NUOVO ORDINE MONDIALE: UNA RELIGIONE, POLITICHE E IDEOLOGIE ARTIFICIALI

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di Matteo Castagna

Buongiorno,

augurandomi di far cosa gradita, inoltro il mio Editoriale odierno, pubblicato dai media online “InFormazione Cattolica” e “2diPicche.news”, nonché in fase di traduzione per la pubblicazione sulle riviste dell’America Latina “Voces del Periodista” e “Info Hispania”.

Colgo l’occasione per ringraziare dell’affetto e della vicinanza gli oltre 100mila visitatori unici dei miei articoli settimanali, che, dall’Italia alla Spagna, dal Messico all’Argentina sono divenuti affezionati lettori, ed alcuni interagiscono con passione e coraggio. Non solo. Assieme all’amico di tante battaglie Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, vi ringraziamo per il successo del libro “Patria e Identità” (Matteo Castagna e Gianfranco Amato, ed. Solfanelli, 2022, eu. 12,00) che sta per giungere alla terza ristampa e che si può acquistare su tutti gli store librari online, tramite il sito delle edizioni Solfanelli, tramite il sito www.agerecontra.it o, su ordinazione, in ogni libreria.

Il proselitismo, missione di ogni cattolico, si fa anche attraverso la testimonianza e l’analisi della realtà, alla luce della Fede, con lo spirito dei “servi servorum Dei”, come direbbe San Tommaso d’Aquino. A noi la semina, a Dio la raccolta. Perciò la diffusione dell’Editoriale è consentita.

Viva Cristo Re!

MC

Il NWO vuole una religione, politiche e ideologie artificiali – Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video YouTube. Finché la democratica mannaia non li taglierà.

L’Esule News

Lunedì 22 Maggio 2023, sulla sua piattaforma online “L’esule News” ha trasmesso le ultime scioccanti rivelazioni di Yuval Noah Harari, filosofo del Forum Economico Mondiale. Storico e saggista israeliano, sionista laburista, insegna World History all’Università ebraica di Gerusalemme. Harari vive col marito Itzik Yahav.  Insieme hanno risposto al blocco dei fondi americani deciso da Trump, versando un milione di dollari all’Organizzazione mondiale della sanità. E’ ovviamente animalista e vegano. Il capo di Netflix, Reed Hastings ha scritto di Hariri, sul New York Times, che “…vediamo in lui quello che vorremmo davvero essere”.

CONTINUA SU: https://www.2dipicche.news/il-nwo-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/

 

L’INFORMAZIONE CATTOLICA:

 

Il “Nuovo Ordine Mondiale” vuole una religione, politiche e ideologie artificiali

di Matteo Castagna

LE VOLONTA’ DEL N.W.O. (NEW WORLD ORDER)

Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video Youtube. Finché la democratica mannaia non li taglierà. CONTINUA SU: https://www.informazionecattolica.it/2023/05/29/il-nuovo-ordine-mondiale-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/

Le debolezze del sistema politico statunitense

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Il sistema politico statunitense è uno dei più complessi e vasti al mondo. Grazie alla sua costituzione e al suo sistema giuridico, è stato in grado di resistere per molti decenni.

Tuttavia, nonostante il successo del passato, il sistema politico statunitense presenta una serie di punti deboli che devono essere presi in considerazione.

Differenze culturali tra alcuni Stati

Gli Stati Uniti sono costruiti su un potere decentralizzato, il che significa che ogni Stato ha una propria legislazione e spesso differenze culturali. Questa può essere considerata una vulnerabilità, in quanto il sistema politico statunitense deve affrontare la sfida di mantenere l’unità del Paese, preservando al contempo le libertà degli Stati.

Storicamente, la coscienza nazionale americana ha portato con sé una profonda convinzione delle origini eccezionali e del destino dello sviluppo del Paese. La cultura che si è sviluppata qui era impregnata dell’idea che gli americani fossero una nuova nazione, formata da coloro che cercarono e trovarono la libertà nel Nuovo Mondo. La cultura americana contiene quindi una congerie di idee più o meno aderenti alla realtà. Allo stesso tempo, molte componenti di questa cultura rappresentano uno strato culturale peculiare, che è emerso a causa di una specifica causa storico-sociale, ma che non è scomparso con essa. Si tratta del “sogno americano”, cioè dell’idea che l’America possa diventare un paradiso in terra. È nato come risultato delle prime generazioni di americani, che non si sono mai separati dalla Bibbia e hanno esplorato nuove terre.

I padri fondatori degli USA hanno fissato rigidi standard di identità culturale nazionale come “unità di una varietà” ottenuta dall’assimilazione degli immigrati sulla base della scolarizzazione di massa, dei valori del liberalismo.

La famosa formula dell’”unità da molti” è stata a lungo chiaramente dominata dai primi. A questo proposito, gli studi culturali sono stati dominati dalla nozione di Stati Uniti come un grande “melting pot” di culture. Questi sono stati rafforzati dai processi socio-economici degli anni ’30-’70 – un’epoca di centralismo, massa e scala, la cui ideologia era il perseguimento del progresso economico e degli ideali democratici come “religione civile” (F. Roosevelt), e che ha fornito l’omogeneità della cosiddetta America centrale. Questo permise a D. Bell di sostenere che gli Stati Uniti avevano finalmente una “società nazionale” con un’alta concentrazione di potere politico ed economico. A metà del XX secolo, la metafora del melting-pot divenne una realtà per gli americani bianchi. È emersa una cultura nazionale sincretica che era intrinsecamente di massa e forniva coesione culturale ai bianchi. Il tentativo di realizzare l’unità culturale tra i vari gruppi etnici americani non ha sortito l’effetto desiderato a partire dagli anni Sessanta: durante la lotta per i diritti civili, essi hanno dichiarato un posto speciale per le loro culture, il che ha iniziato a minare l’unità faticosamente raggiunta.

Caratteristiche della razza e dell’etnia:

  • I bianchi sono rimasti il gruppo razziale o etnico più numeroso negli Stati Uniti e 204,3 milioni di persone si sono identificate come bianchi (solo bianchi). Complessivamente, 235,4 milioni di persone hanno dichiarato di essere bianche (solo bianche) o in combinazione con un altro gruppo. Tuttavia, la popolazione nella categoria dei bianchi (solo bianchi) è diminuita dell’8,6% dal 2010.
  • La popolazione di due o più razze (definita anche popolazione multirazziale) è cambiata in modo significativo dal 2010. La popolazione multirazziale era di 9 milioni di persone nel 2010 e ora è di 33,8 milioni nel 2020, con un aumento del 276%.
  • La popolazione multirazziale “combinata” per tutti i gruppi razziali rappresenta la maggior parte del cambiamento complessivo in ogni categoria razziale.
  • Tutte le razze, sia da sole che in gruppi combinati, registrano aumenti. La categoria “altre razze” da sola o in un gruppo combinato (49,9 milioni) è aumentata del 129%, superando la popolazione nera o afroamericana (46,9 milioni) come seconda razza più numerosa da sola o in un gruppo combinato.
  • I successivi gruppi di popolazione più numerosi sono stati gli asiatici (24 milioni), i nativi americani (indiani d’America) o nativi dell’Alaska (9,7 milioni) e i nativi hawaiani o altri abitanti delle isole del Pacifico (1,6 milioni).
  • La popolazione ispanica o latina, che comprende persone di qualsiasi razza, era di 62,1 milioni nel 2020. La popolazione ispanica o latina è aumentata del 23% e quella non ispanica o latina del 4,3% dal 2010.

Movimento BLM

Il movimento BLM (Black Lives Matter) è diventato una sfida significativa al sistema politico statunitense. Nonostante le riforme della polizia e il sostegno dell’opinione pubblica, i fattori che hanno portato alla nascita del movimento esistono ancora.

Allo stesso tempo, coloro che da tempo temono la crescente forza del movimento lo considerano una vulnerabilità per la società. Temono che possa minare la tradizionale leadership politica statunitense creando un nuovo elemento culturale.

Le persone con queste convinzioni hanno sostenuto il movimento Black Lives Matter con tutte le loro forze. Nel complesso, si tratta del più grande coinvolgimento della popolazione bianca istruita nella lotta per i diritti dei neri. Unitamente alle dimensioni del movimento Black Lives Matter stesso, si tratta di una potente sinergia.

A qualsiasi grande movimento popolare si uniscono persone di spicco. Gente del ghetto, bande urbane, non solo casalinghe e studenti vanno a protestare. Compensano la loro rabbia saccheggiando i quartieri bianchi. In fondo, il saccheggio è una compensazione immediata alla loro rabbia. La persona istruita, che vuole protestare, scrive un blog arrabbiato o va a una manifestazione, quella non istruita raccoglie un sasso.

Possiamo dire che la polarizzazione della società sta aumentando. Si sono formati due campi che non si ascoltano, c’è una divisione tra i conoscenti e le loro famiglie.

Si sta scatenando una guerra culturale che dice: i nostri antenati erano razzisti e ora ci stiamo pentendo. Ci saranno tentativi di dare ai neri nuove preferenze nell’istruzione e nella cultura.

LGBT contro i sostenitori dei valori conservatori e i cristiani

Da quando i diritti LGBT hanno iniziato a diventare sempre più radicali negli Stati Uniti, sono quasi sempre in conflitto con i sostenitori dei valori conservatori e i cristiani. Questo non solo provoca tensioni nella società, ma stimola anche conflitti politici a livello federale e statale.

Per capire come è strutturata l’identità religiosa degli americani, vale la pena immaginare una bambola matrioska, consigliano i ricercatori Gallup: quando si apre una bambola grande, se ne trova un’altra più piccola all’interno, e in essa un’altra più piccola, e così via.

I cristiani negli Stati Uniti si dividono in due grandi gruppi, i cattolici e i protestanti, ma i protestanti americani possono anche essere suddivisi in molte denominazioni diverse, e loro in altri gruppi più piccoli.

Anche se alcuni rappresentanti di entrambi i gruppi protestanti e della Chiesa cattolica hanno espresso il loro sostegno al BLM.

Quando i vescovi ortodossi e altri non si impegnano in questo “dialogo” con i sostenitori LGBT perché ritengono che i loro insegnamenti non possano essere rivisti. Ma quando rifiutano di impegnarsi perché pensano che la Chiesa non abbia nulla da dire sulla questione, o perché non sanno cosa dire, allora sorgono seri problemi.

Il Centro di studi cristiani ortodossi dell’Università di Fordham ha recentemente contribuito a organizzare una conferenza in Inghilterra nell’ambito del progetto Uniting Voices. Circa 50 sacerdoti ortodossi e semplici fedeli si sono riuniti in un tempio per un dialogo informale sulle questioni LGBT. Nell’elenco dei partecipanti ho visto i nomi di persone che considero liberali su questo tema. Ho visto anche il nome di almeno una persona che riconosco come tradizionalista. Si tratta dello studioso e filosofo David Bradshaw dell’Università del Kentucky.

Una spaccatura politica

La frattura socio-politica ha raggiunto il suo apice ed è ora una vulnerabilità chiave del sistema politico statunitense. Questa frattura esiste sia tra i partiti che tra le istituzioni. Mentre la maggior parte degli americani conserva la fiducia nei propri rappresentanti in carica, alcuni li percepiscono come un male forzato.

Gli Stati Uniti ignorano i vari problemi e le crisi istituzionali che affliggono la loro attuale democrazia e continuano a credere che la democrazia americana sia ancora il modello globale e il faro della democrazia. Questo tipo di autostima non solo rende più difficile l’accumulo dei difetti della democrazia americana, ma continua ad affliggere tutti i Paesi del mondo.

Sono passati due anni dalla rivolta del 6 gennaio 2021 al Congresso degli Stati Uniti, ma il sistema democratico americano non ha imparato e non può imparare veramente la lezione, e la violenza politica continua a evolversi e a intensificarsi. Il Washington Post e il New York Times hanno osservato che la democrazia americana si trova in uno stato di degrado senza precedenti e i disordini al Congresso hanno messo a nudo le divisioni sociali, politiche e la diffusione della disinformazione. Sebbene entrambi i partiti al Congresso siano consapevoli delle persistenti carenze della democrazia americana, mancano di determinazione innovativa e di coraggio in un clima politico partitico sempre più polarizzato.

Anche tutti i settori della società statunitense sono preoccupati. Nel 2022, la Brookings Institution ha pubblicato un rapporto in cui si afferma che la democrazia americana, un tempo orgogliosa, è in crisi sistemica, sta accelerando e decadendo, la sua influenza sulla politica interna, sull’economia e sulla società si sta spostando da parziale a totale, e questo danneggerà gravemente la legittimità e lo sviluppo futuro del capitalismo. Il Carnegie Endowment for International Peace ha riferito che il sistema democratico americano si trova a un punto di svolta pericoloso, dove sta rapidamente decadendo a causa dell’intensificarsi dei difetti intrinseci del capitalismo americano.

Numerosi problemi, come la limitazione del voto, le elezioni truccate e il discredito del governo, accelereranno il crollo della democrazia americana.

Il capitale e i gruppi di interesse controllano completamente l’opinione pubblica. I media americani “liberi di parola” emaneranno un forte “odore di rame” di fronte al capitale e ai gruppi di interesse. I media americani sono in gran parte di proprietà privata, con gruppi mediatici che si rivolgono alle élite potenti e ricche. Né i proprietari dei media né gli investimenti e le entrate pubblicitarie da cui i media dipendono per la loro sopravvivenza possono essere separati dal capitale e dai gruppi di interesse. Il noto scrittore tedesco e personaggio dei media Michael Lüders, nel suo libro “Pseudo-Saint America”, ha descritto in dettaglio il “meccanismo di filtraggio” dei media americani, che selezionano e distorcono i fatti sotto l’influenza di gruppi di interesse.

Disparità di reddito e ricchezza tra gli Stati

Uno dei motivi per cui gli Stati Uniti sono considerati vulnerabili sono le differenze di reddito e ricchezza presenti nei diversi Stati. Poiché il tenore di vita nella maggior parte degli Stati varia notevolmente, è possibile che alcuni cittadini non siano sempre soddisfatti delle loro condizioni di vita.

Secondo Forbes, il reddito e il benessere delle persone non dipendono tanto dalla regione in cui vivono quanto dalla loro razza; i raduni della BLM hanno dimostrato chiaramente che esistono differenze significative tra afroamericani e bianchi.

Ecco nove numeri che illustrano chiaramente la portata della disuguaglianza:

16,8% è il tasso di disoccupazione dei lavoratori neri nel maggio 2020. Nello stesso mese, il tasso di disoccupazione dei bianchi era del 12,4%. Meno della metà degli adulti di colore ha un lavoro, rispetto a poco meno del 60% prima dei licenziamenti di massa causati dalla pandemia di febbraio. Questi dati sconfortanti arrivano dopo che il tasso di disoccupazione dei lavoratori neri aveva raggiunto un minimo storico nei mesi precedenti la pandemia.

17.150 dollari era il risparmio mediano delle famiglie di colore nel 2016, secondo l’indagine della Federal Reserve sulla finanza al consumo. Nello stesso periodo, la ricchezza mediana di una famiglia bianca era di 171.000 dollari – quasi dieci volte tanto.

8,7%. Il Washington Post sottolinea che nel 1968, secondo la Fed, la famiglia nera mediana possedeva solo il 9,4% della ricchezza della famiglia bianca mediana. Nel 2016, tuttavia, tale rapporto era sceso all’8,7%. In altre parole, il divario di ricchezza si è leggermente ampliato nel corso di quasi mezzo secolo, quando si ritiene che gli afroamericani siano migliorati.

Il 44,3% è l’entità del calo dei risparmi mediani delle famiglie nere tra il 2007 e il 2013, l’ultima volta che si è verificata una crisi. Le famiglie bianche hanno subito un calo minore, anche se significativo, del 26% della ricchezza mediana.

40% è la percentuale di famiglie nere che possiedono una casa rispetto alle famiglie bianche, secondo l’Ufficio del censimento degli Stati Uniti.

28% è la percentuale di proprietari di case neri che non hanno pagato o non hanno pagato il mutuo a maggio, al culmine della crisi delle Corone. Per i proprietari di case bianchi, la percentuale era solo del 9%, secondo l’indagine Household Pulse Survey del Census Bureau statunitense, condotta dall’Urban Institute.

Il 36% è la percentuale di intervistati neri che hanno dichiarato di investire nel mercato azionario nel sondaggio Gallup del 2017. Per gli intervistati bianchi, la percentuale era del 60%. Investire nel mercato azionario è un modo per arricchire le famiglie.

46%. Nel 2016, i risparmi per la pensione della famiglia media nera erano solo il 46% di quelli della famiglia media bianca, come rivela uno studio del Center for Retirement Research del Boston College. I ricercatori fanno notare che il divario sarebbe molto più ampio se non fosse per le prestazioni di sicurezza sociale che le famiglie prevedono di ricevere.

2 su 5 è la percentuale di piccole imprese di proprietà di imprenditori neri che sono state costrette a chiudere in aprile a causa della pandemia, secondo l’economista Robert Fairley dell’Università della California, Santa Cruz. Tra le imprese di proprietà di bianchi, solo un’azienda su cinque è stata costretta a chiudere.

Aumento dei disastri causati dall’uomo

I disastri causati dall’uomo sono diventati una vulnerabilità che potrebbe sconvolgere in modo significativo il sistema politico statunitense. Date le dimensioni e la popolazione degli Stati Uniti, ci sono molte possibilità che ciò accada.

Tuttavia, la maggior parte delle pubblicazioni e delle stazioni televisive statunitensi non fanno alcun collegamento tra loro. Tuttavia, alla fine di gennaio 2023, il noto conduttore televisivo americano Tucker Carlson ha richiamato l’attenzione sul numero crescente di incidenti avvenuti negli impianti alimentari statunitensi nell’ultimo anno.

“Strani disastri hanno iniziato a verificarsi negli impianti di lavorazione degli alimenti in tutti gli Stati Uniti. Ad aprile (2022. … un incendio ha distrutto la sede di uno dei maggiori distributori di alimenti biologici del Paese. La causa è sconosciuta. Il mese successivo, nella stessa settimana, due incidenti aerei privati non collegati tra loro hanno distrutto due diversi centri di trasformazione alimentare. Un aereo si è schiantato contro uno stabilimento della General Mills in Georgia. L’altro aereo si è schiantato contro una fabbrica alimentare nell’Idaho. A febbraio, inoltre, l’esplosione di una caldaia ha distrutto un impianto di lavorazione delle patate in Oregon. E l’elenco continua”, ha detto Carlson.

Tuttavia, a parte il conduttore di Fox News, solo pochi media alternativi e blogger privati hanno richiamato l’attenzione sul numero crescente di questi incidenti e sulla loro possibile natura sistemica.

Nel febbraio 2023 i più grandi disastri causati dall’uomo si sono verificati negli Stati Uniti, il 3 febbraio, quando un treno è uscito dai binari e almeno 5 cisterne contenevano un agente chimico velenoso (cloruro di vinile). Il 14 febbraio un’autocisterna che trasportava acido nitrico si è ribaltata su un’autostrada, il giorno successivo un’autocisterna che trasportava polimeri ha preso fuoco nel porto di Tulsa, in Oklahoma. Il 22 febbraio è scoppiato un incendio in un impianto di lavorazione dell’uranio.

Il Guardian, citando i dati della Coalition to Prevent Chemical Disasters, ha riferito che solo nelle prime sette settimane del 2023 negli Stati Uniti si sono verificati più di 30 incidenti di questo tipo, sia che si trattasse di deragliamenti di treni, incidenti di camion, rotture di oleodotti o perdite e fuoriuscite in impianti industriali – vale a dire circa un incidente ogni giorno e mezzo.

È stato rilevato che la coalizione ha registrato 188 casi di questo tipo nel 2022, rispetto ai 177 del 2021, come riporta The Guardian. A sua volta, secondo le statistiche ufficiali pubblicate dalle autorità statunitensi, basate sui dati del Chemical Safety and Hazard Investigation Board, solo negli ultimi tre mesi del 2022, da ottobre a dicembre, sono stati registrati 36 “incidenti chimici” (rispetto ai 16 episodi dello stesso periodo del 2021 e ai 14 casi del 2020).

Per quanto riguarda gli incidenti ferroviari, secondo il Bureau of Transportation Statistics, dal 1990 al 2021 negli Stati Uniti si sono verificati 54.539 deragliamenti di treni – una media di 1.704 incidenti all’anno.

Nel frattempo, in una conversazione con The Lever, ex alti funzionari della Federal Railroad Administration hanno espresso l’opinione che incidenti come quello dell’Ohio continueranno a verificarsi perché il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti, sotto la guida di Pete Buttigic, non ripristinerà le norme precedentemente abrogate che richiedevano che i treni che trasportavano materiali pericolosi fossero dotati di freni ad aria controllati elettronicamente.

Recessione dell’economia, crollo del sistema bancario

Una delle principali vulnerabilità del sistema politico statunitense è la recessione economica e il possibile collasso del sistema bancario. Sebbene l’economia statunitense sia una delle più grandi al mondo, è anche soggetta a crisi e crolli. La crisi del 2008 ha mostrato la vulnerabilità del sistema bancario statunitense e il suo impatto negativo sull’economia nel suo complesso.

A metà marzo, la stampa mondiale ha improvvisamente iniziato a parlare dei rischi di una nuova crisi globale, ricordando i problemi che il mondo ha dovuto affrontare nel 2008. Ciò è dovuto al rapido fallimento della Silicon Valley Bank (SVB), la “Banca della Silicon Valley” degli Stati Uniti: era una delle venti banche più grandi degli Stati Uniti ed era specializzata nel sostegno alle aziende tecnologiche. La Federal Reserve statunitense si trova ora in una situazione difficile, dovendo prendere decisioni difficili nella sua continua lotta all’inflazione.

Tuttavia, il capo economista di Moody’s Analytics Mark Zandi ha dichiarato in un’intervista che è improbabile che ciò avvenga nella prossima riunione di marzo a causa dell’incertezza generale causata dalla crisi bancaria. Il 12 marzo Goldman Sachs ha dichiarato di non aspettarsi più un rialzo dei tassi “data la situazione di tensione nel sistema bancario” e ha previsto che la Fed tornerà a stringere a partire da maggio. Altri esperti chiedono al regolatore di frenare l’inflazione per un po’ e di rivedere la situazione con il crollo della SVB.

Nel frattempo, gli ultimi dati sulla crescita dei prezzi ispirano poco ottimismo. L’inflazione complessiva al consumo è rallentata al 6% su base annua a febbraio dal 6,4%, ma l’inflazione di fondo ha subito un’accelerazione su base mensile. L’indicatore è importante perché riflette la situazione senza tenere conto della volatilità dei prezzi dei generi alimentari e dell’energia, e le autorità di regolamentazione ne tengono tradizionalmente conto quando decidono il tasso di sconto.

La tendenza suggerisce che i prezzi continueranno a salire e questo pone la Fed di fronte a una scelta difficile. Tuttavia, i timori di un’escalation della crisi intorno alla SVB potrebbero contemporaneamente provocare un netto calo dei prezzi del petrolio – il 15 marzo il prezzo del Brent è sceso sotto i 73 dollari al barile, come non si vedeva dal dicembre dello scorso anno. Un’energia più economica potrebbe migliorare l’inflazione rendendo più facile per la Fed prendere decisioni, in parte basate sulle sue stesse decisioni, di fronte a una crisi massiccia.

Migrazione

Un’altra vulnerabilità è rappresentata dalla politica migratoria. Gli Stati Uniti sono un paese di immigrati e il flusso migratorio ha un impatto significativo sull’economia e sulla cultura del paese. Negli ultimi anni, tuttavia, si è registrato un afflusso di immigrati clandestini, che ha causato problemi di adattamento sociale di queste persone e un’ondata di risentimento nella società.

Una caratteristica dell’attuale fase migratoria è la predominanza dei latinoamericani (soprattutto messicani) che, secondo varie stime, costituiscono dalla metà ai 4/5 degli immigrati irregolari. Questo aspetto ha due importanti conseguenze. In primo luogo, i messicani rispondono ai continui attacchi dei sostenitori di un’immigrazione più rigida rimanendo a casa. Questa situazione si spiega con il fatto che la stragrande maggioranza degli immigrati clandestini di origine messicana si concentra negli Stati meridionali degli USA, precedentemente allontanati dal Messico in un modo o nell’altro a favore dell’America. In secondo luogo, negli Stati Uniti esiste un’ampia diaspora ispanica legale e politicamente attiva. I loro voti stanno diventando sempre più importanti, dato che l’affluenza degli americani bianchi diminuisce. Alle ultime elezioni presidenziali americane, circa il 70% degli ispanici ha votato per Barack Obama perché aveva promesso una riforma dell’immigrazione sovrumana (il progetto si chiamava Dream Act). I Democratici sono tradizionalmente più liberali in materia di immigrazione, guadagnandosi i voti degli immigrati di ieri. In questo contesto, i repubblicani stanno cercando di conquistare almeno una parte del voto dei latinos.

Inoltre, la politica di immigrazione dello Stato sta diventando sempre più rigida, come dimostrano le azioni di Donald Trump, che nel gennaio 2017 ha emesso un ordine esecutivo per inasprire la politica sugli immigrati. Le misure di questo decreto hanno colpito principalmente i cittadini di sette Paesi musulmani (Yemen, Ciad, Iran, Libia, Iraq, Somalia e Siria). Questa decisione era dovuta al fatto che, secondo il Presidente, la loro presenza nel Paese era dannosa per gli interessi degli Stati Uniti.

Tra gli americani “veri” è diffusa la convinzione che gli immigrati provenienti da Paesi “miserabili e poveri” abbiano una propensione a commettere reati molto maggiore rispetto ai cittadini statunitensi nativi.

Su questa base, l’aumento del numero di gruppi etnici immigrati diventa un fattore criminogeno, che può essere sostenuto da diversi argomenti. In primo luogo, poiché i nuovi arrivati tendono a essere socialmente svantaggiati e a non avere un reddito accettabile, spesso intraprendono attività illegali e criminali (ad esempio, lo spaccio di droga). In secondo luogo, i giovani uomini, che statisticamente rappresentano la categoria più criminale della popolazione, rappresentano una percentuale maggiore del flusso di immigrati. In terzo luogo, vi è il rischio di conflitti a causa di valori culturali e norme di comportamento diversi.

Tossicodipendenza tra i cittadini statunitensi

Anche negli Stati Uniti esistono problemi di tossicodipendenza, che rappresentano una delle principali minacce alla sicurezza del Paese. Le droghe si infiltrano in vari segmenti della società, causando dipendenza e sconvolgendo l’ordine pubblico. Il fenomeno è legato anche all’immigrazione clandestina dagli Stati Uniti.

Tuttavia, nonostante l’alto tasso di decessi legati alla droga tra i giovani nel 2021, lo Stato dell’Oregon ha introdotto un’iniziativa in Parlamento per consentire la conservazione in casa di droghe pesanti come eroina, metanfetamina e cocaina.

A partire dal 1° febbraio, l’Oregon ha vietato il possesso di piccole quantità di droghe, tra cui eroina (fino a 1 g), metanfetamina (fino a 2 g), cocaina (fino a 2 g) e diverse altre sostanze, che non sono più motivo di custodia da parte della polizia, successiva detenzione e procedimento penale. Al massimo, invece, una persona può essere multata e le viene ordinato di sottoporsi a una visita medica e a un successivo colloquio con un medico per determinare se si è sviluppata una dipendenza.

Secondo la CNN, la multa per il possesso di droghe potenti è ora paragonabile a quella prevista per un’infrazione stradale.

Un’iniziativa per depenalizzare il possesso di piccole quantità di droghe pesanti in Oregon è stata approvata alle elezioni generali. È stata sostenuta dal 55,8% degli elettori dello Stato. Secondo i funzionari locali, se questa legge entrerà in vigore nello Stato, il numero di condanne per possesso di droghe pesanti diminuirà di oltre il 90%.

L’Oregon non è l’unico a compiere il passo successivo verso la depenalizzazione delle droghe. Per esempio, nel 2020, i residenti di altri cinque Stati – Arizona, Montana, Mississippi, New Jersey e South Dakota – hanno legalizzato l’uso della marijuana. In Oregon il possesso di marijuana è legale dal 1973.

Tuttavia, già il 3 settembre 2022, l’amministrazione del presidente Joe Biden ha stanziato circa 1,5 miliardi di dollari per combattere la crescente crisi degli oppioidi a livello nazionale.

Come ha sottolineato il direttore della politica nazionale di controllo delle droghe della Casa Bianca, Rahul Gupta, l’amministrazione Biden-Harris sta annunciando una serie di importanti investimenti finanziari e azioni volte a ridurre i decessi per overdose e a liberare risorse per i professionisti del settore medico e per le forze dell’ordine.

Libera circolazione delle armi

Un’altra vulnerabilità è rappresentata dal verificarsi di sparatorie in strada. Ogni anno negli Stati Uniti si verificano decine di tragici incidenti legati alle armi. Nonostante l’esistenza di leggi e severe misure di sicurezza, continuano a verificarsi omicidi di massa e sparatorie.

Le morti per arma da fuoco sono diventate un punto fermo della vita americana, con un numero di vittime superiore a quello dei soldati uccisi in qualsiasi conflitto americano dalla guerra d’indipendenza del 1775.

Solo nel 2020, più di 45.000 americani sono morti per ferite da arma da fuoco, sia per omicidio che per suicidio. Si tratta di un numero superiore a qualsiasi altro anno dall’inizio del progetto: il 25% in più rispetto a cinque anni fa e il 43% in più rispetto al 2010.

La questione del possesso di armi è profondamente politicizzata: i sostenitori del controllo delle armi sono contrapposti a settori della popolazione che difendono strenuamente il loro diritto costituzionale di portare armi. Il rapporto di possesso di armi da fuoco negli Stati Uniti è di 120,5 per 100 persone, rispetto a 88 per 100 persone nel 2011, molto più alto che in altre parti del mondo.

Gli ultimi dati mostrano anche che il numero di americani che possiedono armi è aumentato in modo significativo negli ultimi anni. Uno studio pubblicato a febbraio su Annals of Internal Medicine ha rilevato che 7,5 milioni di adulti americani – quasi il 3% della popolazione – hanno acquistato un’arma per la prima volta tra gennaio 2019 e aprile 2021.

Secondo il sondaggio Gallup, nonostante la diffusa e rumorosa indignazione dell’opinione pubblica – spesso per la violenza delle armi – il sostegno a leggi più severe sulle armi negli Stati Uniti nel 2020 è sceso al livello più basso dal 2014.

Nonostante anni di problemi finanziari e lotte interne, la National Rifle Association (NRA) rimane la più influente lobby delle armi negli Stati Uniti, con un budget significativo per fare pressioni sulla politica delle armi al Congresso. Negli ultimi cicli elettorali, l’NRA e altre organizzazioni hanno costantemente speso più denaro per cercare di influenzare l’opinione pubblica rispetto ai loro rivali che spingono per un controllo più severo delle armi.

Capacità di difesa degli Stati Uniti

Infine, è necessario menzionare i problemi nel campo della difesa. Le forze armate statunitensi, ad esempio, hanno un alto tasso di suicidi, oltre a casi di stupro e altri crimini illegali.

Negli ultimi anni, una serie di promettenti sistemi d’arma sono stati limitati o ridotti in modo significativo negli Stati Uniti. Tra questi, il programma Future Combat Systems, che il Dipartimento della Difesa ha cancellato nel 2009 dopo otto anni di sviluppo e 20 miliardi di dollari spesi. “La cancellazione del programma Future Combat Systems significa che, dopo oltre un decennio, l’esercito statunitense non ha ancora sviluppato un sostituto per i veicoli corazzati dell’era della Guerra Fredda: il carro armato Abrams e il BMP Bradley”, si legge nella pubblicazione.

Un fattore di rischio significativo per l’industria militare statunitense sarebbe la “cronica sottovalutazione” della dipendenza dell’industria della difesa dalle tecnologie innovative provenienti dalla Cina. Allo stesso tempo, il ritmo degli acquisti di armi e sistemi di combattimento moderni in Cina è da cinque a sei volte più veloce che negli Stati Uniti. La burocratizzazione del Pentagono e le difficoltà nel processo di budgeting, tra le altre cose, sono state citate come una delle ragioni di questa situazione, che influisce anche sull’innovazione.

Secondo l’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, le esportazioni di armi da parte degli Stati Uniti sono aumentate del 14% in un periodo di quattro anni, con gli Stati Uniti che rappresenteranno il 39% delle vendite totali globali tra il 2017 e il 2021. Inoltre, le spedizioni verso l’Europa sono cresciute di circa il 20% nello stesso periodo e sono aumentate ancora di più dopo l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina.

Aziende come Raytheon ricevono contratti dal Pentagono e le vendite nazionali e internazionali devono essere approvate dal Congresso.

Pertanto, il sistema politico statunitense non è perfetto e presenta delle vulnerabilità di cui bisogna tenere conto. La Casa Bianca cercherà di superarle per garantire la sicurezza e la prosperità del Paese. Gli avversari degli Stati Uniti, tra cui la Russia, potrebbero usarli per indebolire il loro potere.

Articolo completo: https://www.geopolitika.ru/it/article/le-debolezze-del-sistema-politico-statunitense

 

UN’AGONIA CHIAMATA FILOVIA: LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI E DEGLI INGANNI

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di Avv. Luigi Bellazzi

 

Ricevo e giro, condividendone il contenuto, questa posizione dell”Avv.Luigi Bellazzi. Chi la pensa come noi, faccia girare.

Grazie

Matteo Castagna

 

UN’AGONIA CHIAMATA FILOVIA:

LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI E DEGLI INGANNI

 

Negli ultimi 30 anni il sistema filoviario di Verona non è stato realizzato, ma ha comunque generato spese fuori controllo per decine di milioni di euro a carico del Comune e dei cittadini per progetti, consulenze, procedure di esproprio, interventi di ricapitalizzazione e altri oneri a vario titolo.

Con la delibera consiliare del 21 giugno 2023 che ha approvato il nuovo piano economico-finanziario (PEF) e l’accordo contributivo con la Banca europea per gli investimenti (BEI), il Comune ha legittimato l’apertura dei cantieri e l’avvio dei lavori pagando un prezzo ancora più alto: l’Ente si indebiterà per 20 anni obbligandosi a finanziare AMT 3 Spa per 66 milioni di euro, e riducendo le disponibilità finanziarie di bilancio per la spesa corrente (assistenza sociale, istruzione primaria, erogazione di servizi alla cittadinanza, ecc.).

I DANNI E I GUASTI DEL SISTEMA

Il sistema filoviario è un’infrastruttura che si svilupperà per oltre 34 chilometri con convogli di 18 metri che correranno lungo le direttrici nord-sud ed est-ovest della città, senza risparmiare l’attraversamento del centro storico di impronta romana e facendo irruzione sul territorio come un elefante in un negozio di cristalleria.

La decisione di realizzare l’opera non risponde a ragioni di interesse pubblico, ma a interessi di bottega e precisamente:

1)    “SANARE” DI TUTTA FRETTA gli extracosti sostenuti da AMT 3 Spa fino ad oggi in assenza di PEF per 24,5 milioni di euro (alias: un debito fuori bilancio assunto dalla PA senza previa copertura economica, sanzionato con la nullità di delibere, contratti e atti conseguenti);

2)    “SANARE” DI TUTTA FRETTA – ed evitare il reato di cui al 316-ter del codice penale (indebita percezione di erogazioni pubbliche) – le dichiarazioni non veritiere rese al Ministero dei Trasporti dal Comune di Verona riguardo al finanziamento con la BEI per ottenere i fondi statali (oltre 92 milioni di euro), a dispetto del fatto che secondo la legge n. 211/1992 il cofinanziamento del sistema di trasporto pubblico di massa da parte del soggetto attuatore nella percentuale minima del 40% è condicio sine qua non per ottenere il contributo statale nella misura massima del 60% finalizzato alla realizzazione dell’infrastruttura;

3)      LA GATTA FRETTOLOSA FA I GATTINI CIECHI: la fretta maledetta ha costretto il Comune e AMT 3 a predisporre il nuovo PEF per coprire le spese di costruzione, ma non anche quelle di gestione del sistema filoviario. Nel Pef approvato dal Consiglio comunale il 21 giugno 2023 si legge che la separazione di due lotti di gara nel trasporto pubblico locale (bus tradizionali e filovia) comprometterebbe la sostenibilità del canone di disponibilità “a fronte delle economie gestionali che si ipotizzavano [nello scenario del precedente piano] con la realizzazione del nuovo sistema filoviario e la riduzione delle percorrenze chilometriche urbane ed extraurbane”. Di conseguenza, “alla luce della normativa vigente l’ente di governo del Tpl veronese dovrà redigere un piano economico-finanziario dell’affidamento del servizio da mettere a gara, al fine di assicurarne la sostenibilità e la congruità delle compensazioni pubbliche previste” (pag. 8-9 del Pef). Questo fa capire l’assenza di uno studio sull’equilibrio gestionale predisposto da AMT 3 (al Pef ci dovrebbe pensare l’Ente di bacino – sic!). E ovviamente l’Ente di bacino non è stato neppure interpellato sul nuovo PEF; e poi la futura gara del trasporto pubblico locale è già stata organizzata in 2 lotti dall’ente di bacino, con l’avallo dell’Autorità di regolazione dei Trasporti (ART);

 

4)    FORAGGIARE l’Associazione temporanea di imprese (ATI) vincitrice dell’appalto indetto da AMT nel 2012, nonostante i sospetti di illegalità, malaffare e infiltrazioni mafiose, sollevati da fallimenti d’impresa, fusioni, estromissioni per fallimento che hanno alterato la configurazione organizzativa dell’ATI originaria, con fondati dubbi di violazione della par condicio rispetto alle imprese concorrenti alla gara iniziale;

 

COSTI IGNOTI E FUORI CONTROLLO

Per quanto sopra, ad oggi abbiamo soltanto una pallida idea di quanto è finora costato il sistema filoviario di Verona (benché non ancora realizzato!).

Non sappiamo quanto costerà la realizzazione del sistema, per l’assenza di uno studio sui nodi di interscambio e sull’integrazione con il sistema di trasporto su gomma.

Ma soprattutto, non abbiamo idea della sostenibilità della gestione del sistema filoviario una volta realizzato, tenuto conto del fatto che la relativa gestione comporta oneri 3 volte superiori a quelli del sistema di trasporto con autobus.

Come dire: vogliamo comprare a ogni costo il giocattolo più prezioso in vendita sul mercato, anche se non abbiamo i soldi per acquistarlo e non sappiamo se saremo capaci di farlo funzionare.

E poi forse poi non ci farà neppure divertire.

 

Molise, batosta sui radical chic

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di Nicola Porro

Anche in Molise l’effetto Schlein si vedrà la prossima volta

Dal campo largo al camposanto, l’alleanza Pd-5 Stelle fallisce un altro test. L’effetto Schlein fa volare… il centrodestra

 

Il Molise, che cinque anni fa è stato ribattezzato – in maniera a mio avviso enfatica – “l’Ohio d’Italia”, regala ai pentapiddini l’ultima di una lunga serie di batoste. L’Armata Brancaleone tanto radical e poco chic, aggregatasi in Umbria nell’autunno 2019 (senza fortuna) e itinerante dalla Liguria alla Calabria, dalla Lombardia al Friuli-Venezia Giulia (con esiti persino peggiori), ha fermato la sua rotta in quel di Campobasso.

Nella piccola regione si replica un passaggio noto e ribattezzato dal campo largo al camposanto. L’unione tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle corrisponde in termini numerici ai due terzi de L’Ulivo di Prodi e ha lo stesso peso del centrosinistra di Rutelli. Se gettassimo lo sguardo ancora più indietro nel tempo, troveremmo una forchetta di voti simile (32-37 per cento) nel Fronte Democratico Popolare di Togliatti-Nenni e nell’Alleanza dei Progressisti di Occhetto. Che cosa significa?

Una vocazione minoritaria

Possiamo constatare una verità incontrovertibile: i socialcomunisti non hanno mai fatto breccia nel cuore degli italiani. Né ieri, né oggi, né (si spera) in futuro. D’altronde, una coalizione che rende la vacuità, il fanatismo e l’identity politics le sue cifre distintive è destinata a scomparire. Sinistra k.o. in partenza. Non pervenuta.

Il terzetto Schlein-Conte-Fratoianni ha un occhio di riguardo per la vocazione minoritaria. Non è un caso che il fronte giallo-rosso sembri una parodia del re Mida; mentre tutto ciò che toccava il leggendario sovrano della Frigia diventava oro, appena Pd e 5 Stelle avvicinano le mani ad una regione la perdono clamorosamente.

I mezzucci dell’ultima ora, come le sguaiatissime marce arcobaleno e i comizi pacifinti, non hanno appassionato i molisani. E la pausa caffè dei progressisti all’Otter Lounge Bar si è rivelata un fiasco. Se Schlein e l’Avvocato del popolo avessero indossato un passamontagna per non essere riconosciuti, forse la situazione sarebbe stata diversa.

Effetto Schlein?

Cosa dire del famigerato effetto Schlein? Esiste, eccome. E fa volare il centrodestraFrancesco Roberti supera abbondantemente il 60 per cento, staccando di circa 30 lunghezze il pentastellato Roberto Gravina.

Il sindaco forzista di Termoli consegue il miglior risultato da quando è stata introdotta l’elezione diretta del governatore – il record precedente era il 58 per cento di Angelo Michele Iorio nelle regionali del 2001. L’estate militante del Nazareno si è tramutata nell’ultima spiaggia per Schlein e i suoi.

Un voto d’opinione

Senza addentrarci nei numeri, in Molise individuiamo tre elementi tipici del Meridione: la scarsa omogeneità territoriale del voto, soggetto a variazioni significative anche a distanza di pochi chilometri; la forza dei partiti cristiano-democratici (a sostegno di Francesco Roberti); il traino considerevole dell’universo civico.

Il successo del centrodestra non è merito del governatore uscente Donato Toma, che ha scelto di non ricandidarsi (la sua è stata un’amministrazione non brillante, per usare una litote). Si tratta di un voto d’opinione a favore di Giorgia Meloni e del governo in carica, a cui si unisce l’onda emotiva per la scomparsa di Silvio Berlusconi: è la prima consultazione politica senza il fondatore di Forza Italia.

Sommando i partiti riconducibili al Popolo della Libertà si ottiene il 38 per cento. Segno che il Movimento 5 Stelle ha smesso di intercettare il consenso moderato al Sud, limitandosi alle campagne clientelari e all’approccio morbido (se non accomodante) verso il parassitismo. Ne vediamo i risultati: i grillini non oltrepassano la soglia del 7 per cento e perdono la bellezza di 31 punti rispetto al 2018.

Lezione del Molise

Il Molise riserva ai compagni un insegnamento: che corriate sotto un unico nome o separatamente, non c’è possibilità di recupero allo stato attuale delle cose.

La fiducia dei cittadini nei confronti del presidente del Consiglio si conferma alta e, anzi, è rafforzata da un’opposizione inadeguata, macchiettistica, grottesca. Al punto che molti ex elettori di sinistra decidono di sbarrare per la prima volta il simbolo di Fratelli d’Italia, come abbiamo visto nelle scorse comunali.

Sfuggire ai demeriti è sinonimo di immaturità. Non c’è nessun “vento di destra” o “deriva autoritaria” che tenga: sono proprio Schlein, Conte, Fratoianni et similia i responsabili del loro scempio elettorale.

La sconfitta in Molise sarà la volta buona per riflettere, invece di continuare a sbraitare contro chi è a Palazzo Chigi dopo undici anni di democrazia bloccata? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

Articolo completo: Anche in Molise l’effetto Schlein si vedrà la prossima volta (nicolaporro.it)

Le croci restano sulle montagne (al CAI si bafuffa)

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di Monica Pucci,

Le croci resteranno sulle montagne, il vertice del Cai lascia invece la poltrona. Il direttore editoriale e responsabile delle attività del Club alpino italiano (Cai) Marco Albino Ferrari, e il curatore del sito internet Pietro Lacasella si sono dimessi in seguito alle polemiche sulle croci di vetta, i crocifissi che si trovano in cima alle montagne che il Cai aveva annunciato di voler rimuovere “per motivi culturali”. Ferrari in un post su Facebook ha smentito ”le dichiarazioni inventate secondo le quali io avrei detto che le croci di vetta vanno tolte”. Ma a scatenare le polemiche era stato un articolo, nero su bianco, sulla rivista ufficiale del Club.

 

Le croci sulle vette delle montagne e le dimissioni del direttore del Cai

Il Club Alpino Italiano, sullo storico portale dell’associazione lo Scarpone , aveva lanciato la proposta: “La società attuale si può ancora rispecchiare nel simbolo della croce? Ha senso innalzarne di nuove? Probabilmente la risposta è no… La croce non si coniuga più con un presente caratterizzato da un dialogo interculturale, che va ampliandosi, e da nuove esigenze paesaggistico-ambientali”. Poi erano arrivate le scuse del presidente per l’equivoco, dopo la sfuriata del ministro del Turismo Santanché e la sollevazione del centrodestra. “Resto basita – aveva dichiarato Santanchè – dalla decisione del Cai di togliere le croci dalle vette delle montagne senza aver comunicato nulla al Ministero. Non avrei mai accettato una simile decisione che va contro i nostri principi, la nostra cultura, l’identità del territorio, il suo rispetto. Un territorio si tutela fin dalle sue identità e le identità delle nostre comunità è fatta di simboli che custodiscono nel tempo la storia e valori. Invito il presidente del Cai a rivedere la sua decisione“.

 

Le dimissioni del presidente: “Gestione sbagliata della vicenda”

Oggi la svolta, dopo le scuse: le dimissioni. ”Nei giorni scorsi, il Presidente del Cai ha contribuito ad alimentare l’equivoco: si è scusato con il ministro Santanché per una colpa inesistente prendendo le distanze da una mia dichiarazione mai fatta – ha scritto ieri in un post – Peccato, non difendendo i suoi collaboratori e il suo Ente da infondate polemiche, ha perso l’occasione per dimostrare che il Cai ha la schiena dritta. Per questo, per la serietà a cui non posso sottrarmi, ho dato le dimissioni da Direttore editoriale e Responsabile delle attività del Club Alpino Italiano”. Poche ore dopo è arrivato l’annuncio di dimissioni anche di Lacasella.

”Avrei tante cose da dire accumulate dentro di me in questi giorni di tensione – ha scritto sulla sua pagina Facebook – L’unica cosa però che in questo momento ritengo essenziale comunicare è che, conseguentemente alla gestione che è stata fatta della vicenda ‘croci di vetta’, ho ritenuto opportuno presentare le dimissioni al Club Alpino Italiano a cui non mancherà la mia disponibilità in questa fase di transizione”.

 

Articolo completo: Le croci restano sulle montagne, il direttore del Cai lascia la poltrona: dimissioni al veleno – Secolo d’Italia (secoloditalia.it)

 

 

UNA SOCIOLOGIA DELLA TRANSIZIONE DI FASE AL POSTMODERNO

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La seconda transizione di fase

Il postmoderno è il paradigma verso il quale è in corso la transizione dal paradigma precedente, il moderno. La transizione sta avvenendo sotto i nostri occhi, quindi la società attuale (almeno quella occidentale, ma anche quella planetaria per quanto riguarda l’influenza occidentale) è una società in transizione. Non solo la società russa è transitiva in senso lato, ma anche la matrice sociale che definisce la vita dell’umanità in questo o quel grado sta cambiando oggi la sua natura qualitativa.

Questa transizione (transito) avviene rigorosamente dal Moderno al Postmoderno. Allo stesso tempo, alcuni principi del Moderno sono già stati scartati, sfatati, smantellati, mentre altri rimangono ancora in vigore. Parallelamente, alcuni elementi del paradigma postmoderno sono già stati attivamente e universalmente implementati, mentre altri rimangono in fase di progetto, “in cammino”. Questa transitività complica una corretta analisi sociologica del Postmoderno, poiché il quadro sociale complessivo che si osserva oggi è, di norma, una combinazione di parti del Moderno in uscita e del Postmoderno in entrata. Inoltre, questo processo non procede in modo frontale e uniforme, ma varia da società a società.

La necessità di comprendere chiaramente la struttura dei tre paradigmi

In ogni caso, per analizzare, da un punto di vista sociologico, il contenuto della società postmoderna, cioè per essere un sociologo competente del XXI secolo, è assolutamente necessario operare con una serie di conoscenze sociologiche relative a tutti e tre i paradigmi – premoderno, moderno e postmoderno -, conoscerne i punti chiave, comprendere la struttura generale delle rispettive società, essere in grado di ricostruire i principali poli, strati, status e ruoli di ciascun tipo di società. Ciò è necessario per le seguenti ragioni.

  1. Il passaggio di fase al Postmoderno tocca i fondamenti più profondi della società, compresi quelli che sembravano essere stati chiariti da tempo e persino superati nel Moderno. Lo scopo della filosofia postmoderna è dimostrare l’insufficienza e la reversibilità di tale “superamento”. Il postmodernismo sostiene che “la società moderna non è riuscita a far fronte al suo programma e non è stata in grado di eliminare completamente il premoderno da se stessa”. Per comprendere questa tesi, centrale nel programma sociologico e filosofico del Postmoderno, è necessario riflettere nuovamente e seriamente: che cos’è il Premoderno?
  2. Le strutture sociali da trasformare radicalmente nel Postmoderno non sono state poste in essere in nessuna fase storica precedente: esse rappresentano profonde costanti sociologiche, antropologiche, psicoanalitiche e filosofiche, rimaste immutate nel corso della storia e che si manifestano in modo più vivo nelle società arcaiche, esplorate da una nuova angolazione dallo strutturalismo novecentesco. Ciò significa che il Postmodernismo non opera solo con il passato e la storia, ma con l’eterno e il senza tempo. Così, il tema del mythos, a lungo dimenticato, si rivela non solo rilevante, ma centrale, e lo studio delle società arcaiche da iniziativa periferica, quasi museale, diventa un campo di studi mainstream.
  3. Il passaggio al Postmoderno implica cambiamenti altrettanto fondamentali nella struttura complessiva della società, paragonabili a quelli avvenuti durante la transizione dal Premoderno al Moderno. Inoltre, la transizione di fase precedente è cruciale nel suo contenuto e nel suo modello per lo studio della transizione in corso. La simmetria e il contenuto di questa simmetria tra i due è centrale per l’intero paradigma postmoderno.

Queste argomentazioni, a cui si possono aggiungere molte altre considerazioni tecniche e applicative, ci permettono di realizzare la legge più importante della sociologia del XXI secolo: siamo in grado, dal punto di vista sociologico, di comprendere adeguatamente la società in cui ci troviamo solo se possediamo non solo un insieme di strumenti sociologici di base, ma anche una comprensione di tutte le differenze sociali tra i paradigmi Premoderno-Moderno-Postmoderno.

Trasformazione dell’oggetto della sociologia nel postmoderno

Non dobbiamo dimenticare che la sociologia è emersa nell’epoca del Moderno e, pur essendo in gran parte responsabile della critica del Moderno e della preparazione della transizione al Postmoderno, porta con sé molte tracce concettuali, filosofiche, metodologiche e semantiche del Moderno, che stanno perdendo il loro significato e la loro adeguatezza sotto i nostri occhi. Il passaggio dalla sociologia alla post-sociologia è inevitabile, il che significa che il livello di riflessione sociologica sulla sociologia stessa, sui suoi principi, sui suoi fondamenti, sulla sua assiomatica, è oggi più che mai rilevante.

Ciò deriva dal seguente fenomeno fondamentale. Nel passaggio al Postmoderno, l’oggetto stesso della sociologia cambia. Naturalmente, la società è sempre in evoluzione in tutte le fasi; ogni volta il suo studio corretto richiede il miglioramento degli strumenti pertinenti, ma durante la transizione di fase cambia qualcosa di più profondo: cambia il registro delle discipline. Così, tutte le trasformazioni sociali nel paradigma premoderno erano collegate ai cambiamenti all’interno delle religioni – il loro cambiamento, la loro evoluzione, la loro divisione o fusione, la loro correlazione. Nel passaggio al Moderno l’intera classe di processi sociali, istituzioni, dottrine, strutture collegate alla religione (e non era solo ampia, ma quasi totale) risulta essere più irrilevante e si sposta alla periferia dell’attenzione. Come abbiamo visto, agli occhi di Auguste Comte, era la sociologia come post-religione a dover prendere il posto lasciato libero.

Nel Premoderno, lo studio della società era quasi identico allo studio della sua religione, che definiva in un contesto sociale le proprietà prevalenti delle istituzioni, dei processi, della distribuzione dei sati, ecc. Nella Modernità, tuttavia, gli studi religiosi e la sociologia della religione sono diventati direzioni molto modeste e solo lo strutturalismo e la psicoanalisi e alcuni dei padri fondatori della sociologia (Durkheim, Moss, Weber, Sombart) ci hanno ricordato la sua importanza fondamentale – soprattutto attraverso lo studio delle condizioni sociali dell’origine della Modernità (Weber, Sombart) o attraverso lo studio delle società arcaiche (tardo Durkheim, Moss, Halbwachs, Eliade, Levi-Strauss). In ogni caso, su entrambi i lati del confine del Moderno (la fase di transizione precedente) si trovano due tipi di società molto diversi: la “società tradizionale” (Premoderna) e la “società moderna” (Moderna).

Le differenze tra loro sono così fondamentali e i valori e i principi di base sono così opposti che si può parlare di completa antiteticità. Se il Premoderno è la tesi, il Moderno è l’antitesi. E le società corrispondenti, per molti aspetti, non sono solo qualitativamente diverse, ma anche oggetti di ricerca opposti. – Non a caso F. Tennys colloca la “società” (Gesellschaft) come oggetto della sociologia solo nell’epoca del Moderno, mentre, secondo la sua dottrina, la “comunità” (Gemeinschaft) corrisponde al Premoderno. Se accettiamo la teoria di Tennys, considerata un classico indiscusso della sociologia, avremmo dovuto dividere la sociologia in una scienza della società (Gesellschaft) e del Moderno, e una scienza della comunità (Gemeinschaft) e del Premoderno (“comunologia”). Sebbene tale divisione non abbia avuto luogo e la sociologia studi allo stesso modo le società tradizionali e quelle moderne, la trasformazione dell’oggetto di studio nella prima fase di passaggio dal Premoderno al Moderno è così essenziale che l’idea di dividerle in due discipline è stata seriamente discussa nella fase di formazione della scienza. Nel nostro tempo, il tema della “comunologia” è stato rivisitato dal famoso sociologo francese Michel Maffesoli.

Post-società e post-sociologia

Qualcosa di simile accade nella seconda fase di transizione – dal Moderno al Postmoderno. L’oggetto della ricerca – la “società” – cambia di nuovo in modo irreversibile. Ciò che la società diventa nel Postmoderno è tanto diverso da ciò che era nel Moderno quanto la “società moderna” è diversa dalla “società tradizionale” (Gemeinschaft). Pertanto, si può parlare provvisoriamente di “post-società” come nuovo oggetto di studio della sociologia. Allo stesso tempo, la sociologia stessa deve cambiare per adattare i suoi metodi e approcci al nuovo oggetto. Si prospetta quindi una “postsociologia”, una nuova disciplina (post)scientifica che studierebbe il nuovo oggetto.

In ogni caso, l’adeguatezza sociologica minima nello studio dei processi in atto nella transizione al Postmoderno è direttamente legata alla comprensione della logica sottostante a tutti e tre i cambiamenti di paradigma e questo, tra l’altro, rende lo studio del Premoderno con tutte le sue componenti sociologiche – mito, arcaico, iniziazione, magia, politeismo, monoteismo, ethnos, dualità delle fratrie, strutture di parentela, strategie di genere, gerarchia, ecc. – una condizione necessaria per l’adeguatezza professionale del sociologo, chiamato a integrare la tassonomia degli oggetti di questa scienza con un nuovo legame – la “post-società”.

La correzione archeomoderna

L’intera situazione è ulteriormente complicata dal fatto che la catena Premoderno-Moderno-Postmoderno è valida solo per le società occidentali – Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, ecc. Nella zona di sviluppo sostenibile e dominante della civiltà occidentale, possiamo registrare chiaramente la transizione della società lungo tutti e tre i paradigmi, con il fatto che l’affermazione di ogni nuovo paradigma tende a essere fondamentale, irreversibile e ripulita dai residui del precedente. Il processo di cambiamento di paradigma per la civiltà occidentale è endogeno, cioè guidato da fattori interni.

Per tutte le altre società il movimento successivo lungo la catena dei cambiamenti di paradigma (compresi i vari sottocicli che abbiamo descritto in precedenza) ha un carattere esterno, esogeno (avviene attraverso la colonizzazione o la modernizzazione difensiva), oppure avviene solo in parte (monoteismo islamico, più “moderno” del politeismo e ancor più dei culti arcaici, non ha mai oltrepassato la linea del Moderno, fermandosi prima di essa), oppure è del tutto assente (molti gruppi etnici della Terra vivono ancora in sistemi stabili di “ritorno perpetuo”); ma, poiché l’influenza dell’Occidente è oggi globale, il primo caso – la modernizzazione (o acculturazione) esogena – si estende a quasi tutte le società, portando elementi di Modernità anche nelle tribù più arcaiche. Ciò dà origine al fenomeno dell’Archeomoderno.

L’archeomoderno complica il quadro sociologico

Il problema dell’Archeomoderno in sociologia complica significativamente l’analisi delle società lungo il sintagma storico Premoderno-Moderno-Postmoderno, poiché aggiunge ai tre paradigmi una serie di varianti ibride, in cui le facciate sociali del Moderno sono collocate artificialmente e inorganicamente sulla base di strutture sociologiche relative al Pre-Moderno. L’archeomoderno è specifico anche perché questa combinazione di arcaico e moderno non è affatto correlata a livello di coscienza, non è compresa, non è organizzata, non appaiono modelli interpretativi generalizzanti, il che crea il fenomeno della “società della discarica” (P. Sorokin). Il moderno blocca il ritmo dell’arcaico e l’arcaico sabota la strutturazione coerente del moderno.

Lo studio delle società archeo-moderne rappresenta una classe separata di compiti sociali, che può essere relegata a un ramo speciale della sociologia. L’archeomoderno non genera nuovi contenuti, poiché ciascuno dei suoi elementi può essere ricondotto abbastanza facilmente o al contesto della società tradizionale (al Premoderno) o a quello della società moderna (al Moderno). Sono originali solo gli insiemi di dissonanze, assurdità e ambiguità generate da questo o quell’archeomoderno, le riserve, i fallimenti, gli errori e le coincidenze accidentali, che a volte acquisiscono lo status di caratteristiche sociali e in alcuni casi diventano costitutive. Ad esempio, un’istituzione sociale incompresa o un oggetto tecnico preso in prestito dal Moderno, come un parlamento o un telefono cellulare, può funzionare in modo isolato dal contesto (in assenza di democrazia nella società o di una rete di telefonia mobile), in parte reinterpretato in relazione alle realtà locali, in parte semplicemente un elemento incompreso, che agisce come un “oggetto sacro” di scopo poco conosciuto – come un meteorite.

L’Archeomoderno e il Postmoderno: l’ingannevole apparenza delle somiglianze

L’Archeomoderno diventa un problema sociologico particolarmente difficile quando si studia la seconda fase di transizione – dal Moderno al Postmoderno. Il fatto è che alcune proprietà fenomenologiche del Postmoderno – in particolare, l’appello ironico del Postmoderno all’arcaico per indicare al Moderno ciò da cui non poteva liberarsi completamente – assomigliano esteriormente all’Archeomoderno. Ma con la differenza che il Postmoderno costruisce la sua strategia di accostamento dell’incongruo (il Premoderno e il Moderno) in modo artificioso, ponderato, con un sottile intento ironico e critico, provocatorio (da grande mente), mentre il Moderno compie operazioni simili da solo (da stupido).

L’Archeomoderno è un Moderno che non si è rivelato e probabilmente non si rivelerà più. Il Postmoderno è un Moderno che si è rivelato, ma si supera per rivelarsi ancora di più. Da qui la sottilissima distinzione sociologica: il Postmoderno imita alcuni aspetti dell’archeomoderno come parte del suo programma poststrutturalista per “illuminare l’Illuminismo”; l’archeomoderno lo prende per buono e sinceramente non capisce come un Occidente postmoderno che include giocosamente temi e intere etnie (immigrazione) della società tradizionale sarà presto diverso dalle società archeomoderne del resto del mondo.

La sociologia della globalizzazione (postmoderna e archeomoderna)

Qui prende forma un modello di globalizzazione a due livelli. Questa globalizzazione si basa sulla giustapposizione di Postmoderno e Archeomoderno. Il postmoderno è incarnato dalla società occidentale, che integra l’umanità lungo le sue linee di potere. È una società dell’informazione, che decodifica e ricodifica i flussi di informazioni (“oceano di informazioni”). In tutto il mondo ci sono segmenti di élite che sono più integrati nel Moderno rispetto al resto della società e che sono almeno parzialmente in grado di abbracciare alcune tendenze del Postmoderno. Essi diventano i nodi della globalizzazione nel suo aspetto logico, razionale e strategico.

L’umanità si sta trasformando in un campo omogeneo con centri-portali simmetrici, dove si concentrano i router dell’effemmazione. Qui agiscono le leggi del Postmoderno e vi soggiornano coloro che ne sono consapevoli (occidentali che lavorano a turni o rappresentanti delle élite locali che hanno imparato i canoni e le norme della post-società).

Tutti gli altri spazi sociali sono lasciati all’archeomoderno, che percepisce l’indebolimento dell’impulso modernizzante (che ha tormentato l’arcaico nell’età della Modernità) come un rilassamento, ed è felice di vedere la globalizzazione come una “finestra di opportunità” per la localizzazione, cioè per rivolgersi a preoccupazioni quotidiane concrete familiari e non generalizzate, dove l’arcaico e il moderno coesistono in una forma di conflitto sommesso, come una discarica scavata e fatta. Per descrivere questo duplice fenomeno, il sociologo contemporaneo Roland Robertson (4) ha proposto di utilizzare il termine gergale delle imprese giapponesi, “glocalizzazione”, per descrivere l’intreccio di due processi nella globalizzazione: il rafforzamento delle reti globali che operano secondo l’agenda postmoderna (globalizzazione vera e propria) e l’arcaicizzazione delle comunità regionali che gravitano verso un ritorno alla cultura locale (localizzazione). Così, il Postmoderno si mescola con l’Archeomoderno in un unico grumo difficile da separare, la cui corretta decifrazione sociologica richiede un’alta professionalità e una profonda comprensione dei meccanismi di funzionamento di ciascun paradigma, preso singolarmente e in forme ibride e di transizione.

Elenco dei riferimenti:

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Deleuze J., Guattari F. Anti-Edipo: capitalismo e schizofrenia. Ekaterinburg, 2007.

Dugin A.G. Post-filosofia. Tre paradigmi nella storia del pensiero. Mosca: Movimento Eurasiatico, 2009.

Dugin A.G. La cultura pop e i segni del tempo. SPb: Amfora, 2005.

Dugin A.G. La scienza sociale per i cittadini della Nuova Russia. Mosca: Movimento Eurasiatico, 2007.

Dugin A.G. Logos e Mythos. Sociologia delle profondità. Mosca: Progetto accademico, 2010.

Dugin A.G. Sociologia della società russa. Mosca: Progetto Accademico, 2011.

Dugin A.G. Etnosociologia. Mosca: Progetto accademico, 2012.

Simmel G. Opere scelte: in 2 volumi. Mosca: Jurist, 1996.

Capitalismo e schizofrenia: conversazione tra Catherine Clement e Deleuze e Guattari // Annuario.

Ad Marginem. М., 1994.

Levi-Strauss K. Antropologia strutturale. М., 1983.

Losev A.F. Dialettica del mito. М., 1990.

Moss M. Saggio sul dono // Società. Scambio. Personalità: Opere di antropologia sociale. М.:

Letteratura orientale; RAS, 1996.

Ricoeur P. Il conflitto delle interpretazioni: Saggi di ermeneutica. М., 1995.

Sorokin P.A. Dinamiche sociali e culturali. Mosca: Astril, 2006.

La sociologia alle soglie del XXI secolo: nuove direzioni di ricerca.

Mosca: Intellect, 1998.

Heisinga J. L’autunno del Medioevo. М., 1988.

Tönnies F. Comunità e società. SPb: Vladimir Dahl, 2002.

Spengler O. Il declino dell’Europa. М., 1993.

Jung K.G. Sincronicità. М., 1997.

Bultmann R. Kerygma und Mythos. Bd. 1-5. Hrsg. von H.-W. Bartsch. Amburgo, 1948-1955.

Gosden Ch. Essere sociale e tempo. Oxford: Blackwell, 1994.

Gurvitch G. Lo spettro del tempo sociale. Dordrecht: Reidel, 1964.

Leenhardt M. Do Kamo la personne et le mythe dans le monde melanesien. Parigi, 1947.

Maffesoli M. La conquista del presente. Per una sociologia della vita quotidiana. Parigi, 1979.

Traduzione a cura di Lorenzo Maria Pacini

Fonte: https://www.geopolitika.ru/it/article/una-sociologia-della-transizione-di-fase-al-postmoderno

Esercizi spirituali di Sant’Ignazio 2023

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Come spesso accade durante le riunioni mensili del nostro Circolo Christus Rex, mi permetto di consigliare a tutti di frequentare gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio di Loyola. Cinque giorni in silenzio con Dio, possono valere un’eternità. Quest’anno, ad Agosto, anche io li rifarò per la quinta volta dal 28 Agosto al 2 settembre 2023, con lo stesso entusiasmo della prima, nel 2000. Matteo Castagna

 

Esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola secondo il metodo di Padre Vallet a Verrua Savoia (TO) predicati dai sacerdoti dell’Istituto Mater Boni Consilii.

Turno invernale

Turno misto: da lunedì 2 gennaio a sabato 7 gennaio 2023.

Turni estivi

Per le donne: da lunedì 21 agosto alle ore 12 a sabato 26 agosto 2023.

Per gli uomini: da lunedì 28 agosto alle ore 12 a sabato 2 settembre 2023.

Per informazioni e iscrizioni: http://www.sodalitium.biz/esercizi-spirituali/

Paolo VI, 24 maggio 1976: “Il nuovo Ordo è stato promulgato perché si sostituisse all’antico”

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Partecipava concelebrante Joseph Ratzinger… (n.d.r.)

Celebriamo oggi la Patrona (insieme ai SS. Pietro e Paolo e a San Pio V) del Sodalitium Pianum, associazione fondata da monsignor Umberto Benigni nel 1909 per contrastare i nemici interni ed esterni della Chiesa, in particolare per applicare il programma antimodernista tracciato da san Pio X (programma del Sodalitium Pianum: http://www.sodalitium.biz/documenti/programma-del-sodalitium-pianum/ ).

In tale occasione il Centro Studi don Paolo de Töth intende rendere gloria alla SS. Madre di Dio, Aiuto dei Cristiani, proponendo la lettura e la riflessione di un Discorso tenuto durante un Concistoro da ‘San Paolo VI’ (per noi card. G.B. Montini) proprio il 24 maggio 1976, nel quale imponeva la ‘Nuova Messa’ e vietava conseguentemente la precedente.

Chi colpevolizza oggi Bergoglio di vietare la Messa ‘in latino’ sappia che ‘Francesco’ è in perfetta continuità ed armonia con un suo Santo predecessore e chi accusa quello accusa anche questo, accusando così un Santo Papa della Chiesa, che avrebbe promulgato una Messa cattiva, insegnato errori, imposto Riti inaccettabili, etc. E l’assurdo è che tutto questo sarebbe affermato da veri Cattolici…

Anche il semplice Sagrestano nella famosa Tosca di pucciniana memoria, affermava più volte, rimbrottando il Cavaradossi, con la sua peculiare voce da basso: “Scherza coi fanti, ma lascia stare i Santi!!”, che sono tali, ovviamente, solo se canonizzati da Legittimi Successori di san Pietro, aggiungiamo noi.

Dal DISCORSO AL CONCISTORO
DEL SANTO PADRE PAOLO VI
(lunedì, 24 maggio 1976):

«…coloro che, col pretesto di una più grande fedeltà alla Chiesa e al Magistero, rifiutano sistematicamente gli insegnamenti del Concilio stesso, la sua applicazione e le riforme che ne derivano, la sua graduale applicazione a opera della Sede Apostolica e delle Conferenze Episcopali, […] si allontanano i fedeli dai legami di obbedienza alla Sede di Pietro come ai loro legittimi Vescovi; si rifiuta l’autorità di oggi, in nome di quella di ieri. E il fatto è tanto più grave, in quanto l’opposizione di cui parliamo non è soltanto incoraggiata da alcuni sacerdoti, ma capeggiata da un Vescovo, da Noi tuttavia sempre venerato, Monsignor Marcel Lefebvre.

È tanto doloroso il notarlo: ma come non vedere in tale atteggiamento – qualunque possano essere le intenzioni di queste persone – porsi fuori dell’obbedienza e della comunione con il Successore di Pietro e quindi della Chiesa? Continua a leggere

Vignola (MO), 7/10/2023: alla 16ª giornata di Cristo Re si parlerà di modernismo sociale

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Vignola (MO), 7/10/2023: alla 16ª giornata di Cristo Re si parlerà di modernismo sociale

“Molti sono, infatti, quelli che credono o dicono di tenere le dottrine cattoliche sull’autorità sociale, sul diritto di proprietà, sui rapporti fra capitale e lavoro, sui diritti degli operai, sulle relazioni fra Chiesa e Stato, fra religione e patria, fra classe e classe, fra nazione e nazione, sui diritti della Santa Sede e le prerogative del Romano Pontefice e dell’episcopato, sui diritti sociali di Gesù Cristo stesso, Creatore, Redentore, Signore degli individui e dei popoli. Ma poi parlano, scrivono e, quel che è peggio, operano come non fossero più da seguire, o non col rigore di prima, le dottrine e le prescrizioni solennemente ed invariabilmente richiamate ed inculcate in tanti documenti pontifici, nominatamente di Leone XIII, Pio X e Benedetto XV. Contro questa specie di modernismo morale, giuridico, sociale, non meno condannevole del noto modernismo dogmatico, occorre pertanto richiamare quelle dottrine e quelle prescrizioni che abbiamo detto” (Pio XI, enciclica Ubi arcano Dei consilio, 23 dicembre 1922)

Sabato 7 ottobre 2023 presso l’hotel La Cartiera di Vignola (MO), Via Sega 2, si svolgerà la XVI edizione della giornata per la regalità sociale di Cristo, col seminario di studi tenuto don Francesco Ricossa, direttore della rivista Sodalitium, dal tema: 

IL MODERNISMO SOCIALE: DALLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA ALLA SUA NEGAZIONE. DA S. PIO X A J.M. BERGOGLIO

Programma

ore 10,00 Arrivo dei partecipanti e apertura dell’esposizione di libri e riviste.

ore 10,45 Inizio dei lavori.

ore 11,00 Prima lezione:  “Dal modernismo dogmatico” al “modernismo sociale” e ritorno.

ore 12,30 pranzo.

ore 14,30 Seconda lezione: Autorità, capitale e lavoro, Stato e Chiesa, religione e patria. Idee chiare per un cattolicesimo integrale e non liberale.

ore 16,00 Terza lezione:  J. M. Bergoglio, e l’apologia di Giuda, capostipite dei nemici interni (“Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; sono usciti perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri”, 1 Jo 3,19).

ore 17,30 Conclusione dei lavori.

  • Pranzo:quota di 28,00 euro a persona, prenotazione obbligatoria entro giovedì 5/10/2023 sino a esaurimento dei posti (gradita una caparra di 10,00 euro che verrà trattenuta in caso di mancata partecipazione).
  • Anche coloro che non si fermano a pranzo sono invitati a segnalare la loro partecipazione, per poter predisporre nella sala conferenza i posti sufficienti.
  • Non è permessa la distribuzione di materiale informativo senza l’autorizzazione dell’organizzazione.

Come raggiungere l’hotel la Cartiera a Vignola (MO)

  • Per chi arriva da Firenze/Padova/Bologna in autostrada: uscita al casello di Valsamoggia, poi prendere la Via Bazzzanese/SP569 in direzione di Vignola (dal casello: 12,9 km).
  • Per chi arriva da Piacenza/Milano/Verona in autostrada: uscita al casello di Modena-Sud, poi prendere la strada provinciale SP623 in direzione Spilamberto – Vignola (dal casello: 9,8 km).

Organizzatori della Giornata: la rivista “Sodalitium” e il Centro Studi “Giuseppe Federici”.

Per informazioni e iscrizioni:
tel. 0541.758961 – info.casasanpiox@gmail.com

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