“Pizzagate”, la Rete Pedofilo-Satanica attorno a Hillary Clinton

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di Maurizio Blondet

Qualcuno mi manda per mail una copertina di Uomo Vogue Italia: ritrae James Franco,un attore di qualche notorietà, insieme a Marina Abramovic.  Questa, il lettore ricorderà, è la ‘artista’ e strega  che invitò  John Podesta, il capo della campagna di Hillary,  a un “cooking spirituale”  con sangue e sperma.

Mi mandano anche un’altra foto:  Riccardo Tisci, uno stilista italiano di  successo  (ha realizzato costumi per Madonna) che  si fa’allattare al seno della Abramovic.

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  • Mi tocca parlarvi dunque dello scandalo pedofilo-satanico che viene in questi giorni represso e sepolto dai media americani, perché coinvolge l’entourage intimo di Hillary Clinton. La Abramovic è solo una del vastp giro: ha ricevuto dalla Fondazione Clinton 10 mila dollari, probabilmente come compenso di una “performance privata”. Sui media alternativi e social (i soli che hanno compiuto l’indagine, collettivamente e con risultati  probanti)  lo scandalo è battezzato PIZZAGATE.  Perché tutto gira attorno alla Pizzeria Comet Ping Pong, 5037 Connecticut Ave NW, Washington, proprietà di James Alefantis.

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Banca Etruria, tutti assolti “Nessun ostacolo a Vigilanza”

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L’assoluzione dai guai di famiglia della Boschi che ha scritto la riforma e una mancetta sulla firma del nuovo contratto per gli statali: ecco i due mezzi del governo Renzi per cercare di accaparrarsi il voto del Sì a tre giorni dal referendum costituzionale (che non ha quorum!) di domenica 4 dicembre (N.D.R.). 

Nel primo filone d’inchiesta per il dissesto dell’istituto di Arezzo prosciolti l’ex presidente, l’ex dg e il direttore centrale. Erano accusati di aver ostacolato l’autorità di vigilanza

di Sergio Rame

Sotto accusa c’erano tutti gli ex vertici che hanno governato Banca Etruria dal 2011 fino al commissariamento avvenuto nel febbraio 2015.

Ma, nel primo filone d’inchiesta per il dissesto dell’istituto di credito di Arezzo, il gup Anna Maria Loprete ha deciso di assolvere dall’accusa di ostacolo all’autorità di vigilanza l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex direttore generale Luca Bronchi e il dirigente David Canestri. Il procuratore capo Roberto Rossi e il pm Jiulia Maggiore avevano chiesto due anni e otto mesi di carcere per Fornasari e Bronchi e due anni per Canestri.

Quello di oggi è un colpo durissimo per i risparmiatori. Gli inquirenti non si aspettavano proprio che il giudice assolvesse i tre imputati con formula piena perché “il fatto non sussiste”. Una sentenza che ora potrebbe arrivare a compromettere o modificare l’esito degli altri procedimenti aperti sul dissesto di Banca Etruria. Fornasari (ex presidente del cda dal 2011 al 2014), Bronchi (ex dg) e Canestri (attuale direttore centrale) erano accusati di aver finanziato con 10,2 milioni di euro gli acquirenti della società, che inglobava buona parte del patrimonio immobiliare dell’istituto aretino, e di aver occultato i crediti deteriorati nel bilancio del 2012 facendoli apparire come crediti incagliati e, quindi, ancora recuperabili. Continua a leggere

Bergoglio oggi è il leader della sinistra mondiale

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(di Antonio Socci su “Libero”, 13 novembre 2016) I “no global” ora hanno un leader planetario: papa Bergoglio. Però non si definiscono più “no-global”, ma “alter-mondialisti” perché vogliono la globalizzazione, ma “in una forma diversa”.

Lo ha spiegato ieri, in un’intervista, Vittorio Agnoletto – portavoce della contestazione contro il G8 di Genova del 2001 – indicando appunto in papa Francesco il loro “punto di riferimento etico e morale”.

Soprattutto adesso che – dice Agnoletto – “la sinistra politica si è dissolta” e sulla scena mondiale ha fatto irruzione il Kattivo: Trump.

“Cinque giorni fa” racconta ancora Agnoletto “il Papa ha convocato in Vaticano un incontro con 180 personalità, leader o protagonisti dei movimenti sociali. C’ero anch’io. Abbiamo lavorato, al di là del credo religioso dei singoli, su tre temi proposti personalmente da lui: lavoro, casa e terra. A questi si è aggiunta una riflessione comune sulla democrazia partecipativa e sulle migrazioni. Alla fine, davanti a più di tremila persone in sala Paolo VI, il Papa ha parlato e ha riproposto i contenuti del nostro movimento. Ma ci ha anche detto che dobbiamo fare un salto nella politica, perché dobbiamo cambiare un sistema fondato sulle ingiustizie”.

Più che un papa è davvero il loro leader politico. Infatti Agnoletto spiega: “Sul piano politico oggi è una partita a tre: gli alter-mondialisti, vicini a Francesco. In mezzo c’è l’establishment. Poi ci sono le destre nazionaliste e razziste, che sono cresciute dove abbiamo perso noi”. Continua a leggere

Austria, 1° Paese europeo a riconoscere l’anagrafe al nascituro

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L’Austria rappresenta ora un precedente importante non solo per il nostro Continente, bensì per il mondo intero: è divenuto, infatti, il primo Paese europeo a codificare e riconoscere espressamente la vita del nascituro ed il suo status di persona a tutti gli effetti. Non rifiuto speciale o prodotto biologico, come preteso dalle lobby pro-choice, bensì essere umano a tutti gli effetti. Tanto da aver diritto ad un nome e cognome.

Il governo è, infatti, riuscito a far approvare una riforma, che consente ai genitori d’iscrivere all’anagrafe civile i propri figli morti prima del parto e di peso inferiore ai 500 grammi. Come? L’ospedale rilascia un apposito certificato, da consegnarsi agli uffici municipali, i quali provvedono, previo consenso di entrambi i coniugi, al rilascio di un certificato di nascita ed uno di morte del piccolo, col suo nome.

Si tratta di un provvedimento fondamentale, in quanto rappresenta il primo passo affinché venga riconosciuta ovunque l’evidenza ovvero che i bambini concepiti sono esseri umani, dotati di una propria personalità giuridica. Soddisfazione è stata espressa in merito dal ministro per la Famiglia austriaco, Sophie Karmasin, che ha specificato essere ancora in corso una verifica, per capire se dare alla riforma valore retroattivo. Continua a leggere

Celebrato in tutto il mondo il dittatore comunista Fidel Castro

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

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di Lupo Glori

Venerdì 26 novembre a 90 anni è morto a La Havana il dittatore cubano Fidel Castro, responsabile dell’uccisione di migliaia di oppositori al regime comunista in salsa caraibica. Il líder máximo della revolucion, era al potere sull’isola dal 1959, anno in cui si concluse la lotta armata dei cosiddetti “barbuti”, un gruppo di rivoluzionari provenienti dal Messico, tra i quali il guerrigliero argentino Ernesto Che Guevara, che rovesciò il regime del generale Fulgencio Batista.

Il fratello minore, Raúl Castro, dal 2008 succedutogli alla guida del paese, è apparso in tv per annunciare «al popolo dell’isola, agli amici della Nostra America e al mondo che alle 22.29 del 25 novembre del 2016 è deceduto il comandante in capo della Rivoluzione Cubana Fidel Castro Ruz». Il Consiglio di Stato cubano, ha prontamente decretato 9 giorni di lutto nazionale fino ai solenni funerali che si terranno il 4 dicembre presso il cimitero di Santa Ifigenia, a Santiago de Cuba, città dove si trova la caserma Moncada, il cui fallito assalto il 26 luglio 1953 viene tradizionalmente fatto coincidere con l’inizio della Rivoluzione cubana.

La morte di Fidel Castro ha avuto immediate ripercussioni mediatiche in tutto il mondo, con i principali quotidiani e attori internazionali che si sono affrettati a celebrarne i meriti, guardandosi bene dal citare i crimini e le deportazioni perpetrate ai danni del suo popolo in nome dell’ideologia comunista. Un regime spietato, fatto di purghe ed esecuzioni sommarie, che secondo Freedom House, dal 1959, ha causato circa 15mila morti. Non appena appresa la notizia della morte di Fidel Castro, caroselli di auto e frastuoni di clacson hanno invaso la famosa “calle 8” di Miami, la via principale di “Little Havana”, dove una folla di esuli e dissidenti cubani si è riversata in strada per festeggiare la morte del dittatore. Continua a leggere

Dopo 7 anni di coma, Giulia si è svegliata: “Mi ha fatto una carezza sulla mano”

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foto-repartoSegnalazione del Centro Studi Federici

Giulia il 24 marzo del 2004 viene presa da un malore. Dopo alcuni accertamenti i medici capiscono che ha una malformazione al cervello e da quel momento inizia un calvario durato ben 7 anni
 
Giulia dopo 7 anni di coma si è risvegliata e ha accarezzato la mano di sua madre che nel corso di questi lunghissimi anni le è sempre stata vicina.
La storia di Giulia ha le sembianze del miracolo e a parlarne è La Stampa. “Ora Giulia è seduta qui davanti a noi, sulla sua sedia a rotella e con una giacca a avento blu. Ci guarda mentre recita una delle cose che scrive per far delle canzoni, perché lei ama la musica: ‘A causa di un aneurisma è successo un cataclisma, mi si è rotta una vena in testa. E non è stata una gran festa…'”.
Giulia aveva 15 anni quel maledetto pomeriggio del 24 marzo 2004, quando è cominciato tutto. Faceva la seconda scientifico all’Einstein, ottimi voti e una vita felice. Giulia era una bella ragazzina, con i capelli ricci e biondi lunghi fino in fondo alla schiena. Era sul pullman con delle amiche che andava a trovare la nonna, quando ad un certo punto si è accasciata a terra urlando: “Ho un male terribile dietro la testa, sopra il collo”.
La 15enne viene subito portata in ospedale e i medici le diagnosticano un aneurisma per una malformazione congenita al cervello, di cui nessuno sapeva niente. “Di questo tipo di malformazioni se ne vedono una ogni 100 anni – racconta la mamma -. I medici ci avevano detto che sarebbe stata dura da affrontare. Ma il primario ci ha voluto provare e ha operato Giulia”. L’intervento è durato 13 ore: “La mia piccola era irriconoscibile, tutta fasciata, completamente gonfia, intubata. Le avevano tolto anche una parte di cervello”.
La mamma non ha mai mollato la figlia che si trovava in coma indotto. Ma quando i medici hanno provato a risvegliarla, inizia una seconda emorragia cerebrale. Così le fanno un’altra craniotomia, Giulia finisce in coma e sta per un anno e mezzo in ospedale. I medici, che mai si sono persi d’animo, decidono di metterle una valvola intracranica, ma la valvola si ottura. Gliene cambiano almeno cinque.
Così passano gli anni. La mamma di Giulia continua a sperare, ogni mattina la veste e la porta a passeggiare anche se lei è in coma. Le prende una tv, organizza la festa di compleanno per i suoi 18 anni con un sacco di gente, i festoni e i palloncini che lei guarda inerte. Ferma. Immobile. Ma non solo. La donna non molla e decide di far venire a sue spese una logopedista, una neuropsicologa e un operatore riflessologo che l’aiutano a mantenere il corpo intatto. Il male, però, rimane sempre dietro l’angolo e il calvario continua: c’è un batterio che infetta Giulia e bisogna operarla di nuovo.
I medici riescono a levarle il batterio, poi arriva quella mattina di febbraio. La ragazza si risveglia, ma bisogna operarla di nuovo: ci sono gli ascessi cerebrali da rimuovere. Ma dopo tutte queste operazioni, complicazioni e sofferenze, Giulia ce l’ha fatta. E quella mattina di febbraio ha riaperto gli occhi. Giulia ha vinto.
 

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Vaticano, il convegno anti-proibizionista con l’ok di Bergoglio

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Droga in Vaticano, l'ultimo scandalo: ecco cosa c'entra Papa Francesco
ORA SI COMPRENDONO MEGLIO LA GRANDE AMICIZIA CON PANNELLA E LE PAROLE DI ELOGIO PER EMMA BONINO (N.D.R.)

Il Vaticano di Papa Francesco si avvia verso una svolta antiproibizionista. Durante un convegno promosso dalla Pontificia Accademia delle Scienze, sul tema Narcotici: problemi e soluzioni di questa piaga mondiale per la prima volta si è parlato dei tossicodipendenti intesi come “vittime” e non come peccatori e di “legalizzazione delle droghe leggere”. 

Il Papa, riporta il Tempo, ha detto “ciò che i governi dovrebbero fare è individuare come controllare i circuiti e le forme di corruzione e riciclaggio di denaro”. Nello stesso documento ufficiale che introduce il convegno si parla letteralmente di “trovare un consenso per le strategie più efficaci per governare l’uso delle sostanze e le dipendenze”. Si è parlato ufficialmente di “legalizzazione delle droghe leggere” e la protagonista è stata l’autorità giudiziaria del Portogallo che ne ha messo in luce i risultati assai positivi.

Insomma, considerate le ultime uscite di Bergoglio su aborto, gay, divorzio e tenuto conto del fatto che in Sud America sono in molti, anche tra i gesuiti, a premere verso la legalizzazione (non solo della cannabis ma anche della cocaina), il Papa potrebbe presto annunciare la svolta antiproibizionista sull’uso delle droghe.

http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/12031316/papa-francesco-e-la-droga–svolta-antiproibizionista-.html#.WD2rWqun4Bg.facebook

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Verona: clandestini bloccano la città, F.N. e Christus Rex chiedono espulsioni e dimissioni di sindaco, prefetto e questore

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CASTELLINI (FORZA NUOVA) CON MATTEO CASTAGNA (CHRISTUS REX): VERONA IN BALIA DEI CLANDESTINI; UNICA RICOLLOCAZIONE POSSIBILE E’ NEL LORO PAESE D’ORIGINE. SUBITO DIMISSIONI DI SINDACO, PREFETTO E QUESTORE DOPO LE LORO GESTIONI FALLIMENTARI.

Una trentina di giovani e aitanti immigrati clandestini, poiché non risulta che in Eritrea vi sia alcuna guerra, se non quella per contendersi l’acqua potabile, stanno bloccando il traffico per protestare contro il Paese che li ospita a spese del contribuente.

Si tratta di allogeni provenienti da Costagrande di Avesa, nel Comune di Grezzana, ove i militanti di Forza Nuova e del Circolo Cattolico Christus Rex hanno protestato per primi, oltre un anno fa, denunciando l’inadeguatezza della struttura e la totale mancanza di un serio progetto da parte dell’attuale maggioranza di Palazzo Barbieri, guidata da un Sindaco che sulla questio Costagrande ha sempre dichiarato di aver “fatto e brigato”, ma che non è mai nel posto giusto al momento giusto per FARE! ordine.

Oggi si dimostra la nostra lungimiranza per prevenire l’eventualità di scontri sociali:  l’impossibilità di integrazione da parte di centinaia di clandestini, ammassati in una tenuta collinare, senza far nulla, in nome dell’ “accoglienza-business” (quindi con la complicità colpevole del Governo e di alcuni italiani fiutatori del business del tradimento) che addirittura si sono uniti ad altri immigrati in Veronetta…contro chi li sta ospitando e in nome di una solidarietà etnica che oggi più che mai noi Italiani dovremmo tradurre in una opposta e reale Resistenza etnica di fronte a questa invasione organizzata!”.

Davanti ad una protesta incredibile e vergognosa, notiamo non solo l’immobilismo e l’inefficienza dell’amministrazione comunale che lì li ha parcheggiati e fatti mantenere dai veronesi tramite l'”amico” Alfano, ma anche l’incapacità da parte dei tutori dell’ordine di far fronte all’autentica emergenza-sicurezza che costoro stanno provocando, mista alla consapevole mala fede di voler imporre l’accoglienza forzata in tutta la nostra provincia, tutori dell’ordine sempre così solerti nel blindare chi difende la propria terra quanto inerti nei confronti di stranieri clandestini che bloccano la città per ore!

Veronetta e Costagrande sono la dimostrazione del fallimento delle politiche della cosiddetta accoglienza, per cui, a seguito della gravità di quanto avvenuto, chiediamo l’espulsione di tutti i clandestini, a partire dai trenta eritrei protagonisti della squallida sceneggiata e le immediate dimissioni dei primi responsabili: sindaco, il prefetto e il questore.

Il Coordinatore per il Nord Italia di Forza Nuova
Luca Castellini

Il Responsabile Nazionale del Circolo Cattolico Christus Rex
Matteo Castagna

Oggi sia L’Arena che il Corriere di Verona riportano stralci del soprastante comunicato assieme a quelli, su simile lunghezza d’onda, del Comitato ” Verona ai Veronesi” ma anche di esponenti politici di Lega e Forza italia, che chiedono denunce e sgomberi, forse dimenticando che quando erano al Governo entrarono migliaia di clandestini, che la “Bossi-Fini” fu una legge colabrodo che favorì le sanatorie maggiori nei confronti di clandestini di tutta la storia repubblicana. Poi il sindaco Tosi dice che si è attivato subito. Ma se i clandestini hanno bloccato il traffico per ore! Se questa è la celerità degli interventi concertati tra Tosi e istituzioni per la pubblica sicurezza, meglio che qualcuno pensi di dedicarsi ad altre mansioni…

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Letter from Washington DC: Cuba Massonica

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gldc2di Clizia Gallarotti

La popolazione di Cuba è di 11.200.000 persone secondo l’ultimo censimento che risale a 2003.
La morte di Fidel Castro ripropone un eterno quesito: come sia possibile che in un regime marxista fosse autorizzata la vita della Gran Loggia che, oggi, controlla 318 logge per un totale di 30.000 massoni.
Una contraddizione in termini se si pensa che non solo in ogni regime comunista, ma ripercorrendo a ritroso la storia pluricentenaria della massoneria internazionale e universale, risulta ben chiaro che  i fratelli della squadra e del compasso erano perseguitati negli Stati monocratici e nelle dittature.
Vi sono alcune leggende metropolitane che affermano: Fidel e suo fratello Raoul sono membri affiliati della massoneria; Fidel ha voluto che la massoneria (già molto presente prima della rivoluzione a Cuba) continuasse a operare, agevolando in larga parte e a costo zero per il governo, l’opera di assistenza alla popolazione estremamente impoverita dalle sanzioni americane e dal ritiro degli aiuti una volta caduta l’Unione Sovietica.
Si dice anche che Fidel fosse stato influenzato dal suo professore di letteratura conosciuto al liceo che, appunto, era un massone.
Nel 1955 è stato costruito all’Avana un grande building che ospita la Grande Loggia di Cuba e i templi nei quali le varie logge della capitale si riuniscono periodicamente.

La Grande Loggia massonica di Cuba è stata riconosciuta dalla maggior parte  delle altre grandi Obbedienze in tutto il mondo. Continua a leggere

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