Come pensavamo e come è avvenuto, l’articolo che pubblicammo sui complottismi ha destato varie reazioni. Volutamente provocatorio, infatti, era preceduto da un cappello introduttivo molto chiaro sulla nostra posizione. Rino Camilleri nega l’esistenza di ogni complotto. E, a nostro avviso, sbaglia. I complotti esistono eccome! Ma non devono diventare un’ossessione maniaco compulsiva. perciò la nostra assidua lettrice Claudia Marus ha, prima parlato col nostro responsabile per chiarire le posizioni e poi ha voluto scrivere questo articolo, che come promesso, pubblichiamo. Chi volesse commentare, piena libertà, nei limiti del buon senso:
di Claudia Marus
Nell’articolo dedicato al “Complottismo” di Rino Cammilleri si è buttato il bambino con l’acqua calda, cioè si sono messi insieme i Troll con coloro che denunciano certe verità sulla base di studi e documenti seri, tutti comprovabili, in quanto sono proprio coloro che fanno dei danni immensi, nel loro delirio di onnipotenza, che si rivelano, narcisi indefettibili e cinici, sicuri di avere ormai il mondo in mano. D’altronde il loro operato lo ha ridotto nello stato in cui si trova, per cui coloro che remano contro e vogliono cambiare le cose vengono demonizzati in un crescendo senza esclusione di colpi, suscitando- finalmente- delle reazioni ormai difficili da controllare. Soros, che fisicamente assomiglia veramente a un rettile, il che non giustifica la teoria, anche Kissinger non scherza, ma a ben vedere ce ne sono altri, non ha capito che sobillando, dietro laute mance, delle masse disinformate e quindi facilmente manovrabili ma anche volubili, non fa che portare acqua al mulino di quelli che vorrebbe disintegrare, i così detti ‘populisti’ che invece ne hanno piene le tasche, e a buona ragione.
Il priorato di Sion un invenzione? O forse molta confusione come cerca di chiarire questo link: http://storia-controstoria.org/europa-segreta/il-priorato-di-sion-laraba-fenice-delle-societa-segrete/
Comunque un testo sicuramente attendibile scritto dall’ottimo Prf. Marletta è: “La riscoperta del Graal” Editori Riuniti. Continua a leggere
Dall’ Ucraina ci scrive il religioso Timoteo, del Patriarcato Cattolico Bizantino, chiedendo la pubblicazione sul nostro sito di questo messaggio per il popolo italiano, che riteniamo interessante nei suoi contenuti. Ricordiamo che l’Ucraina è il terzo Paese, per numero di visite, a seguire Agerecontra.it e che questi religiosi fecero molto parlare di sè quando dichiararono la Sede Vacante poco prima del raduno demonolatrico di Assisi III, presieduto da Ratzinger :
Questo dice il Signore tuo Dio, Gesù Cristo:
„Io tutti quelli che amo li rimprovero e li castigo. Mostrati dunque zelante e ravvediti. Ecco, sto alla porta e busso…“ (Ap 3,19-20).
Cari cristiani di nazione italiana!
Dio ha donato al vostro Paese molti santi: San Benedetto, San Francesco d’Assisi, Santa Chiara, San Francesco di Paola, Santa Rita, Santa Caterina da Siena, i martiri dei primi secoli e molti altri. Ognuno di loro ha giocato un ruolo chiave che ha cambiato la storia della tua nazione e dell’Europa intera. Che dire sulla fede incrollabile di San Giovanni da Capestrano il quale con le sue prediche portava alla penitenza i fedeli delle città italiane. I credenti, dopo tali prediche, bruciavano, sulle piazze principali, i simboli dei loro peccati e della loro vita viziosa. Le donne gettavano via i loro ornamenti femminili, gli uomini rinunciavano allo spirito d’inimicizia e di vendetta. Le città, conosciute per loro rivalità, scontri sanguinosi e incendi, diventavano come agnelli miti. Quanti furono i giovani infiammati e spinti da lui a consacrarsi al servizio di Dio! Grazie a San Giovanni da Capestrano, i cristiani riportarono, nella battaglia presso Belgrado, la vittoria contro l’esercito musulmano, che si lanciava contro l’Europa. Purtroppo, la gerarchia cattolica attuale chiamerebbe quel santo un fondamentalista intollerante e con tutta probabilità lo dichiarerebbe malato di mente. E che dire dei meriti di Padre Marco d’Aviano che unì i cristiani che, in seguito, a Vienna, vinsero in battaglia i musulmani condotti da Kara Mustafa, che voleva umiliare Roma e la cristianità intera con la spada, perché – secondo lui – tutto doveva essere sottoposto al Corano.
In passato, uno di noi ha soggiornato, per sei anni in Italia; prima, come studente a Roma e poi, per un breve periodo, come sacerdote religioso, a Civitavecchia. Ecco la sua testimonianza: «Da un lato, incontravo credenti sinceri che si dedicavano molto alla salvezza del loro prossimo e della loro nazione. Essi pregavano, facevano penitenza, cercando di vivere in unità con Dio. Dall’altro lato, soffrivo vedendo in quale terribile stato era decaduta la fede in Gesù Cristo e la morale. In certi giorni, il velo di tenebra che copriva l’Italia si mostrava in tutta la sua visibilità. Erano giorni insopportabili. La droga, il sesso sfrenato tra i giovani, i divorzi, gli aborti, mammona, la mafia, la magia, il satanismo, le sétte, la corruzione, la massoneria – piaga dell’intera Italia. Mi rendevo conto che tale situazione era la terribile conseguenza dello stato desolato in cui si trovava la Chiesa Cattolica, la sua gerarchia e molti dei suoi sacerdoti. Molta gente era confusa per causa loro».Continua a leggere
Grecia, attacco xenofobo contro campo di rifugiati nell’isola di Chios: migranti e operatori feriti
Un violento attacco xenofobo, con lancio di molotov, petardi e sassi ha colpito il campo di rifugiati sull’isola greca di Chios, dove da ieri ci sono proteste contro i migranti. Circa 150 migranti rifugiatisi in Grecia dalla guerra siriana, sono stati costretti a fuggire. Lo scrivono vari media internazionali, fra cui la Bbc. Nell’assalto è rimasto ferito alla testa da una pietra un rifugiato. Distrutte una cinquantina di tende e baracche.
Anche due operatori umanitari che lavorano tra i profughi sono stati feriti nel campo di Souda a Chios, che ospita circa 4.000 rifugiati. L’Unhcr, che lo gestisce, fa sapere che fra i tendoni distrutti dai teppisti – che hanno lanciato i loro oggetti contundenti dal muro che circonda il campo – ve ne era uno da 50 posti. «I volontari hanno cercato di sopperire erigendo una piccola tendopoli fuori da Souda e hanno rivolto un appello alla polizia perché sorvegli la zona.
Roland Schoenbauer, operatore dell’Unhcr ha detto alla Bbc che, malgrado ciò, non tutti migranti avranno un posto asciutto dove trascorrere la notte per il pericolo di nuovi scorribande. Secondo i media greci, dietro all’attacco c’è l’estrema destra greca di Alba Dorata, e l’episodio viene messo in relazione con un episodio in cui sono coinvolti quattro migranti (pare tre algerini e un iraniano), che ieri avrebbero svaligiato un negozio di fuochi d’artificio e lanciato petardi in giro per l’isola. Una rappresaglia, quindi. Dei migranti in cerca d’asilo ospitati a Souda, il 60% proviene dalla Siria, il 20% dall’Iraq, il 10% dal Nord Africa e il 10% da altre parti del mondo. Continua a leggere
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In questo numero studieremo la Tradizione (cosa significa, come si conosce e come si osserva), la Chiesa e l’assistenza divina.
Ultimi articoli:
– Comunicato numero 35. Che cos’è la Tradizione? Ovvero se si possa osservare la Tradizione andando contro il Magistero;
– Lamentabili Sane Exitu di san Pio X, n° IX, X, XI e XII;
– Vita e detti dei Padri del Deserto: Padre Arsenio, parte 12;
– Del gran mezzo della Preghiera, Parte II. Preliminare, parte 8;
– Pio IX, «Dei Filius». Introduzione sulla fede cattolica;
– Pio IX, «Dei Filius». Capitolo I. Dio creatore di tutte le cose;
– Pio IX, «Dei Filius». Capitolo II. La Rivelazione;
– Pio IX, «Dei Filius». Capitolo III. La Fede;
– Pio IX, «Dei Filius». Capitolo IV. Della Fede e della Ragione;
“Aborto, il perdono del Papa”, titola il Corriere. Ma che dico? Tutte le prime pagine dei giornali, tutte le aperture dei radio-giornali e delle tv sono per lui ed esultano con lui a grandi strilli: El Papa che ha depenalizzato l’aborto. Perché così l’hanno voluta intendere i media. “Il via libera all’aborto facile: tanto poi basta una bella confessione e tutto è a posto”. Lo ha tolto dai “valori non negoziabili”. Adesso, è negoziabile.
Ora, vi dico subito quale sarà l’effetto di questo ennesimo atto di infinita miserikordia, malvagia e furbissima, di El Bergoglio: la persecuzione dei medici obiettori. Corre già da mesi sui media una campagna strisciante contro di loro. Una campagna che si è valsa di falsità mediatiche evidenti, come quando a ottobre i giornali e tv strillarono che una donna era morta a Catania perché il medico si era rifiutato di estrarle il feto perché obiettore: “Finchè è vivo non faccio niente”, avrebbe detto ….Solo che l’indagine ha mostrato la completa infondatezza di questa circostanza. Pura invenzione di un gruppuscolo abortista e radicale locale.
Pura propaganda di regime. Del regime di totalitarismo della dissoluzione in cui viviamo, e che ha fretta di disconoscere il diritto delle coscienze che si rifiutano di uccidere: come? L’aborto è legale, e loro disobbediscono a una “legge dello Stato” rifiutandosi di praticarlo. Già insinuano apertamente: non obiettano per motivi morali, ma “per fare carriera”, per qualche motivo abietto, che “lo Stato” dovrà pur scoprire e smascherare – frugando in quelle coscienze, per vedere cosa nascondono. La coscienza non è più inviolabile e insindacabile.
Da oggi, il totalitarismo avrà un’arma decisiva contro questi medici: Ma come osate? In nome di quale “morale” volete sottrarvi al dovere verso lo Stato? Il Papa ha sdoganato l’aborto, lo ha “spostato nello scaffale più basso”, e voi invece vi intestardite? Lui ha miserikordia e voi no! Non sarete mica tradizionalisti, conservatori! Trumpiani, magari! Lasciatevi frugare nella coscienza. Obbedite alla legge dello Stato, altrimenti – licenziati dal servizio sanitario nazionale. Niente più stipendio.
Naturalmente, è umano, molti cederanno. Non ci sarà che un piccolo gruppo che non potrà più “né vendere né comprare” perché non ha il marchio della Bestia. Non facciano conto sulla miserikordia di El Papa: non l’ha usata per gli ottocento Francescani dell’Immacolata, non l’ha usata per padre Manelli – a proposito: persino la giustizia civile lo ha assolto dalle calunnie che gli hanno sparato addosso gli ecclesiastici avversari, come mai non viene reintegrato nei suoi diritti divini e sacerdotali? – non ha alcuna misericordia coi preti che i suoi vescovi progressisti disincardinano e lasciano privi di ogni sussistenza. Questa è la misericordia di El Papa.
Padre Manelli assolto. I media l’hanno trattato così. Invece lodano El Papa.
Peraltro, a spese di queste anime mediche, Bergoglio ha attuato una mossa astuta, da quel consumato demagogo sovversivo che è, volto a rafforzare il suo potere rivoluzionario: i media sono tutti con lui contro i “conservatori”, contro “i legalisti che pongono condizioni alla misericordia” – in chiaro, nella guerra che scatena contro i quattro cardinali che gli hanno chiesto di chiarire i passi dubbi della sua pseudo-enciclica Amoris Laetitia, con un sì o un no, e non avendo avuto risposta, hanno reso pubblico il loro dissenso. Con un certo coraggio, dal momento che El Papa è vendicativo, ed usa i poteri che ha dentro al Chiesa gerarchica come un dittatore staliniano: “senza alcun limite legale”. Come quei dittatori , pensa che siccome il diritto “mette limiti alla misericordia”, ha abolito il diritto nella Chiesa: chi è perseguitato non ha più una istanza cui appellarsi per avere giustizia, per provare la sua innocenza.
Per la Scaraffia, con questo degradazione dell’aborto da gravissimo peccato ad infrazione, “la chiesa smette di essere una agenzia dispensatrice di norme e diventa una madre che accoglie i peccatori reduci da tante sofferenze”.
Come se la Chiesa dei duemila anni precedenti non avesse mai accolto i peccatori. La Chiesa dispensatrice di norme ha convertito miliardi di esseri umani al Cristo, ha generato decine di milioni di anime sante. La Chiesa “tutta misericordia” di Bergoglio toglie diritti, si allea al totalitarismo per perseguitare i medici che hanno una coscienza. Confermando la sua riduzione a strumento dello stato totalitario globale in fieri.
Il patriarca Kirill a RT: “L’Occidente va contro la natura morale degli esseri umani”. E su Donald Trump: “Da lui parole di speranza”
“Quello che sta accadendo dei Paesi occidentali è che, per la prima volta nella storia umana, la legislazione va contro la natura morale degli esseri umani”.
In una lunga intervista a RT, che spazia dalla guerra civile in Siria ai rapporti tra gli Stati Uniti e la Russia, il patriarca Kirill ha durament criticato quelle leggi che hanno legalizzato in tutto l’Occidenti i matrimoni omosessuali. “Non è la stessa cosa, certo, ma in qualche modo possiamo paragonarlo all’apartheid in Sudafrica o alle leggi naziste – spiega il capo della Chiesta Ortodossa – erano frutto di un’ideologia e non parte della natura morale. La Chiesa non potrà mai approvarlo”.
Nell’intervista con RT, il patriarca Kirill analizza attentamente la situazione politica a livello globale. “Continuiamo a sentire che la coalizione ha un suo approccio e la Russia ha una posizione diversa – spiega – ora è il momento in cui non possiamo più avere due posizioni in conflitto. Dobbiamo allinearci”. Ecco perché è stato contento di sentire ciò che Donald Trump ha detto a questo proposito dopo aver vinto alle elezioni. Il presidente eletto degli Stati Uniti ha chiaramente sottolineato la necessità di combattere il radicalismo e il terrorismo islamico. “Speriamo sia l’obiettivo verso cui andremo, anche in termini di relazioni tra la Russia e gli Stati Uniti“, ha proseguito il leader religioso. “Il terrorismo costituisce una reale minaccia per il mondo intero, inclusi la Russia, il Medioriente, l’Europa occidentale, gli Stati Uniti – sottolinea – quindi è tempo di mettere assieme le idee, unire le forze e collaborare per risolvere questo problema che molti Paesi e popoli stanno affrontando”. Continua a leggere
La misericordia della Chiesa si manifesta soprattutto quando un cristiano è in punto di morte: allora – ad esempio – tutti gli impedimenti che il diritto ecclesiastico pone alla validità di un matrimonio possono essere dispensati dal vescovo, dal parroco, persino da un semplice sacerdote (cf canoni 1043-1044 del codice voluto da san Pio X e promulgato da Benedetto XV). Solo due impedimenti non possono essere dispensati, neppure in quel momento, neppure per dar pace alla coscienza del moribondo, anche per quella legge il cui valore supremo è la salvezza delle anime; ed uno di questi due è l’impedimento che viene dall’aver ricevuto il sacerdozio. Gli ordini sacri ricevuti rendono nullo e invalido il matrimonio (can. 1072) e neppure l’arrivar della morte, del giudizio e dell’eternità può spezzare quel giuramento che il sacerdote a fatto a Cristo (cf can. 1043-1044).
Così è, e così era per tanti cristiani fino al Vaticano II. Quando Giovanni Battista Montini aprì le porte a una mortale misericordia, tantissimi sacerdoti abbandonarono abito ed altare ricevendo con tanta indulgenza in un certo senso l’autorizzazione e quindi – inevitabilmente – l’incoraggiamento ad abbandonare lo Sposo per una sposa, con scandalo del semplice fedele al quale la Chiesa – non più lo stato – vietava il divorzio e l’abbandono del coniuge.
Adesso la ‘misericordia’ di Jorge Mario Bergoglio ha tolto ‘ingiuste’ diversità tra consacrati e laici: la ‘comunione’ eucaristica potrà essere data ai preti infedeli alla loro vocazione come ai coniugi infedeli al vincolo matrimoniale. Per chiudere l’ “Anno Santo” della Misericordia, J.M. Bergoglio, con un gesto simbolico, ha voluto rendere visita a Roma, a Ponte di Nona, l’11 novembre, a sette coppie composte da sacerdoti ‘spretati’ (come dice il popolo) e dalle loro famiglie.
La giusta analisi, che pare il seguito logico a quella che ha superato le 7.000 letture del nostro Matteo Castagna in merito al “matrimonio” tra la Fraternità San Pio X e i modernisti, viene scritta per RS, segnalata e qui pubblicata:
di Augusto Maria de Gattis
“Avete visto? Nessun accordo”, hanno (timidamente) esultato i resistenti della Fraternità San Pio X in seguito alla conferenza stampa di “monsignor” Rino Fisichella con la quale veniva resa pubblica la “Lettera apostolica” di Bergoglio a conclusione del “giubileo”.
E invece no: un riconoscimento, ancorché di fatto e pastorale, c’è eccome. Ma si sa, Bergoglio è l’uomo della pastoralità, della pragmaticità, è colui al quale non interessano troppo le dispute teologiche, quelle le lascia ai teologi di professione. Lui è l’uomo dell’ecumenismo del battesimo, del ciò-che-unisce, tanto in Lutero quanto in Lefebvre.
Allora, cosa è avvenuto ieri con la Misericordia et Misera? Nulla di che, a sentire le lande resistenti fraternine: solamente l’estensione di quanto disposto dal “Santo Padre” all’inizio dell’“Anno Santo”, ovvero la concessione di giurisdizione ai sacerdoti lefebvriani che, dunque, confesseranno lecitamente e validamente «fino a nuove disposizioni». Hai detto niente! Si tratta di un riconoscimento vero e proprio, da parte del “papa” che la Fraternità riconosce e con il quale è in comunione: come potrebbe, altrimenti, il “papa”, riconoscere chi non riconosce? Come potrebbe, il “papa”, accordare diritti a chi non fosse pecora del proprio ovile? Come potrebbe, il “papa”, dare giurisdizione a chi non fosse, ai suoi occhi, già membro della Chiesa?
Purtroppo, per la Fraternità San Pio X non dev’essere stata nemmeno una grande novità. Già il 10 aprile scorso, infatti, il superiore generale mons. Fellay, durante un pellegrinaggio (“giubilare”, naturalmente, con annesso lucro delle “indulgenze”), aveva preannunciato che il “papa” avrebbe esteso tale concessione: glielo confidò Bergoglio stesso nell’incontro avuto il 1 aprile precedente, lo stesso incontro durante il quale il modernista Bergoglio garantì la cattolicità della Fraternità (sic!). Paradossale? No, lefebvriano. Continua a leggere
Il “Papa” spiega: “Lutero voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina. Poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere”.
“Io proseguo sulla strada di chi mi ha preceduto, seguo il Concilio”. (lo abbiamo sempre detto: lui prosegue nel solco tracciato dal conciliabolo della “Contro-Chiesa”, avanzando o indietreggiando nel cammino rivoluzionario a seconda delle circostanze e dei tempi, N.d.R.)
Quanto alle opinioni, bisogna sempre distinguere lo spirito col quale vengono dette. Quando non c’è un cattivo spirito, aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione”. Così Papa Francesco, in un’intervista ad Avvenire, respinge l’accusa di voler “protestantizzare” la Chiesa, alla luce del suo recente viaggio in Svezia per i 500 anni della riforma di Martin Lutero. Accusa che, aggiunge Bergoglio, “non mi toglie il sonno”.
Per il Papa, l’incontro con la chiesa luterana a Lund “è stato un passo in più nel cammino ecumenico che è iniziato cinquant’anni fa e in un dialogo teologico luterano-cattolico che ha dato i suoi frutti con la dichiarazione comune, firmata nel 1999, sulla dottrina della giustificazione, cioè su come Cristo ci rende giusti salvandoci con la sua grazia necessaria, il punto da cui erano partite le riflessioni di Lutero”. Papa Francesco ricorda che, prima di lui, Benedetto XVI era andato a Erfurt e “aveva ripetuto che la domanda su ‘come posso avere un dio misericordioso’ era penetrata nel cuore di Lutero, e stava dietro ogni sua ricerca teologica e interiore. C’è stata una purificazione della memoria”. “Lutero – spiega ancora il Pontefice – voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina. Poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere”.
Giubileo, ecumenismo, Concilio: intervista di Avvenire a Francesco alla vigilia della chiusura della Porta Santa: «La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi»
«Il Giubileo? Non ho fatto un piano. Le cose sono venute. Semplicemente mi sono lasciato portare dallo Spirito. La Chiesa è il Vangelo, non è un cammino di idee. Questo Anno sulla misericordia è un processo maturato nel tempo, dal Concilio… Anche in campo ecumenico il cammino viene da lontano, con i passi dei miei predecessori. Questo è il cammino della Chiesa. Non sono io. Non ho dato nessuna accelerazione. Nella misura in cui andiamo avanti, il cammino sembra andare più veloce, è il motus in fine velocior ». Casa Santa Marta, è mezzogiorno. La conversazione con papa Francesco entra diretta nelle dinamiche di un periodo ecclesiale intenso, e non poteva che soffermarsi in particolare sugli incontri e sui passi ecumenici compiuti che hanno costellato anche i viaggi apostolici in questo Anno della misericordia che sta per concludersi e sulla ricerca prioritaria dell’unità dei cristiani, in questo tempo storico lacerato dai conflitti.
Dopo il viaggio in Svezia gli dissi al telefono che, durante il volo di ritorno a Roma, dialogando con i giornalisti su quell’importante incontro riconciliato con i luterani, era rimasta inevasa una sua chiosa, e che da tempo pensavo di rivolgergli alcuni interrogativi proprio sull’ecumenismo. Mi prese in contropiede dicendomi che avrebbe potuto rispondere subito. «Ma adesso?…», gli chiesi, e mi accordò un bonario rinvio.
All’appuntamento almeno arrivo in anticipo. Entro con mio figlio, mentre fuori piove. Ma è già ad attenderci sulla porta. Come già in altre circostanze è sulla soglia che lo ritrovo, come il padre di sempre, come la prima volta che lo incontrai, non pochi anni fa. La pazienza nell’aspettare sembra sia la sua fibra, una ragione d’essere, il suo mestiere. Prende gli occhiali e sfoglia senza fretta la sfilza di domande. A margine ha appuntato qual- che nota. Mentre si alza a disporre i fiori bagnati di pioggia penso agli sgoccioli dell’Anno Santo, alla Porta della misericordia che sta per chiudersi, e rileggo un’osservazione di cinquant’anni fa del patriarca ortodosso Atenagora nel dialogo con Olivier Clément, che mi sorprende: «Dovremmo scrutare più profondamente il destino di Pietro nel Vangelo. Pietro – ha scritto san Gregorio Palamas – è il prototipo stesso dell’uomo nuovo, ovvero il peccatore perdonato. Egli può essere qui solo per ricordare alla Chiesa che essa vive del perdono di Dio e non ha altra forza che la Croce. Se nella Chiesa c’è un vescovo che è “l’analogo” di Pietro allora siamo ben lontani dal potere e dalla gloria mondana. E se Pietro dimenticasse che la sua testimonianza fondamentale è quella del peccatore perdonato allora, a immagine di Paolo ad Antiochia, profeti verranno a opporsi a lui “a viso aperto” ( Gal 2,11)». Guardo il Papa in silenzio, poi gli chiedo: