Veneziani ha ragione: alla destra serve un’élite

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Negli ultimi anni abbiamo imparato a non fidarci delle previsioni date per certe quando si parla di politica italiana, in un contesto in cui il voto ha assunto un carattere sempre più liquido e nel giro di pochi mesi milioni di elettori spostano il proprio consenso non solo da un partito all’altro ma da un’area politica a quella avversa, è difficile fare analisi corrette. Ciò avviene sia per il carattere post-ideologico di una parte dell’elettorato italiano sia per l’incapacità dei partiti di costruire progetti a medio e lungo termine che si basino non solo su un (effimero) consenso elettorale immediato ma abbiamo una prospettiva politico-culturale.

A discolpa della politica nostrana possiamo dire che la contemporaneità richiede una comunicazione constante, anche più volte nel corso della giornata, si basa su un forte utilizzo dei social network e porta i leader ad avere una sovraesposizione che alla lunga rischia di generare l’effetto opposto rispetto a quello desiderato facendo scattare nei cittadini una sorta di repulsione. Un fenomeno che potremmo definire “effetto Renzi”, ormai inviso dalla maggioranza degli italiani non solo per gli errori compiuti mentre era al governo ma anche per il modo di porsi e per la sovraesposizione mediatica.

È una modalità di fare politica che strizza l’occhio a uno dei mali del nostro tempo: l’odiernità. Non utilizziamo questo termine casualmente poiché in più occasioni il filosofo Marcello Venezianisi è scagliato contro una società europea e occidentale schiava dell’odierno, dell’oggi, e incapace sia di ricordare il proprio passato sia di programmare il futuro.

Troppo spesso la politica – che nella sua funzione originaria dovrebbe orientare i cittadini ma sembra aver abdicato a questo ruolo invertendo il paradigma per cui, invece di essere le classi dirigenti a guidare il popolo, sono i cittadini a definire temi, modalità e argomenti che poi la politica fa propri e rilancia -, si limita a rincorrere il dibattito quotidiano. Così facendo, le persone si sentono coinvolte e il loro consenso viene indirizzato verso i leader che interpretano di più le richieste del popolo (non sempre e non per forza giuste), facendo scattare un processo mentale per cui “ha detto quello che penso io”, perciò lo voto. È un modo di far politica rischioso poiché, se nel breve termine senza dubbio paga, negli anni l’incapacità di offrire una proposta con idee proprie, di costruire un’élite – nell’accezione positiva del termine, da non confondersi con casta o establishment -, rischia di generare discese nel consenso altrettanto rapide rispetto alla crescita.

Come si ottiene una progetto politico duraturo e in grado di andare oltre le ormai fisiologiche oscillazioni nel consenso? Avendo una visione che non limiti la propria attività al mero consenso elettorale nell’immediato ma sappia essere compenetrante nei settori nevralgici a partire dal mondo dei media, dalla scuola, dall’università, dalla cultura. Oltre alla politica quotidiana, sono questi i luoghi in cui si può – e si deve – costruire l’opposizione all’esecutivo guidato da Conte. Purtroppo, anche se l’attuale governo dovesse cadere prima della naturale scadenza (come auspichiamo), difficilmente si tornerà alle urne prima del 2023. Il centrodestra ha davanti a sé tre anni in cui deve costruire un progetto per arrivare pronto alle elezioni nazionali e, in caso di vittoria, essere in grado di guidare l’Italia.

Per farlo occorre iniziare subito e in tal senso, la proposta lanciata da Marcello Veneziani sulle colonne de La Verità di organizzare gli “Stati generali della destra per abbattere l’egemonia culturale rossa”, non può che essere accolta con favore. L’obiettivo è quello di contrastare “l’egemonia culturale che ha il monopolio della narrazione, ed è tutta dall’altra parte, un tempo marxista e gramsciana, poi sessantottina, radical-progressista e antifascista, e ora pure grillo-trasformista”. Non si può non condividere il suo pensiero nel momento in cui sostiene: “prima che governare, a me piacerebbe un serio tentativo di cambiare la mentalità dominante, di rovesciare l’egemonia e i suoi derivati o perlomeno di contenderla in modo adeguato”.

La politica di centrodestra (o sovranista e conservatrice), dovrebbe comprendere una volta per tutte che costruire una rete metapolitica e culturale non è mera astrazione o un vezzo intellettuale ma, come insegna la sinistra, uno strumento formidabile di consenso se utilizzato nel giusto modo. Fino a quando non riusciremo a compiere questo scatto mentale, il rischio (anzi, la certezza) è condannare la destra in Italia a non incidere nei processi decisionali del paese, oggi come in futuro.

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Veneziani ha ragione: alla destra serve un’élite

OBAMAGATE: ”terremoto” italiano in arrivo?

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di Gianmarco Landi

Il caso Palamara e le annesse dichiarazioni di Mattarella lasciano scorgere all’orizzonte un nuovo “terremoto” simile alla Tangentopoli dei primi anni 90, in grado di travolgere il Sistema di potere insediatosi in Italia con la 2° Repubblica, ma questa volta con effetti mondiali ancora più dirompenti. Non si tratta solo della possibilità dei coinvolgimenti di Renzi, di Gentiloni, dei Servizi Segreti e di pezzi di Stato italiano nell’ObamaGate, cioè nel tentativo di far cadere Trump costruendo uno scandalo artificioso, bensì del dissesto di tutti quei rapporti tra Giustizia, Politica, Industria, Finanza e Media a fondamento dell’Establishment italiano attuale.

Non posso scendere nel dettaglio, ma ai miei lettori posso regalare una primizia anticipando il crollo di un colosso finanziario globale ormai solo nominalmente italiano. Un giudice americano, infatti, nel corso di una causa civile avrebbe fatto hacherare dai Servizi i computer che il grosso Istituto si era rifiutato di fornire, e quello che è saltato fuori è ‘atomico’. Si tratta dei riverberi dei tecnicismi sottesi alla creazione del denaro che pochi addetti finanziari addentro alla complessa materia capiscono. Una verità scabrosa che emergesse sui server di una grossa banca, come le mie fonti mi dicono, sarebbe dirompente nel Mondo, atteso che il Sistema finanziario ha funzionato autoalimentandosi attraverso scritture “baciate” che coinvolgono di volta in volta due grosse banche per ogni operazione.

Nessun giornale finora ne ha parlato (la voce gira da ieri notte e ne ha parlato pubblicamente l’editore Nicola Bizzi), tuttavia è ininfluente alla determinazione degli eventi, ed infatti è sempre più concreto l’arrivo di uno “scossone” globale avente fulcro a Roma.

Nei giorni scorsi in Italia abbiamo assistito ad una strattonata violenta al Mondo giudiziario e non dal Mondo giudiziario, così come accadde negli anni 90. Negli anni di Tangentopoli alcune Procure in combutta con i soliti Media corrotti travolsero DC e PSI, e trasformarono il PCI/PDS nei camerieri della finanza per la Globalizzazione, in un contesto di disequilibrio politico in cui venne assegnata una sorta di “patria potestà” alla Giustizia nei confronti delle Istituzioni democratiche italiane, con buona pace per le teorie sullo Stato Moderno improntate alla separazione dei poteri di Montesquieu.

Anche questa volta, la catastrofe politica per i detentori del potere italiano, è innescata da Washington, ma in maniera totalmente antitetica a quel Deep State americano che vide nei Democratici USA i dominus della Globalizzazione, sin dai tempi della celebre speculazione sulla Lira operata da George Soros, il principale finanziatore della vittoria di Bill Clinton nel 1992.

Nell’ambito di questo discorso è opportuno riflettere sulle condizioni per le quali si poté attuare la sottomissione dell’Italia ai percorsi di ‘martiri’ anti-italiani propedeutici a tutti i passi costituitivi dei trattati di unioni europee, riferendosi anche alla spartizione del Bel Paese avvenuta sulla nave Britannia, da cui sortirono i processi di privatizzazione internazionale delle ricchezze pubbliche e quelli di socializzazione delle perdite private. La resistenza italiana alla Globalizzazione di Prodi, Amato e Ciampi, fu attuata in maniera molto parziale e velleitaria da Berlusconi, fino a pervenire alla totale cedevolezza di oggi, più o meno come avvenuto ai 5 Stelle, partiti fieri incendiari e dopo un anno di maggioranza ‘arrivati’ più pompieri di Gianni Letta.

La bufera giudiziaria sarà innescata all’atto della verifica del modo attraverso cui il Governo Renzi avrebbe aiutato Obama a scapito di Trump nel caso Russiagate, un modo ritenuto eversivo a quanto sostengono molti commentatori repubblicani americani. Ci troviamo nell’alveo di uno scontro mondiale tra i pro e i contro al Nuovo Ordine Mondiale (Globalizzazione), all’interno del quale il PD e le forze euro-unioniste, senza mai avere a favore la maggioranza degli italiani in un’elezione politica nazionale effettivamente da loro vinta, hanno schierato il Governo italiano pancia a terra per il Nuovo Ordine Mondiale.

Queste elite, spiazzate dai britannici e dal coriaceo Trump, venuto in possesso delle prove dell’ObamaGate, hanno scatenato il potere dell’OMS e della dittatura cinese, le quali hanno creato l’emergenza Covid-19 nel Mondo. L’Amministrazione Trump e significativi senatori americani lo hanno denunciato apertamente, e poichè i capi dei servizi russi e britannici hanno confermato questa tesi, anche corroborando l’ingegnerizazione del virus in laboratorio, non è possibile più lasciar passare ipocrisie e infingimenti, memori sempre di cosa ci disse JFK:
le grandi cose non accadono, si fanno accadere.

Il dato politico ora è estremamente significativo in italia perché questa strategia dei globalisti, creatori e gestori della emergenza covid, ha devastato il nostro Paese, causando decine di migliaia di morti rimasti vittime di un virus scientifico, e danni economici molto ingenti. La Pandemia era stata concepita per destabilizzare l’economia dell’Occidente e far perdere il potere a Trump e ai Repubblicani, e così come il RussiaGate ha avuto luogo di svolgimento in Italia, anche il Covid 19 ha avuto il suo ‘battesimo’ in Occidente in Italia, per le importanti ragioni che sviscererò nel seguito.

Al di là degli effetti di questa guerra moderna, atta ad instaurare dinamiche da tirannia sanitaria in Italia, da estendere poi ovunque nel Mondo, bisogna capire le motivazioni profonde nell’animo di chi ha concepito tutto ciò, e quindi il ruolo strategicamente necessario della nostra Penisola nel suo senso. In primis l’Italia fuori dalla UE significherrebbe la fine della UE; in secundis l’Italia ospita le Autorità morali più antiche e significative dell’Occidente, cioè la Chiesa Cattolica e il Papa. Quindi chiunque volesse comandare il Mondo dovrebbe comandare anche in Italia, e su questo nessuno discute.

L’Italia era assolutamente centrale al fine di sperimentare le possibilità politiche di poter realizzare un contesto occidentale accogliente il Transumanesimo.

Il Transumanesimo è il progetto che vorrebbe applicare concezioni eugenetiche, ritrovati farmacologici acclusivi di nano tecnologie e le varie applicazioni insite nelle onde elettromagnetiche, ovviamente in raccordo anche con le enormi possibilità di sviluppo insite nell’Intelligenza Artificiale, per far fare un salto agli esseri umani. Che questo salto sia evolutivo o in un burrone che ci porta all’inferno, nessuno lo può stabilire, e ciò costituisce l’oggetto dello scontro mondiale in ragione di visioni opposte diametralmente.

In parole semplici il NWO vorrebbe pervenire ad una formulazione della vita umana integrata da strutturazioni cyborg e tecnologiche, e perciò chi credesse che il Transumanesimo sia fantascienza, il 5G serva solo a vedere meglio i film e i vaccini a non prenderci l’influenza, è semplicemente una persona ignara di come il Mondo possa andare avanti in un senso o in un altro, nei prossimi decenni. L’oggetto ultimo della contesa politica mondiale, che possiamo esemplificare pensando allo scontro tra Cina e America, non è solo limitato alla realizzazione della catena di valore delle merci scassata nella implementazione globale dai dazi di Trump e dalla Brexit londinese, ma dai tanti ‘come’ debbano impattare certe scoperte avanzatissime nella vita degli esseri umani.

Il fronte anti Nuovo Ordine Mondiale e perciò avverso ai proposito di svolta del Transumanesimo, è guidato da Trump, più volte accorso in sostegno delle libertà dell’Italia, come ad esempio bloccando Conte e Mattarella nel loro intendimento di perpetrare l’emergenza Covid 19 da luglio 2020 fino a gennaio 2021. Altri sei mesi di emergenza sarebbero stati necessari all’installazione delle antenne 5G in ogni dove, oltre a delle cogenti vaccinazioni di massa in autunno, cioè ad un inoculamento nei corpi degli italiani di microcircuiti biointegrabili, appena grandi come molecole. Ma Trump, russi e inglesi non possono permettere che ciò accada in italia, quindi il governo Conte è destinato a morire a brevissimo termine.

Le ‘dissociazioni’ di Mattarella dal Governo Conte e dalle sordide ‘orge’ tra CSM e PD, sono teatrino politico per salvare la faccia del Presidente, perché in America sanno bene che il Governo Conte II° è un’opera di Mattarella e di chi lo fece eleggere, cioè Renzi, oltre che a presiedere il CSM in Italia, sia sempre stato il Capo dello Stato e non certo il ‘tonno’ Palamara, come direbbe Cossiga.

Per capire la situazione sismica in cui ci troviamo, considerate che la Casa Bianca ha fatto come proprio un appello lanciato nei suoi confronti da alcuni semplici cittadini italiani, un’iniziativa di raccolta firme che porta fortissimo detrimento al Governo Conte, ma anche alla Presidenza Mattarella e al Consiglio Superiore della Magistratura. Essa però è presente ufficialmente sul sito della Casa Bianca, e ciò svela il serio problema politico in Italia, anticipando la brutta fine che attende tutti loro, nell’assunto logico ed evidente, che l’asse politico Trump, Putin e Jonhson non sia da nessuno battibile in questo Mondo, nemmeno da chi ha avuto il potere di creare i soldi dal nulla e perciò indebitare tutti, negli ultimi 50 anni.

https://petitions.whitehouse.gov/petition

La petizione alla Casa Bianca ha alto valore simbolico dato che le convivenze e le grandi agibilità, per fare i loro comodi in Italia, concesse dall’establishment italiano a Bill Gates, al Bilderberg, ai comunisti cinesi, a Soros, alla UE tedesca e all’OMS, sono alla radice ontologica del gran numero di morti registrato in Italia per Covid, nonché del soffocamento dell’economia italiana, entrambe le situazioni chiaramente finalizzate per instaurare una dittatura sul popolo italiano.

Ma perché l’Italia è così importante?

L’Italia è assolutamente strategica in questa spietata guerra fredda con morti uccisi tra le lenzuola, e dovete sapere che le indagini americane in Italia scaturite dal RussiaGate sono alla base della pandemia, perché da esse scaturisce un cambio effettivo al vertice degli Stati Uniti, e quindi dell’Occidente. I fatti italiani hanno spinto le elite del NWO a cambiare la strategia, lo scenario mondiale, e forzare la mano per affermare il Transumanesimo. Essere un Presidente Usa senza poter disporre di CIA, FBI, NSA o Intelligence, come accaduto a Trump per 3 anni, significa poter fare molto poco fuori i confini nazionali, specie se queste agenzie di potere avessero operato nell’ombra e addirittura contro il Presidente. Ma Trump è un ‘gatto rosso’ e proprio grazie ad alcune ‘manovre’ in Italia, ottenute dopo la svolta del Papeete e nel caos del passaggio dal Conte I° al Conte II°, lui è riuscito a ribaltare la situazione in Patria e nel Mondo.

Le indagini del Dipartimento Giustizia Usa hanno messo in evidenza dal 9 Ottobre del 2019, cioè dieci giorni prima del rilascio del Covid-19 a Wuhan e due settimane dopo l’incontro a Roma tra Gennaro Vecchione (DIS), Luciano Carta (AISE), e Mario Parente (AISI), e il ministro della Giustizia USA William Barr, nonché il direttore della CIA, Gina Haspel, chiare evidenze che qualcuno in Italia abbia complottato contro il Presidente Usa, obbedendo a logiche globali orchestrate dai Dem Usa.

Per tre mesi, dal 24 Giugno al 27 Settembre 2019, all’interno dei Servizi Italiani, l’ufficio sicurezza interna aveva indagato in segreto sull’operato dei due governi a guida Partito Democratico (PD), per verificare se si fossero verificati comportamenti non del tutto regolari a favore dell’allora Presidente Obama e del suo Segretario di Stato Hillary Clinton, per boicottare Trump nel 2016. Ed è per questi intricati e sordidi motivi che alcuni uccellini americani e russi avevano suggerito a Salvini di alzare il gomito al Papeete, il quale al governo ci stava benissimo e di abbandonare il Viminale e di Maio ad una brutta fine, non ne aveva voglia.

Ma evidentemente bisognava creare una situazione che consegnasse Conte alle disposizioni transitorie di Trump. Trump formulò un’unica richiesta a Conte, a parte il consenso pro quota all’ingresso di Putin per ripristinare il G8, e che fu esaudita da Conte aprendo le porte dei Servizi italiani, probabilmente senza rendersi conto di quanto fosse importante questa cosa per i destini del Mondo. Conte, infatti, consegnò le armi di distruzione totale dello “Yes we can”, che Barr, Durham e Haspel raccolsero mentre i globalisti italiani stavano fregandosi le mani per l’idiozia evidente di Salvini.

Conte ha fatto accordi importanti con tre protagonisti che a breve rischiano una bruttissima fine: egli formò un nuovo Governo ispirato da Matteo Renzi, uno dei due Premier sul cui operato stava indagando l’Intelligence USA, e ha poi nominato alla Commissione Europea il secondo, Paolo Gentiloni, ed in ultimo ha agito con il patrocinio politico del Presidente della Repubblica, il quale ha fatto emergere una maggioranza parlamentare che non rispecchia il Paese così come il Padre Costituente Costantino Mortati aveva previsto non dovesse mai essere, assegnando il potere di evitare ciò al Capo dello Stato. Per questi motivi le prove di eventuali irregolarità, sulla cui certezza molti repubblicani mettono la mano sul fuoco, commesse da Renzi o da Gentiloni a scapito di Trump, farebbero esplodere il Governo Conte e metterebbe lo stesso Giuseppi di fronte a enormi problemi personali di carattere giudiziario internazionale.

E non è certo un caso, quindi, se il Movimento Cinque Stelle, che aveva riportato il Partito Democratico al governo per riposizionarlo sulle istanze del Nuovo Ordine Mondiale, in questi giorni è in forte imbarazzo per il finanziamento illecito ricevuto nel 2010 da parte del Presidente Venezuelano. In base a quanto ha rivelato il quotidiano spagnolo Abc, cioè la valigia con i denari in contanti inviata dal consolato venezuelano a Milano con «destinatario Gianroberto Casaleggio», la storia è zozza ma è stata confermata da documenti e da dichiarazioni pubbliche di alcuni ex esponenti dei 5 stelle, che avrebbero ricevuto e mail in tal senso, proprio da soggetti politici venezuelani.

Credo che le cose possano diventare molto più chiare non appena saranno resi pubblici i traffici di certi Pubblici Ministeri italiani già indagati a Perugia, e in conseguenza i meccanismi italiani saranno facilmente disarticolati con una forza maggiore, sicuramente inarrestabile dalle rivolte afrodemocratiche scatenate da Soros, che peraltro in Italia non hanno preso minimamente piede.

Nel nostro Paese l’humus culturale di sinistra è significativo e ha forte impatto nella pubblica partecipazione, ma ancorché recentemente sia stato ben usato dalle elite attraverso l’artificio delle Sardine, questo humus vede ora giocare a favore di Trump. Tutte le piazze in mobilitazione si stanno accendendo e si stanno battendo contro la dittatura sanitaria e i vaccini, in maniera esattamente parallela a quanto sta facendo Trump in America. Il Presidente Usa ha confermato la sua genialità e la sua trasversalità ideologica, lanciando contro l’OMS, Fauci e il Cartello farmaceutico, non una personalità repubblicana, ma la leadership dell’avvocato Robert Kennedy Junior, figlio di Robert e nipote di J.F.K., con ciò scompaginando tutte le narrazioni ortodosse che i Media occidentali non riescono più imporre nemmeno ai cervelli di sinistra radical chic.

Il recente sondaggio secondo il quale 1 italiano su 2 dichiara apertamente che non si farebbe il vaccino per il Covid 19, la dice lunga sulle attuali pulsioni antielite e antigovernative che attraversano il Popolo italiano, e che saranno di base all’azione distruttiva dell’establishment italiano che muoverà da Washington con forza crescente e inarrestabile, causando un terremoto di intensità globale. Gli effetti di tutto ciò investiranno l’UE e il papato gesuita accavallatosi con abusi a quello legittimo di Benedetto XVI, ma di questi temi vi racconterò nei prossimi articoli.

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OBAMAGATE: ”terremoto” italiano in arrivo?

Gli Stati generali ci vorrebbero all’opposizione

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Gli Stati generali sono un assurdo per un governo in carica perché sostituiscono il fare col dire, e questo soprattutto nella nostra emergenza è un gravissimo tradimento; sarebbero invece utili alle opposizioni se mettessero a fuoco una risposta organica, una compagine e una proposta alternativa di governo. E sarebbero il segno di un’iniziativa politica dell’opposizione, non solo di una piazzata.

Ci sono in Italia tre forze principali all’opposizione che formano il cosiddetto centro-destra, due sovraniste e una intermittente. Ci sono tre principali quotidiani d’opposizione, quasi nella stessa situazione, più qualche programma televisivo, che battagliano contro il potere in carica. C’è mezza Italia con loro, anche se i lettori sono una piccola minoranza di questo popolo. Nel mezzo, però, tra l’opposizione e la gente, c’è un vuoto, un deserto, manca qualcosa d’essenziale: mancano classi dirigenti o luoghi di formazione e di selezione, mondi, imprese, movimenti, culture, visioni, strategie. E manca soprattutto un racconto diverso sull’Italia, sul mondo, sulla storia passata e presente, differente da quello che passa il regime. Come mai?

La soluzione al problema è facile e pure vistosa: l’egemonia culturale ha il monopolio della narrazione, ed è tutta dall’altra parte, un tempo marxista e gramsciana, poi sessantottina, radical-progressista e antifascista, e ora pure grillo-trasformista. Il potere culturale si annoda all’establishment ed è nelle mani sinistre, non solo da noi; ed è esercitato, non ci stancheremo mai di ripeterlo, come una cupola mafiosa, con gli stessi metodi, protezioni, esclusioni, ostracismi e omertà, anche se incruenti. Possono fallire le loro idee, finire gli slanci rinnovatori, mancare gli autori all’altezza; e sostituirli coi palloni gonfiati, gli slogan, i riflessi condizionati, i pugni chiusi, le sentenze di qualche magistrato, i precetti della nuova religione politically correct, il catechismo del nuovo bigottismo progressista. Ma il quadro non cambia.

E allora torniamo a un nostro tormento che ad alcuni di voi sembrerà un tormentone. Ma perché a quel consenso politico alle forze d’opposizione che sono tuttora maggioranza nel paese e dunque governo potenziale d’Italia, non corrisponde poi nulla a livello sociale, culturale, mediatico, narrativo? Perché non c’è un altro racconto oltre quello unico, globale, ossessivo, che ci viene propinato ogni giorno? Perché l’agenda dei temi e delle narrazioni, il senso della nostra epoca, è sempre in quelle mani e chi vi si oppone al più gioca di rimessa, avversa i loro discorsi, contrasta le loro dominazioni, ma senza lanciare modelli, linguaggi, valori, racconti alternativi?

C’è chi si consola dicendo che va così, loro dominano la cultura e l’ideologia, ma ad altri tocca governare e affrontare la realtà, con spirito pratico. Loro parlano parlano ma poi perdono al voto, sono una minoranza. Versione finto-consolatoria, perché sappiamo bene quanto invece siano impediti e condizionati coloro che vanno a governare, avendo contro la bolla ideologica di scomunica; ne subiscono la fatwa, la pubblica interdizione. E sappiamo pure quanto conta in termini d’intimidazione e dominazione il monopolio del discorso rispetto a chi ne è bersaglio e vittima. Vedete che succede a Trump, la violenta campagna a tutti i livelli per impedire la sua rielezione con ogni mezzo.

Se parli di opposizione, alla fine non vai oltre i nomi, le facce, la gag dei leader; e quando immagini un’Italia alternativa non riesci ad andare oltre la piazza del 2 giugno, del 4 luglio o poco altro. E magari, a ulteriore conforto, ti soccorrono i nomi di alcuni governatori, sindaci e giunte. Ma finisce lì. L’opposizione in Italia è una forza politico-elettorale, un paio di facce e cognomi; la sinistra invece non ha leader ma è una forza socio-culturale, ideologico-politico-morale diffusa, ramificata, a ogni livello. La destra è realtà nuda e cruda, la sinistra è rappresentazione, molteplice e polivalente. La destra è piazza e urna, la sinistra è salotto, terrazza, poteri, cattedra, pulpito, sacrestia, editoria, libro, premio, film, tribunale, teatro, tendenza, regime, anarchia, eccetera. Viviamo, non solo in Italia, in una democrazia asimmetrica, squilibrata.

Non si può far nulla, allora? Lasciate che io vi dica una cosa. Parlo a titolo personale. Preferisco anch’io che al governo ci vadano forze di destra, sovraniste, nazional-popolari, antisinistra, antigrilline. Penso che farebbero poco di quel che dicono ma almeno un po’ meglio di quel che dicono e fanno i loro avversari; meno danni perlomeno, più qualche piccolo tentativo di riforma (avendo l’inferno contro). Però, tenetevi forte: considero quei cambiamenti, quei correttivi meno importanti della mancata sfida sul piano delle idee, dei valori, dei linguaggi, dei comportamenti. Ovvero, più che governare, prima che governare, a me piacerebbe un serio tentativo di cambiare la mentalità dominante, di rovesciare l’egemonia e i suoi derivati o perlomeno di contenderla in modo adeguato. Perché quello sarebbe un vero cambiamento, strutturale, epocale, non effimero e occasionale; un cambiamento destinato a durare e non a passare con una folata di leggi e poi controleggi.

E quel che più sconforta è che questo tema non viene minimamente sfiorato o solo compreso da chi potrebbe da un giorno all’altro trovarsi a governare l’Italia. Non dico che si debba creare un’egemonia culturale uguale e contraria, ma almeno avere due chiavi di lettura diverse della realtà. Non dico che si debba riuscire nella titanica impresa, ma nemmeno provarci, però, è imperdonabile. E se non si affronta questa contesa su questo piano, l’atteso cambiamento si riduce a una piccola roba di breve respiro, che non lascia tracce. Non ci cambia la vita se Salvini o Meloni vanno al governo; invece cambia davvero se qualcosa muta nelle idee dominanti, nella vita reale, nella mentalità dell’epoca.

MV, La Verità 22 giugno 2020

 

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Gli Stati generali ci vorrebbero all’opposizione

Trump vs aborto, una lezione per i nostri politici

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Gli Stati Uniti firmano con riserva una dichiarazione delle Nazioni Unite in risposta al Covid, specificando che «non esiste alcun diritto internazionale all’aborto». È l’ennesimo punto dell’amministrazione Trump in difesa della vita nascente. I repubblicani hanno la lotta all’aborto nella loro agenda e anche per questo sono apprezzati dagli elettori non “giacobini”. Un esempio che la destra italiana dovrebbe far proprio.

Ennesimo punto a favore per l’amministrazione Trump in tema di difesa della vita nascente. Durante il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, l’amministrazione Trump ha criticato il segretario generale delle Nazioni Unite per aver promosso l’aborto usando pretestuosamente l’emergenza Covid. Più precisamente il governo a stelle e strisce ha condannato l’«uso ingiustificabile di una crisi per far avanzare un’agenda politica che non gode del consenso degli Stati membri, che è controversa e che è in contrasto con le politiche statunitensi».

Si tratta dell’ultimo capitolo di una relazione burrascosa tra Usa e Onu in materia di aborto. In tempi recenti il primo capitolo lo scrisse il responsabile dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale degli Stati Uniti, John Barsa, che, in una lettera indirizzata al segretario generale dell’Onu, lo rimproverò per aver finanziato l’aborto durante l’epidemia vendendolo come «servizio essenziale» per la salute delle donne. Infatti, nei servizi finanziati per rispondere all’emergenza in corso, rientranti nel «Piano di risposta umanitaria globale delle Nazioni Unite», figura anche l’aborto.

Successivamente gli Usa hanno bloccato una risoluzione che avrebbe qualificato «la salute sessuale e riproduttiva», ossia l’aborto, come «bisogno umanitario di base». Inoltre, l’amministrazione Trump rese noto in quell’occasione che rifiutava l’espressione «salute sessuale e riproduttiva» perché locuzione perlomeno ambigua.

Al posto di questa controversa risoluzione, si è allora preferito ripiegare su una dichiarazione diplomatica, che non ha efficacia giuridica, intitolata “Una chiamata all’azione a sostegno della risposta umanitaria nella lotta contro la pandemia di Covid-19”, dichiarazione proposta dall’ambasciatore marocchino Omar Hilale e firmata dagli Usa. Tale firma però è stata apposta non in modo incondizionato, ma con riserva: «Mentre sosteniamo gli sforzi per sostenere e finanziare una risposta internazionale unificata – appunta il governo degli Usa – rimaniamo preoccupati da alcuni aspetti del Piano di risposta umanitaria globale del Segretario generale».

Tale specifica si è resa necessaria perché nella dichiarazione si invitavano gli Stati membri a «considerare con urgenza il finanziamento del Piano di risposta umanitaria globale per soddisfare i suoi requisiti» e tali finanziamenti, lo ricordiamo, sono destinati anche a favorire le pratiche abortive. Infatti, su questo aspetto l’amministrazione Trump ha voluto specificare che «non esiste alcun diritto internazionale all’aborto, né vi è alcun obbligo da parte degli Stati di finanziare o facilitare l’aborto». Aggiungendo poi che «gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare chi è nel bisogno, ma non comprometteranno i propri valori, le proprie leggi e politiche di fronte a una crisi».

Una riflessione tra le molte. Tutti colgono la distanza siderale che esiste, sulla tematica aborto, tra classe politica repubblicana vicina a Trump e classe politica destrorsa italiana. Oltreoceano ci si batte a viso aperto contro l’aborto: chiamando le cose con il loro nome e non arrischiandosi in pericolosi equilibrismi sul tema della salute delle donne, togliendo fondi alle organizzazioni abortive, bloccando risoluzioni, marciando pubblicamente a favore della vita. Qui da noi, se va bene, si dà un colpo al cerchio e una alla botte. Si partecipa al Congresso di Verona e contemporaneamente si dice che la 194 non verrà toccata. A questo proposito è sintomatico dei tempi presenti che il politico che viene dipinto dai media come cattolico integralista affermi che la 194 debba essere applicata integralmente: due “integrità” impossibili da conciliare.

Inoltre, la difesa della vita nascente, da parte dei partiti di destra, non è mai entrata formalmente nell’agenda politica: non diciamo nell’agenda di governo, ma perlomeno nel programma elettorale (sappiamo tutti che il programma elettorale non corrisponde al piano di governo). Se appoggi ne vengono, sono solo a spot, quando serve, quando l’attualità tira per la giacchetta, quando ovviamente conviene.

E sulla convenienza vogliamo soffermarci un poco. I nostri politici, anche quelli che privatamente sono più sensibili al tema dell’aborto, in genere non sono adeguatamente formati su questa materia, come, in modo più esteso, sui temi di bioetica. Il loro giudizio personale, quando ben orientato, è perlopiù dettato da vaghe intuizioni. Dunque, se si vuole portare a casa un risultato pratico in tempi ragionevoli, non serve intavolare con costoro discorsi sui massimi sistemi perché sarebbe come tentare di suonare un tasto muto del pianoforte. Occorre invece suonare i tasti giusti, giusti per loro, magari non quelli decisivi dal punto di vista morale (il nascituro è un essere umano, quindi non è lecito ucciderlo), però quelli decisivi dal punto di vista politico, quelli maggiormente motivanti per costoro. E un tasto decisivo è il seguente: la difesa dei principi non negoziabili conquista voti, non fa perdere le elezioni ma contribuisce a vincerle.

Negli Usa – al di là del fatto che, a differenza dell’Italia, c’è una maggior sensibilità pro life dei politici – hanno compreso che la difesa della vita, della famiglia, della religione, della libera educazione, paga in termini elettorali perché i cittadini, pur immersi in una cultura fortemente progressista, non sono tutti giacobini pronti a spazzar via un portato culturale fatto di tradizioni e valori condivisi, ma una buona fetta di costoro ha a cuore la vita nascente e quella morente, l’educazione dei figli fondata su principi sani, una vita ispirata a valori religiosi. Trump ha intercettato le esigenze di questo esteso sottobosco sociale. Quando avverrà anche qui da noi in Italia?

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https://lanuovabq.it/it/trump-vs-aborto-una-lezione-per-i-nostri-politici

Sen. Hawley: “La Corte Suprema ha messo fine alla libertà religiosa in USA”

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di Matteo Orlando per AGERECONTRA.IT

Il senatore del Missouri Josh Hawley, repubblicano, ha parlato al Senato per condannare in modo chiaro e energico la sentenza della Corte suprema, che essenzialmente ha riscritto la legge federale, usurpando il potere del legislatore, al fine di ridefinire il significato di “sesso” nel titolo VII della legge sui diritti civili del 1964.
Hawley, che è stato procuratore generale del Missouri dal 2017 al 2019, ed è il più giovane senatore degli Stati Uniti, ha definito la sentenza “Bostock contro la Contea di Clayton” una “decisione sismica” che cambia portata, significato e testo della legge sui diritti civili.
Nella sentenza, 6 voti a favore e 3 contrari, la Corte suprema, con il decisivo appoggio di giudici conservatori che si sono schierati con i progressisti, ha cambiato il significato della parola “sesso” nella legge federale per includere non solo il significato biologico tradizionale del termine – maschio e femmina – ma anche l’orientamento sessuale e l’identità di genere, qualcosa che il legislativo non ha mai avuto intenzione di fare e probabilmente non avrebbe nemmeno potuto immaginare quando ha approvato la legge sui diritti civili.
La decisione “avrà effetti che vanno dal diritto del lavoro allo sport e alle chiese”, ha detto il senatore Hawley. La Corte Suprema “ha fatto ciò che il Senato ha rifiutato di fare per anni, ovvero cambiare il testo, il significato, l’applicazione e la portata della legislazione storica”.
Il senatore ha dichiarato che la decisione rappresenta la fine del movimento legale conservatore negli Stati Uniti.
Adesso in che modo la decisione della Corte influenzerà la religione negli USA? Cosa significherà per le chiese? Cosa significherà per le scuole religiose? Che cosa significherà per le organizzazioni benefiche religiose?
È molto probabile che Chiese, scuole religiose e enti di beneficenza dovranno affrontare una valanga di richieste – che rischiano di perdere – per modificare le loro pratiche di assunzione, gli insegnamenti religiosi, le politiche di abbigliamento e persino le loro convinzioni fondamentali per soddisfare “rivoluzionari morali” che hanno conquistato la cultura americana e ora la Corte suprema.
Hawley ha aggiunto: “Ogni persona onesta sa che le leggi di questo paese oggi sono fatte quasi interamente da burocrati e da tribunali non eletti. Non sono fatti da organi legistlativi. Perchè? Perché per fare una legge occorre votare e manifestare pubblicamente il proprio pensiero” .
In effetti, in seguito alla controversa decisione della Corte suprema, anche alcuni repubblicani hanno applaudito alla sentenza perché si sono sentiti sollevati dal duro e complicato lavoro di codificazione dei diritti LGBT nel Civil Rights Act.

MATTEO ORLANDO

CASSAZIONE: PROPAGANDA LEGITTIMA SE L’ALTRUI CREDO NON È VILIPESO

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di Angelo Salvi, avvocato in Roma

1. Con l’ordinanza n. 7893 del 17 aprile 2020 la prima sezione civile della Corte di Cassazione è tornata ad interessarsi di libertà religiosa, nella sua accezione negativa di libertà di coscienza, diritto di non avere alcun credo, di professare e propagandare l’ateismo e l’agnosticismo. La pronuncia ribadisce posizioni già note e fornisce alcune interessanti indicazioni in merito ai limiti cui soggiace il diritto di propaganda, espressamente riconosciuto dall’art. 19 della Costituzione.

La vicenda ha per oggetto il rifiuto del Comune di V. di autorizzare l’affissione di dieci manifesti recanti la parola, a caratteri cubitali, “Dio“, con la “D” a stampatello barrata da una crocetta e le successive lettere “io” in corsivo, e sotto la dicitura, a caratteri più piccoli, “10 milioni di italiani vivono bene senza D. E quando sono discriminati, c’è l’UAAR al loro fianco“. L’UAAR-Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti proponeva ricorso ai sensi degli artt. 43 e 44 del D. Lgs. 25 luglio 1998 n. 286 e dell’art. 28 del D.Lgs. 1 settembre 2011 n. 150, chiedendo al Tribunale di Roma l’accertamento del carattere discriminatorio del rifiuto del Comune di V. di affiggere i suddetti manifesti, con condanna dell’ente pubblico alla cessazione della condotta discriminatoria, risarcimento dei danni e pubblicazione della decisione su un quotidiano a spese dell’ente. Si costituiva nel giudizio il Comune di V., sviluppando la propria difesa sull’assunto per cui «il rifiuto non era affatto diretto a discriminare l’attività del sodalizio ricorrente, essendo stato, per contro, determinato da una valutazione negativa della rappresentazione grafica che, così come effettuata, era “tale da urtare la sensibilità del sentimento religioso in generale”».

La fase di merito si concludeva con una doppia conforme favorevole al Comune e, dunque, nel senso dell’insussistenza della lamenta discriminazione. In particolare, per la Corte d’Appello di Roma non sarebbe stata ravvisabile alcuna condotta discriminatoria, mancando in primo luogo una qualsiasi forma “positiva” di propaganda a favore dell’ateismo o dell’agnosticismo e difettando, in secondo luogo, un trattamento differenziato rispetto ad altre associazioni. Nel medesimo contesto locale e temporale, infatti, il Comune di V. non aveva rilasciato alcuna autorizzazione, né concesso ad alcun altro soggetto la possibilità di manifestare il proprio credo religioso. Continua a leggere

LIRA O EURO, L’IMPORTANTE CHE L’EMISSIONE SIA DELLO STATO

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di Emilio Giuliana

Oggi più che mai, con l’avanzare della crisi economica e il conseguente impoverimento degli italiani, per tornare a condizione economiche dignitose si fa sempre più strada l’idea, che la soluzione al problema è il ritorno alla moneta lira dalla moneta euro. In parte,  la maggioranza delle persone, ha percepito che la capitolazione economica è determinata dall’utilizzo che se ne fa della carta moneta, però i più non hanno compreso il meccanismo che disciplina e regolamentazione il conio e la stampa dei “soldi”. I soldi vengono creati da Banche private, oggi l’Euro dalla BCE, ieri la Lira dalla Banca d’Italia privata. Questo è l’inghippo, l’anomalia monetaria, non se europea o nazionale, no se Euro o Lira, ma le Banche private. Dunque è necessario, che sia essa la  Lira o l’Euro, che siano Banche dello Stato a stampare soldi, così come sotto spiegato.

Dopo l’unità d’Italia, nel 1863 la lira carta non poté più essere cambiata in oro. Oltre ai conseguenti danni per il risparmio di tutte le popolazioni della penisola, da qui incominciò a nascere il «Debito Pubblico»: lo Stato, in pratica, per finanziarsi iniziò a chiedere carta moneta ad una banca privata (qual è la Banca d’Italia). Lo Stato, quindi, a causa del «genio» di Cavour e soci, cedette da allora la sua sovranità in campo monetario affidandola a dei privati, che non ne hanno alcun titolo (la sovranità per sua natura non è cedibile perché è del popolo e dello Stato che lo rappresenta). Settant’anni più tardi si cercò di porre rimedio alle scelte bancarie capestro operate dagli statisti risorgimentali. Nel gennaio del 1933, un regio decreto creò l’Istituto di Ricostruzione Industriale (IRI), con Beneduce alla presidenza e direttore generale Donato Menichella (1896-1984, ex-Bankitalia). Il 13 aprile 1934, le tre grandi banche trasferirono all’IRI l’intero loro patrimonio di partecipazioni industriali. L’IRI si trovò così a detenere il controllo del 94% di Comit e del Banco di Roma, nonché del 78% di Credito Italiano . In cambio dello sgravio dell’immane massa di crediti irrealizzabili – i titoli tossici di allora – i banchieri privati dovettero impegnarsi per iscritto a fare «investimenti di pronta liquidità, escluso ogni immobilizzo di carattere industriale, anche sotto forma di partecipazioni azionarie». Questa la disposizione della legge Glass-Steagal, finalizzata alla separazione del credito ordinario da quello della banca d’affari. I grandi privati si dimostrarono pronti a riprendersi le aziende “irizzate” risanate dalla gestione Beneduce-Menichella.

Nell’assegno in bianco – conosciuto come Armistizio Lungo – accettato, firmato il 29 settembre del 1943 dal maresciallo Badoglio per il Regno d’Italia, l’art. 33 è il più significativo, perché di fatto pretende l’abrogazione della sovranità monetaria. ”Il Governo italiano adempirà le istruzioni che le Nazioni Unite potranno impartire riguardo alla restituzione, consegna, servizi o pagamenti quale indennizzo (payments by reparation of war) e pagamento delle spese di occupazione”. Di conseguenza, nel 1945, persa la guerra, gli Americani richiesero l’abolizione dell’IRI e la sua privatizzazione, nell’intento di comprare le banche con i depositi trovati nelle banche stesse. La depredazione fu tuttavia rimandata a tempi migliori e a migliori “padri della patria”: Carlo A. Ciampi, Romano Prodi e Mario Draghi. Continua a leggere

Sergio Sylvestre ha fallito come Balotelli. Il messia nero degli antirazzisti ancora non c’è

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di Adriano Scianca

Qui si ride e si scherza, ma quello degli antirazzisti italiani è un dramma lacerante: una pattuglia così agguerrita e motivata che cerca solo un messia, un testimonial all’altezza del suo compito titanico, e invece niente. L’ultima delusione arriva da Sergio Sylvestre, chiamato a trasformare l’inno di Mameli in una sorta di «Motherfucker of Italy» prima della finale di Coppa Italia e franato rovinosamente sull’elmo di Scipio davanti agli sguardi perplessi di mezza Italia (e a quello di Leonardo Bonucci, impietosamente ripreso dalle telecamere mentre alzava il sopracciglio dal disappunto). Una performance degna dell’Enrico Pallazzo di Una pallottola spuntata, che ha bruciato sul nascere questa maldestra marchetta a Black lives matter, brillante capolavoro della Lega calcio, che ha così completato la sua serata di gloria dopo la partita cominciata inspiegabilmente in ritardo e la grottesca coreografia posticcia a coprire gli spalti vuoti. Complimenti vivissimi.

 

Sergio Sylvestre ha fallito come Balotelli

E quindi niente da fare, il colored italiano destinato a redimere le recalcitranti folle italiche per portarle nell’eden antirazzista e multirazziale ancora ha da venire. Sylvestre, americano di madre messicana e padre haitiano ma italiano di adozione, anche perché la vittoria di Amici di Maria de Filippi dà più punti di italianità del passaporto, ha fallito la grande occasione. Non solo ha violentato l’inno, ma, non contento, si è anche esibito nel pugno chiuso e nello slogan del ghetto, senza riflettere sul fatto che il naufragio canoro avrebbe portato a fondo anche qualsiasi messaggio politico susseguente.

Una brutta botta, per un mondo che non si è ancora ripreso dall’implosione della supernova attorno a cui gravitavano le speranze degli antirazzisti de ‘noantri, ovvero Mario Balotelli. Era lui, l’unto della Costituzione, il prescelto. Ma anche lui ha fallito. Non una volta, sempre. Un fallimento durato anni, recidivo, continuato, ostentato, fino a che il fallimento non ha saturato tutta la bolla mediatica che gli era stata costruita attorno. E non è stato solo un fallimento sportivo o personale, ma la catastrofe di tutta un’operazione culturale. Doveva farci ricredere dai pregiudizi, e invece li ha confermati tutti. Tutti, anche quelli che non sono veri in generale ma che ha inverato lui da solo. E, nel mondo del calcio, ogni altro tentativo di trovare un sostituto è andato a vuoto: i vari Ogbonna o Okaka, pure più simpatici di Mario, non hanno avuto la fortuna sportiva che poteva renderli dei simboli, mentre il predestinato Moise Kean ha per ora dimostrato di essere l’erede di Balotelli solo nel senso deteriore dell’espressione. Continua a leggere

Atto di riparazione al Sacro Cuore di Gesù

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Segnalazione di don Ugo Carandino

Gesù dolcissimo, il cui immenso amore per gli uomini viene con tanta ingratitudine ripagato di oblìo, di trascuratezza, di disprezzo, ecco che noi prostrati dinanzi ai tuoi altari intendiamo riparare con particolari attestazioni di onore una così indegna freddezza e le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini l’amantissimo tuo Cuore.

Ricordando però che noi pure altre volte ci macchiammo di tanta indegnità e provandone vivissimo dolore, imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia, pronti a riparare con volontaria espiazione, non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che errando lontano dalla via della salute, o ricusano di seguire Te come pastore e guida ostinandosi nella loro infedeltà, o calpestando le promesse del Battesimo hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.
E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti, ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare: l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento, le tante insidie tese dalla corruttela alle anime innocenti, la profanazione dei giorni festivi, le ingiurie esecrande scagliate contro Te e i tuoi Santi, gli insulti lanciati contro il tuo Vicario e l’ordine sacerdotale, le negligenze e gli orribili sacrilegi ond’è profanato lo stesso Sacramento dell’amore divino, e infine le colpe pubbliche delle nazioni che osteggiano i diritti e il magistero della Chiesa da Te fondata. Continua a leggere

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