluzione del processo. Altrimenti li volete reprimere. Siete repressivi del cancro e della peritonite. Come del kulandrone e del transex.

Anche l’etica conquista, grazie a Mancuso, nuovi insperati orizzonti. Lo spretato filosofo si batte perché   la società oscurantista non faccia pesare sull’invertito, il LGBT, un giudizio morale negativo. Ciò è molto bello e progressista . Ma perché limitarsi a quello? Anche l’omicidio è un fatto naturale. Lo dimostra il fatto che “appare” nella società. Specialmente l’uxoricidio, lo ammetto, risponde ad un impulso  profondamente  naturale. Ma perché vogliamo escludere l’assassinio per rapina, l’incendio doloso, l’abigeato, il falso in bilancio? La decapitazione da parte dei membri del Califfato? Sono tutti fatti che “appaiono in natura”, in quella seconda natura che è la società umana. Non esprimete giudizi negativi, non cercate di reprimerli.

Di solito i filosofi di un tempo, prima di dare aria alla bocca, cercavano di immaginare le conseguenze ultime delle loro idee filosofiche.  Mancuso, e la Sinistra coltissima, non ne hanno bisogno. Le loro idee filosofiche del resto non sono tutte malefiche: se consideriamo tutto ciò che appare in natura “naturale”,   il cancro e la peritonite non vanno curati; l’omicida non va processato e incarcerato (sarebbe discriminazione). Sono   dunque possibili grandi risparmi del sistema sanitario e dell’apparato giudiziario civile e   penale, nella giungla dell’assenza di giudizi morali. Tutt’al più si potrebbero lasciar sussistere questi organi pubblici per un solo scopo: pagare gli stipendi agli addetti. Che è proprio quello che stanno sempre più facendo gli ospedali e i tribunali.

E’ il Progresso che avanza. La Libertà da ogni Tabù, finalmente! Nessun giudizio etico basato sulla “metafisica”! Nessun giudizio medico-sanitario basato sulla distinzione – e discriminazione –  fra “malattia” e salute, fra male e bene! Esiste solo “Il processo evolutivo”: un evoluzionismo per cui il coronamento del tipo umano – ai tempi di Darwin il WASP, bianco-anglosassone-protestante – è cambiato: adesso   il punto più eccelso dell’evoluzione umana è la Kulandra.

Basta così, era solo per dirvi di cosa sono piene, da giorni, le radio. Il conduttore non cessa di piangere sulla Cirinnà incompiuta, e adesso pone la domanda-chiave, importantissima,  agli interlocutori che s’è scelto per farsi dare ragione: gli italiani sono “più avanti della classe politica”?

E’ il suo dilemma angoscioso. Io che mi ricordo i marxisti di allora, lo riconosco: è il classico cruccio ideologico.   Il termine “essere avanti” è tipico dell’ideologia, e del totalitarismo: sostituisce domande molto scomode. Del tipo: quello che dico è vero o falso? Giusto o sbagliato? Utile o dannoso? Tutte domande che il progressista si esime dall’affrontare. Basta che dica al disturbatore le gliele pone: “Sei indietro . Io sono avanti. La classe politica è meno avanti dei cittadini. Lo dicono le statistiche. E tu sei un kattolico oscurantista, ancora co ‘sta metafisica! Al GuLag!”.

Non chiedete mai “avanti rispetto a cosa”.  Perché si può essere “avanti” nella disgregazione sociale, nella patologia e nel degrado, ossia avanti in basso. Quando si dice, per esempio, che “il cancro di quel paziente è molto avanzato”, di solito il paziente non lo considera un progresso. Ma è la Radio Rai 3.  Essa è “avanti”,   e dice che “tutta la Città” parla della Cirinnà. D’accordo, ma non vi vergonate di essere così luogo-comunisti e depassè?

Continua a leggere

EUROPA ANTICRISTANA E ACEFALA… ADDIO!

Condividi su:

Ofifreddi e il peccato b (2) (1)L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Qui vorrei parlare dell’Europa delle seconde generazioni, poi ramificate nel mondo: In questo senso è interessante citare uno studio pubblicato sul «Coetus Internationalis Patrum» e il Vaticano 2 di Philippe ROY-LYSENCOURT, pubblicato dal «Institut d’Études du Chistianisme», Strasbourg, 2015. Esso versa sui «Vota» preconciliari dei principali vescovi del futuro «Coetus», richiesto da Roma, per orientare i lavori del Concilio che era in preparazione.

L’autore, “docteur en Histoire et docteur en Sciences des religions”, ha lavorato sui «Vota» di cinque vescovi, Mgr Marcel Lefebvre, Mons. Luigi Maria Carli, Dom Jean Piou, Mons. Geraldo de Proença Sigaud e Mons. Antonio de Castro Mayer, il cui latino ha tradotto, sintetizzandone le idee, indicazioni e richieste al futuro Concilio.

L’interesse di questo studio oggi è di far conoscere i problemi e la situazione della Chiesa e della Cristianità alla fine degli anni Cinquanta, quello che i più lucidi e fedeli presuli richiedevano nelle diverse materie per migliorare la vita spirituale e quindi civile dei popoli e la risposta a tali quesiti da parte del Vaticano 2. Ebbene, rimane chiaro che in esso le risposte a tutti quei punti, dal pensiero filosofico, alla morale, al culto, sono stati rovesciati in senso progressista e ecumenista. Quei vescovi furono poi emarginati quali «profeti di disgrazie»! Continua a leggere

L’ultimo insulto ai cristiani: la Madonna diventa un sex toy

Condividi su:

Virale in rete l’annuncio di vendita di una bambola gonfiabile con le sembianze della Madonna

Difficilmente vedremo lamentele e richieste di chiudere il sito blasfemo che ha messo in commercio la bambola gonfiabile con le sembianze della Vergine Maria.

Il sito in questione si chiama PassionShop.com e all’interno si può acquistare di tutto. Tra cui la Madonna.

L’annuncio della vendita di questo particolare “sex toys” è diventato virale in rete e occupa diverse bacheche Facebook degli internauti. Si chiama “Virgin Mary Sex Doll” e, scontata, costa 227 dollari.

La descrizione dell’oggetto, che non riportiamo interamente, è insieme di parole offensive per la cristianità. “Ora tutti i preti potranno divertirsi”, scrive l’inserzionista. Il resto dell’annuncio è irripetibile.

Rimane però l’insulto alla Vergine Maria. Ridotta a “sex toys”.

 

 

Continua a leggere

L’elezione del Papa

Condividi su:

sodalitium

A seguito degli ampi dibattiti seguiti agli ultimi due editoriali di Arai Daniele, riceviamo e pubblichiamo l’articolo completo di Sodalitium 55, chiedendo al lettore di focalizzare le sue riflessioni sul cosiddetto conclavismo e sulle disposizioni del Diritto Canonico. Il lettore sa perfettamente, poi, che “Christus Rex” non aderisce alla Tesi di Cassiciacum.  Segnalazione di Pietro Ferrari

di don Francesco Ricossa

Mons. Mark Pivarunas CMRI (un vescovo consacrato da Mons. Carmona) invia periodicamente ai suoi fedeli una lettera intitolata Pro grege (1). Quella del 19 marzo 2002 ha particolarmente attirato la mia attenzione. Il prelato statunitense – che segue la tesi della sede vacante – risponde (a pag. 5) a due obiezioni del locale superiore di distretto della Fraternità San Pio X, padre Peter Scott.

Scrive Padre Scott: “Ciononostante è assurdo dire, come fanno i sedevacantisti, che non c’è stato nessun Papa da almeno 40 anni, perché questo distruggerebbe la visibilità della Chiesa, e la possibilità stessa dell’elezione canonica di un futuro Papa”.

Continua a leggere

Stephen Kinzer, ex inviato New York Times: “I media statunitensi ingannano l’opinione pubblica sulla Siria”

Condividi su:

Stephen Kinzer

Secondo uno dei veterani del giornalismo USA ed ex corrispondente del New York Times, Stephen Kinzer, le notizie sulla Siria sono scritte a Washington, senza sentire le voci sul terreno. Una “vergogna per il giornalismo”, secondo Kinzer.

 

Stephen Kinzer, in passato inviato in oltre 50 paesi per il New York Times, ha denunciato “uno degli episodi più vergognosi” della sua professione a causa della copertura distorta data al conflitto siriano ed al ruolo che svolgono i vari paesi coinvolti. La sua rubrica sul quotidiano The Boston Globe descrive ciò che sta accadendo in città e nel governatorato di Aleppo.

I militanti dei gruppi armati anti-governativi provocano devastazioni in città mentre esercito siriano e l’Air Force russa li spingono fuori da Aleppo, ha scritto Kinzer riferendosi a notizie “dal campo”.

Il giornalista cita la testimonianza di un abitante della città pubblicata nelle reti sociali: “I ‘ribelli’ moderati’ protetti da Turchia e Arabia Saudita attacano la periferia di Aleppo con razzi non guidati e bombole di gas.” Il politologo libanese Marwa Osma ha sostenuto che le truppe Damasco sono l’unica forza che, insieme ai suoi alleati, sta combattendo lo Stato islamico sul terreno. Stephen Kinzer lamenta che i media USA non sentono o non citano queste voci chiare.

“Questo non va bene per la narrazione di Washington”, ha spiegato. “Pertanto, la maggior parte della stampa nordamericana dice il contrario di ciò che effettivamente accade. Molte notizie suggeriscono che Aleppo è stata una ‘zona liberata’ per tre anni, ma ora è ridotta alla miseria”, ha aggiunto Kinzer. Continua a leggere

Tangenti Lombardia, Tosi: «mai preso soldi»

Condividi su:

 

tosi

«Preciso che non conosco né il signor Mario Longo né il signor Stefano Lorusso, quindi non ho avuto conversazioni di alcun genere, tanto meno telefoniche, con entrambi: querelerò Longo come chiunque altro accosterà il mio nome a questi signori». Il sindaco di Verona Flavio Tosi prende, in una nota, le distanze da un suo presunto coinvolgimento, attraverso un altrettanto ipotetico presunto contributo alla sua campagna elettorale, nello scandalo della sanità in Lombardia. Il nome di Tosi, secondo quanto indicato dal quotidiano La Repubblica, sarebbe affiorato in una conversazione intercettata tra indagati lombardi anche se negli atti non ci sarebbe traccia di versamenti. «Del resto, come sanno tutti in Veneto – conclude Tosi – non era mio il programma elettorale che prometteva la “dentiera gratis per tutti”».

Continua a leggere

Umberto Eco, relativista anticattolico e antistorico…per questo esaltato dal mondo

Condividi su:

umberto eco

Segnalazione di Redazione BastaBugie

Nel suo famigerato romanzo, Il nome della rosa, deturpa la verità storica su medioevo e inquisizione arrivando alla conclusione che Dio e la verità non esistono

di Aldo Vitale

Nel Paese in cui si celebra l’ipnosi della coscienza dinnanzi ad un’arma di distrazione di massa come Sanremo che offusca, dietro una cortina nebbiogena colorata di conformismo arcobaleno, la radiosa essenza dell’arte canora e della verità sulla famiglia, ogni tanto succede qualcosa degno di nota, come il trapasso di un grande che in effetti non si sa se un grande fosse. Parafrasando Alessandro Manzoni che si chiedeva a proposito di Napoleone “fu vera gloria?”, per Umberto Eco, infatti, ci si dovrebbe chiedere se la sua fu vera arte? Se l’arte è intesa come mera abilità tecnica, allora indiscutibilmente la risposta non può che essere affermativa, poiché indubbiamente in tal senso la sua più celebre opera Il nome della rosa è tecnicamente ineccepibile dal punto di vista letterario, ma appunto nulla di più, cioè soltanto un bell’esempio del come saper scrivere, un paradigma tecnico su cui poter fare esercitare tutti coloro che intendono diventare degli ottimi esecutori della scrittura, ma senza altre pretese, come i fedeli servitori di un mite tiranno. LIBERARCI DALLA PASSIONE INSANA (?) PER LA VERITÀ Se, invece, l’arte, di cui la letteratura è sicuramente simbolo supremo, come dimostra la circostanza per cui ben quattro delle sette muse (Euterpe, Melpomene, Erato e Calliope) si prendono cura della poesia – che sicuramente costituisce il volto nobile della letteratura e l’ambizione empirea, perfino, di ogni eccelsa prosa che per l’appunto si definisce sempre senza indugio come “poetica” – è intesa come epifania del bello, cioè del vero dell’arte, ovvero del vero che nell’arte si declina, la questione si complica alquanto per Umberto Eco. La sua più celebre opera, infatti, è tutta tesa a dimostrare che, come si legge ne Il nome della rosa per bocca di uno dei due protagonisti, cioè Guglielmo di Baskerville, «l’unica verità è imparare a liberarci dalla passione insana per la verità». Fu vera arte dunque quella di Eco e del “nome della rosa”? Romano Guardini ha avuto modo di precisare che «essenziale per un’opera d’arte è avere sì un senso, ma non uno scopo. Essa esiste non per un’utilità tecnica, né per un vantaggio economico o un ammaestramento e miglioramento didattico-pedagogico, bensì per essere una forma che rivela». Rivela cosa? Appunto, la verità, cioè l’essenza del mondo, una essenza la cui esistenza viene ad essere negata ne Il nome della rosa, che, come si ben sa e occorre ricordare, trova tutta la sua carica di suggestione nel motto del nominalismo medievale – cioè la corrente di pensiero in base alla quale non è possibile cogliere l’essenza, cioè la verità del mondo – per il quale “stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus” (la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi). In sostanza, significa una sfiducia completa nelle risorse della ragione a cui è preclusa la possibilità di conoscere il vero delle cose, cioè la loro essenza; riproposizione dello scetticismo gorgiano per cui la verità non esiste, se esiste non si può conoscere e se si può conoscere non si può comunicare o anticipazione modesta di quel nichilismo moderno, tanto caro a Friedrich Nietzsche, per il quale nichilismo significa, infatti, che «manca la risposta al perché». NEGAZIONE DELLA VERITÀ STORICA Oltre che la verità filosofica, cioè la capacità della ragione, l’opera magna di Umberto Eco sembra negare anche quella storica. Del resto, la visione che Eco fornisce del medioevo, dell’inquisizione, della Chiesa, del diritto medievale non è appunto rivelativa, cioè in grado di mostrare la verità tramite l’opus del romanziere, ma, semmai, l’opposto, cioè in grado di riformare e deformare, perfino, la verità su tutte le predette dimensioni. Tra i tanti esempi citabili, sia sufficiente ricordare la preziosa ed insostituibile opera di recupero e tradizione della dimensione giuridica romanistica compiuta dalla Chiesa all’indomani della caduta dell’impero romano d’occidente. La Chiesa, come riconoscono tutti gli storici del diritto, ha non solo garantito l’ordine politico e sociale in disfacimento dopo il dissolvimento delle istituzioni dell’impero, ma, soprattutto, ha salvato la tradizione giuridica classica arricchendola con il portato della spiritualità cristiana, dando vita alle fondamenta su cui si costruisce l’intero edificio giuridico dello Stato di diritto sociale e democratico odierno di cui tanto ci si vanta in occidente. Si pensi, infatti, a quanto scrive lo storico Brian Tierney: «I diritti individuali erano molto importanti per i canonisti e dovevano essere tutelati. I concetti chiave dei teorici dei diritti settecenteschi ebbero spesso origini medievali». INQUISIZIONE STRAVOLTA IN CHIAVE ANTICATTOLICA Anche per quanto riguarda l’inquisizione, inoltre, il panorama tratteggiato da Umberto Eco è ben poco attinente con la realtà, posto che l’inquisizione medievale costituì una vera e propria forma di civilizzazione giuridica dell’occidente, consentendo di abbandonare i sistemi arcaici di risoluzione delle controversie, come la vendetta privata, le ordalie, i duelli, per adottare un sistema giurisdizionale che garantisse i diritti dell’imputato, la terzietà del giudice, un sistema di procedure oggettivo ed unico per tutti i processi. L’inquisizione, inoltre, offrì riparo alla società europea medievale da tutti quei cancri culturali costituiti dai movimenti ereticali lo sviluppo dei quali avrebbe comportato la fine della civiltà medesima se non fosse intervenuta l’inquisizione a placarne fin da subito, sebbene con alterni successi e insuccessi, i molteplici focolai. La prova di quanto si afferma deriva non solo dalle parole di un celebre storico dell’inquisizione, ma da uno storico dell’inquisizione virulentemente e risaputamente anti-cattolico come fu Charles Lea che tuttavia, diversamente da Eco, ebbe l’onestà intellettuale di riconoscere il merito dell’inquisizione per aver combattuto le eresie più pericolose come il catarismo: «Qualunque sia l’orrore che ci possa venir ispirato dai mezzi che vennero adoperati per combatterla, qualunque possa essere la pietà che dobbiamo sentire per coloro che morirono vittime delle loro convinzioni, riconosciamo, senza esitazione, che, date quelle circostanze, la causa dell’ortodossia non era altro che la causa della civiltà e del progresso. Se il catarismo fosse divenuto la religione dominante, o anche soltanto l’eguale del cattolicesimo, non c’è alcun dubbio che la sua influenza sarebbe stata disastrosa. L’ascetismo di cui faceva professione nelle relazioni sessuali, se fosse divenuto generale, avrebbe condotto inevitabilmente all’estinzione della specie; e siccome tale risultato è assurdo, è probabile che al matrimonio si sarebbero venute sostituendo le unioni libere, con conseguente distruzione della famiglia, piuttosto che rassegnarsi alla scomparsa del genere umano e al rivolgersi di tutte le anime esiliate verso il loro creatore […]. Non si trattava solo di una rivolta contro la Chiesa, ma dell’abdicazione dell’uomo dinnanzi alla natura». MINI-MUSEO ANTIRELIGIOSO L’opera magna di Eco, sembra dunque ben lontana da ogni concretezza storica, non potendosi nemmeno così catalogare nella categoria dei romanzi storici. Non a caso, una celebre studiosa del medioevo come Regine Pernoud, ha avuto modo di definire il romanzo di Eco come un «mini-museo antireligioso». Fu vera arte dunque? Sicuramente no, perché, al netto delle licenze letterarie ed immaginifiche, in quanto tali sempre legittime, è un’opera tesa a negare la verità in ogni sua declinazione, sia filosofica che Martin Heidegger ha insegnato proprio l’opposto di quanto insegnato da Eco, cioè, appunto, che «l’arte è il mettersi in opera della verità». Ed è proprio singolare che gli ammiratori di Eco cadano nel così semplicistico errore non solo di non cogliere la natura dell’arte, ma addirittura di non comprendere quanta poca arte vi sia in realtà nell’opera di Eco, a tal punto da attaccare ogni critico del loro scomparso idolo che, tuttavia, critica Eco proprio in loro difesa, quasi, in ciò, facendo rivivere uno degli insegnamenti di Guglielmo di Baskerville: «I semplici pagano sempre per tutti, anche per coloro che parlano in loro favore».

  Continua a leggere

1 758 759 760 761 762 763 764 1.214