Vaccini: la vera emergenza è che abbiamo Arcuri

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di Andrea Amata

Ormai siamo in una condizione kafkiana in cui la principale emergenza non è dettata dal Covid, ma da chi ha ricevuto il mandato di attutirne l’impatto devastante fallendo nell’incarico. Tant’è che la struttura commissariale rincorre l’emergenza sanitaria, anziché anticiparsi il lavoro con una programmazione di interventi che sono prevedibili in un quadro pandemico.

Commissario inadeguato

Essere impreparati al piano vaccinale, sia con la carenza del personale sanitario preposto alla somministrazione delle dosi sia con l’inadempiente dotazione di una logistica operativa, conferma l’inadeguatezza dell’ineffabile Domenico Arcuri. Siamo in presenza di una struttura che, piuttosto di onorare la sua missione orientata a placare l’urgenza scatenata dal virus, sta fomentando l’emergenza e, così, risultando parte del problema anziché della soluzione. Non abbiamo ancora gli operatori sanitari idonei a soddisfare il fabbisogno del personale addetto alla massiccia campagna di vaccinazioni. Mancano i centri dove eseguire materialmente l’inoculazione dell’antidoto, i cosiddetti hub di vaccinazione, ma possiamo consolarci soltanto con l’idea architettonica, a sagoma floreale, partorita da Stefano Boeri.

Ci siamo vincolati al piano europeo per la distribuzione, proporzionale alla popolazione di ciascun paese, del vaccino senza esplorare canali di approvvigionamento alternativi, limitandoci nella disponibilità del siero anti-Covid. Ci siamo lasciati sedurre dalla strategia comune sui vaccini presentata dalla Commissione europea lo scorso 17 giugno. L’unità e la solidarietà erano il mantra della burocrazia europea e negli accordi sottoscritti si sanciva «l’obbligo di non fare trattative separate». Continua a leggere

Non era razzismo. Agitu è stata violentata e uccisa da un suo dipendente ghanese

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La “sinistra globalista” del Pensiero Unico ci è rimasta male un’altra volta…(n.d.r.)

 

Agitu sarebbe stata massacrata per uno stipendio pagato in ritardo. Non per il colore della sua pelle, non per le sue battaglie di integrazione (qui nella foto con Emma Bonino, nel riquadro il presunto omicida, Adams Suleimani). I carabinieri hanno arrestato un pastore ghanese, che avrebbe confessato. Una storia semplice, nella sua tragicità, che lascia atterriti.

Era un simbolo dell’integrazione in Italia

L’efferrata morte dell’imprenditrice etiope, simbolo dell’integrazione in Italia, a caldo era rimbalzato sui Social come un delitto di matrice razzista e xenofoba. Invece, niente di tutto questo. La cronaca di queste ore è raccapricciante. Il killer prima ha infierito su Agitu Ideo Gudeta colpendola alla testa con diverse martellate. Poi, quando la 42enne etiope sua datrice di lavoro, era ormai agonizzante sul pavimento della camera da letto, ha compiuto atti di libidine senza penetrarla, come ha specificato lui stesso nel corso dell’interrogatorio questa notte. Sono i particolari agghiaccianti che emergono dalla confessione resa agli inquirenti da Adams Suleimani, il ghanese di 32 anni arrestato dai carabinieri di Trento con l’accusa di aver ucciso la 42enne pastore che in Valle dei Mocheni aveva creato l’azienda agricola La capra felice.

Il dipendente ghanese l’ha violentata mentre era agonizzante

La vittima conosceva bene l’uomo che ieri mattina, al culmine di una violenta lite, l’ha massacrata. Già in passato aveva lavorato nell’azienda e due mesi fa era stato richiamato. A scatenare la discussione, secondo il 32enne, uno stipendio non pagato. Impugnato un martello trovato in casa, avrebbe con quello colpito la donna per poi spogliarla parzialmente e compiere su di lei atti sessuali mentre era ormai agonizzante. Lo stesso uomo avrebbe raccontato di aver capito che Agitu fosse morta solo mentre usciva dalla stanza. A quel punto ha portato con sé il martello, lasciandolo in cantina dove è stato trovato dai carabinieri, e si è cambiato la giacca indossata al momento dell’omicidio. Arrestato per omicidio, ora al 32enne potrebbe essere contestata anche la violenza sessuale.

Per la morte di Agitu cade subito la pista razzista

Ieri sera, subito dopo la notizia della morte di Agitu si erano scatenati i giallisti da salotto. La pista seguita da molti. A cominciare da alcuni intellettuali di sinistra, quella del razzismo. C’era già chi aveva commentato il delitto ricollegandolo a una denuncia di un vicino di casa. L’omicidio xenofobo era considerato pressoché scontato. Gli elementi c’erano tutti. La rifugiata africana che si era fatta strada nel profondo Nord. Una vendetta locale, una pista ideologica, che nei fatti, è stata frantumata dalla banalità del male. Quel male che non conosce colore.

Fonte: https://www.secoloditalia.it/2020/12/non-era-razzismo-agitu-e-stata-violentata-e-uccisa-da-un-suo-dipendente-ghanese/

Psicoreato, ci siamo. Ecco il programma per individuare gli “estremisti”. In base a “sensazioni”

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di Aldo Maria Valli

Signore e signori, lo psicoreato, previsto da George Orwell nel suo romanzo distopico 1984, sta diventando realtà.

Orwell immagina che il thoughtcrime (crimethink nella neolingua) sia il reato che consente di applicare lo strumento repressivo per eccellenza nel sistema totalitario descritto nel libro. In 1984 commette infatti psicoreato chiunque osi anche solo pensare qualcosa che non sia in linea con le teorie del Grande Fratello. A tal scopo il Partito ha istituito un apposito reparto di controllo e repressione, la Psicopolizia. In genere lo psicoreato è segnalato alla Psicopolizia dagli onnipresenti teleschermi, ma si può anche essere scoperti direttamente da un agente della Psicopolizia in incognito oppure essere traditi da colleghi, amici e perfino parenti. I responsabili, una volta individuati e arrestati, vengono condotti nel ministero dell’Amore, dove, dopo apposito trattamento (torture, umiliazioni) il cervello viene ripulito, in modo che al posto di strane idee contenga solo amore incondizionato: ovviamente per il Partito e per il Grande Fratello.

Ebbene, oggi, nella realtà, la polizia britannica ha lanciato un programma, già operativo, per denunciare persone (anche conoscenti, amici e parenti) colpevoli di “visioni estremiste”, così che possano essere opportunamente rieducate.

Il programma si chiama Prevent e viene presentato così: “Può essere difficile sapere che fare se sei preoccupato che qualcuno vicino a te stia esprimendo opinioni estremiste o odio estremo, qualcosa che potrebbe portare queste persone a danneggiare loro stesse e gli altri”. Pertanto, ecco che “la polizia protegge le persone vulnerabili dallo sfruttamento da parte degli estremisti”. Lo fa, appunto, mediante Prevent, programma del ministero degli Interni, dove si possono leggere esortazioni di questo tipo: “Agisci presto e comunicaci le tue preoccupazioni in confidenza. Non sprecherai il nostro tempo e non rovinerai vite, ma potresti salvarle”.

Non troppo diversamente dalla Psicopolizia orwelliana, Prevent “aiuta” le persone che coltivano idee strane. Per dimostrarlo, il sito propone alcune storie che descrivono interventi di correzione di cittadini “affetti” da visioni vagamente definite di “estrema destra” e da altre caratterizzate da estremismo islamico. Curiosamente, non è descritto nemmeno un caso di persone “affette” da idee di estrema sinistra.

La prima storia descritta parla di uno studente di nome John che “ha iniziato a condividere post di estrema destra sui social media e a partecipare a manifestazioni”. Proprio “dopo aver invitato un insegnante a una manifestazione estremista, John è stato indirizzato al programma Prevent dal suo college”. Continua a leggere

Se l’Antimafia sinistra non sa cosa fa l’Antimafia destra: Morra, Fava e Montante

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Leggete con attenzione quest’incredibile saga di Capaci, con ombre, interrogativi a iosa, osceni retroscena, nomi pesanti, coinvolti o parzialmente sfiorati dalle indagini, vecchie glorie del politichese e non solo.
Saga tenuta nascosta da qualche anno, indigesta ai media che infatti non ne parlano, vista come fumo negli occhi da tante istituzioni che invece dovrebbero essere lì per appurare, accertare, scoprire, individuare gli eventuali colpevoli di un intreccio che dire sia maleodorante è troppo poco.
Al tavolo della spartizione siederebbero i soliti: mafiosi e politici, ma anche funzionari di forze dell’ordine, persino magistrati – se certe voci che corrono dovessero trovare fondamento.
Come è suo solito, ANTIMAFIADuemila sta coprendo la vicenda – la saga di Capaci, l’abbiamo chiamata per comodità – con lo stile giornalistico che le è proprio.
Editoriale ampio di Giorgio Bongiovanni, video Facebook di Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare antimafia, il ritratto particolareggiato di Paolo Conigliaro, il luogotenente dei carabinieri che ha avuto il merito di svelare l’esistenza della saga, e che ora ha i suoi guai per aver rivelato ciò che per qualcuno dei suoi superiori doveva invece restare irrivelabile. E infine il testo dell’interrogazione, firmato da 18 parlamentari che si rivolgono ai ministri dell’interno, della giustizia e della difesa.
Adesso, di fronte a uno scenario che improvvisamente si è fatto ampio – anche per merito di ANTIMAFIADuemila -, si ha l’impressione che le porte della stalla siano state finalmente spalancate. Nascondere si è fatto complicato.
E la testimonianza del luogotenente Conigliaro, interrogato in segretezza dalla commissione antimafia, avrebbe fornito una gran mole di informazioni. Lo stesso Morra, a Conigliaro, fa più volte riferimento nel suo video. Forse non ci sarebbe altro da aggiungere.

E invece no, una cosa da aggiungere, a nostro personalissimo giudizio, ci sarebbe. Riassumiamola in poche parole.
Al centro della saga di Capaci, ci starebbe, come se il resto non bastasse, Il “sistema Montante”. I lettori di antimafia sanno di che si tratta. Ma il fatto è che della saga di Capaci, a quel che se ne sa, nel processo al faccendiere Montante (conclusosi con condanna) non si parla. E si può capire: i processi, d’altronde, non possono affrontare l’intero scibile criminale.
Ma è curioso – e colpisce non poco-, che nella saga di Capaci non si sia neanche imbattuta la commissione antimafia siciliana, presieduta da Claudio Fava, (a proposito: è blasfemo definirla un doppione in sedicesimo di quella nazionale? Non si è forse sperimentato a sufficienza quanto sia diventata italiana, e a tutti gli effetti, la mafia siciliana?).
Diciamo qui, di quella regionale, perché, nel suo frenetico indagare (stragismo e attentati e fattacci di cronaca nera), proprio al “caso Montante” aveva dedicato sedute, interrogatori e voluminose conclusioni.
Evidentemente, la saga di Capaci e la vicenda, professionale e umana, del carabiniere Conigliaro, erano sfuggite ai commissari di Sicilia, o forse da loro ritenute di breve momento. Peccato.
Perché a occhio ci sembra che entrambe le vicende meritino assai; politicamente, giornalisticamente, giudiziariamente.
Se possiamo permetterci un consiglio: la commissione antimafia nazionale non potrebbe chiedere a quella siciliana come mai sino a oggi non si sia accorta di nulla, pur avendo pomposamente indagato sul “caso Montante”? Aveva sentito mai parlare dell‘affaire Capaci e del carabiniere che quei fatti contribuì a svelare?
O la commissione siciliana si limita ad andare al traino delle rassegne stampa di qualche solerte funzionario regionale?
Se così fosse, per quanto ci riguarda, avremmo l’ennesima prova della sua inutilità.

DA

https://www.antimafiaduemila.com/rubriche/saverio-lodato/81493-se-l-antimafia-sinistra-non-sa-cosa-fa-l-antimafia-destra-morra-fava-e-montante.html

Valencia: femminismo blasfemo

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L’Editoriale del lunedì

di Leonardo Motta

Sandra Gómez López, vice sindaco di Valencia e leader locale del PSPV-PSOE, ha condiviso su Twitter un’immagine blasfema sulla nascita di Gesù Cristo accompagnata da un linguaggio volgare dove la parola “figa” la mette in relazione con la nascita di Gesù Cristo.

L’immagine mostra una donna con le sembianze della Vergine Maria in travaglio e un uomo che tiene in braccio il bambino appena nato. Intorno a lei c’è un mulo, un bue e altri animali in un luogo simile a una stalla.

Sandra Gómez ha scritto: “Anche Dio è nato dalla @@@@ di una donna”. E per difendere il femminismo, l’ideologia da cui è accecata, ha aggiunto: “serve anche a ricordare quanto siamo meravigliose, incredibili e importanti noi donne. Serve perché ci ricordiamo anche quanto vale la nostra fica”.

La posizione che occupa Gómez è una delle più rilevanti detenute da una socialista in tutta la Spagna, quindi dovrebbe essere più rispettosa delle credenze cristiane e del pubblico in generale e non usare un linguaggio volgare.

Ma questo, evidentemente, non l’ha capito. E visto il clamore provocato dall’immagine, la vice Sindaco ha colto l’occasione per denigrare ancor di più la nascita di Gesù e dare rilevanza a quella che lei definisce “polemiche assurde nel XXI secolo”. “Ha attirato la mia attenzione perché per la prima volta ho visto un’immagine naturale e reale di ciò che festeggiamo davvero da due millenni ogni 25 dicembre: una nascita”, ha commentato. “Persino Dio aveva bisogno della forza di una donna per esistere. Perfino Dio aveva bisogno della sua @@@@ con tutto ciò che significa. Di fronte a una visione infantile e pudica della realtà, preferisco valorizzare il ruolo fondamentale che giocano le donne di questo mondo. E quel Dio è stato il primo a volerlo rendere visibile”.

Inutile sottolineare la volgarità di questa donna, quello che sembra, almeno dai suoi scritti, orgoglio ma anche mediocrità. Un segno dei nostri tempi, della classe politica che ha tirato su, a slogan e cristianofobia, la sinistra spagnola e non solo!

Esclusivo, “ecco perché Verona ha tolto a Saviano la cittadinanza onoraria”

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“SAVIANO? È UN PROVOCATORE, SEMPRE PRONTO A SCAGLIARSI CONTRO CHI NON LA PENSA COME LUI, UN SEMINATORE DI ODIO, DEL TUTTO INCOMPATIBILE CON IL TITOLO ONORIFICO CONFERITOGLI”

Di Matteo Orlando

Nel 2008 il consiglio comunale di Verona prese l’iniziativa di conferire la cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano per i suoi meriti nel denunciare i crimini della Camorra.

Fu una scelta trasversale, che scavalcava ogni appartenenza politica in nome della lotta alla criminalità organizzata, che sembrava prender piede anche a Verona.

Nei giorni scorsi i rappresentanti comunali della città veneta hanno ritirato la cittadinanza onoraria.

Informazione Cattolica ha chiesto il perché al Consigliere Comunale che ha portato avanti questa iniziativa socio-culturale, il leghista Alberto Zelger.

Lei è stato il consigliere comunale che ha proposto la revoca della cittadinanza onoraria a Roberto Saviano. Può spiegarci i motivi a fondamento di questa iniziativa?

“Nel 2008 il consiglio comunale di Verona prese l’iniziativa di conferire la cittadinanza onoraria allo scrittore Roberto Saviano. Anch’io votai a favore, sebbene col senno di poi penso che la cittadinanza onoraria di Verona dovrebbe essere conferita soltanto a personalità che hanno fatto qualcosa di speciale per la nostra città. Successivamente Roberto Saviano rivelò il suo stile di provocatore, sempre pronto a scagliarsi pesantemente contro chi non la pensava come lui: un seminatore di odio, del tutto incompatibile con il titolo onorifico conferitogli, cui non seguì nemmeno un cenno di ringraziamento. Forse perché stavamo su opposti schieramenti politici? E’ l’accusa che ci viene mossa dai suoi fan, ora che gliel’abbiamo revocato; ma non è così. A parte la sua condanna in Cassazione per plagio (aveva copiato alcuni articoli nel suo libro ‘Gomorra’), ricordo il suo attacco alla magistratura, quando aprì un’inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina contro il sindaco di Riace; anche se poi fu assolto, ciò non giustifica il comportamento di Saviano a favore della disobbedienza civile e contro la magistratura. Ricordo i suoi elogi nei confronti di Carola Rackete che aveva speronato una motovedetta della Guardia di Finanza; le sue insinuazioni sui presunti legami tra Lega e ‘Ndrangheta, le sue pesanti dichiarazioni sui suoi avversari politici: ‘Salvini e Toninelli si stanno comportando da banditi’, ‘Matteo Salvini … sei ministro della malavita…. a capo di un partito di ladri’. Nel settembre 2019, presentando un suo romanzo al Festival del Cinema di Venezia, propose anche la legalizzazione della cocaina, suscitando le proteste della Federazione italiana delle Comunità terapeutiche. Gli episodi sono numerosi, tutti sconcertanti per la supponenza, il livore e l’acredine con la quale si accompagnano, come durante la trasmissione Piazza Pulita del 3 dicembre scorso su La7, quando disse che Salvini e Meloni ‘sono dei bastardi’, perché si oppongono alla politica dei porti aperti”.

Politici di sinistra e sindacati hanno reagito furiosamente. Saviano ha commentato: “A Verona mi revocano la cittadinanza per zittire chi non la pensa come loro”. Per Cacciari si tratta di “idiozia pura” e di “consiglieri che non hanno altro da fare”. Anche certi sindacati hanno parlato di “scelta che ferisce i cittadini”. Cosa risponde?

“La cittadinanza onoraria concessagli nel 2008 da un consiglio comunale di centrodestra dimostra il contrario; gliel’avevamo concessa senza considerare le diverse appartenenze politiche. Sono i suoi successivi comportamenti, che lo hanno screditato, a prescindere dalle sue simpatie politiche. Si è dimostrato un seminatore di odio, che non rispetta le istituzioni e gli avversari politici. La sinistra lo considera un suo idolo? Intoccabile come un mostro sacro? A mio avviso si sta solo facendo del male, perché il personaggio in questione è antipatico anche a tanti dei loro elettori. Solo i media lo venerano come un dio, seguendo un mainstream che sta perdendo sempre più il consenso; le informazioni ormai si cercano altrove”.

Saviano sembra diventato un tuttologo. Dalla Camorra, che è stato il tema che lo ha portato alla ribalta nazionale, adesso pontifica su tutto. Molti rilevano che quasi sempre si esprime in contrapposizione ai valori etici del Cattolicesimo. Che ne pensa?

“Anche il suo dileggio del sacro indica la pochezza culturale di Saviano. Come si fa a disprezzare chi crede in Gesù Cristo, quando tutta la nostra cultura bimillenaria deriva dal Cristianesimo. Saviano vuole fare il guru, ma oltre che supponente è anche ignorante”.

DA

Esclusivo, “ecco perché Verona ha tolto a Saviano la cittadinanza onoraria”

I dubbi del re Mattarella

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Dubito ergo sum. Sergio Mattarella, il Presidente Tentenna, è assalito da dubbi che gli hanno rovinato il Natale: uno di carattere costituzionale, l’altro economico, visto che per Bruxelles le risorse del Recovery Fund realmente utilizzabili sono circa 110 miliardi di euro e non 209. Gli interrogativi che vagano nei corridoi della Manica Lunga del Quirinale sono fondamentalmente due: fino a quando può continuare questa assurda accozzaglia di governo senza andare alle elezioni? E poi, dal momento che i numeri messi sul tavolo dal Mef non sono veri, l’Ue boccerà clamorosamente la manovra italiana e ci manderà la Troika?

I dubbi sull’elezione del Capo dello Stato

Il Capo dello Stato sa che non può più tergiversare. Finché c’era un’alleanza che reggeva e un premier in qualche modo sopportato, se non supportato, poteva anche far finta di nulla, ma ora che la maggioranza si va via via sgretolando, dalla Tav alla delicatissima questione dei Servizi di sicurezza, è ora di agire. Ma c’è un altro tema delicatissimo che viene sottoposto all’attenzione del Capo dello Stato in vista del nuovo settennato: può questo Parlamento eleggere il Presidente della Repubblica con una rappresentanza che non rispecchia più gli equilibri del Paese? Basti pensare al crollo del Movimento 5 Stelle dal 32,7 al 14 percento e all’esplosione di Fratelli d’Italia dal 4,3 al 16 percento. Mattarella rischia di esser ricordato, nelle cronache costituzionali, come il Presidente che – incurante dell’esito del referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari – ha voluto ad ogni costo forzare le Camere, ormai delegittimate, a trascinare la legislatura fino al “semestre bianco”, in spregio a dinamiche non più conformi alla Costituzione, pur di assicurare, sempre e comunque, la fiducia ad un Governo, a sua volta privo di ogni investitura e quindi non più espressione della sovranità popolare. La scusa della pandemia non regge più visto che si vota dagli Stati Uniti a Israele.

Conti in rosso per il duo Conte-Gualtieri

Inoltre, una nota riservata giunta da Bruxelles mette sotto accusa i conti della coppia Conte-Gualtieri. Ipotizzando anche i 209 miliardi totali, il Governo ne ha già utilizzati oltre 75 per i suoi bonus pot-pourri e i suoi “ristori”. Il Governo pare intenzionato a fare con l’Europa il giochino di sostituire, per tale importo, i titoli di debito pubblico nazionale già emessi con equivalenti titoli “europei”. Ma la Commissione non ama trucchi e inganni e non consentirà partite di giro. Lo spazio in bilancio disponibile sui saldi programmati, poi, consente all’Italia di spendere al massimo 110 miliardi aggiuntivi, metà dei quali sempre e comunque a debito. In ogni caso, molti meno dei 209 miliardi sbandierati dall’Esecutivo di Conte che dovrà quindi rifare i conti. I controlli di Bruxelles sui progetti italiani sono diventati stringenti e il rischio di doverli riprogrammare più volte in corsa è più che attuale. Ma al secondo tentativo andato a vuoto, l’Europa prenderà carta e penna e scriverà per noi e allora davvero il rischio della Troika sarà sempre più concreto, anche perché il duo Conte-Gualtieri viene considerato ormai inadeguato oltre che da Zingaretti, di Maio e Renzi anche dalle cancellerie europee, Merkel in testa.

Le linee dell’Ue, come è noto, sono più vicine al centrodestra, da sempre a favore dello sviluppo, delle grandi opere e delle infrastrutture, meno al Partito Democratico e tantomeno ai grillini, allergici agli investimenti, o a Conte stesso, avvezzo ai sussidi demagogici. In questo scenario, Mattarella, con la sua esperienza e la sua saggezza, sa che non può più continuare a fare il Ponzio Pilato della situazione. L’omissione può diventare più colpevole dell’azione.

DA

I dubbi del re Mattarella

Il Papa sdoppiato

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Il mistero di Papa Bergoglio e del suo sdoppiamento. C’è il Bergoglio quotidiano che, come scrive il teologo dem Vito Mancuso “piccona quotidianamente la struttura tradizionale della Chiesa, piccona i pilastri della tradizione”, ed è perciò il beniamino di tutte le sinistre, atee, radicali, verdi, chic, populiste e comuniste del pianeta. È il Bergoglio che parla sempre di accoglienza dei migranti, ammicca agli islamici, dimentica i cristiani perseguitati e uccisi, appoggia progressisti e rivoluzionari, anche radical e laicisti, avversa chi non rientra nel suo orizzonte sindacale-ong-ecologista, ammicca alle unioni gay, al femminismo, al politically correct.

Ma ogni tanto, dalla porticina laterale e secondaria della Santa Sede esce un Bergoglio minore, clandestino, irriconoscibile rispetto al precedente. Quasi tutti fanno finta di non vederlo, di non sentirlo, compresi i tradizionalisti, e lui dice delle cose da Papa più che da Bergoglio. Dalle segrete del Vaticano viene fuori il Papa che condanna duramente l’aborto e paragona i medici che praticano l’aborto addirittura a sicari, ribadendo che l’aborto equivale a un omicidio. I media mettono la sordina a quel Bergoglio, fingono di non averlo ascoltato, lo citano en passant e subito si riprendono il Bergoglio quotidiano.

Ma il Papa nascosto insiste, rifà capolino e difende, forse un po’ sottovoce, la vita, la nascita e la famiglia, quella naturale e tradizionale; solidarizza con le madri argentine che manifestano nelle piazze per il diritto alla vita. Ma nei media e nella comunicazione appare solo il Bergoglio in favore delle unioni gay, allineato allo spirito del tempo, alle battaglie sui diritti civili, ai temi ambientali.

E ancora. Dalla porticina della sacrestia, con passo furtivo, spunta il Papa che difende il significato e il valore del presepe, usa parole appropriate e ormai desuete per lui, si richiama alle tradizioni cristiane, famigliari e francescane più antiche e più vere. Ma la lettera apostolica dedicata all’Admirabile signum non la cita nessuno, non ci bada nessuno; molti preti di base continuano a chiedere di non fare presepi per non ferire la sensibilità dei bambini atei o di altre religioni o di famiglie d’altro genere. E il racconto ufficiale di Bergoglio in Vaticano ci mostra il presepe degli alieni allestito in piazza San Pietro, della serie “cristiani su Marte”; un oltraggio al creato e alla tradizione francescana. “Horribilis come l’anno 2020”, nota Nicola Porro. Continua a leggere

Lo “scudo” che tutela Arcuri: così è “immune” dai magistrati

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Il supercommissario Arcuri sarebbe protetto da uno “scudo” che lo tutelerebbe sia dalla Corte dei conti che dall’Ufficio di bilancio

di Federico Giuliani

Un vero e proprio “scudo” che lo esulerebbe dal rispondere a ipotetiche responsabilità in ambito amministrativo e contabile.

Non bastavano i superpoteri, perché Domenico Arcuri, grazie a un articoletto contenuto nel decreto Cura Italia – nel frattempo riconvertito in legge -, sarebbe in grado di sfuggire al controllo dell’Ufficio del bilancio e per il riscontro di regolarità amministrativo-contabili.

Tra superpoteri e protezioni

È tutto regolare e scritto, nero su bianco, nel comma 8 dell’articolo 122 del suddetto decreto. Nel testo, infatti, si legge che “in relazione ai contratti relativi all’acquisto dei beni […] nonché per ogni altro atto negoziale conseguente alla urgente necessità di far fronte all’emergenza […] posto in essere dal commissario e dai soggetti attuatori, non si applica l’articolo 29 del decreto del presidente del Consiglio dei ministri 22 dicembre 2010, recante Disciplina dell’autonomia finanziaria e contabile della presidenza del Consiglio dei ministri“.

Traduciamo dal burocratese. Secondo quanto riportato dal quotidiano La Verità, il commissario straordinario per l’emergenza e la ripartenza godrebbe, oltre che di poteri praticamente illimitati e di una contabilità speciale per svolgere tali mansioni, di uno scudo che lo tutelerebbe sia dalla Corte dei conti che dall’Ufficio di bilancio.

Nessuna responsabilità

Per capire da dove arriva una protezione del genere, bisogna fare un passo indietro e tornare al citato decreto Cura Italia. Al suo interno era stata prevista la protezione legale a difesa del dipartimento della Protezione civile nazionale. In altre parole – o meglio: citando alla lettera quelle contenute del documento – gli atti di quest’ultima “sono sottratti al controllo della Corte dei conti“.

Dunque, un simile trattamento vale anche per Arcuri, nominato lo scorso marzo dal premier Giuseppe Conte. Detto altrimenti, non è contemplabile la possibilità di procedere in caso di colpa grave. Il motivo è semplice: la responsabilità, tanto contabile quanto amministrativa, è limitata “ai soli casi in cui sia stato accertato il dolo del funzionario o dell’agente che li ha posti in essere o che vi ha dato esecuzione“. Dunque, niente responsabilità d’innanzi alla magistratura. Ad eccezione di azioni effettuate in modo doloso.

Il nodo delle siringhe

Ebbene, tutte le procedure per l’acquisto di mascherinebanchi a rotelle, siringhe, camici e via dicendo, non verranno controllate dalla magistratura contabile. E questo perché Arcuri è blindato da uno scudo molto particolare. In ogni caso, la sensazione è che il supercommissario possa essere scivolato su una nuova buccia di banana.

Se diamo un’occhiata al sito dell’Agenzia italiana per il farmaco (Aifa) e leggiamo le informazioni inerenti alla somministrazione del vaccino Pfizer-BioNTech, scopriamo che “la vaccinazione sarà effettuata con una speciale siringa sterile monouso dotata di sistemadi bloccaggio dell’ago (luer lock)“. Il supercommissario, infatti, su suggerimento del Ministero della Salute, aveva puntato proprio sulle luer lock.

Attenzione però, perché l’Ema (Agenzia europea del farmaco), nelle informative sul vaccino Pfizer-BioNTech, ha parlato del semplice utilizzo di un ago sterile e “dopo diluizione, sotto forma di iniezione intramuscolare da 0,3 ml nella parte superiore del braccio“. Delle costose siringhe da 1 ml non c’è neppure l’ombra.

 

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