La riforma Renzi non é (solo) una riformaccia nel merito: la Costituzione andrebbe riscritta per intero

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La riforma Renzi non é (solo) una riformaccia nel merito: la Costituzione andrebbe riscritta per interoPer inciso, noi Cattolici non avremmo bisogno di alcuna Costituzione perché basterebbero i 10 Comandamenti e i Precetti della Chiesa. Col compendio di Dottrina sociale si ricostruirebbe la Politica…N.d.R.

di Alessio Mannino, direttore di Vvox

La Renzi-Boschi-Jp Morgan non è una riforma e non è soltanto una riformaccia: è una riformicchia. Sì è vero, tocca ben 47 articoli della Costituzione, alla rinfusa. Mira a svuotare, di fatto, quel poco e maldestro federalismo introdotto nel 2011 dal centrosinistra che riscrisse il Titolo V (le materie oggi “concorrenti” fra Stato e Regione tornerebbero, nelle intenzioni dei neo-centralisti renziani, di esclusiva spettanza di Roma, «quando lo richieda la tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale»). Prevede un comico abbassamento del quorum nei referendum, non più il 50% degli aventi diritto ma la metà dei votanti alle ultime politiche, con il contentino dei nuovi referendum propositivi e d’indirizzo (e non più soltanto abrogativi, alzando tuttavia il numero di firme a 800 mila, a 150 mila per le leggi di iniziativa popolare).

Fa risparmiare la miseria di 48 milioni per ridurre da 315 a 100 i senatori, e 8,7 milioni chiudendo il Cnel (unica novità da sottoscrivere in toto: già nel 1978, l’ex presidente della Costituente, il comunista Terracini, sottolineava che anziché essere «la sede naturale della mediazione fra lavoratori e datori di lavoro», non si era mai discostato dall’essere «un organo inesistente»). Illude di spingere sulla velocità di approvazione delle leggi, falso clamoroso: di leggi se ne sfornano a iosa, il ritmo dipende unicamente dalla volontà politica dei partiti, dalla qualità dei peones in aula e in commissione, dalle loro beghe, tattiche e giochetti di retrobottega.

Se sommiamo il tutto, cosa resterebbe in mano se vincesse il Sì? Quel che serve al signor Renzi per compiacere i comitati d’affari stranieri, blandire l’elettorato alla Cracco che si beve il riformismo purchessia, gettare le fondamenta di un partitone di centro che contemporaneamente elida gli scocciatori della sinistra interna Pd e assorba i senza fissa dimora a destra. Cercando di riuscire là dove tre commissioni bicamerali dal 1983 a oggi (Bozzi, De Mita, D’Alema) non sono riuscite, passando così alla Storia. O di uscirne comunque bene, personalmente più forte, se gli dicesse male nel caso di vittoria del No ma con un Sì sopra il 40%. Perché tutti quei voti favorevoli, dal primo all’ultimo, se li intesterà lui e solo lui,in un referendum che è in realtà un referendum su Renzi. Vince anche se perde, il Machiavelli per meno abbienti.

Ma, per cambiare l’Italia come da slogan governativo, bisognerebbe cambiarla interamente, la sacra Carta. Che sacra non è: scritta da mortali in un determinato periodo storico, è un prodotto storico, mortale e rivedibile. Non è l’appendice dei Dieci Comandamenti. E con tutto il rispetto, chi se ne importa di cosa scrive l’Economist (che non è il Vangelo e non è nemmeno così straniero e neutro: il primo azionista col 43% è la Exor degli Agnelli). Il bicameralismo andrebbe abolito tout court, anziché perpetuarlo in un Senato-pastrocchio, ridotto a camera d’evasione romana per consiglieri regionali e sindaci che potranno frequentarlo poco e quindi male (ma col beneficio dell’immunità parlamentare). Senza per altro assicurare che la “navetta” (l’andirivieni legislativo fra i due rami del Parlamento) sia eliminata, visto che il Senato continuerà a poter inserirsi sempre, sia pur entro 30 giorni, mantenendo potestà piena su leggi costituzionali e garantendosi di far tornare alla Camera quelle riguardanti le Regioni e i trattati internazionali (cioè in pratica il nevralgico campo dei rapporti con l’Unione Europea). Il federalismo andrebbe rafforzato, o per meglio dire fatto seriamente. Non come oggi, litigiosamente, vedi la battaglia vinta alla Consulta dalla Regione Veneto a guida Zaia contro il decreto Madia, che Renzi ha avuto gioco facile a girare a suo favore, come esempio di un’Italia «bloccata».

Ma soprattutto sarebbe il caso di fare le persone serie, indire un’Assemblea Costituente e ripensare la Costituzione fin dall’articolo 1, dato che la sovranità non appartiene più al popolo italiano da un pezzo. Sicuramente a partire dal 2012, quando di soppiatto fu stravolto l’articolo 81 introducendo non già il pareggio di bilancio, come si vuol far credere, ma costituzionalizzando il debito: l’«indebitamento» diventa ammissibile in casi di calamità naturali o per combattere i cicli economici negativi, tanto che è stato abrogato il divieto di stabilire nuove spese o tributi; e questo per rispettare gioiosamente il Fiscal Compact, il pazzesco trattato europeo del 2012 che ci impegna a ridurre il debito di 50 miliardi l’anno fino al 2032, condannandoci ad una politica di austerità (tasse e tagli) eretta a norma costituzionale. A questo punto il nostro quotidiano lavoro su cui si fonda la beneamata Repubblica, ammesso e non concesso sia mai stato un valore, è diventato un disvalore: perché dovremmo lavorare per pagare un debito inestinguibile in un’Europa-gabbia? No, non basta un Sì. Magari bastasse. Meglio votare No.

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Splendori d’ancien Régime. L’altare portatile del Cardinal Francesco Maria de’ Medici (1660-1711) e la devozione religiosa della famiglia medicea

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imagePer non dimenticare cosa fu la Tradizione

Segnalazione di Maurizio-G. Ruggiero

http://www.prolocosigna.it/notizie/2016/il-granducato-mediceo-fra-storia-arte-e-devozione

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L’Altare da viaggio del Cardinale Francesco Maria de’ Medici

Il Comune di Signa e l’Associazione Scambi Internazionali hanno organizzato a Signa presso la Sala dell’Affresco del Palazzo comunale una mostra dal titolo Il Granducato mediceo tra storia, arte e devozione. L’Altare da viaggio del Cardinal Francesco Maria [1660-1711].

La mostra, curata da Maurizio Catolfi, che si svolgerà dal 26 novembre al 18 dicembre 2016, è incentrata sull’altare da viaggio appartenuto alla famiglia Medici,attualmente giacente nei depositi delle Gallerie degli Uffizi. Attraverso le storie dei personaggi del Granducato mediceo, la mostra racconta quel periodo straordinario nel quale Firenze era centro di potere politico ed economico ma anche culturale e artistico, e porta  una riflessione e un approfondimento su un tema caro alla famiglia granducale: la devozione. Per questo motivo è stato scelto di esporre un oggetto significativo e allo stesso tempo di raro interesse artistico e storico anche per la unicità del pezzo: un altare portatile che testimonia i viaggi devoti della  famiglia Medici, in questo caso appartenuto al Cardinal Francesco Maria, fratello del Granduca Cosimo III e figlio di Vittoria della Rovere e Ferdinando II. Verranno esposti  anche alcuni ritratti della Famiglia Medici in modo da ricreare una semplice ma suggestiva contestualizzazione. La mostra mette in evidenza anche il forte legame fra Cosimo III e Signa, e come la Beata Giovanna abbia avuto un ruolo importante nella devozione della famiglia Medici.

Orario di apertura al pubblico. Mattino: tutti i giorni (compresi sabato e festivi) dalle 9.30 alle 12.30.Pomeriggio: martedì, giovedì e sabato dalle 15.00 alle 17.00 – Ingresso libero-

La presentazione della mostra e del relativo catalogo è fissata alle ore 15.00 di sabato 26 novembre presso la vicina Pieve di San Lorenzo. Continua a leggere

Castro: un dittatore al servizio dei Gesuiti (conciliari)

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“Il mondo è pronto per raggiungere un governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale praticata nei secoli passati .” – David Rockefeller, 1991 – “lasciati prendere per mano dal bambino di Betlemme, non temere, fidati di lui, la forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un Nuovo Ordine Mondiale…” – Ratzinger, alias Benedetto XVI –

L’esempio della rivoluzione cubana dovrebbe renderci consapevoli sul come vengono condotte e orchestrate le cosiddette rivoluzioni popolari

articoli e estratti tradotti da: http://nwo-truthresearch.blogspot.com

“La vita di Fidel Castro è sempre stata legata alle profezie, alcune delle quali stranamente accurate. Probabilmente, la più nota è quella fatta dal Padre Gesuita Antonio Llorente, insegnante di Castro e suo consigliere spirituale al [Gesuita] Colegio de Belén. “Fidel Castro è un uomo del destino,” profetizzò Llorente. “Dietro di lui c’è la mano di Dio. Ha una missione da compiere, ed egli la compirà contro tutti gli ostacoli.”[1] In questo caso particolare, però, ho la sensazione che Padre Llorente si era un pò confuso su quale mano ci fosse dietro Fidel Castro.[…]”

Il Padre Gesuita Antonio Llorente, insegnante di Fidel Castro

“19. Lo studente è coinvolto in una banda o un gruppo antisociale ai margini dell’accettazione dei pari. Sì. E’ stato ampiamente documentato che, non appena entrato a Belén, formò la sua banda e iniziò a molestare gli altri studenti. I padri Gesuiti furono terrorizzati. Essi non avevano mai visto uno studente come Fidel Castro.[15] Egli continuò il suo coinvolgimento con le bande quando divenne studente di giurisprudenza presso l’Università dell’Avana.[16] […]”
Inoltre, sembra che gli sforzi dei Gesuiti nel favorire il mostro non furono fatti per errore, ma furono progettati. Il giornalista argentino Alfredo Muñoz Unsain, per molti anni corrispondente dall’Avana per France Press, racconta una storia piuttosto rivelatrice. Padre Pedro Arrupe visitò Cuba nei primi anni ’80 del novecento, e Muñoz Unsain ebbe l’opportunità di parlare con lui in diverse occasioni. In una di queste, ricorda il giornalista, il Papa Nero gli fece una classica litania gesuita, che terminava dicendo che era molto soddisfatto del lavoro dei gesuiti in America Latina, in particolare dei discepoli molto importanti che si erano sviluppati, i quali raggiunsero in seguito importanti posizioni in tutte le sfere del vivere. “Beh, credo che lei non sia orgoglioso di tutti loro”, ribatté Unsain, e aggiunse :”Non dimentichi che Fidel Castro è stato uno dei suoi discepoli.” Al che Arrupe rispose, nel classico modo Gesuitico, attraverso l’utilizzo di una domanda per rispondere ad un’altra domanda:“E che cosa le fa pensare che non siamo orgogliosi di Fidel Castro?”

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E’ disponibile il numero 36 di Sursum Corda (27 novembre 2016)

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Dio sia lodato!
Sul nostro sito è disponibile il numero 36 (del 27 novembre 2016) di Sursum Corda®.

Il settimanale si può scaricare gratuitamente nella sezione download dedicata agli Associati, oppure si può acquistare nel MiniShop in cartaceo o PDF. Gli articoli sono comunque leggibili gratis sul sito.

In questo numero studieremo il dogma del Magistero infallibile e l’infallibilità della Chiesa.

Ultimi articoli:

– Comunicato numero 36. L’infallibilità della Chiesa e del Romano Pontefice;

– Lamentabili Sane Exitu di san Pio X, n° XIII, XIV, XV e XVI;

– Lettera «In requirendis» ai vescovi del sinodo di Cartagine. Il primato della sede romana;

– Vita e detti dei Padri del Deserto: Padre Arsenio, parte 13;

– Pio IX, «Pastor Æternus». Introduzione sul primato Apostolico;

– Pio IX, «Pastor Æternus». Capitolo I. Istituzione del Primato Apostolico nel Beato Pietro;

– Pio IX, «Pastor Æternus». Capitolo II. Perpetuità del Primato del Beato Pietro nei Romani Pontefici;

– Pio IX, «Pastor Æternus». Capitolo III. Della Forza e della Natura del Primato del Romano Pontefice;

– Pio IX, «Pastor Æternus». Capitolo IV. Del Magistero Infallibile del Romano Pontefice;

– San Giovanni Bosco e il dogma dell’infallibilità;

– Del gran mezzo della Preghiera, Parte II. Preliminare, parte 9;

– Leone XIII contro la ribellione al Magistero.

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L’amico protestante di Bergoglio nella cabina di regia de “L’Osservatore Romano”

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di Sandro Magister

Figueroa

Da qualche tempo c’è una firma che compare con sempre più evidenza su “L’Osservatore Romano”, anche in prima pagina e anche nelle colonne degli editoriali.

È quella di Marcelo Figueroa, che da settembre dirige la nuova edizione settimanale de “L’Osservatore Romano” creata espressamente per i lettori dell’Argentina.

Figueroa è lui stesso argentino. E non è cattolico ma protestante, pastore della Chiesa presbiteriana e direttore per venticinque anni della Società biblica argentina.

Soprattutto, però, è amico di lunga data di Jorge Mario Bergoglio, che l’ha voluto vicino a sé anche nel recente suo viaggio a Lund, per la celebrazione dei cinquecento anni della Riforma luterana.

Ed è proprio questa sua stretta amicizia col papa che spiega l’inaudito ingresso di un protestante nella cabina di regia del giornale ufficiale della Santa Sede.

In Argentina, fu Figueroa a far sedere allo stesso tavolo, con lui in mezzo, l’allora arcivescovo di Buenos Aires e il rabbino ebreo Abraham Skorka, per una serie di colloqui trasmessi da Canal 21, la TV dell’arcidiocesi, e poi trascritti in un libro edito in italiano dalla Libreria Editrice Vaticana col titolo: “Conversazioni sulla Bibbia“.

Quel ciclo d’incontri fu interrotto alla trentaduesima puntata dall’elezione di Bergoglio a papa. La trentatreesima, rimasta inattuata, avrebbe avuto per argomento la parola “amicizia”, come ha raccontato poi Figueroa su “L’Osservatore Romano”. Continua a leggere

I Nuovi Crociati

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Questo è il titolone del primo grande articolo de Il Giornale.it di stamattina. Purtroppo l’esistenza di gruppi conservatori, che fanno confusione tra “papi buoni” (Wojtyla e Ratzinger) e “papi cattivi” (Bergoglio) inducono il giornalista a dar loro un peso eccessivo. Ma nella seconda parte dell’articolo emerge che la vera contestazione viene fatta dai sedevacantisti, che da Roncalli ad oggi, con una chiara posizione dottrinale, garantita dal Magistero Perenne della Chiesa, ritengono “non Papi” tutti i capi conciliari, in quanto hanno contraddetto la Fede di sempre, seppur con modalità e stili differenti, basandosi sulla sovversione perpetrata attraverso il Conciliabolo Vaticano II (1962-1965). 

Segnalazione di Raimondo Gatto

La guerra santa in nome di Dio, alle spalle del Papa

Hanno dichiarato guerra al Papa e sono accusati di fondamentalismo. Che sia l’inizio di una nuova scissione?

Fondamentalismo cattolico. Un accostamento sorprendente, abituati come siamo a pensare a quello islamico, torvo, violento, sanguinario. Fondamentalisti sono gli jihadisti, le milizie dell’Isis, i Paesi (sempre più numerosi) che adottano la legge coranica come norma fondamentale dello Stato.

È un’idea che richiama rigore e intransigenza nel riferimento letterale ai testi sacri delle religioni unito alla violenza (fisica e verbale) per imporli di nuovo. Prende fiato soprattutto nei periodi di cambiamento a salvaguardia appunto dei fondamenti. Difesa, arroccamento, ritorno alle origini. In questo senso l’idea di fondamentalismo viene estesa da alcuni intellettuali anche alla galassia, sempre più numerosa e rumorosa, dei cattolici critici verso Papa Francesco e le novità che sta introducendo a poco a poco nella Chiesa. È un movimento organizzato solo in parte, che si articola soprattutto sui social network, pronto a scattare davanti alle scelte di Bergoglio e permaloso se viene preso di mira, come del resto lo è chiunque venga inquadrato in un mirino.

È un fatto, però, che molti scritti su siti e giornali usano spesso toni esagerati, canzonatori verso il Papa, con vignette che se fossero pubblicate altrove farebbero gridare allo scandalo. Un esempio su tutti: un fotomontaggio pubblicato da uno degli intellettuali cattolici più accaniti contro Bergoglio, Alessandro Gnocchi, lo raffigura vestito da Lutero che sghignazza davanti a un crocifisso infranto a terra. Lo si trova nella rubrica «Fuori moda» sul sito Riscossacristiana.it. In questi termini, la contestazione antiromana è senza precedenti.

SCAMBIO DI RUOLI

In nome della fedeltà alla tradizione si attacca il custode e garante del «depositum fidei»: il Papa. È una contraddizione curiosa. Questi ambienti se la prendono con papa Francesco contrapponendolo a Benedetto XVI benché il vero rivoluzionario sia quest’ultimo: senza le dimissioni di Ratzinger, Bergoglio sarebbe ancora a Buenos Aires. Al tempo di Wojtyla e Ratzinger, dai conservatori partivano accuse di insubordinazione verso chi contestava il Papa anticomunista, il «pastore tedesco» della fede, le censure alla teologia della liberazione e la difesa dei «valori non negoziabili». E si taceva invece su iniziative come le preghiere interreligiose di Assisi, le visite alle moschee, le aperture ecumeniche. Il Papa è il Papa e non si discute. Ora il campo è rovesciato, quanti chiedevano obbedienza adesso disobbediscono e pretendono di insegnare al pontefice che cos’è la vera tradizione fissando loro il limite oltre il quale il successore di san Pietro va considerato eretico e traditore.

Ma per queste frange è corretto parlare di fondamentalismo, sinonimo di un’intolleranza sanguinaria più che verbale? A proporre il concetto è stato uno dei più autorevoli sociologi delle religioni, il professor Massimo Introvigne. Ha individuato questa categoria per identificare le frange tradizionaliste che contestarono il presunto «modernismo» dei papi Leone XIII e Pio XI, e per quanti successivamente se la sono presa con il Concilio e i pontefici degli ultimi cinquant’anni. «Il fondamentalismo spiega Introvigne è nato nella seconda metà dell’800 in ambito cristiano, nel protestantesimo, e solo un secolo dopo è stato applicato all’islam. Gli ambienti conservatori erano orgogliosi di quel titolo, prodotto da una reazione al nuovo e dal desiderio di tornare alle origini. Un’idea di purezza ed essenzialità legata al principio Sola scriptura: vale unicamente ciò che è scritto nei testi sacri».

Il cattolicesimo però non è Sola scriptura, non è una religione del libro ma l’incontro con un uomo, Gesù di Nazaret. Non è una forzatura parlare di fondamentalismo? Risponde Introvigne di no: «Se i fondamentalisti protestanti si richiamavano alla lettera della Bibbia, i cattolici si rifanno alla Tradizione. Cristo non ha scritto una riga, non ha lasciato libri ma successori, persone vive, in carne e ossa: gli apostoli e i papi. Sono il pontefice e i vescovi uniti a lui che definiscono cosa sia la tradizione oggi. Il fondamentalismo cattolico impugna la tradizione contro il Papa. O meglio, un’idea prefissata di tradizione».

LE ACCUSE

Sembra un dibattito teologico per iniziati. Non lo è più da quando lo stesso papa Francesco ha fatto proprio questo concetto. Ne ha parlato nel 2014 in un’intervista al quotidiano spagnolo La Vanguardia: «Nelle tre religioni abbiamo i nostri gruppi fondamentalisti, piccoli rispetto a tutto il resto. Un gruppo fondamentalista, anche se non uccide nessuno, anche se non picchia nessuno, è violento». Concetto ripreso più volte, l’ultima a luglio nel ritorno dalla Polonia: «Anche noi abbiamo i nostri fondamentalisti».

A chi si riferiva? Francesco non l’ha specificato. Magari intendeva le voci critiche «storiche»: i nemici del Concilio, i sedevacantisti, i lefebvriani e quanti lo considerano un antipapa al pari dei pontefici dopo Pio XII. Ma Introvigne si dice preoccupato piuttosto dalla «realtà più diffusa e informale di persone che non aderiscono a questi gruppi, vanno a messa nella loro parrocchia o alla messa tradizionale in latino, ma sviluppano, divulgano o assorbono posizioni fondamentaliste». (sono quelle persone che noi sedevacantisti abbiamo sempre chiamato la “MASSA DEI TRADIZIONALISTI SILENZIOSI”, conteggiandola, approssimativamente, attraverso sondaggi in tutta Italia, in UN MILIONE DI PERSONE circa, N.d.r.)

Il sociologo ha sintetizzato le sue idee in un lungo colloquio con la rivista culturale online Lanuovaeuropa.org la quale si occupa dell’ortodossia russa e conosce bene le fazioni fondamentaliste e antiecumeniche che, per esempio, considerano eretico il patriarca Kirill per l’incontro a Cuba con papa Francesco. Il web-periodico si è chiesto se la paura del nuovo, il sentirsi minacciati possa riguardare anche i cattolici. All’intervista con Introvigne Lanuovaeuropa.org ha fatto seguire una mappa dettagliata del «fondamentalismo diffuso» ripresa da altri giornali.

Apriti cielo. La suscettibilità di questi gruppi è esplosa sui social network e sui blog con accuse e perfino insulti verso gli autori dei saggi, in realtà scritti senza toni polemici né acrimonie. Reazione che farebbe pensare a un nervo scoperto. Le punte più oltranziste di questa contestazione antipapale non si limitano a parlare di «resistenza» al magistero di Francesco, ma lo accusano apertamente di essere traditore (come quando ha celebrato i 500 anni della Riforma di Lutero) ed eretico, con l’esortazione apostolica dopo il sinodo sulla famiglia.

Così, per esempio, a proposito del clamoroso appello di quattro cardinali a chiarire presunte ambiguità dell’Amoris Laetitia, il sito Corrispondenzaromana.it scrive: «Circola in Vaticano ed è attentamente studiato da teologi e prelati lo studio di Arnaldo Xavier da Silveira, Ipotesi teologica di un Papa eretico, pubblicato dall’editore Marco Solfanelli di Chieti. L’iniziativa dei quattro cardinali si inserisce in un processo di resistenza che si allarga ed è solo alle sue prime fasi. Ne vedremo gli sviluppi nei prossimi mesi». Quasi il preannuncio di una scissione.

NUOVO SCISMA?

L’insistenza bergogliana sulla misericordia, che pure è il cuore dell’insegnamento di Gesù, viene contrapposta alle tavole della legge. Il viaggio in Svezia e le aperture ai divorziati risposati sono stati come il drappo rosso per un toro. Per Introvigne si tratta comunque di correnti minoritarie, inversamente proporzionali all’eco che suscitano sul web: «Anzi, mi stupisce il loro scarso successo. All’epoca del Concilio Vaticano II avvennero vere rivolte contro le novità liturgiche e dottrinali, culminate nello scisma di monsignor Lefebvre. Qui non avverrà nulla del genere. Sono professionisti del web che sanno come farsi sentire».

Ma nelle ultime settimane s’è verificato un salto di qualità. La lettera dei quattro cardinali, uno dei quali non esclude un atto di «correzione» per il Papa, è clamorosa. La facoltà di assolvere dal gravissimo peccato di aborto estesa a tutti i preti (e non più esclusiva dei vescovi) è suonata a molti come l’ennesima scivolata del Papa verso il lassismo morale e la svendita della fede, altro che Vatileaks. In un’intervista all’Avvenire, il quotidiano dei vescovi, Bergoglio ha risposto così: «Alcuni continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere». Certi rimproveri «sono fatti con spirito cattivo per fomentare divisione. La Chiesa non è un campo di calcio che cerca tifosi». E a ogni buon conto, le critiche «non mi tolgono il sonno».

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Fatima e la Controrivoluzione ungherese da ricordare sempre

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card_jozsef_mindszenty-2-1L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Per ricordare la resistenza cattolica ungherese del 1956, nel novembre di sessant’anni da quella tragedia e la parte eroica del Cardinal Mindszenty che, in prigione dal 1949, solo allora fu liberato. Ma è passato a rifugiato nell’Ambasciata americana fino al 1971, quando fu «vittima» dell’accordo vaticano per spatriarlo. Morì nel 1975 a Vienna. Il presidente Orban non lo dimentica. È venuto a Fatima di recente per ricordarlo nel «Calvario degli Ungheresi».

In questo senso qui è riprodotta parte di uno scritto per descrivere i fatti de P. Werenfried, conosciuto come Padre Lardo, che a sua volta provò de difficoltà dei rapporti col Vaticano conciliare, che operava con la scellerata Ostpolitik di Montini e compagnia. Egli aveva allora organizzato una campagna di aiuti alla «Chiesa del Silenzio», cioè del mondo occupato dai sovietici, ma ecco che il Vaticano l’ha fatto cambiare il nome in «aiuto alla Chiesa che soffre», che continua tuttora un’opera di assistenza in generale. Sentiamo il Padre nel 1986:

“Cari benefattori ed amici dell’Aiuto alla Chiesa che soffre! Cari giovani, fratelli e sorelle in Cristo! Continua a leggere

Il calendario 2017 della rivista Sodalitium

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unknownSegnalazione del Centro Studi Federici

Il nostro calendario per l’anno 2017 è dedicato (come i convegni di Modena e di Parigi del 2016) alle ‘Guerre di religione’ che opposero, per più di ottant’anni, cattolici e protestanti; esse terminarono in Francia con l’editto di Nantes (1598) e altrove con la pace di Westfalia (1648) che sancirono nell’Europa fino allora cristiana il riconoscimento legale del Luteranesimo e del Calvinismo, a fianco del Cattolicesimo. Ci vuole coraggio, ai nostri tempi, a celebrare una guerra, e a ricordarne gli eroi! La guerra infatti, e anche noi lo crediamo, è un flagello che porta con sé dolore, lutto, morte, tante ingiustizie e tanti peccati. Ma la guerra è anche, come una dolorosa operazione chirurgica che si rende necessaria per l’avanzare della malattia. La guerra è anche il dovere di chi ha l’autorità per difendere il bene comune, la giustizia, l’ordine, la pace stessa nei confronti di chi ingiustamente l’assale e la minaccia. Se poi il bene minacciato è anche la Fede, allora tale guerra, per chi la Fede difende, è la più nobile e legittima che ci sia, anche se oggi è rivestita con il nome, ai più divenuto odioso, di ‘guerra di religione’.
Queste guerre (principalmente le otto guerre di religione in Francia, che divennero guerre civili, la guerra degli Ottant’anni nei Paesi Bassi e quella dei Trent’anni nell’Impero germanico) furono conseguenza e causa della tolleranza religiosa. Sì, abbiamo scritto ‘tolleranza’ e non ‘intolleranza’. Quando il 31 ottobre 1517 (500 anni fa) il frate agostiniano Martin Lutero affisse alle porte della cattedrale di Wittemberg un manifesto contenente novantacinque tesi teologiche che diedero il via alla pseudo-riforma protestante, tutto avrebbe potuto spegnersi in poco tempo.
Altre eresie erano nate nel passato, ed erano state vinte; nessuna aveva intaccato la Chiesa in Occidente, né vi aveva diviso la Cristianità. Il Protestantesimo invece, erede di tante antiche eresie, riuscì nell’intento di strappare tanti regni alla vera Fede, di sopprimervi il Sacrificio della Messa, ed infine di rovinare definitivamente la Cristianità, ponendo le basi della progressiva scristianizzazione, giunta oggi al suo parossismo, non solo a livello delle singole anime, ma anche nelle pubbliche istituzioni e nella società. Il monaco spretato e apostata non poté causare tanto danno se non perché – tra l’altro – i tempi erano maturi (umanesimo neopagano, ermetismo cabalistico, scetticismo erasmiano, machiavellismo politico, nominalismo filosofico…), ma anche perché i principi cristiani, per i motivi suddetti e perché mancarono ai loro doveri, degradarono di compromesso in compromesso la propria autorità, permettendo all’eresia di diffondersi e farsi sempre più orgogliosa. Solo quando il male divenne troppo grande, allora incontrò una ferma opposizione, e non da parte di tutti.
Reagì la Chiesa Cattolica. Agli eretici che sprofondando nell’immoralità, dileggiavano la castità, la verginità, il sacramento del matrimonio, la vita religiosa, le opere buone, la Chiesa rispose con tanti santi, e col rifiorire della vita sacerdotale, religiosa e cristiana. Ai traditori che cercavano nei paesi cattolici di diffondere nascostamente il veleno dell’eresia e dell’apostasia, rispose la vigilanza dei Tribunali della Fede. Ai principi eretici che – a mano armata – seminavano nei popoli la ribellione, distruggevano le chiese, le immagini, le reliquie, mettevano a morte i ministri di Dio, turbavano la pace e la fede, i cattolici, sotto la guida di pontefici come san Pio V, risposero con la forza, esponendo i propri beni, la propria persona, il proprio onore e la propria vita per la difesa della Fede. Se non ottennero di sradicare l’eresia, ma solo di arginarla, non fu per loro difetto, ma per il tradimento di principi mondani e di politici secolarizzati, che aprirono le porte al compromesso.
Ma di chi ha combattuto a viso aperto non ci vergogniamo, anzi ne andiamo fieri, e a 500 anni dall’inizio della rivolta luterana vogliamo, come detto, rendere loro onore con questo calendario dell’anno 2017. Temiamo infatti che quasi ogni giorno dell’anno che viene sarà profanato da nuove iniziative ecumeniche, come già è avvenuto sul finire del 2016, che ha visto la statua di Lutero troneggiare in Vaticano a fianco di J. M. Bergoglio, e lo stesso rendere omaggio a Lutero e alla sua eresia.
Come antidoto quotidiano, allora, ricordiamo gli eroi che forse non furono tutti santi, ma furono coraggiosi, poiché molti di essi diedero la loro vita in difesa della Fede.Tra i tanti (abbiamo dovuto fare una cernita, e tralasciarne molti) i lettori troveranno degli ecclesiastici, che vorremmo vedere tra noi ai nostri giorni; dei principi cattolici, che ci mancano terribilmente; dei condottieri e uomini d’arme. Assieme a questi uomini valorosi si schierò il popolo cattolico, come quello di Parigi che per sei mesi soffrì la guerra, l’assedio e la fame, pur di non aprire le porte a un re fellone, fautore d’eresia, e perciò decaduto dal regno, e al capo dei calvinisti ugonotti divenuto da nemico alleato del re. Per più di ottant’anni, dal 1562 – quando si fissa, forse per convenzione – l’inizio delle guerre di religione in Francia, fino al 1648, quando il trattato di Westfalia pose fine alla guerra degli Ottant’anni nei Paesi Bassi e a quella dei Trent’anni nell’Impero, sarebbe stato ancora possibile battere definitivamente il Protestantesimo. E soprattutto mantenere il principio che una sola è la Verità, una sola è la Fede, e che la Cristianità, i Regni e i Troni non possono riconoscere, a fianco della Verità, la menzogna; a fianco della vera Fede, l’eresia; a fianco della Chiesa, la sétta; a fianco del Sacrificio della Messa un culto senza altare, senza sacerdozio e senza sacrificio. L’editto di Nantes, concesso dal calvinista convertito Enrico IV (1598), e il trattato di Westfalia (1648), sottoscritto dalle grandi potenze senza tener conto alcuno delle proteste della Santa Sede e del Papa, Innocenzo X (Bolla Zelus Domus Domini), sancirono definitivamente non tanto la fine delle guerre di religione, quanto la definitiva spaccatura della Cristianità. E quindi, in nuce, sancirono la sua laicizzazione e secolarizzazione, nonchè, almeno a livello di diritto internazionale, il principio della libertà religiosa, di coscienza e di culto, e l’accesso alle cariche pubbliche dei nemici della Fede.
La Fede, e Dio, divennero così ininfluenti nella vita pubblica, o piuttosto tali furono considerati dalle istituzioni. Invano Clemente VIII disse dell’editto di Nantes che era “l’editto più maledetto che si potesse immaginare, col quale editto si era permessa la libertà di coscienza per tutti, che era la peggior cosa al mondo”; i sovrani vollero imboccare quella strada che avrebbe portato alle Rivoluzioni (inglesi, americana, francese…) che hanno imposto un ‘nuovo diritto’ anticristiano. Gli illuministi, ripresi oggigiorno dai ‘cattolici’ modernisti, hanno sostenuto che sono le guerre fatte in nome di Dio e della Religione che hanno allontanato da Dio e dalla Religione, e portato all’agnosticismo e persino all’ateismo dei nostri giorni. Pensiamo, al contrario, che è stata la tolleranza mondana e calcolatrice delle autorità (dal 1517 al 1562) che ha permesso al Protestantesimo di sfogare la sua furia diabolica e di versare tanto sangue innocente, e similmente sono gli editti di tolleranza e la mentalità mondana e indifferente del partito dei ‘Politiques’, che ha trionfato, di fatto, con l’editto del 1598 e coi trattati del 1648, a portare i cristiani all’indifferenza religiosa, fino al punto che l’indifferentismo religioso (tutte le religioni vengono da Dio – Dio non fa distinzioni tra religioni e confessioni religiose – abbiamo tutti lo stesso Dio – sempre che Dio esista!) è continuamente predicato oggi dagli stessi occupanti – de facto et materialiter – della Sede di Pietro.
Come in un matrimonio misto, in cui i coniugi sono di diversa religione, i figli sono spesso senza religione, così la Cristianità ammettendo nel 1648 la coesistenza legale di tre confessioni religiose (Cattolicesimo, Luteranesimo, Calvinismo) ha finito col perdere totalmente la Fede, rinnegando ufficialmente e poi anche perseguitando il cristianesimo. Purtroppo nessun San Pio V e nessun Filippo II si ergono più a difendere la Chiesa, lo Stato e la Cristianità dai nemici interni ed esterni, dai falsi cristiani o dagli infedeli. Non è un caso se G.B. Montini, nel 1965, restituì simbolicamente ai Turchi le bandiere loro strappate a Lepanto. Nel periodo delle guerre di religione, il partito cattolico in Francia (La Lega, o Santa Unione) elaborò un pensiero politico che ancor oggi merita di essere studiato e ripreso; al contrario, anche il partito protestante elaborò il proprio pensiero, al quale non furono estranei gli elementi occultisti (si pensa al movimento dei Rosacroce all’inizio della guerra dei Trent’anni, a sostegno di Federico V del Palatinato) come quelli razionalisti, ereditati entrambi dell’umanesimo rinascimentale e traghettati nell’Illuminismo massonico della fine del ‘600 e di tutto il XVIII secolo. La rivolta di Lutero, lo denunciava il teologo della Lega cattolica Jean Boucher, sfociava immancabilmente nell’ateismo e nell’occultismo (solo apparentemente in opposizione); il 1517 si compirà simbolicamente nel 1717, data della formulazione moderna della Massoneria (erede legittima di quella precedente e del movimento rosacrociano). Noi, militanti di Cristo Re, rendiamo omaggio ai nostri predecessori, e ci impegniamo, anche quest’anno, a combattere per la regalità di Cristo, nelle nostre anime, nelle famiglie, nella Chiesa, e nella Società.
 
 

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Polonia: Atto di accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano

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jasna_g_ra_brama_lubomirskich_zdobienia-740x493di Redazione

La scorsa settimana avevamo dato la notizia di quanto, nel silenzio mediatico occidentale, sarebbe avvenuto in Polonia. Ora, come promesso, siamo in grado di fornirvi l’atto eseguito, alla presenza del Presidente polacco:

Atto di accoglimento di Gesù Cristo come Re e Sovrano 

O eterno Re dei secoli, nostro Signore Gesù Cristo, nostro Dio e nostro Salvatore!

Nell’anno del 1050o anniversario di cristianizzazione della Polonia, e nell’anno del Giubileo Straordinario della Misericordia noi polacchi [insieme alle nostre autorità religiose e laiche] affermiamo la Tua sovranità, dichiarandoci pronti ad assoggettarci alla Tua legge, ad affidarti e ad offrirti la nostra Patria e il nostro popolo tutto.

Riconosciamo dinanzi al cielo e alla terra di aver bisogno della Tua Regalità. Riconosciamo che Tu solo hai nei nostri confronti dei diritti santi e mai tramontati. Pertanto, umilmente chinando il capo davanti a Te, Re dell’Universo, riconosciamo la tua Regalità sulla Polonia e tutto il nostro popolo, in Patria e nel mondo.

Desiderosi di lodare la grandezza della Tua autorità e della Tua gloria, con fede e amore profondo invochiamo: Regna su di noi o Cristo Gesù!

– nei nostri cuori – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre famiglie – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre parrocchie – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre scuole e atenei universitari – Regna o Cristo Gesù!

– nei mezzi di comunicazione sociale – Regna o Cristo Gesù!

– nei nostri uffici, nei luoghi di lavoro, di servizio, e di relax – Regna o Cristo Gesù!

– nelle nostre città e i nostri villaggi – Regna Cristo Gesù!

– tra il popolo e nello Stato polacco – Regna Cristo Gesù!

Ti benediciamo e ti ringraziamo, o Signore Gesù Cristo:

– per l’imperscrutabile carità del tuo Santissimo Cuore – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la grazia del Santissimo Battesimo, e per l’alleanza stretta con il nostro popolo secoli or sono – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la presenza materna e regale di Maria nella nostra storia – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la Tua smisurata misericordia costantemente mostrata nei nostro confronti – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

– per la Tua fedeltà, nonostante i nostri tradimenti e le nostre debolezze – Ti ringraziamo o Cristo nostro Re!

Consci delle nostre colpe e delle offese arrecate al Tuo cuore, ti chiediamo perdono per tutti i nostri peccati, e soprattutto per aver voltato le spalle alla santa fede e per la mancanza di amore nei Tuoi confronti, così come nei confronti del prossimo.

Ci scusiamo per i peccati sociali del nostro popolo, per tutti i vizi, corruzioni e cattive abitudini.

Rinunciamo allo spirito del male e tutte le sue opere.

Con umiltà aneliamo di sottostare alla Tua Regalità e alle Tue leggi, impegnandoci a ordinare in conformità ad esse tutta la nostra vita personale, famigliare e nazionale:

– promettiamo di difendere la Tua santa dignità e di proclamare la gloria della Tua Regalità – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di compiere la Tua volontà e di vigilare sulla rettitudine delle nostre coscienze – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di preservare il carattere santo delle nostre famiglie e l’educazione cristiana dei nostri figli – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di realizzare il Tuo regno e di difenderlo in mezzo al nostro popolo – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

– promettiamo di impegnarci attivamente nella vita della Chiesa e di difendere le sue leggi – Lo promettiamo, o Cristo nostro Re!

Tu sei il solo sovrano degli Stati, dei popoli e di tutte le creature, Re dei re, e il Signore dei regnanti!

Ti affidiamo lo Stato polacco e coloro che lo governano. Fa sì che tutti i responsabili al potere esercitino le loro funzioni in modo giusto e formando le leggi le conformino alle leggi Tue.

O Cristo Re, con fiducia affidiamo alla Tua misericordia tutto ciò che è Polonia, e soprattutto i membri del popolo polacco che non Ti seguano. Doni loro la Tua grazia, illumini loro con la forza dello Spirito Santo, e conduca tutti noi verso l’eterna unità con Padre.

In nome dell’amore fraterno, affidiamo a Te tutti i popoli del mondo, e soprattutto coloro che avessero appesantito la nostra croce. Fai sì che riconoscano in Te il proprio legittimo sovrano e Re, e che utilizzino il tempo dato loro dal Padre per affermare liberamente la Tua Regalità.

Signore Gesù Cristo, Re dei nostri cuori, voglia Tu conformare i nostri cuori all’immagine del Tuo Cuore Santissimo.

Scenda il Tuo Spirito! E rinnovi la faccia della terra. Di questa Terra! Che ci sostenga nella realizzazione degli impegni che scaturiscono da questo Atto, ci protegga dal male, e ci rinforzi sulla via verso la nostra santificazione.

Al Cuore Immacolato di Maria affidiamo i nostri propositi e impegni, consegnandoci alla protezione materna della Regina di Polonia e all’intercessione dei santi patroni della nostra Patria.

Regna su di noi, o Cristo Gesù! Regna nella nostra Patria, e in ogni nazione per la maggiore gloria della Santissima Trinità e per la salvezza degli uomini. Fai sì che la nostra Patria e il mondo intero siano incorporati nel Tuo Regno, il Regno di verità e vita, il Regno di santità e grazia, il Regno di giustizia, carità e pace.

Fonte: http://episkopat.pl/atto-di-accoglimento-di-gesu-cristo-come-re-e-sovrano/

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2017 All Saints Calendar: Saints of the Counter-Reformation

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Segnalazione di don Anthony Cekada

2017 All Saints Calendar

Main Content Inline SmallSaints of the Counter-Reformation

Before Vatican II, Catholics everywhere knew and believed that the so-called “Reformation” — in reality, the Protestant Revolt — was nothing short of a tragedy for the Church.

It would have been inconceivable that we who possess Christ’s truth would have anything at all to celebrate about the hellish, soul-destroying errors the “reformers” let loose upon the world.

So this year, while the ecumaniacs of the Vatican II establishment are celebrating the memory of those who launched this revolt against the truth, we are dedicating our calendar to those who heroically defended it: The Great Saints of the Catholic Counter Reformation.

As in past years, the 2017 All Saints Roman Catholic Calendar:

  • Follows the pre-1955 rubrics and calendar. (Of course!)
  • Includes all feasts, fasts and observances. (Click sample page on site to view details.)
  • Includes many optional feasts or devotional feasts not on the general calendar.

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