Ordo 2017 St. Pius X Rubrics

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Segnalazione di don Anthony Cekada

Ordo 2017: St. Pius X Rubrics

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Directions for Mass and the Divine Office

with Feasts Proper to the United States

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St. Gertrude the Great Church has always used the pre-1955 Missal, Breviary and Calendar in its celebration of the Mass and Divine Office in accord with the rubrics of Pope St. Pius X.

Two years ago we decided to produce our own Ordo that would (1) incorporate the various feasts proper to the United States and (2) also be available in a version with local feasts proper to Archdioceses of Cincinnati and Milwaukee. Continua a leggere

Report ancora a Verona: Telescrocco, ancora tutto fermo. Perché?

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VEDI IL VIDEO DELLA PARTE DELLA TRASMISSIONE SU Com’è andata a finire : Telescrocco
Telescrocco
di Sigfrido Ranucci, Giulio Valesini
Report torna dopo un anno a Verona per occuparsi ancora dell’incredibile storia di abusivismo delle Torre Massimiliana occupata da circa quaranta antenne di ripetitori radio-televisivi. Chi li ha installati ha violato il vincolo di tutela per i beni storici e culturali e non ha mai chiesto un’autorizzazione al demanio, proprietario dell’importante monumento. Tra gli abusivi c’è il gruppo Athesis, presieduto da Gianluca Rana, figlio di Giovanni, e di proprietà dei più importanti industriali di Verona e Vicenza e Telenuovo tra le più importanti realtà editoriali della provincia di Verona. A oggi una soluzione per liberare il monumento dalle antenne abusive ancora non è stata trovata e nessuno degli editori ha ancora pagato gli indennizzi richiesti dal Demanio. (Ma soprattutto, ci chiediamo noi, come mai in tutto questo tempo chi doveva intervenire non lo ha fatto? N.d.R.)

Fonte: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-6daad697-9b91-4da4-9f34-1faf5ba6ee8d.html Continua a leggere

Report: Milena Gabanelli lascia il posto a Sigfrido Ranucci

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Gabanelli lascia Report
Gabanelli lascia Report Screenshot by Raiplay.it

Report torna in onda su Rai Tre stasera, lunedì 28 novembre 2016, alle 21:30. L’ultima puntata di questa stagione vede i riflettori puntati soprattutto sull’addio di Milena Gabanelli. La puntata di Report di ieri, 28 novembre, infatti, è stata l’ultima condotta dalla Gabanelli ed è stato già annunciato che la trasmissione tornerà in onda in primavera con la conduzione di Sigfrido Ranucci, storico coautore della giornalista.  Report è tornato sulle vecchie inchieste per scoprire Com’è andata a finire.

Anas per l’Italia di Giovanna Boursier. Milena Gabanelli torna ad affrontare il caso Anas, a un anno di distanza e dopo le dimissioni del presidente Pietro Ciucci, sostituito da Gianni Armani. Un mese fa è crollato un cavalcavia ad Annone Brianza causando la morte di una persona. Mentre si cerca di capire a chi appartenga il ponte è chiaro invece che la manutenzione spetta ad Anas.

Occhio al portafoglio di Emanuele Bellano. Le banche propongono ai risparmiatori di investire i propri risparmi acquistando diamanti e lo scorso mese Report ha denunciato che questi vengono venduti a un prezzo doppio rispetto al loro valore di mercato. Da quel momento i risparmiatori sono tornati in banca per rivendere i diamanti acquistati, ma nessuno è riuscito nell’intento di disinvestire. La Consob ha analizzato il caso?

A caval donato… di Sigfrido Ranucci. Dopo sei mesi Report si occupa di nuovo dei gettoni d’oro della Rai prodotti dalla Zecca. Ad aprile scorso che sia la Rai che i vincitori sono stati frodati, ma adesso Report ha scoperto un’altra frode che potrebbe essere ben superiore a quella precedente.

La via di uscita di Claudia Di Pasquale. È in corso la più grave crisi migratoria dal secondo dopoguerra e l’Europa ha risposto firmando un accordo con la Turchia per bloccare la rotta balcanica, mentre i vari stati hanno chiuso le frontiere. Quali sono stati gli effetti per l’Italia?

La guerra dei brevetti di Luca Chianca. Al marchio Made in Italy viene associato Luca Cordero di Montezemolo visto che partecipa come ospite ai convegni che promuovono il brand Italia, presidente del comitato promotore per la candidatura alle olimpiadi di Roma 2024.

Telescrocco di Sigfrido Ranucci e Giulio Valesini. Dopo un anno Report torna a Verona per dell’abusivismo delle Torre Massimiliana occupata da quaranta antenne di ripetitori radio-televisivi. Tale installazione rappresenta la violazione del vincolo di tutela per i beni storici e culturali, ma è stato scoperto che non è mai stata chiesta un’autorizzazione al demanio, proprietario del monumento. Tra gli abusivi c’è il gruppo Athesis, presieduto da Gianluca Rana, figlio di Giovanni, e di proprietà dei più importanti industriali di Verona e Vicenza, ma c’è anche Telenuovo tra le più importanti realtà editoriali della provincia di Verona. Fino ad oggi non è stata trovata una soluzione per liberare il monumento dalle antenne e nessuno degli editori ha provveduto al pagamento degli indennizzi richiesti dal Demanio. (post successivo)

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Verona: “Pan è morto e noi l’abbiamo ucciso”, ma “Extra Ecclesiam nulla salus”!

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15241992_1785302911687054_8042492421347008823_ndi Redazione 

In un sabato in cui Verona era teatro di big politici nazionali, congressi e fiere, manifestazioni e conferenze, mercatini di Natale e quant’altro, “Christus Rex” riuniva i suoi per una presentazione libraria aperta al pubblico (che ha riempito la sala) che doveva dare il “la” ad una discussione, seria ed argomentata, tra Cattolicesimo e neo-paganesimo. Il libro “Pan è morto e noi l’abbiamo ucciso – Civitas Dei e Civitas Diaboli” (Ed. Ritter) è a disposizione. Per ordini: christusrex@libero.it 

Il giovane autore ferrarese Riccardo Tennenini ha esposto le ragioni della crisi spirituale dell’Occidente, colpevolizzando la “modernità” intesa come percorso filosofico-culturale che ha abbandonato il sacro per rincorrere il “dio denaro”, attraverso la globalizzazione, il mondialismo e il progetto del Nuovo Ordine Mondiale. Alle sovversioni d’ordine politico, religioso, morale egli ha contrapposto l’ordine sociale organico, con una mirabile definizione dell’ orgoglio europeo, dalla Classicità al Sacro Romano Impero, fino all’inizio della crisi, nel periodo pre-industriale. Il tutto basandosi su presupposti neo-pagani ed una impostazione evoliana.

Matteo Castagna, nostro responsabile nazionale, ha invece improntato la sua esposizione concentrando il nocciolo del problema nell’ “uomo che si fa Dio” perpetuando il “non serviam” di Lucifero, a fronte del “Dio che si fa Uomo”, cioè Gesù Cristo, unica Via, Verità e Vita. Alla visione evoliana ha contrapposto la Dottrina Sociale della Chiesa, la Regalità Sociale di Cristo, i fasti della Civitas Christiana (quest’ultimi ampiamente riconosciuti da tutti). Nella ferma condanna di ogni forma di razzismo biologico, l’affermazione dell’identità e delle sovranità nazionali e monetarie, nel rigettare il mondialismo come sfruttamento di altri popoli, la riproposizione del modello coloniale. Nella condivisione del principio per cui “ad ogni terra il suo popolo e ad ogni popolo la sua terra” (condiviso), Castagna ha sottolineato la necessità della conversione e dell’universalità di essa, a prescindere da ogni razza. Continua a leggere

Ma Israele si fida di Trump?

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di Fulvio Scaglione

Ma Israele si fida di Trump?

Fonte: Gli occhi della guerra

Nell’ostinato tentativo di giudicare Trump solo come un fenomeno da baraccone e non anche come un fenomeno politico (gradito o meno), i più si sono scordati di qualche piccolo particolare.

Nell’orgia di luoghi comuni partita con l’elezione di Donald Trump, è diventato un assioma che il nuovo Presidente Usa piacesse a quelli che i benpensanti occidentali giudicano, per ragioni diverse, antipatici e incazzosi. L’ungherese Orban, il russo Putin, l’egiziano Al Sisi, per esempio. Con loro anche Benjamin “Bibi” Netanyahu, premier di Israele e non esattamente un prodigio di affabilità. Ma siamo sicuri che sia così?Nell’ostinato tentativo di giudicare Trump solo come un fenomeno da baraccone e non anche come un fenomeno politico (gradito o meno), i più si sono scordati di qualche piccolo particolare. Quando The Donald, durante la campagna elettorale, propose di chiudere i confini degli Usa ai musulmani, Netanyahu fece pubblicare un comunicato in cui freddamente affermava di “respingere le recenti osservazioni di Donald Trump sui musulmani”. E in seguito a quello scambio di cortesie, Trump annullò il viaggio in Israele durante il quale, in data 28 dicembre, avrebbe dovuto incontrare proprio il primo ministro. Altro particolare di un qualche peso: la comunità ebraica americana ha votato in massa per Hillary Clinton, snobbando Trump. Secondo un sondaggio realizzato da JStreet (il notissimo sito che si definisce “la casa degli americani che sono pro Israele e per la pace”) e ripreso dai giornali israeliani, il 75% degli ebrei americani ha votato per la Clinton. Non solo: quasi un quarto (22%) degli elettori americani di fede ebraica ha fatto una o più donazioni in favore della campagna della Clinton. I rapporti dello Stato ebraico con la comunità ebraica americana sono intensi e, per certi aspetti, decisivi. Per molti anni i protagonisti dell’Aliya (la “salita”, ovvero l’immigrazione verso Israele) sono stati proprio gli ebrei americani, superati nel numero solo negli ultimissimi anni da coloro che provengono dai Paesi dell’ex-Urss. E Trump, pur usando qualche accortezza da campagna elettorale, non si è premurato di risultare simpatico. Tutti ricordano la sua apparizione davanti alla Republican Jewish Coalition, cioè una delle organizzazioni che chiamarono Netanyahu a parlare davanti al Congresso, umiliando Obama. In quel consesso Trump, rude fino alla maleducazione, trovò modo di dire:

“So che non mi appoggerete perché non voglio il vostro denaro”.

Insomma: i rapporti tra la Casa Bianca e Israele sono sempre stati e sempre saranno un capitolo importante della politica americana. Ma da questo punto di vista la storia di Donald Trump e Bibi Netanyahu è ancora tutta da scrivere e potrebbe riservare più di una sorpresa. Come conciliare, per esempio, la priorità che Trump afferma di voler assegnare alla lotta contro l’Isis con l’indicazione strategica del Governo israeliano, che considera invece Assad e l’Iran i principali ostacoli da affrontare? Sperando nel meglio, Israele comunque si prepara al peggio, cioè a un Trump un po’ più difficile da aggirare di quanto sia stato Obama. Si spiega anche così il fatto che il Comitato per l’urbanistica e l’edilizia di Gerusalemme abbia deciso di mandare avanti il progetto per 1.400 nuove unità abitative a Gerusalemme Est, nel sobborgo di Ramat Shlomo, proprio sulla linea Verde, progetto che era stato “congelato” per le pressioni di Obama. E non solo: altre 2.600 unità sono progettate per l’insediamento di Givat Hamatos e 3 mila per quello di Gilo. La filosofia di queste decisioni è stata espressa con chiarezza da Meir Turgeman, vice-sindaco di Gerusalemme, in un’intervista televisiva:

“Abbiamo un sacco di altri progetti e sono deciso ad approfittare del periodo di transizione (da un Presidente all’altro, n.d.r) per farli approvare. Finora ci è stato impedito di costruire a causa delle pressioni dell’amministrazione Obama su Israele. Ma quella storia è finita. D’ora in poi tireremo fuori dal freezer tutti i progetti”.

(There are a lot more plans, and I intend to use the US transition period to get them approved. Until now we were prevented from building by the Obama administration’s pressures on Israel. It’s over. From now on we’re going to pull those plans out of the freezer). Ci portiamo avanti fin che possiamo, insomma. Il che fa pensare che gli israeliani non prevedano di scambiare con Trump solo baci e abbracci.

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La risoluzione Ue contro la Russia? Una buffonata voluta dalla Nato

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di Fulvio Scaglione

La risoluzione Ue contro la Russia? Una buffonata voluta dalla Nato

Fonte: linkiesta

Se il Parlamento europeo non fosse la perfetta rappresentazione dell’Unione, cioè di una (per usare un termine di moda) accozzaglia di Paesi che hanno interessi diversi e strategie diverse e riescono a mettersi più o meno d’accordo solo quando si parla di dividersi i soldi, una risoluzione come quella approvata il 23 novembre (“Comunicazione strategica dell’Unione Europea per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi”) sarebbe stata sepolta dalle risate. Ma così non è, anche se alla fin fine i sì sono stati 304 ma 179 i no e 208 gli astenuti. E dunque questa follia va presa sul serio e affrontata per quel che è: l’ennesima svendita della Ue e dei suoi cittadini alle ragioni della Nato e dei circoli politici neocon americani, ottimamente rappresentati qui da noi dai Paesi dell’Est Europa.

La risoluzione in sostanza dice che ci sono due agenti (tanti sono i famosi “terzi”) che lavorano contro la Ue, i suoi valori, la sua (incredibile, ma dice proprio così) “coesione”: la Russia e l’Isis. Verrebbe da chiedersi quali siano questi valori europei: la risoluzione è opera della polacca Anna Elzbieta Fotyga, ex ministro degli Esteri e da sempre collaboratrice dei gemelli Kaczynski, le cui politiche difficilmente possono essere descritte come rappresentative dei “valori” di tutti i cittadini Ue. Ma questo è il meno.

Solo un demente potrebbe mettere insieme un grande Stato con cui l’Europa intera è stata per decenni in buone relazioni e in affari e in larga parte lo è tuttora (la Russia) con quello che, pur essendo forte e molto appoggiato, è e resta un gruppo terroristico (l’Isis). Inoltre, è certo che la Russia si dia da fare per diffondere anche in Occidente, attraverso televisioni e siti web, il proprio punto di vista sugli affari internazionali. Purtroppo per la signora Fotyga questo non costituisce reato ed è ciò che fanno tutte le nazioni, nessuna esclusa. Continua a leggere

È il tempo di fidarsi della Russia, fronte comune contro il terrore

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di Vladimir Putin

È il tempo di fidarsi della Russia, fronte comune contro il terrore

Fonte: La Stampa

Le contraddizioni che oggi scaturiscono dalla ridistribuzione del potere economico e dell’influenza politica non fanno che aumentare. Il fardello della reciproca sfiducia limita le nostre possibilità di trovare risposte efficaci alle sfide e alle minacce concrete che il mondo di oggi si trova ad affrontare.

Al contempo, in alcuni dei nostri partner non vediamo l’intenzione di risolvere i veri problemi internazionali. In alcune strutture, costituite durante la Guerra Fredda e chiaramente superate, come per esempio la Nato, nonostante tutte le parole spese sulla necessità di adeguarsi alla nuova realtà, non si registra nessun effettivo adattamento. Invece sono in atto continui tentativi di trasformare un meccanismo cruciale per garantire la sicurezza comune europea e transatlantica come l’Osce, in uno strumento al servizio degli interessi di politica estera di qualcuno. Il risultato è che questo importante strumento ormai gira a vuoto.

Inoltre si riproduce continuamente il cliché delle «minacce», immaginarie e fittizie, come la famigerata «minaccia militare russa». Effettivamente si tratta di un affare redditizio: si possono gonfiare gli stanziamenti per il settore bellico dei propri Paesi, piegare gli alleati agli interessi di una singola superpotenza, espandere la Nato, portare l’infrastruttura dell’alleanza, unità militari e nuovi armamenti vicino ai nostri confini. Ovviamente può essere conveniente rappresentare se stessi come difensori della civiltà contro chissà quali nuovi barbari. Ma il fatto è che la Russia non ha nessuna intenzione di attaccare chicchessia. La sola Europa ha 300 milioni di abitanti. La somma della popolazione dei Paesi membri della Nato assieme agli Usa è di 600 milioni, probabilmente. La Russia ha solo 146 milioni di abitanti. E’ semplicemente ridicolo parlarne. E invece questa idea continua a essere sfruttata per fini politici particolari. Continua a leggere

Sono quasi convinto che al referendum del 4 dicembre i “sì” prevarranno sui “no”

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di Giovanni Petrosillo

Sono quasi convinto che al referendum del 4 dicembre i “sì” prevarranno sui “no”.

Fonte: Conflitti e strategie

Sono quasi convinto che al referendum del 4 dicembre i “sì” prevarranno sui “no”. So benissimo che i sondaggi affermano il contrario ma abbiamo già saggiato, negli ultimi eventi cruciali, della loro scarsa affidabilità, dalla Brexit alla elezione di Trump.
I sì vinceranno per un motivo banale che non c’entra nulla con le riforme della propaganda governativa: la gente vuole un cambiamento purchessia.
In questi giorni ne leggo di tutti i colori, persino che la vittoria del sì sconfiggerà il cancro. E perché no, di colonizzare anche Marte? Questo è l’infimo livello del dibattito in corso. Quanto a fandonie, dall’altra parte non sono da meno. Vedrete che a cose fatte marziani e terroristi della psiche troveranno un accordo, per il bene della loro piccola patria di partito. Passata la festa, gabbato lo santo.
E’ chiaro che questo voto non modificherà, se non in peggio, la vita degli italiani. Ci vuol ben altro per superare la palude in cui siamo precipitati negli ultimi vent’anni. Ma al popolo questa profanazione della Costituzione piace perché intaccare il Totem fa cadere l’ennesimo tabù, verso il quale essi non hanno alcuna riverenza, in quanto non ne colgono i vantaggi concreti. Un (falso) segnale positivo, insomma, per chi è stufo di vivere in un Paese ingessato, ormai improduttivo e impoverito in ogni settore economico-sociale.
La partita tra costituzionalisti improvvisati ed anticostituzionalisti della domenica non è di nessun interesse per gli elettori. I pareri di insigni professori o quelli contrapposti dei concorrenti di quiz stanno per loro quasi sullo stesso piano. Non temono le derive autoritarie di cui blaterano i soloni in cattedra e non credono, fino in fondo, alle promesse di questi riformatori extraterrestri, tuttavia meglio affidarsi alla ruota della fortuna che rassegnarsi ai presagi di sventura. Almeno ci avranno provato a grattare la sorte. Continua a leggere

Perché NO anche se vincerà il SI

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di Marco Tarchi

Perché NO anche se vincerà il SI

Fonte: Marco Tarchi

Premetto che non avevo in animo di pronunciarmi pubblicamente sul prossimo referendum, considerando più proficuo dedicarmi a elaborare e divulgare riflessioni metapolitiche, piuttosto che occuparmi di politica ‘spicciola’ (a cui mi devo dedicare a sufficienza professionalmente).
A farmi cambiare atteggiamento è l’insopportabile valanga di comparsate massmediali di Renzi, con annesse sbruffonerie, lezioncine imparate a memoria, trovate di marketing, falsità, furberie, sciocchezze a cui giornali e tv – pur assunte in dosi omeopatiche – mi costringono. Ed, insieme, la constatazione che alcuni dei luoghi comuni della narrativa renziana stanno facendo breccia in non poche delle persone con cui mi capita di scambiare qualche parola in argomento.
Di conseguenza, ho deciso di chiarire alcune delle molte ragioni che mi faranno votare NO e di aggiungere qualche considerazione sul perché suppongo e temo che mi troverò, ancora una volta, in minoranza.
In estrema sintesi:
– trovo questa riforma demagogica, ingannevole, raffazzonata e di netto ostacolo a miglioramenti futuri dell’assetto istituzionale, per molte delle sue caratteristiche. Ne indico solo alcune.
Dietro la facile propaganda sul (minimo) “taglio dei costi della politica” e sulla “maggiore efficienza del sistema”, la trasformazione del Senato in una microcamera di nominati (compresi – allucinante! – membri scelti dal Presidente della Repubblica, che perpetuano l’obbrobrio dei senatori a vita) non fa altro che ampliare il potere di occupazione di ogni spazio decisionale del governo, che già l’osceno 55% di seggi concesso dalla legge elettorale – e la prassi invalsa negli ultimi due anni (vedi controllo ormai totale della Rai) – rafforza a discapito di qualunque opposizione o minoranza. E l’astrusità dell’assegnazione per ambito delle proposte di legge, unita alla facoltà del Senato di avocarne altre per un parere, rende del tutto improbabile la tanto vantata accelerazione dei processi legislativi. Non parliamo poi dei criteri di scelta dei senatori, che riducono il già esiguo spazio di espressione della volontà popolare concesso dalla formula rappresentativa ai minimi termini. Continua a leggere

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