Quanto Veneto sulle news nazionali!

Condividi su:

di Marco Milioni

Sarà per la congiunzione astrale delle notizie, sarà perché stavolta è girata così ma le news di rango nazionale che hanno a che fare col Veneto e che stanno affollando il panorama del Belpaese sono molte. C’è la vicenda della povera Valeria morta un anno fa durante gli attentati di Parigi. C’è la storiaccia di cronaca nera che riporta in auge, sempre che fossero davvero finiti, i tempi della mafia del Brenta: e poi lo stranissimo affaire Caorle. Non potevano mancare le grane legate ad ambiente ed infrastrutture con le dichiarazioni clamorose sulla Pedemontana Veneta del capo dell’Anticorruzione Raffaele Cantone. Sulla Spv poi si è scatenato Renzo Mazzaro de La Nuova con un servizio pubblicato sabato 12 novembre ed un altro pubblicato il giorno appresso. Parlare di grandi opere nel Veneto però significa parlare inevitabilmente di Venezia e di Mose. Lo fa L’Espresso in edicola ieri con un lunghissimo approfondimento a quattro mani. Ma non è finita perché Il Corsera con un editoriale Gian Antonio Stella ed una breve scheda di Bernardo Iovene introducono l’approfondimento che lo stesso Iovene firma per Report. E che andrà in onda a breve. Potevano mancare i rovesci bancari. Certo che no. Per quelli ci pensa Stefano righi sul Corriere Economia di oggi, che dice la sua, come al solito in modo molto chiaro con un breve servizio in taglio basso a pagina 10. E se si parla di economia si può parlare anche di drammi umani che la crisi comporta. Questa chiave di lettura ha suscitato l’interesse del regista Fabrizio Cattani e dell’inviato di Rai Tre Domenico Iannacone. L’approccio dei due autori viene messo a confronto su Vvox.it in un servizio firmato dal sottoscritto e pubblicato proprio oggi. Se invece vi interessa la politica, allora i cascami del caso Padova, col Carroccio che perde la sua città più importante, fanno proprio per voi.

Fonte: http://marcomilioni.blogspot.it/2016/11/quanto-veneto-sulle-news-nazionali.html?m=1 Continua a leggere

Bergoglio anti -Trump ma il tycoon piace ai cattolici

Condividi su:

papa-francesco-bergoglio-comunista-709979MENTRE SI RIVEDE L’EX LEADER NO-GLOBAL DEL G8 DI GENOVA, AGNOLETTO, CHE IN UDIENZA DA BERGOGLIO LO PROCLAMA SUO CAPO, IN NOME DEL PACIFISMO

Segnalazione di Raimondo Gatto

Bergoglio: “Mi interessa soltanto se fa soffrire i poveri”. Eppure la maggioranza dei fedeli ha votato per il presidente

di Paolo Bracalini 

Il Vaticano resta in attesa prima di prendere una posizione sul fenomeno Trump ma certo le premesse non sembrano le migliori.

Il magnate newyorkese in effetti ha tutte le caratteristiche per risultare sospetto agli occhi della Santa Sede: è ricco, poco diplomatico e per giunta molto duro sull’immigrazione illegale. Bergoglio, in un colloquio con Repubblica, dopo aver premesso di non voler dare «giudizi sulle persone e sugli uomini politici» aggiunge però un pensiero che sembra ritagliato sul nuovo
presidente Usa: «Voglio solo capire quali sono le sofferenze che il loro modo di procedere causa ai poveri e agli esclusi». Tanto che il quotidiano di De Benedetti titola: «Trump? Non giudico. Mi interessa soltanto se fa soffrire i poveri».

Quando Trump era ancora solo un candidato, e anche molto sfavorito nella corsa alla Casa Bianca, Bergoglio non aveva risparmiato critiche severe sul questione del «muro» col Messico. «Una persona che pensa di fare i muri, chiunque sia, e non fare ponti, non è cristiano. Questo non è nel Vangelo» – disse Bergoglio sul volo di ritorno dal Messico nel febbraio scorso – Non mi
immischio ma solo dico che questo uomo (Trump, ndr) non è cristiano, se dice queste cose». Ora, dopo l’elezione del tycoon, ufficialmente il Vaticano è più prudente («Muri? Aspettiamo di vedere quali saranno le scelte che Trump farà durante il suo mandato. Diamogli il tempo di cominciare» commenta il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin). Ma la sinistra orfana di Obama guarda già a Bergoglio come al leader mondiale in chiave anti Trump. Continua a leggere

Veneto 1866: da Lissa all’Unità: resistenza, plebiscito, emigrazione

Condividi su:

Per informazioni: christusrex@libero.it 

Segnalazione Edizioni Il Cerchio

Acquisizione diretta: http://www.ilcerchio.it/veneto-1866-da-lissa-all-unita-resistenza-plebiscito-emigrazione.html

A centocinquant’anni di distanza dall’unità del Veneto al Regno d’Italia, seguita alla cosiddetta “Terza Guerra d’Indipendenza”, questo volume pone l’attenzione agli eventi che caratterizzarono l’adesione della terra di San Marco al neonato Stato unitario; dalla “paradossale” battaglia di Lissa, dove una flotta di veneti vinse quella italiana, al discusso plebiscito per l’annessione sino alla seguente diaspora veneta nelle grandi emigrazioni di della seconda metà dell’Ottocento e del primo Novecento. Per comprendere al meglio una parte meno nota della storia veneta.
FRANCESCO MARIO AGNOLI è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura dal 1986 al 1990 e Presidente della II sezione della Corte d’Appello di Bologna; con Il Cerchio ha pubblicato, fra gli altri, Le insorgenze anti-giacobine in Italia 1796-1815 (2003); Il giacobino pentito. Vita, morte e battaglie del generale Giuseppe La Hoz (2009); Scristianizzare l’Italia (2011); fra gli autori del testo Grande Guerra: le radici e gli sconfitti (2015).

ETTORE BEGGIATO è stato Consigliere regionale dal 1985 al 2000 e Assessore dal 1993 al 1995; promotore della legge regionale 8/07 per la “Tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio linguistico e culturale veneto”. Per Il Cerchio ha pubblicato 1809: l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella terra di San Marco (2009); Lissa. L’ultima vittoria della Serenissima (2012).

NICOLÒ DAL GRANDE, storico e saggista. Dal 2012 segretario nazionale dell’Associazione Culturale Identità Europea e collaboratore dal 2015 della rivista online Domus Europa (www.domus-europa.eu). Per il Cerchio ha pubblicato Il Risorgimento italiano (2013) ed è fra gli autori del testo Grande Guerra: le radici e gli sconfitti (2015).

Continua a leggere

Extra ecclesiam nulla salus. L’appartenenza alla Chiesa come necessità di salvezza

Condividi su:

c234a3dd681af429d5435934da9d1437Segnalazione del Centro Studi Federici

Milano, 12 Novembre 2016, XV convegno di studi albertariani: “Extra ecclesiam nulla salus. L’appartenenza alla Chiesa come necessità di salvezza”. Relatore: Francesco Ricossa.
 
Primo intervento: Io sono la vite voi i tralci (Giov 15, 5). Chi sono le membra della Chiesa? Il dogma cattolico dell’appartenenza alla Chiesa nell’enciclica Mystici corporis di Pio XII.
 
Secondo intervento: Dopo il concilio Vaticano II: contraddizione del dogma nell’ecumenismo modernista da Paolo VI a Bergoglio.
 

Continua a leggere

LA CASA BIANCA: DAI NEOCON AL PALAZZINARO KOSHER

Condividi su:

di Maurizio Blondet

Trump “ha tutte le intenzioni di riconoscere Gerusalemme come capitale indivisa dello Stato ebraico, spostando lì l’ambasciata Usa,  ora  Tel Aviv”.  Intende anche “stracciare  il trattato con l’Iran”  che (colpa di Obama)  ha sollevato  Teheran  dalle sanzioni, e punire questo paese “che è il più grande sponsor del terrorismo al mondo”.  Questo, cinque giorni fa. Un giorno dopo  Walid Phares,  un notevole analista e studioso politico (cristiano maronita libanese) che viene indicato come “importante consigliere in politica estera di Trump”, assicura alla BBC che Trump riconoscerà Gerusalemme capitale ma lo farà “per consenso”; e non “straccerà” il trattato con l’Iran, ma  “lo rinegozierà”.    Qualche ora dopo, tale David Friedman, indicato come  “uno dei consiglieri di Trump per  Israele e Medio Oriente, confermava che Donald “avrebbe adempiuto la sua promessa” di spostare l’ambasciata a Gerusalemme.

Temo che dovremo abituarci a questo tipo di procedimenti decisionali. Quel che Trump ha detto all’AIPAC a marzo per strappare i voti ebraici, è stato tale da far sembrare Netanyahu un moderato, Paul Wolfowitz un  timido nell’amore a Sion. Egli dice quel che il pubblico del momento vuol sentirsi dire? O né già in mano ai neocon, come temono per esempio Ron Paul (“Occhio al governo-ombra”, lo ha esortato) e Paul Craigs Robert?

http://www.thedailysheeple.com/ron-paul-on-trump-election-beware-of-shadow-government_112016

Propongo umilmente  una terza ipotesi. Le idee di Trump su Israele e gli ebrei gli vengono dalla figlia Ivanka, indicata (anch’essa)  come “ascoltatissima consigliera di papà”; e Ivanka prende le idee dal marito, l’aitante ebreo Jared Kushner, a cui ha dato tre  figli.

Quindi è istruttivo sviscerare la personalità di Jared. Da dove viene? Come nasce? Egli è proprietario della ditta di famiglia, la Kushner Properties, si occupa di “real estate owning and development”, insomma prende gli affitti delle migliaia di appartamenti che la famiglia possiede a New York, e con  quel che lucra, compra grattacieli per uffici a Manhattan: è questo il suo lavoro.  Diciamo, un  palazzinaro, anche se nelle misure titaniche dei palazzinari a New York; un collega di Donald, in qualche modo. Possiede anche il New York Observer, un settimanale che ha comprato con 10 milioni spiccioli.

Figli di papà da generazioni

Il bel Jared ( Getty Images)
Il bel Jared ( Getty Images)

Non è il classico imprenditore che si è fatto da solo, il bel Jared. E’ subentrato nell’impero immobiliare al papà,  Charles Kushner.  Notevole figura  di “filantropo” (ossia donatore ad organizzazioni ebraiche),  61 anni, nemmeno papà Charles si è fatto da solo. E’ entrato in affari nel 1984 subentrando a suo padre Joseph, indicato come  “un sopravvissuto all’Olocausto di origine polacca”  (torna sempre utile)  nella gestione dei 4 mila appartamenti che il Sopravvissuto aveva messo insieme nel New Jersey.  Jared dunque è figlio-di-papà di un figlio di papà;  figli di papà da generazioni.  Dati  gli affitti alle stelle a New York,  si intuisce che  quando si gestiscono migliaia di appartamenti,  i soldi arrivano tanti e sicuri: non occorre  nemmeno sviluppare uno spiccato senso degli affari.

Né ci si aspetta da un mega-palazzinaro  che  nutra profonde riflessioni in politica estera e filosofia politica, o che si doti di una cultura superiore. Vero è che   Jared ha frequentato  Harvard: vi è stato ammesso dopo che suo padre ha fatto alla prestigiosa università una donazione di 2,8 milioni di dollari.   E dopo,  il bel Jared ha preferito spostarsi alla New York University dove ha preso un dottorato (MBA), previa donazione paterna di altri 3 milioni di dollari.

http://www.townandcountrymag.com/society/politics/news/g2542/jared-kushner-facts/

Insomma, c’è motivo di ritenere che Jared non tenga sul comodino “La democrazia in America” di Alexis de Tocqueville, né abbia mai  desiderato  scambiare  riflessioni geopolitiche   con Henry Kissinger o Zbig Brzezinsky (il che può essere un bene),  né  abbia  conoscenza  alcuna del guru dei neocon, Leo  Strauss. Si è fatto  ebreo nella setta degli ortodossi riformati; Ivanka nata Trump si è “convertita” a quella setta, prendendo dei corsi di ebraismo da un rabbino riformato;   forse è utile sapere che i rabbini di Israele negherebbero la cittadinanza ebraica ai  figli nati dal matrimonio, considerandoli non giudei.  Ciò non  impedisce a Jared e Ivanka di esibire un comportamento scrupolosamente ebraico: il venerdì sera  spengono gli smartphone (il Sabato non si devono accendere fuochi né per estensione apparecchi elettrici) e “si godono i figli”,   secondo le descrizioni rapite dei rotocalchi rosa.   Mangiano i cibi freddi e  kosher   che Ivanka “ha imparato a cucinare  il venerdì”,  ha raccontato Jared ai suddetti rotocalchi, “lei che mai aveva cucinato in vita sua”. Le idee di Jared su Israele sono semplici: Sion ha sempre ragione. Continua a leggere

Marco Tarchi: “Chi ha votato per Trump aveva motivi concreti per farlo”

Condividi su:

8414b5fd-9488-43f9-80ff-e817488a1b8e_largeIl politologo sulle motivazioni che hanno portato al triofo di The Donald. L’inattendibilità dei sondaggi, il ruolo “ricattatorio” dei media. E l’Italia? «Anche Renzi sta giocando la carta populista»

Continua a leggere

OBAMA, PULIZIE DI FINE STAGIONE. UCCIDE I CAPI DI AL NUSRA, MOLLA KIEV…

Condividi su:

Muhaysini e il giornalista premiato di Maurizio Blondet

Le esecuzioni sono già in corso.  “Chi assassina gli ufficiali di Al Qaeda dopo il 9 novembre?” domanda il benissimo informato Meyssan.   “Per il momento non è chiaro se siano regolamenti di contri tra bande rivali o l’amministrazione Obama stia cancellando le tracce dei suoi delitti”.

Non occorre  disporre di profonde fonti d’intelligence  per sapere che la risposta esatta è la seconda. L’ha scritto il Wahington Post il 10 novembre: “Alti funzionari del Dipartimento di Stato”  hanno informato il giornale che Obama non poteva più permettersi di “trattare col diavolo” per esercitare una pressione militare sul presidente Bachar al-Assad”.  Obama avrebbe ordinato di localizzare ed uccidere tutti i dirigenti di Al Qaeda attivi in Siria, anche con droni.

https://www.washingtonpost.com/world/national-security/obama-directs-pentagon-to-target-al-qaeda-affiliate-in-syria-one-of-the-most-formidable-forces-fighting-assad/2016/11/10/cf69839a-a51b-11e6-8042-f4d111c862d1_story.html

E anche i WP non aveva bisogno di chissà quali fonti anonime: bastava che andasse  sul sito del Dipartimento Usa  del Tesoro per vedere che il detto Ministero  comunicava: “Abbiamo smesso di pagare i qaedisti”. Beninteso, il linguaggio non è così esplicito, ma lo è abbastanza: “L’ufficio per il Controllo degli Attivi Esteri” (il Tesoro  ha appunto un  ufficio con questo nome) ha  agito oggi per  interrompere  le operazioni militari,   di reclutamento e finanziamento  del Fronte Al Nusra. Specificamente  il detto ufficio ha indicato quattro leader di Al Nusra  – Abdallah Muhammad Bin-Sulayman al-Muhaysini, Jamal Husayn Zayniyah, Abdul Jashari, and Ashraf Ahmad Fari al-Allak –   in coordinamento col Dipartimeno di Stato, come individui responsabili di fornire  al Al Nusra  sostanziale sostegno finanziario e logistico, dal reclutamento di combattenti alla raccolta di fondi”. Si può  leggere qui: Continua a leggere

Ecosessualità, quando l’amore si fa con la terra e le piante

Condividi su:

Segnalazione ProVita

Per chi ancora non ne fosse a conoscenza e volesse sperimentare nuove emozioni, annunciamo che ormai da anni è spuntato un nuovo orientamento sessuale, l’ecosessualità.

Dal 1° al 5 novembre scorsi, ad esempio, nel contesto del Festival di Arte Sperimentale di Sidney, gli ecosessuali hanno potuto partecipare all’iniziativa “Ecosexual Bathhouse“, organizzata dal gruppo”artistico” (riteniamo che le virgolette siano d’obbligo) Pony Express.

Ma chi sono gli ecosessuali? Finora abbiamo avuto modo di parlare di una innumerevole varietà di ‘generi’ e alcuni Lettori probabilmente pensano che qui si stia scherzando o che si sia impazziti, ma non è così, lo assicuriamo.

mano_albero_ecosessualitaL’ecosessualità, nata nel 2008 come corrente artistica con lo scopo di venerare il pianeta Terra, è diventata ormai un nuovo orientamento sessuale. A inventare il termine ‘ecosessuale’ sono state due presunte artiste eco-femministe, Annie Sprinkle ed Elizabeth Stephens, che hanno perfino redatto un Manifesto dell’ecosessualità nel quale vengono enunciati i principi ed i valori di questa sorta di movimento.

«Facciamo l’amore con la Terra. Abbracciamo senza pudore gli alberi, massaggiamo la terra con i nostri piedi, parliamo eroticamente con le piante», recita il Manifesto.

Per creare una relazione più sostenibile con l’ambiente gli ecosessuali si impegnano ad «amare, onorare e accudire la Terra, fino alla morte». Il nudismo, ovviamente, è parte integrante e fondamentale di questo bizzarro modo di vivere e fare l’amore. Compreso l’abbattimento di ogni barriera tra le specie viventi.

Ecologismo sfrenato e sessualità, dunque, si mescolano tra loro, dando vita ad un cocktail che qualunque comune mortale dotato di un minimo barlume di ragionevolezza definirebbe pazzia. Ma per gli ideatori dell’ecosessualità e quanti la praticano evidentemente non di follia si tratta, ma di vero amore. E se love is love, allora possono fare quello che più loro aggrada. Come ad esempio baciare le piante, accarezzare una vasca piena di erba e di terra fertile, masturbarsi sotto una cascata o sussurrare sensualmente agli alberi. Ed è quello che è stato fatto a Sidney durante il Festival. Continua a leggere

Il sinedrio richiede a Putin e Trump di ricosrtruire il terzo Tempio di Gerusalemme?

Condividi su:

trump-putin-pointLA VOCE FUORI DAL CORO

di Arai Daniele

BIN EXCLUSIVE: Sanhedrin Asks Putin and Trump to Build Third Temple in Jerusalem
By Adam Eliyahu Berkowitz November 10, 2016 , 11:30 am 15.4K 97 52 307Email 18.6KShare
“Thus saith Hashem to His anointed, to Cyrus, whose right hand I have holden, to subdue nations before him, and to loose the loins of kings; to open the doors before him, and that the gates may not be shut.” Isaiah 45:1 (The Israel Bible™) image: http://www.breakingisraelnews.com/wp-content/uploads/2016/11/trump-putin-temple.jpg
The Sanhedrin has requested that president-elect Donald Trump and Russian President Vladimir Putin work together to help rebuild the Temple. (Breaking Israel News)
The Nascent Sanhedrin is calling on Russian President Vladmir Putin and US president-elect Donald Trump to join forces and fulfill their Biblically-mandated roles by rebuilding the Jewish Temple in Jerusalem.
Rabbi Hillel Weiss, spokesman for the Sanhedrin, contacted Breaking Israel News to announce that the election of Trump, who has promised to recognize Jerusalem as the capital of Israel, coupled with Putin’s expressed desire for the Temple to be rebuilt, prompted the Jewish court to send a letter offering the two the opportunity to act as modern-day Cyrus figures: non-Jewish kings who recognize the importance of Israel and the Temple.
Read more at http://www.breakingisraelnews.com/78372/bin-exclusive-sanhedrin-asks-putin-trump-build-third-temple-jerusalem/#qC3wfgFokm2gWRX8.99
* * *
Certamente ciò è possibile a causa della loro simpatia per Israele. Qualche primo passo si è visto nella dichiarazione di Trump su Gerusalemme e nella recentissima visita del primo ministro russo in Israele. Trump che ha sempre più bisogno d’essere sdoganato dalla ‘grande stampa’ mainstream e capi, può essere tentato dal secondo passo? Non può essere una via, anche se costoro di questioni religiose sentono solo l’altra voce. Sono forse tanto lontani dall’odio anticristiano di Giuliano, di tetra memoria? Continua a leggere

1 630 631 632 633 634 635 636 1.214