Oramai in Italia è quasi più facile cambiare sesso che cambiare posizione sull’Europa
La prestigiosa rivista americana Geopolitical Futures del mese di Aprile ha pubblicato un interessante articolo del suo fondatore, Prof. George Friedman, ungherese, naturalizzato statunitense, che conosce da anni le dinamiche del potere, di cui si occupa anche come insegnante di scienze politiche e scrittore di testi particolari, inerenti il mondo e i suoi sviluppi.
“Il sistema politico americano non è più in grado di gestire le crisi domestiche. Mai nella storia le faglie socio-economiche e istituzionali sono esplose insieme. Ci salverà l’innovazione tecnologica. E la strategia resterà centrata sul potere navale“. Per quanto Cina e Russia siano Paesi molto importanti, il perno del mondo è l’America. Gli Stati Uniti hanno la più grande economia del pianeta, la più potente forza militare e rimangono i leader nell’innovazione tecnologica. Gli avvenimenti degli ultimi anni, in particolar modo l’impennata della tecnocrazia, a prescindere dalla ricaduta sui popoli, sono la cinica diretta conseguenza del collasso interno a stelle e strisce.
Negli USA è in corso una crisi sociale, seguita da un’enorme crisi economica, di cui non si ricordano precedenti, quanto alla crisi sistemica in atto, che ha messo in ginocchio la Superpotenza anche con una crisi politica e una grave crisi istituzionale a livello federale. Friedman osserva, acutamente, che, mentre, in passato, le questioni sociali si attenuavano prima che emergessero guai letali nel sistema economico, oggi le rivendicazioni sociali sono al massimo della loro intensità, sul piano religioso, morale e culturale. Stanno divenendo logoranti, più perdurano. I fallimenti bancari si sommano a questi problemi, non riuscendo più a metterli a tacere. L’incapacità di attenuare le questioni sociali, inclusa l’esplosione fallimentare della società multirazziale ed il fenomeno gender fluid, i problemi economici e gli attriti tra le istituzioni federali rendono il quadro odierno molto diverso rispetto al XX secolo. La rabbia e l’odio tra americani, cui assistiamo, ogni giorno, sono un’anomalia. Noi europei dobbiamo considerare le proporzioni: negli Stati Uniti ci sono 335 milioni di abitanti, ovvero oltre 5 volte e mezza la popolazione italiana.
Il Prof. Friedman ritiene che questa situazione non reggerà oltre le prossime elezioni. L’impatto del conflitto in Ucraina sarà probabilmente amplificato. Certamente il prossimo Presidente dovrà affrontare il fallimento sistemico interno, prendendo le mosse dalla sua mole e gravità. Il professore si fida della politica statunitense basandosi sulle capacità dimostrate dai vari presidenti di risollevare il Paese dopo le batoste degli anni Trenta del XIX secolo con Andrew Jackson, poi dopo la crisi succeduta alla guerra civile con Rutherford Hayes; come dimenticare Franklin Delano Roosvelt che assecondando il rifinanziamento del sistema bancario rimise in piedi la società. E Reagan, invertendo la strategia di Roosvelt, aumentò la moneta in circolazione per gli investimenti delle imprese, contenendo l’inflazione e dando una spinta fondamentale alle Aziende. Senza ironia, il Prof. Friedman dice che sono i Presidenti a dettare la linea e che, male che vada, “anche se uno di essi fosse un idiota senza speranza, avrebbe comunque a disposizione una serie di istituzioni e consiglieri a tenerlo sotto controllo” (cfr. Limes – Aprile 2023).
Il Prof. Friedman è convinto che la prossima innovazione, grazie alla quale l’America troverà il modo per rialzarsi, sarà legata alla medicina e alla demografia. Effettivamente, da almeno due anni tutti i segnali sembrano andare verso queste due direzioni. Non è detto che ogni innovazione venga messa a disposizione del bene comune, perché nel machiavellico sistema democratico occidentale, il fine è il bilancio degli Stati, il mezzo è la tecnologia e l’uomo esiste per accidens, se può essere complementare al Sistema di potere e riassetto economico. Altrimenti si butta via e, magari lo si sostituisce con l’Intelligenza Artificiale. O, ancor peggio, se ne tiene quanto serve alla produzione e l’altra parte si lascia morire in qualche modo. col classico e satanico disprezzo per la Vita e per il Creatore che ha sempre caratterizzato la politica dei Principi di questo mondo, avidi e corrotti.
E la nostra amata Italia? Come si muove Giorgia Meloni nello scenario predetto? Leggere Luigi Bisignani, in questi momenti, è sempre utile, perché non vi è alcuno più informato di lui sulle vicende di Palazzo Chigi e dintorni. “Sì è mossa bene. – risponde l’editorialista de Il Tempo – Contro ogni previsione”. Ma se ha cambiato posizione su tutto??? “Appunto! Non poteva fare altrimenti. Il governo sarebbe durato una settimana. E’ proprio per come ha gestito queste metamorfosi che è stata brava. Oramai in Italia è quasi più facile cambiare sesso che cambiare posizione sull’Europa”. Siamo nel gender fluid. “E di conseguenza anche nel politics fluid”. …”Si sta costruendo come “regina degli scacchi” e sarà determinante nella scelta dei prossimi vertici delle istituzioni Ue. […] Le nomine in Europa per Meloni saranno una passeggiata rispetto al rodeo di quelle italiane. Metsola vuole fare la presidente della Commissione, Von der Leyen vuole andare alla NATO, Gentiloni punta a fare il presidente del Consiglio europeo. Chiaro e semplice”. (I Potenti al tempo di Giorgia, L. Bisignani e P. Madron, ed. Chiarelettere, maggio 2023) Non per il popolo, che delle spartizioni non è interessato, ma osserva che di “bene comune” non si parla mai. Brutta parola? Certissimamente – risponderebbe Cetto Laqualunque – perché di quella cosa lì, a noi politici non ce ne frega.
Roma, 5 giu – Il 71% degli americani è convinto che ci siano solo due generi. Maschile e femminile, per chi fosse distratto. Questo dato è da considerarsi sorprendente soltanto se si rimane nell’ottica comunicativa predominante, quella del cosiddetto comparto mainstream, ossia del conglomerato mediatico che riassume in sé tutti i principali dogmi – perché di questo si tratta – del sistema progressista politicamente corretto. I dati raccolti dal prestigioso ente di ricerca Rasmussen dimostrano, ancora una volta, quanto possa essere efficace l’operazione di distorsione della realtà, o del suo percepito. Sono dati che ci rivelano quanto la propaganda Lgbt non piaccia ai cittadini americani.
Propaganda Lgbt, le risposte ai quesiti svelano il volto nascosto: quello della realtà
Alla domanda “sei d’accordo che esistano due generi. Uno maschile e uno femminile?” il 71% degli intervistati ha risposto affermativamente, rispetto al 23% in disaccordo, di cui solo il 10% di quest’ultimi in netto disaccordo. Dato impressionante rispetto a quanto propagandato quotidianamente dall’intero apparato mediatico, culturale, politico ed economico americano-occidentale.
Il sondaggio si fa sempre più interessante man mano che si scava. Se il responso è pressoché equivalente tra uomini e donne, è tra i più giovani che arrivano riscontri a sorpresa: nella fascia che va dai 18 ai 39 sono ben il 63% a concordare che esistano, solo, due generi, mentre a discordare sono il 29% e di questi soltanto il 16% è fortemente renitente ad accettare che esistano solo due generi.
Molto interessante anche il riscontro legato alle appartenenze politiche dichiarate. Se tra i repubblicani vince nettamente (72%) l’opinione di coloro che sostengono che esistano due generi, quello che dovrebbe far travalicare l’intero apparato progressista è il riscontro dell’elettorato democratico: il 67% è sulla stessa linea dei repubblicani.
Terapia ormonale e cambio di sesso per i minori
La questione del cambio di sesso dei minori è un altro terreno di scontro negli Usa, dove molti stati hanno deciso di bandire la pratica dalla loro giurisdizione. Si pensi al solo caso del Tennessee, di cui abbiamo parlato, e alla successiva strage di Nashville, ad opera della transessuale Audrey Hale della quale ancora stiamo aspettando la pubblicazione del famoso manifesto, ad oggi nelle mani dell’FBI.
Al quesito “alcuni stati hanno recentemente approvato leggi che rendono illegale la somministrazione della hormone replacement therapy (erapia ormonale per bloccare la pubertà spesso utilizzando il farmaco Triptorelin) ai minori. Siete d’accordo o in disaccordo con queste decisioni?” Il 59% degli intervistati si è detto concorde a fronte del 37% del campione. Ma la cosa più interessante è che lo stesso quesito era stato posto anche a febbraio e la quota di intervistati a favore delle leggi che rendono illegale la terapia è salita del 5% in soli quattro mesi.
Secondo Mark Mitchell, capo analista della Rasmussen Report, la ragione potrebbe stare anche nell’iniziativa di boicottaggio ai danni della campagna pubblicitaria iperprogressista della birra Bud Light la quale, come noto, ha assunto il trans Dylan Mulvaney. Insomma, per ironia della sorte sembra essere la stessa campagna pubblicitaria delle grandi corporation pro-trans come la titanica Anheuser-Busch (e la recentissima Target) a sortire, nell’elettorato americano, un immediato riscontro di rigidità e repulsione nei confronti delle “sorti magnifiche e progressive”.
L’istituto sondaggistico continua ad affondare le mani nella melma e vuole saperne di più in merito alle operazioni chirurgiche per il cambio di sesso. “Alcuni stati hanno approvato leggi che rendono illegale il cambio di sesso, tramite intervento chirurgico, per i minori. Siete d’accordo o in disaccordo con queste leggi?” Il 62% degli intervistati è favore delle suddette leggi restringenti, rispetto a un 30% sfavorevole. Una maggioranza schiacciante. Anche in questo caso, rispetto a quattro mesi prima, il balzo in favore del restringimento giuridico è di ben quattro punti. Estrapolando i dati di affiliazione partitica, anche in questo caso, si nota la preponderante presa di posizione dei repubblicani (73%) e il sorprendente 56% dei democratici. A fronte di tutto questo solamente il 20% dell’elettorato liberal è fortemente contrario alla messa fuori legge delle operazioni di cambio sesso per i minori.
Il concetto di libertà personale, come ben noto, è un caposaldo costituzionale ed esistenziale dell’americano medio e le istanze progressiste hanno portato al centro anche la questione del consenso genitoriale di fronte all’incedere dell’agenda gender entro le scuole. E’ sempre Rasmussen a offrirci una prospettiva disvelatrice. Al quesito “le scuole e gli insegnanti dovrebbero essere autorizzati a consigliare gli studenti sulla loro identità sessuale e di genere senza la conoscenza e il consenso dei genitori?”, il no prevale per il 60%. Anche in questo caso la doppia faccia dei liberal si svela: il 44% dei democratici è contraria. Pietra tombale finale sull’ipocrisia di un mondo che, ad ogni latitudine, è ancora convinto di una inconcepibile superiorità morale. Ci si chiede chi o cosa li abbia mai convinti. Complessi di inferiorità ed egemonia economico-culturale potrebbero giocare un ruolo decisivo. Restiamo in attesa di un sondaggio Rasmussen in merito.
Infine, è molto interessante il dato etnico-razziale in cui si evince che il 64% dei neri è nettamente contrario alla propaganda LGBTQ+ nelle scuole, a fronte di un esiguo 16% a favore. Il discorso cambia tra i bianchi in cui a fronte di un compatto 60% contrario, risulta essere più nutrita la componente favorevole: 26%.
Stiamo assistendo a un evidente cambio della pubblica opinione americana riguardo il transgenderismo. Difficile dire quanto questo irrigidimento possa durare, che il combinato disposto di wokeness e interessi economici, nel suo bulimico incedere, possa aver sortito un effetto imprevisto rientra nell’ordine naturale delle cose, rimane da capire come l’intero comparto neo-progressista radicale voglia riposizionarsi. Una cosa è certa: la realtà non è un film della Disney. Indipendentemente dalle favole che ci raccontano.
Mantra degli attivisti gay (da non confondere con gli omosessuali) morte al patriarcato, causa di omofobia e discriminazione!
Per i gay, tra i riferimenti “scientifici” Sigmund Freud! Quest’ultimo così come il movimento gay non faceva mistero del proprio odio verso Cristo e la Chiesa Cattolica! Affiliato alla setta massonica B’nai B’rith, Sigmund Freud: << i nazisti non li temo. Il nemico è la religione, la Chiesa Cattolica>>.
Eppure, contrariamente all’odio vomitato dai gay contro il PADRE, Sigmund Freud, in quei pochi barlumi di onestà, esplicitò il suo pensiero preciso, in merito al ruolo “salvifico” del PADRE nelle società.
….Finché non avvenne il crollo del 4 novembre 1918, fu leale e fedele suddito dell’Impero austro-ungarico e della dinastia asburgica. Freud forse intuiva che la fine di quella Monarchia cattolica sovranazionale e paternalistica ma in fondo tollerante avrebbe costituito la causa di guai ben peggiori per gli uomini.
D’altronde la sua concezione del patriarcato come una forma di evoluzione rispetto alle precedenti “orde nomadi”, amori promiscui e civiltà matriarcali, gli faceva concepire la forma monarchica come la migliore, in quanto riproducente sulla più vasta scala dello Stato l’organizzazione paternalistica della famiglia. Così la figura di Francesco Giuseppe era quella tipica del Sovrano “padre” dei suoi popoli i quali nei suoi riguardi concepivano impulsi, magari “ambivalenti”, di natura filiale. Le società democratiche prive di autorità e gerarchia sono infatti quelle “primitivistiche” e selvagge. Infatti in “Totem e Tabù”, a proposito degli aborigeni dell’Australia, forse la razza più arretrata del mondo, Freud osserva: “Non riconoscono né Re né Capi: le decisioni sugli affari di interessi comuni spettano all’assemblea degli uomini maturi”. E: “E’ possibile che l’eredità per via materna sia dappertutto la forma originaria che sia stata sostituita da quella paterna soltanto in epoca successiva”.
La famiglia patriarcale fu infatti il risultato del superamento di quella ibrida istituzione matrimoniale che fu il “matrimonio di gruppo” che oggi vorrebbero reintrodurre alcuni esponenti degenerati della nostra sinistra intellettuale. Inoltre, per quanto ateo e per quanto non riesca a spiegare il fenomeno razionalmente, Freud ammette l’aristocrazia di un potere taumaturgico di tutti gli antichi Re, almeno fino a Carlo II d’Inghilterra, seppure limitato a determinate malattie come la scrofolosi.
Sigmund Freud: <<Non riesco a pensare a un bisogno nell’infanzia forte come il bisogno di protezione del padre>>!
Sigmund Freud : <<l’omosessualità è una mancata maturazione della sessualità>>!
STORIA DELLA DERUBRICAZIONE DELL’OMOSESSUALITA’ DAL DSM
Uno degli argomenti del movimento gay per affermare che l’omosessualità sarebbe “normale” è l’affermazione secondo la quale l’APA, nel 1973, ha cancellato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM ( Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD ( International Classification of Disease),nel 1991. Pochi però spiegano che questa decisione non è stato il frutto di un dibattito scientifico, ma di una operazione ideologica.
L’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione “per corrispondenza” (5.816 voti a favore e 3.817 contro)! Il noto psichiatra Irving Bieber commentò la votazione del 1973: «Non si può davvero sostenere che la nuova posizione ufficiale riguardo l’omosessualità sia una vittoria della scienza. Non è ragionevole votare su questioni scientifiche come se si trattasse di mettere ai voti se la terra sia piatta o rotonda».
È interessante la posizione di Robert Spitzer, che nel 1973 era presidente della “Commissione Nomenclatura” dell’APA. Egli, in seguito a una ricerca compiuta nel 2001 e confermata nel 2003 sull’efficacia delle terapie riparativa, afferma di aver cambiato idea in merito alla possibilità di cambiamento dell’orientamento sessuale. In una dichiarazione rilasciata al “Wall Street Journal” il 23 maggio 2001, egli afferma: «Nel 1973, opponendomi all’opinione prevalente dei miei colleghi, appoggiai la rimozione dell’omosessualità dalla lista ufficiale dei disordini mentali. Per questo motivo ottenni il rispetto dei liberals e della comunità gay, anche se ciò fece infuriare molti dei miei colleghi[…]. Ora, nel 2001, ho mutato opinione e questo ha fatto sì che venissi presentato come un nemico della comunità gay e così la pensano in molti all’interno della comunità psichiatrica e accademica. lo contesto la tesi secondo cui ogni desiderio di cambiamento dell’orientamento sessuale di un individuo è sempre il risultato della pressione sociale e mai il prodotto di una razionale motivazione personale…».
In sintesi: non si tratta in questa sede di stabilire se l’omosessualità sia o no una malattia, un disturbo o un disordine, se sia giusta una denominazione piuttosto che un’altra, ma di mettere in guardia dalle affermazioni totalizzanti di coloro che sostengono trionfalmente che l’omosessualità, in base ai criteri “scientifici” sanciti dal DSM, non è più una malattia. Il rischio di questa affermazione è che essa possa diventare una “giustificazione scientifica” per sostenere ulteriori manipolazioni ideologiche.
Il direttore Wray rischia l’accusa di oltraggio. Fonte “altamente credibile”, informazioni non smentite e indagine ancora in corso. Presunta tangente da uomo d’affari ucraino
Vi avevamo già parlato di un documento non classificato in possesso dell’FBI in cui è descritto per filo e per segno uno schema di corruzione pay to play (scambio di soldi per decisioni politiche) in cui sarebbe stato coinvolto l’attuale presidente Joe Biden, all’epoca dei fatti vicepresidente, con un cittadino straniero.
L’esistenza di questo documento, un modulo FD-1023 (quello che viene utilizzato per raccogliere le dichiarazioni di “fonti umane riservate”), era stata resa nota dal presidente della Commissione vigilanza della Camera, il Repubblicano James Comer, che aveva immediatamente emesso un mandato per obbligare l’FBI a fornire il documento al Congresso, anzi tutti gli FD-1023 che contenessero la parola “Biden” e relativi allegati.
Ma finora l’FBI si è rifiutata. Lunedì scorso il presidente Comer ha spiegato che sebbene l’FBI gli abbia mostrato il documento, tuttavia ha “nuovamente rifiutato” di consegnarlo, non rispettando quindi la citazione della Commissione. Ora, ha annunciato, “avvieremo il procedimento di oltraggio al Congresso” nei confronti del direttore dell’FBI Christopher Wray. Le udienze inizieranno già giovedì.
Informatore affidabile
L’FBI però ha confermato a Comer che (1) il documento, non classificato, secondo cui l’allora vicepresidente Biden era coinvolto in uno schema di corruzione da 5 milioni di dollari con un cittadino straniero, esiste; (2) la fonte delle informazioni è un informatore “altamente credibile”; (3) le sue affermazioni non sono state smentite e, anzi, l’indagine è ancora aperta, nonostante siano trascorsi tre anni.
“Oggi i funzionari dell’FBI hanno confermato che il documento non classificato non è stato smentito e che le informazioni in esso contenute sono attualmente utilizzate in un’indagine in corso”, ha affermato Comer. “La fonte umana confidenziale che ha fornito informazioni sull’allora vicepresidente Biden coinvolto in un piano di corruzione criminale è un informatore affidabile e altamente credibile, utilizzato dall’FBI per anni”.
“Data la gravità e la complessità delle accuse contenute in questo documento, il Congresso deve indagare ulteriormente“, ha dichiarato Comer, aggiungendo che “gli americani hanno perso la fiducia nella capacità dell’FBI di far rispettare la legge in modo imparziale e chiedono risposte, trasparenza e responsabilità. La Commissione deve seguire i fatti per il popolo americano e assicurarsi che il governo federale sia ritenuto responsabile”.
Denaro dall’Ucraina
Lo schema di corruzione riguarderebbe l’Ucraina, dove il figlio del presidente, Hunter Biden, aveva ottenuto nel 2014, mentre il padre era vicepresidente, un redditizio posto nel board di una importante società energetica, Burisma, ed è stato portato a conoscenza dell’FBI per la prima volta nel 2017, cioè all’inizio della presidenza Trump, ha spiegato lo stesso Comer al giornalista John Solomon.
“Sì, si tratta dell’Ucraina”, ha confermato Comer a Just the News: “Questo modulo 1023 coinvolge un uomo d’affari ucraino, che avrebbe inviato una tangente, una tangente sostanziosa all’allora vicepresidente Biden”.
Poi l’informatore, ritenuto affidabile e ben pagato dall’FBI, ha ribadito le sue affermazioni una seconda volta, e ancora una terza nel rapporto del giugno 2020.
Comer ha riferito che l’accusa principale è che un uomo d’affari ucraino avrebbe pagato 5 milioni di dollari alla famiglia Biden in cambio di una decisione politica degli Stati Uniti su cui Joe Biden poteva avere influenza.
Comer ha inoltre affermato di avere forti motivi per credere che l’FBI non abbia mai indagato adeguatamente su queste accuse, allo stesso modo in cui il Dipartimento del Tesoro di Obama non indagò quasi per nulla sulle segnalazioni di attività sospette associate a transazioni di Hunter Biden e soci.
Una bella delegazione del nostro Circolo Christus Rex ha assistito all’ordinazione di don Piergiorgio Coradello e 4 sono state le Cresime di appartenenti al nostro gruppo (2 adulti sub condicione e due bambini, un maschio e una femmina)
Il giorno 6 maggio 2023, festa di S. Giovanni alla Porta Latina, don Piergiorgio Coradello è stato ordinato Sacerdote da Mons. Geert Stuyver nella chiesa SS. Pietro e Paolo di Verrua Savoia (TO). Erano presenti 14 Sacerdoti, 11 appartenenti all’Istituto e 3 amici, che gli hanno imposto le mani insieme al Vescovo.
In calce il link dell’avvenimento pubbilcato sul sito Sodalitium:
La vittoria del complesso militare/sicurezza sul presidente Trump ha condannato gli Stati Uniti e il loro impero europeo, canadese, australiano e giapponese a un declino irreversibile. L’intenzione di Trump di “normalizzare le relazioni con la Russia” è stata percepita dal potente complesso militare e di sicurezza, su cui avevano messo in guardia sia il presidente Eisenhower che il presidente John F. Kennedy, come una minaccia al proprio bilancio, al proprio potere, al proprio primato. Così è stata avviata dalla CIA e dall’FBI la lunga e continua era delle false accuse contro un Presidente americano, sia in carica che fuori, da parte dei servizi di sicurezza degli Stati Uniti.
La conseguenza è che il mondo si sta allontanando dalla nostra influenza, abbandonando il sistema finanziario dominato dal dollaro e aderendo ad uno stato di diritto invece che alle regole egoistiche di Washington.
Le conseguenze per il mondo occidentale saranno il declino della moneta, l’inflazione e l’abbassamento del tenore di vita, la scarsità di energia e la decadenza sociale dovuta a masse non assimilate di immigrati-invasori che il mondo occidentale non ha la convinzione di poter respingere.
Anche una guerra rovinosa potrebbe essere una conseguenza, con risultati disastrosi per l’Occidente, i cui sistemi di armamento sono inferiori a quelli russi e i cui eserciti sono demoralizzati dalle “promozioni della diversità” e dall’indottrinamento anti-bianco.
Il Presidente russo Putin ha definito “folle” l’ambizione neocon di egemonia americana. Putin ha preso le misure dell’Occidente:
“Qualsiasi ideologia di superiorità è per sua natura disgustosa, criminale e mortale. Le élite globaliste continuano a insistere sul loro eccezionalismo; mettono le persone l’una contro l’altra, dividono le società, provocano conflitti sanguinosi e colpi di stato, seminano odio, russofobia e nazionalismo aggressivo, distruggono i valori familiari tradizionali che rendono umani gli esseri umani”.
Putin descrive l’“ordine basato sulle regole” di Washington come “un sistema di rapina, violenza e soppressione sulla scena internazionale”.
Contrariamente agli interessi di americani, russi, cinesi e del resto del mondo, il complesso militare e di sicurezza statunitense e i suoi scagnozzi neoconservatori hanno istituzionalizzato l’Occidente come nemico del resto del mondo. Le conseguenze per l’America e il suo impero saranno disastrose.
Strade sbriciolate, città allagate, crostoni crollati. Le opere hanno cent’anni. I dirigenti locali: “Prendetevi in silenzio quello che avete scelto” – VIDEO
Maltempo in Emilia Romagna, ad Affari il parere di un dirigente del Comune di Bologna e di un ingegnere privato esperto del settore (che hanno preferito l’anonimato). Guarda il video del crollo sui colli in Romagna
Ingegner K, sta vedendo le immagini?
“Non ascoltate quel branco di scemi in tv, non è il cambiamento climatico… E’ che non fanno le manutenzioni da decenni, in tutta la regione e quasi ovunque in Italia. In Emilia Romagna le macchine idrauliche che tengono sono del 1933, lo può capire un bambino leggendo: c’è scritto sugli impianti ‘Riva 33’. E poi ci sono opere degli anni ‘60. Opere su cui nessuno fa manutenzione. Motori elettrici che funzionano ma hanno quasi cent’anni. Non abbiamo fatto nulla di nuovo? A Ferrara non è accaduto nulla perché ci sono opere imponenti delle bonifiche del fascismo e degli anni ‘60. E’ un problema culturale non politico. Se fai un argine alto 200 metri, sai che per un certo periodo non verrà superato ma prima o poi accadrà: è statistica. Che tracimi ci sta, ma se crolla è un problema strutturale, tecnico, non dovuto alle precipitazioni. Non è colpa solo dei politici, è un problema culturale”.
Perché culturale?
“Perché si preferisce spendere i soldi in cose visibili, che diano consenso nel nostro modello di società. Chi è che fa l’inaugurazione di una fognatura, di un argine e si prende dei meriti? Lo ha mai visto? Che consenso porterebbe al politico di turno?”
GUARDA IL VIDEO dei colli in Romagna… poi continua a leggere l’intervista
Ma se crolla un argine?
“Sarebbe come accusare il sole perché crolla una casa. L’argine deve rimanere in piedi. La domanda è: chi fa manutenzione? Chi va a pulire? Chiaramente sono fenomeni enormi che esistono da millenni…”
E’ un problema che in Italia si trascina da decenni: quando le competenze di manutenzione sono passate dall’Anas agli enti locali questi non le hanno implementate e non fanno le manutenzioni…
“Non c’è Genio Civile, il Provveditorato alle Opere pubbliche non fa più niente, se non alcune ristrutturazioni. I Comuni non hanno strutture tecniche vere. Sono sessanta, cento anni che non si fa niente. La gente neanche sa cos’è il Cavo Napoleonico, ripreso negli anni ’60, che è il canale artificiale della pianura emiliana che collega i fiumi Reno e Po. Non è straripato il Reno perché hanno aperto il Cavo napoleonico. Ma chieda a 9 persone su 10 in Emilia Romagna cos’è il Cavo, non lo sanno ma è la cosa che gli permette di non essere sopraffatti dalla natura”.
Come vede il dibattito pubblico o quello che ne resta?
“È tornata fuori gente che dice cose a caso, che dipende da dove abbiamo costruito le case, l’adagio secondo il quale gli uomini vanno a costruire nelle zone dove non devono. Ma dove accade in Emilia-Romagna? Cesena è stata costruita nella zona di fondazione romana. Costruzioni abusive? L’acqua che arriva in Piazza Maggiore a Bologna sarebbe causa di quale abuso? Dicono cose a caso in tv”.
Ma ci sono piani ovunque..
“E’ l’altro vero problema umano: siamo in mano a gente che parla, parla, pianifica, parla, pianifica, parla e non spende una lira di risorse per fare dei lavori. Altrimenti sono cose naturali. Ma se l’uomo non fa niente… L’acqua si ferma con delle dighe, con dei canali, con degli argini, consolidando strade, non facendo piani. Non sta succedendo niente di incredibile. Dovremmo fare dei lavori non chiacchiere: di piani ne abbiamo finché ne vogliamo e spendiamo soldi per fare cazzate di ogni tipo. Faccio un esempio: il PNRR cosa finanzia di queste opere? La comunità europea su esigenze di Paesi del Nord Europa ci impone di costruire cose che in Italia non servono a un cazzo, tutto tranne rincorrere il dissesto idrogeologico”.
In molti Paesi, esperti e professionisti discutono dell’applicazione delle tecnologie digitali, compresa l’intelligenza artificiale, al flusso di lavoro, alla gestione e alla vita stessa. A questo proposito, è interessante l’analisi preparata dal Pew Research Center, che include un sondaggio sociale su questo tema.
Va notato che, nell’illustrare le loro risposte, molti di questi esperti hanno affermato che il futuro di queste tecnologie avrà effetti sia positivi che negativi sull’attività umana. Hanno anche osservato che per secoli le persone hanno permesso ad altre organizzazioni di prendere decisioni per loro o sono state costrette a farlo dalle autorità tribali e nazionali, dai leader religiosi, dai burocrati governativi, dagli esperti e persino dagli stessi strumenti tecnologici.
Inoltre, questi esperti concordano ampiamente sul fatto che gli strumenti tecnologici digitali diventeranno sempre più parte integrante del processo decisionale delle persone. Questi strumenti forniranno alle persone una quantità crescente di informazioni che, come minimo, le aiuteranno a esplorare le scelte e a utilizzare le esperienze mentre viaggiano per il mondo.
Gli esperti di entrambe le parti concordano anche sul fatto che il momento attuale è un punto di svolta che determinerà in larga misura l’autorità, l’autonomia e l’agenzia delle persone, man mano che l’uso della tecnologia digitale si diffonderà in un numero sempre maggiore di aspetti della vita quotidiana. Collettivamente, le persone si troveranno ad affrontare domande come: in quali cose le persone vogliono davvero il libero arbitrio? Quando si sentiranno a proprio agio nel rivolgersi all’intelligenza artificiale per prendere decisioni? E in quali circostanze saranno disposti a lasciare le decisioni interamente ai sistemi digitali?
Un campione di opinioni generali sull’attività umana
Richard Watson, autore di “Digital vs Human: How we will live, love and think in the future”, ha commentato: “Il 2035 è un po’ presto perché gli esseri umani diventino più dipendenti dall’”intelligenza” delle macchine – il 2045 è più probabile. Nel 2035, gli esseri umani si limiteranno a cooperare e collaborare con le macchine e, nei casi più importanti, ci fideremo ancora del giudizio umano piuttosto che dell’intelligenza artificiale. Questo non significa che le aziende tecnologiche non cercheranno di togliere il libero arbitrio alle persone, e il lavoro di Shoshana Zuboff è interessante in questo contesto. Come può il processo decisionale automatizzato cambiare la società umana? Come si chiede Zuboff: chi decide? Chi crea le macchine e per quale scopo? Chi è responsabile quando sbagliano? Quali pregiudizi conterranno? Credo sia stata f a chiedersi se le macchine che pensano possono portarci a diventare persone che non pensano. È una forte possibilità, e ne stiamo già vedendo i segni”.
I sistemi basati sull’IA non saranno progettati in modo tale che gli esseri umani possano facilmente controllare il processo decisionale. Il paradigma dominante sia per la ricerca di base che per la progettazione di prodotti industriali nel campo dell’IA è quello di cercare di sviluppare sistemi/modelli di IA che soddisfino o superino le capacità umane. (Rob Reich, professore di scienze politiche e direttore del Centro per l’etica nella società dell’Università di Stanford).
Saggi di esperti sull’attività umana e la vita digitale
La maggior parte di coloro che hanno risposto a questo sondaggio ha dato risposte brevi a questa domanda di ricerca. Tuttavia, alcuni hanno scritto risposte a più livelli in un formato di saggio più lungo. La sezione del rapporto dedicata ai saggi è piuttosto lunga, quindi offriamo prima un esempio di commenti di alcuni di questi saggisti.
Paul Saffo ha avvertito che è probabile che in futuro “coloro che controllano la nostra intelligenza sintetica vi daranno un margine di manovra sufficiente a non farvi accorgere della vostra prigionia”.
Jamais Cacio ha condiviso diversi scenari convincenti per il 2035, che vanno da persone che traggono grandi benefici da “macchine di grazia amorevole” a una dittatura digitale che potrebbe persino includere “una replica digitale completa del famigerato leader autoritario di un tempo”.
“Per quanto brillanti possano diventare le IA, gli avatar e i bot, non saranno mai veramente autonomi. Lavoreranno sempre per qualcuno, e quel qualcuno sarà il loro capo, non voi, gli sfortunati utenti” – Paul Saffo, guru della predittività della Silicon Valley.
Suggerisce di esaminare alcune delle principali categorie in cui è probabile che avvenga questo smistamento:
“Decisioni personali e di vita importanti (istruzione, matrimonio, figli, occupazione, luogo di residenza, morte): non vedo una completa automazione del processo decisionale nelle decisioni personali importanti, anche se il supporto decisionale potrebbe migliorare, ad esempio con una scelta relativa nell’istruzione e nell’occupazione.
“Decisioni finanziarie (acquisto di una casa, investimenti personali, ecc.): le decisioni finanziarie riceveranno un maggiore supporto e vedo una delega significativa delle decisioni di investimento, soprattutto quelle semplici. Ma non credo che il sistema di intelligenza artificiale deciderà mai quale casa comprare.
“Utilizzo di servizi essenziali (sanità, trasporti): il supporto per l’IA nella sanità e nei trasporti continuerà a crescere, ma non vedo decisioni sanitarie di vita o di morte completamente automatizzate. Dubito che le auto senza pilota funzioneranno su larga scala, se non in ambienti controllati, finché non saranno disponibili sistemi di intelligenza artificiale altamente affidabili.
“Soluzioni sociali (governo, sicurezza nazionale): il governo deve affrontare sfide enormi su molti fronti. Potremmo risparmiare molto denaro e aumentare l’equità razionalizzando e automatizzando la riscossione delle imposte, ma è difficile vedere la volontà di farlo finché ridurre al minimo l’amministrazione pubblica rimane una priorità per un’ampia parte della popolazione. Non vedo altri 15 anni per cambiare la situazione. L’uso dell’IA per la sicurezza nazionale continuerà a crescere e deve rimanere sotto il controllo umano, soprattutto in situazioni offensive. Con un’adeguata supervisione, la sorveglianza basata sull’IA dovrebbe effettivamente ridurre gli attacchi erronei dei droni, come quelli recentemente riportati dalle principali organizzazioni giornalistiche”.
Gli scenari per il 2035 e oltre spazieranno probabilmente dalle persone che beneficeranno di “macchine di grazia amorevole” all’essere sotto il tallone di dittatori digitali.
Jamais Kasio , illustre ricercatore del Future Institute, ha previsto che entro il 2035 è probabile che nel futuro delle organizzazioni coesistano diversi scenari.
“In primo luogo, ho suggerito che le condizioni del 2045 saranno probabilmente molto diverse dal mondo del 2035. Il mondo di metà secolo sarà un’evoluzione del mondo che abbiamo creato nei due decenni precedenti. Entro il 2045, sospetto che i nostri tre scenari saranno i prossimi”.
Niente IA, niente grida: per molte ragioni, entro il 2045 saranno rimaste poche, se non nessuna, vere IA e gli esseri umani prenderanno le decisioni più importanti. Potrebbe essere una scelta (un rifiuto consapevole dell’IA, magari dopo un disastro globale) o una coincidenza (gli effetti di un disastro climatico sono così diffusi che le tecnologie infrastrutturali come l’energia, i pezzi di ricambio e i programmatori non sono più disponibili).
Il tutto sotto la cura di macchine dalla grazia amorevole: la piena fioritura del secondo scenario del 2035, in cui le nostre macchine/Is prendono effettivamente decisioni molto più intelligenti e sagge degli esseri umani, e va bene così. Lasciamo che sia la tecnologia a fare le scelte importanti per noi, perché è semplicemente più brava. Funziona.
Dittatori digitali: la piena fioritura del terzo scenario nel 2035. In questo caso assistiamo a un massiccio consolidamento del potere nelle mani di un numero molto ristretto di “umani”, ibridi di IA e pregiudizi umani. Forse anche una replica digitale completa del famigerato leader autoritario di un tempo, capace di vivere per sempre in ogni dispositivo.
La maggior parte degli esperti di questo sondaggio ha sostenuto che l’ecosistema globale della conoscenza in rete, dell’intelligenza artificiale (IA) e delle comunicazioni è gestito da circoli potenti che seguono i principi del capitalismo di mercato o dell’autoritarismo politico.
Argomenti di chi si aspetta che la tecnologia impedisca alle persone di controllare le decisioni chiave
I potenti interessi che creano questa tecnologia hanno pochi incentivi a rispettare la discrezione umana.
La maggior parte degli esperti di questo sondaggio ha sostenuto che l’ecosistema globale della conoscenza in rete, dell’intelligenza artificiale (IA) e delle comunicazioni è gestito da interessi potenti che seguono i principi del capitalismo di mercato o dell’autoritarismo politico.
Un intervistato anonimo ha scritto: “La domanda dovrebbe essere: “Gli esseri umani controlleranno i grandi sistemi di IA?”. Le aziende sono già agenti, in realtà lo erano già negli anni ’70 e ’80, prima che i computer prendessero piede. Le grandi aziende sono entità con menti, desideri ed etica propri, indipendenti dalle persone che lavorano per loro. Sono più preoccupato dalla monopolizzazione e dal potere di mercato che dal fatto che l’IA abbia una mente propria. Il problema “Amazon controlla l’IA che gestisce il tuo mondo” è Amazon, non l’IA”.
Argomenti di chi si aspetta che la tecnologia sia progettata in modo che le persone possano controllare le decisioni chiave.
Molti esperti fiduciosi sul futuro dell’attività umana osservano che nel corso della storia l’uomo e la tecnologia hanno sempre superato ostacoli significativi. La società si sta adattando attraverso una migliore regolamentazione, una migliore progettazione, l’aggiornamento delle norme sociali e la modernizzazione dell’istruzione. Le persone tendono ad adattarsi e/o ad accogliere sia gli aspetti positivi che quelli negativi del cambiamento tecnologico. Questi esperti prevedono che ciò avverrà anche con la diffusione di sistemi autonomi in rapida evoluzione.
Riflessioni finali sull’attività umana
Barry Chudakov , fondatore e direttore di Sertain Research, ha scritto: “Sarebbe saggio prepararsi a ciò che significa coscienza condivisa. Oggi questa condivisione avviene in modo casuale: prendiamo uno strumento e, una volta che iniziamo a usarlo e vediamo come è programmato, possiamo renderci conto (e possiamo rimanere scioccati) di quanto lo strumento usurpi la discrezionalità. Dobbiamo sapere cosa significa condividere la tecnologia e le persone e quanto, eventualmente, siamo disposti a condividere con lo strumento. Utilizzeremo sempre più l’intelligenza artificiale per aiutarci a risolvere i problemi insidiosi del cambiamento climatico, dell’inquinamento, della fame, dell’erosione del suolo, della scomparsa delle coste, della biodiversità, ecc. In questa divisione dell’azione, le persone cambieranno. Come cambieremo noi?”.
Conclusioni
I progressi di Internet e delle applicazioni online hanno dato grande potere alle persone, aumentando la loro capacità di risolvere problemi complessi, consentendo loro di condividere e accedere alle conoscenze in modo quasi istantaneo, aiutandole a diventare più efficienti e migliorando la loro capacità personale e collettiva di comprendere e modellare il loro ambiente. Le macchine, i bot e i sistemi intelligenti, basati in gran parte sull’intelligenza autonoma e artificiale (AI), continueranno questo progresso. Per farlo, ci sono dei compromessi. Alcuni temono che si sia verificata e si verificherà una devastante perdita del “libero arbitrio” individuale, del diritto e/o della capacità di prendere decisioni nel proprio interesse, di fare scelte al di là dei parametri stabiliti da interessi aziendali o governativi, di rispondere alla più ampia gamma di opzioni e così via.
Domanda: entro il 2035, le macchine intelligenti, i bot e i sistemi basati sull’intelligenza artificiale saranno progettati in modo tale che le persone possano facilmente controllare la maggior parte delle decisioni rilevanti per la loro vita attraverso la tecnologia?
I risultati di questa domanda riguardano l’evoluzione della progettazione uomo-macchina in relazione all’attività umana entro il 2035:
Il 56% di questi esperti ritiene che entro il 2035 le macchine, i bot e i sistemi intelligenti non saranno progettati in modo tale che l’uomo possa controllare facilmente la maggior parte dei processi decisionali attraverso la tecnologia.
Il 44% ha dichiarato di sperare o aspettarsi che, entro il 2035, le macchine, i bot e i sistemi intelligenti saranno progettati in modo tale che le persone possano controllare facilmente la maggior parte dei processi decisionali attraverso la tecnologia.
Nella sezione demografica di questo sondaggio, 342 dei 540 intervistati che hanno risposto alla domanda originale “sì-no” hanno fornito una spiegazione scritta della loro risposta. Degli esperti che hanno risposto a una o più domande demografiche: il 73% ha dichiarato di risiedere in Nord America e il 27% in altre parti del mondo; il 75% dei 321 intervistati che hanno risposto alla domanda sull’identità sessuale ha dichiarato di identificarsi come uomo, il 24% come donna e lo 0,6% in altro modo. Dei 342 intervistati che hanno indicato la loro “area di interesse principale”, il 37% si è identificato come professore/insegnante; il 15% come futurista o consulente; il 15% come ricercatore scientifico; il 7% come sviluppatore o amministratore di tecnologie; il 9% come sostenitore o attivista degli utenti; il 5% come imprenditore o dirigente d’azienda; il 4% come pioniere o creatore di Internet o di strumenti online; e l’8% ha indicato la sua area di interesse principale come “altro”.
IL GOVERNATORE DEL MONTANA VIETA LA CHIRURGIA E I TRATTAMENTI PER IL CAMBIO DI SESSO PER I MINORI
Il governatore repubblicano del Montana Greg Gianforte ha firmato un disegno di legge che vieta i trattamenti di “transizione di genere” per i minori. Il Senate Bill 99 è stato convertito in legge dopo che i repubblicani lo avevano approvato alla Camera.
La nuova legislazione vieta i bloccanti della pubertà, gli ormoni incrociati e gli interventi chirurgici transgender per i bambini. Progetti di legge simili sono stati presentati in altri stati guidati dai Repubblicani in tutto il paese.
Le norme del Montana prevedono anche sanzioni disciplinari e la sospensione dall’esercizio della medicina fino a un anno. I tutori legali possono essere denunciati con mezzi civili. La norma entrerà in vigore il 1° ottobre 2023. Finora, 15 stati USA hanno proibito o limitato questo tipo di cure mediche per legge, secondo i dati dell’American Civil Liberties Union.
I conservatori sostengono che le misure mirano a impedire ai giovani di prendere decisioni irreversibili di cui potrebbero poi pentirsi. In questo modo, il partito repubblicano continua, contro ogni previsione, a fare luce e applicare il buon senso di fronte alla follia ‘trans’, sostenuto dal movimento woke che cerca di trasformare i desideri in diritti e promuovere leggi liberticide con conseguenze devastanti e irreversibili, contrariamente alla logica e alla natura umana.
Una lettera aperta per chiedere la verità sul parroco di Barbiana nel centenario della nascita
Nell’ imminente centenario della nascita di don Lorenzo Milani, che ricorrerà il 27 maggio prossimo e per il quale è stata organizzata una nutrita serie di manifestazioni, incontri, giornate di ricordo e di studio, che si protrarranno fino a maggio 2024, è stato istituito un Comitato nazionale la cui presidenza è stata affidata all’on.le Rosy Bindi, e del quale fanno parte numerose istituzioni laiche e religiose: la Fondazione Don Lorenzo Milani, l’Istituzione culturale “Centro documentazione don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana”, l’Associazione di Volontariato “Gruppo don Lorenzo Milani di Calenzano”, l’Arcidiocesi di Firenze, la Conferenza Episcopale Italiana, il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, la Regione Toscana, i Comuni di Firenze, Vicchio, Calenzano e Montespertoli. Infine, del Comitato nazionale fa parte anche la Presidenza della Repubblica, che ha concesso il suo alto patronato. E’ stata anche data notizia che lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà presente a Barbiana il 27 maggio.
In realtà, nonostante don Lorenzo Milani abbia ricevuto numerosi riconoscimenti istituzionali, inesorabilmente crescenti col passare dei decenni, il suo pensiero, la sua lezione, i suoi atti sono sempre stati caratterizzati da assai rilevanti criticità. Noi, da toscani, e quindi prossimi all’origine della questione, abbiamo dunque deciso di indirizzare una lettera apertaalle suddette Istituzioni nell’imminenza dell’evento. La missiva porta il titolo “Circa le imminenti iniziative di commemorazione del priore di Barbiana, raccomandiamo la ricerca della verità”.
Nel fare questo ci siamo serviti di un testo di riferimento, nel quale diamo la parola ad alcuni testimoni che lo conobbero personalmente, e anche ad altre voci. Tale testo di riferimento è il dossier in undici capitoli che accompagnava la “supplica”, che Pier Luigi Tossani – integrando le testimonianze fornitegli da Giuseppe Cipriani, senza le quali il dossier non avrebbe potuto essere completato nella sua interezza – volle rivolgere il 14 giugno 2017 a Papa Francesco e a tre Cardinali, nell’imminenza della visita del Pontefice a Barbiana, per metterli in guardia sui pericolosi contenuti della lezione del priore. Dossier e “supplica” sono tuttora leggibili online, sul blog La filosofia della TAV.
La posta in gioco è di estrema importanza poiché, come si diceva, nel tempo il pensiero milaniano è divenuto ormai un paradigma non solo italiano, ma in certo modo anche internazionale, per fare non solo pastorale ecclesiale ma anche educazione in senso lato, fare scuola e, infine, anche di trattare i temi del lavoro e della politica.
Per entrare nello specifico delle criticità milaniane, dobbiamo entrare in dettaglio. Procediamo dunque per punti, accennando sinteticamente in questa sede solo a quelli principali, e rimandando, per ogni necessario approfondimento, ai testi della lettera aperta e, più estesamente, del dossier.
1. Obbediente?… no, ribelle
Don Milani, lungi dall’essere quel “ribelle obbediente” alla Chiesa, come viene correntemente definito, si posizionava invece in uno stato di permanente ribellione verso di essa.
Card. Ermenegildo Florit
“Il secondo Vescovo di don Milani, il Card. Ermenegildo Florit, sa valutare correttamente il temperamento del suo prete, nonché la cifra del suo lavoro pastorale e ha la carità di scriverglielo con garbo, ma anche con franchezza e fermezza”. Florit è misericordioso davanti al temperamento costantemente polemico di don Milani. Ne esce quindi un don Milani, secondo Florit, che glielo scrive personalmente, “assolutista”, che fa una pastorale ispirata alla “lotta di classe”, caratterizzato da uno “zelo fustigatore” che lo fa apparire «dominatore delle coscienze prima ancora che padre». Don Milani pretende da Florit che il suo lavoro a San Donato a Calenzano e a Barbiana sia «solennemente e pubblicamente onorato», ma è fuori dalla realtà. Il priore non è quindi in grado di recepire la correzione del vescovo.
Dal libro di Mario Lancisi “Processo all’obbedienza: la vera storia di don Milani” (Laterza, 2016), si evince che il priore, già gravemente malato, se ne sfoga per lettera con uno dei suoi ragazzi, Francuccio Gesualdi. Al quale il 30 gennaio 1966 scrive che la risposta di Florit consiste in «tre pagine di crudeltà di falsità di ingiurie», e che non gli era mai stata data una parrocchia perché
«…manco di carità pastorale, sono classista, sferzante, credo di prendere la gente con l’aceto, invece ci vuole il miele, ecc. ecc. Ci ho sofferto per qualche ora, poi mi è passata perché lui (il Cardinale Florit, ndr) è un deficiente indemoniato (basti pensare la scelta del momento!) mi accusa ora che sono fuori combattimento di cose che se avesse creduto vere aveva il dovere di dirmi quando ero giovane e potevo correggermi. Pensa che è il primo rimprovero che ricevo dai ‘superiori’ in 19 anni di sacerdozio». (pag. 103)
Per il priore di Barbiana il suo Vescovo è dunque “un deficiente indemoniato”, che gli scrive una lettera piena “di crudeltà di falsità di ingiurie”. Questo è.
Dopo la valutazione di Florit circa il lavoro pastorale di don Milani, rimandiamo al dossier per vedere l’opinione del primo superiore di don Milani, il Venerabile Cardinale Arcivescovo Elia Dalla Costa. Al capitolo 10 riferiamo anche del parere di Angelo Giuseppe Roncalli, che all’epoca è patriarca di Venezia, e sarà poi il pontefice Giovanni XXIII. Nonché accenniamo alla severa critica del celebre testo milaniano “Esperienze pastorali” da parte de “La Civiltà Cattolica”, stampata con l’assenso del papa, che a quella data è Pio XII.
2. Il progetto educativo milaniano – Lettera “da” una professoressa
L’insieme degli aspetti problematici del priore ha ovviamente influenzato il suo progetto educativo, attribuendo ad esso un carattere ideologico e classista, che ne ha pregiudicato gravemente il livello nella qualità e nei contenuti. Ciò si è risolto in un danno, paradossalmente proprio nei confronti di quei poveri e di quegli ultimi che egli diceva di aver a cuore e voler aiutare, vale a dire in prima istanza i suoi allievi. Secondariamente verso tutti coloro, docenti e discenti, che si sono ispirati al suo esempio educativo. Si evince infatti dal dossier, che tutta la scuola italiana è stata largamente contaminata in modo negativo dal portato milaniano, che come si sa ha avuto moltissimi estimatori e seguaci.
Svolgiamo questo tema, in prima istanza, con l’ausilio della relazione della prof. Michela Piovesan, che cinquanta anni dopo la famosa Lettera a una professoressa risponde al priore di Barbiana. Seguono poi altri interventi, a firma della prof. Cesarina Dolfi, di Roberto Berardi e di Maurizio Grassini. I testi degli interventi sono tratti dalla rivista web fiorentina di cultura Il Covile, diretta da Stefano Borselli, che nella circostanza ringraziamo.
3. “Pacifista”, ma non operatore di pace
Il priore si dichiara “pacifista”, ma non è operatore di pace. Si veda, ad esempio, quando egli scrive nella Lettera ai cappellani militari toscani:
«…E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto».
Il che ci fa dedurre che il pacifismo del priore sia di matrice ideologica, strumentale alla lotta di classe. Don Milani, in effetti, dice che
«Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente…» però già agli albori del suo ministero, nell’ormai lontano 1950, quando era vice parroco a San Donato a Calenzano egli scriveva nella famosa Lettera a Pipetta:
«Hai ragione, sì, hai ragione, tra te e i ricchi sarai sempre te povero a aver ragione. Anche quando avrai il torto di impugnare le armi ti darò ragione».
Le due posizioni milaniane, quella disarmata e quella armata, vanno dunque fatalmente a confliggere.
4. Cuore di tenebra
Card. Elia Dalla Costa
Andiamo ora a verificare in questo importante capitolo se le valutazioni di Dalla Costa e Florit su don Milani erano giuste. E’ un servizio che rendiamo molto volentieri a questi due grandi della Chiesa fiorentina. Dopotutto capire don Milani è abbastanza semplice, potendo accedere direttamente al suo pensiero tramite i suoi numerosi scritti.
Rileviamo dunque che in alcuni suoi testi il priore di Barbiana si rivela un sostenitore della violenza rivoluzionaria. Egli infatti scrive nell’altrettanto famosa Lettera a Gianni, che porta la data del 30 marzo 1956:
«Ma domani, quando i contadini impugneranno il forcone e sommergeranno nel sangue insieme a tanto male anche grandi valori di bene accumulati dalle famiglie universitarie nelle loro menti e nelle loro specializzazioni, ricordati quel giorno di non fare ingiustizie nella valutazione storica di quegli avvenimenti. Ricordati di non piangere il danno della Chiesa e della scienza, del pensiero o dell’arte per lo scempio di tante teste di pensatori e di scienziati e di poeti e di sacerdoti».
Dunque la sentenza che giustifica l’ecatombe classista è già stata stesa. Poi leggiamo che
«Se quel Giudice quel giorno griderà «Via da me nel fuoco eterno» per ciò che Adolfo ha fatto colla punta del suo forcone, che dirà di quel che il signorino ha fatto colla punta della sua stilografica? E se di due assassini uno ne vorrà assolvere, a quale dei due dovrà riconoscere l’aggravante della provocazione? A quale dei due l’attenuante dell’estrema ignoranza? D’una ignoranza così grave da non esser neanche più uomini. Neanche forse più soggetti d’una qualsiasi responsabilità interiore».
Nella visione milaniana, gli sterminatori di classe hanno dunque diritto all’attenuante specifica dell’”estrema ignoranza”, che li esimerebbe dalla responsabilità degli omicidi da loro commessi a danno dei padroni, e che potrebbe anche persino aprir loro la porta del Regno dei Cieli. Il priore parla infatti di “assoluzione” divina per i proletari assassini. Anzi secondo lui essi non sarebbero “neanche più uomini”, e quindi, in quanto tali “forse” nemmeno perseguibili a termini di legge. Francamente quella di don Milani ci pare una disistima eccessiva per la classe contadina, che, specie nel 1956, non crediamo fosse ridotta nello stato di abbrutimento sub-umano da lui evocato. Ai padroni invece il priore assegna “l’aggravante della provocazione”, per il solo fatto di esistere.
Non sfugge dunque ad un occhio oggettivo il nocciolo profondo di violenza rivoluzionaria di stampo giacobino che evidentemente albergava nel cuore di tenebra del priore di Barbiana.
Il tutto ci pare eloquente. Il tempo futuro è domani, 31 marzo 1956. Il verbo non è il congiuntivo imperfetto, ma l’indicativo. L’eliminazione fisica della controparte, il prospettato massacro degli intellettuali, degli uomini di scienza, dei confratelli sacerdoti e perfino degli innocentissimi poeti, è preconizzato da don Milani come imminente e ineluttabile.
Diremmo che è particolarmente grave il fatto che il priore di Barbiana invece di scongiurare la violenza rivoluzionaria abbia evocato l’epilogo della lotta di classe fino alle sue estreme conseguenze invece di servirsi, da cattolico ancor prima che da prete, dei princìpi di sussidiarietà e di partecipazione autentica dei cittadini alla gestione della cosa pubblica, per risolvere pacificamente i problemi del consesso civile con gli strumenti della Dottrina sociale cattolica. Rimandiamo, per altri episodi del medesimo tenore, alla Lettera a Ettore Bernabei e alla già citata Lettera a Pipetta. Dell’alternativa possibile e auspicabile ispirata alla Dottrina sociale, rispetto all’approccio milaniano caratterizzato dalla violenza rivoluzionaria, parliamo estesamente nel capitolo 7 del dossier.
5. Le pulsioni omosessuali e pedofile
In ultimo, don Milani manifesta anche pulsioni omosessuali e pedofile, inquadrate in una situazione psichica palesemente alterata, quando in una lettera all’amico Giorgio Pecorini egli scrive:
«Come facevo a spiegare che amo i miei parrocchiani piú che la Chiesa e il Papa? E che se un rischio corro per l’anima mia non è certo quello di aver poco amato, ma piuttosto di amare troppo (cioè di portarmeli anche a letto!)»
e poi seguita
«…E chi potrà mai amare i ragazzi fino all’osso senza finire col metterglielo anche in culo se non un maestro che insieme a loro ami anche Dio e tema l’Inferno e desideri il Paradiso?»
Per il doveroso approfondimento della spinosa questione rimandiamo all’intero capitolo 5 e in particolare all’equilibrata relazione di Armando Ermini.
A questo punto in questa sede ci fermiamo e rimandiamo al testo integrale del dossier per gli altri temi pur importanti che vi abbiamo trattato. Tutto ciò premesso, leggevamo sul Corriere Fiorentino in data 7 dicembre 2022, circa le commemorazioni milaniane, che in proposito la Presidente Rosy Bindi si era espressa nel modo seguente: «Per dodici mesi, quindi anche nel 2024, non vogliamo celebrare, una parola cui lui era allergico, ma farlo parlare oggi, farlo parlare in primo luogo ai giovani, ai ventenni, motivo per cui ci sarà anche un sito del centenario e coinvolgeremo le scuole con iniziative, concorsi, premi, borse di studio collettive — spiega — il sito oltre a coinvolgere i giovani avrà spazio per tutte le iniziative legate al priore di Barbiana, non solo per quelle che faremo noi, poche, di livello nazionale e mi auguro di qualità».
Al che, abbiamo scritto ai destinatari istituzionali della nostra lettera aperta:
«Ebbene oggi, di cosa vogliamo far parlare don Milani, ai giovani, ma anche a noi stessi? E’ forse cambiato qualcosa rispetto al passato, rispetto alle valutazioni che su don Milani avevano dato i suoi diretti superiori dell’epoca, il Venerabile Cardinale Arcivescovo Elia Dalla Costa, e il Cardinale Ermenegildo Florit? E’ cambiato qualcosa rispetto alle valutazioni che ciascuno di noi ancora oggi può fare circa la lezione milaniana, attingendo direttamente dalle parole del priore? Può essere che la débâcle educativa milaniana, l’ammutinamento sistematico ai superiori, l’apologia della violenza rivoluzionaria, della lotta di classe, dello spargimento del sangue dei nemici del popolo, della lotta armata di stampo proto-brigatista e finanche – ma di questo Dalla Costa e Florit non erano a conoscenza – l’orgogliosa rivendicazione di pulsioni omosessuali e pedofile (il tutto è naturalmente documentato nei diversi capitoli del dossier), non siano più censurabili come lo erano una volta? »
«E’ una grave responsabilità quella di presentare il priore, non soltanto ai giovani, ma a tutti, come un modello da imitare. L’elementare principio di precauzione lo sconsiglia vivamente».
La lettera aperta sulla finestra di Overton milaniana operata dalle Istituzioni si chiude nel modo seguente: «Concludendo, ci pare evidente che a questo punto il tema centrale della questione vada ben oltre il pur importante ed esemplare caso specifico di don Lorenzo Milani. Ci permettiamo di segnalare piuttosto l’urgenza della ricerca della verità, ponendo sulla realtà uno sguardo libero da ideologie. Potremo così anche dare un giudizio chiaro e univoco, a pro di tutti, non sulla persona di don Lorenzo Milani, cosa che ci guardiamo bene dal fare, avendo anzi verso di lui la massima compassione, quanto piuttosto sulle scelte che egli fece e sulle parole inequivocabili che egli volle convintamente pronunciare. Una volta accantonato il mito ingombrante, potremo pienamente affidare il priore di Barbiana alla Misericordia di Dio e lasciarlo riposare in pace».
Václav Havel, nel Potere dei senza potere, scriveva: «La prima politica è vivere nella verità». Non sarà mai troppo tardi per riconoscere questo elementare dato di fatto”.
(*) Giuseppe Pucci Cipriani: scrittore e giornalista pubblicista di Borgo San Lorenzo, direttore della rivista “Controrivoluzione”.