Dopo il fallimento della Francia Il Mali chiede aiuto alla Russia: Putin invia armi

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1449654622016-jpg-vladimir_putinSegnalazione di Raimondo Gatto

Il governo del Mali ha ufficialmente richiesto assistenza tecnica e militare alla Russia per la lotta contro i militanti islamici nel nord del paese.
Il Cremlino avrebbe già autorizzato la fornitura per la controparte africana. Gli interessi russi alla causa del Mali sono evidenti sia dal punto di vista economico che strategico-tattico e si collocano nella nuova strategia di espansione nel continente africano. Mosca, ad esempio, ha investito miliardi di dollari nel Ghana, nella Costa d’Avorio e nella Guinea. La società russa RT Global Resources si è aggiudicata un appalto di tre miliardi di dollari per la costruzione di una raffineria di petrolio in Uganda. Il Programma Condor è attivo in Sud Africa, mentre forniture militari sono in corso in Egitto ed in Libia. Il Sahel è uno dei principali centri della minaccia terroristica, con almeno 50 gruppi estremisti identificati. Una destabilizzazione del Mali potrebbe mettere in pericolo la sicurezza dei paesi vicini ed i progetti delle imprese russe. Sostenendo il legittimo governo del Mali, la Russia si ritaglia una nuova posizione nello scacchiere africano. Secondo Izvestia, le autorità
del Mali hanno chiesto veicoli blindati da combattimento di diversa tipologia così armi ed equipaggiamento per la fanteria. L’accordo sarebbe già stato trovato. Da rilevare che si tratta di una fornitura non più in servizio o di generazione precedente che proviene direttamente dall’inventario del Ministero della Difesa russo: per lo più BTR-70 e BRDM della prima generazione. La
situazione nel Mali rimane instabile fin dalla guerra civile nella vicina Libia. Nonostante l’intervento delle Nazioni Unite e della Francia, il nord è stato conquistato dai militanti islamici. Rilevano da Izvestia: “È interessante notare che quest’anno, gli abitanti del Mali hanno raccolto 2 milioni di firme per chiedere alla Russia e personalmente al presidente Vladimir Putin di intervenire. L’appello è stato parzialmente ascoltato”. La richiesta di assistenza da parte del governo di Bamako è comprensibile, dal momento che la cooperazione militare tra i due paesi ha una lunga tradizione che risale agli anni ’60. Ancora oggi, l’esercito maliano utilizza in prevalenza asset di origine sovietica. Nel 2011, la Russia ha fornito armi per un valore di trenta milioni di dollari. Per una decina di milioni di dollari, questo il reale valore della nuova fornitura, Mosca otterrebbe degli innegabili vantaggi nel Mali. Continua a leggere

Viaggio nel Cristianesimo Felice

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Segnalazione Edizioni Il Cerchio

Novità Il Cerchio 2016!

VIAGGIO NEL CRISTIANESIMO FELICE

Giuseppe Oreggi SJ e l’epopea delle Reducciones gesuite in Paraguay (XVII-XVIII sec.).

Autore: Poponessi P. – Collana: Homo Absconditus

Pag.: 94 – Euro: 14.00

Attraverso le vicende del gesuita italiano Giuseppe Oreggi e le pagine da lui scritte sulla sua esperienza tra gli Indios Guaranì, Il Cristianesimo Felice ricostruisce la storia delle Riduzioni del Paraguay, le missioni fondate dai Gesuiti nel XVIII secolo che, promuovendo la cristianizzazione degli Indios garantirono loro a lungo autonomia e libertà di fronte agli attacchi dei mercanti di schiavi e delle potenze coloniali europee. Una vicenda al centro del celebre film Mission, di Roland Joffé, con Robert de Niro, Jeremy Irons e Liam Neeson.

Paolo Poponessi, Pubblicista, è autore di saggi di carattere storico tra i quali Mission (Il Cerchio 2010), sulla presenza della Compagnia di Gesù tra gli indiani del West. Ha recentemente pubblicato L’intransigente (il Cerchio 2013) sulla fondazione de “L’Osservatore Romano” e Dixie (Il Cerchio 2015), dedicato agli italiani che combatterono nella Guerra Civile americana. È vicepresidente dell’Unione Cattolica Stampa Italiana dell’Emilia Romagna. Continua a leggere

Brecciaioli anglicani

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sanpaoloentrolemura3Segnalazione del Centro Studi Federici

Dopo il 20 settembre 1870, i cattolici fedeli al Papa Re chiamarono col nomignolo di brecciaioli gli usurpatori. 
Una citazione particolare merita la chiesa americana episcopale (anglicana) di San Paolo dentro le Mura, poiché fu il primo tempio acattolico costruito dopo l’occupazione sacrilega di Roma (con il volto di Garibaldi nelle vetrate). 
E’ quindi dal 1871 che nel complesso anglicano di Roma si insegna che i Sommi Pontefici della Chiesa Romana sbagliano, insegnano l’errore, ingannano le anime. 
Pubblichiamo alcune informazioni tratte dal sito ufficiale della “St. Paul’s Within the Walls Episcopal Church”, conosciuta a Roma con il nome di “chiesa americana”.
 
Storia
1859
Fu la prima Eucaristia a Roma celebrata secondo la liturgia della Chiesa Protestante Episcopale, in una casa privata a Trinità dei Monti. Il Rev. William Chauncey Langdon arrivò a Roma con l’intenzione di fondare una chiesa. La prima messa fu eseguita il 20 di novembre. Due giorni dopo una riunione di cittadini  di varie denominazioni decisero di organizzare una Chiesa Episcopale che fu chiamata Grace Church.

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Banche, Report contro Consob: “Vendono diamanti da investimento senza prospetto. Che aspetta a intervenire?”

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Banche, Report contro Consob: “Vendono diamanti da investimento senza prospetto. Che aspetta a intervenire?”La trasmissione di Rai3 ha raccontato come gli istituti, che collaborano con società specializzate, li facciano pagare il doppio rispetto al valore di mercato. E i clienti non riescono a disinvestire. Non solo: i prezzi vengono pubblicati ogni trimestre sul Sole 24 Ore dalle società stesse che poi li attribuiscono al quotidiano di Confindustria. Che si è mosso solo dopo la prima puntata sull’argomento. La Commissione di Giuseppe Vegas? “Sta valutando”

“Consob ha emesso un comunicato dove dice, nella sostanza: “Stiamo valutando se in banca vendono questi diamanti come prodotto da investimento”. Ecco, giusto venerdì a un suo cliente Banca Intesa di Roma ha consegnato questo depliant della Dpi con scritto: “Diamanti da investimento”. Allora perché il cliente non dovrebbe crederci? Allora cosa aspetta il placido Vegas?”. Così Milena Gabanelli, durante la puntata di Report del 28 novembre, è tornata ad attaccare il presidente della Consob, di cui a giugno aveva chiesto le dimissioni per la decisione di eliminare gli scenari probabilistici dai prospetti delle obbligazioni subordinate.

Stavolta al centro del caso su cui, secondo la conduttrice, l’authority è stata inerte, c’è appunto l’offerta ai clienti – da parte di Intesa Sanpaolo, Unicredit, MpsUbi , Bpm, Banco Popolare ma anche molte altre piccole popolari e casse di risparmio – di investire i loro risparmi acquistando diamanti. Senza però fornire prospetti informativi che consentano di valutare la convenienza e i rischi. E i diamanti vengono fatti pagare, secondo quanto ricostruito da Report, un prezzo doppio rispetto al valore di mercato fissato da Rapaport, il listino internazionale riconosciuto in tutto il mondo. Continua a leggere

Le 7 domande (più una) a Biasi. Per posta ordinaria

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di Matteo Castagna, collaboratore di www.vvox.it 

Il giornalismo d’inchiesta resta il più difficile ma anche il più bello, come dice il mio amico Sigfrido. Ti fa scoprire la verità su come gira il mondo e anche ti insegna a fare il vero cronista, quello delle domande scomode, quello che cerca le fonti e le verifica, quello che investiga e conosce i fatti, quello pieno di contatti, che ascolta tutti e dà importanza ai minimi particolari,  che amplia gli orizzonti e risolve qualcosa, quando è fortunato (e bravo). Ti fa stare a contatto con la realtà (non quella degli scribacchini prezzolati o da “copia-incolla” comunicati stampa) e ti insegna a non credere alle favole. 

di Alessio Mannino, Direttore del quotidiano on-line www.vvox.it 

Cronistoria di un’intervista impossibile. Ad uno degli uomini più potenti (e inaccessibili) di Verona

L’ingegner Paolo Biasi lotta ancora fra noi? Ma che domande, direte: non è il famosissimo e potentissimo ex presidente della Fondazione Cariverona, cuore del potere scaligero, uomo pubblico per eccellenza? Non ci sono forse notizie recentissime che lo riguardano? Sì. Ma, come i faraoni egizi e gli imperatori nipponici, è inavvicinabile e avvolto in un’aura di mistero. E comunica come ai bei tempi, in cui non estivano telefonia mobile e internet.

Ma andiamo con ordine. Lo scorso novembre abbiamo chiesto via email alla segreteria della Fondazione Cariverona (di cui Biasi è stato il presidente per ben 22 anni fino al febbraio di quest’anno e in cui manteneva, come vedremo, alcuni incarichi) di girargli alcune domande per un’intervista. Da Cariverona rispondono che sarebbe meglio indirizzarle direttamente a lui. Logico, e naturalmente l’avremmo fatto già se avessimo avuto un contatto diretto senza passare dagli uffici della fondazione. Chiediamo quindi un indirizzo email di Biasi. Risposta: non risulta che ne abbia uno. Nè di lavoro, nè personale. Abbiamo letto bene quel che ci hanno scritto? Rileggiamo: è così. Paolo Biasi non ha un’email. Continua a leggere

Referendum, se vince Sì il Veneto farà ricorso

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Risultati immagini per consiglio regionale VenetoIl Veneto si schiera apertamente per il “No” al referendum costituzionale del 4 dicembre. Come scrive il Corriere del Veneto, la maggioranza in Consiglio regionale ha votato ieri con la sponda del Movimento Cinque Stelle, una risoluzione che impegna la giunta a ricorrere alla Consulta in caso di vittoria del “Sì”. Dopo un acceso scontro il Pd ha abbandonato l’aula per protesta mentre i tosiani, contrari alla riforma, non si sono presentati in aula per non sconfessare Flavio Tosi, pubblicamente elogiato da Renzi come uno dei volti della campagna per il sì. La mozione è dunque passata con i voti di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, indipendentisti e M5S.

Con la risoluzione, l’assemblea invita la giunta «a valutare i profili di incostituzionalità e dunque di depositare presso la cancelleria della Corte costituzionale un ricorso avverso la legge, poiché in contrasto con il principio fondamentale previsto all’articolo 5 della Costituzione».

Fonte: www.vvox.it  Continua a leggere

La Madonna a la Salette ci mise in guardia, profetizzò e diede le soluzioni

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downloaddi Federico Prati

Estratti dal Segreto di La Salette:

Il testo fu pubblicato integralmente nel 1879 con l’imprimatur di numerosi cardinali e vescovi tra i quali il più conosciuto è Mons.Salvatore Zola, il santo Vescovo di Lecce, che fu padre spirituale e protettore di Melania, la pastorella di La Salette.

“I Sacerdoti, ministri di mio Figlio, i Sacerdoti, per la loro vita cattiva, le loro irriverenze e la loro mancanza di pietà nel celebrare i santi misteri, per l’amore del denaro, l’amore degli onori e dei piaceri, i Sacerdoti sono diventati cloache di impurità.”

“Sì, i Sacerdoti chiedono vendetta, e la vendetta è sospesa sulle loro teste. Guai ai preti e alle persone consacrate a Dio che per la loro infedeltà e la loro cattiva condotta, crocifiggono di nuovo mio  Figlio!”

“I peccati delle persone consacrate a Dio gridano al Cielo, attirano la vendetta, ed ecco che la vendetta è alla loro porta, perché non vi è più nessuno che implori misericordia e perdono per il popolo; non vi sono più anime generose, non vi è più alcuno degno di offrire la Vittima senza macchia all’Eterno in favore del mondo.”

I capi, le guide del popolo di Dio, hanno trascurato la preghiera e la penitenza e il demonio ha ottenebrato la loro intelligenza; sono diventati quelle stelle erranti che il vecchio diavolo trascinerà con la sua coda per farle perire. Continua a leggere

Catto-modernisti, giudei, islamici e massoni a convegno sull’immigrazione

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Segnalazione di Federico Prati

https://www.youtube.com/watch?v=2HRifpXJmlU

LO STRANIERO: ACCOGLIENZA E INTEGRAZIONE. RELIGIONI MONOTEISTE E MASSONERIA A CONFRONTO

Dibattito – confronto organizzato dalla Delegazione della Regione Massonica Toscana il 12 Novembre 2016 a Firenze con la partecipazione di tre rappresentanti delle principali religioni monoteistiche ed uno studioso di etica e di mentalità massonica.

RAV LEVI JOSEPH – Dal 1996 Rabbino capo della comunità di Firenze e della Toscana Centro Orientale. Laureato in filosofia e in psicologia. Dal 1990 è docente di psicologia evolutiva e di Storia della Filosofia Ebraica del Rinascimento all’Università Ebraica di Gerusalemme; dal 1997 è docente di Storia del Pensiero Ebraico presso l’Università di Siena e alla Stanford University e dal 2006 docente dello stesso insegnamento presso il Centro Cardinal Bea per gli Studi Giudaici della Pontifica Università Gregoriana di Roma. Attivo nel campo del dialogo inter-religioso e inter-culturale.

DON JACOPOZZI ALFREDO –  Docente presso la facoltà Teologica dell’Italia centrale. Ordinato sacerdote nel 1988 a Firenze: da sempre in un percorso di studio e di ricerca volto alla creazione di un dialogo inter-religioso. Direttore dell’Ufficio di Curia c/o l’Ufficio Cultura e c/o il Centro Diocesano per il dialogo interreligioso, Amministratore parrocchiale a San Ruffignano a Monsanto (Barberino Val D’elsa) e a San Giorgio a Cinciano (Poggibonsi). Continua a leggere

“FRANCESCO” COME PRODOTTO SINTETICO DI FICTION?

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BERGOGLIO PREDICA POVERTA’ E INQUATTA DENARI

Battaglia in Vaticano sulla dottrina? Certo, ma anche sui quattrini. Bergoglio predica la povertà? Certo, ma, secondo i bene informati, chiusi i microfoni e spente le telecamere, i maneggioni della finanza hanno campo libero. Nello Ior? Neanche per sogno. [leggi tutto…]

di Maurizio Blondet

L’amico americano, da Washington,  mi commenta  i contraccolpi della vittoria di Trump sul Vaticano.  E’  in rovina il progetto di  “primavera cattolica” sul modello delle primavere arabe, auspicata nella famosa mail da John Podesta.   Gli ho rimbalzato l’importante articolo di Piero LaPorta su La Verità,   che dice in fondo la stessa cosa con informazioni  d’intelligence: “Bergoglio predica la povertà e inquatta denari”.

Qui si legge che El Papa “ oggi è furioso con chi lo ha mal consigliato  – facendogli credere sicura la vittoria di Hillary –  e tuttavia s’illude di recuperare peso negoziale con Trump, aizzandogli contro l’opinione pubblica, sulla quale, ne è proprio convinto, presume di avere un controllo a tutta prova. È un illuso, ma deve guadagnare tempo mentre le elezioni presidenziali lo lasciano scoperto, perché «la finanza vaticana ha avuto un ruolo al servizio di Hillary Clinton e delle sue guerre e questo Trump lo sa» (…)   «Bergoglio, Bertone e i cardinali tedeschi condividono un segreto finanziario di enorme portata. Quale? Penserà Trump a metterli a posto. D’altronde egli sa bene che costoro hanno finanziato la campagna elettorale della Clinton». 

L’amico americano mi chiede se ho visto The Young Pope, la serie di Sorrentino  sul ‘giovane papa” Pio XII.   Ho visto solo la prima puntata, mi son chiesto dove andava a parare:  il Papa giovane vi appariva ortodosso e profondamente conservatore, figura netta fra cardinali dalle cui facce traspariva  l’abiezione e la falsità…the-young-pope-jude-law

Poi è cambiato  e si è fatto tutto dolce, tutto amore, dice l’amico. E sostiene che questa serie è parte del progetto “primavera” ad ausilio dell’opera di Bergoglio.

Non spingo fino a questo punto il mio complottismo, scherzo. Lui insiste. Mi ricorda “Il Divo”, dove Sorrentino atteggia Andreotti come Nosferatu, deliberatamente ricalcando le scene di quell’Horror dell’espressionismo tedesco;  “La grande bellezza”,   preludio d’atmosfera allo  scacco  del PCI (PD) su Roma, e al cambio di regime a favore del  5 Stelle. Sorrentino, molto promosso in Usa, è diventato uno specialista in questo genere di film “di cultura” che influenzano certi ambienti. Io continuo ad essere incredulo. L’amico americano mi ricorda i film del ’76, “Cadaveri Eccellenti” e “Todo Modo” :  servirono, mi assicura, a preparare l’opinione pubblica all’assassinio Moro e alla distruzione della DC per impulso americano.  “Non si può fare l’omicidio Moro  senza  preparare l’opinione pubblica”, mi dice:  “Proprio tu non puoi dubitare  dell’uso  politico di Hollywood, e delle fiction in generale come strumenti di  creazione di stati d’animo collettivi”. Continua a leggere

Alla sinistra di Lutero

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lundSegnalazione del Centro Studi Federici

Foto: l’abbraccio tra Jorge M. Bergoglio e l’ “arcivescova” Antje Jackelen, “primate della chiesa luterana svedese”, Lund, 31/10/2016.
 
“Se Lutero tornasse sulla terra, troverebbe che Bergoglio va troppo in là col progressismo!”
Intervista di don Francesco Ricossa rilasciata al settimanale francese Rivarol (n° 3259 del 24 novembre 2016), effettuata da Jérôme Bourbon il 18/11/2016.
 
Rivarol: Quali riflessioni Le suggeriscono il recentissimo viaggio in Svezia di Bergoglio, viaggio che ha avuto ufficialmente lo scopo di dare inizio ad un anno di celebrazione dei cinquecento anni della Riforma di Martin Lutero, e le dichiarazioni di Francesco su Lutero e con i luterani, nonché la sua partecipazione in una cattedrale luterana ad una riunione con una donna “vescova” e il capo della chiesa luterana di Svezia. Viaggio nel corso del quale Bergoglio non aveva neanche previsto di dire “Messa” (o più esattamente la sinassi di Paolo VI) mentre la scontenta comunità cattolica locale gli ha forzato la mano, cosa che è inaudita?
Don Francesco Ricossa: Innanzi tutto, questa visita in Svezia è il seguito immediato del pellegrinaggio dei luterani a Roma. Bergoglio li ha ricevuti in Vaticano il 13 ottobre con al fianco la statua di Martin Lutero, e già prima si era recato nel tempio luterano di Roma. La visita in Svezia non è che l’inizio delle iniziative ecumeniche per l’anniversario dei cinquecento anni della Riforma e in fondo, anche se Bergoglio l’ha fatto in maniera più aperta, egli ha solo ripreso la linea di condotta dei suoi predecessori. Infatti, già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano espresso grandi elogi per Martin Lutero. Questa non è altro che la conferma di quello che si diceva negli anni ’70: «la nuova messa è la messa di Lutero». Si è gridato allo scandalo quanto lo dicevano i tradizionalisti, ma in definitiva è un’evidenza. D’altronde, la misericordia come la intende Bergoglio è del tutto luterana. Egli parla dell’uomo che può solo peccare, che quasi deve compiacersi nel peccato e che si salva per la misericordia di Cristo anche se non si allontana dal peccato. Ne ha parlato senza posa e in particolare lungo l’anno detto della misericordia che si è chiuso domenica scorsa. Il peccato è nell’uomo, non si può eliminare ed è coperto dal mantello della Passione di Cristo. Nel suo discorso ai missionari della misericordia, Bergoglio ha detto che anche se un penitente non confessa il suo peccato o non vuole abbandonarlo, la misericordia del Signore lo perdona. Questa è un’idea luterana. Nel documento «Dal conflitto alla comunione», del giugno 2013, egli ha scritto (n° 154) che anche teologicamente vi è un accordo con i protestanti, non solo sulla giustificazione, ma anche sulla Presenza Reale, la Transustanziazione essendo considerata come non essenziale. In ogni caso, io penso anche che se Lutero tornasse sulla terra, troverebbe che Bergoglio va troppo in là col progressismo!
 
Rivarol: Giustamente, ciò che Lei dice va in direzione della incredibile visita fatta da Bergoglio, l’11 novembre, a dei preti spretati e alle loro famiglie, quattro di essi erano “parroci” della diocesi di Roma. In nessun modo egli ha ricordato loro gli obblighi che avevano assunto al momento di abbracciare il sacerdozio. Ecco quello che dice il Vaticano in un comunicato ufficiale: Il Santo Padre ha inteso offrire un segno di vicinanza e di affetto a questi ragazzi che hanno compiuto una scelta spesso non condivisa dai loro confratelli sacerdoti e familiari», «Dopo diversi anni dedicati al ministero sacerdotale svolto nelle parrocchie, è accaduto che la solitudine, l’incomprensione, la stanchezza per il grande impegno di responsabilità pastorale hanno messo in crisi la scelta iniziale del sacerdozio», e il comunicato della “Santa Sede” continua: «Sono quindi subentrati mesi e anni di incertezza e dubbi che hanno portato spesso a ritenere di aver compiuto, con il sacerdozio, la scelta sbagliata (sic!). Da qui, la decisione di lasciare il presbiterato e formare una famiglia.» I dispacci d’agenzia precisano che quattro dei giovani padri di famiglia incontrati da Bergoglio erano degli ex “parroci” della diocesi di Roma, gli altri venivano da Madrid (Spagna), dall’America Latina e dalla Sicilia. Secondo il Vaticano, l’arrivo di Bergoglio nell’appartamento «è stato segnato da grande entusiasmo: i bambini si sono raccolti intorno al Pontefice per abbracciarlo, mentre i genitori non hanno trattenuto la commozione. La visita del Santo Padre è stata fortemente apprezzata da tutti i presenti che hanno sentito non il giudizio del Papa sulla loro scelta, ma la sua vicinanza e l’affetto della sua presenza», e il Vaticano precisa che Francesco ha ascoltato gli ex preti e si è informato sulle procedure canoniche in corso. «La sua parola paterna ha rassicurato tutti sulla sua amicizia e sulla certezza del suo interessamento personale», conclude il Vaticano, secondo il quale Francesco ha di nuovo «inteso dare un segno di misericordia a chi vive una situazione di disagio spirituale e materiale, evidenziando l’esigenza che nessuno si senta privato dell’amore e della solidarietà dei Pastori.» Che ne pensa di un tale comportamento?
Don Francesco Ricossa: E’ il punto d’arrivo, per adesso, di un qualcosa che è molto vecchio. Paolo VI, dopo il Vaticano II, cambiò la disciplina della Chiesa che era di non concedere mai delle dispense perché un prete potesse contrarre matrimonio, perfino in articulo mortis, quando tutti gli altri impedimenti potevano essere dispensati. In seguito a tale cambiamento si è avuto un gran numero di defezioni sacerdotali, tristi e scandalose. Bergoglio, con i gesti più che con la dottrina, manifesta ciò che desidera. Egli ha ricevuto delle coppie che vivevano insieme senza essere sposate, ha ricevuto delle “coppie” di omosessuali, di transessuali come si dice oggi, ha telefonato alla “donna” di un ex “vescovo” spretato… Tutti questi gesti vanno nella stessa direzione. Si potrebbe pensare ad un’opera di misericordia nei confronti di peccatori che hanno bisogno di uscire dal peccato, e questo sarebbe evangelico, ma sfortunatamente nel contesto del lassismo generale, e senza che Bergoglio in alcun momento chieda al peccatore di abbandonare il peccato, questo comportamento è scandaloso, vi è in questi gesti come un incoraggiamento al peccato.
 
Rivarol: Lei ricorda la venuta a Roma di coppie omosessuali. Ma Bergoglio ha incontrato anche dei rappresentanti della lobby LGBT, quindi egli manifesta una compiacenza per l’omosessualità notoria, rivendicata. Si tratterebbe di una tappa verso l’“ordinazione” di uomini dichiaratamente omosessuali, come accade nella chiesa anglicana o nella chiesa luterana di Svezia?
Don Francesco Ricossa: Vi è un documento, perfino post-conciliare, che proibisce l’accesso nei seminari agli uomini che hanno questa tendenza. Cosa molto saggia e necessaria, ma questo non basta: perché nella pratica questa norma è correntemente trasgredita e l’ex maestro generale dei Domenicani ha perfino preso pubblicamente posizione a favore dell’“ordinazione” sacerdotale di queste persone. Quanto alla politica di Bergoglio, egli ha sostenuto con tutta la sua simpatia dei dirigenti del partito apertamente favorevole all’aborto, al divorzio e anche alla propaganda in favore dell’omosessualità, come Marco Pannella ed Emma Bonino. Li ha trattati come i suoi migliori amici, al pari del fondatore del giornale La Repubblica, Eugenio Scalfari, giornalista di sinistra e ateo. Se questi sono i suoi amici non mi stupisce che i modernisti giungono allo stesso punto dei protestanti.
 
Rivarol: Bergoglio ha anche manifestato l’idea di creare delle diaconesse. Anche qui, non si tratta di un primo passo verso l’“ordinazione” delle donne, cosa che la dottrina cattolica proibisce formalmente?
Don Francesco Ricossa: Non v’è dubbio. Quando Giovanni Paolo II disse, per una volta con ragione, che si tratta di una questione sulla quale non si può ritornare, il “cardinale” Martini, quello che ha sostenuto l’elezione di Bergoglio e che era favorevole all’“ordinazione” delle donne, disse che quanto meno si poteva studiare la questione del diaconato. Come dire che quando la porta è chiusa si entri dalla finestra… Ora, sull’argomento è stato fatto uno studio e ne è derivato che le antiche “diaconesse” non erano ordinate, non ricevevano il sacramento dell’ordine. Così anche la questione del diaconato era stata chiusa. Oggi, il semplice fatto di dire che serve un’altra commissione per studiare questa questione significa evidentemente muoversi in direzione dell’apertura alle donne del sacramento dell’ordine. Bisogna che la gente si abitui al diaconato femminile. D’altronde, già da dopo il Vaticano II si vedono dei diaconi sposati che continuano la loro vita matrimoniale, cosa che non era mai esistita prima nella Chiesa cattolica latina. Si vedono dei diaconi con delle compagne. Presto si vedranno delle donne diacono. Lo scopo è di dire che non v’è incompatibilità fra il sacramento dell’ordine e il sesso femminile. La tappa successiva sarà l’ordinazione sacerdotale, poi episcopale, per le donne.
 
Rivarol: Ma mi sembra che già sotto Giovanni Paolo II il Vaticano aveva permesso che le ragazze accedessero al servizio della Messa.
Don Francesco Ricossa: Sì, è del tutto ufficiale, non si tratta di un abuso liturgico. Bergoglio ha messo in atto anche una piccola novità, introducendo delle donne e dei non cristiani nella cerimonia della lavanda dei piedi del Giovedì Santo, atto liturgico durante il quale dodici persone devono rappresentare i dodici Apostoli. D’altronde, questo è del tutto conforme all’idea moderna di uguaglianza e di non discriminazione.
 
Rivarol: E questo favorisce l’apostasia universale. Negli Stati Uniti, per esempio, nel novembre 2013, l’Illinois ha autorizzato il “matrimonio” omosessuale. Non è che gli atti e le parole pubbliche di Bergoglio hanno provocato un ripensamento dei membri “cattolici” della camera che, appoggiandosi alle famose parole di Francesco: “chi sono io per giudicare?”, hanno rinunciato alla loro opposizione al preteso matrimonio degli invertiti?
Don Francesco Ricossa: In effetti colpisce il fatto che tutti coloro che vogliono demolire la morale cristiana si appoggino su Bergoglio e che questi non li sconfessi mai. Al giornalista di sinistra, Scalfari, egli ha detto che ognuno deve seguire la sua coscienza, l’idea che s’è fatta di bene e di male. Ora, è evidente che si debba seguire la propria coscienza, ma una coscienza illuminata, informata, guidata dalla dottrina cristiana. Si è gridato alla falsificazione, giuocando sul fatto che Scalfari avrebbe forse trascritto male le parole di Francesco. Ma questi non ha mai smentito di aver rilasciato una tale dichiarazione. In seguito agli incontri è stato pubblicato perfino un libro e il nome di Bergoglio appare come coautore. Quindi non v’è alcun dubbio sulla realtà di tali dichiarazioni.
 
Rivarol: L’accordo tra la FSSPX e i modernisti che occupano il Vaticano, non Le sembra imminente, visto che diverse tappe sono state raggiunte? L’ultima è stata appena attuata: nella lettera Miseticordia et misera, del 21 novembre 2016, alla chiusura dell’“anno della misericordia”, Francesco ha accordato, in maniera permanente e non più per un tempo limitato, ai sacerdoti della FSSPX la possibilità di assolvere validamente e lecitamente. Ecco il testo di un comunicato: «per rispondere al bisogno dei fedeli, il Santo Padre, fidando nella buona volontà dei loro sacerdoti di raggiungere, con l’aiuto di Dio, la piena comunione con la Chiesa cattolica, stabilisce che coloro che frequentano le chiese servite dai sacerdoti della Fraternità San Pio X possono ricevere validamente e lecitamente l’assoluzione sacramentale».
Don Francesco Ricossa: L’astuzia sta nel nascondere che il punto d’arrivo è già stato raggiunto. Il famoso accordo, io penso, è già fatto. La FSSPX ha già ricevuto dai modernisti, il 5 giugno 2015, il potere di giudicare in prima istanza i proprii soggetti, cosa che non può farsi se se non si ha la giurisdizione; la Fraternità è stata riconosciuta, il 17 marzo 2015, dalla diocesi di Buenos Aires come società di diritto ecclesiastico, eretta canonicamente, e il 1 settembre 2015 ha ricevuto il potere di confessare e di assolvere, per l’anno detto della misericordia, ed ecco che il 21 novembre questo potere diventa permanente, cosa che equivale a dare oggettivamente alla FSSPX una giurisdizione ordinaria. Recentemente, il 22 giugno, in occasione delle ordinazioni a Zaitzkofen in Germania, essa è stata autorizzata ufficialmente a fare le ordinazioni sacerdotali, col che la FSSPX è già riconosciuta. Resta solo che le si dia la veste ufficiale di prelatura personale e lo si annunci pubblicamente a quelli che non l’hanno ancora capito. Si è proceduto in questo modo allo scopo di evitare le difficoltà che si sono verificate nel passato: evitare che contro l’accordo si manifestino delle forti opposizioni pubbliche, a destra da parte delle frange antiaccordiste della FSSPX e a sinistra da parte dei modernisti ostili ad un accordo con i lefebvriani. Questa strategia si è rivelata molto efficace, in tutto conforme allo stile di Bergoglio: lasciare che i teologi disputino mentre l’uomo di Chiesa (o chi ne ha le vesti) nella praxis va avanti.
 
Rivarol: Ma allora siamo completamente nel quadro di un “accordo pratico”, cosa che la Fraternità ha respinto per anni e che ha pubblicamente rimproverato a Le Barroux, all’Istituto del Buon Pastore, a Campos?
Don Francesco Ricossa: Nei fatti, non v’è alcuna differenza tra questi gruppi e la FSSPX.
 
Rivarol: Ma la Fraternità ha detto sempre che non riconosceva ancora il Vaticano II.
Don Francesco Ricossa: Sì, ma tra i modernisti si pensa qualsiasi cosa. Lo stesso Mons. Fellay si è dichiarato d’accordo al 99% col Vaticano II, in un’intervista del giugno 2001 al giornale vallese La Liberté. Il tono è cambiato da tempo e cambierà ancora di più. Già adesso in Italia, la FSSPX non benedice più i matrimoni, è il prete diocesano che deve farlo; non dà più le Cresime sotto condizione a coloro che l’hanno ricevuta col nuovo rito, né ordina sotto condizione coloro che sono stati ordinati col nuovo rito. Nella rivista italiana Sì Sì No No, è stato scritto che la riforma liturgica per i sacramenti è valida e legittima. Di fatto, le cose cambiano molto presto.
 
Rivarol: Ma la rivista Sì Sì No No non è piuttosto su una linea favorevole alla “Resistenza” di Mons. Williamson?
Don Francesco Ricossa: Sì, e questo è ancora più notevole. Quelli che pretendono resistere riconoscono la nuova liturgia come legittima. Mons. Williamson dice che si può assistere alla nuova Messa [in una conferenza del 28 giugno 2015 negli Stati Uniti – NDR], cosa che non si diceva negli anni ’70. Un aneddoto: Mons. Williamson terrà una conferenza sul modernismo a Roma, il 30 novembre, e tra tutte le sale disponibili ha scelto la sala della chiesa americana, episcopaliana, di Roma. E’ stupefacente.
 
Rivarol: Lei terrà una conferenza a Parigi il 27 novembre sulle guerre di religione. E’ un richiamo a quello che accade con Bergoglio nel suo riavvicinamento con i luterani?
Don Francesco Ricossa: Sì e no. Vi è certo l’attualità di questo anniversario della riforma, o piuttosto della rivoluzione protestante. Ma c’è di più. Noi teniamo delle conferenze in Italia e in Francia che vogliono essere dei seminari di formazione dottrinale, non necessariamente della più stretta attualità, per i battezzati, i militanti cattolici, nel dominio della regalità sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. Le guerre di religione non attengono solo alla storia, esse permettono di affrontare la questione della relazione fra la Chiesa e lo Stato. Vi saranno tre conferenze. Una prima parte storica, una seconda parte più dottrinale, relativa alla liceità dell’uso della forza in difesa della Fede, negata dai “politici” del XVI secolo e dai filosofi del XVIII, e una terza conferenza che riguarda gli errori modernisti sull’argomento. Uno dei temi ripresi più sovente dai modernisti, in particolare nelle riunioni di Assisi, è che tutte le religioni sono delle religioni di pace, e che l’idea che possano esserci dei motivi religiosi per una guerra sarebbe satanica. Noi cerchiamo di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso in questa affermazione, coscienti di andare così contro corrente rispetto ai discorsi abituali.
 

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