Roma: al Campidoglio si discute di “poliamore”. A quando una legge ?

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

https://www.osservatoriogender.it

(di Rodolfo de Mattei su Osservatoriogender.it)

Dalla monogamia delle unioni etero e omosessuali alla poligamia, rappresentata dal cosiddetto “poliamore”, l’ultima frontiera sessuale che rivendica la possibilità di poter intrattenere più relazioni intime, sessuali o affettive allo stesso tempo, “con il consenso esplicito di tutti i partner attuali e potenziali”.

Questo è il tema al centro di un incontro, sotto forma di talk show, dal titolo “Poliamore: narrazioni, diritti e riconoscimento”, che si terrà a Roma, presso la Sala del Carroccio del Campidoglio, sabato 10 dicembre.I promotori dell’iniziativa, l’associazione R.Eti. e il portale dedicato all’amore multiplo “Poliamore.org“, lamentano infatti come la “non monogamia” sia ingiustamente rimasta ai margini dell’attuale ampio dibattito in corso “sul tema del riconoscimento della famiglia e delle relazioni“, rivendicando, dal canto loro, la necessità che “si inizi a prendere atto dell’esistenza di relazioni significative che non rientrano nella coppia monogama, eterosessuale o omosessuale che sia. Relazioni che a volte coinvolgono anche minori, con tutte le necessità del caso“.  Continua a leggere

“E’ STATO PUTIN”: NON E’ PIU’ PROPAGANDA, E’ PSICHIATRIA OLIGARCHICA

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di Maurizio Blondet

In Germania è  stato arrestato il profugo afgano di 17 anni (dice lui) che ad ottobre, a Friburgo,  ha stuprato e ucciso la studentessa di 19 anni Maria Landerburger, figlia (tra l’altro) di un altissimo funzionario UE, l’assistente capo dell’ufficio giuridico della Commissione. Lo scorso mese gli agenti  tedeschi hanno arrestato sette profughi afghani  che, in un campo profughi, hanno violentato un’adolescente iraniana. “Una epidemia di stupri avviene in Germania”, il più possibile taciuta dai media, perché sono i profughi a commetterle.

Di chi è la colpa? Ma di Vladimir Putin, è ovvio. E’ possibile che i russi stiano infiltrando nei  centro di  raccolta dei profughi,  degli stupratori siriani legati ad Assad, e iracheni collegati a Saddam Hussein (buonanima), in combutta con la mafia russa, per aggredi

L'Esperto: stupri in Germania sono ordinati da Putin
L’Esperto: Putin ha infiltrato stupratori fra i profughi.

http://www.breitbart.com/london/2016/12/13/think-tank-warns-russia-sex-mobs-germans/

L’accusa è stata elevata  da  Gustav Gressel, un ‘esperto’ dell’European Council on Foreign Relations. Che  è il think tank a cui partecipa anche Emma Bonino;  nonostante il nome lo colleghi allo storico Council on Foreign Relations (CFR)  dei Rockefeller  che dagli anni ’20 detta gran parte della  politica estera Usa, lo ECFR è fondato e finanziato da George Soros. Continua a leggere

PETIZIONE: Dimissioni immediate del Ministro Fedeli! Firma subito!

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Segnalazione di Matteo Cattaneo

Chiediamo le dimissioni immediate del Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: il suo profilo ideologico aumenta la sfiducia delle famiglie italiane verso la scuola pubblica!

FIRMA SUBITO!

Gentili lettori,

con questa petizione chiediamo le dimissioni immediate della Senatrice Pd Valeria Fedeli dal ruolo appena assunto di Ministro dell’Istruzione.

http://www.citizengo.org/it/ed/39580-dimissioni-immediate-di-valeria-fedeli-da-ministro-dellistruzione

Chiediamo le dimissioni del Ministro Fedeli per due motivi: innanzitutto, ha mentito su più siti web circa il suo reale titolo di studio, intestandosi una “laurea” in Scienze Sociali mai conseguita. In secondo luogo, Valeria Fedeli è la più accanita sostenitrice dell’introduzione delle teorie di genere nei programmi delle scuole italiane: la sua nomina quindi aumenta la già profonda sfiducia che sta sempre più allontanando le famiglie dalla scuola pubblica. L’opposto di ciò di cui abbiamo bisogno!

http://www.citizengo.org/it/ed/39580-dimissioni-immediate-di-valeria-fedeli-da-ministro-dellistruzione

Ti chiedo di firmare subito questa petizione, e di condividerla con tutti i tuoi contatti, affinché si chiuda una stagione di “guerra fredda” tra le famiglie italiane e la scuola pubblica, e insieme possiamo mettere le basi di un capitolo di nuova e fruttuosa alleanza. Ma per far questo, Valeria Fedeli deve dimettersi immediatamente e lasciare il posto a una guida più capace, adeguata e meritoria.

Grazie mille per il tuo aiuto!

Matteo Cattaneo e tutta la squadra di CitizenGO 

http://www.citizengo.org/it/ed/39580-dimissioni-immediate-di-valeria-fedeli-da-ministro-dellistruzione

Firma subito la petizione e condividila coi tuoi contatti, per chiedere le dimissioni immediate del neo-Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli: una figura ideologica che aumenta la discordia crescente tra le famiglie italiane e la scuola pubblica.

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Enroll in Our Christmas Mass Novena

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Segnalazione di don Anthony Cekada

Enroll in Our Christmas Mass Novena:

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Nine Masses Beginning Christmas Day

We offer this special Christmas Novena of Masses at St. Gertrude the Great for all those whose names have been sent to us. We place these on our altar at Christmas, and for nine consecutive days the priest offers Mass for all those so enrolled.

For information on how to enroll yourself or loved ones, click here.

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Marianne ha paura del presepio

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crecheSegnalazione del Centro Studi Federici

La repubblica francese, che il 14 luglio di ogni anno festeggia l’epoca delle ghigliottine, ha paura dei presepi.
 
I presepi infatti sembrano terrorizzare i rappresentanti delle istituzioni repubblicane, che negli ultimi hanno scatenato delle battaglie legali contro l’allestimento negli edifici pubblici, come le sedi istituzionali, della pericolosa scena della Natività.
 
Il Consiglio di Stato, all’inizio di novembre, si è pronunciato sulla questione. In nome della legge sulla laicità del 1905 i giudici hanno riconosciuto la possibilità di preparare i presepi in edifici pubblici alla condizione che non abbiano un carattere religioso (!) ma solo culturale o artistico e che la loro presenza non significhi il riconoscimento di un culto o di una preferenza religiosa (Bergoglio direbbe: che non siano mezzi di proselitismo). Per gli stessi motivi, per la loro installazione in luoghi pubblici, come i mercati, si raccomanda che non siano una manifestazione contraria alla neutralità imposta dalle autorità pubbliche.
 
A ben vedere, la sentenza del Consiglio di Stato non si discosta molto dalle motivazioni laiciste di certi politici della penisola italiana che, strumentalizzando il presepe, lo riducono a un semplice simbolo culturale, dimenticando o negando il suo valore principalmente religioso.
 

Isis, Iraq e Siria: burattini e burattinai

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3778159Segnalazione del Centro Studi Federici

Segnaliamo un articolo di fine ottobre che, alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni in Siria, non ha perso la sua attualità. A Palmira l’Isis – coi rinforzi giunti dall’Iraq – ha riconquistato il controllo di quella città simbolo, non senza una malcelata soddisfazione occidentale. Aleppo, invece, è stata quasi completamente liberata dall’esercito siriano, per la gioia di tutto il popolo siriano e in particolare delle comunità cristiane. I media occidentali, sordi e ciechi da quattro anni davanti ai crimini dei miliziani islamisti, ora diffondono continue notizie di presunti crimini dell’esercito governativo.
 
Le verità nascoste della battaglia per Mosul (Alfonso Tuor, 26/12/ 2016)
 
Come accade spesso, quanto viene raccontato dai media è il frutto della propaganda alimentata dalle fonti governative. Infatti la battaglia per Mosul viene presentata, come lo scontro decisivo contro lo Stato islamico. Insomma la conquista della seconda città irachena dovrebbe infliggere un colpo decisivo ai jihadisti ed indebolirne la capacità di usare l’arma del terrore contro l’Europa. La realtà non è questa. L’ISIS continua ad essere una marionetta usata dagli Stati Uniti e dalle monarchie arabe del petrolio. Il loro obiettivo non è distruggere lo Stato islamico, ma usarlo nella lotta contro il regime siriano di Assad e contro l’Iran e la Russia che lo sostengono. Questa è la spiegazione del fatto che migliaia di jihadisti sono fuggiti negli scorsi giorni con le loro famiglie a Raqqa, capitale dello Stato islamico, dove è situata anche la centrale operativa che trasmette ordini ai terroristi presenti in Europa. La fuga è avvenuta alla luce del sole con l’evidente consenso degli Stati Uniti. Infatti i cacciabombardieri della presunta Coalizione internazionale non hanno colpito la lunga e ben visibile colonna di mezzi dell’ISIS. Gli strateghi diranno che è stata una scelta giusta, poiché la fuga di migliaia di jihadisti renderà più facile la conquista di Mosul. Vi è da dubitare che questa mossa tattica renderà meno sanguinosa la battaglia per la conquista della seconda città irachena.
Ma la questione è un’altra: la missione della Coalizione internazionale è l’annientamento dello Stato islamico e la conquista di Mosul avrebbe dovuto essere solo un tassello di questa strategia. La decisione americana di consentire a migliaia di jihadisti di fuggire in Siria è in palese contraddizione con questo obiettivo, a tal punto da spingere Francois Hollande ad inalberarsi. Infatti gli attentati che hanno ferito profondamente la Francia hanno spinto l’Eliseo ad incrementare il proprio impegno militare contro l’ISIS. Quindi, come ha dichiarato il Presidente francese, dover prendere atto che la Coalizione, di cui fa parte il suo Paese, ha consentito a migliaia di jihadisti di trasferirsi tranquillamente in Siria, dove sembra essere situata la centrale del terrore, è stato considerato un affronto impossibile da accettare e una presa in giro che peserà anche sull’esito delle elezioni presidenziali in programma il prossimo mese di aprile.
Soltanto un “ingenuo”, come il presidente Hollande, puo’ ancora non aver capito che lo Stato islamico potrebbe essere rapidamente annientato, ma che non verrà distrutto, poiché deve ancora svolgere il compito per cui è stato creato e continua ad essere appoggiato da Stati Uniti, Arabia Saudita ed Emirati del Golfo. Oggi serve appunto per cercare di rovesciare le sorti della guerra in Siria che grazie all’intervento russo stanno volgendo a favore del regime di Assad. In quest’ottica si deve leggere anche la campagna occidentale contro i bombardamenti di Aleppo. Sarà interessante vedere se la guerriglia urbana dei jihadisti impegnati nella difesa di Mosul, che useranno i civili come scudi umani, non costringerà la famosa Coalizione internazionale a fare altrettanto per annientare i focolai di resistenza dello Stato islamico. Del resto è quanto hanno già fatto gli Stati Uniti alcuni anni orsono per prendere il controllo di Fallujah, allora nelle mani dei seguaci di Al Qaeda.
La verità è che la guerra in Iraq e Siria fa parte dello scontro globale avviato dagli Stati Uniti contro Russia, Iran e Cina. All’interno di questo quadro di riferimento i combattenti dello Stato islamico sono utilizzati come lo furono i Talebani per sconfiggere l’Unione Sovietica in Afghanistan. La lotta al terrore è solo un obiettivo secondario.
Il dramma è che i piani americani non stanno funzionando come Washington sperava. In Medio Oriente, la Turchia si è messa di traverso e sta complicando i piani di Washington. Infatti il presidente Erdogan, spaventato per il crescente aiuto americano ai combattenti curdi che potrebbe preludere all’appoggio statunitense alla creazione di uno Stato curdo, ha inviato un migliaio di soldati in Iraq per partecipare alla conquista di Mosul ed evitare che i peshmerga si approprino del trofeo della conquista di Mosul. Il Governo iracheno, appoggiato dagli Stati Uniti, chiede il ritiro delle truppe turche, ma Erdogan fa finta di non sentire. L’incognita turca è solo una delle imprevedibili variabili del futuro assetto politico del territorio strappato allo Stato islamico in Iraq. Ad esso si devono aggiungere il ruolo dei curdi, quello dei turcomanni, delle comunità cristiane e lo scontro tra sunniti e sciiti. La sconfitta dell’ISI è destinata a riportare alla ribalta tutti questi conflitti. (…)
 

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5 domande su quadri di Castelvecchio. E niente balle, per favore

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Tornano il 21 dicembre o forse addirittura prima. Ma restano molti dubbi. Ecco quali

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di Cesare Galla

I quadri rubati più di un anno fa al Museo di Castelvecchio di Verona tornano a casa dopo sette mesi di residenza coatta in Ucraina, dov’erano stati recuperati a maggio. Tornano il 21 dicembre, solstizio d’inverno. O forse addirittura prima, ma comunque entro Natale. Tutto è bene quel che finisce bene? Speriamo, ma resta un fatto: se vari elementi di questa storia sono ormai chiari, ce ne sono altri che non lo sono affatto. Innanzitutto, anche per scaramanzia sarebbe meglio rinviare l’esultanza a quando li avremo davvero sotto gli occhi, questi dipinti. Se non vedo non credo, secondo il modello evangelico di quel rompiscatole di San Tommaso. Dopodiché, il fautore della frettolosa quanto improvvida cittadinanza onoraria al presidente ucraino Poroshenko, il sindaco Flavio Tosi, si rassegnerà al fatto che rimanga nell’aria qualche interrogativo, che qui proviamo a riassumere.

1) Quando finalmente andremo a riprenderci il maltolto (e abusivamente trattenuto) saremo attrezzati con tutti i crismi? Dato che non se ne sente parlare, dobbiamo dare per scontato che è pronta una task-force di specialisti che sottoporrà ad expertise ogni singolo dipinto? Solo per verificare che siano proprio loro e che non si siano troppo rovinati, perché nulla sappiamo di quello che è accaduto durante i lunghi mesi di ostinata detenzione da parte del governo ucraino. Regni la fiducia, per carità, ma sarebbe increscioso che qualche inopinata scoperta avvenisse solo dopo che i dipinti sono tornati a casa.

2) Sarà mai soddisfatta la curiosità di base, la più banale ma anche la più comune e la più urgente? È la domanda delle domande: perché questi dipinti tornano solo dopo lunghi mesi di un tiraemolla spesso grottesco, talvolta surreale? Si saprà mai perché l’Ucraina ce li ha fatti tanto sospirare? In che cosa consistono le (così lunghe) “pratiche tecnico-legali” citate dall’ambasciatore di Kiev?

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Verona, centrodestra alla prova Provincia: “i se le fa e i se le dise”

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consiglio-provinciale-di-veronadi Matteo Castagna per www.vvox.it 

L’8 gennaio, data del rinnovo del nuovo consiglio provinciale, sarà una data interessante per capire cosa accadrà alle comunali di primavera

La legge Delrio ha modificato la legge elettorale per le Province. Prima si era detto che le si volevano abolire perché enti inutili e costosi. In realtà le si è svuotate di competenze e di economie e le si è parcheggiate in un angolo in attesa (lunga) di riordino. Però si è tolto all’elettore il diritto di voto, che sembra essere un po’ il pallino degli ultimi anni, a vari livelli. Così, non essendoci bisogno di campagne elettorali e promesse su promesse, sono elezioni che passano un po’ in sordina, prendendo solo i trafiletti dei giornali.

Sono, però, un banco di prova per testare alleanze e studiare strategie di Palazzo, per occasioni future. I suoi equilibri vengono decisi dai partiti attraverso elezioni con sistema proporzionale, effettuate solo dai sindaci e dai consiglieri comunali. Insomma, “i se le fa e i se le dise” – direbbero in riva all’Adige – ove il giorno 8 Gennaio 2017 gli amministratori dei 98 comuni scaligeri eleggeranno il nuovo Consiglio Provinciale di Verona.

Al di là di come la si pensi sull’opportunità o meno di mantenere in piedi questa istituzione (peraltro svuotata di fondi, come ha recentemente dichiarato il presidente Pastorello dicendo che non ha neppure i soldi per l’antigelo da mettere nelle auto di servizio), il dato interessante è sempre e solo politico. O meglio, è sempre e solo inerente i giochetti politici tra compagini e correnti, che la gente comune sente così lontani dalle sue reali necessità, da non sapere neppure che dopo l’Epifania si svolgeranno queste consultazioni. .

I partiti del centrodestra, forti della schiacciante vittoria del No al Referendum di Renzi, hanno ritrovato l’unità da tempo perduta e sono pronti a presentare la lista che vedrà anche esponenti di “Verona domani”, il movimento di Stefano Casali, già schieratosi per il No che, pur restando capogruppo della Lista Tosi in Regione, si schiera con la Lega, Forza Italia, Battiti, i centristi di Valdegamberi e Fratelli d’Italia. Ai tempi della Lega, il segretario nathional veneto nonché sindaco di Verona, avrebbe preso immediati provvedimenti, lui che ha espulso persone dal partito solo per averlo contraddetto o fischiato. Ma può essere che “Fare” epurazioni in questo frangente sarebbe sì coerente, ma non conveniente…

CONTINUA SU http://www.vvox.it/2016/12/15/verona-centrodestra-alla-prova-provincia-i-se-le-fa-e-i-se-le-dise/ Continua a leggere

Bergoglio “riabilita” anche Giuda

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Risultati immagini per Giudadi Federico Prati

Di Giuda Iscariota, il Salvatore stesso disse:

Filius quidem hominis vadit, sicut scriptum est de illo; vae autem homini illi, per quem Filius hominis traditur: bonum erat ei si natus non fuisset homo ille. (Mt XXVI, 24)

Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato! 

Il Vangelo ci indica Giuda anche come ladro:
Dixit autem hoc non quia de egenis pertinebat ad eum, sed quia fur erat et, loculos habens, ea quae mittebantur portabat. (Gv, XII, 6)

Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.

E Nostro Signore dice: Continua a leggere

La mafia israeliana controlla il traffico di ecstasy in Europa e negli USA

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Risultati immagini per mafia israelianaSegnalazione di Federico Prati

Il sistema mediatico (e il luogo comune da cui si abbevera e che a sua volta alimenta) ha sempre posto l’accento sul fenomeno malavitoso italo-statunitense riducendo la mafia ad una piaga sociale prevalentemente italiana con diversi collegamenti negli Usa. La realtà è ben diversa: il fenomeno della criminalità organizzata è ben più ampio e articolato e presenta una complessità spesso sconosciuta agli osservatori più superficiali. I media si sono ben guardati dall’analizzare la documentazione di Wikileaks intitolata Israele: la terra promessa del crimine organizzato?, definita dal giornale israeliano Jewish Chronicle come ‘’una pubblicazione sconvolgente’’. Domanda: il giornalismo ‘’liberale’’ israeliano, in passato, ha preso criticamente in esame quest’aspetto endemico dell’economia neoliberista dello Stato ‘’per soli ebrei’’?

Nel 2004 il giornale Haaretz, appartenente all’area liberale di sinistra, pubblicò un articolo intitolato “The Agony of the Ecstasy” dove – anche con un certo coraggio – si comunica al pubblico europeo e statunitense che il 75 % del traffico di ecstasy, negli Usa, è controllato dalla mafia israeliana. L’articolo è un esempio di ottimo giornalismo e ci arriva proprio da Israele. Leggiamolo: According to a report issued in 2003 by the U.S. State Department, Israel is at the center of international trafficking in Ecstasy and Israeli crime organizations, some of them linked to similar organizations from Russia, achieved a dominant status in the Ecstasy market in Europe, and went on to control the drug’s distribution in the States. “Israeli drug-trafficking organizations are the main source of distribution of the drug to groups in the U.S, using express mail services, commercial airlines, and recently also using air cargo services,” the report states. The authorities do not provide official data on the scope of the Israeli trade in Ecstasy, but the most commonly heard estimate is that Israeli criminals control no less than 75 percent of the Ecstasy market in the U.S. 1

Si tratta di un giro malavitoso denominato Las Vegas connection in cui: “A lot of the Ecstasy we see in Las Vegas comes from Israeli dealers.” Le stesse autorità statunitensi – quasi sempre supine al volere del potente alleato sionista – hanno esternato la loro preoccupazione. A parlare, nel lontano 2009, è James Cunningham con un documento eloquentemente intitolato Israele, una terra promessa per la criminalità organizzata? (Julian Assange gli ha copiato il titolo) dove leggiamo che la criminalità organizzata in Israele: ‘’ha radici di lunga data in Israele, ma negli ultimi anni  si è notevolmente potenziata’’ 2. Continua a leggere

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