Pio XII e la teologia della Partecipazione

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del Prof. Carlo Vivaldi-Forti

La dottrina sociale della Chiesa si fonda su pochi  ma precisi concetti: l’armonia generale della polis, la giustizia distributiva, il sacro rispetto per la persona umana e per i suoi diritti, la preminenza dell’essere sull’avere, la collaborazione fra le classi, la partecipazione di tutti i cittadini e i lavoratori alle decisioni che li riguardano. E’ proprio quest’ultimo aspetto che vorremmo approfondire. La lettura delle grandi Encicliche sociali, dalla Rerum novarum di Leone XIII, rappresenta di sicuro il principale strumento di riflessione. Meno nota, invece, è la base teologica su cui si fonda l’intera visione cattolica della convivenza: a tal proposito può essere davvero rivelatrice l’Enciclica Mystici corporis promulgata da Pio XII il 29 giugno 1943.

Talvolta è stato rimproverato a Papa Pacelli di non aver redatto, a differenza di altri Pontefici, un documento solenne dedicato alla dottrina sociale , ma tale appunto è del tutto fuori luogo . A parte, infatti, i numerosi interventi radiofonici e le molte omelie in cui affronta il tema,  la Mystici corporis , pur non trattandolo direttamente, getta in realtà le basi teologiche dei concetti di partecipazione e collaborazione fra le classi. Già il compianto professore Pier Luigi Zampettti, uno dei più illustri politologi italiani, scriveva ne La società partecipativa (ed. Dino, Roma 2002):

“ La partecipazione dell’uomo, che consiste nel proiettare nella storia le sue libere scelte, è la prosecuzione della partecipazione dell’essere, elargita da Dio all’uomo con la Creazione e con la Redenzione. La partecipazione quindi, nella sua origine e nella sua esplicazione, coglie il momento più profondo dell’uomo. Con la partecipazione, che si allarga in tal modo verso l’infinito, l’uomo trova la sua posizione nel mondo e nella vita , ritrova finalmente se stesso come persona. Partecipazione e persona sono interdipendenti. L’uomo si autodetermina solo se è persona”.

A conclusioni analoghe si perviene leggendo l’Enciclica di Pio XII. L’intero ragionamento  del Pontefice si basa sulla visione della Chiesa, ad un tempo come corpo mistico ma anche corpo sociale di Cristo ( sua prosecuzione visibile nella storia) di cui Egli  è il Capo, anche se fisicamente rappresentato da Pietro e dai suoi successori. L’idea di fondo è perciò la seguente: il Capo e le membra , quest’ultime rappresentate dall’intera organizzazione  ecclesiastica  composta dal clero e dai fedeli, sono chiamati a collaborare  al medesimo scopo, che è la realizzazione  del Regno di Dio, ciascuno però con una posizione originale e diversa rispetto a tutti gli altri, secondo la propria vocazione. Scrive il Papa : Continua a leggere

Sante Messe tradizionali “non una cum” del giorno di Natale e Auguri a tutti i nostri lettori

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Segnalazioni del Centro Studi Federici

Auguri a tutti i lettori per la festa della Natività di Nostro Signore Gesù Cristo.
 
Adeste fideles in neo-aramaico assiro (Hayyo Ya Mhuyumne)
 
Catechismo Maggiore di San Pio X – Del santo Natale
 
Sante Messe natalizie dell’Istituto Mater Boni Consilii 
 

La travagliata storia della basilica di Betlemme

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Notizie storiche – Per un curioso fenomeno psicologico le orde di Cosroe nel 614 raffrenarono il loro furore al vedere, nel prospetto del tempio, raffigurati i Magi nel costume nazionale persiano e si astennero così dal distruggere la Basilica. Nel 638 il califfo Omar venne a pregare nell’abside meridionale e permise che i suoi seguaci vi entrassero a piccoli gruppi, ma nel sec. IX e X quest’ordine non fu più rispettato. 
 
Al tempo del califfo Hakem (1010) la basilica sfuggì alla comune rovina per un fatto così straordinario che nelle cronache contemporanee è ascritto a miracolo. E il 7 giugno 1099 i Betlemiti invocarono dal Buglione, accampato in Emmaus, la difesa del santuario. Venne subito Tancredi con cento prodi, e al mattino vi inalberava la sua bandiera fra le acclamazioni del popolo. 
 
Sotto il dominio degli occidentali la basilica fu abbellita con mosaici e pitture in stile bizantino. Questa grande opera greco-latina, sostenuta a spese dell’imperatore di Costantinopoli Manuele Porfirogeneto Comneno (1145-1180) e del re di Gerusalemme Amauri ! (1163-1173) in un momento di reciproca amicizia che pareva preludere all’unione delle due chiese, fu terminata nell’anno 1169 come attestano i frammenti d’una iscrizione greco-latina posta nell’emiciclo del coro. Soggetto delle rappresentazioni furono scene dell’Antico Testamento, la vita di Gesù e la vita della Chiesa nei suoi concili. La grotta fu rivestita di marmo e furono rifatte le entrate che restano, insieme ad alcuni capitelli del chiostro, i soli esempi dell’architettura latina. 
 
Nel 1187 Saladino s’impossessò di Betlemme, ma risparmiò il santuario ove nel 1192 su domanda del vescovo di Salisbury, Uberto Walter, fu ristabilito il culto latino, salvo il pagamento del tributo da parte dei fedeli. 
 
Dopo la caduta del regno latino (1291) ai canonici regolari di s. Agostino succedono soltanto ne! 1347, nell’ufficiatura della basilica, i PP. Francescani. I più noti itinerari dell’epoca e vari firmani turchi attestano il loro possesso della grotta della Natività nonché il diritto all’uso e alla manutenzione della basilica nei sec. XIV e XV. Infatti, sulla fine del sec. XIV P. Gerardo Calveti, Guardiano del Monte Sion, percorreva l’Europa per indurre i principi cristiani a provvedere al restauro del venerando santuario. 

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Il Natale con sant’Alfonso Maria de’ Liguori

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Il grande errore di Cristina Siccardi, in questo articolo, si chiama “fallibilismo”. La Chiesa contemporanea come quella di prima non può essere accusata di insuccessi o altri attacchi. Perché è Santa come Istituzione. La “Contro-Chiesa” che occupa i Sacri Palazzi dal Concilio Vaticano II, semmai, può e deve essere accusata, in primis, di non essere la Chiesa fondata da Nostro Signore Gesù Cristo e, in secundis, di insegnare costantemente l’errore in materia di Fede e/o morale proprio perché non è la Chiesa. (N.d.R.)

Segnalazione Corrispondenza Romana

di Cristina Siccardi

I “successi” della Chiesa contemporanea e dell’Italia secolarizzata sono davanti al mondo intero: nessuno entrerà nel Seminario della diocesi di Firenze nel 2021, come ha dichiarato l’arcivescovo Giuseppe Betori al TGR Toscana, intanto l’Istat registra un record negativo per natalità in Italia: nel 2019 sono 420.084 nuovi bimbi venuti alla luce, quasi 20 mila in meno rispetto all’anno precedente e oltre 156 mila in meno nel confronto con il 2008. Basterebbe tornare alla Fede di sempre per recuperare vocazioni e sarebbe sufficiente arrestare gli aborti e favorire la cultura del matrimonio per incrementare l’indice demografico. Ma a quanto pare l’orgoglio è più forte del buon senso…

La lettura che offre il cardinale Betori all’assenza di vocazioni nella sua, come in tante altre diocesi, è di carattere generale. Si tratta di una: «situazione veramente tragica, ma dò una mia interpretazione: non è meno tragica di quella dei matrimoni, e in genere dei progetti di vita. Il problema della crisi vocazionale al sacerdozio sta all’interno di una crisi vocazionale della persona umana […] una vita che vuole tante esperienze non può essere una vita che si consacra a una finalità, a uno scopo. Vale per il matrimonio, per il sacerdozio, per tutte le scelte delle persone».

Di fronte a tutta questa tragedia dove sono pastori in grado di fare dei salutari mea culpa? Inoltre, dove sono santi pastori? Senza santità la Chiesa non potrà essere restaurata. L’autocritica porterebbe a rivedere tutti i “passi avanti” della Chiesa che sono stati messi in atto, facendo così un sano riesame per approdare a lidi sicure, attraverso, finalmente, ad un ritorno della condanna dei peccati e degli errori per ristabilire l’ordine e la vera pace di Cristo, a discapito della religione protestantizzata di Roma.

Eppure, i segni celesti non mancano, compreso questo anomalo Santo Natale 2020, dove la Santa Messa di mezzanotte sarà negata. «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18, 1-8). Venisse ora troverebbe molte chiacchere, scellerate scelte, abbondanti eresie, derrate di peccati. Perché non tornare alla tradizione che non tradisce né Cristo, vero Dio e vero uomo, né le anime? Continua a leggere

Scientismo paranoide

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Fonte: Il giornale del Ribelle

di Stefano D’Andrea

Ve li ricordate gli scienziati, anche dell’accademia dei Lincei, che nove mesi fa, senza sapere nulla di coronavirus, senza sapere nulla di immunità naturale, senza ipotizzare il carattere stagionale del virus, senza aver approfondito qualche dato sulla resistenza dei bambini al virus, senza sapere se gli asintomatici contagino e, eventualmente, a quale livello di carica virale e in che misura rispetto ai sintomatici, senza sapere quanti fossero gli asintomatici, senza sapere quanti malati andassero effettivamente in terapia intensiva, senza calcolare quanto incidesse sulla diffusione  del virus il normale spontaneo distanziamento sociale che sarebbe stato subito messo in atto spontaneamente dai soggetti intimoriti, senza sapere che la malattia nella forma tipica prende soprattutto soggetti non candidabili alla terapia intensiva, tracciarono delle curve esponenziali che prevedevano che se non ricorrevamo subito al lockdown, le terapie intensive sarebbero entrate in crisi e avremmo rischiato sei milioni di morti? Dico: sei milioni di morti.
Ecco, ANCHE QUESTA È LA SCIENZA.  Perciò la fiducia nella scienza – la quale scienza è anche quegli scienziati, il loro modo infantile e ridicolo di ragionare e di schematizzare e la loro modestissima intelligenza – che è lo SCIENTISMO, è una cosa stupida. La scienza, che è tutta la scienza anche quella cattiva, è anche stupida. Perciò la fiducia nella scienza (che è anche la scienza stupida, non soltanto la scienza seria) è una idiozia. Molto interessante è anche il fatto che se è vero che la professoressa Gismondo sbagliò a dire che covid era “poco più di una influenza,” essa sbagliò di poco, perché avrebbe dovuto dire che covid “è più grave di una influenza ma è mille volte più simile a una influenza che a una peste o all’ebola”. Al contrario quegli scienziati, compresi fisici dell’accademia dei Lincei, sbagliarono di moltissimo. Eppure, i semicolti italiani hanno creduto di sfottere per mesi la Gismondo, che ha sbagliato ma di poco, anziché gli scienziati che previdero la possibilità di sei milioni di morti e che sbagliarono di moltissimo sulla base di un modellino che rivela il loro infantilismo e la loro modestissima capacità di ragionare, per il solo fatto che lo hanno pensato.
Perché è accaduto? Perché la persona educata (inconsapevolmente) da trenta anni di televisione del dolore e del terrore, nonché sulla base della “morale” (in realtà demenziale idea) che il diritto alla (massima durata di ogni) vita sarebbe un diritto superiore a tutti gli altri, non bilanciabile, opta per la scienza che la impaurisce e che spinge al principio di massima precauzione, anziché per la scienza che la rassicura.
Il nostro fallimento, nella vicenda covid, è dovuto alla perfetta simbiosi tra scientismo e paura (paranoica) della morte. Lo scientismo paranoide.

La sentenza “bomba” sui Dpcm di Conte: “Sono illegittimi e incostituzionali”

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Secondo il Tribunale di Roma i decreti che limitano le nostre libertà sono “viziati da molteplici profili di illegittimità”: per questo sono “caducabili”, cioè da annullare

di Luca Sablone

Il governo sta agendo fuori dalle norme dello Stato democratico e sta dunque limitando le nostre libertà violando le leggi? Nel mirino delle polemiche sono finiti nuovamente i Dpcm partoriti dal premier Giuseppe Conte, che da marzo sta modificando le abitudini di vita degli italiani per tentare di limitare la diffusione del Coronavirus.

Restrizioni, lockdown e coprifuoco. Eppure, stando allo studio del 18 dicembre della Johns Hopkins University, dai dati emerge che l’Italia è il Paese al mondo con la più alta mortalità da Coronavirus ogni 100mila abitanti: 111,23 decessi ogni 100mila abitanti; seguono la Spagna (104,39), il Regno Unito (99,49) e gli Stati Uniti (94,97). Evidentemente i decreti del presidente del Consiglio sono serviti pure a poco.

Comunque c’è una sentenza “bomba” del Tribunale di Roma, chiamato a esprimersi su un contenzioso in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità a causa del mancato pagamento canoni per la chiusura imposta dai divieti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Il giudice è arrivato alla conclusione che i Dpcm “siano viziati da violazioni per difetto di motivazione” e “da molteplici profili di illegittimità“. Pertanto, in quanto tali, risultano essere “caducabili“. Ovvero non producono effetti reali e concreti dal punto di vista giurisprudenziale, sono da annullare. I decreti con cui è intervenuto il governo non sono “di natura normativa” ma hanno “natura amministrativa“. Quindi dovrebbero fare riferimento a una legge già esistente. Continua a leggere

C’è un problema che va oltre gli schieramenti: la mancanza di cultura politica, sociale e religiosa

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IL MODELLO SCOLASTICO GESTITO DAL CENTROSINISTRA HA SOSTITUITO I PROGRAMMI DI GIOVANNI GENTILE CON QUELLI DELLA FLUIDITÀ IDEOLOGICA SESSANTOTTARDA PRIMA E ARCOBALENO OGGI, CON L’INFRAMEZZO DELLA PROMOZIONE GARANTITA ANCHE E SOPRATTUTTO AI SOMARI, IN NOME DI UNA ASSURDA UGUAGLIANZA DI TUTTI DAVANTI ALLA CATTEDRA

Di Matteo Castagna

Irene Tinagli è un’economista, accademica e politica italiana del Pd che, recentemente, ha scritto un libro, che si intitola “La Grande Ignoranza”, per quelli della “Rizzoli – Saggi BUR”.

Non è da tutti scrivere un testo contro l’incompetenza, soprattutto se applicata alla politica, da parte di una persona che appartiene anche a tale mondo, per di più militando in uno dei partiti di governo più criticati, proprio per questo motivo.

Va ammesso che la valente studiosa ha coraggio. In Italia pare che la politica si tenga lontana da chi è normodotato, studia e si impegna nel suo lavoro (ammesso che ne abbia uno).

Già nell’introduzione dice, ragionevolmente, che di fronte alle sfide del prossimo futuro “non possiamo permetterci un sistema politico che non sia in grado di formare, selezionare e valorizzare le persone migliori e più preparate”.

Per l’economista, “denigrare l’istruzione, togliere valore alla faticosa conquista della competenza significa creare una società in cui non ci saranno più ascensori sociali e in cui vinceranno solo la forza, la ricchezza e la furbizia, in cui i poteri opachi saranno sempre più forti e sempre più opachi, mentre i deboli e gli onesti saranno sempre più emarginati”.

Il Paese, infatti, avrebbe bisogno di persone che intendano la politica come servizio del Bene Comune, aggiungendo alla passione ed all’impegno due attributi che non sono bestemmie: esperienza e conoscenza. Si tratta di caratteristiche che non fanno ombra ai leader ma li qualificano, li dotano di quei valori aggiunti che solo le menti pensanti e competenti possono dare.

“L’esaltazione dell’incompetenza, il livellamento verso il basso che sta dilagando da un po’ di tempo a questa parte sono un’umiliazione, uno schiaffo per tutti questi italiani” che, volutamente vengono chiusi in una botte perché non emergano, ma gli si sbirciano siti e scritti per scopiazzarne, maldestramente, idee e considerazioni. Affidarsi ai funzionari è l’errore più grande per il politico d’oggi, perché non si considera che il burocrate non ha mai dato alcunché per la Patria, quanto ha messo a disposizione i suoi servigi da subdolo lecchino al potente di turno, menandoselo per il naso, senza che se ne accorga.

E’ facile parlare di un ritorno al primato della Politica, se poi si lascia che la stessa venga mossa dai boiardi di Stato, perché la prima caratteristica del politico è l’incompetenza, mentre la condivisione col tal dirigente sta solo nel lauto 27 del mese.

Non possiamo limitarci a ridere in uno Stato in cui il Ministro dei Esteri ci “autorizza” a festeggiare il Natale, “proteggendoci” dal vairus, oppure l’On. Davide Tripiedi dice “sarò breve e circonciso” o l’On. Alessandro Di Battista attribuisce leggendarie battaglie nei campi di Auschwitz a Napoleone. Dobbiamo riconoscere che c’è un problema, che va oltre gli schieramenti politici, ed è eminentemente culturale.

Nella moderna democrazia parlamentare la classe politica è lo specchio dell’elettorato, per cui ci sarebbe da preoccuparsi molto di più, tanto da dover arrivare al modello scolastico gestito dal centrosinistra per sostituire i programmi di Giovanni Gentile con quelli della fluidità ideologica sessantottarda prima e arcobaleno oggi, con l’inframezzo della promozione garantita anche e soprattutto ai somari, in nome di una assurda uguaglianza di tutti davanti alla cattedra.

Il “Cursus Honorum” era importantissimo per i romani, non solo per le cariche pubbliche, ma anche per la rispettabilità e l’onore del romano. Nessuno avrebbe iniziato un qualsiasi lavoro di un minimo di prestigio se prima non aveva assolto la sua parte di militare, combattendo in qualsiasi grado nell’esercito.

Tra il 90 e l’88 a.c., Cicerone servì sotto Gneo Pompeo Strabone e Lucio Cornelio Silla durante le campagne della Guerra sociale, per poter poi tentare la magistratura.

Narra Properzio che Mecenate abbia partecipato alle campagne di Modena, di Filippi e di Perugia prima di dedicarsi alla sua splendida villa e alla corte di Augusto.

Insomma anche i grandi dovevano farsi onore dimostrando l’amor di patria. Dalle numerosissime iscrizioni di età imperiale si è potuto evincere che il cursus honorum era diviso in tre categorie: carriera senatoria, carriera equestre, carriera inferiore. E molto altro venne dalle riforme dell’Imperatore Augusto.

Il periodo successivo, quello della Civitas Christiana, fu caratterizzato da particolare splendore politico anche grazie ad una selezione dei migliori da parte della Monarchia, che andò in declino quando, progressivamente, si rilassò proprio su questo criterio.

Persino durante la Prima Repubblica, di norma, non facevi il Ministro se prima non eri stato almeno sottosegretario. Negli anni Novanta, la gavetta si costruiva nella militanza attiva, attaccando manifesti, che poi si traduceva in candidatura a livello locale, nazionale, talvolta europeo. c’era sempre chi emergeva.

La Natura è fatta così. Non si arrivava in consiglio di Circoscrizione senza sapere cosa fosse una mozione, perché c’era una struttura messa a disposizione dal partito di riferimento, che forniva i rudimenti principali, selezionando, anche i meritevoli dai deficienti (nel senso latino, dal verbo deficere) e gli arrivisti dai papponi.

Che poi, anche queste ultime due categorie facessero carriera, è un altro discorso, ma tutti sapevano in anticipo chi era arrivista e chi pappone. Oggi lo si scopre tutti quando è troppo tardi.

Con un forte richiamo ad Aristotele e San Tommaso d’Aquino, potremmo affermare che il Bene Comune è il vivere retto e la comunione nella rettitudine: «una volta che si è rinunciato alla giustizia» – insegna Sant’Agostino – «che cosa sono gli Stati se non una grossa accozzaglia di malfattori?».

Il fondamento del Bene comune sta nella Regalità Sociale di Cristo, che si realizza tramite l’uomo, “capax veri, boni et Dei”. Un’affermazione forte che ci fa comprendere come ciascuna persona è capace di bene comune anche in una società globalizzata e pluralista, dove vanno portati valori e principi chiari e netti, pur considerando che i tempi necessitano di una certa dose di pragmatismo, per non soccombere davanti a chi non è al servizio del Cristianesimo.

Per la dottrina sociale della Chiesa tutte le persone concorrono, con la propria rettitudine, al bene comune, secondo i propri doveri si stato, le proprie attitudini e capacità. La ricerca della santità e non l’ossessione compulsiva per la sanità, che attanaglia in costanti pistolotti web anche vari cattolici, non consiste nel fare cose straordinarie, ma nel fare straordinariamente bene le cose ordinarie. Soprattutto nei periodi di crisi ed emergenza, come quello che stiamo vivendo.

“Studio, preghiera e azione” – erano le tre indicazioni che dava San Filippo Neri. Nell’azione, la Chiesa ha sempre raccomandato la prudenza accanto alle virtù di fortezza e temperanza. Altrimenti, si rischia di passare da servi del global a suoi “utili idioti” o, ancor peggio, a servi delle teorie più strampalate, dimenticando che “abbiamo detto che bisogna essere affezionati al mondo, anche per cambiarlo; aggiungiamo ora che bisogna essere affezionati ad un Altro Mondo per avere qualche cosa in cui cambiarlo” (così in Ortodossia scrisse G.K. Chesterton, nella foto). Altrimenti che razza di cattolici saremmo?

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C’è un problema che va oltre gli schieramenti: la mancanza di cultura politica, sociale e religiosa

Berlusconi smaschera Conte e Di Maio: Putin ha fatto liberare i pescatori rapiti

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Silvio Berlusconi smaschera il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sulla sceneggiata libica. Altro che “successo del governo”, a giocare un ruolo decisivo per la liberazione dei pescatori di Mazara del Vallo sequestrati è stato il leader russo Vladimir Putin. È stato lui “con le sue telefonate ad Haftar a farli liberare, questa è la verità di quello che è successo”, ha rivelato il fondatore di Forza Italia nel corso di una telefonata in vivavoce con Marco Marrone, l’armatore del Medinea, uno dei due pescherecci rientrati stamattina a Mazara del Vallo con i 18 pescatori bloccati in Libia per 108 giorni giorni. “Non bisogna dirlo però; poi si dice che lui è un sostenitore di Haftar, ma non vuole che si dica”, ha aggiunto Berlusconi.

L’ex premier Silvio Berlusconi ha chiamato al telefono l’armatore  per esprimergli vicinanza dopo la liberazione dei 18 pescatori. A fare da tramite il Presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, commissario regionale di Forza Italia in Sicilia, venuto a Mazara per l’arrivo dei due pescherecci. “Berlusconi è stato molto gentile – dice Marco Marrone – mi ha detto di avere seguito la vicenda fin dall’inizio e ci ha fatto gli auguri”.

DA

https://www.iltempo.it/politica/2020/12/20/news/pescatori-liberati-libia-silvio-berlusconi-vladimir-putin-giuseppe-conte-luigi-di-maio-telefonate-haftar-25615464/

Ecco come Zuckerberg ha pesantemente influenzato il processo elettorale Usa

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DI LEONARDO MOTTA

Il multimilionario fondatore e “dittatore” di Facebook, Mark Zuckerberg, avrebbe pesantemente influenzato il processo elettorale statunitense a favore di Joe Biden.
A sostenerlo è la “Thomas More Society” che ha documentato cifre sbalorditive. Più di 500 milioni di dollari sarebbe state date da Zuckerberg in “sovvenzioni” a funzionari statali e locali attraverso “un apparato di denaro oscuro di 10 organizzazioni non profit finanziate da 5 fondazioni”.
La maggior parte dei fondi è andata al Centro di Tecnologia e Vita Civica (nella sigla americana CTCL), un’organizzazione senza scopo di lucro di sinistra le cui entrate annuali precedenti non hanno mai superato 1,2 milioni di dollari.
“Questa rete ha iniettato centinaia di milioni di dollari nelle elezioni, violando le leggi elettorali statali e federali nel processo e garantendo una distribuzione ineguale dei fondi a favore dei distretti democratici, privando gli elettori sia del giusto processo che della pari protezione”, ha spiegato Phill Kline, direttore del Friendship Project, Kline che ha paragonato gli sforzi di Zuckerberg a un “governo ombra” che ha gestito le elezioni americane.
Dal rapporto è stato citato l’esempio di una sovvenzione di 100 Milà dollari al sindaco di Racine, Wisconsin, collegata alla richiesta di “reclutare altre quattro città … per sviluppare una domanda di sovvenzione CTCL congiunta. Questo sforzo si è tradotto in queste città nella presentazione al CTCL di un piano per le elezioni sicure del Wisconsin (lo scorso 15 giugno 2020) e alla ricezione di ben 6,3 milioni di dollari per attuare il piano”.
“La fornitura di fondi Zuckerberg-CTCL ha permesso a queste roccaforti democratiche di spendere circa 47 dollari per elettore, rispetto ai 4-7 dollari per elettore nelle aree tradizionalmente repubblicane dello stato”, hanno ricordato gli estensori del rapporto indipendente.
Secondo il Friendship Project, la collaborazione tra CTCL e funzionari del Wisconsin violava anche la legge federale, che richiede che “i piani elettorali statali … siano presentati ai funzionari federali e approvati”. Queste irregolarità, naturalmente, si estendono a tutte le situazioni in cui il denaro di Zuckerberg è “arrivato ai funzionari elettorali locali”, spiega il rapporto.
Una precedente analisi del gruppo ha rilevato che il 99,5% di almeno 63,4 milioni di dollari in sovvenzioni CTCL per queste ultime elezioni Usa è andato a città e contee a maggioranza democratica.
“Zuckerberg ha pagato per i giudici elettorali, ha acquistato le cassette postali contro la legge statale, ha ordinato il consolidamento degli impianti di conteggio, ha pagato funzionari locali che hanno chiuso le finestre della stanza del conteggio, ha acquistato le macchine, Dominion”, ha detto Kline.
Il Project Friendship ha riferito anche di “dark money” e gruppi big-tech come il Democracy Fund e il New Venture Fund che hanno interferito nelle elezioni pro Biden.
“Il pubblico americano merita elezioni trasparenti ed eque, non elezioni senza legge gestite da potenti interessi privati “, ha concluso Kline.

Leonardo Motta

Omosessualità, procuratore apre procedimento penale contro deputata che ha difeso l’insegnamento biblico

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Il procuratore generale della Finlandia ha aperto un procedimento penale contro una deputata rea di aver difeso l’insegnamento biblico sull’omosessualità.

Raija Toiviainen, questo il nome del procuratore generale della Finlandia, ha aperto il quinto procedimento penale contro Päivi Räsänen, ex ministro degli Interni finlandese ed ex leader del Partito Democratico Cristiano finlandese, accusandola di incitamento all’odio per aver espresso ciò che la Bibbia dice sulla condizione peccaminosa delle relazioni omosessuali.

Päivi Räsänen, medico, moglie di un pastore luterano e madre di cinque figli, non ha mai nascosto le sue opinioni cristiane, né prima né dopo le modifiche al codice penale del 2011, che ha aggiunto nuovi articoli al capitolo “Crimini di guerra e crimini contro l’umanità”, in particolare l’illiceità della “pubblica espressione di opinione o altra comunicazione che minaccia, diffama o insulta per motivi di razza, colore, circostanze di nascita, origine nazionale o etnica, religione o fede, orientamento sessuale o disabilità”.

La prima accusa alla Räsänen era arrivata dopo un commento critico che aveva fatto sulla partecipazione ufficiale della Chiesa evangelica luterana di Finlandia al Gay Pride di Helsinki dell’estate 2019 .

Il 17 giugno di quell’anno la Räsänen aveva pubblicato una foto che illustrava la citazione dalla lettera di San Paolo ai Romani 1,24–27, che definisce “vergognose” le relazioni omosessuali e si era chiesta: “come può il fondamento dottrinale della chiesa, la Bibbia, essere compatibile con la lode della vergogna e del peccato, come motivo di orgoglio?”.

Da allora, Päivi Rässianen ha ricevuto accuse ogni volta che ha partecipato a dibattiti o rilasciato dichiarazioni sui social media a sostegno dell’insegnamento biblico contro le pratiche omosessuali.

La Rässianen ha dichiarato più volte di non avere paura di andare in prigione (rischia due anni di carcere per ciascuna delle cinque accuse contro di lei). “Più restiamo in silenzio su questioni complesse e controverse, più viene limitata la libertà di espressione e di coscienza. Se il tribunale mi riterrà colpevole, significherà l’inizio di una censura statale su larga scala”, ha commentato l’ex ministra.

Päivi Maria Räsänen, classe 1959, è una politica pro-vita, quindi contraria all’aborto, ed ha ricordato che in Finlandia la legge sulla protezione degli animali offre una protezione migliore agli animali rispetto ai feti umani. “È vietato causare dolore all’animale durante la macellazione, ma nessuno osa nemmeno discutere il dolore provocato dall’aborto. L’aborto è difeso sulla base del fatto che il feto non è considerato una persona umana. In realtà è un essere umano già dal momento del concepimento”.

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