Massimo Fini: “Ecco l’intolleranza dei tolleranti”

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Resta una delle menti più lucide di questi tempi…(Avv. Gianfranco Amato)

 

Fini: “Con la pretesa che Trump dice cose intolleranti, si fa intolleranza pesante nei suoi confronti. Impedire a una persona di comunicare con i social equivale a metterla in galera”

“Di cosa hai bisogno questa volta?”. Massimo Fini esordisce così dopo che lo contatto – per l’ennesima volta – nel giro di poche settimane. “Un’intervista”, gli rispondo, sperando dica di sì. Fortunatamente accetta, ma solo al telefono e di mattina perché “questo pomeriggio ho certi impegni per i quali ti manderei via a cannonate”.

Partiamo da quanto successo in America con l’assalto al Campidoglio. In che stato si trova l’Impero?

Il problema non sono quelli che hanno fatto questo pseudo assalto. Si è accusato Trump di aver fomentato la violenza, ma non è così. Il pensiero deve essere libero. Un conto è dire “devi uccidere Matteo Carnieletto”: questa è istigazione al crimine. Un altro è avere il diritto di dire “detesto Matteo Carnieletto”. L’odio è un sentimento, come la gelosia, e non si possono mettere le manette ai sentimenti. Non l’hanno fatto neppure i regimi totalitari, all’interno dei quali venivano proibite determinate azioni, ma non i sentimenti.

Proprio oggi, sul Fatto Quotidiano, hai “elogiato” Trump perché ha tolto il velo “alla mitica democrazia Americana”…

Certamente, questo è un suo merito. Preferisco la franchezza, anche brutale (sempre che non si arrivi alla violenza vera) piuttosto che l’ipocrisia liberal-democratica. Quindi preferisco Trump rispetto agli altri (e sono certo che mi daranno del nazista per questo).

E l’America?

L’America, però, è un Paese profondamente imperialista e guerrafondaio che, negli ultimi vent’anni, ha fatto almeno tre guerre devastanti che sono ricadute sull’Europa. Il concetto di democrazia, al di là dell’America, è in crisi. Si è rivelato il più intollerante dei sistemi. Non si può più dire niente in democrazia. Tutto è contrario a qualche sensibilità, e quindi viene demonizzato. È il tempo dell’intolleranza dei finti tolleranti.

Tutto questo è esploso da quando Trump ha perso le elezioni. Stiamo assistendo a un assalto contro il tycoon?

Questo mi ricorda una frase di Maccari: “I fascisti si dividono in due categorie. I fascisti propriamente detti e gli anti fascisti”. Qui, con la pretesa che Trump dice cose intolleranti, si fa intolleranza pesante nei suoi confronti. Oggi tutto si fonda sui social e impedire a una persona di comunicare con i social equivale a metterla in galera.

Come i social hanno cambiato la società?

In peggio perché enfatizzano qualsiasi sciocchezza, che poi diventa elemento di dibattito. Hanno rovinato anche il giornalismo, perché il giornalismo non si fa più in presa diretta ma andando a vedere cosa dicono i social.

C’è solo un politico che non è sui social: Putin. È un modello da seguire?

Sicuramente sì, anche se non sono d’accordo quando elimina gli oppositori. Un tempo la politica si faceva con i comizi in piazza e c’era un rapporto vero con le persone. Con Twitter e gli altri social ci può essere solo un rapporto falsato. E questo ha provocato una degenerazione generale della cultura. Oggi vedo talk show dove politici e giornalisti si azzuffano o si fanno moine reciproche. È difficile estrarre un contenuto da quei programmi, c’è una frenesia di fondo che impedisce l’approfondimento. Non so cosa accadrà alle prossime generazioni. La società postindustriale va sempre più veloce in tutto, finché non si schianterà. E questo perché un sistema che si basa sulla crescita esponenziale esiste in matematica ma non in natura. Per questo la nostra società collasserà su se stessa: ci vorranno meno di un centinaio di anni.

Non è che i social ci hanno reso anche meno liberi? Basta un cambio di regole per silenziare qualcuno…

I privati possono farlo perché sono diventati potenti, ma per legge non potrebbero farlo. Abbiamo creato un mondo virtuale e, in questo, il Covid è stato emblematico. A furia di immaginarlo, questo mondo virtuale, è arrivato qualcosa (il virus) che ce lo ha fatto vivere sul serio. Prima esisteva il virtuale e la realtà, adesso la realtà è diventata virtuale perché, per paura di morire, stiamo rinunciando a vivere. Per un governo, cent’anni fa, sarebbe stato impossibile imporre le limitazioni che sono state imposte oggi per il Covid. C’è stata un’epidemia drammatica, la spagnola, tra il ’18 e ’20, ma nessuno ha imposto le limitazioni che stiamo vivendo in questi giorni. Lo stesso è successo con l’asiatica nel 1957. C’è da chiedersi che cosa è successo: la capacità persuasiva del potere è diventata più forte? Siamo diventati più responsabili? Oppure, come penso io, oggi abbiamo una paura della morte che in altre stagioni non avevamo? Probabilmente concorrono tutte e tre queste cose. Di fatto viviamo come se fossimo in un lager. L’unica differenza è che siamo reclusi nelle nostre case al posto delle baracche sovietiche o naziste.

Però a tanti questa situazione pare non dispiacere. Se guardiamo i dati, molti rimproverano a Conte di non esser stato abbastanza severo…

A Conte rimprovero questo continuo stop and go, che è devastante, tanto psicologicamente quanto economicamente. Ogni settimana cambiano le regole del gioco. A questo punto è molto meglio la risposta data da Angela Merkel, che stimo anche perché tre anni fa ha detto che gli americani non sono più “gli amici di una volta” e che “dobbiamo cercare di difenderci da soli”. Questa è una presa di distanza dagli Stati Uniti, che nel frattempo sono diventati dei veri e propri competitor economici. La posizione della Merkel prevede una equidistanza fra Stati Uniti e Russia. E un buon rapporto con la Cina.

Forse, per Conte i problemi sono iniziati proprio con l’avvicinamento alla Cina…

Il suo è stato un avvicinamento intelligente che non è stato benvisto in America. Trump ha inoltre impedito a una serie di Paesi di commerciare con l’Iran, tra cui noi, anche se abbiamo ottimi rapporti con loro. Perché non dovremmo farlo? Basta con questa sudditanza, anche culturale.

Hai usato il termine “sudditi” che, tra l’altro, è anche il titolo di un tuo libro: com’è possibile essere sudditi in democrazia? Non è paradossale?

Vuol dire che la democrazia non è il sistema politico che ci immaginiamo. La democrazia è un animale multiforme, che ancora non sappiamo ancora bene cosa sia. Norberto Bobbio, che ha dedicato tutta la vita a cercare di definire la democrazia, alla fine ne offre una definizione così smunta che è come se non ci fosse. Non esiste la democrazia in realtà. La democrazia, probabilmente, è un sistema di metodi che va riempito di contenuti. Detto altrimenti, è una metodologia da riempire con i contenuti. Noi siamo riusciti a riempirla di contenuti materiali. Destra e sinistra sono categorie obsolete perché entrambe fanno perno sull’economico, nonostante l’esigenza dell’uomo contemporaneo sia esistenziale.

Come facciamo a riconquistare la nostra libertà? Chi non vuole più esser “suddito”, in maniera concreta, cosa deve fare?

Secondo me dovrebbe fare come ha fatto il Movimento Zero. Questo gruppo, formato da ragazzi giovani, ha comprato una cascina in un campo, ha imparato a lavorare i campi e a mungere una mucca. E così sono diventati autosufficienti. Adesso sono totalmente fuori da questo mondo.

 

DA

https://www.google.com/url?q=https://m.ilgiornale.it/news/cronache/fini-ecco-lintolleranza-dei-tolleranti-1916053.html&source=gmail&ust=1610572087014000&usg=AFQjCNHSJdKSiG7JPLlBL6pfA0yOGYmj_w

Tre persone condannate a morte per “commenti su Maometto”

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L’EDITORIALE DEL LUNEDI

DI LEONARDO MOTTA

 

Condannate a morte tre persone per “commenti contro Maometto”

 

Il canale televisivo Dunya Tv ha riferito che venerdì 8 gennaio un tribunale antiterrorismo in Pakistan ha condannato a morte tre persone accusate di aver bestemmiato su Internet, attraverso un social network, contro la figura di Maometto.

I cristiani Abdul Wahid, Rana Noman e Nasir Ahmed, questi i loro nomi, avrebbero pubblicato contenuti offensivi e inappropriati secondo lo stato pakistano e, pertanto sono stati identificati come responsabili di questi atti blasfemi.

È stata notificata nei giorni scorsi anche la condanna per blasfemia ad un insegnante pakistano, il quale, dopo aver reso espresso sue opinioni in una delle sue classi, è stato condannato a 10 anni di carcere e ad una multa di 100 mila rupie pakistane.

Tutti questi condannati hanno ancora la possibilità di fare appello o chiedere clemenza al presidente, Arif Alvi. Tuttavia, in Pakistan, è davvero difficile difendersi dopo aver ricevuto accuse di “blasfemia”, poiché generano molto scandalo e sono costantemente causa reazioni violente da parte delle folle islamiche, che arrivano anche a compiere omicidi.

Tra i misfatti di questa legge sulla blasfemia va senz’altro annoverato il calvario toccato ad Asia Bibi – il cui vero nome è in realtà Aasiya Noreen –, la donna cristiana incarcerata dopo essere stata falsamente accusata nel 2009 di aver oltraggiato il profeta Maometto. Solo nel 2018 è stata assolta dall’accusa di blasfemia ma ha dovuto ugualmente lasciare il paese per timore di ritorsioni.

Tra gli “usi e costumi” consolidati in Pakistan, ne spicca uno in particolare che riguarda le minoranze religiose: quello delle ragazze minorenni costrette a contrarre matrimonio con uomini musulmani e a convertirsi all’Islam. Nonostante in Pakistan i sequestri di persona siano punibili anche con la pena di morte e i matrimoni contratti con i minori di 18 anni siano considerati illegali, rapimenti e matrimoni coatti non diminuiscono. Il presidente del National Christian Party, Shabbir Shafqat, più volte ha spiegato che “In Pakistan la conversione forzata è diventata uno strumento per perseguitare i cristiani e le minoranze”. Un recente tentativo di introdurre il “Protection of Rights of Minorities Bill 2020”, presentato dal membro della Lega Musulmana del Pakistan senatore Javed Abbasi, è stata respinta dalla Commissione per gli affari religiosi del Senato locale. In base a quanto sostiene il cristiano pakistano Aftab Alexander Mughal, direttore della rivista “Minority concern”, neanche l’impegno del Primo Ministro Imran Khan riesce a impedire le discriminazioni contro le minoranze religiose che si manifestano con attacchi presso i luoghi di culto o con false accuse di blasfemia.

Una lettura interessante per comprendere il Pakistan può essere quella della blogger cattolica pakistana Zarish Imelda Neno, presidente del Jeremiah Education Centre, un centro educativo-assistenziale fondato a Faisalabad, in Pakistan, che assiste i bambini cristiani poveri e le loro famiglie.

La Neno, sposata con un italiano, ha studiato Economia in Pakistan, Business a Londra e Scienze Religiose a Roma. Dal 2019 vive in Italia e, da noi, ha maturato l’idea di scrivere il libro “Una piccola matita. Vita di una donna cristiana in Pakistan”, pubblicato dalla casa editrice Berica nella collana “chestertoniana” Uomo Vivo (Vicenza 2020, pp. 92, € 14).

La Neno vi descrive le difficili condizioni di vita dei cristiani pakistani e, in particolare, delle donne soggette alla condizione islamica di minorità. Nella Repubblica Islamica del Pakistan i cristiani (sia cattolici sia protestanti) rappresentano appena l’1,6% della popolazione e, la discriminazione, è forte nei loro confronti, e sotto molteplici aspetti, a cominciare dai casi conversione forzata all’Islam.

«Dio non ha promesso che le nostre vite quotidiane sarebbero state facili, ma che sarebbe stato con noi e non ci avrebbe mai lasciati, quello sì! Mi dà così tanto conforto sapere che non sarò mai sola! E questa certezza è anche la forza di tutti gli altri cristiani che vivono in Pakistan e che, nonostante la loro condizione di estrema povertà, sono pronti a dare la vita per Cristo, perché sanno che Dio è sempre con loro», ha ricordato Zarish Neno nel suo libro.

Un paese chiamato Furbistan

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Benvenuti nel Furbistan, il paese che in una precedente vita si chiamava Italia. È in corso la guerra dei furbi, tra la volpe Renzi e la faina Conte, per il dominio del Furbistan. ‪Riuscirà la volpe Renzi a far fuori la faina Conte? Nella guerra dei furbi non contano il Paese, gli altri, la propria dignità; è solo un fatto personale. Conte venderebbe sua “madre” pur di restare lì; vedremo se Renzi sarà disposto a comprarsela, e a che prezzo. La furbizia è sempre stata diffusa tra gli italiani. Ne parlava già Prezzolini tanti anni fa, dividendo gli italiani in furbi e fessi. Ma negli ultimi tempi la furbizia è passata da espediente per tirare a campare e vizio antropologico soprattutto delle classi subalterne, a requisito chiave delle classi dirigenti. La furbizia è il vero metodo di selezione e di consenso, di comunicazione e di manipolazione dell’Italia odierna; è la “virtù” primaria per mantenersi a galla in ogni caso e cavalcare ogni evento, disgrazie incluse, volgendole a proprio favore personale.

La furbizia è il riassunto cinico dell’Italia di oggi e dell’anno appena trascorso e il viatico scoraggiante per il decennio che viene: il raggiro continuo dei media allineati, il teatrino dei politici con le loro recite false, la parata grottesca allestita sui primi vaccini, la finta gara di solidarietà dei politici a Natale (deplorata se la fa il furbo Salvini, elogiata se la fanno i furbi governativi o i non-governativi delle Ong). I casi sarebbero troppi per citarli.

La furbizia, un tempo tecnica di sopravvivenza nella vita, si è costituita in potere, ed è nato il Furbistan, il regno dei Furbi, dove i leader politici come gli opinion maker, mangiano pane e volpe. Se la furbizia come atteggiamento rispetto alla vita e agli altri ha una storia antica, la furbizia come categoria politica e post-ideologica è esplosa con l’avvento di Matteo Renzi. È stato lui il prototipo del furbo per antonomasia, l’arrampicatore veloce sui gradini del potere, che fa le scarpe a tutti mentre li tranquillizza (staisereno), l’intortatore da video, colui che sostituisce ogni altra categoria politica con l’occupazione astuta dei posti chiave e usa la parola per nascondere il pensiero.

Ma oggi la furbizia è il tratto comune distintivo di chi ci governa. Sulla mozione di furbizia regge l’alleanza di governo: un patto furbo solo per durare al potere. La furbizia è la qualità principale di Giuseppe Conte, la faina di Palazzo Chigi: solo la furbizia può spiegare il suo sbucare dal nulla, il suo trasformismo senza scrupoli, la sua capacità di galleggiare in stagioni così diverse, il gioco di prestigio delle tante task force per disperdere, distrarre e mantenersi il potere, la faccia disinvolta con cui comunica di continuo agli italiani restrizioni presenti e benefici venturi. Il furbo premier succhia benefici di consenso dalla paura della gente per il virus.

Ma la furbizia è il tratto distintivo di quasi tutti i leader odierni e il vero sistema di reclutamento e di scalata al potere. I furbetti del quartierino sono andati al potere, ma non solo politico. Virologi-star a gettone, direttori e presidenti furbastri, influencer volpini, persino papi e preti.

Tanti scherzano sull’ignoranza di Luigi Di Maio, la sua sintassi e i suoi errori, ma Di Maio è tutto meno che un tonto: è uno sveglio, anzi sveio, per dirla nel suo idioma. Ma l’intelligenza è un’altra cosa… Lui è un furbo, come il suo maestro Beppe Grillo e tanti grillini, scappati di casa che si sono furbamente accasati. Nei loro curriculum vacanti, solo la furbizia può spiegare il posto che occupano. Parafrasando Machiavelli, le loro carriere folgoranti si possono spiegare per metà con la fortuna e per metà con la furbizia. La furbizia e la fortuna sono i glutei su cui sono seduti…

La furbizia regna pure nella cultura, nel cinema, nel giornalismo: la furbizia di prostituirsi per far carriera, di adeguarsi ai pregiudizi, di allinearsi alle parole d’ordine, agli ingredienti giusti del politically correct, come i film che hanno dosi ormai obbligate di omosex, neri, migranti, disabili, femministe. Espedienti furbi.

O l’intellettuale in tv che non sa nulla dei temi che affronta ma sproloquia, ripetendo furbamente frasi appena carpite, spruzzando inchiostro nero come la seppia per non farsi stanare… Si premiano film, opere, libri col criterio della furbizia, non della qualità. Vanno avanti i furbi e coloro che possono ricambiare la gratificazione dando vantaggio a chi li promuove. La furbizia è un sistema a specchio, un furbo chiama l’altro, si riproduce di furbizia in furbizia, genera una rete di reciprocità, una gara di scambio…

La furbizia è il surrogato disonesto dell’intelligenza, che invece manca nel nostro Paese. O è sommersa, disconosciuta o disattivata, a tratti proibita. In ogni campo, in ogni potere, in ogni settore, la capacità e l’intelligenza, la competenza e l’affidabilità sono state sostituite da questo formidabile passe-partout, applicato a ogni settore. L’intelligenza capisce, collega, ha visione, ha strategia, va in profondità, rapporta i mezzi ai fini, va oltre il puro espediente di superficie per ottenere un risultato personale o apparente; l’intelligente cerca la soluzione, il furbo invece la trovata. L’intelligenza mira a una meta, il furbo galleggia e sceneggia. Con la furbocrazia viene meno la competenza, che è esperienza più studio, l’affidabilità, che è capacità più lealtà, e la capacità, che è intelligenza applicata, in grado di affrontare le situazioni reali.

Il nemico insuperabile della furbizia è però la realtà. Quando poi vedi gli effetti scarsi o negativi, quando noti i mancati risultati rispetto agli annunci e alle promesse, quando vedi che all’apparenza non segue alcuna sostanza, e i leader e i testimonial sono solo palloni gonfiati e simulatori, allora la furbizia si sgonfia. A quel punto il problema è stare attenti a non passare dal predominio di una furbizia all’altra…

MV, Panorama, n.2 (2021)

DA

Un paese chiamato Furbistan

Pandemia: i cattolici siano tali e non si perda il buon senso!

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Riceviamo e pubblichiamo, condividendone i contenuti, questa lettera per il nostro sito:
di Pietro Ferrari
Dal Messale Romano: “Dopo le calamità pubbliche che si abbatterono nel V Secolo sulla Diocesi di Vienna, nel Delfinato, S. Mamerto stabilì una processione solenne di penitenza nei tre giorni che precedevano la festa dell’Ascensione.
Il Concilio di Orleans (511) propagò questo uso per tutta la Francia, nell’816 Leone III l’adottò per Roma e ben presto l’uso fu esteso a tutta la Chiesa…il loro scopo era di allontanare i flagelli della giustizia di Dio e di attirare le benedizioni della sua misericordia sui frutti della terra.”
Gli eventi catastrofici come le epidemie si sono sempre verificati, ma è necessario oggi evidenziare come nei confronti degli stessi l’atteggiamento umano sia notevolmente cambiato. Quando la religione cattolica impregnava più profondamente la vita civile, era finita l’epoca della scaramanzìa pagana, dei veggenti vegliardi che leggevano qua e là presagi funesti e ancora non iniziava l’epoca attuale, che tolto Iddio, pretende dalla tecnica una protezione onnipotente e la previsione di qualsiasi sciagura che quando si verifica, diventa sempre colpa di qualcuno: ingegneri, politici e scienziati ritenuti come indovini che “dovevano sapere e impedire” il flagello.
Certamente in Italia mancava un piano pandemico aggiornato e la colpa di questo è di tutta la classe dirigente degli ultimi vent’anni.
E’ del tutto evidente che l’ingegno umano possa in parte prevedere oggi molte più cose rispetto al passato, e che la scienza sempre più riesce a contenere gli ‘assalti della natura’, ma tutto ciò assieme all’ateizzazione sociale ha comportato la rimozione dell’arcano, la consapevolezza della precarietà umana, il “metus” nei confronti dell’esistenza che spingeva gli uomini a pregare Dio ed a concepire il male come occasione di castigo anche collettivo.
Per contraccolpo, nell’epoca della liberazione dal sacro è la Natura ad essere divinizzata come vendicatrice, la ‘dea gaia’ che coi suoi nuovi e improvvisati sacerdoti formula l’imputazione dell’evento catastrofico ad un capro espiatorio mutevole.
A dire il vero anche un certo cattolicesimo ha giocato al totodisastro, in piena tragedia ancora in corso nell’occasione del terremoto di Norcia del 2016 (dandone la causa ai peccati altrui, mai a quelli propri). Pertanto ciò che accade di disastroso è una vendetta pseudodvina per le colpe degli altri oppure, come variante, il flagello è costruito in ogni sua parte da qualcuno e quindi vi sarebbe la totale impotenza divina davanti ad un complotto invisibile e permanente.
Ebbene sì, è nata questa terza cerchia che per reazione alle prime due, odia non solo il genere umano ma anche la scienza. E Dio? Non c’è.
Passati da essere fascisti o cattolici tradizionalisti (contro l’individualismo assoluto e l’anarchia della propria coscienza verso il bene pubblico, il sacrificio personale per la Patria e per il prossimo) a libertari pannelliani (la mia autodeterminazione “uber alles” e che si fottano tutti, lo Stato e il prossimo).
Una volta i cattolici pregavano perché Dio allontanasse i flagelli dall’umanità (a peste, fame et bello libera non Domine), oggi invece dicono che il flagello non esiste. Ieri speravano che i vaccini funzionassero, oggi tifano perché falliscano. Nuovi esagitati druidi ammoniscono il gregge sul fatto che addirittura vaccinarsi sia un peccato di cooperazione al male, una forma di cannibalismo. Ieri pensavano che i flagelli fossero castighi per la propria vita, oggi che siano invece fasulli o semmai castighi per il vicino di casa.
Ecco perché la Chiesa previde le Rogazioni come pubblico evento. Roba che oggi farebbe sorridere non solo i devoti della ‘dea gaia’ e gli idolatri della Tecnica, ma anche i cattonovax che infatti non pregano che la pandemia finisca.
Davanti a questo delirio dell’umana ragione, il buon senso sembra essere fuggito lontano.
Che tutto ciò sia da monito.
Quos Deus vult perdere, dementat prius.

Ma la storia non finisce con Trump

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DI MARCELLO VENEZIANI

Alla fine doveva succedere. L’America era spaccata in due non da mercoledì, e nemmeno dalle presidenziali; già all’indomani dell’elezione di Donald Trump partì una campagna di odio che delegittimava il presidente, democraticamente e liberamente eletto e spaccava in due razze l’America, i trumpiani e i dem. Vari furono i tentativi di impeachment per rovesciare Trump e le campagne mondiali per colpirlo e ridicolizzarlo. Fu considerato subito un guerrafondaio in lotta contro il mondo e un dittatore che avrebbe riportato indietro gli States. E invece Trump, pur con i suoi atteggiamenti da guascone, non ha fatto nessuna guerra e ha fatto crescere gli Usa sul piano economico e del lavoro come non succedeva da anni. Il consenso a Trump cresceva e la sua conferma alla Casa Bianca era nell’aria un anno fa. Poi arrivò il covid e da un verso la campagna mondiale contro di lui, dall’altro le spavalderie di Trump lo portarono a perdere consensi e generare insicurezza.

Intanto il grand canyon tra le due Americhe si allargava sempre di più, all’insegna del reciproco disprezzo e si creava nel paese un clima di guerra civile. Gli antifa, le manifestazioni dei neri contro la polizia, le violenze degli uni e le repressioni degli altri, fecero entrare gli Usa in un clima di scontri e linciaggi. Alla fine venne il giudizio di Dio, il voto. L’America andò a votare come mai era accaduto, dissero che pure i morti erano stati mobilitati per impedire che Trump restasse alla Casa Bianca. Comunque l’esito fu un paese spaccato in due enormi fette, quasi equivalenti, ottanta milioni contro ottanta, circa.

La denuncia dei brogli da parte di Trump fu addirittura preventiva. Tante sono state le denunce ma nessuna alla fine è stata accolta. Tribunali faziosi, verdetti manipolati? Può darsi, ma finché non sussistono prove contrarie, bisogna accettare i verdetti; magari polemizzare, ma non rifiutarli sulla base di una convinzione, un presentimento, una dichiarazione di Trump. Così da più di un mese c’era una parte d’America, e anche da noi una fetta di opinione pubblica che si aspettava dalla Befana il ribaltamento dell’esito proclamato. Ogni volta che scrivevo di Biden presidente, c’era qualcuno che mi correggeva: ma che dici, vedrai che sorpresa a gennaio. E così quando il Congresso ha proclamato la vittoria di Biden la folla dei trumpiani si è ammassata davanti al Palazzo, ha prima tumultuato e manifestato, poi un gruppetto ha invaso il Congresso. Gran parte dei manifestanti erano lì con intenzioni pacifiche; ma ogni volta che si crea una tensione del genere, in presenza del verdetto e in prossimità fisica del Potere, qualcosa scatta e ci sono sempre esagitati. A sua volta la massa dei manifestanti era solo un campione, una minoranza degli ottanta milioni che avevano votato Trump ma non pensavano di impedire con la mobilitazione di piazza il verdetto annunciato, anche se sospettavano che fosse manipolato; tantomeno pensavano a un golpe. Sono gente di law and order, mica eversivi. Il clima pesante, aggravato dall’effetto traumatico del lockdown e dall’escalation dei contagi, ha esasperato gli animi e alla fine quello di Washington, è stato, si, uno spettacolo indecente ma è stato pure un rito di liberazione, catarsi e sfogo, prima di rientrare nei ranghi. Trump è stato il loro sobillatore fino al penultimo momento, poi alla fine ha fatto appello alla responsabilità, ha chiesto di manifestare pacificamente e rispettare le forze dell’ordine. Ma temo che verrà processato.

Piccolo paragone con la nostra storia: davanti ai presunti brogli elettorali nel referendum tra monarchia e repubblica, i Savoia non vollero eccitare gli animi, accolsero il verdetto, accettarono l’esilio. Anche il mezzo golpe di dieci anni fa contro il governo legittimo di Berlusconi, portò lo stesso Berlusca ad appoggiare il governo subentrante di Monti e votare perfino la proroga a Napolitano. Ma noi siamo diversi, nella prudenza e nella viltà…

Che dire dello spettacolo di Washington? La democrazia non procede a colpi di piazza, a furor di popolo, o semplicemente fidandosi della parola di Trump. Lui non è più affidabile e veritiero di chi lo accusa di smerciare fake news.

La democrazia sarà una mezza finzione, è esposta alle manipolazioni ma non c’è alternativa se non il golpe, la guerra civile, la rivoluzione. E anche se non ci piace, non si può pensare di governare con la forza la Grande Potenza americana contro l’Establishment interno e contro il Resto del Mondo.

L’errore superficiale dei trumpiani è credere che basti il proprio convincimento o la parola del Capo per accertare la verità e la menzogna. L’errore profondo è esaurire una battaglia politica, una visione ideale, una cultura e una storia nella battaglia personale per il leader. Trump visto come la gigantografia dell’americano, eroe solitario contro il sistema.

Chi gridava fuori dal Congresso “Iuesei” invocava un legame con una nazione, un popolo, una storia; quel legame non si risolve con Trump e in Trump. I Donald passano, gli Usa restano. I grandi temi che Trump ha bene o male rappresentato, toccano l’amor patrio, la difesa della famiglia, le tradizioni civili e religiose, il tema della sovranità, l’identità americana e la protezione economica, civile e culturale del Paese, il rigetto del politically correct, la preoccupazione per la globalizzazione made in China. Non possono finire con lui. Una lezione per i sovranisti, i leader populisti e le destre nostrane.

Vent’anni fa l’America fu sorpresa dall’attacco alle Torri Gemelle che nessuno prima avrebbe mai immaginato. Ieri l’America è stata sorpresa dall’assalto al Congresso che nessuno prima avrebbe mai immaginato; poche vittime ma simbolicamente molto forte. Speriamo che la prossima sorpresa che oggi nessuno immagina non siano i cinesi al comando dell’America, mentre il governo Usa fa il suo girotondo di neri, gialli, verdi, ispanici, gay e femministe intorno alla Casa Bianca, ribattezzata Casa Arcobaleno.

MV, La Verità 8 gennaio 2021

PS. Ma una donna disarmata, uccisa dalla polizia americana mentre tentava di entrare nel Senato non desta neanche un pensiero in quel branco di inginocchiati per il manifestante pregiudicato nero ucciso dalla polizia? È così bestiale e fazioso il loro senso dei diritti umani?

 

DA

Ma la storia non finisce con Trump

Trump condanna la violenza di Capitol Hill e apre all’era Biden

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Il presidente uscente ha annunciato l’insediamento della nuova amministrazione il 20 gennaio

 

Annuncia la fine del suo mandato e condanna gli atti violenti di Capitol Hill portati avanti da alcuni dei suoi sostenitori. Così, Donald Trump, in un video pubblicato su Twitter, dichiara che dopo i lavori del Congresso la nuova amministrazione sarà inaugurata il 20 gennaio.

“È la fine del più grande mandato presidenziale della storia, ma è solo l’inizio della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande. Ho sempre detto che continueremo la nostra lotta per assicurare che solo i voti legali contino”, ha dichiarato il presidente uscente, mostrando di non essersi arreso nella lotta ai presunti brogli  da tempo denunciati in merito alle elezioni.

Trump: “A Capitol Hill un attacco atroce”

“L’obiettivo adesso si rivolge a garantire una transizione ordinata e senza soluzione di continuità del potere“, continua Donald Trump. L’assalto del 6 gennaio a Capitol Hill è indicato come un “attacco atroce”.  Il presidente uscente ne prende le distanze definendosi “indignato per la violenza, l’illegalità e il caos generato”.

“È l’ora di raffreddare gli animi e di ripristinare la calma. Bisogna tornare alla normalità dell’America”, ha dichiarato su Twitter. E agli assalitori: “Voi non rappresentate il nostro Paese e chi ha infranto la legge pagherà”.

DA

Capitol Hill, Donald Trump: “Un attacco atroce. Non rappresentate il nostro Paese”

QANON raccoglie tutte le follie complottiste americane

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L’autore di questo articolo è un cattolico conservatore italiano, che conosciamo.
Il mix di follie che racconta è, probabilmente, il contenitore da cui pescano i più strani o beceri complottardi, fanatici del cospirazionismo sempre, comunque e dovunque. Appare evidente che nessuna persona seria possa credere a determinate panzane. Ma, come scrive Carnieletto, va fatta attenzione perché qui si uniscono attentamente cose vere con altre false.

Follia, ne conveniamo, ma il “fenomeno Q” si sta ritagliando nuovi ed ampi spazi, anche all’interno delle istituzioni americane. Alcuni dati: quando, il 2 ottobre scorso, la Camera dei rappresentanti americana ha votato per condannare questa teoria del complotto, 18 esponenti repubblicani si sono opposti; il 56% dell’elettorato Gop, secondo i dati riportati da Forbes, crede in Q e sono diversi i candidati repubblicani che appoggiano, più o meno indirettamente, Q. Anche il presidente americano Donald Trump, che pure non ha mai sostenuto tale teoria, ha più volte ritwittato stati di profili legati a Q. Ma com’è possibile che un utente anonimo sia riuscito a influenzare così tanto il popolo americano? Com’è possibile che una teoria così strampalata sia riuscita ad ottenere un successo simile?

Sono tre i motivi principali dietro il successo di Q:

Q è una specie di oracolo. Non parla mai chiaramente, lancia il sasso e poi nasconde la mano. Anzi, sarebbe meglio dire che, quelle lasciate dall’anonimo, sono breadcrums, briciole di pane, che dovranno poi essere messe insieme dai bakers, i “panettieri”, ovvero i suoi seguaci, che dovranno interpretare i messaggi. Ora, però, è arrivato il momento di entrare nella tana del coniglio bianco – altra immagine cara a questo mondo – e vivisezionare il fenomeno Qanon.

Partiamo dall’inizio, dal 28 ottobre di tre anni fa. Su 4Chan, un utente scrive: “Hillary Clinton sarà arrestata lunedì dalle 7:45 alle 8:30, la mattina del 30 ottobre 2017”. Nulla di più. La persona che lancia questa rivelazione, che ovviamente non si realizzerà, si firma con una sola lettera: Q. Un riferimento a Q clearance, il livello massimo di autorizzazione all’accesso di fonti top secret.

Questo messaggio viene visto e rilanciato da migliaia di persone. Ci si chiede chi sia l’autore di un simile annuncio. Certamente deve essere ben inserito nel sistema politico americano, deve conoscere quello che gli altri possono solamente intuire. Nulla di più falso, ovviamente. Il 30 ottobre passerà come un giorno qualunque e la Clinton non verrà arrestata. Il seme del dubbio, però, era stato piantato e cominciava già a dare i suoi frutti.

Il 3 novembre, a soli cinque giorni dall’esordio di Q, la giornalista Tracy Beanz, come fa notare Der Spiegel, legittima questa teoria. La rilancia e le dà spazio. Il pubblico della reporter non è ancora enorme (ad oggi conta 120mila iscritti) ma tanto basta. Poca favilla gran fiamma seconda, dice Dante. Basta una piccola scintilla per creare un vasto incendio. E così fu. Del resto, Tracy era riuscita a crearsi un suo pubblico di riferimento parlando, pochi mesi prima, dello scandalo che diverrà noto con il nome di “Pizzagate“, un presunto giro di pedofili attivo nella pizzeria Comet Ping Pong di Washington, che vedeva coinvolta, tra gli altri, la candidata alla Casa Bianca Hillary Clinton. Era, quella, la punta dell’iceberg della cabala: la setta satanista e pedofila che, secondo i sostenitore di Qanon, governerebbe gli Stati Uniti. L’obiettivo di Trump, e il vero motivo per cui è stato eletto, è di porre fine a questa dittatura satanica. La teoria di Q era dunque perfetta per Beanz.

Dice e non dice, l’anonimo. Lascia solamente intuire e questo è il suo punto forte. Walter Kirn, che si è occupato a lungo di questa teoria, ha affermato che Q riesce ad affascinare i suoi lettori perché offre loro indizi e non teorie: “Il pubblico delle narrazioni su Internet non vuole leggere, vuole scrivere. Non vuole risposte fornite, vuole cercarle”. Ed è quello che, quotidianamente, accade sui social. Chiunque si sente legittimato a leggere e ad approfondire il pensiero di Q. Anzi, a volte ci si spinge anche più in là, vedendo false flag ovunque.

Il 2 ottobre scorso, per esempio, il presidente americano annuncia di esser positivo al Covid. Per gli utenti che si rifanno a Qanon, però, ci troviamo di fronte a una finzione: “In primo luogo, preghiere per il presidente Trump e Flotus (Melania Trump, Ndr). Ti vogliamo bene. Stai bene e stai al sicuro. In secondo luogo, ci sono tutte le possibilità che non abbiano COVI_D e questo fa parte del Piano dell’Alleanza. Ci si aspettava che il presidente Trump ‘scomparisse’ una volta iniziati i grandi arresti. Saranno entrambi al sicuro in ‘quarantena’. Oh, e il loro COVI-D sarà magicamente curato da HCQ (Idrossiclorochina, Ndr), aprendo la strada all’apertura dei paesi in tutto il mondo. Non più la malattia ‘mortale’. Potremmo assistere all’inizio dei tanto attesi ‘Dieci giorni di buio’”.

I grandi arresti riguarderebbero i rappresentanti dem e gli attori di Hollywood che abuserebbero migliaia di bambini con un duplice obiettivo: ottenere da loro l’adenocromo, una sostanza prodotta dall’ossidazione dell’adrenalina, dalla quale si ricaverebbero droghe e sieri per ritardare l’invecchiamento. Secondo diversi sostenitori di Qanon, sotto alcune importanti città americane, sarebbero presenti enormi tunnel in cui sarebbero stati nascosti i minori da offrire alla cabala. Q rappresenta la distopia perfetta perché fornisce la possibilità di costruirsi la propria visione (distorta) del mondo. Ognuno può vedere ciò che preferisce nei grandi stravolgimenti che stanno accadendo in America. È la nuova teoria del complotto. Questa volta, fai da te.

 

DA

https://it.insideover.com/societa/q-anon-i-mille-volti-di-un-complotto.html?_ga=2.128513292.1479041213.1610118715-1415894472.1603719582

Nordio asfalta il governo Conte: “Dilettanti”

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L’ex procuratore aggiunto di Venezia non esclude l’ipotesi elezioni, anzi: “Proprio nell’emergenza se un governo rivela la sua inadeguatezza va cambiato”

La maggioranza giallorossa affossata dall’ex magistrato italiano Carlo Nordio, che nel corso di un’intervista concessa ad ItaliaOggi giudica duramente l’operato dell’attuale esecutivo, definendolo un“governo di dilettanti”.

L’ex procuratore aggiunto di Venezia, noto per essersi occupato di casi storici, quali Tangentopoli e brigate rosse, si esprime negativamente anche per quanto riguarda la bozza sulla riforma della giustizia. Per Nordio manca un progetto.

L’avvento del Coronavirus, del resto, ha causato dei rallentamenti anche per quanto riguarda i processi. “Le cause urgenti si celebrano ancora, detenuti e arrestati hanno sempre la precedenza. I dirigenti degli uffici sono in genere molto bravi, anche se da magistrati devono trasformarsi in manager, perché la gestione della sicurezza è una loro responsabilità”, spiega l’ex magistrato. Per quanto riguarda la giustizia civile, in questi ultimi mesi si è molto ricorso alla tecnologia, che ha permesso alle parti in causa di comunicare con gli organi preposti mantenendo la distanza. La situazione, però, era già fiaccata da prima che arrivasse il virus. “Purtroppo la giustizia civile era già così fragile e malaticcia, che questa epidemia rischia di affossarla definitivamente. Abbiamo un organico vecchio, sottodimensionato rispetto al nuovo contenzioso e nemmeno del tutto coperto”, conferma Nordio. Mancano le risorse, e la burocrazia allunga in modo sfiancante le procedure, anche per quanto riguarda i concorsi per i nuovi magistrati. La stessa magistratura, afferma l’ex procuratore, è “restìa ad aumentare il numero dei togati“. Uno dei motivi starebbe nella “ragion pura di non ridurre l’alta professionalità dei suoi componenti, che in effetti devono superare una durissima selezione“. Inoltre “un’immissione cospicua di avvocati diluirebbe il corporativo potere correntizio, che lo scandalo Palamara ha messo in luce“.

Dopo aver riconosciuto l’importanza ed il ruolo fondamentale dei “got” (giudice onorario di tribunale), indispensabili perché la giustizia non collassi definitivamente, Nordio torna a parlare delle riforme promesse dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Si tratta, come ammette l’ex magistrato, di un discorso amaro. “La funesta mini riforma della prescrizione doveva essere accompagnata da una più globale, volta alla riduzione dei tempi dei processi. Non se ne è fatto nulla”, afferma. Inoltre“non è certo la completa revisione della procedura e neppure la radicale depenalizzazione, che costituirebbero le uniche medicine per rendere la giustizia penale più efficiente”.

Considerati i costi causati dalla malagiustizia (“i danni maggiori derivano dalla crisi della giustizia civile“), Nordio spiega la necessità di intervenire sul processo penale, reso ormai una “arlecchinata” dalle continue modifiche. Bisogna studiarne uno nuovo, più coerente. Per quanto riguarda il processo civile, un buon modello da prendere come esempio potrebbe essere il sistema tedesco.

La riforma della giustizia che il governo dovrà presentare per il Recovery plan? Un disegno tragico, secondo l’ex magistrato, che commenta: “La giustizia ancora una volta è stata trattata da Cenerentola. Ma anche la sanità è stata trascurata”. Per quanto riguarda la possibilità di un rimpasto di governo, con il Giuseppi nazionale ancora premier, Nordio non ha dubbi:“Sarebbe il colmo dell’assurdo”. Il governo attuale, continua l’ex procuratore aggiunto, è già un’anomalia, “perché il suo Presidente si vanta di smentire e disfare quello che aveva fatto quando guidava quello precedente”. Un rimpasto, in ogni caso, non aggiusterebbe le cose. La colpa di questo esecutivo è il dilettantismo. E la scusa di non poter andare alle urne a causa della dichiarata emergenza sanitaria non regge perché, come afferma Nordio, “è proprio nell’emergenza che se un governo rivela la sua inadeguatezza va cambiato”.

 

DA

https://www.ilgiornale.it/news/politica/nordio-asfalta-governo-dilettanti-rimpasto-e-conte-ter-1915136.html

Scontri in USA: avanza il “deep State”, ma chi lo combatte?

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L’EDITORIALE

di Matteo Castagna

Il 2021 si apre con il botto: stavolta non è il Covid a spadroneggiare ma la notizia, incontrovertibile, per cui il popolo americano si è, per la prima volta, reso conto di non essere nella democrazia perfetta in cui ha sempre creduto di vivere. Milioni di persone, nel giorno dell’Epifania, si sono riversate nelle strade di Washington, hanno sonoramente protestato contro quella che riconoscono come una palese violazione della loro libertà: la vittoria di un presidente con l’imbroglio.

Ebbene, anche negli USA, si può sedere alla Casa Bianca, grazie a dei brogli elettorali. E’ questo concetto che gli statunitensi hanno in testa e non riescono proprio a digerire. Trump è la vittima di un raggiro e di un’ingiustizia ordita e preordinata dal deep State, per farlo fuori. Quindi non è il fautore di un tentato golpe – come cialtronescamente hanno fatto intendere alcuni dei soliti allineati, leccaculo dei potenti di turno – ma colui che lo subisce. Intollerabile, inaccettabile, immorale per un repubblicano americano, innamorato della sua democrazia. Da ieri, non sarà più come prima, perché la vittoria con voto, considerato farlocco, non è minimamente nelle more della mentalità di almeno la metà degli americani. Ieri, il popolo USA ha sancito la morte del mainstream e gli ha dichiarato guerra. Quanto durerà non possiamo saperlo, ma sappiamo che la figura di Trump è uscita comunque vincitrice, perché ha dimostrato d’avere un seguito, che non ha precedenti e che i Dem non si aspettavano, fin dai tempi dei sondaggi. Cosa farà il miliardario tycon nelle prossime settimane non possiamo saperlo, ma possiamo immaginare che avrà tutto il tempo ed i mezzi per tirar fuori dal cilindro delle sorprese poco piacevoli per gli avversari. I quali non sono, però, né sprovveduti né privi di potere. 

In Italia, invece, ai brogli ed agli imbrogli siamo assuefatti da troppo tempo. I “plebisciti truffa” del periodo risorgimentale hanno annesso al Regno d’Italia Stati che volevano rimanere fedeli ai loro legittimi sovrani. Nel 1866 il Veneto è stato annesso con l’inganno. Ma anche il Regno delle due Sicilie e lo Stato Pontificio ebbero di che recriminare. Secondo buona parte della storiografia contemporanea anche il Re sarebbe stato deposto a seguito di un referendum taroccato. Il 2 giugno 1946 avrebbe vinto la monarchia di oltre due milioni di voti. Ma alcune manine avrebbero cambiato il risultato e, di conseguenza, la storia d’Italia. Ad ogni elezione si leggono cronache di scatoloni di schede elettorali trovate qua e là, di matite copiative che si cancellano, di schede bianche “che si possono colorare” – come direbbe Cetto Laqualunque. Sembra che per l’italiano medio non vi sia più nulla di cui scandalizzarsi e per cui protestare. Neanche se gli mettono le mani nel conto corrente, di notte, come fece nel 1992 l’esecutivo guidato dal socialista Giuliano Amato. In compenso sa ragliare bene sui social, nei bar (fino alle 18.00) e di nascosto da orecchie indiscrete. I governi, anche i peggiori, come quello attuale, possono dormire sonni tranquilli perché non ci sarà nessun impellicciato con elmo cornuto che gli guasterà la festa, né persone comuni che si riuniranno sotto il palazzo del potere a gridare “Libertà” issando la croce e pregando, a migliaia, il Padre nostro come avvenuto fuori dal Campidoglio di Washington.  Continua a leggere

Fratellanza massonica, fratellanza modernista

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Sulla scia della dichiarazione “Nostra ætate” e delle giornate interreligiose di Assisi, promosse da Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, Jorge M. Bergoglio è protagonista di due video inneggianti agli stessi errori del relativismo e dell’indifferentismo religioso. Il primo video è del gennaio 2016, il secondo è recente, del gennaio 2021: li segnaliamo entrambi col testo del comunicato dell’Istituto Mater Boni Consilii relativo al video bergogliano del 2016.

Il dialogo interreligioso – Gennaio 2016

Al servizio della fraternità – Gennaio 2021

Tante opinioni, una certezza. Un video e i suoi commenti

Il 6 gennaio scorso è stato diffuso nel mondo intero, in lingua spagnola con sottotitoli in varie lingue, tra le quali l’italiano, un video, detto “Video del Papa”, come “iniziativa globale sostenuta dalla Rete Mondiale di Preghiera del Papa (Apostolato della Preghiera) per collaborare alla diffusione delle intenzioni mensili del Santo Padre sulle sfide dell’umanità”.

Il protagonista del video – ormai a tutti noto – è lo stesso occupante della Sede Apostolica, Jorge Mario Bergoglio; oltre a lui, quattro esponenti di varie religioni: una ‘monaca’ buddista, un rabbino, un sacerdote cattolico, un musulmano, ognuno rappresentato alla fine del video da un simbolo della propria religione: un idolo di Budda, una menorah, un Bambinello e un “rosario” musulmano. Al di là delle diverse religioni e credenze, li accomuna una medesima professione di fede: “Credo nell’amore”.

Non si contano i commenti a queste immagini che diffondono, nel modo più efficace per l’uomo moderno, l’indifferentismo religioso. Il messaggio parla da sé, e per chi ancora non lo conoscesse lo accludiamo al presente comunicato. Ci interessano di più i commenti, anche critici, alle parole e alle immagini diffuse da J. M. Bergoglio. Continua a leggere

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