Il Narcisismo, la Superbia e l’Invidia

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Narcisismo

di Lorenzo Parolin

Fonte: Lorenzo Parolin

Come dice il Dottore Angelico: “Il superbo è innamorato della propria eccellenza”. E anziché rendere culto a Dio, lo rende al proprio “io” potenziando se stesso e disprezzando cinicamente gli altri. (chiunque di noi si è imbattuto in persone così, sia tra i laici che tra i chierici. Grave danno fanno i primi nella società temporale, grave danno alle anime producono i secondi! N.d.R.)

Incapace di autocritica, il superbo addossa tutte le colpe agli altri, rei di non comprendere il suo talento. Egli si sente innocente e perseguitato ingiustamente. (la sindrome del complotto e la sindrome del sospetto, la sindrome dell’accerchiamento e le modalità settarie sono tipiche del Narciso, quando si sente attaccato. Non ammette le sue colpe, seppur evidenti, fa la vittima o getta le colpe su terzi, con consapevole dolo, N.d.R.)

L’amore per se stesso e la poca considerazione per gli altri lo porta ad isolarsi e a condurre una vita grama e triste. Il suo sguardo è tenebroso, il suo atteggiamento è scontroso, e cova nell’intimo rancore e frustrazione. (alle volte tali rancori e frustrazioni sono abilmente mascherati all’esterno da un atteggiamento spocchioso, superbo, altezzoso, bugiardo e doppio per ottenere i propri fini, N.d.R).

Se poi tra i soggetti che gli gravitano attorno ce n’è qualcuno con qualità che egli (il superbo) non ha, ma che desidererebbe avere, sviluppa invidia: il peccato dei peccati, il vizio responsabile delle deformità presenti nel nostro mondo. In-vidia significa guardare con occhio malevolo: non tollerare la presenza dell’altro.

L’invidioso non sopporta che il suo ideale inconfessato si incarni in un altro, anche se, nel non reggere la vista dell’invidiato, egli “… riconosce implicitamente, senza mai ammetterlo, l’eccellenza di chi invidia, e si tormenta dell’impossibilità di raggiungere lo stesso prestigio”. (Massimo Recalcati) Continua a leggere

A proposito del “castigo divino” (Provvidenza, Volontà e Destino)

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di Gianluca Marletta, già autore del bel testo “UNISEX” contro l’ideologia gender, presentato qualche mese fa, da noi, a Verona

A proposito del “castigo divino” (Provvidenza, Volontà e Destino)

Fonte: Gianluca Marletta

Ogni qual volta una catastrofe naturale colpisce la nostra terra, si ripropone a margine una sorta di teatrino pseudo-teologico e pseudo-filosofico dove orgogliosi atei prendono a scusa la tragedia per riaffermare che “Dio non esiste” e dove zelanti credenti si lanciano in altrettante quanto improvvisate “teodicee”. Di frequente, poi, alcuni credenti si propongono in ardite interpretazioni che vedono nella catastrofe di turno l’effetto (o il ”castigo” inflitto da Dio) per un determinato e specifico “peccato” compiuto dall’umanità: interpretazioni commoventi nel loro “zelo” ma spesso povere di contenuto e viziate da un antropomorfismo esagerato che appare banale e persino “urticante”.

La breve riflessione che vi proponiamo non intende, naturalmente, dissipare ogni dubbio sulla questione del “castigo divino” o sul cosiddetto problema del “male nel mondo”, ma vuole provare ad offrire una chiave di lettura più intellegibile e meno “sentimentale” rispetto a questi problemi, cosa che al giorno d’oggi sembra quasi sempre mancare.

PROVVIDENZA, VOLONTA’, DESTINO

Per prima cosa, bisogna capire che anche il senso del cosiddetto “castigo” divino va compreso alla luce dell’insegnamento metafisico per il quale tutti i fenomeni del mondo soggiacciono al potere della Triade Provvidenza/Volontà/Destino[1]. Continua a leggere

Due mondi distinti

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di Thierry Meyssan

Due mondi distinti

Fonte: Megachip

Giornale del cambiamento d’ordine mondiale 
Nel corso di un’importantissima riunione del Consiglio di Sicurezza – ignorata dalla stampa occidentale – tenutasi il 28 ottobre, gli Stati Uniti hanno rifiutato che l’ONU collabori con le organizzazioni regionali che ricomprendono la Russia, e di fatto la Cina. Rifiutando di lavorare con gli altri e, quindi, di ammettere che questi altri siano suoi pari, Washington ha preso la strada di una divisione del mondo in due sfere distinte e la fine della globalizzazione economica.
Nell’illustrazione in apertura
Gli Stati Uniti hanno rifiutato, il 28 Ottobre 2016, che le Nazioni Unite lavorino con la Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, rappresentata dal suo Segretario Generale, il tagico Rashid Alimov, sulla base del fatto che la Russia vi ha sede. L’OCS rappresenta oltre il 40% della popolazione mondiale.
© UN Photo / Evan Schneider
DAMASCO (Siria) – Mosca ha convocato una riunione speciale del Consiglio di Sicurezza il 28 ottobre 2016, per discutere della cooperazione tra l’ONU e le organizzazioni regionali. L’ambasciatore Vladimir Churkin, che presiedeva allora il Consiglio, aveva invitato i rappresentanti della Comunità degli Stati Indipendenti (il russo Sergey Ivanov, CSI), dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (il generale russo Nikolai Bordyuzha, CSTO) e l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (il tagico Rashid Alimov, OCS).

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Quel blasfemo di Ezra Pound (sulla fiscalità monetaria)

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di Fabio Ferracci

Quel blasfemo di Ezra Pound (sulla fiscalità monetaria)

Fonte: Il Talebano

Per non far pagare le tasse ai cittadini basta tassare la moneta al momento stesso della sua emissione. (Ezra Pound)

Può davvero esistere un sistema di fiscalità alternativo, che non necessiti di applicare alcuna pressione fiscale a danno del cittadino? Può davvero reggere un sistema economico che non richieda IVA, IMU,TARES e gabelle varie? Il poeta, scrittore, economista e candidato al premio nobel nel 1959 – Ezra Pound – aveva già trovato negli anni quaranta una soluzione. L’idea era di tassare non i cittadini produttori, sul cui lavoro si regge la prosperità della Nazione, ma il denaro stesso, ponendo ogni mese una marca da bollo pari ad un centesimo del valore nominale delle banconote ed ottenendo così i seguenti effetti:

  • lo Stato, senza alcuna spesa di riscossione e senza alcuna possibilità di evasione fiscale, avrebbe avuto un reddito pari al 12% annuale della massa monetaria;
  • le banche sarebbero state ridotte a meri intermediari finanziari, non potendo rinchiudere il denaro nei propri forzieri, pena perdere tutti i propri averi in 100 mesi;
  • lo Stato avrebbe riacquisto sovranità monetaria, garantendo un’adeguata emissione.

Questa teoria non ebbe mai modo di realizzarsi, cadendo nell’oblìo, dimenticata da tutti ma mai smentita. Tuttavia, sulla scia di queste intuizioni, più tardi l’ AIFIMO (associazione per la fiscalità monetaria) presentò in Parlamento una proposta di legge ad iniziativa popolare, a norma dell’art. 71 della Costituzione della repubblica italiana e degli art. 7 e 48 della Legge 25 Maggio 1970 n. 352, sulla fiscalità monetaria, aggiungendo inoltre l’erogazione di un reddito di cittadinanza come elemento sistemico complementare. La proposta non fu mai presa in considerazione, neppure quando riproposta nel 2007 dall’onorevole Teodoro Bontempo. Continua a leggere

Germania: commessi in 6 mesi dai ‘profughi’ 142.500 crimini

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Segnalazione Corrispondenza Romana

germania

A dir certe cose si viene qualunquisticamente tacciati di razzismo, ma i numeri sono numeri e non si possono cambiare: i cosiddetti “profughi”, in Germania, nei primi sei mesi del 2016 hanno commesso ben 142.500 crimini. Dati ufficiali, diffusi dall’Ufficio federale di Polizia criminale e subito ripresi dal Daily Mail, oltre tutto dati relativi alla certezza della cattura del responsabile, quindi non fondati né su impressioni, né sui “si dice”.

Tale cifra equivale a ben 780 reati al giorno con un incremento di quasi il 40% rispetto al 2015: per lo più si tratta di episodi di natura finanziaria o di casi di contraffazione. Ma non solo, c’è di ben peggio. Politicamente questa notizia si è rivelata una bomba, fortissime sono ormai le pressioni esercitate sul Cancelliere tedesco, Angela Merkel, affinché cambi immediatamente rotta rispetto alla sua linea possibilista sulla questione migratoria.

Intanto, è di queste ore ed ha già provocato forte sdegno e dure reazioni la notizia del poliziotto tedesco, che avrebbe cercato di convincere una 15enne a non sporgere denuncia contro un 50enne algerino, accusato d’averla aggredita sessualmente. Alla fine l’agente avrebbe ceduto e compilato il rapporto, ma solo grazie all’insistenza del padre della vittima e di un testimone, un 44enne dettosi pronto, nel caso il funzionario di Pubblica Sicurezza non avesse compiuto il proprio dovere, a denunciare l’accaduto alla stampa.

L’incredibile vicenda, immediatamente ripresa dal Rheinische Post, è accaduta a Rheinberg. L’aggressore è stato rintracciato in una vicina struttura di accoglienza, grazie al personale di sicurezza ed a quello della Croce Rossa, prontamente allertati. In merito alla condotta dell’agente, la Polizia ha avviato un’indagine interna.

Sono notizie, che rendono ancor più sconcertante le frontiere lasciate indiscriminatamente aperte, anzi spalancate dai vertici dell’Unione Europea di fronte ad un’invasione silenziosa di massa, incuranti non solo delle infiltrazioni jihadiste, il che è già evidentemente molto grave, bensì incuranti anche di quelle folle di criminali (e sono tanti, come riportano quotidianamente le cronache), giunti qui per dar impunito sfogo alla propria attività delittuosa. (M.F.) Continua a leggere

Una conferenza della GLDI: «Lucifero portatore di luce…» (2014)

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Segnalazione Corrispondenza Romana

conferenza-lucifero-portatore-di-luce

di P. Paolo M. Siano

Dal sito internet della Gran Loggia d’Italia – Piazza del Gesù – Palazzo Vitelleschi(GLDI), http://www.granloggia.it/, è possibile collegarsi al video (durata 01:07:38, “postato” il 16 maggio 2015, http://www.youtube.com/embed/NHGas17jKPs?width=640&height=480&iframe=true) della conferenza Lucifero portatore di luce. Un’indagine oltre le visioni dantesche, tenuta a Torino il 12 maggio 2014 (Salone Internazionale del Libro). La conferenza, organizzata dalla GLDI, si concentra sulla figura di Lucifero e si pone sulla scia del film di Louis Nero Il Mistero di Dante (2014) nel quale (fatta eccezione di due voci cattoliche) «Dante Alighieri è presentato generalmente come un Iniziato Templare dei Fedeli d’Amore» e la sua “Commedia” come «un’opera esoterica».  

Moderatore della conferenza è Giancarlo Guerreri (scrittore), con interventi di don Roberto Carelli (teologo), Khared Fouad Allam (islamologo), Aurora Distefano (scrittrice) e Louis Nero. All’inizio Guerreri mostra circa 7 minuti del film di Nero in cui il Lucifero dantesco è lodato come «la causa dell’inizio del processo di reintegrazione» (Guerreri), oppure come «Metatron il Volto di Dio», «il portatore della luce dentro le tenebre» (Gabriele La Porta), oppure come «il nucleo più profondo di sé stessi che l’Iniziato impara a trovare e a superare» (Marcello Vicchio), oppure come «la pietra occulta che nasconde la vera medicina, che è effettivamente la rivoluzione di noi stessi» (Distefano). Continua a leggere

Le ceneri? In chiesa!

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urna-compasso_croceSegnalazione del Centro Studi Federici

Dopo i tavoli protestanti, in alcune le chiese potrebbero arrivare le urne di tradizione massonica.
 
Nosiglia: una o due chiese per raccogliere le ceneri
Una o anche due chiese non più utilizzate per le celebrazioni potrebbero diventare a Torino luoghi per accogliere le urne con le ceneri di chi ha scelto la cremazione. Un’alternativa al cimitero, insomma. Ne ha parlato ieri, a margine della messa celebrata nella festa di tutti i Santi alla grande croce del cimitero Parco, l’arcivescovo Cesare Nosiglia dialogando con i giornalisti. Per l’arcivescovo «sarebbe una possibilità da esplorare, dal momento che di luoghi sacri e di chiese parla il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla cremazione pubblicato nei giorni scorsi». E di chiese non più gran che utilizzate la Diocesi ne ha parecchie. «La cremazione non è vietata dalla Chiesa, ma le ceneri non devono essere disperse o trasformate in gioielli – ha ricordato Nosiglia – , devono essere conservate nei cimiteri o in altri luoghi sacri che preservino il ricordo nell’ambito della comunità». (…)
 
 

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Mosul, arrivano i liberatori

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image-1Segnalazione del Centro Studi Federici

Obama apre all’Isis una via di fuga in Siria per incastrare Putin
La regola, antica quanto «L’Arte della Guerra» di Sun Tsu ed il «Principe» di Macchiavelli, insegna che un assedio sarà tanto più breve e meno sanguinoso quanto più agevole sarà la via di fuga lasciata al nemico.
A Mosul nessuno può ammettere che stia avvenendo, ma tanti incominciano a sospettarlo. E molti sostengono di dedurlo analizzando le esigenze della politica, osservando il dispiegamento degli attaccanti e, soprattutto, seguendo i movimenti di civili e militanti dell’Isis in fuga sull’asse Mosul-frontiera siriana. E così – mentre le avanguardie della coalizione anti-Califfato avanzano a meno di nove chilometri da Mosul e sul campo si contano 74 villaggi liberati e quasi 800 militanti del Califfato uccisi – un machiavellico dubbio agita il presidente francese Francoise Hollande e i vertici dei peshmerga curdi. Dietro quel dubbio s’insinua il sospetto che la grande offensiva irachena nasconda un’inconfessabile, implicita intesa tra lo Stato Islamico e la coalizione a guida americana. Un’intesa che garantirebbe da una parte una rapida caduta di Mosul e dall’altra il trasferimento, sostanzialmente indolore, di buona parte dei vertici e dei combattenti dell’Isis in quel di Raqqa, la capitale del versante siriano del Califfato. L’accordo, ovviamente mai trattato né discusso esplicitamente, garantirebbe vantaggi reciproci ad ambo le parti. Una caduta di Mosul entro metà dicembre permetterebbe a Barack Obama di chiudere la presidenza attribuendosi la conquista della capitale irachena dello Stato Islamico. E gli consentirebbe di venir ricordato come il presidente capace, dopo aver ucciso Bin Laden nel primo mandato, d’infliggere, nel secondo, una sconfitta decisiva allo Stato Islamico. Il Califfo Al Baghdadi potrebbe invece sperare di dilazionare i tempi della propria capitolazione e guadagnare qualche mese di vita arroccandosi in quel di Raqqa. Sul fronte politico-strategico Obama potrebbe annoverare un altro sostanziale vantaggio conseguito proprio su quel fronte siriano dove le iniziative americane sono state sistematicamente annullate da quelle russe. Lo spostamento della partita finale lascerebbe infatti a Vladimir Putin e ai suoi alleati siriani la responsabilità della battaglia finale contro lo Stato Islamico. Uno spostamento che garantirebbe agli Stati Uniti una relativa tranquillità durante i primi mesi del prossimo mandato affidato, nelle speranze di Obama, alla democratica Hillary Clinton. Il primo ad alludere ad un’inconfessabile intesa è stato, come si diceva, il presidente Francoise Hollande. Giovedì scorso – durante un convegno sul «Futuro di Mosul» organizzato da Francia e Iraq al ministero degli esteri di Parigi, il presidente ha denunciato l’inspiegabile fuga di almeno un migliaio di combattenti dell’Isis usciti da Mosul e arrivati a Raqqa senza che nessuno, aerei Usa compresi, abbia mosso un dito per fermarli. «Non possiamo permetterci errori nella caccia ai terroristi che stanno lasciando Mosul per Raqqa» ammonisce il presidente francese rivolgendosi ai rappresentanti della coalizione anti Isis, tra cui alcuni americani, arrivati ad ascoltarlo. L’ammonimento, inequivocabilmente esplicitò, riflette il timore che i «calcoli» statunitensi consentano ai combattenti dell’Isis defluiti sul fronte siriano di rispondere all’offensiva su Mosul con attentati condotti in Francia e in altri paesi europei. Una paura giustificata visto che Raqqa è la capitale del Califfato dove opera la cellula dell’Isis responsabile della pianificazione degli attacchi in Europa. E a confermare i timori di Hollande s’aggiunge Qassim Shesho, un comandante curdo di origine yazide, nemico giurato dello Stato Islamico, che segnala come, nei giorni scorsi, centinaia di civili e combattenti usciti da Mosul si siano mossi lungo la «strada di Ba’aj» un percorso aperto in questi ultimi due anni dallo Stato Islamico per garantire i collegamenti con Raqqa. Altre colonne di veicoli dello Stato Islamico avrebbero invece passato la frontiera di Al Qaim dirigendosi verso Deir El Zor, la regione petrolifera siriana controllata dall’Isis.

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Islamici: “ridateci le moschee abusive”

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Dopo la chiusura dell’ultimo “centro culturale” fuorilegge arriva la minaccia: “Pronti ad invadere San Pietro”

Roma Nonostante la protesta organizzata dalla comunità musulmana al Colosseo contro la chiusura delle moschee abusive, la polizia locale di Roma Capitale, nei giorni scorsi, ha apposto i sigilli ad un’altra sala preghiera in via Montenovesi, nel quartiere Boccea.

I musulmani romani hanno perciò annunciato una nuova mobilitazione. Quella di Boccea, infatti, è la sesta moschea non a norma ad essere posta sotto sequestro in pochi mesi.

Il motivo è sempre lo stesso: abusi edilizi e mancato rispetto delle norme per la sicurezza all’interno dei locali. Di sale-preghiera così, a Roma, ce ne sono circa 52.

Si chiamano centri culturali islamici, ma in realtà sono vere e proprie moschee, ricavate in garage, scantinati o ex magazzini, che ogni venerdì accolgono centinaia di fedeli islamici (guarda il video).

 

«Qui pregano fino a 300 persone, se ci chiudono dove andiamo?», ci dice Hussein che lavora in una ferramenta a Tor Pignattara, a pochi metri dal centro islamico dove tutti i giorni viene a pregare. Questo quartiere della periferia est di Roma, dove la metà degli abitanti sono musulmani, è il cuore della protesta islamica contro la chiusura dei luoghi di culto.

«Noi viviamo qui, lavoriamo qui, non possiamo mica andare a pregare ai Parioli – spiega Anwar, presidente di una sala preghiera del quartiere -. In Italia non c’è una legge per le moschee, quindi noi troviamo i locali e li sistemiamo a modo nostro».

Qui a Tor Pignattara l’ennesima chiusura la considerano «una presa in giro», perché è avvenuta mentre era ancora aperto il tavolo tra la Prefettura, il Comune e le associazioni islamiche, per trovare una soluzione al problema (guarda le foto). Continua a leggere

Trump l’europeista (e più “socialista” di Hillary). Ecco perché ha vinto e ora?

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facebook_1478713319638Abbiamo voluto aspettare un giorno a commentare la vittoria di Donald Trump per due motivi: 1) Su queste cose, i commenti a caldo si rischiano di pagare cari nel tempo. Abbiamo suscitato la curiosità dei lettori che per tutto ieri hanno visitato il sito, con migliaia di ritorni di visita degli stessi utenti, favorendo, dati alla mano, la lettura di altri articoli, soprattutto di tematica religiosa. 2) Abbiamo preferito star fuori dalla sbornia dei commenti e, quindi, differenziarci, raccogliendo maggiori elementi di giudizio, per fornirvi oggi un’analisi più completa. Opinabilissibila, perché la politica è l’arte del possibile. L’ articolo è di Alessio Mannino, Direttore del quotidiano on-line www.vvox.it cui collabora anche il nostro Responsabile Matteo Castagna, che qui scrive la sua opinione e la vignetta, sagace e azzeccatissima, è dell’amico Alfio Krancic. 

di Alessio Mannino

5 motivi per cui la vittoria dell’inaffidabile miliardario istrione donnaiolo è una buona notizia per noi. sempre che mantenga le promesse

Ogni buon europeo non dovrebbe essere scontento della vittoria di Donald Trump. Perché all’Europa, e dunque anche all’Italia, conviene. Almeno stando alle idee di politica internazionale esposte da “The Donald”, che ora come ora non possiamo sapere se saranno le classiche, elettorali, promesse da marinaio. Dandole per buone con scettica riserva (l’uomo non è esattamente un campione di affidabilità), passiamole in rassegna e vediamo cosa potrebbe comportare la presidenza Trump per noi.

NO GLOBAL
1. «L’americanismo, non il globalismo, sarà il nostro credo». Prima vengono gli Americani («America First»), poi tutto il resto. Il miliardario statunitense è un no global. Sembra paradossale, ma è così. All’origine delle cause sociali che l’hanno portato a battere l’odiosa Hillary Clinton (il tasso reale di disoccupazione più alto dei numeri statistici, l’aumento da 28 a 45 milioni dal 2008 a oggi degli americani che per mangiare ricorrono ai buoni alimentari, il divario fra ricchi e poveri aumentato, tutto questo in barba alle magnifiche sorti progressive del bluff Obama, che sarà ricordato in positivo solo per l’insufficiente Obamacare) c’è proprio la globalizzazione. Continua a leggere

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