L’antifascismo dei cretini

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Abbiamo sempre avuto pazienza con i cretini non cattivi e con i cattivi ma intelligenti. Non riusciamo però ad averne con i cretini cattivi, magari in origine solo cretini poi incattiviti oppure solo cattivi poi rincretiniti. Ma sono cresciuti a dismisura e si sono aggravati. Sto parlando del nuovo antifascismo, collezione autunno-inverno, che si alimenta di fascistometri per misurare il grado di fascismo che è in ciascuno di noi e di istruzioni per (non) diventare fascisti, di Anpi posticce che sventolano l’antifascismo anche il 4 novembre, non più costituite da partigiani ma da militanti dell’odio perenne; e poi di mobilitazioni, manifestazioni e mascalzonate, veicolate da giornaloni, telegiornaloni, talk show e da tante figurine istituzionali. Come quel Figo che alterna dichiarazioni d’antifascismo a dichiarazioni surreali d’amore a proposito degli stupri e i massacri tossico-migranti. Per lui le violenze si combattono con l’amore, come dicevano i più sfigati figli dei fiori mezzo secolo fa. Lui ci arriva adesso, cinquant’anni dopo e a proposito di un fatto così terribile come uno stupro mortale a una ragazzina.

Sopportavamo il vecchio antifascismo parruccone, trombone, un po’ di maniera. Arrivavamo a sopportare perfino un antifascismo di risulta, violento, intollerante, estremista. Finché si tratta dei dementi agitati dei centri sociali, di qualche femminista in calore ideologico o con caldane fasciofobe, oppure di sparsi cretini del grillismo e del vecchio sinistrismo, ce ne facevamo una ragione. Ma sconforta quando vedi pure intellettuali, direttori, editori, giornalisti, testate che avevano qualche credibilità intellettuale o almeno professionale, che leggevi e stimavi, avere una regressione idiota nell’odio verso un presunto e rinato neofascismo (che in realtà rinasce ogni settimana da 73 anni, in base ai loro dolori reumatici, i loro indicatori e delatori). Per non restare nel vago, mi riferisco a firme, filosofi, giornalisti, scrittori che esercitano il loro mestiere su la Repubblica, l’Espresso, i loro paraguru genere Saviano, per non dire nei talk show e nei tg rai, mediaset (solo un po’ meno), la 7 e sky. Probabilmente un combinato disposto ha dato loro alla testa: il fallimento inglorioso della sinistra su tutte le ruote, l’avanzata popolare di Salvini, il trionfo in tutto il mondo e non coi colpi di stato ma a suon di voti, di leader e movimenti opposti alla sinistra. E poi le prediche, le censure e le leggi opinionicide di Suor Boldrina e Frate Fiano, solo per citare due chierici precursori di questo antifascismo. Ma devono aver raggiunto uno stato patologico così avanzato questi malati del morbo d’Antifascismo, se perfino il Corriere della sera, si è di recente ribellato alla deriva idiota dell’antifascismo con un equilibrato editoriale di Paolo Mieli, un frizzante corsivo di Gramellini, un incisivo affondo di Panebianco, e scritti di Battisti, della Tarquini. Poi, leggi Paolo Giordano in prima pagina del Corriere che prende sul serio i calendari di Mussolini (è la scemitudine dei numeri primi), leggi Aldo Grasso che nega le pagine di storia sociale del fascismo, carte del lavoro e garanzie per pensionati e donne, leggi l’inquisizione filosofica della Di Cesare, più menate varie di antirazzismo e antifascismo e ti accorgi che il Corriere gareggia con la Repubblica sullo stesso terreno. L’antifascismo patologico è a uno stadio acuto se il 4 novembre Furio Colombo sul Fatto sbaglia ricorrenza e dedica il suo fondo all’apologia del 25 aprile. O se un giornalista de La Repubblica, Maurizio Crosetti, accecato da furiosa demenza, auspica il massacro a Piazzale Loreto di Salvini. Ma la demenza ha pure valore retroattivo nei secoli andati. Sono reduce dall’imbarazzante lettura di un libro dedicato a Dante di tale Chiara Mercuri, pubblicato da Laterza, in cui si presenta Dante come un precursore dei dem, uno che va in esilio perché dalla parte delle lotte proletarie e viene citato tra i grandi di tutti i tempi insieme a Saviano, senza un minimo senso del ridicolo. Saranno stati i fascisti del suo tempo a condannarlo a morte e all’esilio, evidentemente. Quelli che una polpetta avvelenata di nome Michela Murgia vorrebbe misurare col suo fascistometro, lanciato come ultima moda ideologica magari da adottare anche nelle aule e nei media per schedare e discriminare chi non la pensa come te. Un formidabile misuratore non dell’altrui fascismo ma della propria demenza faziosa.

Ho sempre ritenuto che meriti rispetto chi fu antifascista col fascismo vivo e imperante, un antifascismo fiero e scontato sulla propria persona; quello postumo che infierisce contro i morti no. Ma quello posticcio, surreale e caricaturale dei nostri giorni, è un triplice insulto: al fascismo, all’antifascismo e all’intelligenza degli italiani. Come è un insulto quotidiano alla memoria di tutti i caduti, a partire dagli stessi ebrei, le ossessive, petulanti, rievocazioni del razzismo e dei campi di sterminio, lette come eventi in corso di replica. Il delirio antifascista e antirazzistaporta anche ad alcune intelligenze un tempo rispettabili, un obnubilamento mentale con esiti deprimenti e grotteschi. Il tutto si accompagna a un ritorno di odio patrio, di antiitalianità, che sembrava superato da alcuni decenni, e che invece rigurgita, identificando l’amor patrio col più aggressivo nazionalismo: il modo migliore per favorire davvero questo slittamento. Vogliono combattere il sovranismo ma questo è il modo migliore per aiutarlo a dilagare. Dopo una faticosa riconquista di un rapporto migliore con i temi nazionali nei decenni scorsi, grazie allo sforzo di Craxi e Spadolini, di Ciampi e anche di Napolitano, la sinistra residuale di oggi ha avuto una regressione feroce quanto insensata contro l’italianità, un conato di vomito antipatriottico per sancire che loro sono dalla parte dei migranti. Stranieri first. Ecco il 4 novembre celebrato dalla parte degli austriaci, dei disfattisti e dei disertori.

Se ragionassi in termini politici, o peggio elettorali, dovrei gioire perché assisti allo spettacolo di un suicidio dei radical, affogati nel ridicolo in una lotta contro gli italiani. Ma non sono mai contento quando un avversario si autodemolisce e si autoridicolizza in quel modo; non mi piace, per la democrazia, per la circolazione delle idee, per carità di patria vederli schiumare di odio e di rabbia, peggio degli haters che deprecano (“Buonisti un cazzo”, tuonava elegantemente la copertina de l’Espresso). E per il rispetto, non corrisposto, che continuo a nutrire per le persone nonostante i loro pregiudizi e le loro occlusioni mentali. Ricredetevi, riavetevi, ripensateci. Non riducete il prefisso dem ad abbreviativo di dementi. Non seppellitevi nel vostro ridicolo rancore, elevando l’imbecillità a crimine contro l’umanità.

MV, Il Tempo 5 novembre 2018

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L’antifascismo dei cretini

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

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Venerdì Santo, 10 Aprile 2020, come ogni anno, il nostro Circolo Christus Rex organizza la Via Crucis alle ore 15.00, ora della morte di Nostro Signore. A causa delle restrizioni legislative  quest’anno reciteremo la Via Crucis su Skype al Canale “Catechesi di Christus Rex-Traditio”. Chi vuole, può unirsi. 

 

Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

§ 3. – Della settimana santa in generale

45 D. Perché l’ultima settimana di Quaresima si dice santa?

R. L’ultima settimana di Quaresima si dice santa, perché in essa si celebra la memoria dei più grandi misteri operati da Gesù Cristo per la nostra redenzione.

46 D. Di qual mistero si fa memoria nella domenica delle Palme?
R. Nella domenica delle Palme si fa memoria dell’entrata trionfante che Gesù Cristo fece in Gerusalemme sei giorni avanti la sua passione.

47 D. Per qual causa Gesù Cristo valle entrare trionfante in Gerusalemme avanti la sua passione?
R. Gesù Cristo avanti la sua passione volle entrare trionfante in Gerusalemme, come era stato predetto:
1.    per animare i suoi discepoli dando loro in tal maniera una chiara prova che andava a patire spontaneamente;
2.    per insegnarci che colla sua morte egli trionferebbe del demonio, del mondo e della carne, e che ci aprirebbe l’entrata in cielo.

48 D. Qual mistero si celebra nel giovedì santo?

R. Nel giovedì santo si celebra l’istituzione del santissimo Sacramento dell’Eucaristia.

49 D. Qual mistero si ricorda nel venerdì santo?
R. Nel venerdì santo si ricorda la passione e morte del Salvatore.

50 D. Quali misteri si onorano nel sabato santo?
R. Nel sabato santo si onorano la sepoltura di Gesù Cristo e la sua discesa al limbo e dopo il segno del Gloria si comincia ad onorare la sua gloriosa resurrezione.

51 D. Che cosa dobbiamo noi fare per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa?
R. Per passare la settimana santa secondo la mente della Chiesa dobbiamo fare tre cose:
1.    unire al digiuno un maggior raccoglimento interno, e un maggior fervore di orazione;
2.    meditare di continuo con ispirito di compunzione i patimenti di Gesù Cristo;
3.    assistere se si può, ai divini uffici con questo medesimo spirito.

§ 2. – Di alcuni riti della settimana santa.

52 D. Perché la domenica della settimana santa si dice delle Palme?

R. La domenica della settimana santa si dice delle Palme a cagione della processione che si fa in questo giorno, in cui si porta in mano da’ fedeli un ramo d’olivo o di palma.

53 D. Perché nella domenica delle Palme si fa la processione portando rami d’olivo o palme?
R. Nella domenica delle Palme si fa la processione portando rami di olivo o palme per ricordare l’entrata trionfante di Gesù Cristo in Gerusalemme, incontrato dalle turbe con rami di palma in mano.

54 D. Perché nel ritorno della processione delle Palme si batte tre volte alla porta della Chiesa prima che si apra?
R. Nel ritorno della processione delle Palme si batte tre volte alla porta della Chiesa, prima che si apra, per significare che il paradiso era chiuso pel peccato di Adamo, e che Gesù Cristo ce ne ha meritato l’ingresso colla sua morte.

55 D. Chi furono quelli che andarono incontro a Gesù Cristo allorché entrò trionfante in Gerusalemme?
R. Allorché Gesù Cristo entrò trionfante in Gerusalemme, gli andò incontro il popolo semplice ed i fanciulli, non già i grandi della città; così disponendo Iddio per farci conoscere che la superbia rese questi indegni di aver parte nel trionfo di nostro Signore, che ama la semplicità di cuore, l’umiltà e l’innocenza.

56 D. Perché non si suonano le campane dal giovedì santo al sabato santo?
R. Dal giovedì sino al sabato santo non si suonano le campane in segno di grande afflizione per la passione e morte del Salvatore.

57 D. Perché si conserva nel giovedì santo un’ostia grande consacrata?
R. Nel giovedì santo si conserva un’ ostia grande consacrata:
1.    affinché si tributino speciali adorazioni al sacramento dell’ Eucaristia nel giorno in cui venne istituito;
2.    perché si possa compiere la liturgia nel venerdì santo, in cui non si fa dal sacerdote la consacrazione.

58 D. Perché nel giovedì santo dopo la Messa si spogliano gli altari?
R. Nel giovedì santo dopo la Messa si spogliano gli altari per rappresentarci Gesù Cristo spogliato delle sue vesti per essere flagellato e affisso alla croce; e per insegnarci che per celebrare degnamente la sua passione dobbiamo spogliarci dell’uomo vecchio, cioè d’ogni affetto mondano.

59 D. Perché si fa la lavanda dei piedi nel giovedì santo?
R. Nel giovedì santo si fa la lavanda dei piedi:
1.    per rinnovare la memoria di quell’atto di umiliazione con cui Gesù Cristo si abbassò a lavarli ai suoi Apostoli;
2.    perché Egli medesimo esortò gli Apostoli e, in persona di essi, i fedeli ad imitare il suo esempio;
3.    per insegnarci, che dobbiamo purificare il nostro cuore da ogni macchia, ed esercitare gli uni verso degli altri i doveri della carità ed umiltà cristiana.

60 D. Perché nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese pubblicamente nelle processioni, o privatamente?
R. Nel giovedì santo i fedeli si recano alla visita del Santissimo Sacramento in più chiese in memoria de’ dolori sofferti da Gesù Cristo in più luoghi, come nell’orto, nelle case di Caifa, di Pilato e di Erode, e sul Calvario.

61 D. Con quale spirito si devono fare le visiti nel giovedì santo?
R. Nel giovedì santo si devono fare le visite non per curiosità, per abitudine o per divertimento, ma per sincera contrizione dei nostri peccati, che sono la vera cagione della passione

e morte del nostro Redentore, e con vero spirito di compassione delle sue pene, meditandone i vari patimenti; per esempio nella prima visita quel che soffri nell’orto; nella seconda, quel che soffrì nel pretorio di Pilato; e così dicasi delle altre.

62 D. Perché nel venerdì santo la Chiesa, in modo particolare, presa il Signore per ogni sorta di persone, anche per i pagani e per i giudei?
R. La Chiesa nel venerdì santo, in modo particolare, prega il Signore per ogni sorta di persone per dimostrare che Cristo è morto per tutti gli uomini e per implorare a beneficio di tutti il frutto di sua passione.

63 D. Perché nel venerdì santo si adora solennemente la croce?
R. Nel venerdì santo si adora solennemente la Croce, perché essendovi Gesù Cristo stato inchiodato ed essendovi morto in quel giorno, la santificò col suo sangue.

64 D. L’adorazione si deve al solo Dio, perché adunque si adora la Croce?
R. Si deve adorazione al solo Dio, e però quando si adora la Croce, la nostra adorazione si riferisce a Gesù Cristo morto su di essa.

65 D. Qual cosa è da considerarsi specialmente nei riti del sabato santo?
R. Nei riti del sabato santo è da considerarsi specialmente la benedizione del cero pasquale e del fonte battesimale.

66 D. Che cosa significa il cero pasquale?
R. Il cero pasquale significa lo splendore e la gloria, che Gesù Cristo risuscitato apportò al mondo.

67 D. Perché si benedice nel sabato santo il fonte battesimale?
R. Nel sabato santo si benedice il fonte battesimale, perché anticamente in questo giorno, come ancora nella vigilia della Pentecoste, si conferiva il Battesimo solennemente.

68 D. Che cosa dobbiamo fare mentre si benedice il fonte battesimale?
R. Mentre si benedice il fonte battesimale, dobbiamo ringraziare il Signore d’averci ammessi al Battesimo, e rinnovare le promesse che allora abbiamo fatto.

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Catechismo Maggiore di san Pio X – Della settimana santa

Boko Haram aumenta la sua attività terroristica

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DI MATTEO ORLANDO  PER AGERECONTRA

 

Boko Haram aumenta la sua attività terroristica in Nigeria e Ciad. In mezzo all’emergenza del coronavirus che ha raggiunto anche l’Africa occidentale, i paesi della regione stanno affrontando un’escalation di violenza da Boko Haram: in una serie di attacchi tra Nigeria e Ciad questo gruppo islamista, il cui nome nella lingua hausa significa “l’educazione occidentale è peccato”, ha ucciso almeno 150 soldati negli ultimi giorni.

L’attacco più grave è avvenuto il 24 marzo, quando almeno 92 soldati ciadiani sono stati uccisi nello scontro più grave finora perpetrato dai terroristi di Boko Haram, sulla penisola di Boma nella provincia del Lac, che confina con Niger e Nigeria.

Secondo alcune testimonianze, 24 veicoli dell’esercito sono stati distrutti, inclusi veicoli corazzati, e gli uomini di Boko Haram sono riusciti a rubare le armi ai militari.

Il giorno precedente, il 23 marzo, i jihadisti avevano ucciso almeno 50 soldati nigeriani in un’imboscata vicino al villaggio di Goneri, nello stato settentrionale di Yobe.

Sempre nel nord del Camerun, al confine con la Nigeria, negli ultimi mesi centinaia di famiglie cristiane sono state costrette a fuggire dalle loro case a causa della rinnovata violenza di Boko Haram. 

Hidoua, Gochi, Mandaka, Tourou, Kolofata ecc., l’elenco delle località attaccate da dicembre 2019 continua ad aumentare. In quasi tutte le occasioni, ci sono stati incendi, saccheggi, rapimenti e omicidi perpetrati dai  jihadisti islamici.

Recentemente in Nigeria gli islamisti di Boko Haram hanno ucciso almeno 23 persone che ritornavano da un funerale nel distretto di Nganzai, vicino a Maiduguri, capitale dello stato federale di Borno.

Negli ultimi mesi i terroristi di Boko Haram hanno attaccato ripetutamente il distretto di Nganzai. Nel settembre dell’anno scorso, il gruppo ha ucciso otto persone e rubato bestiame in due villaggi della zona, dopo che i residenti avevano cercato di impedire loro di prendere gli animali.

Il terrorismo jihadista in Nigeria, sviluppatosi fortemente con il sorgere di Boko Haram esattamente dieci anni fa, ha progressivamente coinvolto anche alcune nazioni confinanti, come Ciad, Niger e Camerun, ed ha causato almeno 40 mila vittime (tra civili, militari, poliziotti e gli stessi miliziani islamisti), costringendo oltre due milioni di persone, in prevalenza cristiani, a fuggire dalle loro case.

Negli Stati federali di Borno, Kano, Kaduna, Bauchi e Yobe, nonostante i proclami del governo centrale della Nigeria, gli estremisti di Boko Haram continuano a mietere vittime. La violenza, peraltro, si è aggravata da quando, nel 2016, Boko Haram si è divisa in due: una fazione è guidata da Abubakar Shekau, un altro gruppo, che ha giurato fedeltà all’Isis (e si chiama Iswap), è stato guidato fino allo scorso aprile da Abu Musab al-Barnawi, figlio del defunto fondatore di Boko Haram Mohammed Yusuf. Adesso l’Iswap sarebbe guidato da Abu Abdullah Ibn Umar al-Barnawi, terrorista avallato dai vertici dell’Isis.

Secondo Matthew Page, analista del Chatam House, un centro studi britannico, i miliziani di Boko Haram “non hanno una strategia coerente né sono molto organizzati, ma potrebbero continuare per 30 anni i loro attacchi, considerando che la stessa reazione governativa contro di essi, almeno fino ad ora, si è dimostrata inefficace”.

“Da quando è emersa Boko Haram è stato un susseguirsi di attacchi, uno dopo l’altro, contro la Chiesa. Sia sugli individui che sulle famiglie”, ha detto recentemente il vescovo Oliver Dashe Doeme di Maiduguri, che ha ricordato che, quando è stato scelto come vescovo nel 2009, c’erano più di 125 mila cattolici nella sua diocesi, adesso meno di 70 mila.

Nel 2014 il vescovo Doeme aveva affermato di aver avuto una visione di Gesù Cristo durante un’adorazione eucaristica. “Aveva una spada in mano”, aveva ricorda a suo tempo il vescovo Doeme. “Ho ricevuto la spada e si è rivelato essere un rosario”. Poi il vescovo ha sentito dire a Gesù “Boko Haram finirà. Si possono distruggere le chiese, si possono distruggere le canoniche, ma non si può distruggere la fede”.

Il vescovo Doeme ha capito così che la preghiera del Santo Rosario finirà per sconfiggere il gruppo terroristico.

Intanto il frate psicologo Epiphane Stephane Nayeton, sacerdote dell’Ordine dei Ministri degli Infermi (Camilliani), che dopo gli studi di Filosofia e Teologia presso il Seminario Maggiore Saint Gall-Ouidah (del Benin) è arrivato alla laurea magistrale in Psicologia Clinica e in Scienze Tecniche e Psicologiche presso l’Università degli Studi Lumsa di Roma, ha riflettuto sul fenomeno nel suo libro “La vita dopo Boko Haram. Proposte didattiche alla luce del contesto odierno” (Aracne Editore, Roma, p. 132). “Prima di diventare un gruppo terroristico, Boko Haram era un piccolo gruppo di giovani che denunciavano la corruzione dei politici nigeriani. Essi hanno proposto la distribuzione del reddito del paese al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione in generale e della città di Maiduguri (Nigeria del Nord) in particolare. La critica alla leadership dominante, considerata corrotta, ingiusta e incapace di risolvere problemi economici e sociali, ha portato a violenze di ogni tipo. Nel frattempo, il gruppo Boko Haram si è organizzato per combattere contro l’esercito governativo e in particolare i cristiani considerati ostili ai loro desideri di egemonia. I cristiani nel nord della Nigeria sono considerati sostenitori del governo federale che truffa la popolazione musulmana del nord. Secondo Boko Haram il governo nigeriano usa la religione cristiana, straniera e occidentale, per ingannare i popoli del Nord e sfruttarli appieno. Per eliminare cristiani e altre religioni ostili al movimento, Boko Haram poco dopo la sua nascita ha scelto la via della guerra. La modalità di azione del gruppo è drammatica. Le milizie di Boko Haram arrivano inaspettatamente. Prendono di mira un villaggio, rubano, violentano, uccidono e portano via il bottino di guerra”, ha spiegato Nayeton.

Nel suo libro il camilliano parla dei danni provocati da questo gruppo a livello psicologico. “Il trauma ha conseguenze devastanti per l’essere umano, soprattutto se si verifica durante l’infanzia, cioè quando il soggetto ha una maggiore vulnerabilità psicopatologica. Sulla base di alcune storie raccolte dalle ragazze rapite da Boko Haram nella città di Chibok (Nord-est della Nigeria), i principali disturbi correlati alle esperienze traumatiche di Boko Haram sono disturbi: d’ansia o correlati alla paura; dell’umore; sessuali; alimentari; dissociativi; somatoformi; correlati all’assunzione di sostanze psicotrope o stupefacenti; della personalità, ecc. In sintesi, le persone soggette agli attacchi terroristici di Boko Haram presentano vari sintomi traumatici: disregolazione affettiva (Alessitimia), disregolazione della sensibilità al dolore/piacere (Congelamento), disregolazione dell’empatia e dell’intimità nelle relazioni con gli altri, disturbi dissociativi (depersonalizzazione/derealizzazione), rabbia/irritabilità, depressione e memorie intrusive”.

Per padre Nayeton la setta terrorista islamista di Boko Haram “è una minaccia per il mondo e per questo motivo deve essere combattuta. La Nigeria non può essere lasciata sola. Se non combattiamo contro Boko Haram, la troveremo nelle nostre città europee”. La Nigeria, e i paesi circostanti, dovrebbero essere aiutati a smantellare le basi del terrorismo, intensificando la cooperazione tra i servizi di intelligence per un efficace controllo preventivo. Inoltre, il governo federale nigeriano dovrebbe adoperarsi per distribuire adeguatamente la ricchezza del paese e promuovere l’agricoltura in tutto il paese, per sradicare la povertà altamente sviluppata in alcune aree, per sviluppare vari servizi pubblici, sociali, sanitari ed educativi.

 

MATTEO ORLANDO

 

Il genocidio cambogiano: quando i lager non interessano

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SEGNALAZIONE DEL CENTRO STUDI FEDERICI

Il genocidio cambogiano: quando i lager non interessano

Anche in Cambogia il comunismo fu responsabile di un tremendo genocidio accuratamente dimenticato dai manipolatori della memoria. Il regime di Pol Pot massacrò il 25% della popolazione e tutti i vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose della Chiesa cattolica. Domenica 5 aprile 2020 il Giornale ha pubblicato un articolo sui crimini comunisti in Cambogia, che non interessano ai radical-chic dei salotti progressisti.

Quel lager degli orrori dove Pol Pot torturava chi non era comunista
In meno di 4 anni uccisi dalla follia marxista oltre 2 milioni di uomini, donne e bambini

Scendi dal taxi, paghi il biglietto d’ingresso e arrivi all’inferno. O, almeno, a una sua anticipazione terrena. È Tuol Sleng, il famigerato carcere S-21, oggi Museo del Genocidio.

Svolti l’angolo ed entri in un girone dantesco. Ad attenderti una lunghissima, interminabile fila d’immagini in bianco e nero. Centinaia di volti, migliaia di occhi che ti scrutano, che t’inchiodano. Occhiate rassegnate, impaurite, sghembe ma anche sguardi coraggiosi. Indugi, ti fermi e osservi i volti di uomini e donne ancora sfidanti, insolenti. Fieri. L’ultimo saluto di un’umanità divorata dalla follia, inghiottita dall’ideologia. La Spoon River cambogiana.

Tra le mura di questo vecchio liceo trasformato in mattatoio per quasi quattro anni, solerti carnefici imprigionarono, torturarono e uccisero chiunque fosse minimamente sospettato di dissentire dalla linea fissata dall’Angkar, la severissima, impietosa, onnipresente «Organizzazione», ovvero il partito comunista cambogiano, i khmer rossi; nulla più di un esercito di feroci termiti guidato da una banda di criminali istruiti nei licei creati dalla Francia sino al 1953 «protettrice» del regno di Cambogia o direttamente a Parigi come Saloth Sar, meglio noto come Pol Pot o il «fratello numero uno». Nella capitale francese il giovanotto benestante s’invaghì perdutamente di Robespierre e del gran terrore giacobino per poi passare ai «sacri testi» marxisti con una predilezione per le fumisterie di Sartre e Fanon e i deliri di Mao. Dopo un passaggio nella Jugoslavia titoista tornò in patria e eliminati i concorrenti divenne il leader assoluto e indiscusso del partito a cui impresse una linea ultra maoista.

Il 17 aprile 1975, approfittando del collasso americano in Vietnam, i khmer rossi entrarono nella capitale stremata da anni di guerra e imposero la «dittatura del popolo», meglio di quella parte di popolo miliziani giovanissimi e contadini analfabeti che l’Angkar riteneva degno di vivere. Tutti gli altri erano nemici di classe, controrivoluzionari, spie e traditori. Gente da eliminare. Abolito il denaro, chiuse tutte le scuole e le industrie, le città furono svuotate in pochi giorni e milioni di persone furono spedite nelle campagne per essere «rieducate». Fu l’inizio del terrore rosso, un gorgo malefico che stritolò l’intero paese.

La Cambogia si chiuse ermeticamente su se stessa e il micidiale ingranaggio iniziò a triturare velocemente i ceti dirigenti d’anteguerra, poi i professionisti, gli insegnanti, gli artisti, i bonzi, i commercianti, gli artigiani e chiunque parlasse una lingua straniera, portasse gli occhiali, indossasse un vestito «non regolare» (l’obbligo per tutti era un pigiama nero), pregasse un qualche dio. Non pago, nel 1976 il «fratello numero uno», ormai in preda alla paranoia, diede avvio a una purga di massa all’interno dello stesso partito. Giorno dopo giorno le stesse file dell’Angkar iniziarono ad assottigliarsi mentre le carceri si riempivano di altri traditori e nuove spie; considerati «inadempienti» o «revisionisti», gerarchi e semplici militanti finirono sulla loro stessa graticola, obbligati a confessare le cose più improbabili o a fare nomi di presunti complici. Per nessuno vi fu pietà.

Tuol Sleng divenne il crocevia principale di questo calvario. Chiunque vi entrasse veniva fotografato, torturato, interrogato e ancora torturato. Tutto era proibito, non si poteva parlare, non era ammesso piangere o lamentarsi, mangiare un insetto e nemmeno suicidarsi: barriere di filo spinato circondavano le celle ricavate dalle aule scolastiche, un modo per impedire che i detenuti si ammazzassero. Mentre i più umili restavano incatenati al pavimento o rinchiusi in fetide celle, ai dirigenti in disgrazia veniva concesso un trattamento di «favore»: una branda arrugginita e una scatola di latta per i bisogni corporali.

L’unica via d’uscita erano i camion che portavano i prigionieri a Choeung Ek, il campo della morte alla periferia di Phnom Penh. Per risparmiare le pallottole si uccideva con zappe e picconi, i bimbi venivano sbattuti contro gli alberi o infilzati dalle baionette. Dalle fosse comuni, 129 di cui 49 ancora intatte, sono stati riesumati 9mila corpi ma all’arrivo del monsone emergono regolarmente frammenti di ossa, brandelli di stoffa. Un sacrario ricorda la carneficina. Tutto s’interruppe il 7 gennaio 1979 quando i vietnamiti, stufi delle provocazioni di Pol Pot, invasero la Cambogia. Nel carcere ormai vuoto trovarono solo le foto e le macchie di sangue.

https://www.ilgiornale.it/news/lager-degli-orrori-dove-pol-pot-torturava-chi-non-era-1850132.html

DA

http://www.centrostudifederici.org/genocidio-cambogiano-lager-non-interessano/

La gloriosa storia del Forlanini di Roma: il più grande ospedale al mondo dedicato esclusivamente alle malattie polmonari

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In questi giorni è tornato al centro deldibattito politico l’ospedale romano “Carlo Forlanini”, dedicato al grande medico inventore del pneumotorace, tecnica che salvò moltissimi tubercolotici.

Senza entrare nel merito della questione, vale la pena conoscere che genere di straordinaria opera pubblica fu questo ospedale, la più grande struttura al mondo dedicata esclusivamente alla cura delle malattie polmonari. Fino al 1950, anno in cui fu messo a punto il primo antibiotico efficace sul  Mycobacterium tubercolosis complex, tale malattia era un vero flagello, paragonabile a quello che potrebbe essere, oggi, il cancro.

Dopo la Grande Guerra, col ritorno dei soldati dalle trincee, la situazione sanitaria italiana si era particolarmente aggravata, così, dal 1923, lo Stato promulgò una serie di decreti e iniziative per contrastare l’avanzata della malattia riscuotendo significativi risultati, tanto che, già nel 1931, l’Istat dell’epoca avrebbe registrato una diminuzione dei malati di quasi di un terzo.

1. Alla vigilia della Seconda guerra mondiale,  potevano contarsi 94 Dispensari Antitubercolari Provinciali e 419 Sezioni Dispensariali distribuiti sull’intero territorio nazionale. Dal 1925, il professor Eugenio Morelli aveva promosso l’edificazione di una catena di sanatori provinciali per curare e isolare i malati in modo che non contagiassero le persone sane. Enormi erano, infatti, le ripercussioni sociali ed economiche della Tbc che falcidiava gli operai delle fabbriche e comportava anche gravi spese per l’erario a causa delle assicurazioni che tutelavano le famiglie dei malati.

Fu così che la stessa “Confederazione fascista degli industriali” stanziò un contributo iniziale di ben 3 milioni di lire per la costruzione, a Roma, di una grandioso sanatorio affidato agli ingegneri Ugo Giovannozzi, per la parte artistica, e a Giulio Marconigi e Ferdinando Poggi per la parte tecnica.

2. In soli quattro anni, dal 1930 al ’34, fu realizzata, in un complesso di 280.000 mq, una sorta di “astronave” con planimetria a ferro di cavallo, unica in Italia, che assicurava aria e luce per le camere dei circa 2000 degenti previsti (che in certi periodi arrivarono al numero record di 4000). Le stanze erano collegate fra loro da una lunghissima balconata sulla quale si poteva passeggiare, prendendo aria e sole. Lungo i viali (illuminati di notte) erano state piantate migliaia di alberi ad alto fusto tra i quali diverse essenze esotiche che imbalsamavano l’aria. Dal Ginkgo Biloba a rare specie di palma, secondo diversi naturalisti il parco del Forlanini costituisce ancor oggi un palinsesto storico-botanico di altissimo pregio.

3. Il Sanatorio, inizialmente intitolato a Benito Mussolini e poi a Carlo Forlanini, era stato costruito in base ai criteri terapeutici dell’epoca che prevedevano per la cura della Tbc soprattutto rimedi empirici, come la salubrità dell’aria, l’esposizione alla luce solare (in base ai principi dell’elioterapia), la spaziosità degli ambienti e la ricchezza dell’alimentazione, radicalmente imperniata sulle proteine animali. I medicinali somministrati erano soprattutto a base di calcio e di estratti epatici, ma per lo più, nella lotta disperata contro questo morbo, si cercava di puntare al benessere del malato in tutte le sue forme, materiali, spirituali e psicologiche.

4. Lo sforzo logistico per il nutrimento dei malati era impressionante, basti pensare alle cucine. Ve ne erano sei; quella centrale era la più grande e moderna del mondo: immensa, di circa 1800 mq, maiolicata, con attrezzature di prim’ordine, dotata di 6 grandi fuochi, 7 tavole calde a vapore, 2 pentoloni per la bollitura del latte da 1000 l ciascuno.  La cucina disponeva di varie colonne aerotermiche che potevano espellere 30.00 metri cubi di fumi provenienti dalla cottura del cibo giornaliero che ammontava a circa 600 k di pasta, 200 kg di verdure, 100 kg di carne.

5. Uno dei ritrovati più moderni era il trasporto dei materiali (fossero biancheria, merci, strumenti, cibo) che avveniva per mezzo di una fitta rete di carrelli a cremagliera coordinati da un sistema a bottoneria: come una sorta di trenini elettrici, smistavano il necessario lungo un percorso di 3 km. Si poteva controllare su dei pannelli luminosi la posizione dei carrelli all’interno dell’ospedale.

Automatizzato e avanzatissimo era anche il sistema di ricerca del personale, all’interno del quale si contavano, all’inaugurazione dell’ospedale, 100 medici, 17 tecnici, 30 caposala, 82 infermiere e altri 900 fra cuochi, giardinieri, elettricisti, falegnami, artigiani, operai e guardie armate.

Un complesso sistema cercapersone aveva disseminato più di 40  segnalatori ottici all’interno della struttura: si trattava di una specie di “semafori” a quattro colori, dotati di campanelli che servivano a convocare il tipo di personale ove fosse richiesto.

6. In questi giorni di crisi l’Istituto Luce ha messo gratuitamente a disposizione del pubblico i propri archivi. Riportiamo uno dei cinegiornali dell’epoca che mostra alcune preziose immagini dell’organizzazione interna:

7. Il complesso era poi dotato di 2 teatri, un cinema, un’aula magna, campi di bocce, biliardi,  centrale termica, scuole per bambini, emittente radiofonica, barbiere, parrucchiere, refettori, cantine per vino, canile, etc.

Una particolare attenzione era dedicata al conforto spirituale dei degenti con 2 chiese, tra cui quella del Santissimo Crocifisso, che conserva le reliquie di San Giuseppe Moscati, medico dei poveri dei primi del secolo. Il personale religioso contava 9 cappellani, 15 suore, 20 suore-infermiere. Ogni camera recava appesi due crocifissi e ogni letto era dotato di cuffie che consentivano di ascoltare la Messa.

Questi dispositivi, allora di grande novità, trasmettevano però anche la musica dell’epoca, da Rabagliati, a Carlo Buti, al Trio Lescano e, ancora, registrazioni di precettistica sanitaria, notiziari, fino, naturalmente, ai discorsi del Duce.

8. Tutto il complesso è di notevolissimo interesse storico e culturale: in tal senso si è espresso il Mibact nel 2017. Ancora conservato, ma a serio rischio, lo straordinario Museo Anatomico, con più di 2000 reperti allestiti per volontà del prof. Morelli su 1200 metri quadrati.

Negli ampi atri posti all’ingresso, spiccano per pregio i bassorilievi di Arrigo Minerbi – lo scultore amico di Gabriele D’Annunzio – ch illustrano scene di lavoro e di vita familiare. Le architetture sono così scenografiche che spesso sono state scelte come location per documentari e film.

9. Infine, persino nel sottosuolo, il Forlanini nasconde pregi insospettati. Il sanatorio fu costruito con il tufo ricavato dal luogo stesso; quest’opera di scavo ricavò un sotterraneo alto circa 10 m che venne utilizzato sia come deposito dei viveri, sia come rifugio antiaereo durante la guerra.  L’ambiente venne presto invaso da acqua di falda, potabilissima e paragonabile, per purezza, a quella di un lago appenninico. Fin da subito venne utilizzata per l’alimentazione idrica della struttura, poi, nel corso dei decenni fu destinata all’irrigazione del parco. Parrebbe, inoltre, che il lago sia collegato direttamente al Tevere.

10. Alla costruzione del Forlanini a Roma, succedette il sanatorio “Principe di Piemonte a Napoli (1938, oggi ospedale Monaldi), il Villaggio sanatoriale di Sondalo (1938) in Valtellina. Quest’ultimo è al centro di una petizione per evitarne la chiusura. Si tratta, in genere, di grandi strutture importanti da mantenere, ma collocate in posizioni strategiche. Restano, in ogni caso, testimonianze storiche importanti dell’impegno con cui il nostro Paese affrontò una piaga sociale che oggi, purtroppo si ripresenta sotto altre forme.

Andrea Cionci

DA

https://www.lastampa.it/salute/2020/04/06/news/la-gloriosa-storia-del-forlanini-di-roma-il-piu-grande-ospedale-al-mondo-dedicato-esclusivamente-alle-malattie-polmonari-1.38631054

E se facessimo i “Patria Bond”?

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Questo il suggerimento dell’Ammiraglio Nicola De Felice per fronteggiare la situazione ridando fiato all’economia, senza cadere nella trappola del MES

TEMPO DI LETTURA: 7 MINUTI

Abbiamo visto ieri quali sarebbero state le procedure corrette di allarme e di reazione che il governo avrebbe dovuto mettere in atto per affrontare quella che è, a tuti gli effetti, una guerra. Così non è stato e le conseguenze sono evidenti a tutti in termini di caos, sia nella gestione dell’emergenza sanitaria sia, adesso anche, di quella economica.

Abbiamo quindi rivolto qualche domanda all’ammiraglio Nicola De Felice la cui indiscussa esperienza in ambito internazionale maturata ricoprendo i più alti incarichi nella Marina Militare e nello Stato Maggiore della Difesa ci aiuterà a capire qualche cosa in più.

Quando abbiamo avuto bisogno di aiuto, l’Unione Europea si è voltata dall’altra parte e ci sono venuti in soccorso cubani, cinesi, russi e albanesi… Come è possibile?

«Veramente un bel gesto di concreta solidarietà da chi magari non ti aspetti e una grande lezione all’Unione Europea che, come in altre occasioni, rimane impantanata nei suoi nodi strutturali irrisolti, con i soliti che vogliono dettar legge a scapito di tutti gli altri. Una UE pachidermica, lenta e indecisa, che neanche nell’emergenza sa prendere decisioni importanti. Ho personalmente grande stima del popolo russo, dopo la loro solidarietà è arrivata anche quella di altri Paesi dell’Europa (come la Polonia), che si sono dimostrati più volte vicine a noi con fraterna solidarietà. La Commissione Europea e il Consiglio d’Europa, invece, sono due strutture lontane dalla gente e il loro modo di operare continua ad allontanarli sempre di più».

Eppure, uno dei maggiori quotidiani italiani, “La Stampa”, non ha avuto parole gentili nei confronti dell’aiuto russo, che è stato fatto oggetto di una severa critica… la cosa ha assunto con il tempo una rilevanza diplomatica…

«Si ho letto e francamente non mi so dare una spiegazione. Un articolo che tentava di mettere in cattiva luce l’azione di solidarietà della Russia nei nostri confronti, cercando di far passare messaggi oscuri e francamente molto opinabili. Quando c’è un’emergenza come quella che stiamo vivendo, si mettono in campo esperti di ogni tipo, anche militare e anche in materie che possono in qualche modo dare un grosso contributo di idee e di esperienza. Non c’è da stupirsi se ci sono esperti militari russi di guerra chimico-batteriologica, li abbiamo messi in campo anche noi, facendoli arrivare dalla nostra Scuola militare di Rieti, che si occupa proprio di questo aspetto.
I russi hanno fatto e stanno facendo un gran lavoro, portando tutta la loro esperienza e un gran quantitativo di materiale logistico. È chiaro che hanno avuto bisogno di un periodo di ambientamento, anche il coordinamento con tutta la macchina di aiuti avviene dopo qualche giorno. La migliore risposta alle critiche del quotidiano torinese, l’hanno fornita i tantissimi messaggi di ringraziamento che i cittadini delle località impattate dall’intervento russo, hanno espresso sui social».

Recentemente, l’ex ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha dichiarato che Orban, premier ungherese, dovrebbe essere portato davanti alla Corte di Giustizia Europea e che l’Italia non dovrebbe indugiare nell’accettare il MES, cosa pensa?

«Io da una persona come Emma Bonino, che si è fatta finanziare da Soros, non posso che aspettarmi battute del genere. Nelle sue dichiarazioni segue una strategia che non va di sicuro a vantaggio degli italiani. Orban è stato democraticamente eletto dal popolo ungherese e i pieni poteri, in questo periodo di emergenza, gli sono stati concessi da un parlamento regolarmente eletto e nel pieno delle sue facoltà, quindi, di cosa parliamo?

Se proprio vogliano vedere, il nostro primo ministro, Conte, non è stato eletto da nessuno, eppure ha esercitato pieni poteri, limitando anche libertà costituzionali, senza che questi poteri fossero legittimati da un passaggio parlamentare…

Su Orban va ricordato che anche nella costituzione dell’antica Repubblica Romana si faceva ricorso all’assunzione dei pieni poteri di una magistratura straordinaria, quale era la dittatura, solo in casi straordinari, quali la necessità di combattere particolari pericoli. Tale magistratura, nominata con il consenso del Senato, durava in carica fino a quando non avesse svolto i compiti per i quali era stato nominato.

Del MES cosa pensa?

Per evitare la trappola del MES, ci potrebbe essere una vecchia, ma sempre valida, soluzione… Si potrebbe agire in autonomia, emettendo dei titoli di Stato straordinari (perché il momento è straordinario) come in altre occasioni storiche di emergenza. È già successo nel 1907, nel 1918 e nel 1929 durante la grande crisi. Al quel tempo si parlava di Buoni di Guerra, oggi si dovrebbe parlare di PatriaBond o di ItaliaBond…».

Ci spieghi…

«Mentre gli Eurobond sono vincolati a progetti e finanziati solo per investimenti dalla scarsa cassa del Fondo Europeo per gli Investimenti, con scadenze a breve e medio termine, i PatriaBond potrebbero essere garantiti dalla Banca d’Italia con tempi illimitati. Ritengo vincente l’idea di un’emissione straordinaria di buoni del Tesoro destinati agli imprenditori, alle famiglie e agli investitori italiani, con delle fiscalità vantaggiose, con incentivi, aiuti economici e crediti per chi li sottoscriverà.
Come i titoli emessi durante il 1900, per gravi eventi mondiali, con un periodo di ammortamento di 40/50 anni. Da emettere a un valore di 75 centesimi per ogni euro di valore nominale, venendo rimborsati alla pari in tempi lunghi, con il tasso di interesse favorevole al compratore. I tagli disponibili potrebbero essere molto vari a partire da 25€, fino a 10.000€, e non trasferibili. La BCE potrebbe sottoscrivere centinaia di miliardi di titoli di Stato italiani. Eviteremo la patrimoniale e non si metterebbero a rischio i risparmi, il lavoro, le pensioni, le opere d’arte, i monumenti, gli ospedali, i porti o gli aeroporti degli italiani. Il debito pubblico salirà, ma siamo in emergenza».

Dietro gli articoli anti-russi de La Stampa c’è lo zampino dei servizi segreti britannici?

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Roma, 4 apr – Nel precedente articolo “La dura (e minacciosa) risposta dei russi a La Stampa: ‘Da voi fake news russofobiche’”, Il Primato Nazionale ha documentato la dura e, per alcuni versi, minacciosa reazione del generale Igor Konashenkov, portavoce del ministero della Difesa russo, indirizzata a Jacopo Iacoboni, giornalista de La Stampa. La risposta russa agli articoli di Iacoboni, che parlavano di interessi del Cremlino diversi da quelli umanitari in merito all’invio in Italia di medici militari esperti di virus patogeni e attrezzature sanitarie (15 aerei Ilyushin 76), ha sollevato un polverone mediatico. Questo ha causato una levata di scudi di diversi esponenti del Partito Democratico e di Beppe Giulietti, presidente del sindacato unico dei giornalisti (FNSI), che hanno chiesto l’immediata convocazione dell’Ambasciatore russo in Italia. Per questo motivo, è stato logico chiedersi il motivo di una così prepotente reazione di Igor Konashenkov.

Jacopo Iacoboni e i think tank finanziati dai governi stranieri

Come avevamo precedentemente scritto, Jacopo Iacoboni è un collaboratore del think tank americano Atlantic Council, il cui scopo è “promuovere la leadership americana e promuovere accordi internazionali basati sul ruolo centrale della comunità atlantica nell’affrontare le sfide del XXI secolo”. Per perseguire tali obiettivi, l’Atlantic Council beneficia dei copiosi finanziamenti del governo statunitense e di quelli del britannico Foreign and Commonwealth Office. Il presidente del think tank americano è John F.W. Rogers, vicepresidente esecutivo della Goldman Sachs, ex sottosegretario presso il Dipartimento di Stato americano (amministrazione George H. W. Bush) e precedentemente assistente del presidente Ronald Reagan alla Casa Bianca. Sposato con Deborah Lehr, giornalista dell’Huffington Post ed ex mediatrice dell’amministrazione Clinton sulla politica commerciale della Cina, Roger era presente alla prestigiosa cena di stato organizzata dal presidente Trump in onore del presidente francese Emmanuel Macron nel 2018.

Per Atlantic Council, Iacoboni è stato autore del rapporto “The Kremlin’s Trojan Horses” pubblicato nel novembre 2017, nel quale si ipotizzano le intromissioni della Russia nella politica italiana, spagnola e greca. Nel paragrafo dedicato all’Italia, il giornalista de La Stampa rintraccia lo zampino di Putin in tutti i partiti italiani, ad eccezione del Partito Democratico. Uno dei co-autori di “The Kremlin’s Trojan Horses” è Nicolas De Pedro, leader del cluster spagnolo di Integrity Initiative, think tank britannico finanziato sia dal Foreign and Commonwealth Office sia dal ministero della Difesa del Regno Unito. Di Nicolas De Pedro, avevamo parlato nell’articolo del febbraio scorso, “Per i servizi segreti spagnoli, Soros è una delle principali minacce del Paese“.

Integrity Initiative e il cluster italiano

Nel novembre del 2018, Integrity Initiative era stato vittima di un attacco hacker di Anonymous, che aveva svelato la sua rete di cluster diffusa in ogni Paese europeo e la sua vicinanza ai servizi segreti britannici. Tra i leak diffusi, era stato rintracciato anche il cluster italiano che includeva Jacopo Iacoboni e Beppe Severgnini. Iacoboni si era subito affrettato a smentire la sua vicinanza al think tank britannico, minacciando una pioggia di querele. I referenti del cluster italiano sarebbero stati Wendy Wyver, consigliere politico presso l’ambasciata britannica a Roma, Ken O’Flaherty, viceambasciatore britannico in Italia, e Sheba Rosier, segretaria agli affari politici dell’ambasciata.

Il principale obiettivo di Integrity Initiative sarebbe stato quello di contrastare la propaganda russa pianificata in Occidente “per supportare i programmi della società civile”.

Integrity Initiative è stata creato dall’Institute for Statecraft, una charityscozzese registrata nel 2009, con sede in un vecchio e fatiscente edificio di Edimburgo. In seguito alle elargizioni del governo britannico, la sede operativa è diventato un elegante palazzo londinese.

Fino alla fine del 2018, il direttore dell’Institute for Statecraft era Chris N Donnelly, ex consigliere di Margaret Thatcher ed ex consigliere speciale per l’Europa centrale e orientale del segretario generale della Nato.

In seguito alla diffusione dei leak nel 2018, lo Scottish Charity Regulator ha aperto un’inchiesta per verificare le reali attività benefiche dell’Institute for Statecraft. Queste le conclusioni: “Nel corso della nostra inchiesta abbiamo riscontrato che l’Institute for Statecraft non stava soddisfacendo le verifiche legali richiesti dallo status di charity in Scozia perché: i suoi scopi non erano interamente caritatevoli; una delle sue attività più significative, un progetto noto come Integrity Initiative, non ha fornito benefici pubblici a favore delle finalità dell’ente benefico; il beneficio privato degli amministratori fiduciari non era chiaramente secondario alla prestazione di beneficenza dell’ente benefico al pubblico”. In seguito all’inchiesta e alle evidenze documentate dallo Scottish Charity Regulator, “gli amministratori della charity hanno continuato a impegnarsi e hanno preso provvedimenti per soddisfare le verifiche legali e affrontare le questioni di governance identificate nell’inchiesta”. Dalla fine del 2018, sia il sito dell’Institute for Statecraft sia quello di Integrity Initiative hanno rimosso ogni contenuto perché sarebbe ancora in corso un’indagine sulla diffusione dei leak.

Integrity Initiative e le possibili interferenze nella democrazia italiana

A questo punto, è logico chiedersi se le autorità italiane abbiano indagato o stiano indagando sulle ramificazioni in Italia di Integrity Initiative che potrebbero svelare delle reali interferenze del governo inglese nella democrazia italiana e, in seconda istanza, nella libertà di stampa sancita dalla Costituzione. Il cluster italiano ha veramente cercato di influenzare l’opinione pubblica italiana, cercando di screditare la Russia?

Francesca Totolo

 

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/approfondimenti/articoli-anti-russi-la-stampa-zampino-servizi-segreti-britannici-152097/

Monta la rabbia, su Twitter bruciano le bandiere dell’Unione europea

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Si moltiplicano le proteste contro l’Unione europea e il suo ruolo nella lotta alla pandemia del coronavirus. Mentre l’Italia insiste con i Coronabond, gli annunci Ursula Von der Leyen non si trasformano in azioni. Su Twitter ieri l’ultima iniziativa contro “gli avvoltoi di Bruxelles”: gli utenti si sono dati appuntamento all’insegna dell’hashtag #BruciaUnoStraccioBlu postando foto della bandiera dell’Europa in fiamme.

 

DA

https://www.iltempo.it/cronache/2020/04/06/news/coronavirus-brucia-bandiera-unione-europea–protesta-twitter-1309393/

BILL GATES ANNUNCIA CHE IMPIANTERÀ I MICROCHIP PER COMBATTERE IL COVID-19 E PER TRACCIARE LE VACCINAZIONI

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Il cofondatore di Microsoft Bill Gates lancerà capsule impiantabili – chiamati anche microchip – per l’uomo che hanno “certificati digitali”; questi possono mostrare chi è stato testato per il coronavirus e chi è stato vaccinato contro di esso.

Il magnate della tecnologia di 64 anni e attualmente la seconda persona più ricca del mondo, lo ha rivelato ieri durante una sessione di Reddit “Ask Me Anything” mentre rispondeva alle domande sulla pandemia di Coronavirus COVID-19.

Come funziona la schedatura tramite microchip

Gates stava rispondendo a una domanda su come le aziende saranno in grado di operare mantenendo le distanze sociali e ha affermato che “Alla fine avremo alcuni certificati digitali per mostrare chi si è ripreso o è stato testato di recente o quando abbiamo un vaccino che lo ha ricevuto “.

I “certificati digitali” a cui Gates si riferiva sono “QUANTUM-DOT TATTOOS” impiantabili nell’uomo su cui i ricercatori del MIT e della Rice University stanno lavorando come un modo per tenere un registro delle vaccinazioni.

È stato l’anno scorso a dicembre quando gli scienziati delle due università hanno rivelato che stavano lavorando su questi tatuaggi a punti quantici dopo che Bill Gates li ha avvicinati per risolvere il problema di identificare coloro che non sono stati vaccinati.

tatuaggi a punti quantici implicano l’applicazione di microneedle a base di zucchero dissolvibili che contengono un vaccino e “punti quantici” a base di rame fluorescente incorporati all’interno di capsule biocompatibili su scala micron.

ID 2020 e identità digitale

I microneedes si dissolvono sotto la pelle, lasciano i punti quantici incapsulati i cui schemi possono essere letti per identificare il vaccino che è stato somministrato.

I tatuaggi a punti quantici saranno probabilmente integrati con un’altra azienda di Bill Gates chiamata ID2020, che è un ambizioso progetto di Microsoft per risolvere il problema di oltre 1 miliardo di persone che vivono senza un’identità ufficialmente riconosciuta.

ID2020 sta risolvendo questo problema attraverso l’identità digitale. Attualmente, il modo più fattibile per implementare l’identità digitale è tramite smartphone o impianti di microchip RFID.

Campi di applicazione e trust

Quest’ultimo sarà il probabile approccio di Gates non solo per fattibilità e sostenibilità, ma anche perché da oltre 6 anni, la Fondazione Gates finanzia un altro progetto che incorpora impianti di microchip impiantabili sull’uomo.

Questo progetto, anch’esso guidato dal MIT, è un impianto di microchip anticoncezionale che consentirà alle donne di controllare gli ormoni contraccettivi nei loro corpi.

Per quanto riguarda ID2020, per farcela, Microsoft ha stretto un’alleanza con altre quattro società, vale a dire; Accenture, IDEO, Gavi e la Fondazione Rockefeller. Il progetto è sostenuto dalle Nazioni Unite ed è stato incorporato nell’iniziativa degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Covid-19 come opportunità

Sarà interessante vedere come Bill Gates e ID2020 eseguiranno tutto ciò perché molti cristiani, e sorprendentemente un numero crescente di musulmani sciitisono molto contrari all’idea di microchip e qualsiasi forma di tecnologia di identificazione invasiva per il corpo.

Sarà interessante vedere come Bill Gates e ID2020 eseguiranno tutto ciò perché molti cristiani, e sorprendentemente un numero crescente di musulmani sciitisono molto contrari all’idea di microchip e qualsiasi forma di tecnologia di identificazione invasiva per il corpo.

Alcuni legislatori e politici cristiani negli Stati Uniti hanno persino tentato di vietare tutte le forme di microchip umano.

D’altra parte, questa è l’occasione perfetta per Bill Gates di esaminare i progetti perché, poiché il coronavirus continua a diffondersi e sempre più persone continuano a morire a causa della pandemia, il pubblico in generale sta diventando più aperto alle tecnologie di risoluzione dei problemi che conterrà la diffusione del virus.

Si dice che in USA il Covid-19 sia anche un’opportunità per le aziende di telecomunicazioni che impianteranno anche il 5G nelle scuole in un momento in cui sarà possibile farlo, mentre la popolazione si sarebbe opposta massivamente in una situazione di normale frequentazione. Vedi come spiega bene Repubblica in questo articolo.

Le critiche e gli scettici

Il motivo principale per cui molti cristiani e alcuni musulmani sciiti si oppongono alle tecnologie di identificazione invasiva del corpo, per quanto utili siano tali tecnologie per prevenire le pandemie, è perché credono che tali tecnologie siano il cosiddetto “Marchio di Satana” menzionato nella Bibbia e in alcune profezie.

Nel Libro delle Rivelazioni nella Bibbia, a chiunque non abbia questo “marchio” non è permesso acquistare o vendere nulla.  Nel novembre 2019, una società tecnologica con sede in Danimarca che aveva contratti per la produzione di impianti di microchip per il governo danese e la Marina degli Stati Uniti, ha dovuto annullare il lancio del suo presunto impianto di microchip basato su Internet of Things apparentemente “rivoluzionario” dopo l’attacco di attivisti cristiani i suoi uffici a Copenaghen.

Per quanto riguarda il discorso vaccinale, in merito al Coronavirus, ricordiamo le affermazioni della virologa Capua che ha affermato che un vaccino sarebbe inefficace contro questo tipo di virus perchè tendente a mutare in maniera molto veloce.

ARTICOLO ORIGINALE – Nota di J.B .: l’articolo di cui sopra è stato accessibile tramite Wayback Machine 3/24/2020 poiché l’articolo originale del 19/03/2020 è da allora scomparso.

FONTE https://www.ambientebio.it/societa/bill-gates-annuncia-che-impiantera-i-microchip-per-combattere-il-covid-19-e-per-tracciare-le-vaccinazioni/

IMPORTANTE!: Il materiale presente in questo sito (ove non ci siano avvisi particolari) può essere copiato e redistribuito, purché venga citata la fonte. NoGeoingegneria non si assume alcuna responsabilità per gli articoli e il materiale ripubblicato.Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

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Il tentativo di bloccare la Terza Guerra Mondiale

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La Terza ondata geopolitica: GIISRUSSIA

Traduzione dal russo a cura della Redazione

di Igor Gromov 5.04.2020 (Izb. Club-Obraz)

La questione Covid-19, che il vostro Mario Draghi, avvicinatosi negli ultimi tempi al partito americano rappresentato da Donald Trump, ha giustamente definito una “tragedia di proporzioni bibliche”, si è velocemente trasformata in una infuocata partita di risiko geopolitico mondiale tra Cina e Usa. In un modo più preciso, potrei dire in una partita tra il partito espansionista e neo-imperiale di Xi Jinping, che ha rinnegato l’occidentalismo di Deng e ha restaurato il profilo forte nazionalista di Mao revanscista contro lo spirito di Yalta, e il partito isolazionista e non imperialista di Donald Trump. Siamo alla resa dei conti di quanto nel 1945, dopo Hiroshima e Nagasaki, si dovette per forza lasciare in sospeso, nonostante la brevissima scaramuccia coreana o quella del marzo ’69 sull’ Ussuri tra russi e maoisti? Non dimentichiamo che la NATO, considerata erroneamente antisovietica e anticomunista, nasce nel 1949 quando Mao proclama la vittoria della Rivoluzione cinese contro i sovietici e gli occidentali, che sostennero in verità Chiang Kai-shek. E non dimentichiamo che la guerra calda dal 1945 a oggi si è avuta costantemente in Asia e Medio Oriente, non in zona cuscinetto NATO. Mao disse allora, nel 1949, ben più nazionalista han che comunista: “la Cina è santa perché è povera e sola”, un chiaro monito al Cremlino di Stalin. Dunque la NATO è stata propriamente antimaoista e antiorientale. Da quando Putin ha ripreso la tradizionale via panrussa della civilizzazione ortodossa, pur con gravissime carenze sul piano della distribuzione sociale, la britannica NATO si deve confrontare con due nemici strategici: Mosca e Pechino. L’attuale strategia del presidente russo sul prezzo del petrolio ha un chiaro risvolto geopolitico; è il più grande attacco della storia al petrodollaro e avrà certamente seri effetti sulla politica internazionale.

Un uomo politico russo, E.Primakov, disse che la seconda guerra mondiale fu necessaria conseguenza della prima, effetto delle ingiustizie estreme del Trattato di Versailles (1919) e che il divampare di una guerra mondiale è di solito frutto di un errato calcolo di geopolitica. Trump, e l’elite populista e sociale-conservatrice che egli rappresenta con il suo partito, non vuole assolutamente la guerra mondiale, rivendicando proprio una ideologia sostanzialmente neutralistica contro l’imperialismo del Deep State britannico, storicamente più rappresentato dai liberal e dai dem statunitensi. Anche le analisi del blog finanziario Zerohedge.com ridimensionano di molto il sionismo di Trump, che ha infatti emarginato la linea israeliana di Kushner ed Ivanka, portando volutamente all’instabilità interna la società civile israeliana. Il partito neo-nazionalista e neo-maoista che sostiene Xi Jinping non vuole allo stesso modo un conflitto globale; i nazionalisti imperiali di Pechino son certi che siamo già entrati, proprio con il 2020 Anno del Topo, nella “nuova era mondiale confuciana han”. Il fatto è però che la Cina fu o è solo formalmente marxista o comunista, il linguaggio occidentale protosocialista che usa è solo formale, la linea politica è dettata dal tradizionalismo confuciano o taoista che rimane incomprensibile ai pragmatici angloamericani. La sostanza degli eventi è quindi caratterizzata dal fatto con l’onda lunga COVID-19 siamo giunti in una nuova dimensione geopolitica, che io considero la tattica e la strategia della Terza Ondata: questa nuova dimensione ha spazzato via gli ultimi rimasugli di liberalismo global, ma anche imposto una tragica dirimente conflittualità a media intensità, Guerra Ibrida a ondate sparse e multiple, tra il nazionalismo imperialista han di Xi Jinping e il populismo democratico antimperialista del MAGA Trumpiano. A lato di tale conflitto potrebbe di nuovo prendere corpo il confronto non ortodosso tra Gran Bretagna e Russia che si combatte, più o meno sotto traccia, da secoli e secoli. Di recente Putin, Sojgu e Gerasimov con il viaggio a Damasco dal presidente Assad in occasione del Santo Natale Ortodosso sono stati in grado di fermare la guerra mondiale calda che il Deep State del Global Britain aveva scientemente iniziato con l’omicidio del generale iraniano Qassem Soleimani.

L’ascesa di Trump, per quanto rivoluzionaria nella storia generale statunitense, ha oggettivamente inciso fino ad oggi molto parzialmente. Se proprio di recente con una mossa geniale, il presidente statunitense ha tolto ogni autonomia alla FED con una azione sociale di estremo rilievo, non è stato sino a oggi in grado di abbattere costi e spese delle varie missioni NATO, da impiegare nella diffusione di misure più sociali interne. E’ un Jefferson a metà, almeno per ora. Il Deep State britannico, che in buona parte continua a dominare gli Stati Uniti tramite l’MI6, i liberal, taluni rami del Pentagono, RAND Corporation (California), Pilgrim’s Society, è chiaramente ancora forte, essendo il primo livello dell’Impero come teorizzato da Allen Dulles negli anni ’50 del secolo passato. Trump è però consapevole del fatto che può avere nella Russia un solido alleato solamente qualora si tratti di costruire un duraturo processo di pace e sicurezza globale. Lo stesso non può dire né della Cina, per più motivi, non ultimo il fatto che la Cina deve peraltro fare i conti con zone rurali interne di ancora diffusa povertà sociale, né tanto meno dell’UE franco-tedesca, che gravitante verso Amsterdam, è inevitabilmente una mezza, o anche più…, roccaforte londinese parte del Nuovo Impero Britannico. Il fallimento di geopolitica francese e tedesca è ormai secolare e si deve dubitare che vi sia un risveglio nel giro di poco tempo….

Perciò la nostra proposta è finalizzata all’unione geopolitica GIISRUSSIA, modello politico, sociale e economico basato su una estesa Democrazia Sociale sovrana non liberale e non finanziarizzata, comprendente Giappone, Italia, Iran, Siria, Russia, Algeria, Argentina. La moneta sarà comune, lo yen giapponese sarà il valore di riferimento internazionale. Le isole Curili saranno territorio russo-nipponico autonomo da ogni influenza occidentale. Bandiera comune sarà oggetto di discussione e proposte. Hirsohima e Nagasaki saranno le capitali legali come lo è oggi la triste e grigia Bruxelles per voi europeisti. Altri stati, soprattutto se di area mediterranea, saranno inizialmente ben accettati come osservatori. Yemen, Corno d’Africa con Gibuti dovrebbero essere zone neutralizzate e del tutto pacificate da qualsivoglia blocco. Tale fronte geopolitico ha il fine di bloccare la Terza Guerra Mondiale che i due fronti, il Britannico- Statunitense dem da una parte, che avrà chiaramente con sé la nuova Franconia germanica e olandese, l’Orientale dall’altro, stanno in realtà già combattendo per quanto tutti osservavano che non volevano precipitare nella nota “Trappola di Tucidide”. Trump, essendo nel fronte occidentale un outsider e un isolato, oltre che un vero neutralista, dovrebbe recepire immediatamente una tale proposta.

Roma 2020 dovrebbe predisporsi a accogliere un incontro storico tra il presidente Putin, Abe Shinzo (1) e Donald Trump avente la finalità di ridisegnare le varie sfere geopolitiche e geoeconomiche mondiali evitando questa tragedia di dimensioni bibliche in corso, come è stata definita dal neo-trumpiano keynesiano, antibritannico, M. Draghi.

 

 

 

1) Abe Shinzo, insigne e valoroso statista, appartenente al club neofascista e antioccidentale Nippon Kaiji, che ha particolarmente a cuore il Corporativismo sociale del famoso modello nipponico, è stato negli anni recenti, assieme a Putin, l’unico uomo politico che ha disperatamente percorso la linea di una Terza posizione oltre il Global Britain e la Grande Asia mondiale a trazione han. Egli sta continuando la geopolitica della Fazione Kuhara in seno al Seiyukai, concepita come un panasiatismo moderno, che allora si sapesse opporre con forza pacifica e difensiva a Usrr e Usa, oggi a Cina e angloamericani. Le continue e spesso parziali segnalazioni dei quotidiani della City contro il revisionismo storico e il filocorporativismo, oltre che il fastidio per il culto di Yasukuni Jinja del partito nipponico antibritannico di Abe Shinzo, sembrerebbero testimoniarlo (Ndr)

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