Dal governo 2,5 milioni a Travaglio, dopo l’Eni il Fatto diventa sempre più giornale di regime

Condividi su:

 

Il Fatto Quotidiano ha ricevuto un finanziamento di due milioni e mezzo garantito al 90 per cento dallo Stato. Cioè garantito dal governo Conte. Lo ha ottenuto utilizzando uno degli ultimi decreti del governo, quelli che hanno come scopo il salvataggio delle nostre imprese colpite dal virus e dal lockdown. In realtà i giornali sono tra i meno colpiti dal lockdown, ma Il Fatto, probabilmente potendo contare su una certa simpatia a Palazzo Chigi, è riuscito a intrufolarsi e a mettere in tasca i soldi. Spesso ci era capitato di leggere che Il Fatto è contrario agli aiuti pubblici all’editoria. Noi no. Noi siamo favorevoli agli aiuti pubblici. Però non li riceviamo. Il Fatto è contrario e li riceve. Succede…

La notizia del colpaccio del giornale di Travaglio (che segue la conquista della Presidenza dell’Eni da parte di una delle amministratrici del giornale) l’ha data Nicola Porro nel suo blog. In toni abbastanza divertiti, Porro ha fatto notare che Il Fatto esce da un’annata nera, sul piano economico, avendo chiuso il 2019 con un passivo di un milione e mezzo, e fa parte di un settore dell’imprenditoria non molto florido in questa fase, e che dunque, in condizioni politicamente neutre, sarebbe molto molto difficile per chiunque ottenere un prestito per di più di questa notevole entità. E allora?

Beh, magari se sei un giornale normale il prestito non te lo do, se invece sei il giornale della magistratura e per di più, ora, il giornale di Palazzo Chigi,perché non farti un favore? È il nuovo corso, ragazzi: Eni, Unicredit e vedrete che presto verrà anche qualche altra cosa. Curioso che, in questo clima, Il Fatto si sia scagliato contro la Fiat che aveva anche lei chiesto di potere usufruire del decreto. “Figli e figliastri…”. Noi comunque facciamo a Travaglio e ai suoi ragazzi i nostri auguri sinceri. Non siamo affatto invidiosi. Poi, sai, se non c’è rilevanza penale…

DA

Dal governo 2,5 milioni a Travaglio, dopo l’Eni il Fatto diventa sempre più giornale di regime

Sanificare tutto, pure la storia

Condividi su:

 

Scusate se insisto, ma la violenta offensiva contro il passato, le statue e i personaggi storici è la prosecuzione della follia totalitaria e sanitaria con altri mezzi. Ed è l’applicazione retroattiva dei codici sanitari imposti dalla nuova religione. Cosa vogliono fare coloro che chiedono di abbattere monumenti e cancellare la toponomastica, riscrivere la storia e rimuovere chiunque abbia detto, fatto, scritto qualcosa che contravviene al catechismo presente sul razzismo, i neri, i gay, e così via? Cosa vuol ottenere la legge, criticata pure dai vescovi, contro l’omotransfobia che colpisce pure i reati d’opinione? Vogliono sanificare. Sanificare è il verbo giusto che riassume questi assalti alla realtà, alla libertà, alla memoria storica. Compiere una gigantesca opera di disinfestazione per depurare/epurare la storia, i suoi eredi e ogni difformità rispetto agli standard ideologici in uso. Codice rosso.

Sanificare è la nuova religione della purezza e la nuova traduzione della redenzione: se vogliamo liberarci dal male, dobbiamo compiere quest’opera di sanificazione. Naturalmente non tutto l’Apparato concorda con le punte estreme di questa ondata psicosanitaria che colpisce Colombo, Montanelli, i cioccolatini moretti e Via col vento… Ma quelle avanguardie di fanatici sono la punta estrema di una nuova religione che ridisegna l’umanità, la realtà, la vita, la civiltà, attraverso nuove profilassi, nuovi divieti e prescrizioni, nuove reti di protezione, nuove mascherine e museruole, nuove barriere di plexiglas applicate perfino alla mente. La dittatura sanitaria non distingue più tra il covid e il razzismo, concepiti entrambi come virus, manifestazioni della pandemia.

È una profilassi estesa a dismisura, col relativo vaccino “antifa”obbligatorio, che non si allarga solo dall’America all’Europa, ma anche dal presente al passato, minacciando pure il futuro. È un processo che richiede l’avvento di una religione, quella che dicevamo l’altro giorno: pugni chiusi, genuflessioni, penitenze. L’ossessione di sanificare è tipica dei regimi totalitari. Quando Mao Tse Tung fece la Rivoluzione culturale, che sarebbe poi costata decine di milioni di morti, deportati e rieducati, disse che avrebbe sradicato ogni passato dalla Cina e avrebbe fatto del suo paese una grande “pagina bianca”. Così i talebani con le statue di Buddha abbattute, i terroristi islamici contro Palmira (ma a volte anche gli americani con le loro bombe umanitarie su Ninive, Bagdad, Damasco, e ieri su città d’arte ricche di storia). Radere al suolo, fare tabula rasa sono gli atti supremi di questa religione sanitaria che vuole purificare, sanificare, azzerare ogni cosa.

La damnatio memoriae, l’iconoclastia e l’epurazione che si abbatte contro i grandi del passato, peccatori ante litteram contro il codice rosso religioso-sanitario, ci fa inorridire e anche preoccupare per gli sviluppi futuri e le ricadute sulla vita quotidiana. Ogni grandezza è disconosciuta se si adottano quei filtri e quelle barriere imposti da giudici dementi ed arroganti; capolavori, grandi imprese ed eccellenze condannati all’oblio e alla rimozione forzata.

Ma quali sono i meccanismi pseudologici della sanificazione? Ne avrei individuati tre. Il primo procedimento possiamo chiamarlo reductio: isolare nella vita di un personaggio una frase, un episodio, un aspetto riprovevole, scorretto se non imperdonabile e nel nome di quel particolare dettaglio della vita, dell’opera, dell’ingegno, prescindendo dal contesto, si cancella l’intero e si maledice tutto il resto, fino ad abbattere o decapitare la sua memoria.

Il secondo procedimento si riassume in un’operazione: negatio. È il negazionismo di ogni altro valore, realizzazione, eccellenza, genialità, nel nome del moralismo medico-legale o religioso-giudiziario; non c’è nulla al di sopra del canone e dell’osservanza integrale del codice rosso della purezza. Puoi essere il più grande artista ma non conta se maltrattavi una donna o un gay, se sfruttavi un nero, se insolentivi un rom o un ebreo. L’arte, la storia, la letteratura, l’estetica devono indossare i guanti, la mascherina, la cintura di sicurezza. Vagoni di artisti e poeti maledetti gettati nel rogo della vergogna e dell’oblio, peggio che ai tempi della caccia alle streghe. Non c’è capolavoro che regga di fronte all’infrazione commessa: distruggete Aristotele che difendeva lo schiavismo e considerava le donne inferiori; abolite Dante che dannava all’inferno i “pederasti”, era guerrafondaio e maltrattava i giudei.

Il terzo procedimento alla base della religione sanitaria si può riassumere nella parola chiave: dilatatio. Estendere la morale del presente al passato, giudicare parole, atti e giudizi di altre epoche con gli occhi, le parole e i pregiudizi del nostro momento, applicare il vigente codice ideologico a tutte le epoche precedenti, che avevano altre visioni del mondo, renderlo retroattivo e assoluto. È la presunzione che la civiltà, l’età della ragione e dell’umanità sia cominciata solo con noi, siamo superiori a tutti i predecessori; il resto è barbarie, preistoria animalesca, età oscura del peccato. Il presente dilatato all’infinito.

Le tre operazioni censorie – reductio, negatio e dilatatio – costituiscono il protocollo sanitario della nuova religione totalitaria. Il suo fine è la cancellazione della realtà e la camicia di forza, la camera sterile, fino all’eliminazione degli incurabili e di chi non si adegua. Chi aderisce alla nuova religione acquisisce automaticamente il diritto di giudicare la restante umanità e tutta l’umanità passata alla luce del suo credo e chiedere di sanzionarla.

Alla fine dobbiamo solo ringraziare l’incoerenza e l’inefficacia, la viltà e l’ignoranza, se la sanificazione non arriva fino in fondo, passando dal totalitarismo morale al totalitarismo applicato. Almeno per ora si limitano a sparare cazzate…

MV, La Verità 13 giugno 2020

DA

Sanificare tutto, pure la storia

Trump abroga regolamento Obama su omosessuali e transgender

Condividi su:

 

L’amministrazione degli Stati Uniti ha formalmente abrogato un regolamento riguardante gli omosessuali e o transgender

 

L’amministrazione degli Stati Uniti ha formalmente abrogato un regolamento riguardante gli omosessuali e o transgender.

Il Dipartimento della salute e dei servizi umani ha affermato che applicherà le protezioni contro la discriminazione sessuale «secondo il semplice significato della parola ‘sesso’, come maschio o femmina, e determinato dalla biologia».

Al contrario, il precedente regolamento, approvato durante la presidenza di Barack Obama, riguardava il «senso interno» di una persona di essere maschio, femmina, nessuno dei due o una combinazione.

La mossa – a lungo richiesta da alcuni dei sostenitori del presidente Donald Trump nella comunità cristiana conservatrice – è, secondo il sito Politico, l’ultimo sforzo di Trump per mobilitare la sua base religiosa tra le critiche sulla sua gestione dell’epidemia di coronavirus e le recenti proteste sulla morte di George Floyd a Minneapolis.

Il regolamento abrogato dall’amministrazione Trump vietava agli operatori sanitari di discriminare i pazienti transgender e le donne in cerca di aborto. Alcuni osservatori hanno notato che la decisione della Casa Bianca è stata approvata nel quadriennale della sparatoria di massa in una discoteca gay a Orlando, in Florida, dove morirono 49 persone. Roger Severino, capo dell’ufficio per i diritti civili di HHS, ha affermato che si tratta solo di una coincidenza. Fonte: Agenzia Nova.

DA

Trump abroga regolamento Obama su omosessuali e transgender

Ddl Omotransfobia, Fontana: “vogliono imporre il Pensiero unico”

Condividi su:

L’ex ministro leghista della Famiglia: «La nuova legge vuole imbrigliare la libertà di pensiero. Chi difende la famiglia tradizionale rischia di passare per omofobo»

“Se la ricorda la neolingua e magari la psicopolizia? Ecco, siamo un po’ in quel territorio lì…”. Lorenzo Fontana, vice segretario della Lega, capo della Liga veneta nonché ex ministro alla Famiglia, cita la cupa distopia di George Orwell in 1984 nel parlare della legge contro l’omofobia che approderà il mese prossimo alla Camera econtro cui hanno già preso posizione i vescovi italiani.

Fontana, quale è il nesso?
“E’ semplicemente un nuovo tentativo per imbrigliare il pensiero libero. Il dire quello che si pensa potrebbe diventare reato. Se io ritengo che la famiglia sia soltanto quella formata da un uomo e da una donna, chi mi assicura che un domani non si dirà che l’esprimere questa posizione è una forma di istigazione al reato?”.

L’intenzione non sembra quella…
“Io credo che sia l’ennesimo passo avanti in direzione del pensiero unico. Tra l’altro, abbiamo appena visto che nella magistratura qualche problema di indipendenza esiste… Ecco, io temo che una persona possa essere messa sotto indagine anche per un pensiero o per una frase estrapolata dal contesto. E il problema non è soltanto l’indagine”.

Ma cosa, anche?
“Un certo tipo di accusa scatena gli hater, il fatto di essere oggetto di un’inchiesta ti trasforma nel bersaglio degli amici del pensiero unico. Insomma, qualcuno potrebbe farsi intimidire. Qualcuno potrebbe scegliere di stare zitto e di non esprimere i propri valori. E’ un po’ il meccanismo che scatta sull’immigrazione”.

Perché l’immigrazione?
“Perché se ti opponi all’immigrazione incontrollata, vieni immediatamente qualificato come fascista, accusa che a me dà particolarmente fastidio. Se pensi che non è possibile fare entrare tutti, sei fascista. Se difendi la famiglia, che per me è una sola, ti viene dato dell’omofobo. Il fatto è che in tutto il mondo è in corso una battaglia ideologica, il politicamente corretto vorrebbe importi la sua dittatura soft. Lo si vede nella scuola, nei mass media… E la solidarietà nei confronti di chi è vittima di accuse ingiuste è assai meno tangibile di quella per i campioni del politicamente corretto”.

Ma gli atti di omofobia non sono assolutamente odiosi?
“Ma certo. Come lo sono tutti gli atti contro la persona. Io sono convinto che chi li mette in atto debba finire in galera. Ma noi abbiamo già le leggi che sanzionano questi crimini”.

Non sta dipingendo il politicamente corretto come una sorta di Spectre, l’organizzazione che vuole controllare il mondo?
“Guardi, il tema è orientare il pensiero e il sentimento comune. Guardiamo alle proteste ad Hong Kong e a quelle recenti negli Usa. L’enfasi che i media hanno avuto sulla questione statunitense è stata decisamente superiore rispetto a quella di Hong Kong. Per esempio non ho visto nessuno in Parlamento inginocchiarsi per Hong Kong. Il motivo è dovuto anche a un certo uso strumentale della protesta americana contro il presidente degli Stati Uniti, mentre noto nei confronti della Cina una sudditanza psicologica, da parte dei ‘politicamente corretti’, anche del nostro Paese”.

 

DA

https://www.corriere.it/politica/20_giugno_11/omotransfobia-fontana-lega-vogliono-imporre-pensiero-unico-40462e0c-ac0b-11ea-822f-b27e74f859d1.shtml

Pugni chiusi e genuflessi

Condividi su:

 

Se i simboli e i riti vogliono dire qualcosa e raccontano la realtà più dei fatti e delle parole, quei pugni chiusi, quelle città messe a ferro e fuoco dagli antifa, quella parodia di religione con la genuflessione e la stola arcobaleno al collo e i minuti di penitenza in ginocchio, vogliono dire che una nuova religione fanatica e un nuovo comunismo stanno sorgendo in Occidente. Una religione preterintenzionale, al di là delle intenzioni di chi l’abbraccia: per tanti che si sono inginocchiati in favore di telecamera e hanno simulato un rito religioso, c’era un obbiettivo più basso: schiacciare sotto un ginocchio, il Nemico, la Bestia, Donald Trump. Tutta una messinscena mondiale perché si avvicinano le elezioni. Si rovescia su Trump un brutale assassinio di cui non ha alcuna colpa, un assassinio come tanti della polizia americana, sotto amministrazioni democratiche e repubblicane. Altrettanti, va pure detto, ne subisce la polizia americana, ad opera della delinquenza. Perché l’America resta una società violenta, a tratti selvaggia, sotto la crosta di progresso, tecnologia, ciccia e lattine. Inginocchiarsi per una vittima, quando ogni giorno la delinquenza comune, la persecuzione religiosa e le dittature ne uccidono migliaia, è solo malafede.

Ma una religione si va formando nelle società occidentali intorno al catechismo politically correct. Quella religione è il supporto morale di qualcosa di colossale che sta avvenendo nei nostri giorni, sopra le nostre teste e sotto i nostri occhi. Quel che per anni è stato definito Pensiero Unico sta diventando Potere unico. Come ogni sistema totalitario si fonda su un assoluto: nel nostro caso è l’assoluto sanitario, l’imperativo di salvarci la pelle a ogni costo. Proteggerci dal male, amen; il male è il contagio. Ma la pandemia si presenta in due forme: il covid e il fascio, cioè il virus e l’insubordinazione in forma di assembramento, protesta sociale, obiezione di coscienza al vaccino, alle restrizioni più assurde, al tentativo di renderle permanenti e alle profilassi più fanatiche e insensate. I dogmi imposti dalla scienza e dai virologi sono usati dal potere per allargarsi e durare il più possibile. Il modello implicito è la fonte stessa del virus, di cui ogni giorno si scoprono le gravi responsabilità: la Repubblica totalitaria cinese. Contagio e omertà, restrizioni conseguenti e durature, popolazioni militarizzate, controllo totalitario e molecolare, divieto di manifestazione, repressione del dissenso, uso totalitario della scienza e della tecnologia, dominio commerciale globale; e sullo sfondo il comunismo come orizzonte. Il modello cinese diventa il paradigma in Italia e in alcuni settori progressisti occidentali. Dopo decenni di collusioni tra capitalismo e radical-progressismo, ora si delinea, a viso aperto, quel connubio: il ponte tra capitalismo e comunismo è l’uso imperativo della scienza e l’applicazione totalitaria del controllo. Il fine, come nel comunismo, è sempre il bene dell’umanità, il mondo migliore, l’uomo nuovo, magari transumano per essere più nuovo.

Di dittatura sanitaria ne parlai agli inizi di marzo, quando si stava appena profilando. L’Italia stava candidandosi a diventare il paese pilota, la cavia di laboratorio per l’esperimento. Oggi, dopo tre mesi di pratica, le analisi e le denunce in questo senso sono tante. Vorrei citare due filosofi diversi tra loro e ambedue lontani dal pensiero reazionario, cattolico-tradizionalista o addirittura fascista. Mi riferisco a Giorgio Agamben che denuncia l’inquietante connubio tra religione medica e capitalismo, alla base di un nuovo sistema totalitario, incline a sospendere la libertà e la democrazia; la religione cristiana e in particolare la Chiesa di Francesco soccombe ai loro diktat sanitari e ritiene la salute prioritaria rispetto alla salvezza.

Da altri versanti, un giovane filosofo, Michel Onfray, che teorizzò l’ateismo e criticò la religione, denuncia ora, sulla scia di Orwell, l’avvento di una dittatura globale fondata su sette comandamenti: distruggere la libertà e ridurre a fascisti tutti i dissidenti e gli insubordinati; impoverire la lingua per manipolare le menti; abolire la verità tramite il bipensiero; sopprimere la storia e riscriverla per gli usi del presente; negare la natura, a partire dalla natura umana; propagare l’odio e fondare l’Impero, progressista e nichilista. Non resta, per Onfray, che darci all’ateismo sociale per non “inginocchiarsi” davanti ai nuovi dei arcobaleno. Usa proprio il verbo inginocchiarsi, non sapendo dell’uso mistico-elettorale di questi giorni, scimmiottando la religione (il diavolo, per la Bibbia, è simia dei, scimmia di dio).

Entrambi, Agamben e Onfray, denunciano la matrice teologica del nuovo totalitarismo, il tentativo di sostituire dio con una nuova divinità. I nuovi fanatici si chiamano antifa, contrazione global di antifascisti; e il fatto che l’elemento di odio – anti – sopravviva al sostantivo, la dice lunga. Il nemico globale è Trump, il nemico complementare è Putin, il nemico ideologico è tutto ciò che viene definito sovranismo. Il piano prevede tre sostituzioni: la fede medico-progressista al posto della fede in Dio, sacra e trascendente; la popolazione mobile dei migranti al posto di popoli o nazioni restanti; il postumano secondo scienza e volontà al posto dell’uomo secondo natura e procreazione. Non c’è un piano globale prestabilito e non ci sono pianificatori; alcuni vi concorrono consapevolmente, molti inconsapevolmente.

L’Italia per la sua fragilità, la sua teatralità, il trasformismo e il servilismo, l’impreparazione del governo, il residuo ideologico depositato dal comunismo e dall’antifascismo, è il tampone esemplare. Da noi la cialtroneria, come già scrivevamo, tempera il totalitarismo nell’inefficienza e nella comicità. Ma il pugno chiuso è nemico della mente aperta.

MV, La Verità 12 mgiugno 2020

 

DA

Pugni chiusi e genuflessi

Executive Order on Blocking Property Of Certain Persons Associated With The International Criminal Court

Condividi su:

 

By the authority vested in me as President by the Constitution and the laws of the United States of America, including the International Emergency Economic Powers Act (50 U.S.C. 1701 et seq.) (IEEPA), the National Emergencies Act (50 U.S.C. 1601 et seq.) (NEA), section 212(f) of the Immigration and Nationality Act of 1952 (8 U.S.C. 1182(f)), and section 301 of title 3, United States Code,

I, DONALD J. TRUMP, President of the United States of America, find that the situation with respect to the International Criminal Court (ICC) and its illegitimate assertions of jurisdiction over personnel of the United States and certain of its allies, including the ICC Prosecutor’s investigation into actions allegedly committed by United States military, intelligence, and other personnel in or relating to Afghanistan, threatens to subject current and former United States Government and allied officials to harassment, abuse, and possible arrest. These actions on the part of the ICC, in turn, threaten to infringe upon the sovereignty of the United States and impede the critical national security and foreign policy work of United States Government and allied officials, and thereby threaten the national security and foreign policy of the United States. The United States is not a party to the Rome Statute, has never accepted ICC jurisdiction over its personnel, and has consistently rejected ICC assertions of jurisdiction over United States personnel. Furthermore, in 2002, the United States Congress enacted the American Service-Members’ Protection Act (22 U.S.C. 7421 et seq.) which rejected the ICC’s overbroad, non-consensual assertions of jurisdiction. The United States remains committed to accountability and to the peaceful cultivation of international order, but the ICC and parties to the Rome Statute must respect the decisions of the United States and other countries not to subject their personnel to the ICC’s jurisdiction, consistent with their respective sovereign prerogatives. The United States seeks to impose tangible and significant consequences on those responsible for the ICC’s transgressions, which may include the suspension of entry into the United States of ICC officials, employees, and agents, as well as their immediate family members. The entry of such aliens into the United States would be detrimental to the interests of the United States and denying them entry will further demonstrate the resolve of the United States in opposing the ICC’s overreach by seeking to exercise jurisdiction over personnel of the United States and our allies, as well as personnel of countries that are not parties to the Rome Statute or have not otherwise consented to ICC jurisdiction.

I therefore determine that any attempt by the ICC to investigate, arrest, detain, or prosecute any United States personnel without the consent of the United States, or of personnel of countries that are United States allies and who are not parties to the Rome Statute or have not otherwise consented to ICC jurisdiction, constitutes an unusual and extraordinary threat to the national security and foreign policy of the United States, and I hereby declare a national emergency to deal with that threat. I hereby determine and order:

Section 1. (a) All property and interests in property that are in the United States, that hereafter come within the United States, or that are or hereafter come within the possession or control of any United States person, of the following persons are blocked and may not be transferred, paid, exported, withdrawn, or otherwise dealt in:
(i) any foreign person determined by the Secretary of State, in consultation with the Secretary of the Treasury and the Attorney General:
(A) to have directly engaged in any effort by the ICC to investigate, arrest, detain, or prosecute any United States personnel without the consent of the United States;
(B) to have directly engaged in any effort by the ICC to investigate, arrest, detain, or prosecute any personnel of a country that is an ally of the United States without the consent of that country’s government;
(C) to have materially assisted, sponsored, or provided financial, material, or technological support for, or goods or services to or in support of, any activity described in subsection (a)(i)(A) or (a)(i)(B) of this section or any person whose property and interests in property are blocked pursuant to this order; or
(D) to be owned or controlled by, or to have acted or purported to act for or on behalf of, directly or indirectly, any person whose property and interests in property are blocked pursuant to this order.
(b) The prohibitions in subsection (a) of this section apply except to the extent provided by statutes, or in regulations, orders, directives, or licenses that may be issued pursuant to this order, and notwithstanding any contract entered into or any license or permit granted before the date of this order.

Sec. 2. I hereby determine that the making of donations of the types of articles specified in section 203(b)(2) of IEEPA (50 U.S.C. 1702(b)(2)) by, to, or for the benefit of any person whose property and interests in property are blocked pursuant to section 1(a) of this order would seriously impair my ability to deal with the national emergency declared in this order, and I hereby prohibit such donations as provided by section 1(a) of this order.

Sec. 3. The prohibitions in section 1(a) of this order include:
(a) the making of any contribution or provision of funds, goods, or services by, to, or for the benefit of any person whose property and interests in property are blocked pursuant to section 1(a) of this order; and
(b) the receipt of any contribution or provision of funds, goods, or services from any such person.

Sec. 4. The unrestricted immigrant and nonimmigrant entry into the United States of aliens determined to meet one or more of the criteria in section 1(a) of this order, as well as immediate family members of such aliens, or aliens determined by the Secretary of State to be employed by, or acting as an agent of, the ICC, would be detrimental to the interests of the United States, and the entry of such persons into the United States, as immigrants or nonimmigrants, is hereby suspended, except where the Secretary of State determines that the entry of the person into the United States would not be contrary to the interests of the United States, including when the Secretary so determines, based on a recommendation of the Attorney General, that the person’s entry would further important United States law enforcement objectives. In exercising this responsibility, the Secretary of State shall consult the Secretary of Homeland Security on matters related to admissibility or inadmissibility within the authority of the Secretary of Homeland Security. Such persons shall be treated as persons covered by section 1 of Proclamation 8693 of July 24, 2011 (Suspension of Entry of Aliens Subject to United Nations Security Council Travel Bans and International Emergency Economic Powers Act Sanctions). The Secretary of State shall have the responsibility for implementing this section pursuant to such conditions and procedures as the Secretary has established or may establish pursuant to Proclamation 8693.

Sec. 5. (a) Any transaction that evades or avoids, has the purpose of evading or avoiding, causes a violation of, or attempts to violate any of the prohibitions set forth in this order is prohibited.
(b) Any conspiracy formed to violate any of the prohibitions set forth in this order is prohibited.

Sec. 6. Nothing in this order shall prohibit transactions for the conduct of the official business of the Federal Government by employees, grantees, or contractors thereof.

Sec. 7. For the purposes of this order:
(a) the term “person” means an individual or entity;
(b) the term “entity” means a government or instrumentality of such government, partnership, association, trust, joint venture, corporation, group, subgroup, or other organization, including an international organization;
(c) the term “United States person” means any United States citizen, permanent resident alien, entity organized under the laws of the United States or any jurisdiction within the United States (including foreign branches), or any person in the United States;
(d) the term “United States personnel” means any current or former members of the Armed Forces of the United States, any current or former elected or appointed official of the United States Government, and any other person currently or formerly employed by or working on behalf of the United States Government;
(e) the term “personnel of a country that is an ally of the United States” means any current or former military personnel, current or former elected or appointed official, or other person currently or formerly employed by or working on behalf of a government of a North Atlantic Treaty Organization (NATO) member country or a “major non-NATO ally”, as that term is defined by section 2013(7) of the American Service-Members’ Protection Act (22 U.S.C. 7432(7)); and
(f) the term “immediate family member” means spouses and children.

Sec. 8. For those persons whose property and interests in property are blocked pursuant to this order who might have a constitutional presence in the United States, I find that because of the ability to transfer funds or other assets instantaneously, prior notice to such persons of measures to be taken pursuant to section 1 of this order would render those measures ineffectual. I therefore determine that for these measures to be effective in addressing the national emergency declared in this order, there need be no prior notice of a listing or determination made pursuant to section 1 of this order.

Sec. 9. The Secretary of the Treasury, in consultation with the Secretary of State, is hereby authorized to take such actions, including adopting rules and regulations, and to employ all powers granted to me by IEEPA as may be necessary to implement this order. The Secretary of the Treasury may, consistent with applicable law, redelegate any of these functions within the Department of the Treasury. All departments and agencies of the United States shall take all appropriate measures within their authority to implement this order.

Sec. 10. The Secretary of the Treasury, in consultation with the Secretary of State, is hereby authorized to submit recurring and final reports to the Congress on the national emergency declared in this order, consistent with section 401(c) of the NEA (50 U.S.C. 1641(c)) and section 204(c) of IEEPA (50 U.S.C. 1703(c)).

Sec. 11. (a) Nothing in this order shall be construed to impair or otherwise affect:
(i) the authority granted by law to an executive department or agency, or the head thereof; or
(ii) the functions of the Director of the Office of Management and Budget relating to budgetary, administrative, or legislative proposals.
(b) This order shall be implemented consistent with applicable law and subject to the availability of appropriations.
(c) This order is not intended to, and does not, create any right or benefit, substantive or procedural, enforceable at law or in equity by any party against the United States, its departments, agencies, or entities, its officers, employees, or agents, or any other person.

DONALD J. TRUMP

THE WHITE HOUSE,
June 11, 2020.

DA

https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/executive-order-blocking-property-certain-persons-associated-international-criminal-court/

Virus Cina, la minaccia. Tremonti, Polimeno Bottai e Sangiuliano: il segreto

Condividi su:

Nuovo appuntamento in diretta su affaritaliani.it con i dibattiti di Eureca. Stavolta si discute della minaccia cinese per l’Europa

Diventare nel giro di una generazione la prima potenza mondiale. Questa – costi quel che costi – la politica imperialistica portata avanti dal leader cinese XI Ji Ping, alla guida dell’ultimo grande bastione comunista. Un pericolo che l’Occidente – distratto o attratto dalle enormi possibilità di guadagno offerte da un Paese che conta un miliardo e mezzo di abitanti- ha contribuito a far crescere concedendo aperture di credito senza chiedere in cambio precise garanzie sul piano politico e dei diritti umani. Atteggiamento di cui oggi comincia pentirsi.

Un tema di grande attualità, reso ancora più attuale dalle manipolazioni cinesi riguardanti l’origine e la diffusione del Covid-19, e che sarà al centro del prossimo appuntamento di EURECA (assoeureca.eu) intitolato La minaccia del virus Cina. Incontro in programma venerdì 12 giugno alle ore 15 (organizzazione tecnica di Claudio Verzola) verrà’ trasmesso in diretta streaming

Ospiti di Angelo Polimeno Bottai, presidente di EURECA E vicedirettore del Tg1, economisti, diplomatici e giornalisti. Tra questi, Giulio Tremonti che è stato tra i sottolineare che la impetuosa crescita economica cinese degli ultimi 20 anni è così rapida da creare enormi squilibri, e dunque una pericolosa instabilità a livello globale. Giulio Terzi, già ministro degli Affari Esteri e già ambasciatore a Washington, anche lui tra i relatori dell’incontro, ritiene che la prima minaccia del modello cinese è verso uno Stato di diritto basato sulla libertà, sulla dignità della persona, su una giustizia equa che risponda esclusivamente a leggi adottate attraverso la libera espressione della volontà popolare e da istituzioni parlamentari che la rappresentino.

Gennaro Sangiuliano, autore del libro ‘Il nuovo Mao’ (Mondadori) racconterà chì è Xi Jinping, come si è affermato, come agisce e dove vuole arrivare.

Infine, Claudio Pagliara, fino a pochi mesi fa  corrispondente Rai a Pechino e attualmente a capo della redazione di New York, spiegherà come e perché Trump intende fronteggiare con decisione la minacciosa offensiva portata avanti dal governo di Pechino. E racconterà come avviene, nella Repubblica Popolare comunista, il controllo dell’informazione.

DA

https://www.affaritaliani.it/roma/virus-cina-la-minaccia-tremonti-polimeno-bottai-sangiuliano-il-segreto-678212.html

L’economia del Centro-Nord sarà presto in mano alle mafie

Condividi su:

 

DI MATTEO ORLANDO

I diversi arresti in provincia di Verona per un’organizzazione locale di ‘Ndrangheta, con sequestri per oltre 15 milioni di euro e il coinvolgimento di dirigenti locali e indagini aperte che vedono coinvolti vari personaggi eccellenti della città scaligera, ci portano a riflettere, dopo l’analisi sociologico-filosofico-religiosa dello scorso editoriale (vedi qui: https://www.agerecontra.it/2020/06/la-sana-fede-cattolica-per-lottare-contro-le-mafie/), sulla realtà concreta della ‘Ndrangheta che si sta insediando massicciamente nel centro-nord Italia.

La ‘Ndrangheta è, attualmente, l’organizzazione criminale più ricca e potente al mondo, soprattutto grazie al traffico internazionale di droga.

Nata in Calabria, la Ndrangheta è riuscita a espandersi in quasi tutti i continenti, soprattutto grazie alla sua struttura, basata sul vincolo di sangue, come bene hanno spiegato in vari libri il magistrato Nicola Gratteri e lo studioso di mafie Antonio Nicaso, libri che costituiscono la base di queste riflessioni.

Quella della ‘Ndrangheta è una struttura di sangue che, da sempre, la rende forte e impenetrabile. Si tratta di un legame che imprigiona con i suoi obblighi e che protegge l’organizzazione da possibili tradimenti. Infatti, pentirsi e denunciare i crimini della ‘Ndrangheta alla giustizia è quasi impossibile: significherebbe tradire i propri familiari. La famiglia di ‘Ndrangheta è formata da figli, fratelli, cugini, cognati, ma anche compari, persone alle quali si è legati per mezzo di battesimi, cresime e matrimoni. Quindi per gli ‘Ndranghetisti la cosa più importante è il legame di sangue, che diventa un tutt’uno con la stessa organizzazione mafiosa. I vincoli di parentela sono il frutto di vere e proprie strategie matrimoniali, con cui si accresce il potere della famiglia.

La ‘Ndrangheta, che non riesce a vivere senza il rispetto della gente che la teme, è nata nella seconda metà dell’800. Allora era nota con il nome di “picciotteria” e si era sviluppata, soprattutto, per la pratica dell’abigeato, cioè il furto del bestiame. Ben presto la Ndrangheta raggiunse le città, dove si organizzò per sfruttare i piccoli vizi dei contadini: giochi d’azzardo, alcool ecc. In seguito questi delinquenti vennero utilizzati anche per minacciare avversari di questo o di quel partito politico.

Decine di anni dopo la Ndrangheta passò dai furti di bestiame ai sequestri di persona (uomini, donne e bambini, rapiti al Nord e custodi nei luoghi impervi della Calabria), pratica che portò nelle casse della ‘Ndrangheta circa 400 miliardi delle vecchie lire, pari a 200 milioni di euro di oggi.

Negli ultimi decenni questi soldi ottenuti con i sequestri di persona sono stati investiti nel commercio internazionale della droga, il nuovo business che ha portato la ‘Ndrangheta a stringere rapporti con varie criminalità organizzate, come per esempio quelle dei colombiani, dei turchi, dei messicani, degli afghani e dei libanesi.

La mafia calabrese è diventato così sempre più temuta nel centro-sud America, dove ha i suoi brokers che, nei paesi caldo-umidi, vanno alla ricerca della cocaina per poi invadere i mercati europei.

I brokers della ‘Ndrangheta fanno arrivare l’eroina in Europa dall’Afghanistan, dal Kazakistan e dall’Uzbekistan. Mentre portano la cocaina acquistata in centro-sud America (Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Messico) verso l’Europa tramite basisti in Spagna, Ghana, Sierra Leone, Namibia, Liberia, Senegal, Guinea Bissau, Mauritania e, soprattutto, Nigeria.

Per comprendere quanti soldi guadagna la ‘Ndrangheta grazie al traffico internazionale della droga è necessario citare una frase riferita dal grande giudice Nicola Gratteri che ha rivelato una conversazione tra due trafficanti intercettati dalla Polizia. Nell’audio si sente che uno diceva all’altro: “avevamo sotterrato 250 miliardi di lire. Ne abbiamo dovuti buttare 7-8 miliardi perché erano ammuffiti per l’umidità”…

Ma non di sola droga si alimenta la criminalità organizzata calabrese. La ‘Ndrangheta si occupa anche di tantissimi altri crimini come la richiesta del pizzo, l’usura, la tratta dei nuovi schiavi e l’immigrazione clandestina, il contrabbando, i giochi d’azzardo, il traffico di armi ed esplosivi, il controllo dei mercati agroalimentari e dell’import-export, la creazione e/o il controllo delle catene di ristorazione e delle strutture alberghiere, l’infiltrazione negli appalti pubblici, i reati catalogati nella dicitura “ecomafia”.

Da una intercettazione si è scoperto quanto gli ‘Ndranghetisti siano menefreghisti delle necessità e della sicurezza altrui. A proposito dei rifiuti radioattivi, che provenivano da ospedali e industrie, che spesso ancora oggi sono caricati su barche e poi affondate lungo le coste italiane, uno dei due ‘ndranghetisti ebbe a dire all’altro: “basta essere furbi, aspettare delle giornate di mare giusto e chi vuoi che se ne accorga”. Al rilievo dell’altro (“E il mare? Che ne sarà del mare se lo ammorbiamo?”) il primo criminale rispose: “ma sai quanto ce ne fottiamo del mare. Pensa ai soldi, che con quelli il mare andiamo a trovarcelo da un’altra parte”.

Ecco, cos’è la ‘Ndrangheta, “una struttura sociale di peccato frutto del Maligno” che da decenni usa i soldi ottenuti illecitamente investendoli nelle città del centro-nord Italia, per costruire alberghi, acquisire ristorante, gestire commerci, creare società di import-export e centri commerciali, infiltrarsi nelle controllate comunali ecc. La Ndrangheta cerca in tutti i modi di aggiudicarsi appalti, licenze edilizie, aree edificabili, e non teme di mettere le mani sui sistemi agroalimentari, esercitando anche il controllo dei mercati ortofrutticoli. Inoltre, la Ndrangheta opera in borsa acquistando azioni di società importanti. Negli ultimi tempi la Ndrangheta è particolarmente attiva nel campo del riciclaggio del denaro sporco, aiutata da prestanome che non hanno mai avuto problemi con la giustizia.

Come la mafia siciliana (“Cosa Nostra”) e la Camorra campana, anche la ‘Ndrangheta calabrese cerca di occupare gli spazi che la società non presidia, che non difende a sufficienza. Così gli ‘ndranghetisti si infiltrano nelle amministrazioni comunali, provinciali e regionali, nel circuito degli appalti, dell’economia. Gestiscono il potere nelle aziende sanitarie locali, nelle imprese private, nelle banche. Fanno vincere i concorsi e raccomandano le persone di propria fiducia. Chi entra negli enti locali, in Parlamento, con i voti della ‘Ndrangheta deve poi garantire appalti, contatti, favori. Il tutto, naturalmente, con la massima prudenza. I mafiosi della ‘Ndrangheta non amano mostrare il loro potere, la loro ricchezza. I boss vivono in mezzo alla gente normalmente, senza caratteristiche esteriori particolari.

Per raggiungere i loro obiettivi (arricchimento, potere e impunità), gli ‘ndranghetisti necessitano di avere rapporti con esponenti del mondo politico, imprenditoriale, economico-finanziario, investigativo-giudiziario, ossia con tutti quei soggetti rientranti nella categoria della cosiddetta “borghesia mafiosa”, formata da soggetti insospettabili in grado di assicurare ai criminali specifici servizi e relazioni. Agli ‘ndranghetisti, infatti, interessa fare affari, riciclare capitali illeciti, esercitare il potere e arricchirsi, riducendo non solo i costi economici ma altresì quelli di carattere penale (carcere e confisca dei beni). Il massimo guadagno va ottenuto con il minor costo, compresa l’impunità. Agiscono secondo una logica utilitaristica: tutto quello che conviene all’organizzazione va fatto, tutto quello che nuoce o può nuocere alla stessa va evitato. Per questo, specialmente nel centro-nord Italia, utilizzano con molta attenzione la violenza. Quest’ultima, se usata in forme tali da creare un elevato allarme sociale, attira l’attenzione dei mass media, delle forze dell’ordine, della magistratura. In questo modo i rischi legati alla possibilità di essere arrestati e di vedersi confiscare le ricchezze accumulate aumentano sensibilmente. Gli ‘ndranghetisti, dunque, utilizzano le armi soltanto quando con altri strumenti (corruzione, intimidazione e minaccia) non riescono a raggiungere i fini prestabiliti. Quando le armi tacciono è segno che tra gli ‘ndranghetisti e le persone che con loro sono in qualche forma di rapporto si è trovato un punto di equilibrio che soddisfa tutte le parti in gioco e gli affari, illeciti e “leciti”, si possono svolgere senza ricorrere all’omicidio. È proprio quando non uccide che questa forma di mafia sta facendo grandi affari, magari in qualche salotto buono. Come è noto il potere della ‘Ndrangheta si fonda principalmente sulla segretezza, sull’omertà, sul silenzio ed un elemento da considerare è costituito anche dalla capacità di questa organizzazione criminale di coniugare la tradizione (così, per esempio, si entra in una ‘Ndrina, la famiglia mafiosa, sottoponendosi ad un rito di affiliazione, pronunciando un giuramento solenne nell’ambito di una cornice altamente simbolica e codificata, in cui si fa ricorso ad immagini e formule sacre) alla modernità (tanto che la ‘Ndrangheta si comporta come una vera e propria impresa, come una holding economico-finanziaria che agisce a livello nazionale e internazionale, unendo alle classiche attività illecite anche la capacità di inserirsi nel sistema economico e politico di un determinato territorio).

Ultimamente, a causa della crisi economica che sta colpendo il mondo intero a causa della pandemia da Coronavirus, la ‘Ndrangheta ha cominciato ad infiltrarsi in aziende e ditte che hanno un bisogno disperato di finanziamenti. La crisi post lockdown sta spalancando le porte delle aziende del centro-nord alla ‘Ndrangheta.

Purtroppo la maggior parte della gente che vive nelle regioni del centro-nord Italia crede ancora che la ‘Ndrangheta sia un problema che riguarda solo la Calabria. Invece questa forma di mafia sta mettendo le sue radici nelle maggiori città italiane dove reinveste, costruisce, presta denaro e accumula capitale rovinando l’economia onesta, di certo non competitiva di fronte a quella criminale. Con i soldi i criminali comprano i migliori cervelli su piazza per architettare strutture societarie occulte dietro imprese legali di copertura. In questo modo l’impresa criminale diventa impresa economica. È un giro vorticoso e reticolare che finisce per risucchiare l’economia sana, costretta a cedere sotto i colpi di un sistema con il quale non può competere. La ‘Ndrangheta parte con denaro a costo zero, senza chiedere nulla alle banche. Chi è pulito, va chiaramente fuori mercato.

Inutile sottolineare che nella lotta alla ‘Ndrangheta la società civile ha un ruolo enorme, anche se la questione morale sembra impallidita, se non eclissata, e così la ‘Ndrangheta si insinua sempre più nel centro-nord Italia e all’estero (Canada, Stati Uniti, Australia, Venezuela, Colombia, Africa, Spagna, Olanda, Belgio, Francia, Germania, Romania, Ungheria, Polonia ecc.).

Come abbiamo visto dall’ultima indagine venuta alla luce in terra veronese, sono presenti anche nel centro-nord Italia famiglie di ‘Ndrangheta, vere e proprie “ndrine” (cosche, famiglie) guidate, ognuna, da un “capobastone”. E quando in un comune ci sono più ‘ndrine si parla di “locale”, retto da tre persone, denominati la “copiata”: il “capobastone” (il quale ha potere di vita e di morte sui suoi uomini ed ha il diritto all’obbedienza assoluta), il “contabile” (addetto alle finanze), il “capo-crimine” (responsabile dell’organizzazione di tutte le azioni delittuose).

Bisogna svegliarsi. Gli amministratori locali e i responsabili dei settori economici pubblici e privati devono spalancare bene gli occhi. I politici e la società civile dovrebbero cominciare a fare le “sentinelle”, gli avamposti della legalità. Ma temiamo che prima che accada tutto ciò la maggior parte dell’economia del centro-nord sarà in mano alle mafie, in primis la ‘Ndrangheta.

MATTEO ORLANDO

Razzismo, ritirati i cioccolatini “moretti”: “Decisione presa per l’attuale dibattito”

Condividi su:

 

Milano, 11 giu – Niente più moretti in vendita nella catena Migros: l’azienda svizzera ha infatti deciso di togliere dagli scaffali i cioccolatini, che in “lingua originale” si chiamano Mohrenköpfe (“testa di moro”). La decisione è stata resa nota in un tweet dalla catena di supermercati.

Moretti, le accuse di razzismo

Abbiamo deciso di rimuovere il prodotto dalla gamma” si legge nel tweet “L’attuale dibattito qui ci ha spinto a rivalutare la situazione. Siamo consapevoli che questa decisione porterà anche a discussioni”. Quindi, via i moretti perché George Floyd a Minneapolis è stato ucciso. Non fa una grinza, sicuramente tutti gli oppressi del mondo ringrazieranno! Secondo quanto riferisce VareseNews, la Migros avrebbe preso questa decisione a causa del tweet di un follower (che ora non è più reperibile) che accusava i Mohrenköpfe di essere razzisti: “Il nome del prodotto ha una connotazione estremamente razzista e non politicamente corretta”.

Moretti o “baci”?

Tuttavia, il tipo di prodotto non sparirà, solo la sua connotazione “razziale”. Un produttore ancora, nel caso di specie (la Dubler) li chiama ancora col vecchio nome di moretti. E la Migros ci ha tenuto a far sapere che di questo tipo se ne vendevano solo in due supermercati di Zurigo (ma la censura non dorme mai , quindi nel dubbio meglio ritirarli). “Non è il nostro prodotto, quindi non possiamo semplicemente rinominarlo. Questa è la responsabilità del produttore” ha puntualizzato poi la catena svizzera in un tweet. I moretti, in tedesco detti anche “kiss”, sotto questa nomea possono essere acquistati online. E nella versione italiana del sito si riporta ancora il nome politicamente scorretto. Che cioccolata amara …

Ilaria Paoletti

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/razzismo-ritirati-i-cioccolatini-moretti-decisione-presa-per-lattuale-dibattito-159526/?fbclid=IwAR0rEvy_rTkOdCZXLuocsnCyPYrqW0hSU6kYRJA7vMf0Kw5RJwC69NCsWrc

1 224 225 226 227 228 229 230 1.214