Norma Cossetto: la stuprata era fascista, le femministe non piangono, 4 ottobre 1943, violenze dei partigiani, stupri dei partigiani

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Norma Cossettodi Federico Savastano

Sono trascorsi settantatré anni dalla morte di Norma Cossetto, ventitreenne studentessa italiana d’Istria, uccisa barbaramente da un nucleo di partigiani. La Storia degli ultimi anni di guerra in Italia, all’indomani dell’8 Settembre 1943, è costellata di episodi di violenza e di odio senza precedenti. Nella nostra penisola furono infatti registrati fatti di singolare efferatezza non soltanto da parte dei “Liberators” ma anche dei partigiani, che assai di frequente si lasciarono andare a mattanze sanguinarie nei confronti di fascisti e collaborazionisti (spesso solamente ritenuti tali).

Ci troviamo in Istria e sono trascorse appena tre settimane dall’Armistizio di Cassibile. Norma Cossetto è la figlia del dirigente locale del Pnf, laureanda in lettere e filosofia presso l’Università di Padova. E’ in questo brevissimo lasso di tempo che la famiglia Cossetto inizia a ricevere minacce e intimidazioni da parte dei partigiani jugoslavi e italiani presenti nell’area, finchè il 26 Settembre la ragazza viene convocata presso il comando partigiano. Dopo un interrogatorio e pressanti richieste di abiurare la propria fede fascista (richieste respinte da parte della ragazza) Norma viene rilasciata e ricondotta a casa, soltanto per esserne nuovamente prelevata il giorno successivo e ricondotta nella ex-caserma dei Carabinieri di Visignano, poi nella scuola di Antignana, trasformata in prigione. Continua a leggere

ProVita: l’enorme successo del tour italiano di Gianna Jessen; la vittoria conseguita grazie a UCI Cinemas; l’inedito documentario sull’utero in affitto

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Segnalazione ProVita

ProVita_logo.jpg BOLLETTINO INFORMATIVO 14/2016
“Nel nome di chi non può parlare…”
AGISCI!

 

LA TUA FIRMA PER DIRE #StopUteroinaffitto!

Cosa aspetti a firmare anche tu la petizione per svegliare le autorità che tollerano la pratica dell’utero in affitto, in Italia?

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ProVita Onlus produce mensilmente (11 numeri all’anno) la rivista di approfondimento Notizie ProVita, con firme di primo piano a livello nazionale.

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GUARDA LA LISTA DEGLI EVENTI NAZIONALI E INTERNAZIONALI DI PROVITA

LE NOTIZIE DI PROVITA

 

ECOSESSUALITÀ: QUANDO L’AMORE SI FA CON LA TERRA E LE PIANTE

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GENDER A ROMA – IL M5S INSERISCE IL GENERE NEL BILANCIO

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ABORTO TARDIVO IN ITALIA: SI FA, SENZA REMORE

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LA BUONA NOTIZIA #611: JAXSON COMPIE DUE ANNI

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ABORTO SALINO, COME LA JESSEN: 113 MORTI IN UN ANNO, IN USA

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ABORTO POST NASCITA O PRE NASCITA, CHE DIFFERENZA FA?

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SESSO ANALE: È LEGALE IL CONSENSO A 16 ANNI IN CANADA

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ABORTO E DIGNITÀ DEL BAMBINO MORTO: L’ESEMPIO AUSTRIACO

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TRANSGENDER (DA ASSECONDARE) IN AUMENTO. A TRE ANNI?

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“MAMMA (SURROGATA) PER AMICA” PER LUKE E LORELAI

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Mandiamo questa nuova Newsletter a poche ore dalla conclusione del tour italiano di Gianna Jessen, che nell’arco di una decina di giorni ha toccato ben sette città: ovunque è stato un enorme successo, un vero e proprio inno alla Vita!

L’entusiasmo che abbiamo visto dipinto nei volti delle persone che abbiamo incontrato, unito alla vittoria conseguita grazie ad UCI Cinemas nella diffusione dello spot contro l’utero in affitto tratto dal documentario Breeders: donne di seconda categoria? e alla vittoria del NO al referendum, fanno ben sperare!

Ma l’attenzione ai temi bioetici va mantenuta alta e ProVita non mancherà di vigilare: oggi, come ieri e come domani.

 

Toni Brandi

Vittoria del buon senso e della ragione: grazie UCI Cinemas!

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Lo spot di ProVita contro l’utero in affitto, diffuso nel circuito di UCI Cinemas,era stato sospeso in seguito alle proteste di un gruppo Lgbt. Tuttavia dopo le indagini è stato riammesso…

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Richiedi il DVD di “Breeders: donne di seconda categoria?”

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Breeders: donne di seconda categoria? è un documentario esclusivo sull’utero in affitto, che dà voce alle madri surrogate e ai figli di questa pratica. Un inedito firmato ProVita Onlus.

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Referendum: «Renzi, ci siamo ricordati»

referendum

 

Il referendum costituzionale del 4 dicembre ha visto una netta vittoria del NO. Sotto il profilo bioetico, di cui ProVita si occupa, questo costituisce una vittoria: almeno per ora alcuni pericoli sono scampati.

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RATZINGER SPINGE ANCORA IL FATALE SVIAMENTO CONCILIARE

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ratzinger-lutherLe troppe “vedove ratzingeriane” leggano e traggano profitto…

L’EDITORIALE DEL VENERDI

di Arai Daniele

Questo 2016 si chiude ancora all’ombra sinistra di due guerre senza fine. Le abbiamo descritte nell’articolo precedente, ma per i cattolici è sempre bene approfondire le sue radici religiose, da dove spunta ogni male nella società umana. Se non lo fa direttamente, lo fa minando le difese della Verità, come sia la fortezza del Sacrificio perpetuo menzionato dal profeta Daniele e ricordato da Gesù stesso come segno della fine.

Qui un breve approfondimento sarà fatto con riferimento alla «lezione di Ratzinger», allineato in pieno alla giustificazione di Lutero, tesi con cui Bergoglio imperversa sempre più.

Lo faremmo seguendo quanto pubblicato dal vaticanista Sandro Magister: « Joseph Ratzinger torna in cattedra; Non la cattedra di vescovo di Roma, ma quella di professore di teologia. Una inattesa lezione del papa emerito sulle questioni capitali del pensiero cristiano d’oggi. Sì, ma a controsenso del pensiero cristiano di sempre. Continua a leggere

Verona, il Faro (spento) di Tosi e i Tafazzi di centrodestra

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di Matteo Castagna per www.vvox.it quotidiano on-line

Speacker’s Corner

Post-referendum in riva all’Adige: idee poche e ben confuse

fare

Se i vincitori del No al referendum costituzionale a Renzi possono concedere l’onore delle armi perché non solo si è dimesso, ma ha garantito di approvare subito la finanziaria per arrivare al voto anticipato, non si può fare lo stesso col sindaco di Verona, Flavio Tosi, e con quel pezzo del suo “Faro”che lo ha seguito, che soffonde una luce sempre più fioca. Ci si sarebbe aspettati un minimo di autocritica, una dichiarazione che emanasse, anche lontanamente, il profumo dell’umiltà e della signorilità di chi ha preso una innegabile quanto storica batosta politica.

Niente di tutto questo. Il sindaco di Verona, nell’ammettere che la gente si è espressa sulla persona del Presidente del Consiglio e, quindi, implicitamente se n’è fregata dei continui appelli tosiani al Sì, con uno stile piuttosto subdolo ha colpevolizzato l’elettore, sostenendo che ha perso un’occasione di cambiamento. Non contento, ha aggiunto che non è detto che la maggioranza abbia sempre ragione. Principio verissimo, ma stonato in bocca a chi ha basato la sua azione politica guardando principalmente ai numeri, nominando il vicesindaco e l’assessore allo sport non in base alle competenze, ma alle preferenze ottenute. Sappiamo tutti, come sia andata a finire…

CONTINUA SU: http://www.vvox.it/2016/12/07/verona-il-faro-spento-di-tosi-e-i-tafazzi-di-centrodestra/ Continua a leggere

Christmas Poinsettia Memorials for Traditional Mass

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Segnalazione di don Anthony Cekada

Donate a Christmas Poinsettia Memorial for the

Main Content Inline Smalltraditional Mass to honor your loved ones

Every year, we fill the sanctuary and the side chapels of St. Gertrude the Great Church with poinsettias to celebrate Our Lord’s birth. They adorn our church for all the feasts of the Christmas season, ending with Candlemas on February 2nd.

You can help us beautify God’s house for Christmas by making a Poinsettia Memorial Donation in honor of a loved one.

Your name and the name of the person memorialized will be printed on a special page in the St. Gertrude the Great Church bulletin.

Suggested donation: $10.

For more information, click here.

PERCHE’ L’ITALIA E’ IN DEPRESSIONE. LO SPIEGA GALLONI

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lire-640di Maurizio Blondet

Non si finisce mai di imparare e quando vengono alla luce determinate verità, ci si rimane davvero meravigliati della falsità che fa da padrona in questo mondo corrotto.
Ormai non si governa per portare avanti un popolo, non si vive con ideali veri…Ma si va avanti con l’esigenza di sopraffare l’altro a tutti i costi e con ogni mezzo a disposizione!

Il primo colpo storico contro l’Italia lo mette a segno Carlo Azeglio Ciampi, futuro presidente della Repubblica, incalzato dall’allora Ministro Beniamino Andreatta, maestro di Enrico Letta e “nonno” della Grande Privatizzazione che ha smantellato l’industria statale italiana, temutissima da Germania e Francia. E’ il 1981: Andreatta propone di sganciare la Banca d’Italia dal Tesoro, e Ciampi esegue. Obiettivo: impedire alla banca centrale di continuare a finanziare lo Stato, come fanno le altre banche centrali sovrane del mondo, a cominciare da quella inglese.
Il secondo colpo, quello del ko, arriva otto anno dopo, quando crolla il Muro di Berlino. La Germania si gioca la riunificazione, a spese della sopravvivenza dell’Italia come potenza industriale: ricattati dai francesi, per riconquistare l’Est i tedeschi accettano di rinunciare al marco e aderire all’euro, a patto che il nuovo assetto europeo elimini dalla scena il loro concorrente più pericoloso: noi……
A Roma non mancano complici: pur di togliere il potere sovrano dalle mani della “casta” corrotta della Prima Repubblica, c’è chi è pronto a sacrificare l’Italia all’Europa “tedesca”, naturalmente all’insaputa degli italiani.

E’ la drammatica ricostruzione che Nino Galloni, manager pubblico e alto dirigente di Stato, fornisce a Claudio Messora per il blog “Byoblu”. Nel  1989, Galloni era consulente del governo su invito dell’eterno Giulio Andreotti, il primo statista europeo che ebbe la prontezza di affermare di temere la riunificazione tedesca.
Andreotti era al corrente del piano contro l’Italia e tentò di opporvisi. Poi a Roma arrivò una telefonata del cancelliere Helmut Kohl, che si lamentò col ministro Guido Carli: qualcuno “remava contro” il piano franco-tedesco. La telefonata di Kohl fu decisiva per indurre il governo a metterlo fuori gioco. «Ottenni dal ministro la verità», racconta l’ex super-consulente, ridottosi a comunicare con l’aiuto di pezzi di carta perché il ministro «temeva ci fossero dei microfoni». Sul “pizzino”, scrisse la domanda decisiva: “Ci sono state pressioni anche dalla Germania sul ministro Carli perché io smetta di fare quello che stiamo facendo?”. Eccome: «Lui mi fece di sì con la testa».

Questa, riassume Galloni, è l’origine della “inspiegabile” tragedia nazionale nella quale stiamo sprofondando. I super-poteri egemonici, prima atlantici e poi europei, hanno sempre temuto l’Italia. Il primo è l’omicidio di Enrico Mattei, e il secondo è l’eliminazione di Aldo Moro, l’uomo del compromesso storico col Pci di Berlinguer assassinato dalle “seconde Br”: non più l’organizzazione eversiva fondata da Renato Curcio ma le Br di Mario Moretti, «fortemente collegate con i servizi, con deviazioni dei servizi, con i servizi americani e israeliani». Il leader della Dc era nel mirino di killer molto più potenti dei neo-brigatisti: «Kissinger gliel’aveva giurata, aveva minacciato Moro di morte poco tempo prima». Tragico preambolo, la strana uccisione di Pier Paolo Pasolini, che nel romanzo “Petrolio” aveva denunciato i mandanti dell’omicidio Mattei, a lungo presentato come incidente aereo. Recenti inchieste collegano alla morte del fondatore dell’Eni quella del giornalista siciliano Mauro De Mauro. Probabilmente, De Mauro aveva scoperto una pista “francese”: agenti dell’ex Oas inquadrati dalla Cia nell’organizzazione terroristica “Stay Behind” (in Italia, “Gladio”) avrebbero sabotato l’aereo di Mattei con l’aiuto di manovalanza mafiosa.
Alla fine degli anni ‘80, Ciampi, Andreatta e De Mita, secondo Galloni, lavorano per cedere la sovranità nazionale pur di sottrarre potere alla classe politica più corrotta d’Europa. Col divorzio tra Bankitalia e Tesoro, per la prima volta il paese è in crisi finanziaria: prima, infatti, era la Banca d’Italia a fare da “prestatrice di ultima istanza” comprando titoli di Stato e, di fatto, emettendo moneta destinata all’ investimento pubblico. Chiuso il rubinetto della lira, la situazione precipita: con l’impennarsi degli interessi (da pagare a quel punto ai nuovi “investitori” privati) il debito pubblico esploderà fino a superare il Pil. Non è un “problema”, ma esattamente l’obiettivo voluto: mettere in crisi lo Stato, disabilitando la sua funzione strategica di spesa pubblica a costo zero per i cittadini, a favore dell’industria e dell’occupazione.
Al piano anti-italiano partecipa anche la grande industria privata, a partire dalla Fiat, che di colpo smette di investire nella produzione e preferisce comprare titoli di Stato: da quando la Banca d’Italia non li acquista più, i tassi sono saliti e la finanza pubblica si trasforma in un ghiottissimo business privato. L’industria passa in secondo piano e – da lì in poi – dovrà costare il meno possibile. «In quegli anni la Confindustria era solo presa dall’ idea di introdurre forme di flessibilizzazione sempre più forti, che poi avrebbero prodotto la precarizzazione». Aumentare i profitti: «Una visione poco profonda di quello che è lo sviluppo industriale». Risultato: «Perdita di valore delle imprese, perché le imprese acquistano valore se hanno prospettive di profitto». Dati che parlano da soli. E spiegano tutto: racconta Galloni , “feci una ricerca che dimostrava che i 50 gruppi più importanti pubblici e i 50 gruppi più importanti privati investivano la metà dei loro profitti non in attività produttive ma nell’ acquisto di titoli di Stato, per la semplice ragione che i titoli di Stato italiani rendevano tantissimo e quindi si guadagnava di più facendo investimenti finanziari invece che facendo investimenti produttivi. Questo è stato l’inizio della nostra deindustrializzazione».

Alla caduta del Muro, il potenziale italiano è già compromesso dal sabotaggio della finanza pubblica, ma non tutto è perduto… Eravamo ancora «qualcosa di grosso dal punto di vista industriale e manifatturiero», ricorda Galloni: «Bastavano alcuni interventi, bisognava riprendere degli investimenti pubblici». E invece, si corre nella direzione opposta: con le grandi privatizzazioni strategiche, negli anni ’90 «quasi scompare la nostra industria a partecipazione statale», il “motore” di sviluppo tanto temuto da tedeschi e francesi. Deindustrializzazione: «Significa che non si fanno più politiche industriali». Galloni cita Pierluigi Bersani: quando era ministro dell’industria «teorizzò che le strategie industriali non servivano». Si avvicinava la fine dell’Iri, gestita da Prodi in collaborazione col solito Andreatta e Giuliano Amato. Lo smembramento di un colosso mondiale: Finsider-Ilva, Finmeccanica, Fincantieri, Italstat, Stet e Telecom, Alfa Romeo, Alitalia, Sme (alimentare), nonché la BancaCommerciale Italiana, il Banco di Roma, il Credito Italiano.

Le banche, altro passaggio decisivo: con la fine del “Glass-Steagall Act” nasce la “banca universale”, cioè si consente alle banche di occuparsi di meno del credito all’ economia reale, e le si autorizza a concentrarsi sulle attività finanziarie speculative. Denaro ricavato da denaro, con scommesse a rischio sulla perdita. E’ il preludio al disastro planetario di oggi. In confronto, dice Galloni, i debiti pubblici sono bruscolini: nel caso delle perdite delle banche stiamo parlando di tre-quattromila trilioni. Un trilione sono mille miliardi: «Grandezze stratosferiche», pari a 6 volte il Pil mondiale. «Sono cose spaventose». La frana è cominciata nel 2001, con il crollo della new-economy digitale e la fuga della finanza che l’aveva sostenuta, puntando sul boom dell’e-commerce. Per sostenere gli investitori, le banche allora si tuffano nel mercato-truffa dei derivati: raccolgono denaro per garantire i rendimenti, ma senza copertura per gli ultimi sottoscrittori della “catena di Sant’Antonio”, tenuti buoni con la storiella della “fiducia” nell’imminente “ripresa”, sempre data per certa, ogni tre mesi, da «centri studi, economisti, osservatori, studiosi e ricercatori, tutti sui loro libri paga».

Quindi, aggiunge Galloni, siamo andati avanti per anni con queste operazioni di derivazione e con l’emissione di altri titoli tossici. Finché nel 2007 si è scoperto che il sistema bancario era saltato: nessuna banca prestava liquidità all’ altra, sapendo che l’altra faceva le stesse cose, cioè speculazioni in perdita. «Di qui la crisi di liquidità, che deriva da questo: le perdite superavano i depositi e i conti correnti». Come sappiamo, la falla è stata provvisoriamente tamponata dalla Fed, che dal 2008 al 2011 ha trasferito nelle banche – americane ed europee – qualcosa come 17.000 miliardi di dollari, cioè «più del Pil americano e più di tutto il debito pubblico americano».

Va nella stessa direzione – liquidità per le sole banche, non per gli Stati – il “quantitative easing” della Bce di Draghi, che ovviamente non risolve la crisi economica perché «chi è ai vertici delle banche, e lo abbiamo visto anche al Monte dei Paschi, guadagna sulle perdite». Il profitto non deriva dalle performance economiche, come sarebbe logico, ma dal numero delle operazioni finanziarie speculative: «Questa gente si porta a casa i 50, i 60 milioni di dollari e di euro, scompare nei paradisi fiscali e poi le banche possono andare a ramengo». Non falliscono solo perché poi le banche centrali, controllate dalle stesse banche-canaglia, le riforniscono di nuova liquidità. A monte: a soffrire è l’intero sistema-Italia, da quando – nel lontano 1981 – la finanzia pubblica è stata “disabilitata” col divorzio tra Tesoro e Bankitalia.
Un percorso suicida, completato in modo disastroso dalla tragedia finale dell’ingresso nell’Eurozona, che toglie allo Stato la moneta ma anche il potere sovrano della spesa pubblica, attraverso dispositivi come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio.

Per l’Europa “lacrime e sangue”, il risanamento dei conti pubblici viene prima dello sviluppo. «Questa strada si sa che è impossibile, perché tu non puoi fare il pareggio di bilancio o perseguire obiettivi ancora più ambiziosi se non c’è la ripresa». E in piena recessione, ridurre la spesa pubblica significa solo arrivare alla depressione irreversibile. Vie d’uscita? Archiviare subito gli specialisti del disastro – da Angela Merkel a Mario Monti – ribaltando la politica europea: bisogna tornare alla sovranità monetaria, dice Galloni, e cancellare il debito pubblico come problema.
Basta puntare sulla ricchezza nazionale, che vale 10 volte il Pil.

Non è vero che non riusciremmo a ripagarlo, il debito. Il problema è che il debito, semplicemente, non va ripagato: «L’importante è ridurre i tassi di interesse», che devono essere «più bassi dei tassi di crescita».
A quel punto, il debito non è più un problema: «Questo è il modo sano di affrontare il tema del debito pubblico».

FONTE: http://www.libreidee.org/2013/05/italia-potenza-scomoda-dovevamo-morire-ecco-come/

titolo originale:

Galloni: “L’Italia doveva morire. E’ una potenza scomoda.” Ecco perchè

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Come Blackwater ed Emergency traghettano migranti in Italia

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Regina e Chris Catrambone

MOAS è l’acronimo di Stazione di aiuto ai migranti in mare aperto. Si tratta di un’organizzazione non governativa con sede a Malta che si è posto il compito di pattugliare il Mediterraneo e salvare persone in alto mare, recuperandole da gommoni, zattere e barche sul Phoenix, il peschereccio della MOAS, una nave completa di droni per sorvegliare le acque, traghettando i migranti per miglia, dalle coste libiche alla Sicilia. L’organizzazione è gestita da Chris Catrambone (35) e sua moglie Regina. Chris Catrambone, statunitense della Louisiana diplomato al college, gestiva un ristorante su un battello a vapore ed ha lavorato presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC, prima di lavorare come investigatore assicurativo. In tale veste fu inviato nei luoghi più pericolosi del mondo, come ad esempio Iraq e Afghanistan. Dopo aver fatto abbastanza esperienza, e accidentalmente sopravvissuto all’uragano Katrina in Louisiana nel 2005, l’anno dopo Chris Catrambone fondava il Tangiers Group, azienda globale specializzata in “Servizi di assicurazione, assistenza di emergenza, gestione dei sinistri sul campo ed intelligence“(1)). Inizialmente operava dagli Stati Uniti, ma per gestire meglio l’azienda in espansione trasferiva le attività in Italia (dove incontrava la futura moglie) e poi a Malta. È qui che nel 2013 Chris Catrambone fondò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS) per assistere la popolazione del terzo mondo ad attraversare il mare in cerca di una vita migliore. Catrambone e la moglie si dice che abbiano speso 8 milioni di dolari propri per tale fine, perché, come il fondatore della MOAS ha confessato, anche lui, una volta che perse la casa a causa di Katrina, capì la situazione degli altri.
ianIan Ruggier è un membro del consiglio della MOAS. Questi un tempo fece scalpore a Malta con un piano volto a frenare i migranti in rivolta a Malta. Le unità di polizia circondarono la folla, ed isolarono e colpirono i capi per evitare ulteriori dimostrazioni. Eppure qualcosa andò storto e fallì, con le organizzazioni pro-immigrati che fecero enorme clamore e i tribunali che se ne occuparono (2). Dopo 25 anni di servizio, Ian Ruggier ha trovato lavoro nella MOAS: incaricato di contenere i migranti ora è passato dalla loro parte: Saulo divenne Paolo. Forse.
Ma che succede se Ian Ruggier è soltanto l’uomo il cui compito è garantire che i migranti soccorsi o infiltrati in Europa non finiscano a Malta? Perché le barche della MOAS sono di stanza a Malta, da dove operano. Una volta caricati di immigrati, salpano dal porto di La Valletta verso l’Italia per scaricarvi il carico umano. Robert Young Pelton è consulente strategico della MOAS (3), fondatore di Migrant Report (4) e proprietario della Dpx (Posti estremamente pericolosi) Gear, che vende coltelli da guerra (5) per chi si reca nelle zone di conflitto da cui, stranamente, provengono le persone che si suppone MOAS e Migrant Report dovrebbero aiutare. Come giornalista free-lance ha incontrato Eric Prince, il fondatore della Blackwater, la società militare privata statunitense (mercenari) impegnata in operazioni in Afghanistan e Iraq; per inciso, la Blackwater è stata impiegata anche in Louisiana, durante l’uragano Katrina: Chris Catrambone era capitato lì proprio in quel momento. Robert Young Pelton ha incrociato Eric Prince su questioni finanziarie.
Ma tornando a Chris Catrambone. Un giovane laureato e dipendente, costituisce una società (Tangiers Group) che estende rapidamente le attività in oltre cinquanta Paesi, comportando profitti per milioni da potersi creare l’ente di beneficenza che si chiama MOAS. MOAS impiega uomini che contemporaneamente possono intervenire presso le aziende militari private o essere incaricati di frenare l’afflusso di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo. Tale organizzazione non-governativa non è in concorrenza con i governi europei nel recupero dei migranti: piuttosto li integra, un riconoscimento per cui il suo fondatore riceve premi. (6)

Alcune domande sorgono. Come ha fatto Chris Catrambone ad accumulare tale fortuna, così giovane, sul mercato delle assicurazioni? (7) È il suo ente di carità è solo un’espressione delle proprie convinzioni personali? Persegue scopi politici? Il suo Tangiers Group opera nelle zone di guerra: è un puro caso? Lavorò presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC. Alcuni suoi collaboratori spuntano nelle stesse zone pericolose dove opera Tangiers Group. Anche qui un puro caso? Sembra che ci sia una stretta relazione tra MOAS, marina maltese ed esercito statunitense. MOAS è guidata da un ufficiale di marina noto per il duro trattamento inflitto agli immigrati; fu promosso partner commerciale della Blackwater, ben nota per le azioni spietate contro i civili e di proprietà di una persona che ha fatto fortuna sfruttando le operazioni militari statunitensi in Afghanistan, Africa del Nord e Medio Oriente. Lo stesso denaro, in un modo o nell’altro, guadagnato creando caos in Africa e Medio Oriente, provocando la crisi dei rifugiati, viene ora usato per spedire migliaia di africani senza documenti nel cuore dell’Europa, causando problemi in Italia, Francia, Grecia e Germania. Non si può fare a meno di chiedersi se quelli della MOAS siano onesti salvatori o compiano la missione di destabilizzare ancora di più l’Europa.tumblr_nh96xy1z101u6emqdo1_1280

 Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l'invsione degli USA. Qui era circodanto dai guerriglieri dell'Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C'è un nesso? Pelton era presente

Robert Young Pelton, in Iraq assieme agli amici della Blackwater

Riferimenti
1. Christopher Catrambone, My Story.
2. Come l’esercito ha sbagliato, Times of Malta, 19/12/2005, un ufficiale responsabile della disastrosa gestione delle proteste, Malta Today 16/11/2007.
3. Robert Young Pelton: Aid Station Migrant Offshore (MOAS) e la crisi dei rifugiati dalla Siria.
4. Migrant Report
5. Dpx Gear
6. MOAS, giovane eroe tra coloro onorati nel giorno della Repubblica, 13/12/2015 Malta Today 2015/12/13.
7. “Avevo un patrimonio netto di 10 milioni di dollari prima di compiere trent’anni. (…) Non sono cresciuto nel denaro o nel lusso. Ho costruito tutto quello che ho da zero, attraverso il duro lavoro e la dedizione. Ad un certo punto, ho cominciato a vedermi arrabbattarmi tra questioni sui soldiPhoenix Rising.

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

La MOAS usa droni da ricognizione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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Pugno duro della Le Pen: “Niente scuola gratis per i figli degli immigrati”

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downloadCommento di Raimondo Gatto:

CI SARA’ QUESTO, NEL PROGRAMMA DELLA COALIZIONE DI CENTRO DESTRA, OD AVREMO LA
SOLITA SANATORIA “MODELLO MARONI”? CI SARA’ UNA PROPOSTA DI LEGGE PER
CANCELLARE LA LEGGE CIRINNA? STAREMO A VEDERE.

Segnalazione di Raimondo Gatto

La Le Pen: “La solidarietà va espressa nei confronti dei francesi”. Secondo i sondaggi, potrebbe arrivare ai ballottaggi

“La solidarietà nazionale – ha messo in chiaro la leader del Front National – deve esprimersi nei confronti
dei francesi”.
La partita è solo all’inizio. A una settimana dal passo indietro di François Hollande, che ha annunciato di non voler correre per un secondo mandato all’Eliseo, la sfida si fa più chiara. La gauche adesso punta tutto sul premier in carica Manuel Valls. Ma soltanto a fine gennaio, quando si terranno le primarie della sinistra, il quadro sarà definitivo. Per il momento in corsa ci sono di sicuro François Fillon, che dopo aver sconfitto Nicolas Sarkozy ha
promesso di voler superare “i patetici cinque anni di François Hollande” puntando a costruire “una Francia sovrana e alla testa dell’Europa”, e la Le Pen, che chiede una chiusura totale delle frontiere e l’uscita della Francia dall’euro. Uno gollista, l’altra anti europeista sono i due volti della destra che, dopo i fallimenti di Hollande, affascina i francesi
Oggi la Le Pen ha tratteggiato un altro aspetto del proprio programa di governo. “Non ho nulla contro gli stranieri – ha spiegato – ma dico loro: se volete venire nel nostro Paese, non vi aspettate che ci faremo carico di voi, che veniate curati e che i vostri figli vengano istruiti gratuitamente”. Il pugno duro della leader del Front National è ampiamente condiviso dai francesi. In un eventuale secondo turno delle lezioni presidenziali francesi, il candidato della destra Francois Fillon sconfiggerebbe con il 65 per cento dei voti la leader del Front National Marine Le Pen. Il sondaggio, però, è stato realizzato da Ifop-Fiducial per iTele, Paris Match e Sun Radio fra il 28 novembre e il 3 dicembre. Prima,
quindi, dell’annuncio della candidatura di Valls. Il sondaggio indica che al ballottaggio la Le Pen verrebbe battuta anche dal candidato indipendente Emmanuel Macron, con il 62 per cento dei voti. Macron, ex ministro  dell’Economia, al primo turno non andrebbe, invece, oltre il terzo posto.

FONTE. IL GIORNALE.IT del 8 dicembre

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Raggi incontra Bergoglio: “Gli immigrati sono nostri fratelli (di business?N.d.r.). Roma ne accoglierà a migliaia”

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MENTRE PERSINO LA UE DICHIARA UFFICIALMENTE CHE IL 90% DEGLI IMMIGRATI SONO CLANDESTINI:

Dal Vaticano, la Raggi promette “migliaia di posti per i profughi” a Roma. E il Campidoglio prepara un hub per “orientare e informare” i migranti che arrivano nella Capitale. “Roma vuole fare la sua parte nell’accoglienza” di migranti e rifugiati. Lo ha detto, stamane, il sindaco di Roma, Virginia Raggi, intervenendo in Vaticano, al summit dei sindaci europei, organizzato dalla Pontificia Accademia delle Scienze, sul tema “Europa: i rifugiati sono nostri fratelli”.

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Crocifisso al seggio, la militante grillina vuole farlo togliere

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In Via San Gregorio una militante pentastellata ha chiesto al presidente di seggio di togliere il crocifisso appeso al muro: la sua richiesta è stata respinta ma per calmare gli animi sono dovuti intervenire i poliziotti

Il crocifisso alla militante grillina proprio non va giù.

A Milano, una sostenitrice del Movimento Cinque Stelle, racconta Milano Today, dopo aver votato si è lamentata con la presenza del seggio di Via San Gregorio per il simbolo sacro appeso alla parete del seggio dove ha espresso il proprio voto.

 Che è regolarmente esposto nelle aule, come in tutte le scuole d’Italia.

Il presidente di seggio, però, ha deciso di non accogliere le proteste della grillina e ha lasciato il crocifisso dove stava. Di fronte al rifiuto di rimuovere il simbolo religioso, la donna ha insistito nelle proprie rimostranze per diverse ore.

Tanto ha detto e tanto ha fatto che alle ore 17 è dovuta intervenire anche una pattuglia della polizia. Solo grazie all’intervento degli agenti è stato possibile riportare la calma nel seggio. Per fortuna, però, nessuno ha pensato di sporgere denuncia.

Il simbolo sacro è rimasto al proprio posto senza che per questo a nessuno sia stato impedito di esprimere liberamente la propria opinione. Nemmeno a chi quel crocifisso vorrebbe rimuoverlo.

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