Francia: l’odio dei settari per la fede
Segnalazione del Centro Studi Federici
Moderatismo: “i cani da guardia del Sistema”
di Davide Parascandolo

Fonte: Appelloalpopolo
Cambiamento. Una delle tante vuote espressioni così in voga di una vuota politica che fa dell’uso delle parole un’arma efficacissima per nascondere, celare, mascherare finalità antitetiche rispetto al significato di cui esse sono portatrici per il senso comune. Ci sono alcuni termini che istintivamente associamo ad un concetto di positività, senza soppesarne la potenziale carica negativa. Uno di essi, oltre al già citato cambiamento, di per sé sempre interpretato invariabilmente come foriero di progresso, è moderatismo. La moderazione, come noto, è sempre stata considerata un’importante virtù, una qualità dell’uomo saggio e misurato. Insomma, un sinonimo di affidabilità. Se ciò può essere senz’altro vero in generale, un tale atteggiamento, applicato in contesti diversi, può però implicare risultati diversi. Consideriamo la politica. Cosa vuol dire oggi essere moderati? Stando a quanto possiamo concretamente constatare dal comportamento e dal pensiero di chi si inscrive in questa categoria, non possiamo che giudicare il moderatismo come sinonimo di completa inanità. I legionari del moderatismo, nell’odierno panorama politico, non sono altro che i cani da guardia del sistema. Come accennato in apertura, infatti, essi si fanno scudo con un termine che li fa automaticamente apparire sotto una veste rassicurante. Errore di valutazione esiziale, soprattutto in un contesto, come quello attuale, di sostanziale subalternità a poteri stranieri dei quali i cosiddetti moderati non sono altro che i fedeli esecutori. Rigettare il moderatismo appare allora un imprescindibile imperativo. Preveniamo anzitempo ogni reazione atterrita del sostenitore del politicamente corretto di turno. Qui nessuno anela alla restaurazione di un qualche tipo di dittatura – per chi non se ne fosse accorto, proprio quella eurounionista, pur non essendolo nei modi formali, lo è tuttavia negli effetti sostanziali. Il moderatismo va rigettato in primo luogo come condizione dell’animo; esso apre infatti la strada all’arrendevolezza, all’accettazione dello status quo, all’incapacità di immaginare una profonda ristrutturazione dei rapporti sociali ed economici attualmente vigenti. In questo senso, il moderatismo è oggi la precondizione dell’immobilismo, della rinuncia, in ultima analisi, della sconfitta. Alle condizioni date, oggi esso è un approccio perdente. Continua a leggere
Marx e Gramsci votano Le Pen, la sinistra progressista si è venduta al denaro
di Jean-Claude Michéa

Fonte: Il Talebano
La progressione del voto per il Fronte Nazionale tra le classi popolari si spiega innanzitutto con l’incapacità della sinistra di parlare a quella parte della popolazione “. Per Jean-Claude Michéa, infatti, la sinistra contemporanea non ha più nulla a che vedere con la nobile tradizione socialista. Incapace di proporre un’alternativa economica al capitalismo trionfante, ha ripiegato sulle battaglie civili care all’intellighenzia progressista e in sintonia con l’individualismo dominante. Il filosofo francese lo spiega in un breve e interessantissimo saggio intitolato I misteri della sinistra (Neri Pozza, traduzione di Roberto Boi), il cui analizza la deriva progressista dall’ideale illuminista al trionfo del capitalismo assoluto.
“La sinistra non solo difende ardentemente l’economia di mercato, ma, come già sottolineava Pasolini, non smette di celebrarne tutte le implicazioni morali e culturali. Per la più grande gioia di Marine Le Pen, la quale, dopo aver ricusato il reaganismo del padre, cita ormai senza scrupoli Marx, Jaures o Gramsci! Ben inteso, una critica semplicemente nazionalistica dal capitalismo globale è necessariamente incoerente. Ma purtroppo oggi è la sola – nel deserto intellettuale francese – che sia in sintonia con quello che vivono le classi popolari”.
Come spiega questa evoluzione della sinistra? Continua a leggere
UN FORTE NO ITALIANO CONTRO I NEMICI DELLA NAZIONE

di Redazione
Come previsto, il NO ha vinto ampiamente. Si è trattato di un voto politico, personalizzato per primo dallo stesso premier, che ha visto un’affluenza record di gente motivata dal fatto di voler mandare a casa questo Governo di nominati. E’ stato il voto degli arrabbiati espresso con la matita. E sono stati venti milioni, ai quali vanno aggiunti molti di coloro che si sono astenuti per totale sfiducia, che hanno favorito indirettamente ma matematicamente, la strabiliante vittoria del NO! Come aveva pronosticato il nostro informatissimo Matteo Castagna, Renzi ha espresso la volontà di dimettersi e Alfano, a nome del Governo, quella di andare a votare al più presto, forte di un 40% di Sì, che considera un plebiscito compatto a favore dei renziani. Ora la palla passa al centrodestra, che si vede costretto a stare unito e, soprattutto a dover trovare un candidato premier idoneo, se non vuole che il Paese se la giochi tra un “Renzi 2” e un grillino. Era quello che molti di noi volevano accadesse, dal momento che solo un atto forte, solo un forte segnale del popolo potrebbe smuovere le acque di questo litigioso centrodestra, che vede un Berlusconi reticente nel voler lasciare un erede presentabile. Nel mezzo, la vittoria del NO! ha dimostrato che c’è tanta gente profondamente arrabbiata e delusa, che potrebbe reagire male al caos, come spesso capita a chi è in una situazione economica e sociale precaria.
di Roberto Pecchioli
60 per cento al NO, quasi il settanta per cento degli italiani alle urne per il referendum costituzionale. Altri muri cadono, pochi avrebbero immaginato uno scenario tanto positivo numericamente. Lasciamo ai politici le analisi politiche, ai sociologi l’onore di reinterpretare questa nostra strana nazione fuori dalle rassicuranti categorie valide sino a ieri, lontano dalle etichette appiccicate a forza, logorate dall’uso, clamorosamente smentite dai fatti.
Noi tentiamo una lettura diversa, indubbiamente di parte, ma con il pregio forse di una certa originalità. E’ stato un grande voto “italiano”, nazionalpopolare, chirurgico. Il bisturi elettorale ha sconfitto Renzi, sì, ma innanzitutto i sostenitori della cessione di ulteriori pezzi di sovranità, così chiaramente espressi in tante parti della deceduta riforma Boschi-Napolitano-JP Morgan. Messi a tacere Monsieur Juncker, il maìtre d’hotel dei banchieri, i cantori dei Mercati, i servitori in livrea del potere finanziario oligarchico e transnazionale, nonché gli interessati tifosi d’Oltralpe ( Frau Merkel, Schauble,il neo disoccupato Hollande ), i numerosi grandi architetti dell’universo globalista. Continua a leggere
Domodossola tradizionale: la Famiglia naturale contro il gender!
di Andrea Amico, Responsabile di F.N. Domodossola
A lato: Di Cosimo, Fiore, Castagna, Micali e il sottoscritto
Sabato 3 Dicembre alle 20.30 a Domodossola, presso l’Hotel Corona, di fronte ad una numerosa platea, Forza Nuova ha invitato il Prof. Mino Micali, Matteo Castagna e Roberto Fiore per una conferenza su “LA FAMIGLIA NATURALE, PASSATO, PRESENTE E FUTURO”.
Un grande successo, per l’interesse dimostrato, anche mediatico, con un articolo su L’Eco Risveglio, quotidiano locale.
Andrea Di Cosimo ha introdotto il primo relatore Prof. Micali, ricercatore di sociologia del diritto che ha esposto tutte le numerose e documentate critiche alla cosiddetta “ideologia del gender”, attraverso un excursus storico, dagli anni ’50 negli USA al movimento femminista, dalla figura di Money al Circolo Mario Mieli, fino a giungere alla legge Cirinnà. La teoria di genere, ovvero 54 “generi sessuali” che la persona potrebbe scegliere per se stessa, a prescindere da ciò che la natura stabilisce danno l’idea del livello di sovversione ove si è giunti in qualche decennio.
Matteo Castagna (foto a lato)ha sottolineato il lavoro della sovversione dell’Ordine morale e naturale, iniziato con la depenalizzazione della sodomia tra le malattie mentali, effettuata dall’ O.M.S. nel 1990, che si affianca agli altri, numerosi ed aberranti tentativi di minare alle radici la famiglia tradizionale come cellula fondamentale della nostra civiltà, fondata sul Matrimonio tra uomo e donna e finalizzata alla procreazione ed al mantenimento della specie umana. In quanto cattolico ha ricordato le parole del Vecchio e del Nuovo Testamento, che condannano la pratica omosessuale, il Catechismo di San Pio X che la annovera tra i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, secondo per gravità solo all’omicidio volontario, sino ad arrivare alle Encicliche sulla famiglia di Leone XIII, Pio XI e Pio XII per spiegare cosa sia il vero matrimonio cristiano: un impegno volontario, indissolubile e sacro, finalizzato alla procreazione. Durissimi gli attacchi a convivenze, contraccezioni, atti impuri fuori e nel matrimonio, divorzio come atti di “deresponsabilizzazioni legalizzate” ed all’aborto come “omicidio di Stato” di milioni di innocenti.
Roberto Fiore, apprezzando e dichiarando di condividere in pieno tutti gli interventi precedenti, ha voluto specificare che, soprattutto in alcuni Paesi europei, come la Polonia, vi sia una sorta di risveglio dei popoli rispetto alle varie sovversioni dell’ordine naturale familiare, delle trasgressioni a tutti i costi, che stanno favorendo un ritorno al buon senso ed alla morale cristiana. Importante quanto significativa la battuta, riferita al Vaticano attuale, attribuita ad un frate: “la Chiesa esiste da duemila anni, nonostante i preti” dal momento che sia Castagna che il pubblico avevano fatto notare la discontinuità scandalosa con la Verità e la Tradizione delle esternazioni dei religiosi dal Vaticano II in poi, soprattutto quelle più attuali di Bergoglio. Nella storia si è già dimostrato, infatti, che il popolo abbia compreso e fatto comprendere quando le autorità deviavano. Nei suoi viaggi nell’Est dell’ Europa, in Russia e in Medio Oriente ci sono ampie sacche di resistenza e di devozione popolare, ove sembra che gli “aggiornamenti” conciliari non siano arrivati. Fiore conclude con un appello a mantenere la Fede intatta ed integra, a mantenere le posizioni forti e salde contro tutte le sovversioni della nostra Tradizione e Identità. Altre foto sulla pagina Facebook di Forza Nuova Domodossola.
Famiglia moderna: con un clic si può diventare “co-genitori”
Segnalazione di Andrea Amico
Per distruggere la famiglia e la dignità dei bambini, oltre all’utero in affitto, si sta diffondendo sempre più un’altra pratica aberrante: quella della cosiddetta co-genitorialità.
L’idea è nata nel mondo anglosassone ed è arrivata fino in Italia. Abbiamo visto qui il sito italiano dedicato, e ne avevamo parlato anche qua..
Per il mondo ispanico esiste un sito (www.co-padres.net) in cui ci siamo imbattuti e che vi andiamo ad illustrare.
Ci si rivolge a tre categorie principali di persone: chi vuole solo dar via lo sperma, chi vuole riceverlo e chi invece cerca proprio una co-genitorialità, cioè vuole dei figli, ma non vuole una famiglia.
L’obiettivo finale è dissolverla completamente, l’idea di famiglia e rendere le persone tanti individui più o meno isolati, dediti solo al soddisfacimento dei propri piaceri.
In pratica, chiunque abbia il desiderio di un figlio senza però impegnarsi in una vita di coppia, o di famiglia, in una relazione-affettivo-sessuale e soprattutto nel dovere di educare e crescere i bambini, può diventare “co-genitore”. Ovviamente la co-genitorialità è rivolta a tutti, etero od omosessuali che siano. L’importante è soddisfare i propri desideri e sogni di avere una discendenza. Continua a leggere
Sona (VR), il paesino che custodisce le ‘Ndrine
Qualcuno sostiene da sempre che a Verona la mafia non esiste. Non sembrerebbe propriamente così, come si evince anche da questo articolo, che è l’ultimo di decine e che si inserisce nell’ambito delle inchieste e dei numerosi fascicoli d’indagine, aperti soprattutto negli ultimi anni, che dovranno, prima o poi, concludersi e dare risposte definitive. Si fanno riferimenti all’amministrazione attuale:
L’ARTICOLO E’ DE IL MATTINO DI PADOVA del 4/12/2016:
A due passi dal cpoluogo scaligero, un palazzo è il simbolo del radicamento delle cosche
di Gianni Belloni

SONA (VERONA). Il panorama è addolcito dalle colline che preannunciano il lago. Sona, cittadina di 17mila abitanti, a metà strada tra Verona e il lago di Garda, è teatro di storie e gesta della criminalità organizzata.
Qui, tra il dicembre del 2011 e l’aprile del 2012, si sono tenuti almeno tre incontri tra il gruppo ndranghetista emiliano- calabrese che faceva capo al boss Nicolino Grande Aracri e la famiglia Galasso – Larosa che, da quanto si legge nell’ordinanza della procura bolognese, gravita nel veronese.
SUMMIT IN DITTA. Ed in particolare gravita a Sona dove la TM Logistica – azienda specializzata nel noleggio di camion e bilici e sede dei summit ‘ndranghetisti – è intestata a Immacolata Larosa. Argomento degli incontri l’acquisizione di un terreno a Verona nelle mire del gruppo capeggiata da Grande Aracri, ma in cui devono essere coinvolti anche i referenti “veronesi” della cosca, i Galasso – Larosa, appunto.
Famiglia che, come altre, è arrivata in questa zone del veronese negli anni ’70, ha sfruttato il boom del traffico di eroina degli anni ’80, per poi rinvestire il ricavato nell’edilizia e nella logistica. Antonio Gualtieri, uomo di fiducia della famiglia Grande Aracri, ha parole di disprezzo per questa famiglia “veronese” sottolineando il fatto che sono solo dei sottoposti, dei “baluba” non avendo capito che “senza politica non si fa niente”.
VIA PIEMONTE 13. L’affare poi non andrà in porto anche per dissidi tra le due famiglie. Non molto distante dalla Tm – Logistica, nella zona direzionale e commerciale, ad un tiro di schioppo dall’esorbitante centro commerciale La Mela, in via Piemonte 13, troviamo quella che gli inquirenti definiscono il quartier generale della famiglia Giardino. Una pretenziosa palazzina di vetri ed acciaio ospita infatti una serie di società riconducibili alla famiglia, originaria di Isola Capo Rizzuto, stabilitasi nel veronese da una ventina d’anni.

Ultimamente la famiglia Giardino, in difficoltà per la crescente attenzione delle forze dell’ordine nei loro confronti, è stata raggiunta a Sona da rappresentanti della famiglia Nicoscia – dinastia di importante lignaggio ‘ndranghetista -, alleata ed imparentata con i Giardino. La densità di famiglie a vario titolo riconducibili all’universo ‘ndranghetista, in questa tranquilla cittadina di nemmeno 20 mila abitanti, salta all’occhio.
Tanto più che ad una manciata di chilometri da Sona, a Dossobuono, operava – fino al 2011 quando intervenne la divisione anticrimine dei carabinieri – una ditta di autotrasporti intestata a Rocco Aniello. La ditta di Dossobuono serviva da base logistica per un’organizzazione, attiva nella provincia veronese, definita dai carabinieri una “proiezione della cosca ndranghetista Anello – Fiumara” della provincia di Vibo Valentia.
LE INTERDITTIVE. Sempre nel 2011 vengono arrestati, e poi condannati per traffico di droga, tre personaggi che facevano riferimento alla cosca Piromalli – Molè di Gioia Tauro, residenti entro un raggio di 15 chilometri da Sona. Nel giugno di quest’anno un’impresa di trasporti di Sommacampagna, 5 chilometri da Sona, ha subito l’interdittiva antimafia da parte della Prefettura veronese. La Albi Service & Noleggi Srl, oltre alla Agl Group Srls di Nogarole Rocca poco distante, sarebbero infatti occultamente gestite dalla famiglia Franco legata alla cosca ‘ndranghestista «Pesce». CONTINUA SU: http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2016/12/04/news/sona-il-paesino-che-custodisce-le-ndrine-1.14516031 Continua a leggere
Il caso Minnella, il femminismo ufficiale e la tolleranza gay
Gay.it attacca Vvox e lo taccia di esser diventato una “testata ultracattolica”. Perché? Perché non è la solita Pravda del pensiero unico e perché ci scrive il nostro Matteo Castagna, in quanto “testata né cattolica né anti-cattolica”. Forse a qualcuno dà fastidio che i suoi articoli siano sempre tra i più letti. Ecco la brillante replica del giornalista di punta di Vvox, che non è né cattolico, né integralista…
di Marco Milioni per http://vvox.us9.list-manage.com/track/click?u=15cab36632ab2c19158e4bd2e&id=7720ca8b36&e=cf8baa9aa7
Il finto stupro denunciato da una giovane vicentina è passato sotto silenzio. Le donne impegnate si fanno sentire solo nelle feste comandate dei diritti?
La storia di Federica Minnella, vicentina di Cogollo condannata a 16 mesi per avere denunciato a carico del padovano Antonio Siviero un falso stupro nel Rodigino, è passata quasi inosservata, non generando tutte quelle discussioni, talvolta da bar, che solitamente fanno seguito a vicende con un che di torbido e pruriginoso.
Nessuna reazione dal mondo delle donne, soprattutto, che di recente ha onorato la Giornata contro la Violenza a loro danno. Forse una parola di stigmatizzazione avrebbe fatto bene alla propria causa, che é sacrosanta. Ma forse, appunto, la sensibilità femminista (cioè delle donne consapevoli e attive nel difendere i diritti delle donne), a parte le associazioni e le intellettuali come la vicentina Luisa Muraro, nell’arena mediatica si accontenta delle occasioni di rito.
Esiste ancora un movimento femminista? La domanda non è pretestuosa. Prendiamo, ad esempio, autorevoli riflessioni che provengono da questo stesso mondo. Come quella della professoressa Camille Paglia. Sociologa americana fra le maggiori, lesbica di sinistra ed atea, pur dichiarandosi femminista definisce il femminismo attuale «malato, indiscriminato e nevrotico» (fra l’altro, era una delle poche che ci aveva preso sulla batosta che avrebbe buscato Hillary Clinton, magnificata da molte politiche nostrane in quanto donna in politica rispetto al sessista Donald Trump: «I democratici che pretendono di parlare ai poveri e ai diseredati, sono sempre più il partito di un’élite fatta d’intellettuali e accademici»). Più o meno sullo stesso solco si muove la filosofa, sempre statunitense, Nancy Fraser, che in un articolo pubblicato sul Guardian tre anni orsono addirittura si poneva la questione di come «il femminismo sia divenuto l’ancella del capitalismo».
La Paglia fornisce un altro spunto interessante: la similitudine fra la battaglia femminista storica, quella degli anni ’60-’70 sui diritti civili, all’odierna battaglia per i diritti Lgbt. Quando sulla stampa americana le è stato chiesto come mai «in questi anni non c’è stato nessun leader gay lontanamente vicino alla statura di Martin Luther King» lei ha risposto così: «Perché l’attivismo nero si è ispirato alla profonde tradizioni spirituali della chiesa a cui la retorica politica gay è stata ostile in maniera infantile. Stridulo, egoista e dottrinario, l’attivismo gay è completamente privo di prospettiva filosofica». Un giudizio duro. Forse troppo, per certi versi.
Ma forse anche utile per quel dovere di autocritica che accompagna ogni forza sociale e politica che si ponga in maniera critica, com’è anche il movimento gay (il quale, sia detto en passant, in alcune sue frange potrebbe pure dimostrare quell’apertura libertaria di cui si fanno portatori: questo quotidiano online, per esempio, è stato bollato come «testata ultracattolica» dagli sdegnosi responsabili del portale Gay.it, evidentemente perché non si tollera che un giornale libero, non cattolico nè anti-cattolico, possa ospitare opinioni diverse dalle loro, esattamente come dà spazio ad altre di segno opposto, come, per citarne qualcuna, un recente articolo sul rapporto fra omosessualità e cattolicesimo, o il bellissimo diario esclusivo di un esponente veneto dell’Arcigay negli Usa, o altre ancora in passato).
Ma per tornare al nostro Veneto, vorremmo porre un’altra domanda. Come mai nessuna donna impegnata in politica e nella società da queste parti ha speso una-frase-una sull’ex gip Cecilia Carreri, massacrata mediaticamente e stroncata nella carriera di magistrato (o magistrata, in ossequio al politicamente corretto linguistico) per una condotta deontologicamente sbagliata che non c’era mai stata, e che guarda caso aveva osato tentare di mandare a processo l’uomo più potente di Vicenza e uno dei più influenti del Veneto, ovvero Gianni Zonin? Non è che alla fine della fiera la sensibilità femminile è ormai molto poco femminista, a meno di non considerare tale le dichiarazioni obbligate nei giorni comandati di femminismo ufficiale?
Saluto a Matteo Renzi, eroe, martire e kamikaze
Lì per lì mi son chiesto: come mai Matteo Renzi se l’è giocata così male? Come mai le “riforme” che ha proposto agli italiani erano talmente fetenti che anche chi le riforme le voleva (come il sottoscritto) ha dovuto votare no?
Ho dovuto ricorrere alle risorse di fantasia del mio complottismo professionale per ipotizzare: Renzi si è sacrificato per noi. Che sia stato obbligato dai poteri forti a “fare le riforme” non c’è dubbio. JP Morgan gliele aveva dettate nel 2013, a nome dei “Mercati”: le costituzioni dei paesi sud-europei, nate come reazione ai fascismi, sono inadatte all’integraziuone nella UE e nel mondialismo. “Forte influenza delle idee socialiste”, i “diritti dei lavoratori” iscritti nella costituzione; governi deboli di fronte alle regioni, e creazione del consenso mediante clientelismo”. Quindi: cambiare, il mercato globale ve lo chiede.
Renzi, eroico ha capito che doveva obbedire. Ma ha trovato la soluzione per la nostra salvezza nazionale: le riforme le ha fatte, ma rappezzate malissimo. Anzitutto, non ha fatto quelle che davvero servono, come la disciplina del sistema giudiziario e la licenziabilità dei parassiti statali e regionali; doveva abolire le Regioni, ha abolito le provincie – e anche loro così malamente, che le province sono ancora lì.
Ha concepito cambiamenti per cui ha insieme prestato il fianco all’accusa di accentramento statalista, e potenziamento politico delle regioni – attraverso la incredibile ‘riforma del Senato’, consistente nel riempirlo di assessori regionali non eletti, ossia (come ha scritto Economist) “il personale più corrotto della politica italiota”. Per di più, la “riforma” ha esentato quelle che ne avevano più bisogno, le regioni autonome, in primo luogo la Sicilia – che andrebbe commissariata affidandola a SS lituane. Ha consegnato il Senato al suo partito in eterno, dal momento che il PD parte con avvantaggiato dalla presenza delle cinque regioni eternamente rosse. Continua a leggere






