Malgrado le divise e le spie numerose scritte blasfeme a Bologna

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Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenzamadonna san luca
Comunicato n. 38/20 del 16 aprile 2020, Sant’Aniceto
 
Malgrado le divise e le spie numerose scritte blasfeme a Bologna
 
Malgrado l’imponente dispiegamento delle forze dell’ordine e gli informatori dei balconi per far rispettare le ordinanze governative – con interventi anche molto discutibili, che non hanno risparmiato alcune funzioni religiose – il porticato che conduce al santuario della Madonna di San Luca a Bologna è stato imbrattato per lunghi tratti da scritte volgari e blasfeme.
Per riparare l’offesa alla Beata Vergine Maria invitiamo a leggere la preghiera in Suo onore. Pubblichiamo anche il testo di Pio IX in occasione dell’incoronazione della sacra immagine. 
Il vergognoso episodio felsineo ci ricorda che finché le istituzioni non ritorneranno a riconoscere Cristo come Re delle Nazioni, andrà tutto male.
PREGHIERA ALLA BEATA VERGINE DI SAN LUCA 
O Vergine santissima, che nel segno della tua venerata Immagine, dal Monte della Guardia proteggi la nostra Città e tutta l’Arcidiocesi, rivolgi dal Cielo su noi il tuo sguardo di ma-terna bontà. Ai nostri fanciulli conserva l’innocenza del cuore, difendi e ravviva nel popolo bolognese la fede dei nostri padri, suscita anime generose che, ai no-stri giorni, con la preghiera e con le opere, affrettino l’avvento del Regno di Cristo. Veglia sulle nostre case, assisti le nostre famiglie, dona pace a tutte le genti. Benedici noi e i nostri Cari nella vita e nella morte. Fa’ che un giorno felice, come premio di rinnovato impegno cristiano, per i meriti del tuo Figlio Gesù, possiamo godere la gloria dell’eterna vita. Così sia.
 
DISCORSO PER L’INCORONAZIONE DELLA B.V. DI SAN LUCA DEL PAPA RE PIO IX, 1857
La tenera e sublime circostanza che riempie il vostro e il mio cuore di tanta allegrezza in sì bel giorno, m’ispira, o miei cari Bolognesi, íl desiderio di dirigervi alcune poche ma sostanziali parole. Ascoltate dunque con quella pietà e religione che è tutta propria di voi, o figli miei dilettissimi, e siate grati alla vostra amorosa Madre Chiesa santa, che procura sempre delle nuove consolazioni ai figli suoi.
Voi apprenderete subito accennarsi ora da me alla Incoronazione, che abbiamo fatta, io con le mie mani e voi con i vostri desideri e affetti, di questa augusta Immagine di Maria, che vi ricorda la Figlia dell’Eterno Padre, la Madre del Divin Figlio, la Sposa purissima dello Spirito Santo, la nostra Regina, la Madre nostra dolcissima.
Ma eccovi la gravità ed importanza delle parole, che m’interessa d’imprimere nel vostro cuore, ed in quello dei vostri figli e nipoti. Non sono semplici e sterili cerimonie i sacri riti della Chiesa, bensì sono essi fecondi e ripieni di grandi e utili significazioni; e queste tutte dirette al ravvicinamento della fede, ed al miglioramento del cristiano costume. Con un tal rito voglio dirvi, noi abbiamo stipulato con l’Immacolata gran Vergine un contratto! E cioè io, per me e per voi, ho pregato Maria, che siccome noi la incoroniamo qui in terra, così Ella voglia incoronarci poi tutti nell’eterna gloria del cielo.
Io ho una speranza fidente dolcissima, che questa Madre amorosa abbia accettata la mia preghiera; perché se Essa è la prescelta «ab aeterno» a inghirlandarsi delle corone che le tessono, tanto più vorrà Ella gradire una tal corona da voi, che siete di Lei veramente divoti, e riverenti e fedeli alla Chiesa del suo divin Figliuolo.
Sì, o Bolognesi amatissimi, vi è molta fede fra voi, ed io me ne compiaccio grandemente, e ringrazio il Signore. Ma riflettete che, specialmente ai giorni nostri, viene essa insidiata per ogni verso, e che dei nemici vi sono, i quali si adoperano con ogni sforzo, ed anzi raddoppiate ìl coraggio e la virtù per conservarla sempre più viva, e per difenderla ad ogni costo.
La Benedizione nostra apostolica vi conservi nei vostri cristiani propositi, vi difenda e conforti in tutti gli incontri di questa misera vita, e specialmente vi aiuti, difenda, e salvi quando consegnerete l’anima vostra al divin Giudice, cui sia onore e gloria ovunque per sempre ed in eterno.

DA

Malgrado le divise e le spie numerose scritte blasfeme a Bologna

Sgominata cellula islamica che voleva colpire durante la prossima Pasqua copta

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DI MATTEO ORLANDO PER AGERECONTRA

L’informazione monopolizzata dalle notizie legate al Covid-19 si è lasciata sfuggire una notizia rilevante. 

Le forze di sicurezza egiziane hanno annientato una cellula terroristica che pianificava di attaccare, almeno in prima istanza, i fedeli cristiani durante la prossima Pasqua copta che si svolgerà domenica 19 aprile.

Le forze di sicurezza egiziane sono riuscite a spazzare via la cellula jihadista, legata allo Stato islamico e allocata presso la periferia del Cairo, attraverso una operazione che è sfociata in un conflitto a fuoco.

Infatti, durante il violentissimo scontro, che è durato diverse ore ed ha trasformato la capitale dell’Egitto, una megalopoli di 20 milioni di abitanti, in un vero e proprio campo di battaglia urbano, almeno 7 terroristi sono stati uccisi, mentre tra le forze dell’ordine si registra una vittima. 

Il presidente egiziano Abdelfatá al Sisi ha espresso le sue condoglianze ai parenti dell’agente deceduto e ha applaudito “le azioni eroiche” degli agenti che hanno fatto irruzione in un edificio per neutralizzare il gruppo.

L’operazione di polizia ha avuto luogo nel quartiere residenziale orientale di al-Amireya, dove si erano basati i terroristi. Secondo le autorità egiziane, di fronte al coprifuoco ordinato dal governo per impedire la diffusione del coronavirus, i jihadisti avevano decisero di cambiare i loro piani e di attaccare, se non fossero riusciti a colpire i cristiani, le forze di sicurezza, presumendo che i cristiani non si sarebbero radunati in massa per le loro funzioni pasquali, viste le norme sul distanziamento sociale che sono in vigore anche in Egitto.

Padre Rafic Greiche, addetto ai media del Consiglio delle Chiese in Egitto, ha spiegato ad Asia News, che “la notizia non aggiunge particolare paura o preoccupazione ai cristiani egiziani” ed ha sottolineato che gran parte dei luoghi di culto e delle chiese sono chiuse al pubblico a causa dell’epidemia da COVID-19. “Non credo, sebbene questa sia la mia opinione personale, che le chiese potessero essere un vero bersaglio del gruppo terroristico, che forse voleva attaccare altrove”.

La Chiesa copta, che è la principale Chiesa cristiana non cattolica d’Egitto, conta circa 10 milioni di fedeli, residenti soprattutto nell’Alto Egitto. Esiste anche una Chiesa copta cattolica, il patriarcato cattolico di Alessandria, eretto nel 1824, ristabilito nel 1895 e governato da un patriarca. La Chiesa copta cattolica comprende 6 diocesi e conta circa 200 mila fedeli.

 

MATTEO ORLANDO

 

THE DONALD CONTRO BILL GATES : PRIMA VITTORIA

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Il generale Jerry Adams, surgeon general , massima autorità sanitaria delle forze armate Usa, ha fatto un annuncio bomba: la task force  americana sul coronavirus  ha abbandonato i modelli  “predittivi”sull’epidemia dell’OMS  dominata da Bill Gates e  raccomandati da Anthony Fauci, e  adotta invece dati reali basati sui test effettivamente fatti. Ciò perché “in quei modelli gonfiati e “basati sulla paura”, sono state propagandate le morti di milioni in tutto il mondo e centinaia di migliaia in America. Questi sono stati usati come base per quella che molti esperti hanno definito una ” risposta gravemente sproporzionata“.

E’ un siluro diretto a  Bill Gates e al suo complice Fauci  che freneticamente stanno girando tutte le tv in un tour mediatico “ minacciando il pubblico che le aziende potrebbero non riaprire per sei mesi o un anno, o fino a quando i governi non acquistano la loro vaccinazione convenientemente brevettata per grandi prodotti farmaceutici”.

E siccome  già nelle poche settimane di quarantena 22  milioni di americani hanno fatto richiesta del sussidio  di disoccupazione, si può capire come la  prospettiva viene vista dai rednecks che hanno votato Trump perché lotti contro il Deep State.

Adesso, in   base ai dati reali e non gonfiati, ha detto il Surgeon General,  “sono fiducioso che alcuni posti inizieranno a riaprire a maggio e giugno. Altri posti non lo faranno; sarà pezzo per pezzo, bit per bit, ma sarà guidato dai dati “.

Il braccio di  ferro di Bill Gates  contro Donald  Trump  dietro  la pandemia sembra essere concluso, per il momento, con la sconfitta del miliardario. Una guerra paradossale   che ha diviso  i politici e l’opinione pubblica su uno scontro farmaceutico  –    farla breve, clorochina contro vaccini  –  essendo inteso che chi è per la clorochina è per Trump, quindi “di destra”, mentre chi  è per  i vaccini sta per Gates ed è progressista.

Il punto è che  l’incolpevole ed apolitica idrossiclorochina è stata indicata da Trump, il 19 marzo, come un farmaco utile contro il Cov-19. Tutti –  ma proprio tutti – i media televisivi  sono saltati alla gola del presidente: ignorante! Rozzo! Cosa ne sai!, ascoltiamo invece il   prof. dott Anthony Fauci che è competente!  Sono state organizzate trasmissioni per dimostrare che Trump difendeva la  clorochina  perché detentore di azioni Sanofi, la presunta  casa produttrice. Per poi scoprire che Donald ha azioni della Sanofi per 435 $. Nessuno scandalo ha suscitato il fatto che il numero 2 dell’OMS, Bruce Aylward,  abbia rumorosamente raccomandato il Redemsivir (il 24 febbraio), senza attendere i risultati dei test, prendendo apertamente le parti per la Gilead che aveva giustappunto brevettato il farmaco. Nessuna curiosità sulla mazzetta probabilmente percepita dall’esperto?

La lotta Gates-Trump  ha esteso il conflitto anche in Francia: dove il microbiologo Didier Raoult,  per aver detto che lui ha guarito dei malati con la clorochina,  come del resto notoriamente in uso in Cina e Corea, è stato aggredito dal Comitato  Scientifico  allestito da Macron contro l’epidemia:  apparentemente perché non ha l’habitus del “grande mandarino della Scienza”  e  disturbava la narrativa  precostituita: solo  il vaccino ci consentirà di tornare liberi. Il fenomeno dei mandarini scientifici l’abbiamo visto anche nelle tv italiane.

Ma negli Stati Uniti la lotta è stata senza esclusione di colpi  bassi  e tragicomici, ma anche epicamente americani. I governatori del Michigan e del Nevada, democratici quindi anti-Trump, hanno preso misure per limitare l’uso della clorochina e prolungato le quarantene;  come risposta, la gente del Michigan, operai, ceto popolare,   con l’incubo della disoccupazione  –  hanno inscenato una colossale manifestazione  con le loro auto, Suv e camion in sostegno a Trump,  e alla clorochina, per tornare al lavoro e al salario  –  e contro il governatore Whitman.

Ancor peggiore è la posizione  come “esperto”  di Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale delle Malattie Infettive e  fautore della quarantena senza limiti “finché non arriva il vaccino”.  Lungi  dall’essere “Lo scienziato oggettivo”, ha lavorato a fianco di Bill Gates al Global Vaccine Action Plan, partenariato pubblico-privato fra l’OMS, Unicef e ….la Bill & Melinda Gates Foundation.

Di fatto il Global Vaccine Action Plan  è  – come dice il suo nome – l’organo con cui Bill Gates  spinge per applicare a tutti, cominciando dal Terzo Mondo, il suo tatuaggio  quantico   con  le informazioni sulle vaccinazioni che la persona ha subito,e  quelle che le mancano ancora.  L’invenzione, annunciata in pompa magna dal MIT  nel dicembre 2019,  era  stata finanziata da Gates … attraverso Jeffrey Epstein, il  pedofilo ucciso,   che come si ricorderà ad un certo punto della sua berve vita  aveva sviluppato un  improvviso interesse filantropico  per LaScienza,  alla quale aveva dedicato donazioni  e inviti  di celebri scienziati  nella sua isola delle femmine (di cui Gates è stato frequente ospite, ça va sans dire).

Ora   diventa chiaro perché Anthony Fauci si sia battuto nei talk show contro la clorochina,  esagerandone gli effetti collaterali e ripetendo che per dimostrare la sua utilità nel Cov-19  bisognava attendere studi e test.  E ad aggravare la sua posizione, è  saltato fuori un rapporto ufficiale del NIH (National Institute of Health, ministero della Sanità) risalente al 2005, che  a  proposito della epidemia SARS , in cui si legge: “La clorochina è un potente inibitore della diffusione del coronavirus SARS”.  Quindi   l’utilità del farmaco era ben nota, anche a Fauci.  (qui il rapporto NIH del 2005

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1232869/

Così si scopre che Donald  ha tutte le ragioni di smettere di finanziare l’OMS con denaro pubblico. L’organo transnazionale è completamente sotto l’influenza di Bill Gates, secondo contributore dopo gli Usa, e ne esegue  gli scopi  strategici, anche  attraverso la Global Alliance for Vaccine and Immunization  – Alleanza Globale per i Vaccini e l’immunizzazione,  organo di cui Bill Gates è il quarto donatore, dopo il Regno Unito. Del resto dal 2016   il network  europeo  Arte   ha mandato in onda un’inchiesta dal titolo “L’Organizzazione Mondiale della Sanità nelle grinfie dei lobbisti”dei giornalisti Juttat Pinzler e Tatjana Mischke.

Gates può contare sui governi europei. Specie  italiano.

Se  Trump ha vinto una battaglia,non è detto che vinca la guerra.  Il 6 aprile un vaccino  fabbricato in gran fretta è già  stato iniettato a volontari; esso è stato concepito dalla Inovio  Pharmaceutical, società finanziata (indovinate?) da Bill Gates, che ha annunciato di poter offrire ai governi un milione di dosi per la fine dell’anno. Poco prima, a marzo, un altro vaccino è stato annunciato dalla Moderna, società  finanziata nel 22016 con 20 milioni di dollari   dal solito Bill Gates.

I governi europei  soprattutto, coi loro  comitati scientifici  mandarini, sono ancora sotto la narrativa “aspettate il vaccino per tornare a lavorare” che Trump ha sgominato. E peggio. Ora si scopre che Conte si è infischiato degli avvertimenti americani,  ha lasciato passare settimane preziose senza preparazione (apposta?) e di fatto si è schierato con la terroristica narrativa-Gates…

https://twitter.com/ImolaOggi/status/1250866687483805697

Ma certo qui si constata – se si vuole prenderne atto  – che è meglio che il potere esecutivo sia in mano ad un ignorante eletto dal popolo, che ha solo il buonsenso del pater familias  e il bisogno di far tornare al lavoro i 20 milioni di suoi elettori disoccupati,  che agli “scienziati” e tecnocrati.  Ed appare in piena luce –  se la si vuol vedere –    non solo l’incompetenza di questi scienziati, esperti e tecnocrati, ma  peggio: la profonda disonestà morale, la loro permeabilità   alla corruzione; e la crudeltà con cui consigliano di lasciar crollare l’economia e gettare sul lastrico milioni di uomini sani, per combattere una epidemia trattabile, di cui hanno nascosto il farmaco che la tratta.

Ci sarebbe da aprire un discorso sulla  scelta che il popolo fa nella democrazia quando è vera: basata su qualcosa che è “la competenza morale del popolo”, come scrisse  il sociologo Raymond Boudon. Il popolo non sa di clorochina  né di eparina,  ma è competente  morale, e ha capito al volo che Fauci era un corrotto, come La Scienza che proclama dai talk show.

Da

THE DONALD CONTRO BILL GATES : PRIMA VITTORIA

Nascita del coronavirus, gli Usa indagano sul laboratorio di Wuhan

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Nascita del coronavirus, giallo sul laboratorio di Wuhan. I funzionari dell’intelligence e della sicurezza nazionale degli Stati Uniti hanno riferito che il governo Usa sta esaminando la possibilità che il nuovo coronavirus abbia avuto origine in un laboratorio di Wuhan, in Cina, e non in un mercato, e che sia poi stato diffuso per un errore.

Lo riporta la Cnn citando diverse fonti ritenute vicine alla questione. Secondo la Cnn ci sarebbero due cablogrammi diplomatici tra Stati Uniti e Pechino che risalgono al 2018. In questi cablogrammi gli Stati Uniti puntavano il dito contro le carenze in termini di sicurezza del laboratorio di virologia di Wuhan. Per le stesse fonti però, sarebbe prematuro trarre queste conclusioni. Cnn sottolinea come la teoria che il virus sia nato in laboratorio è stata ripetutamente smentita dalla Cina e messa in dubbio da numerosi esperti.

 

da

https://www.iltempo.it/esteri/2020/04/16/news/nascita-coronavirus-stati-uniti-indagano-laboratorio-wuhan-sicurezza-messaggi-cina-smentisce-1315458/

Fake news sul coronavirus? Cominciamo con quelle di “esperti” e comitati scientifici

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Roma, 16 apr – Dopo la prima dell’inchiesta sulle fake news e la disinformazione divulgate dal governo Conte e dalle istituzioni sul coronavirus, passiamo ad analizzare quanto affermato dai cosiddetti “esperti”, dal gennaio 2020 ad oggi. Per stessa ammissione di Massimo Galli, direttore responsabile del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, nessuno poteva e può definirsi esperto: “Ne sappiamo veramente molto ma molto poco (sul coronavirus) e forse molti di noi, cosiddetti esperti quasi reali e magari non tanto reali, ne abbiamo anche parlato qualche volta a sproposito. Qualcuno sicuramente lo ha fatto”.

Competenti allo sbaraglio

Non è stato soltanto il governo giallofucsia a confondere gli italiani con una comunicazione schizofrenica, contraddittoria e sconclusionata. Virologi ed esperti, prezzemolini nei talk televisivi e intervistati dai quotidiani a tutta pagina, hanno aumentato il caos e la frustrazione dei cittadini. Restrizioni della libertà personale e chiusure delle attività, decretati del governo Conte, sono stati validati perché “ce l’ha detto la scienza”. Quella stessa scienza ha cambiato opinione tempestivamente quando la realtà smentiva quanto aveva pontificato fino al giorno precedente. “Restate a casa” e “lavatevi le mani” sono state poi le uniche soluzioni fornite dai cosiddetti esperti, peraltro senza che abbiano fatto pubblica ammenda per le cialtronerie dichiarate dagli scranni televisivi. La solita spocchia degli incensati competenti ha prevalso sulla corretta informazione che il Paese necessitava in uno dei suoi momenti più difficili.

Alla confusione e alle misure tardive per il contenimento del Coronavirus, ha contribuito lo stesso Comitato tecnico-scientifico della Protezione civilenominato il 3 febbraio dal ministro della Salute Roberto Speranza. Quante volte durante la conferenza stampa quotidiana delle 18 abbiamo sentito affermare da Angelo Borrelli e soci che le mascherine non servivano? L’impreparazione del Comitato di fronte ad un virus sconosciuto, che per questo motivo suggeriva la massima prudenza, lo si è potuto constatare sia nei “Dieci comportamenti da seguire” (“contatta il numero 1500 se hai la febbre o tosse E sei tornato dalla Cina da meno di 14 giorni”) sia nei protocolli indirizzati agli ospedali (“caso sospetto” solo chi fosse stato in aree a rischio della Cina), cambiati solo in seguito allo scoppio dei focolai in Lombardia e Veneto ai primi di marzo.

Quando Ricciardi diceva: “Non fate i tamponi”

Sempre il Comitato aveva smentito l’utilità dei tamponi agli asintomatici, convinzione ribadita a mezzo stampa anche da Walter Ricciardi, membro italiano del board dell’Oms, il 27 febbraio. Il consigliere del ministero della Salute affermò che “chi ha dato l’indicazione di fare i tamponi anche alle persone senza sintomi, gli asintomatici, ha sbagliato”, ribadendo che la strategia della Regione Veneto“non è stata corretta perché ha derogato all’evidenza scientifica”, in quanto le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (test solo su soggetti sintomatici in presenza di due caratteristiche, il contatto con malati di Covid-19 accertati e la provenienza da zone di focolai), riprese dall’ordinanza del ministro della Salute del 21 febbraio, “non sono state applicate”. Ricciardi dichiarò anche se le linee guida fossero state applicate non avrebbero causato “confusione e allarme sociale”. Al momento, sembrerebbe però che la strategia di Luca Zaia dei tamponi a tappeto, anche agli asintomatici, stia dando una risposta decisamente più efficace nel contenimento del coronavirus (così come accade con successo in Germania e Corea del Sud spesso prese ad esempio): al 14 aprile, in Veneto sono stati fatti 208.878 tamponi (popolazione totale 4,9 milioni), mentre in Lombardia 214.870 (popolazione totale 10 milioni).

Probabilmente “l’alleanza stretta tra scienza e politica” in Italia, sbandierata come una strategia di successo da Walter Ricciardi, non è stata così perfetta e efficace nella gestione dell’emergenza coronavirus.

La prima scienziata, che in Italia ha denunciato la pericolosità del coronavirus e la problematicità degli asintomatici nel diffusione del contagio, è stata Ilaria Capua. Nel 2016, la virologa è stata costretta ad emigrare negli Stati Uniti, in seguito ad un articolo pubblicato da L’Espresso due anni prima, che ne ha distrutto la reputazione in Italia. L’inchiesta di Lirio Abbate accusava la Capua di corruzione, abuso d’ufficio e traffico illecito di virus. Nel luglio del 2016, la virologa è stata prosciolta dall’accusa di traffico illecito di virus, nell’inchiesta della procura di Verona, perché “il fatto non sussiste“. Ora la Capua è direttore dell’One Health Center of Excellence presso l’Università della Florida.

Le giravolte di Burioni

All’epoca dei primi avvertimenti di Ilaria Capua, i cosiddetti esperti della verità assoluta erano ancora alla fase “abbraccia un cinese”. Il 2 febbraio, poi ribadito il giorno successivo, Roberto Burioni affermava con determinata sicurezza che il coronavirus in Italia non stesse circolando e quindi il rischio di contrarre il virus fosse zero, grazie anche alle misure intraprese dal governo. Burioni si burlava pure di chi all’epoca indossava le mascherine, affermando che fosse più facile essere colpiti da un fulmine e che fosse impossibile “suicidarsi con il coronavirus”. La stessa teoria è stata poi ribadita dal virologo il 16 febbraio ospite da Fazio, quando denunciò l’emergenza razzismo contro i cinesi, rivendicando con orgoglio il fatto che la moglie e la figlia il giorno stesso avessero pranzato al ristorante cinese.

La posizione di Burioni cambia tempestivamente in seguito allo scoppio dei focolai in Lombardia e Veneto, dissociandosi furbescamente da sé stesso: “Noi pensavamo che qui il virus non ci fosse perché ci dicevano che il virus non c’era”. L’esperto, appollaiato come un vate ancora una volta sulla poltrona di Fabio Fazio ha pure cercato di giustificarsi con una metafora degna di un Mattia Santori qualsiasi: “Eravamo in presenza di un malato che non si misurava la febbre e ci diceva ‘sto bene’”. Come tutti gli altri esperti incoronati dalla televisione, anche Burioni è passato da “le mascherine non servono” a “le mascherine dovremo portarle tutti e a lungo”. Il virologo poi, esattamente il 12 aprile sulla tv pubblica, ha lanciato la sua nuova dottrina in merito alla sperimentazione di un vaccino: “Si prendono persone giovani, persone che non dovrebbero soffrire grande danno dall’infezione, si vaccinano e poi si prova a infettarle. Se questo venisse eticamente accettato noi potremmo ridurre quell’anno a pochi mesi”. Ovviamente, Roberto Burioni non rientra nello standard di “persona giovane”, ma potrebbe immolarsi per la scienza.

Gli errori grossolani della Gismondo

Antagonista di Burioni, ma protagonista dello stesso tipo di disinformazione che ha comportato la minimizzazione dell’emergenza coronavirus, è la direttrice del laboratorio di microbiologia dell’ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo, che probabilmente è stata la fonte scientifica di riferimento dell’insensata campagna “Milano non si ferma” del sindaco Beppe Sala. Dopo i post pubblicati su Facebook, la signora “il coronavirus è come un’influenza” è diventata una delle principali voci dei mainstream media italiani, dove è arrivata pure ad affermare che il virus ha dato una “spinta” ai malati che sarebbero morti ugualmente e che un suo amico gioielliere gli aveva promesso “un ciondolo a forma di coronavirus, un virus molto elegante” per farne un ricordo visto che dopo poche settimane “non ne avremo più sentito parlare”. In perfetta linea con l’ideologia no border, la Gismondo è riuscita ad affermare che i virus non conoscono frontiere e che “non dovrebbero esistere per nessuno”. Maria Rita Gismondo si à lasciata sfuggire però una verità che molti cercavano di tenere nascosta: “A fine dicembre, inizio gennaio, abbiamo osservato delle polmoniti un po’ strane rispetto all’andamento precedente. Ma ovviamente, il coronavirus non era una realtà da attenzione, non avevamo nemmeno i test diagnostici e probabilmente qualche polmonite da coronavirus c’era già stata ma ci è sfuggita”.

Pregliasco: “Il virus non sta circolando”

Altro capolavoro mediatico è stata l’onnipresenza di Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli studi di Milano, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e presidente dell’Anpas, nonché divoratore di involtini primavera in diretta televisiva. Pregliasco ha dichiarato che “i cittadini non devono avere paura di incontrare il coronavirus perché non sta circolando” (4 febbraio), teoria ribadita dieci giorni dopo quando additava come allarmiste le persone che portavano le mascherine in stazione Centrale di Milano, per poi affermare il 23 febbraio che “ce lo aspettavamo” perché “questa patologia è un po’ perfida” dopo lo scoppio dei primi focolai.

L’Istituto superiore di sanità e le indicazioni sbagliate

Come le altre starlette televisive, Fabrizio Pregliasco ha più volte ribadito l’inutilità delle mascherine. Non solo i cosiddetti esperti: anche Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità ha garantito che “l’uso delle mascherine in una persona sana non ha particolare utilità” in un video informativo pubblicato dalla stessa Iss, tesi ripetuta più volte durante la conferenza stampa quotidiana delle ore 18.

È lecito a questo punto chiedersi se i cosiddetti esperti e i tecnici siano stati imboccati dal governo colpevole di non essersi preparato per tempo all’emergenza coronavirus, perché l’Italia era completamente sprovvista di dispositivi di protezione, come si è poi scoperto. Sappiamo che solo il 2 marzo la Protezione Civile è stata autorizzata (Decreto Legge Gualtieri n.9 del 2 marzo 2020) ad acquistare dispositivi di protezione individuali ed altri dispositivi medicali; tra questi, anche le tristemente note mascherine destinate agli ospedali (gli stracci della polvere) che hanno ottenuto l’avallo dell’Istituto superiore di sanità.

Ci si chiede giustamente come faranno gli italiani a fidarsi ancora dei cosiddetti esperti e delle istituzioni che dovrebbero garantire la salute pubblica. Gli scienziati e i tecnici non dovrebbero mai prestarsi ai giochi della politica, ma chiudersi nei laboratori e nelle war room per cercare vere ed adeguate soluzioni alle emergenze sanitarie. Ma soprattutto la politica non deve delegare ai tecnici, ai competenti, la facoltà di decidere e governare anche nelle emergenze. Perché questa pandemia ha dimostrato tutti i limiti e le contraddizioni di competenti e presunti comitati scientifici.

Francesca Totolo

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/fake-news-coronavirus-esperti-comitati-scientifici-153254/

COLAO ARRIVA COME GAULEITER . DI BILL GATES

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Vittorio Colao e la sua “task force”  di tecnici sopraffini che farà  rifiorire l’Italia, per prima cosa ha preteso l’immunità penale  e civile per sé e i suoi   tecnocrati. Vuole insomma l’esenzione anticipata da ogni responsabilità criminale  per gli atti e  le decisioni che prenderà lui e  la “task force”.

Il solo a  lanciare l’allarme è stato Claudio Borghi.  Silenzio, naturalmente, del Quirinale.

https://twitter.com/borghi_claudio/status/1250227068677259265https://twitter.com/borghi_claudio/status/1250227068677259265

Se si avesse voglia di filosofeggiare, si potrebbero fare profonde considerazioni sul nome di cui si fregia una  democrazia  che, mentre ha sostanzialmente privato dell’immunità parlamentare agli eletti dal  popolo,  ha trasferito la più totale immunità da ogni legge ai tecnocrati non eletti.  Perché l’immunità che reclame  per sé e i suoi il Colao,  è  un privilegio che ha il governatore della BCE e   membri del suo consiglio, nei fatti l’hanno i commissari europei, tutti i capi delle organizzazioni sovrannazionali  e globali, e come abbiamo scoperto recentemente, anche il  direttore del Meccanismo Europeo  di Stabilità, il molto discusso MES: “E’ assolutamente, totalmente completamente IMMUNE alle leggi dei 19 stati dell’Area Euro. Non può essere toccato, per nessun motivo, per nessun reato, né lui né i 6 membri del suo board”.

Un privilegio  dei monarchi per diritto divino, è dunque oggi passato a i vertici tecnocratici: un interessante progresso della laicità.  Le azioni del monarca o dell’autocrate legibus solutus un tempo tendevano ad essere   bollate  come “arbitrii”,  governo  arbitrario , dai miscredenti  progressisti;   quegli stessi miscredenti progressisti che oggi ci spingono ad entrare nel MES, assoggettando con tranquillità l’intera nazione  al potere legibus solutus del dottor Klaus Regling, capo pro-tempore per diritto divino del filantropico Meccanismo  a cui il governo da noi non eletto vuol farci entrare, insieme a tutat l’Europa che  conta, ossia immune da ogni conseguenza giudiziaria.

Solo pochi giorni fa l’onnipotente ed immune  il dottor Regling ha smentito di aver mai detto “Italia e Spagna devono venire in ginocchio”.   E ci si può credere,    avendo il sistema degli immuni altri mezzi  di convinzione.   L’aumento dello spread, ormai a 240:  i mercati ci puniscono “per la   lagna no-Mes”,  ci  informa il professor Giampaolo Galli, PD, economista: l’unico economista a  fingere di ignorare che lo spread lo fanno  aumentare non i mercati, la BCE, attraverso Bankitalia, bastando che smetta per qualche ora di comprare i BTP.

“Si tratta di una pressione per mostrare al popolo italiano che deve entrare nel MES. Gli spread miracolosamente scenderanno appena l’Italia porrà la sua firma sul MES, decretando il suicidio economico del Paese”: così  il diplomatico ed economista francese Sébastien Cochard. “Come nel maggio 2018, quando  la BCE cessò di rimpiazzare i titoli italiani in  scadenza nel suo portafoglio; lo spread salì:   questo al momento del braccetto di ferro di Mattarella  e Salvini sulla nomina di Savona. Anche adesso è una pressione per indurre l’Italia ad entrare nel MES. Isabel Scnhabel è in questo  momento quella che agisce sui mercati per la BCE”.

Isabel Schnabel, se ricordate,  è la membra tedesca della BCE, quella che ha suggerito alla Lagarde la frase anti-italiana: «Non siamo qui per chiudere gli spread»  fra Btp e Bund. Ovviamente immune  da conseguenze civili e penali.

Più in generale, dice lo stesso Cochard in una intervista a Sputnik France, “Si servono della crisi attuale per spingere una agenda di integrazione europea”, ovviamente secondo   le regole tedesche : austerità, pareggio di bilancio, e per l’Italia “ avanzo primario del 4%  per 50 anni, ossia il dissanguamento della classe media”.

Il che  ci riporta a Colao e alla sua task force per la  splendida  rinascita. Come mai vuole preliminarmente l’immunità penale e civile? Quale crimine intende commettere impunemente?  E’ l’uomo che ha giudicato un successo   il trattamento che la  UE ha fatto subire alla Grecia: dunque  si servirà della crisi attuale per  spingere un  programma di integrazione europea, con l’Italia al posto della Grecia.   Questo  è ormai un progetto palese e plateale della tecnocrazia  eurocratica, e del PD  di servizio  (i grillini, nemmeno il caso di nominarli). Ma questo non è ancora tutto. Oltre che membro del Bilderberg  della Trilaterale,  Vittorio Colao ha, da gran tempo,  caldi rapporti professionali e personali  con Bill Gates.

E  in questi giorni Gates sta  moltiplicando le interviste su  tutti i media internazionali, e contattando tutti i leader del mondo ,   per promuovere quello che lui stesso chiama “il suo vaccino digitale universale”  per tutti i 7,6 miliardi di esseri umani del pianeta.

“Vaccino digitale universale”:  ai nostri lettori, la terminologia sarà chiara: è il piccolo tatuaggio invisibile,ma elettronicamente leggibile,   con le informazioni su ciascuno di noi, che Gates ha pagato per far mettere a punto.  Non gli importa nemmeno più di fingere di volerci inoculare un vaccino contro il corona; qualunque vaccino  va bene,  l’importante   è che le autorità degli Stati obblighino per legge ad avere il vaccino  – in realtà  il certificato digitale tatuato – per poter uscire a lavorare ed essere liberato dalla reclusione sanitaria.   Anche questo viene a fare Colao? Il Gauleiter di Bill Gates per la colonia Italia.

Come ci ha annunciato gongolante  Gianni Riotta :

Da

COLAO ARRIVA COME GAULEITER . DI BILL GATES.

I viaggi statici

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La quarantena imposta dal virus e la paralisi globale ci costringono a rinunciare ai viaggi e a riscoprire il fascino coatto dell’immobilità. Ma a pensarci bene la pelle del viaggiare è il movimento ma il cuore del viaggiare è l’immobilità. Noi che viviamo correndo, e viaggiamo divorando spazi, in un volo di dodici ore siamo costretti a riscoprire l’antica pazienza del tempo immobile, le ore interminabili dello stare, il prodigio di una lentezza del tempo mentre lo spazio scorre con una velocità prodigiosa. Tutto appare fermo nel lungo navigare tra i continenti di un Boeing, come se a pilotarci fosse Zenone di Elea; è come se fosse il mondo a muoversi, a mutare, per offrire al nostro sguardo immutabile emisferi per noi insondati.

Accade anche in terra, per strada, di scoprire che l’essenza del viaggio è l’immobilità. Mentre correte in autostrada, superate e siete superati da altri corpi viaggianti, dalla sfuggente identità; ad un tratto siete costretti a rallentare e poi a fermarvi, e restare bloccati per ore, in una di quelle code vacanziere ora frequenti, fino a passare dalle luci del giorno a quella della sera. Un paesaggio di oggetti e soggetti si rianima, riprende cuore e sembianze. Sagome di vita lambite in velocità diventano esistenze vere, schiudono i loro abitacoli, scendono dalla loro volatilità e prendono corpo. Nel Viaggio Immobile si rivedono gli uomini, affiorano cenni di convivialità prima negati dalla velocità, segni umani di disappunto e di sofferenza; si ritrovano affetti e bisogni. In quei momenti ti ripassa davanti la vita, velocemente, e ti sorpassa accennando un saluto; ti scorrono le cose che hai lasciato marcire nella scatola nera del tuo cervello. Mentre stai seduto nell’abitacolo o su un guard-rail, sfrecciano i grandi e piccoli eventi che hanno riempito e vuotato la tua vita, e tu cerchi inutilmente di inseguirli o di fermarli allo sguardo. Avevi fretta di arrivare, temi che ormai sia troppo tardi e ti struggi dall’ansia di non essere là; poi lentamente cadono le cataratte dell’apprensione, i pensieri ancheggiano acquistando una calma andatura e magari pensi che qualcosa o qualcuno abbia voluto sottrarti all’incontro, salvandoti. O forse per temprarti nella prigione di un’autostrada, incatenato a una fila di auto che ti costringe a riflettere, a confrontarti con altre impensate occasioni di vita.

Il viaggio che mi fece più sognare è quello che immaginai osservando una pittura sulla parete di fronte al mio letto: su una banchina pulsante di vita un bambino vestito alla marinara, con la mano alla madre, saluta una nave che salpa o che approda, non so, figurando la memoria di un luogo eccezionale, di Indie misteriose, offerta alla dolcezza domestica, quasi materna, di un porticciolo festoso. Il tranquillo molo di una domenica borghese e lo stupore esotico dell’avventura, un intreccio di prossimità e lontananza. Quel viaggio che non feci mi ha dato più emozioni di ogni altro realmente compiuto. Hanno ragione Salgari e Xavier de Maistre, viaggiatori statici.

Nell’attesa paziente che si aprano le porte di un vagone letto, si avvicinò un attore e raccontò che nonostante i disagi, ama viaggiare nella carrozza dei letti perché da bambino suo padre gli raccontava il mito di dormire viaggiando, di sognare cullati dal sussulto ritmico del treno, con i suoi passaggi di binari. E così pensando alla magica notte in treno, si addormentava vicino a suo padre e sognava viaggi dalla meta imprecisa a bordo di treni infiniti. Suo padre in vagone letto non c’era mai stato, modesti erano i suoi mezzi e più modeste le ragioni di spostarsi da casa; ascoltava quel sussulto di treno solo dal letto di casa, non lontano dalla ferrovia, e immaginava come dovesse essere bello addormentarsi in quella casa viaggiante. Per un sogno riflesso, a suo figlio era rimasto il piacere di viaggiare in vagone letto; per il mito d’infanzia che preludeva ad un sonno di favola, per il ricordo dolcissimo di una voce paterna che lo accompagnava nella carrozza del sogno; e per offrire a suo padre medesimo, a corsa finita, di accedere tramite il figlio a quel sogno mai realizzato. In quel tenero ricordo rividi le mie sere bambine nel lettone, quando mio padre raccontava le medesime cose al passaggio di un treno, col suo misterioso ondeggiare e sbuffare, e poi il suo lento disperdersi nel silenzio della sera. Anche lui non aveva mai viaggiato in vagone letto. Allora viaggiavo da fermo, nel letto di casa; ma ho conosciuto più mondi in quella onirica immobilità di un metafisico treno, che nei viaggi adulti compiuti davvero.

Ad uno sguardo bambino l’incanto del viaggio è anche un semplice finestrino che muta paesaggi, e ancora di più lo sguardo al mondo che lasciamo alle spalle dal lunotto di un’auto, dove la sorpresa del nuovo si unisce all’addio del paesaggio trascorso, che smoriva alla vista. Perfino un cruscotto di legno pieno di lucciole, come apparivano allo stupore infantile le spie luminose che brillavano la sera in una mitica topolino, accendeva la magia del viaggiare. O la pioggia che scroscia sulla lamiera e tambureggia sulla cappotta, e noi riparati a vedere il mondo che annega, a goderci lo spettacolo dell’universo che strepita e piange, seduti al sicuro nell’occhio del ciclone. O l’euforia ragazza di una notte di primavera passata all’addiaccio in attesa di un pullman per la gita scolastica; e poi il ritrovo, la partenza gioiosa, le azzurre luci discrete del pullman di notte, gli sguardi in penombra, gli approcci d’amore e il desiderio di non scendere mai da quel pullman e di non vedere mai spuntare l’alba del disincanto. Di queste immobilità è fatto il viaggiare. Viaggiare è un’illusione. Consoliamoci così ora che siamo carcerati.

MV, aprile 2020

DA

I viaggi statici

Noi occidentali ridotti a “eunuchi”

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Quello che è venuto a mancare in Occidente (la cui cultura ha ormai infettato anche civiltà millenarie ad esso lontanissime e con una visione dell’essere e della sua ragione di esistere quasi diametralmente opposta alla nostra, come la cinese) è il coraggio.

Durante la Seconda guerra mondiale i combattenti delle opposte sponde lasciarono sul terreno 68 milioni di morti, 10 milioni e mezzo appartenenti alle forze dell’Asse (Germania, Giappone, Italia, quest’ultima ne ebbe solo 472 mila) gli altri agli Alleati (russi, col maggior numero di perdite, 25 milioni, americani proporzionalmente col minor numero, 413 mila, inglesi 365 mila più il variegato mondo dei Paesi appartenenti al Commonwealth). Il tutto per cinque anni di guerra. Attualmente (10/4) i morti nel mondo per il Corona sono 86 mila in cinque mesi circa. Dovendo però scomputare in questa macabra ma necessaria comparazione tutti o quasi i Paesi africani che alla Seconda guerra mondiale non presero parte e che attualmente pagano un tributo di 8 mila morti circa. In una comparazione molto approssimativa, perché per esempio la Spagna non partecipò all’ultima guerra mondiale ma oggi è uno dei Paesi più infettati, 68 milioni di morti in cinque anni contro 78 mila in cinque mesi. Quindi anche se nei prossimi quattro anni e mezzo il Corona dovesse procedere progressivamente resterebbe comunque lontanissimo dai 68 milioni di morti della Seconda guerra mondiale. Eppure questa epidemia “tremar il mondo fa”.

Il coraggio è una componente essenziale dell’essere umano, anche se non va confuso con la temerarietà e l’irresponsabilità, perché anche la paura è un’altra importante componente purché sia tenuta sotto controllo. Credo che a tutti noi sia capitato, almeno una volta nella vita, di trovarsi in una situazione di grave pericolo, le reazioni sono di due tipi: c’è chi, sotto adrenalina, reagisce e la scampa e chi ne rimane paralizzato e soccombe.

In tutte le civiltà lato sensu europee che hanno preceduto la nostra  (greca, ellenistica, latina, medioevale) il coraggio non era solo una dote indispensabile al comando, ma il suo valore era ampiamente introiettato anche da tutti gli altri. Sto leggendo Erodoto (Storie) e Tucidide (La guerra del Peloponneso) e negli scontri all’arma bianca quasi nessuno si tira indietro e quei pochi che lo fanno, che Erodoto e Tucidide condannano senza riserve, sono coperti da perpetuo disonore. Se nel Medioevo europeo i nobili avevano la loro tanta contestata supremazia è perché a loro spettava combattere, mentre i contadini restavano sui campi. Estremamente significativa in proposito è la spiegazione che due scudieri di Varennes-en-Argonne danno, verso la fine del Trecento, del fatto che i nobili non devono pagare la taglia, cioè la tassa reale: “Perché, dicono gli scudieri ,in virtù della nobiltà sono tenuti ad esporre i loro corpi e cavalcature alla guerra” (C.Aimond, Histoire de la ville de Varennes-en-Argonne). Ma per tornare un attimo alla società latina, dove per onore ci si suicidava come noi accendiamo una sigaretta, l’unico esempio, a mia memoria, di viltà conclamata è quello di Marco Tullio Cicerone che a 64 anni cerca di sfuggire in modo scomposto e miserevole agli uomini di Antonio che lo ha condannato a morte e una volta raggiunto “presenta ai sicari un volto disfatto” (Plutarco). E infatti i suoi concittadini gli conficcarono uno spillone nella lingua, a significare che era stato bravo solo con quella.

Dopo la Seconda guerra mondiale il coraggio perde il suo primato come valore. Gli americani ne dettero collettivamente un’ultima prova nella guerra del Vietnam dove persero 63 mila soldati. In quanto agli europei di guerre non ne hanno fatte più, tranne gli inglesi per le Falkland o Malvinas dove si comportarono da inglesi mandando in prima linea il Principe Andrea. Poi è nebbia. Anzi peggio. Noi occidentali conduciamo guerre senza epica, senza coraggio, senza gloria, utilizzando i droni, con i loro missili, teleguidati da 10 mila chilometri di distanza. Il coraggio è passato agli islamici. Non solo ai guerriglieri e ai kamikaze dell’Isis o di al Qaida (anche se l’azione di Atta e dei suoi che, armati solo di temperini, sequestrarono un aereo e lo proiettarono contro le Torri Gemelle ha, ammettiamolo, qualcosa di grandioso) ma nel musulmano comune che, come possiamo vedere in questi giorni, se ne fotte del Coronavirus per inciviltà certo, ma anche perché ha meno paura della morte.

Oggi noi occidentali tremiamo ad ogni stormir di foglia. Abbiamo costruito una società che sarebbe ingiusto definire femminea, perché le donne, attrezzate per il parto, hanno più coraggio degli uomini. Una società eunuca.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 14 aprile 2020

DA

http://www.massimofini.it/articoli-recenti/1931-noi-occidentali-ridotti-a-eunuchi

L’Anpi torna alle origini: resistenza sì, ma da casa. “Il 25 aprile cantate Bella Ciao alla finestra”

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Roma, 14 apr – “Il 25 aprile #bellaciaoinognicasa alle ore 15”. Eccolo, il flashmob della “liberazione” che tutti gli italiani attendevano – lo attendevano così tanto che dalle terrazze, da un mese a questa parte, pur di non cantare la sgradevole canzoncina partigiana gli italiani hanno estratto dalla naftalina la Macarena.No, dico, qualcuno di voi l’ha sentita intonare da vicini e dirimpettai negli ultimi 40 giorni, affacciandosi al terrazzo intorno alle 18? Ecco, questo dà l’esatta misura di quanto gli italiani siano affezionati a Bella Ciao. In una scala di gradimento, azzarderemmo che potrebbe collocarsi subito dopo al coronavirus stesso.

Il suddetto flashmob, lanciato dalla presidenza e dalla segreteria nazionale dell’Anpi nel 75° anno della “liberazione”,  è corredato di un appello in cui si richiede l’adesione alle associazioni, ai sindacati, ai partiti, ai movimenti “che si riconoscono nei valori della Resistenza, della democrazia e della Costituzione”. L’orario è simbolico: ogni anno, infatti, a Milano proprio alle 15 parte il grande corteo nazionale, che quest’anno non si terrà. Una cosa è sicura: da quest’anno i “partigiani” ritornano ai fasti di un tempo, quando cioè la “resistenza” la passavano imboscati. Fienili, grotte e pollai hanno lasciato il posto a loft e attici…ma sempre di imbosco si tratta.

“L’Italia ha bisogno, oggi più che mai, di speranza, di unità, di radici che sappiano offrire la forza e la tenacia per poter scorgere un orizzonte di liberazione – si legge nel testo dell’appello – Il 25 aprile arriva con una preziosa puntualità. Arrivano le partigiane e i partigiani, il valore altissimo della loro memoria. L’Anpi chiama il Paese intero a celebrarlo come una risorsa di rinascita. Di sana e robusta rinascita. Quest’anno non potremo scendere in piazza ma non ci fermeremo. Il 25 aprile alle ore 15, l’ora in cui ogni anno parte a Milano il grande corteo nazionale, invitiamo tutti caldamente ad esporre dalle finestre, dai balconi il tricolore e ad intonare Bella ciao. In un momento intenso saremo insieme, con la Liberazione nel cuore. Con la sua bella e unitaria energia“. Vedremo quanti italiani saranno interessati a partecipare. Nel caso, basta aprire le finestre e suonare a palla l’Inno di Mameli.

Cristina Gauri

da

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/anpi-origini-resistenza-25-aprile-bella-ciao-153089/

Trump sospende finanziamenti all’Oms. Segretario generale Onu: “Non è il momento di ridurre risorse”

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Come già preannunciato nei giorni scorsi, il presidente americano Donald Trump ha sospeso i finanziamenti all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha disposto la sospensione dei finanziamenti all’Organizzazione mondiale della sanità. A rendere nota la decisione è lo stesso capo di stato americano, il quale ha criticato aspramente l’Oms per il suo fallimento “nell’ottenere informazioni tempestive sul coronavirus”.

Nel suo duro intervento dal Rose Garden, Trump ha accusato l’organizzazione di aver “gestito male e insabbiato” l’emergenza sanitaria:

“I loro errori sono costati delle vite umane”, ha tuonato il tycoon, annunciando un’inchiesta dell’amministrazione sulle modalità in cui l’Oms ha affrontato la pandemia.

La scelta di Trump, che però dovrà prima essere ratificata dal Congresso, porterà ad un taglio complessivo compreso fra i 400 e i 500 milioni di dollari, pagati finora dai contribuenti statunitensi.

E proprio l’entità del contributo americano all’Oms in rapporto a quelli degli altri Paesi è uno dei temi sul quale l’inquilino della Casa Bianca si è soffermato maggiormente, sottolineando come “la Cina contribuisce con circa 40 milioni”.

ONU: “Non è il momento di ridurre risorse Oms”

L’annuncio di Trump, già bersaglio delle critiche in patria per aver sottovalutato l’emergenza Covid-19, non ha lasciato indifferente la comunità internazionale.

Il primo ad esporsi, in questo senso, è stato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres:

“Non è il momento di ridurre le risorse per le operazioni dell’Oms o di qualsiasi altra organizzazione umanitaria nella lotta contro il coronavirus. Ora è il momento dell’unità, di lavorare in solidarietà per fermare questo virus e le sue conseguenze dirompenti”.

DA

https://it.sputniknews.com/mondo/202004158972429-trump-sospende-finanziamenti-alloms-segretario-generale-onu-non-e-il-momento-di-ridurre-risorse/

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