di Avv. Luigi Bellazzi
Ricevo e giro, condividendone il contenuto, questa posizione dell”Avv.Luigi Bellazzi. Chi la pensa come noi, faccia girare.
Grazie
Matteo Castagna
UN’AGONIA CHIAMATA FILOVIA:
LA COMMEDIA DEGLI EQUIVOCI E DEGLI INGANNI
Negli ultimi 30 anni il sistema filoviario di Verona non è stato realizzato, ma ha comunque generato spese fuori controllo per decine di milioni di euro a carico del Comune e dei cittadini per progetti, consulenze, procedure di esproprio, interventi di ricapitalizzazione e altri oneri a vario titolo.
Con la delibera consiliare del 21 giugno 2023 che ha approvato il nuovo piano economico-finanziario (PEF) e l’accordo contributivo con la Banca europea per gli investimenti (BEI), il Comune ha legittimato l’apertura dei cantieri e l’avvio dei lavori pagando un prezzo ancora più alto: l’Ente si indebiterà per 20 anni obbligandosi a finanziare AMT 3 Spa per 66 milioni di euro, e riducendo le disponibilità finanziarie di bilancio per la spesa corrente (assistenza sociale, istruzione primaria, erogazione di servizi alla cittadinanza, ecc.).
I DANNI E I GUASTI DEL SISTEMA
Il sistema filoviario è un’infrastruttura che si svilupperà per oltre 34 chilometri con convogli di 18 metri che correranno lungo le direttrici nord-sud ed est-ovest della città, senza risparmiare l’attraversamento del centro storico di impronta romana e facendo irruzione sul territorio come un elefante in un negozio di cristalleria.
La decisione di realizzare l’opera non risponde a ragioni di interesse pubblico, ma a interessi di bottega e precisamente:
1) “SANARE” DI TUTTA FRETTA gli extracosti sostenuti da AMT 3 Spa fino ad oggi in assenza di PEF per 24,5 milioni di euro (alias: un debito fuori bilancio assunto dalla PA senza previa copertura economica, sanzionato con la nullità di delibere, contratti e atti conseguenti);
2) “SANARE” DI TUTTA FRETTA – ed evitare il reato di cui al 316-ter del codice penale (indebita percezione di erogazioni pubbliche) – le dichiarazioni non veritiere rese al Ministero dei Trasporti dal Comune di Verona riguardo al finanziamento con la BEI per ottenere i fondi statali (oltre 92 milioni di euro), a dispetto del fatto che secondo la legge n. 211/1992 il cofinanziamento del sistema di trasporto pubblico di massa da parte del soggetto attuatore nella percentuale minima del 40% è condicio sine qua non per ottenere il contributo statale nella misura massima del 60% finalizzato alla realizzazione dell’infrastruttura;
3) LA GATTA FRETTOLOSA FA I GATTINI CIECHI: la fretta maledetta ha costretto il Comune e AMT 3 a predisporre il nuovo PEF per coprire le spese di costruzione, ma non anche quelle di gestione del sistema filoviario. Nel Pef approvato dal Consiglio comunale il 21 giugno 2023 si legge che la separazione di due lotti di gara nel trasporto pubblico locale (bus tradizionali e filovia) comprometterebbe la sostenibilità del canone di disponibilità “a fronte delle economie gestionali che si ipotizzavano [nello scenario del precedente piano] con la realizzazione del nuovo sistema filoviario e la riduzione delle percorrenze chilometriche urbane ed extraurbane”. Di conseguenza, “alla luce della normativa vigente l’ente di governo del Tpl veronese dovrà redigere un piano economico-finanziario dell’affidamento del servizio da mettere a gara, al fine di assicurarne la sostenibilità e la congruità delle compensazioni pubbliche previste” (pag. 8-9 del Pef). Questo fa capire l’assenza di uno studio sull’equilibrio gestionale predisposto da AMT 3 (al Pef ci dovrebbe pensare l’Ente di bacino – sic!). E ovviamente l’Ente di bacino non è stato neppure interpellato sul nuovo PEF; e poi la futura gara del trasporto pubblico locale è già stata organizzata in 2 lotti dall’ente di bacino, con l’avallo dell’Autorità di regolazione dei Trasporti (ART);
4) FORAGGIARE l’Associazione temporanea di imprese (ATI) vincitrice dell’appalto indetto da AMT nel 2012, nonostante i sospetti di illegalità, malaffare e infiltrazioni mafiose, sollevati da fallimenti d’impresa, fusioni, estromissioni per fallimento che hanno alterato la configurazione organizzativa dell’ATI originaria, con fondati dubbi di violazione della par condicio rispetto alle imprese concorrenti alla gara iniziale;
COSTI IGNOTI E FUORI CONTROLLO
Per quanto sopra, ad oggi abbiamo soltanto una pallida idea di quanto è finora costato il sistema filoviario di Verona (benché non ancora realizzato!).
Non sappiamo quanto costerà la realizzazione del sistema, per l’assenza di uno studio sui nodi di interscambio e sull’integrazione con il sistema di trasporto su gomma.
Ma soprattutto, non abbiamo idea della sostenibilità della gestione del sistema filoviario una volta realizzato, tenuto conto del fatto che la relativa gestione comporta oneri 3 volte superiori a quelli del sistema di trasporto con autobus.
Come dire: vogliamo comprare a ogni costo il giocattolo più prezioso in vendita sul mercato, anche se non abbiamo i soldi per acquistarlo e non sappiamo se saremo capaci di farlo funzionare.
E poi forse poi non ci farà neppure divertire.

