La festa del Corpus Domini
Segnalazione del Centro Studi Federici
Il giovedì dopo la festa della SS. Trinità, la Chiesa celebra la festa del Corpus Domini: auguri a tutti.
In difesa di mons. Umberto Benigni
Segnalazione del Centro Studi Federici
Inflazione e caro vita erodono i depositi nei conti correnti
Segnalazione di Wall Street italia
di Pierpaolo Molinengo
9 Giugno 2023
Diminuiscono le somme depositate sui conti correnti dalle famiglie. I risparmiatori sono sempre più condizionati dalle scelte effettuate dalla Banca Centrale europea, che ha letteralmente frantumato il potere d’acquisto.
L’inflazione e l’aumento dei tassi hanno costituito, senza dubbio, un mix perfetto che sta letteralmente spazzando via la ricchezza accumulata nel corso di questi anni dai risparmiatori. In estrema sintesi, questo è quanto emerge dalla recente ricerca realizzata da Fabi (Federazione Autonoma Bancari Italiani), “L’inflazione e la forbice dei tassi d’interesse: i rialzi della Bce e i vantaggi delle banche”.
I prezzi che aumentano sempre di più, i prestiti sempre più onerosi e la continua perdita del potere d’acquisto sono alcuni dei meccanismi che stanno minando dalle fondamenta il tesoretto costruito nel corso degli anni dagli italiani.
Solo per avere un’idea, nel periodo compreso tra dicembre 2021 e marzo 2023, il saldo totale dei conti correnti delle famiglie e delle imprese è calato di oltre 61 miliardi di euro, passando dai 2.076 miliardi a 2.015 miliardi. Nell’arco dei tre mesi compresi tra dicembre 2022 e marzo 2023 il saldo negativo sui conti correnti è stato pari a 50 miliardi di euro.
Conti correnti sempre più vuoti
Le famiglie per far fronte alle spese devono sempre di più utilizzare i risparmi depositati sui conti correnti. Cos’è che sta determinando questa forte emorragia di risparmi?
Nel corso degli ultimi due anni le famiglie e le imprese sono state obbligate a far ricorso ai salvadanaio per far fronte al caro vita e all’inflazione, che come riporta Fabi nel suo report “non solo hanno invertito la tendenza al risparmio delle famiglie, pressoché prossima allo zero nei primi cinque mesi (in media pari allo 0,2% da gennaio a maggio) e con tassi di decrescita crescenti nel restante semestre, ma hanno dunque cominciato a erodere le riserve accumulate dal sistema produttivo italiano (per una percentuale pari all’1,4% ovvero 4,4 miliardi di euro), privo ormai di risorse finanziarie da devolvere agli investimenti”.
Se si vanno ad analizzare le giacenze sui conti correnti, tra il mese di dicembre 2021 e marzo 2023 sono stati saccheggiati qualcosa come 61 miliardi di euro: fondi utilizzati per far fronte ai danni economici subiti per l’inflazione e il ridotto potere d’acquisto.
Si utilizzano sempre di più i risparmi
Le famiglie e le imprese fanno sempre uso di quanto depositato sui conti correnti per far fronte alle spese quotidiane. Il report Fabi mette in evidenza che “il saldo complessivo di depositi e conti correnti a dicembre 2021 era di 2.076,8 miliardi di euro, contratto a 2.065,5 miliardi già a dicembre del 2022, per poi diminuire ulteriormente a scarsi 2.000 miliardi alla fine del primo trimestre del 2023”.
Un vero e proprio allarme rosso sui conti correnti delle famiglie viene registrato nel corso del primo trimestre 2023: in questo periodo diventa quanto mai difficile per i consumatori far fronte alla sfrenata risalita dei prezzi con la propria capacità reddituale. Per poter tenere il passo con l’aumento dei prezzi devono continuare ad erodere pesantemente la liquidità depositata sui conti correnti. Secondo Fabi, a fine marzo dell’anno in corso, i depositi delle famiglie si contraggono del 2,14% – raggiungendo il valore di 1.149 miliardi di euro – e quello delle imprese di un 7,56%, attestandosi a scarsi 390 miliardi.
Le conseguenze
I risparmi continuano a diminuire per far fronte al caro vita e all’inflazione. Sicuramente la prima conseguenza di questa situazione è il rischio che le famiglie non abbiano da parte un gruzzoletto sufficiente a far fronte a delle spese impreviste.
Secondo Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il protrarsi di questa situazione potrebbe avere una conseguenza pesante:
vedere aumentare le disuguaglianze sociali. Il potere d’acquisto degli stipendi, purtroppo, è tornato indietro di 25 anni. La soluzione va quindi cercata nel rinnovo dei contratti collettivi di lavoro, alcuni scaduti anche da più di cinque anni, con importanti aumenti economici. Chi ha liquidità sul proprio conto corrente è particolarmente colpito perché i suoi soldi valgono sempre meno. Per questo è fondamentale che le banche, che hanno beneficiato dell’aumento del costo del denaro, adesso restituiscano alla clientela una parte di quei benefici alzando i tassi d’interesse sui conti correnti. Sono argomenti importanti per la collettività e ne parleremo da lunedì 12 giugno, al nostro congresso nazionale, quando avremo l’occasione di confrontarci con gli amministratori delegati di tutti i più importanti gruppi bancari italiani e con i rappresentanti dell’Abi.
Bce verso la fine dei rialzi ai tassi? Previsioni e scenari
Segnalazione Wall Street Italia
di Luca Losito
9 Giugno 2023
Francoforte tirerà dritto ancora un po’ sugli aumenti dei tassi nel contrasto all’inflazione, anche se pare che l’era restrittiva possa avere vita breve. Vediamo nell’analisi quali possono essere le prossime mosse della BCE e gli scenari che potrebbero prospettarsi nell’Eurozona.
Le mosse della BCE
Secondo numerosi esperti, non siamo ancora giunti al picco ma il rialzo dei tassi ufficiali da parte della Banca centrale europea si avvia verso la fine. La maggior parte degli analisti nella riunione del 15 giugno prevede un altro rialzo di 25 punti base, mentre nel meeting del 27 luglio si attende uno stop.
Ma non è detto che si tratti della fine del ciclo rialzista. Considerato che le decisioni sui tassi producono effetti sul mercato dopo sei-nove mesi, l’istituto di Francoforte potrebbe prendersi una pausa – probabilmente tutta l’estate – per saggiare l’impatto delle misure fin qui adottate. Anche perché, se è vero che per statuto la Bce ha come obiettivo quello di portare l’inflazione in prossimità del 2%, quindi meno di un terzo rispetto a oggi, è pur vero che nuove strette rischiano di aggravare il ciclo economico, avvicinando il Vecchio Continente verso la recessione.
Al momento in cui scriviamo l’Eurozona è appena scivolata in recessione tecnica (ovvero due trimestri di fila a crescita sottozero). Secondo le stime Eurostat, infatti, il pil europeo si è contratto nel passaggio tra il 2022 e il 2023: -0,1% nel quarto trimestre dell’anno scorso, -0,1% nel primo di quest’anno. Siamo ancora ben distanti dalla recessione, che scatta nel momento in cui c’è una variazione tendenziale superiore al -1% su base annua, ma è un primo campanello d’allarme a cui prestare attenzione per non sprofondare in una vera e propria crisi economica.
Gli scenari futuri
Il primo banco di prova è per fine mese, quando verrà pubblicato il dato sull’inflazione nell’Eurozona.
Allora si capirà se il rimbalzo registrato dai prezzi ad aprile rispetto a marzo è stato un episodio limitato o se, invece, davvero il trend discendente che aveva caratterizzato il semestre precedente si è fermato. Le ultime stime della Bce sono per un’inflazione intorno al 3% a fine anno (5,3% nell’intero 2023), con un ritorno all’obiettivo del 2% intorno a metà 2025.
Quanto ai dati italiani l’inflazione, salita quasi al 9% nel 2022, scenderà al 6,5 nel 2023 e si porterà al 2% nel 2025, secondo quanto previsto dalla Banca d’Italia. Tutto questo nella consapevolezza che siamo calati in uno scenario in continua evoluzione, all’interno del quale ogni previsione rischia di avere un corto respiro. Secondo gli analisti di Berenberg, l’inflazione “potrà scendere sotto il 3% nel quarto trimestre (di quest’anno, ndr), con volatilità sui dati mensili”, ma sempre che non vi siano nuove tensioni particolari in campo geopolitico.
Gli impatti sui mutui e sui risparmiatori
Dunque, l’estate potrebbe portare con sé la fine dei rialzi ai tassi d’interesse in Europa.
Un fatto positivo sia per i mutuatari attuali (a tasso variabile) e quelli futuri (senza distinzioni), sia per chiunque acceda a un mutuo o finanziamento.
Una frenata che potrebbe far riaccelerare gli investimenti della aziende e che potrebbe aiutare l’economia dell’Eurozona, dando un nuovo impulso a una crescita che al momento è di fatto bloccata (secondo la stima flash preliminare di Eurostat il PIL è cresciuto dello 0,1% nella zona euro nel primo trimestre del 2023).
La view di Lagarde
Interessante a supporto dell’analisi sono le ultime dichiarazioni di Christine Lagarde.
“Le pressioni inflazionistiche nell’area euro rimangono alte, e non ci sono prove chiare che l’inflazione di fondo abbia raggiunto il picco. L’inflazione al netto di energia e alimentari è scesa al 5,3% a maggio dal 5,6% di aprile. Gli ultimi dati disponibili suggeriscono che gli indicatori delle pressioni inflazionistiche di fondo rimangono elevati e, sebbene alcuni mostrino segni di moderazione, non vi è alcuna chiara evidenza che l’inflazione di fondo abbia raggiunto il picco. Siamo pienamente impegnati a combattere l’inflazione e siamo determinati a raggiungere il suo tempestivo ritorno al nostro obiettivo a medio termine del 2%. I nostri aumenti dei tassi si stanno trasmettendo con forza alle condizioni di finanziamento delle imprese e delle famiglie, come si può vedere dall’aumento dei tassi sui prestiti e dal calo dei volumi dei prestiti. Allo stesso tempo, iniziano a concretizzarsi tutti gli effetti delle nostre misure di politica monetaria”.
Tutti gli interventi per la mitigazione delle alluvioni rimasti solo sulla carta: ecco il modello Pd in Emilia-Romagna
di Francesca Totolo
Roma, 29 mag – Secondo l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), il 5,4 per cento del territorio italiano presenta un elevato rischio alluvioni. Ciò significa che quasi 2,5 milioni di persone sono minacciate da un’elevata pericolosità derivante dal dissesto idrogeologico. L’Emilia-Romagna è la Regione con la più alta pericolosità idraulica. L’11,6 per cento del territorio regionale presenta un rischio elevato di alluvioni, il 45,6 per cento un rischio medio. Quindi, ben il 70 per cento della popolazione deve convivere con questa spada di Damocle sulla testa.
Il piano nazionale Italia Sicura di Renzi
Nel maggio del 2014, il governo di Matteo Renzi lanciò il piano nazionale contro il dissesto idrogeologico Italia Sicura, poi smantellato nel 2018 dal governo Conte 1 e sostituito da ProteggItalia. Nel 2017, fu presentato dal governo di Paolo Gentiloni il rapporto che elencava i progetti e il piano finanziario della struttura istituita da Renzi: 11.108 cantieri di cui 1.340 con lavori in corso, per un fabbisogno finanziario complessivo di circa 29 miliardi di euro di cui 12,9 miliardi già programmati tra fondi europei, nazionali e regionali. In Emilia-Romagna, fu il presidente Stefano Bonaccini a essere designato come Commissario straordinario delegato per la realizzazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. Nel 2017, come si legge nel rapporto, i 226 interventi avviati in Emilia-Romagna per la mitigazione delle alluvioni avevano ricevuto il 78 per cento dei finanziamenti necessari per la loro realizzazione, circa 550 milioni di euro. Però, tre anni dopo il lancio di Italia Sicura, solo 5 interventi erano in fase di attuazione, 5 progetti erano arrivati allo stato di progetto esecutivo e 11 a quello di progetto definitivo. Ben 112 interventi erano ancora allo studio di fattibilità, 76 erano fermi al progetto preliminare e 17 alla fase istruttoria.

Il rapporto dell’Ispra inchioda la Regione Emilia-Romagna
Per verificare lo stato di avanzamento attuale dei progetti nella regione alluvionata, è possibile consultare il Repertorio nazionale degli interventi per la difesa del suolo (Rendis) dell’Ispra che, il 25 maggio scorso, ha censito un totale di 529 interventi per la mitigazioone del dissesto idrogeologico in Emilia-Romagna, dei quali l’85,3 per cento di competenza finanziaria del ministero dell’Ambiente: 379 risultano conclusi, 49 in esecuzione, 55 in progettazione, 33 da avviare e 13 definanziati o sostituiti.

Per quanto riguarda le zone colpite dall’ultima alluvione, i progetti riguardanti il fiume Lamone, dalla città Faenza alla sua foce, sono ancora in fase di progettazione. Ad esempio, rimangono ancora sulla carta il “Progetto per la manutenzione straordinaria e messa in sicurezza idraulica” del fiume nel Comune di Bagnacavallo (Ravenna) e il “Progetto di messa in sicurezza delle località Mezzano, Villanova, Traversara”. In queste zone, il Lamone è esondato sommergendo Bagnacavallo e le altre località indicate negli interventi.
Ancora in fase di progettazione, sono le “casse di espansione del torrente Senio nei comuni di Brisighella, Faenza e Riolo Terme”. Questo intervento era stato oggetto nel 2017 di un’interpellanza del gruppo regionale del M5S dove si chiedeva un quadro aggiornato dei finanziamenti e dei tempi di realizzazione vista la situazione di rischio in aumento a causa dell’aumento dei sedimenti depositati nell’alveo del Senio. Nel quinto atto integrativo dell’accordo di programma tra ministero dell’Ambiente e Regione Emilia-Romagna, si legge che, nel 2018, quel progetto aveva già ricevuto un finanziamento da 8,5 milioni di euro dal ministero.
Nella delibera 64 della giunta della Regione Emilia-Romagna datata 24 gennaio 2022, dove figura come vicepresidente Elly Schlein che deteneva la delega alla transizione climatica e al “patto per il clima”, si legge che l’intervento a Forlì riguardante “sistemazione e riqualificazione tra via Emilia e Magliano” del fiume Ronco era stato completamente finanziato. Ancora oggi, secondo Rendis, il progetto è fermo alla fase di progettazione.
Nella stessa delibera, viene evidenziato che un altro intervento aveva ricevuto già la copertura economica necessaria dell’importo di 4,4 milioni di euro erogati dal Mite. Si tratta della “messa in sicurezza e dell’adeguamento a protezione di Cesena” del torrente Cesuola. Il progetto è ancora in fase di progettazione.
Rimane ancora sulla carta il progetto di “adeguamento sezioni di deflusso tramite svasi, con estrazione di materiale e ripristino ambientale” del torrente Idice tra Budrio e Castenaso. Durante l’ultima alluvione, il ponte della Motta che Budrio a San Martino in Argine è crollato a causa dell’esondazione dell’Idice.
Anche uno degli interventi riguardanti il torrente Sillaro, responsabile dell’esondazione che ha sommerso Conselice, è ancora nella fase di progettazione. Anche San Prospero è stata invasa dall’acqua: dal 2014, il piano di “ripristino dell’officiosità idraulica del torrente Santerno nel Comune di Imola” è annoverato tra i progetti non ancora eseguiti.
Il cambiamento climatico usato come attenuante per non assumersi le responsabilità
Questi interventi mai realizzati dalla Regione Emilia-Romagna, sommati al fatto che soltanto un bacino di laminazione su due funziona e che è la prima Regione in Italia per cementificazione in aree alluvionali, sono i maggiori responsabili dell’alluvione. E non si invochi il cambiamento climatico per scrollarsi di dosso le responsabilità: nel 2018, in Veneto, si registrarono 700 millimetri di pioggia caduta in poche ore, in Emilia-Romagna 300 millimetri, ma la Regione del presidente Luca Zaia ha realizzato opere per proteggere il territorio dalle alluvioni in seguito alle esondazioni del 2010.
articolo completo: Tutti gli interventi per la mitigazione delle alluvioni rimasti solo sulla carta: ecco il modello Pd in Emilia-Romagna (ilprimatonazionale.it)
NUOVO ORDINE MONDIALE: UNA RELIGIONE, POLITICHE E IDEOLOGIE ARTIFICIALI
di Matteo Castagna
“Buongiorno,
augurandomi di far cosa gradita, inoltro il mio Editoriale odierno, pubblicato dai media online “InFormazione Cattolica” e “2diPicche.news”, nonché in fase di traduzione per la pubblicazione sulle riviste dell’America Latina “Voces del Periodista” e “Info Hispania”.
Colgo l’occasione per ringraziare dell’affetto e della vicinanza gli oltre 100mila visitatori unici dei miei articoli settimanali, che, dall’Italia alla Spagna, dal Messico all’Argentina sono divenuti affezionati lettori, ed alcuni interagiscono con passione e coraggio. Non solo. Assieme all’amico di tante battaglie Avv. Gianfranco Amato, Presidente dei Giuristi per la Vita, vi ringraziamo per il successo del libro “Patria e Identità” (Matteo Castagna e Gianfranco Amato, ed. Solfanelli, 2022, eu. 12,00) che sta per giungere alla terza ristampa e che si può acquistare su tutti gli store librari online, tramite il sito delle edizioni Solfanelli, tramite il sito www.agerecontra.it o, su ordinazione, in ogni libreria.
Il proselitismo, missione di ogni cattolico, si fa anche attraverso la testimonianza e l’analisi della realtà, alla luce della Fede, con lo spirito dei “servi servorum Dei”, come direbbe San Tommaso d’Aquino. A noi la semina, a Dio la raccolta. Perciò la diffusione dell’Editoriale è consentita.
Viva Cristo Re!
MC”
Il NWO vuole una religione, politiche e ideologie artificiali – Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video YouTube. Finché la democratica mannaia non li taglierà.
L’Esule News
Lunedì 22 Maggio 2023, sulla sua piattaforma online “L’esule News” ha trasmesso le ultime scioccanti rivelazioni di Yuval Noah Harari, filosofo del Forum Economico Mondiale. Storico e saggista israeliano, sionista laburista, insegna World History all’Università ebraica di Gerusalemme. Harari vive col marito Itzik Yahav. Insieme hanno risposto al blocco dei fondi americani deciso da Trump, versando un milione di dollari all’Organizzazione mondiale della sanità. E’ ovviamente animalista e vegano. Il capo di Netflix, Reed Hastings ha scritto di Hariri, sul New York Times, che “…vediamo in lui quello che vorremmo davvero essere”.
CONTINUA SU: https://www.2dipicche.news/il-nwo-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/
L’INFORMAZIONE CATTOLICA:
Il “Nuovo Ordine Mondiale” vuole una religione, politiche e ideologie artificiali
di Matteo Castagna
LE VOLONTA’ DEL N.W.O. (NEW WORLD ORDER)
Il giornalista investigativo di fama internazionale Leo Zagami, pur tra mille tentativi di censura, sta lavorando da anni per smascherare, attraverso prove concrete, coloro che sostengono il progetto di un Nuovo Ordine Mondiale. Lo denuncia come un progetto criminale, pericoloso, disumano e transumano. Nella sua ampia letteratura si possono trovare molte riflessioni interessanti, così come guardare istruttivi video Youtube. Finché la democratica mannaia non li taglierà. CONTINUA SU: https://www.informazionecattolica.it/2023/05/29/il-nuovo-ordine-mondiale-vuole-una-religione-politiche-e-ideologie-artificiali/
«Cancelliamo Natale e Pasqua. Al loro posto un giorno di festa Lgbt o della laicità»
di Mauro Zanon
Éric Piolle, sindaco ecologista di Grenoble, propone di abolire i riferimenti religiosi per sostituirli con quelli laici: per la Repubblica, la rivoluzione, l’abolizione della schiavitù
Parigi. Era il 31 agosto 2015 quando Éric Piolle, sindaco ecologista di Grenoble, rilasciò un’intervista al settimanale cattolico francese La Vie, spiegando fino a che punto il Vangelo fosse importante per la sua vita pur essendo non credente. «Non credo in Dio, ma sono un compagno di strada della Chiesa cattolica (…). Sono animato da valori umanistici e da una ricerca spirituale, in cui il Vangelo occupa uno spazio importante».
Nel colloquio, l’esponente dei Verdi francesi ribadiva inoltre quanto aveva affermato alla rivista gesuita Études, ossia che «il Vangelo è un motore spirituale» della sua “azione politica”. Ma di quel Piolle sensibile alla spiritualità cristiana, oggi, non c’è nemmeno l’ombra. Anzi: fa di tutto per contrastare tutto ciò che è legato al cristianesimo.
Cancellare i riferimenti religiosi
L’ultima uscita del primo cittadino di Grenoble fa rabbrividire. «Cancelliamo i riferimenti alle feste religiose nel nostro calendario repubblicano: dichiariamo giorni festivi le feste laiche che segnano il nostro attaccamento comune alla République, alle rivoluzioni, alla Comune, all’abolizione della schiavitù, ai diritti delle donne e delle persone Lgbt», ha twittatoPiolle mercoledì 24 maggio, in risposta alla decisione presa dal ministro dell’Interno Gérald Darmanin di «valutare il tasso d’assenteismo constatato nelle classi in occasione dell’Id al-Fitr» (la festa che segna la fine del mese di Ramadan).
Il messaggio, insomma, è di abolire il Natale, la Pasqua, l’Ascensione, la Pentecoste, cancellare le radici cristiane della Francia “figlia primogenita della Chiesa”, per adattarsi alle nuove mode e sensibilità contemporanee, laiciste e Lgbt.
Le reazioni
La conversione robespierrista di Piolle ha suscitato reazioni stizzite da parte del mondo politico e intellettuale francese. Marine Chiaberto, vice presidente di Reconquête, il partito della destra identitaria guidato da Éric Zemmour, ha parlato di un attacco «alle radici cristiane millenarie del nostro paese». «Questo wokismo che vuole cancellare tutto ignora la nostra storia e la nostra identità. È tempo di decostruire i decostruttori!», ha aggiunto Chiaberto.
Jean Messiha, presidente del circolo intellettuale Vivre français, ha reagito con toni ironici alle dichiarazioni del giacobino Piolle. «Cancelliamo la Francia e i francesi. Trasformiamo il nostro paese in esopianeta vergine e pronto a essere colonizzato da tutte le identità. Cancelliamo tutto ciò che siamo e le nostre origini e ricominciamo tutto da un anno zero».
Memoria nazionale
Non è la prima volta che un rappresentante politico della gauche francese solleva la questione delle feste cristiane in Francia, invocando, come i giacobini durante la Rivoluzione, la tabula rasa. Laurent Hénard, ex sindaco di Nancy, suggeriva per esempio di cancellare le festività cristiane «per rilanciare l’economia», anche se la sua era semplicemente una crociata laicista.
Éric Piolle, aspirando a rimpiazzare Natale e Pasqua con un giorno di festa Lgbt o della laicità, segue le stesse orme. «Dispiace per il sindaco di Grenoble, ma i giorni festivi del nostro calendario non sono dei giorni di celebrazione comunitaria, bensì permettono di scolpire nel marmo del calendario le tradizioni e i luoghi della nostra memoria nazionale», ha commentato il sito di opinioni liberali Boulevard Voltaire.
Il burkini in piscina
Non è la prima volta che Piolle si fa notare per le sue esternazioni woke. Nel giugno del 2021, ha accolto nella sua città il “mese decoloniale”, raduno “anti razzista” dove l’uomo bianco era sul banco degli imputati. Un mese dopo, nel quadro delle primarie per diventare il candidato degli ecologisti alle presidenziali del 2022, disse di essere «educato, rieducato, decostruito e ricostruito dalle lotte femministe» e di vergognarsi dei suoi “privilegi” di maschio bianco eterosessuale.
Nell’estate del 2022, in barba a qualsiasi principio di laicità, autorizzò nelle piscine pubbliche l’utilizzo del burkini, il costume da bagno islamico che lascia scoperto soltanto l’ovale del viso, le mani e i piedi. Come rivelato dal settimanale Le Point pochi giorni fa, non pago, ha deciso di finanziare degli stage immersivi di “decostruzione maschile”, di rimozione della “mascolonità tossica”, organizzati dall’associazione goscista La Capsule.
Articolo completo: «Cancelliamo Natale e Pasqua. Al loro posto un giorno di festa Lgbt o della laicità» – Tempi
Alluvione in Romagna, due lezioni dalla Storia
di Gianfranco Amato
Una lapide a Ravenna ricorda la tremenda alluvione che sommerse la città – per oltre due metri – nel 1636. In risposta, lo Stato Pontificio inaugurò un grande piano di interventi idraulici, di cui si beneficia ancora oggi. Basta dunque con la propaganda sul clima. E si faccia prevenzione.
Nella sua opera De Oratore, il grande Cicerone ci insegnava che la Storia è maestra di vita. Una delle lezioni oggi più inascoltate di quel famoso giurista. La Storia, in realtà, non è soltanto un parametro per educarci a vivere. Serve anche per capire la realtà e leggere la cronaca in maniera intelligente. Riesce pure a smentire le sesquipedali balle che vorrebbe imporre l’ideologia ecologista a proposito di global warming e crisi climatica.
Prendiamo ad esempio la recente alluvione romagnola. Proprio a Ravenna, capitale simbolica di quell’area d’Italia, all’incrocio tra via Cavour e via Salaria è possibile fare un tuffo nel passato andando a leggere una piccola lapide nella quale si trova la seguente iscrizione: «Addì 28 maggio 1636 sin qui l’acqua arrivò». È il ricordo della peggiore inondazione della città, avvenuta proprio la notte tra il 27 e il 28 maggio di 387 anni fa, quando l’acqua dei fiumi Ronco e Montone sommerse la città per oltre due metri, dopo sei giorni ininterrotti di pioggia. Il livello delle acque raggiunse il secondo piano delle case, e le strade si trasformarono in veri e propri fiumi, tanto da dovere costringere i soccorritori a mettere in salvo gli abitanti caricandoli su barche. Le cronache dell’epoca raccontano con il linguaggio di quel tempo: «Quando cominciò apparire il giorno si videro le povere famiglie con li loro figlioli su li tetti delle loro case; et si sentiva voce rauche e lamentevole chiamare aiuto, dal cielo e dalla terra; era cosa di straordinario terrore». Sembra la descrizione di quanto accaduto nel maggio dell’Anno del Signore 2023.
Quel cataclisma indusse l’allora governo pontificio, di cui la Romagna faceva parte, ad avviare un grande piano di interventi idraulici, che previdero, tra l’altro, la riunificazione dei due fiumi che causarono l’inondazione e la costruzione di un canale di congiungimento della città al mare (ultimato verso il 1737), cui venne dato il nome dell’allora papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini. Come si vede, lo Stato della Chiesa era in fondo molto più illuminato e moderno di quanto gli storiografi risorgimentali hanno fatto credere nei loro testi. Va peraltro ricordato che se Ravenna si è salvata dal totale allagamento della città durante l’attuale alluvione, lo si deve proprio agli interventi idraulici disposti dall’allora legato apostolico in Romagna, il cardinale piacentino Giulio Alberoni (1664-1752). Circostanza che, a onor del vero, ha ricordato lo stesso sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, in un videomessaggio dei giorni scorsi rivolto ai suoi cittadini in cui ha descritto nei dettagli la dinamica degli allagamenti.
In questo caso la Storia ci insegna due cose. Primo, che non bisogna attendere gli eventi catastrofici ma occorre intervenire per realizzare opere di prevenzione, esattamente come fece l’allora legato apostolico cardinal Giulio Alberoni, che non si limitò a pregare e sperare nella Provvidenza né a prendersela, come si direbbe oggi, con i capricci di madre natura.
La seconda lezione ci dice che forse è arrivato davvero il tempo di smetterla con la tiritera del clima che è cambiato. Quanto è accaduto nel 2023 in Romagna è la replica esatta di ciò che è successo nel 1636, e ciclicamente nei secoli precedenti, con buona pace di Greta Thunberg , dei gretini, e degli ecovandali imbrattatori. Con buona pace anche dei politici a caccia di pretesti.
La Storia si è incaricata di rendere ancora più risibile e patetica la giustificazione addotta in Consiglio regionale dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, per ottenere la mozione con cui è stata chiesta la sua nomina a Commissario straordinario per la ricostruzione delle zone colpite dall’alluvione. In quell’occasione, infatti, lo stesso Bonaccini ha fondato il presupposto della sua pretesa sul «cambiamento climatico globale con cui dobbiamo fare i conti». Bisognerebbe ricordare al caro presidente che i conti, forse, è meglio farli con la Storia.
Articolo completo: Alluvione in Romagna, due lezioni dalla Storia – La Nuova Bussola Quotidiana (lanuovabq.it)
Suor Micaela, San Carlo Lwanga e il gender fluid
Di Raffaele Amato
Suor Michela, San Carlo Lwanga e il gender fluid – Le cronache di oggi ci riportano l’appello della Presidente dell’Unione delle Superiore maggiori d’Italia, suor Micaela Monetti, fatto nel corso di un’intervista all’Osservatore Romano.
La religiosa spiega che: “La questione del gender è un tema che sta a me particolarmente a cuore. C’è un mondo sempre più̀ fluido. Bisogna accogliere l’invito che fa il Papa ad ascoltare prima di giudicare e incasellare”. Parole che rimandano all’espressione bergogliana: “Chi sono io per giudicare?” pronunciata proprio a proposito della questione omosessuale. Prosegue suor Micaela: “È un campo che ci sta interpellando con domande forti e certamente disorientanti. Io non ho le risposte ma è necessario abitare questa realtà̀ e cercare insieme il progetto di Dio. Non possiamo bypassare questa realtà, occorre prossimità”.
Non si tratta di giudicare le singole persone, compito che spetta solo a Dio, ma i comportamenti e le condotte. Non si tratta di condannare gli individui, ma di assisterli, instradarli, accompagnarli verso la retta Via ed il Sommo Bene.
Ripartire dai fondamentali
È la distinzione tra peccato e peccatore, da sempre patrimonio del Magistero, che dovrebbe fare da guida. Le risposte che Lei dice di non avere, suor Micaela, non c’è bisogno di cercarle chissà dove, sono nel Catechismo della Chiesa cattolica, che recita: “gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati… Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.
San Carlo Lwanga
Tesoro di questo insegnamento ne fece la straordinaria figura di San Carlo Lwanga, che si festeggia il 3 giugno e che vale la pena di ricordare, sia pure brevemente. Alla fine del 1800, il re Mwanga II, sovrano di territori che oggi fanno parte dell’Uganda, era al potere anche grazie al sostegno dei cristiani, che si erano opposti al tiranno musulmano Kalema.
Ma Mwanga era tutt’altro che un re illuminato. Di scarsa intelligenza, al punto da non essere riuscito ad imparare a leggere e scrivere, amava abbandonarsi a vizi ed eccessi, in gran parte conosciuti da mercanti europei. Alcol, droghe ma anche pratiche omosessuali a cui faceva ricorso disponendo di un harem costituito da paggi e dignitari di corte.
Ben presto il rapporto tra Mwanga e i cristiani si incrinò, sia perché tanto i cattolici che i protestanti condannavano le sue orge omosessuali, sia perché il sovrano si lasciò influenzare dall’astio degli stregoni e dei sacerdoti delle religioni tribali, che avevano visto precipitare la loro importanza sociale per l’affermarsi del cristianesimo.
La persecuzione
Iniziò un’autentica persecuzione. Il 15 novembre 1885 Mwanga fece decapitare il maestro dei paggi e prefetto della sala reale, Giuseppe Mkasa Balikuddembè, cattolico e catechista che aveva osato rimproverare al re le sue avances sessuali ai paggi.
Venne sostituito nel prestigioso incarico da Carlo Lwanga, anch’egli cattolico, sin da subito vittima delle attenzioni morbose del monarca. Ribellatosi, Lwanga venne condannato a morte. Dopo un percorso di 27 miglia a piedi, durato otto giorni, in cui lui e altri cristiani furono tormentati al fine di farli abiurare, il 3 giugno 1886 venne arso vivo insieme ai correligionari superstiti a Namugongo. Carlo Lwanga e gli altri 12 cristiani affrontarono stoicamente il martirio pregando sino all’ultimo respiro, senza emettere un solo gemito di dolore.
Benedetto XV li proclamò beati, saranno poi canonizzati nel 1964.
Stare nel mondo, non essere del mondo
Cara Suor Micaela, le risposte che cerca, oltre che nel catechismo, le può trovare nelle vite dei santi, come San Carlo Lwanga. Che, da Santo, scelse di stare NEL mondo ma non di essere DEL mondo, come il Vangelo ci chiede di fare (Gv, 15, 18-21). Quel “mondo sempre più fluido” che rifiuta Cristo e che La disorienta, Suor Michela, al punto da farle invocare una “prossimità”.
Articolo completo: Suor Micaela, San Carlo Lwanga e il gender fluid – (2dipicche.news)

