Draghi accetta l’incarico con riserva: “Mi rivolgerò ai partiti, fiducioso che emerga unità”

Condividi su:

Roma, 3 feb – “Sono fiducioso che dal confronto con i partiti emerga unità, ringrazio il presidente della Repubblica per la fiducia, scioglierò la riserva al termine delle consultazioni“: così Mario Draghi dopo l’incontro con Mattarella accetta l’incarico di formare un governo. L’ex presidente della Banca centrale europea si è riservato di accettare – formula di prassi – visto che dovrà verificare l’esistenza di una maggioranza in suo favore nei due rami del Parlamento. L’ex numero uno dell’Eurotower è stato chiamato dal capo dello Stato dopo il fallimento delle trattative per formare un nuovo esecutivo giallofucsia. Questo perché Mattarella non ha preso in considerazione la possibilità di sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, perché secondo il Presidente andare al voto con la pandemia sarebbe rischioso.

Draghi accetta con riserva: “Vincere la pandemia, rilanciare il Paese”

“E’ un momento difficile, il Presidente ha ricordato la grave crisi sanitaria. C’è la consapevolezza che l’emergenza richiede risposte all’altezza della situazione”, spiega Draghi. “Rispondo positivamente all’appello del Presidente. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, rispondere alle esigenze dei cittadini, rilanciare il Paese, sono le sfide con cui dobbiamo confrontarci. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Unione europea e possiamo fare molto per il futuro del nostro Paese”, fa presente il premier incaricato. “Con grande rispetto mi rivolgerò innanzitutto al Parlamento, espressione della volontà popolare. Fiducioso che dal confronto con i partiti e dal dialogo con le forze sociali emerga unità e una risposta responsabile e positiva all’appello del Presidente. Scioglierò la riserva al termine delle consultazioni”, conclude il premier incaricato nel suo breve comunicato in diretta dal Quirinale.

Al via le consultazioni con i partiti

Ecco quindi le prossime tappe. Draghi ora avvierà una serie di “piccole consultazioni” informali con i rappresentanti dei partiti e dei gruppi parlamentari per sondare il terreno.
In caso di esito negativo, ossia di assenza di una maggioranza stabile e ampia che gli permetta di governare, l’ex banchiere centrale Ue tornerà da Mattarella e gli comunicherà la rinuncia all’incarico. A quel punto il capo dello Stato avrà sostanzialmente due opzioni: affidare l’incarico a qualcun altro; sciogliere le Camere e mandare il Paese al voto anticipato.

Ecco le tappe per formare il governo

In caso di esito positivo, invece, Draghi sottoporrà a Mattarella la lista dei ministri e si dichiarerà pronto a presiedere il nuovo governo. Dopodiché Mattarella dovrà firmare il decreto di nomina e il premier dovrà giurare, assieme ai ministri, nelle sue mani. Entro dieci giorni dal giuramento il governo dovrà presentarsi alle Camere. Draghi allora illustrerà il suo programma per il Paese e si sottoporrà al voto di fiducia.

Adolfo Spezzaferro

https://www.ilprimatonazionale.it/politica/draghi-accetta-riserva-partiti-fiducioso-unita-181582/

È PROPRIO DA SCARTARE UN GOVERNO ISTITUZIONALE?

Condividi su:
L’OPINIONE
di Matteo Castagna
<<Partiamo dalla realtà. Cosa dicono i fatti? Abbiamo davanti a noi tre cose mai successe nella storia della nostra repubblica, per giunta insieme. La prima è la pandemia cronica, con le sue restrizioni e le sue paure, che perdura ormai da quasi un anno, tiene in ostaggio gli italiani e non finisce domani. La seconda è lo sfascio economico derivato, che è peggio di tutte le crisi che abbiamo vissuto, con milioni di persone nei guai e un’assistenza da economia di guerra, in un paese abituato al benessere. La terza è un piano gigantesco di investimenti e prestiti, mai avuto, che impone una ricostruzione oculata, strategica, intelligente e non demagogica, strutturale e non occasionale. A cui seguirà – non dimenticatelo – un piano feroce di sacrifici per restituire almeno gli ultimi debiti contratti con l’Europa. Sono a rischio pensioni, proprietà e conti in banca, più il resto>> –  scrive Marcello Veneziani, con oggettività evidente.

Siamo tra i Paesi fondatori dell’Europa e contiamo meno di zero, soprattutto perché i sinistri governi dell’ultimo decennio hanno condotto le peggiori politiche, che ci hanno messi nell’angolo, isolandoci da contesti importanti, che sarebbero stati fondamentali per il bene del Paese, nella gestione di questo difficile periodo. Il sondaggio Winpoll del Prof. Roberto D’Alimonte, che si avvicina ai sondaggi dei maggiori istituti specializzati in materia, è una fotografia implacabile dell’Italia di oggi, sempre in evoluzione, rispetto ad accadimenti veloci ed imprevedibili. Di fronte alla crisi di governo, solo il 39% degli italiani vorrebbe il voto anticipato. Il 42% giudica positiva la gestione dell’emergenza sanitaria, aumentando la popolarità del premier dimissionario Giuseppe Conte, che il 38% rivorrebbe alla guida dell’esecutivo. addirittura, un eventuale partito dell’avvocato più trasformista d’Italia vedrebbe il consenso del 16,5% degli elettori. Come leader, Conte godrebbe di una fiducia pari al 44% e questo dato va letto non tanto per la professionalità comunicativa di Casalino, quanto per la capacità percepita di Giuseppi nel tranquillizzare un popolo terrorizzato da un male sconosciuto, seppur con misure restrittive pesanti e, talvolta, decisamente assurde. Molti connazionali sarebbero disposti a passar sopra ai ritardi, ai milioni per i monopattini o i banchi a rotelle, alle chiusure, all’Italia a colori con criteri nebulosi, alla cassa integrazione che non arriva ed alle serrande giù da due mesi, perché considerano la mascherina anche in casa, il distanziamento sociale, il coprifuoco, il gel igienizzante e i vaccini giunti in tempi record con tutti i problemi annessi e connessi, come sacrifici necessari per affrontare meglio il futuro.
In questo contesto, c’è stato chi ha dimostrato il consueto “senso di responsabilità”, spingendosi ad aprire una crisi di governo. Fin dall’inizio, si è capito che nessuno voleva il voto anticipato. Si è fatto ridere il mondo con le sceneggiate di improbabili deputati, pronti al salto della quaglia pur di una poltrona al governo. Neanche gli italiani, il 61%, sempre secondo Winpoll, vogliono votare in questo momento, perché le priorità sono il lavoro e l’economia. E’, comunque, un periodo di incertezza tale per cui il popolo vorrebbe un governo forte che risponda seriamente alle sue esigenze e non perda tempo a litigare su tutto, senza pensare agli anziani, alle famiglie ed alle imprese. Gli italiani non vogliono un esecutivo di incompetenti, retti da una maggioranza raccogliticcia. Nel passato, vi sono stati momenti particolari in cui si sono formati dei governi istituzionali con pochi punti programmatici condivisi, magari i tre riferibili a quanto scritto da Veneziani, rappresentati da figure meritevoli. Tale opzione potrebbe far uscire il centrodestra, ancora maggioritario nel Paese per consensi, dall’isolamento e lo metterebbe al tavolo delle decisioni che contano. Sarebbe un’operazione più seria di quella che sta facendo Fico, sarebbe a tempo determinato, garantendo maggiormente gli italiani in difficoltà e potrebbe portarci alle urne prima del semestre bianco. L’ On. Giancarlo Giorgetti pare averlo ben compreso. Ci si rifletta, finché c’è tempo, anche nell’attuale Repubblica dell’Amuchina…
Matteo Castagna

Conte ter: l’agente Zampetti in azione

Condividi su:
La parola dell’ “uomo che sussurrava ai potenti”
di Luigi Bisignani
Giuseppi ha un “agente all’Avana” che però non è Alessandro Di Battista. Si tratta invece di Ugo Zampetti, Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, segno zodiacale capricorno, creatura metà capra metà pesce. Missione: un Conte ter. Il grand commis sta lavorando alacremente affinché solo il dimissionario governo giallo-rosso si ricomponga. Sempre che, nello schema che sta esplorando la giovane marmotta Roberto Ficoil Pd di Zingaretti decida di suicidarsi definitivamente. Fuori ancora da Palazzo Chigi e dal Viminale, dove dovrebbe restare la sceriffa Luciana Lamorgese, preferita dal nostro agente Z, ma anche adieu al Mef, dove siede lo zelante Roberto Gualtieri, punta di diamante della scuderia di Goffredo Bettini, il più intelligente e sottile dirigente del Pd. Al suo posto, come pretende Matteo Renzi, un tecnico come Carlo Cottarelli o, direttamente catapultato dalla Bce, Fabio Panetta. Purtroppo i tentativi di Renzi con Mario Draghi Premier stanno andando in fumo, deciso com’è, da classica primadonna, ad entrare in campo solo quando spread e mercati finanziari ci gireranno definitivamente le spalle.

Zampetti, ambizioso e spregiudicato

Ma chi è davvero l’agente Z? Zampetti, apparentemente schivo, con una bella chioma bianca, un’aria ammiccante e galante, è una vera e propria macchina di potere che governa con piglio deciso i meccanismi del Colle, di cui tiene saldamente le fila insieme ai milieu che contano, dalle banche all’Intelligence. Appassionato lettore di Federico De Roberto, del quale ha apprezzato soprattutto il romanzo incompiuto L’imperio, il cui protagonista è don Consalvo Uzeda, uomo ambizioso e spregiudicato il quale, eletto deputato, si trasferisce a Roma dalla sua Catania a farsi largo nella vita politica. Tifoso della Lazio, gran camminatore nei giardini del Quirinale, oltre ovviamente al Presidente Sergio Mattarella, ha due ideali punti di riferimento: Leopoldo Elia, il grande giurista cattocomunista con il quale si laureò con una tesi in diritto costituzionale, e Luciano Violante, che lo volle segretario generale della Camera, incarico che ha tenuto per quasi un ventennio. Due fari che lo vedono fieramente contrario al centrodestra, Salvini e Meloni in testa e soprattutto a Matteo Renzi ma anche alla possibilità di nuove elezioni sognando un secondo mandato al Colle affianco al suo Capo.

Con Mattarella, anche per consuetudine familiare da parte dei genitori, il rapporto è iniziato quando, uno come deputato e l’altro come funzionario, hanno iniziato a lavorare nella commissione affari costituzionali di Montecitorio. Dall’elezione a giudice costituzionale, Zampetti gli è sempre rimasto fedele, con appuntamento fisso la domenica mattina nella Chiesa di Sant’Andrea delle Fratte. Nelle consultazioni di questi giorni siede costantemente alla destra del Presidente mentre alla sinistra prende diligentemente appunti Daniele Cabras, Consigliere parlamentare, figlio d’arte anche lui di un altro autorevole esponente della sinistra Dc, con Giovanni Grasso fuori dalla porta come un corazziere a controllare che tutto proceda regolarmente.

Regista del Conte ter

Qualche inciampo però non manca mai, come quando è entrata la delegazione più numerosa, quella del centrodestra. Si sono accorti che erano in tredici e tutti a chiedersi chi fosse il “Giuda” di turno. Forse in realtà più d’uno. Oppure come quando qualcuno, in tempo di Covid, ha cercato di bere scartando la plastica attorno alle bottigliette con un fruscio ampliato dall’eco del salone.

Spigolature a parte, sarà proprio Zampetti, se la missione andrà in porto, a costringere Conte di dover fare a meno del suo amato talent scout Fofo’ Bonafede alla Giustizia giacché pare che, come Guardasigilli, è destinata una nuova star, Marta Cartabia, cattolica garantista, da sempre nel cuore di Mattarella. Ma siccome il primo amore non si scorda mai, Conte si farà ancora una volta concavo o convesso e pare che si porterà il suo Bonafede a Palazzo Chigi, come sottosegretario al posto di Fraccaro che già strilla. E lì si troverà a collaborare con Alessandro Goracci, che proprio Zampetti ha voluto come capo gabinetto di Conte, una sorta di suo ‘infiltrato’ personale. Il mondo dei Palazzi è piccolo, ma tutto gira. Soprattutto a suon di valzer e piroette.

DA

Conte ter: l’agente Zampetti in azione

Biden colpisce ancora: aborto per tutti!

Condividi su:

CHISSÀ CHE NE PENSANO GLI ECCLESIASTICI CHE VORREBBERO DARE LA COMUNIONE A BIDEN E CHE CONTINUANO A COMPIACERSI DELLE SUE DICHIARAZIONI DI CATTOLICITÀ?

Di Diego Torre

Con un ordine esecutivo Biden ha lanciato il suo ennesimo messaggio a favore dell’aborto, annullando la Mexico City policy, che impediva l’accesso ai fondi federali per quelle organizzazioni non governative promotrici dell’interruzione di gravidanza nel mondo, istituita nel 1984 dal presidente Reagan,  regolarmente annullata dai presidenti democratici, Bill Clinton e Barack Obama, e ripristinata da quelli repubblicani, Bush padre e figlio e Trump.

Inoltre egli ha ampliato con un memorandum le sovvenzioni per i gruppi che sostengono la pianificazione familiare e l’aborto, ripristinando i finanziamenti  a realtà come la multinazionale Planned Parenthood, che gestisce consultori e abortifici.

Inoltre il “cattolico” Biden intende rivedere l’Hyde Amendment, che limita i finanziamenti all’aborto ai casi di incesto, stupro o salvaguardia della vita della donna e sta preparando ulteriori misure per finanziare l’aborto fuori dagli Stati Uniti.

Ma i vescovi Usa non stanno aspettando le prossime mosse e con una nota dell’arcivescovo Joseph F. Naumann di Kansas City, presidente del Comitato per le attività pro-vita della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, e il vescovo David J. Malloy di Rockford, presidente del Comitato per la giustizia e la pace internazionale denunciano:  “È grave che uno dei primi atti ufficiali del presidente Biden promuova attivamente la distruzione di vite umane nelle nazioni in via di sviluppo. Quest’ordine esecutivo è antitetico alla ragione, viola la dignità umana ed è incompatibile con l’insegnamento cattolico. Noi e i nostri fratelli vescovi ci opponiamo fermamente a questa azione”. “Esortiamo il presidente ad usare il suo ufficio per il bene, dando la priorità ai più vulnerabili  compresi i bambini non nati. Come maggior fornitore non governativo di assistenza sanitaria nel mondo, la Chiesa cattolica è pronta a lavorare con lui e la sua amministrazione per promuovere la salute globale delle donne in modo da favorire lo sviluppo umano integrale, salvaguardando i diritti umani innati e la dignità di ogni vita umana, a partire dal grembo materno“.

Inoltre  118 parlamentari gli hanno subito scritto chiedendo a Biden un salutare ripensamento; il presidente non ha risposto.

E siamo ancora alla prima settimana!!! Chissà che ne pensano gli ecclesiastici che vorrebbero dare la Comunione a Biden e che continuano a compiacersi delle sue dichiarazioni di cattolicità? Chissà che ne pensano i cattolici che lo hanno votato e coloro che vorrebbero “garbatamente” confrontarsi e collaborare con lui ? Dinanzi allo tsunami abortista con cui Biden sta investendo gli USA,  con velocità e determinazione straordinarie, e che poi toccherà il resto del mondo,  continueranno ad usare parole vellutate e ad accarezzare la bianca, rassicurante chioma del neo presidente? Eppure né Biden né la Harris avevano nascosto le loro convinzioni in merito!

DA

https://www.informazionecattolica.it/2021/01/30/biden-colpisce-ancora-aborto-per-tutti/

La BBC continua imperterrita ad indottrinare al gender i bambini

Condividi su:

 

di Leonardo Motta

 

Recentemente la BBC corporation ha suscitato scalpore trasmettendo un programma rivolto a bambini di età compresa tra 9 e 12 anni, in cui ai bambini viene detto che ci sono “più di 100 identità di genere”.

“Identity – Understanding Sexual and Gender Identities”, questo il titolo del programma, ha tentato di insegnare ai bambini l’identità di genere come “bi-gender”, “gender-queer”, “pansexual” e altre 100 altre identità di genere.

Nonostante le linee guida del governo britannico consiglino alle istituzioni educative di essere prudenti nell’insegnare ai bambini il genere, la BBC ha prodotto e trasmesso tali contenuti, offrendo i filmati sul suo sito web, come parte dei loro programmi di educazione sessuale (proprio mentre, a causa della pandemia, l’istruzione nella maggior parte del mondo si sta svolgendo virtualmente).

Nel corso dello spettacolo i bambini fanno domande sulla sessualità e sul genere e un adulto offre le sue risposte.

Tra queste ultime una sottolinea che diventare un bambino transgender sia un modo per essere “felice” e, naturalmente, si occultano le conseguenze mediche e psicologiche di questa condizione.

In sua difesa, la BBC ha pubblicato un post ipocrita dove “consiglia vivamente agli insegnanti di guardare il film prima di vederlo con i propri studenti”.

È proprio vero: dove manca la vera fede cattolica ciò che ci attende è la follia a tutti i livelli. Il diavolo, nonostante la pandemia, non si ferma e cerca di corrompere ancor di più i bambini.

La BBC, è evidente, sta cercando di abbattere nei bambini tutti i tabù e tutti i limiti morali, con la complice ipocrisia diabolica del mondo progressista, quegli stessi che accusano noi cristiani di non credere nella scienza e che, invece, credono in 100 generi… Quanta ragione aveva GK Chesterton quando affermava che “se sopprimiamo il soprannaturale ciò che ci resta è l’innaturale”.

 

Mastella, leader morale dei 5Stelle

Condividi su:

Narra una leggenda che quando venne fuori il motto “non moriremo democristiani” Andreotti lo sottoscrisse, aggiungendovi di soppiatto una virgola prima di democristiani: non moriremo, democristiani. La storia non sarà vera, ma le fandonie a volte dicono la verità più dei fatti. Con un democristiano come Mattarella al Quirinale, un para-dc a Palazzo Chigi, l’ombra di Casini, le trame di Tabacci e la corte spietata ai voti dell’Udc per galleggiare, quella virgola d’immortalità si è rivelata ancora in vigore. Il diavolo, si sa, si nasconde in un dettaglio. Per qualche giorno il sogno dei grillini e della sinistra è rimasto appeso alla virgola di Clemente Mastella. È stato salutato, con la di lui consorte, come la quarta zampa del governo Conte, questo quadrupede mostruoso, un po’ grillo, un po’ camaleonte, un po’ iena, un po’ sanguisuga. È rimasto il simbolo dei trasformisti in soccorso di Conte. “Siamo tutti Mastella”, ha commentato con orgoglio l’interessato.

Ho un antico debole per Mastella; una simpatia a pelle, selvatica e irragionevole. Un simpatico gaglioffo, dicevo, per temperare la mia simpatia o stemperarla in un giudizio controverso. La buttavo sulla comune origine terronica e sulla corrente d’empatia che sorge quando mi è capitato d’incontrarlo. Una volta avevo scritto che il sud è così malridotto che il suo unico leader nazionale è Mastella; lui incontrandomi per strada mi abbracciò ringraziandomi per averlo riconosciuto come unico leader del sud. Ah, l’astuzia democristiana della virgola… Un tempo la simpatia verso Mastella era solo istintiva, etnica, biologica e ludica, ma non politica, tantomeno culturale. Ebbi il primo turbamento quando appresi che Mastella era laureato in filosofia; pensai a uno scherzo, una perfida bufala campana; ma era vero. Ora considero Mastella un vero filosofo, che ha preso il mondo e la politica con vera filosofia; una filosofia che chiamerei paraculismo, una corrente di pensiero assai affollata. Una filosofia che lui ha adattato alla militanza democristiana ma che è precristiana, forse preumana. Mi piaceva persino la sigla cacofonica del suo partito, l’Udeur, che pure sembrava il grugnito di un cinghiale sannita o la parola d’ordine per ammiccare a misteriosi intrecci, una specie di password per entrare nel regno segreto di Clemente. Da pronunciare con una mimica allusiva, facendo l’occhiolino, ciucciando le labbra e ruotando la mano mentre si pronuncia la parola chiave. Tipo “Birra e salcicce” (con la c) di una famosa gag di Totò per entrare nella Legione straniera. Mastella è l’emblema della legione straniera a cui si accede grazie a “birra e salcicce”.

In caso di emergenza rompere il vetro; là nella teca, come il martello e la Madonna, c’è lui, il serafico San Clemente da Ceppaloni, già Salvatore di altri governi in difficoltà, patrono delle cause più spinose. Mastella è una frontiera fatta persona, una dogana con dazio, già simbolo del terzismo nazionale e ora ideologo e leader morale del governo Conte. È passato alla storia, anche se si ostinano a condannarlo alla geografia, perché grazie a lui l’Italia ebbe per la prima volta nella storia un premier venuto dal comunismo, D’Alema; dove non riuscì Gorbaciov, il muro di Berlino o il compromesso storico, vi riuscì Mastella. Così nacque il governo Falce e Mastella. Ora è riuscito a mastellizzare pure i grillini.

Con lui ci si può sempre accordare. Non sogna grandi strategie ma amorosi inciuci, come ha proposto all’indignato Calenda. Mastella ha l’occhio inquietante di un imam ma la voce sussurrante di Geggè e i confidenziali: è sannita, non sunnita. E nelle sue mutazioni può rivendicare perfino un’origine nordica e guerriera; infatti il ducato di Benevento fu dominato a lungo dai longobardi.  Mastella è duttile, è malleabile, rende più umani e più ameni i giochi della politica e il meraviglioso mondo degli ex dc, è un politico di lungo corso che riporta in servizio i suoi baratti atavici, la virgola e il voto di scambio.

Ma su Mastella non c’è niente da dire, è coerente col suo personaggio e il suo ruolo storico. Mastella fa il Mastella. Quel che sorprende, invece è la parabola dei grillini dal vaffanculismo al paraculismo. Ora merita di concludersi con la leadership di Mastella. Mastellate il movimento 5stelle e avrà un volto Clemente. Non si sono mastellati solo il vate Grillo o gli ominicchi di potere, come Di MaioFicoBonafedeCrimi; ma persino il purissimo Ale Di Battista si è dichiarato pronto a battersi per Conte, il governo con la sinistra e i trasformisti pur di respingere il Nemico, ridotto al solo Renzi.

Dei grillini fummo facili profeti nel prevedere la loro mutazione genetica da scappati di casa a imbucati nel Palazzo a qualunque prezzo. Un partito che nasce dal niente, fatto da gente di niente, cambia come niente pur di sopravvivere. Ma non pensavamo alla rapidità della loro conversione: detestavano tutti, ma in meno di tre anni hanno cercato alleanze con tutti, pur di restare al potere e non tornare nel nulla da cui provenivano. Destra, sinistra, leghisti, Mattarella, Ursula, Responsabili, Mastella. Tutti, proprio tutti; hanno corteggiato tramite Conte pure Berlusconi.

Il punto più basso della politica non è Mastella ma Conte, il trasformista acrobatico più mutante della pur ricca storia di voltagabbana del nostro Paese. Rispetto a lui, Mastella è un punto di risalita; in fondo lui è coerente alla virgola di sopravvivenza democristiana. Dal Travaglio di questa crisi è nato il movimento 5Mastelle. Parola d’ordine per entrare: Birra e Salcicce.

MV, Panorama n.4 (2021)

DA

Mastella, leader morale dei 5Stelle

I martiri dell’Armenia cattolica

Condividi su:

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 11/21 del 29 gennaio 2021, San Francesco di Sales

I martiri dell’Armenia cattolica

Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 vi furono numerose conversioni di eterodossi armeni alla fede cattolica, grazie alle missioni dei padri francescani. Il ritorno alla Chiesa Romana di una parte della popolazione armena fu bruscamente interrotto dal genocidio perpetrato dalle autorità turche. 
Segnaliamo un articolo del 1932 sul martirio di padre Salvatore Lilli e di alcuni suoi fedeli avvenuto nel 1895. Il racconto è impressionante e ancora di più impressionante il silenzio che la cultura ufficiale riserva a queste vicende. 
Il martirio dei cattolici armeni e dei loro pastori meriterebbero libri, programmi televisivi e produzioni cinematografiche. Invece un silenzio omertoso avvolge questi fulgidi esempi della fede cattolica: dei martiri cristiani non si può e non si deve parlare. 

Un episodio delle stragi armene nel 1895. Il martire padre Salvatore Lilli da Cappadocia Missionario di Terra Santa 

Molti popoli sventurati per infausti governi furono sulla terra, come ce ne fa fede la storia, ma più sventurati degli Armeni nessuno.

Gli Armeni! Questo popolo attivo, industrioso, economico: questo popolo religioso, profondamente religioso, che ha il vanto d’essere stato tra i primi popoli ad abbracciare il Cristianesimo, annunziatogli dall’Apostolo S. Bartolomeo; questo popolo reo non di altro che di aspirare alla sua libertà ed indipendenza nazionale, sì, questo popolo è il più sventurato della terra a cagione del nefasto governo ottomano che impera su di esso!

Agli Armeni infatti non giova neppure essere buoni cittadini! In Armenia essere buoni o cattivi sudditi è assolutamente lo stesso. Poichè il turco odia l’Armeno anche se buono, anche se mite: l’odia perchè lo sente superiore, l’odia perchè lo vede avanzato nel progresso, l’odia perchè, fedele alle sue tradizioni, professa fede incrollabile al Cristianesimo. E spesso sfoga il suo odio implacabile su di esso con delle orrende carneficine, come quella del 1895. Narriamola in rapida sintesi.

L’immane carneficina degli Armeni « oltre duecentomila vittime » e la distruzione delle loro proprietà nel 1895 furono pensate, meditate, e decretate dal Sovrano Abd-ul-Hamid. Sì, il Sultano volle i massacri, il Sultano li ordinò, il Sultano li diresse, e mostrò nella perpetrazione di essi la ferocia del sanguinario, la violenza e il furore spasmodico del maniaco.

Difatti, i carnefici scelti all’uopo erano della peggiore canaglia, era un’ibrida accozzaglia di musulmani, curdi, circassi e redif (reclute) che armati di fucili, pugnali, coltelli, accette, roncole e bastoni si precipitavano sulle case cristiane degli Armeni, ne abbattevano le porte a colpi di scure, e gridavano agli abitanti : « Arrendetevi, arrendetevi ». Tutti quelli che si arrendevano, o venivano trovati in qualche angolo della casa furono barbaramente trucidati. A nulla valevano le preghiere di quegli infelici: dai dieci anni in su, anche vecchi di cento anni, furono ammazzati. Persino le donne che s’interponevano per salvare i figli, i mariti, i genitori, i fratelli furono uccise o ferite. Ogni casa cristiana fu convertita in una orrenda carneficina… il pavimento delle case, le strade, le piazze erano ricoperte di cadaveri che, orribile a dirsi, venivano trascinati con forche ed uncini di ferro, e gettati nelle cloache e nei letamai. E quei barbari gridavano: « sono cadaveri di cani ».

Ai Preti Armeni poi, invece di ucciderli tutto in un tratto, tagliavano prima le braccia; poi riempivano di materie fecali i loro berretti ecclesiastici, e così li rimettevano sulla testa di quegli sventurati.

Laonde abbracciati nuovamente i suoi parenti ed amici, dato un ultimo addio al bel cielo d’Italia, volava sulle ali della fede e della carità a quelle suggestive contrade dove lo attendevano i più grandi sacrifici che avrebbero fatto germogliare un giorno le belle palme dei martiri.

Come abbiamo accennato quando cominciarono i massacri il P. Salvatore trovavasi a Mugiukderesi, luogo sopra ogni altro pericoloso.

I religiosi Francescani di Maraasc, temendo che il loro confratello P. Salvatore poteva correre gravi pericoli nel luogo ove si trovava, gli fecero vive pressioni affinché andasse a stare con loro. E i religiosi di Jenigekalé mandarono per ben tre volte nello stesso giorno un messaggero a pregarlo di scappare con loro. E il P. Salvatore rispose: « dove sono le pecore ivi deve restare il pastore ». Anche i suoi parrocchiani quando si accorsero che le truppe erano per arrivare a Mugiakderesi supplicarono a mani giunte il Missionario affinchè montasse il suo cavallo e abbandonasse il villaggio per mettersi in salvo.

Fu irremovibile. Gli pareva cosa indecorosa, indegna di un soldato di Cristo e di un figlio della grande Famiglia Francescana, l’allontanarsi in quei momenti di pericolo. Certo in quei giorni, mentre pressioni e minacce lo premevano da ogni parte, la schiera numerosa dei suoi confratelli Martiri, passò giubilante innanzi al suo sguardo incitandolo al compimento del dovere. Egli certo ripensò alle lotte, al sangue che costò sempre ai Francescani la conservazione di quella Terra fatta sacra dalla vita dell’Uomo-Dio. E perciò non si mosse: e « uomo intrepido e battagliero» volle affrontare il pericolo onde dividere la sorte dei suoi parrocchiani e assisterli e soccorrerli fino all’ultimo.

L’arrivo dei soldati.

Il 16 Novembre dell’anno 1895 verso sera un distaccamento di soldati partiti da Maraasc arrivava a Mugiukderesi.

I soldati si diedero subito a trucidare gli abitanti e ad incendiare le loro case. Nella sera stessa con un colpo di baionetta alla gamba ferirono anche il P. Salvatore che all’avvicinarsi dei soldati era uscito dall’ospizio per dare il ben venuto alla truppa. Quei soldati rimasero accampati a Mugiukderesi cinque giorni, e cioè il 17, 18, 19, 20, 21 Novembre.

La Cattura.

Nella mattina del venerdì 22 Novembre fu ordinato al P. Salvatore ed ai dieci contadini cristiani (i soli rimasti a Mugiukderesi) di seguire i soldati a Maraasc. Il coraggioso Missionario comprese che la sua fine era decisa. Forte di se stesso, non aveva a temere che per i suoi parrocchiani: li chiamò in chiesa, gli esortò a morire per la Fede, e diè a tutti l’assoluzione in « articulo mortis ».

soldati legarono il P. Salvatore e i dieci cristiani, e s’incamminarono verso Maraasc. Arrivati ad una certa distanza del paese, il P. Salvatore « sentendo nella gamba gli effetti sempre più dolorosi della ferita ricevuta » domandò che gli si permettesse di montare sopra un mulo. L’ufficiale gli rispose: « Fra poco vi faremo montare ». Mentre i dieci cristiani, legati unitamente al P. Salvatore, camminavano lungo la via che corre tra Mugiukderesi e Maraasc il P. Salvatore non cessava di esortarli a star fermi nella fede e d’incoraggiarli e prepararli all’ultima sorte che li attendeva.

Le donne venivano violate a viva forza: a molte ragazze che opposero resistenza fu reciso il braccio destro.

Dodici donne furono inchiodate sopra tavole, e i soldati dicevano : « un Cristo facendosi crocifiggere liberò tutti i popoli cristiani : lasciatevi voi pure crocifiggere per liberare il popolo armeno ».

Dieci madri con i loro bimbi alle mammelle furono strangolate, e poste intorno ad un’immagine della Santissima Vergine, e i soldati dicevano: « Voi sarete le custodi della Madre del vostro Dio ».

Trenta, fra uomini e donne, furono impalati e disposti attorno ai muri di un convento, e i soldati dicevano: « siate i guardiani del vostro convento affinchè il nemico non possa penetrarvi ». Cinque Preti furono impiccati agli alberi ed i soldati gridavano: « fate pascolare il vo-stro gregge ».

Le case poi erano saccheggiate, spogliate di tutto e incendiate con i feriti e i cadaveri che vi si trovavano. Le donne e i fanciulli delle case saccheggiate giacevano sul lastrico delle vie senza pane e senza altra veste indosso che la camicia.

Le autorità assistevano a queste orrende barbarie, spettatori impassibili, anzi colla stessa curiosità e compiacenza con cui si assiste ad una geniale rappresentazione teatrale.

Martirio del P. Salvatore Lilli da Cappadocia.

Il P. Salvatore erasi recato in Terra Santa subito dopo il noviziato nel 1871, e proseguì il corso degli studi a Betlemme e a Gerusalemme. Nel 1878 fu ordinato Sacerdote, e nel 1880 era già a Maraasc nell’Ospizio di Terra Santa ove rimase quattordici anni, e per cinque anni fu anche parroco e Superiore dell’Ospizio. Poscia fu eletto Parroco e Superiore dell’Ospizio di Mugiukderesi, piccola borgata ad ovest di Maraasc distante sette ore di cavallo, ove lo sorpresero i dolorosi avvenimenti del 1895.

Il P. Salvatore era tornato in Italia per rivedere i suoi cari soltanto una volta, dopo 16 anni, nel 1886: e a nulla valsero le preghiere dei parenti, dei confratelli e degli amici i quali tentarono tutti i mezzi per farlo rimanere in Italia : volle tornare in Oriente. L’Oriente per lui aveva un’attrattiva segreta, misteriosa ! Pareva che a lui, come a giusto erede, il Serafico Padre avesse trasmesso quell’ardente brama del martirio ch’egli non aveva potuto appagare per aver trovato la gente troppo « acerba » alla conversione:

« E poi che per la sete del martirio,
Nella presenza del Soldan superba
Predicò Cristo e gli altri che il seguiro,
E per trovare a conversione acerba
Troppo la gente, e per non stare indarno
Reddissi al frutto dell’italica erba ». (Paradiso, C. II).

Oh! se le parole non fossero fugaci, se qualche eco di esse potesse rimanere là dove non v’ha chi possa ascoltarle e riferirle, noi potremmo sapere quale forza e quale tenerezza di linguaggio dovè certamente usare il P. Salvatore con i suoi parrocchiani. E senza dubbio grande ed irresistibile facondia in quei momenti dovette largirgli il Signore perchè Egli riuscisse a serbare forti ed eroiche nel pericolo le anime affidate alla sua cura.

L’estrema prova. Il Martirio.

Giunti a circa due ore di distanza da Mugiukderesi nel luogo detto « Gheudjek » vicino al torrente omonimo, l’ufficiale fece fermare la carovana, e, con lusinghe e promesse, cominciò ad invitare il P. Salvatore e i suoi compagni a lasciare il cristianesimo e ad abbracciare l’islamismo.

ll P. Salvatore e i suoi parrocchiani opposero reciso rifiuto. L’Ufficiale allora passò dalle lusinghe alle minacce: tutto fu vano, perchè i Confessori resistettero con parole ed atti pieni di fermezza e di fede, ripetendo la loro incrollabile professione di fede e di amore a Cristo e di odio all’errore maomettano.

Pieno di rabbia l’ufficiale, perchè non riusciva nel suo intento, diè ordine ai soldati di ucciderli tutti. I soldati si scagliarono sull’eroico P. Salvatore e su dei suoi invitti compagni e a colpi di baionetta crivellarono orrendamente i loro corpi. E perchè non rimanesse traccia alcuna del misfatto appiccarono il fuoco a quei corpi ancora cadaveri !

La Terra Santa contava un Martire di più.

Bella, immarcescibile la corona del martirio che l’eroico P. Salvatore Lilli da Cappadocia guadagnò a sè e alle sue pecorelle!

Non altrimenti morirono nel nome di Cristo i Martiri dei primi secoli del cristianesimo !

E quando un pittore cristiano che ben comprenda qual’è la grande missione dell’arte, e che desideri evocare nobili esempi, penserà al nostro P. Salvatore, penserà al suo eroismo e al suo valore, che grande soggetto avrà egli per animarne una tela!

Che sprazzo di luce e d’ideale sublime nel piccolo gruppo cristiano attendente la morte fra le barbare orde turche folleggianti e frenetiche!

Del Padre Salvatore e dei suoi Compagni si è già iniziata la « Causa di Beatificazione ». E noi facciamo voti perchè dall’Oracolo Infallibile della Santa Chiesa, siano presto innalzati agli Onori dell’Altare.

Tratto dall’Almanacco di Terra Santa per 1932, Tipografia dei PP. Francescani, Gerusalemme, pagg. 26-29.

DA

I martiri dell’Armenia cattolica

In South Carolina tutti i casi di aborto fuorilegge

Condividi su:

Il Senato del South Carolina ha approvato una legge che mette fuori legge quasi tutti i casi di aborto nello Stato. Il testo è stato approvato con 30 voti contro 13 dopo anni di discussioni, dopo che i repubblicani hanno vinto nuovi seggi nelle ultime elezioni.

In passato il testo era facilmente riuscito a passare alla Camera locale e il governatore del South Carolina, il repubblicano Henry McMaster, ha più volte detto che firmerà la legge non appena possibile.

South Carolina, fuori legge tutti i casi di aborto

La misura prevede che, se viene rilevato un battito del feto, l’aborto non può avvenire, a meno che la vita della madre non sia in pericolo o la gravidanza non sia risultato di stupro o incesto. Per questo il testo chiede ai medici di usare l’ecografia a ultrasuoni per provare a rilevare il battito del feto se pensano che la gravidanza sia di almeno otto settimane. Leggi analoghe sono state approvate in una decina di altri Stati Usa, ma sono bloccate nei tribunali.

 

DA

In South Carolina tutti i casi di aborto saranno fuori legge: dopo 13 anni approvato il testo

Gamestop, ovvero la fine del mito della “razionalità dei mercati”

Condividi su:

Roma, 28 gen – Piccoli investitori all’assalto di Wall Street. Sembra il titolo di un film, ma è quello che è accaduto (e che sta accadendo) attorno alle azioni di Gamestop. Come, per rimanere dalle parti della settima arte, nella celebre pellicola natalizia “Una poltrona per due“, ma questa volta è tutto vero. Assestando un colpo micidiale al mito (ammesso che qualcuno vi abbia mai seriamente creduto) della sedicente “razionalità dei mercati”.

Cos’è successo alle azioni Gamestop

Gamestop è una catena di negozi specializzata – come il nome suggerisce – nella vendita di videogiochi. Fondata nel 1984 negli Stati Uniti, si è poi espansa con quasi 6mila punti vendita in numerose altre nazioni.

Fino a meno di un decennio fa leader nel settore, così come già accaduto per Blockbuster (che ha chiuso i battenti nel 2013), negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare la sempre più serrata concorrenza del digitale. Con i videogiochi in vendita sulle piattaforme di download, il supporto fisico è destinato ad essere soppiantato dal formato immateriale. Ne consegue una crisi che dura ormai qualche tempo.

Il futuro di Gamestop, insomma, sembrava segnato. Non però quelle delle sue azioni, quotate sul Nasdaqfinite nel mirino degli utenti del social network Reddit. Questi, con un semplice passaparola, hanno spinto al rialzo i corsi di borsa della società. Innescando una spirale che li ha portati a sfiorare i 500 dollari, in un turbinio di saliscendi che non sembra al momento avere ancora fine. Giusto per capirci: quando Gamestop dominava il comparto a fatica superava i 60 dollari ad azione.

L’obiettivo – raggiunto – era quello di concertare un’azione contro fondi d’investimento che, fiutando le difficoltà di Gamestop, avevano scommesso sul suo continuo ribasso. L’azione contraria li ha letteralmente affossati, causandogli perdite miliardarie. Davide che sconfigge Golia? Più Robin Hood, come il nome della piattaforma di trading da cui sono partiti buona parte degli ordini di acquisto. E che successivamente, senza particolari spiegazioni, sembra aver bloccato la possibilità di negoziare i titoli. Insomma, il mercato va bene solo quando i grandi fondi speculativi guadagnano? In caso contrario arriva la cavalleria.

Un motore che gira a vuoto ma ci giudica ogni giorno

Fin qui la cronaca. Potrebbe quasi sembrare il racconto delle vicissitudini un circolo ricreativo per ricchi senza di meglio da fare. Infastiditi per una volta da una truppa di piccoli, ma ben organizzati. Divertente quanto indice di un sempre maggiore distacco del mondo della finanza dalla realtà. Un motore che letteralmente gira a vuoto. Mettendo l’ennesima – ma sicuramente non l’ultima – parola fine all’infinita retorica che vorrebbe i mercati capaci di autoregolarsi e trovare nell’elemento “prezzo” il punto di caduta ottimale. Garantito il quale, insomma, tutto il resto si collocherebbe in una situazione di equilibrio. Quasi un ottimo paretiano, per gli amanti della teoria dei giochi.

Così, evidentemente, non è. Fosse solo un diletto per pochi, assisteremmo facendoci qualche risata sulle disgrazie altrui. Peccato che quello attorno a Gamestop sia lo stesso identico meccanismo che da qualche decennio pretende di giudicare i conti pubblici. Per noi almeno dal 1981, quando con il divorzio Tesoro – Banca d’Italia venne deciso di dare ai mercati l’ultima parola sul finanziamento delle esigenze del bilancio statale. Proprio quei mercati che vivono di reazioni uterine e che si fanno prendere dal panico, che è l’esatto contrario della razionalità, in un batter d’occhi. Quegli stessi mercati cui nel 2011 bastò un ordine (per quanto grande) di vendita sui Btp – anch’essa apparentemente concertata, dato che partì quasi in contemporanea da due “market maker” come Deutsche Bank e Goldman Sachs – per innescare la crisi dello spread, poi rientrata nonostante nel frattempo i nostri fondamentali economici fossero letteralmente colati a picco. E’ il libero mercato, bellezza.

Filippo Burla

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/economia/gamestop-fine-mito-razionalita-mercati-181050/?fbclid=IwAR3f7wuvQ6Mx3M-nQSAgHnaxJb7Q3-FoAj9-AQ5TQ3XEp2RIstWPUv1Yfnc

La prefazione di don De Töth al libro su Medolago Albani

Condividi su:

Centro studi Giuseppe Federici – Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 9/21 del 25 gennaio 2021, San Policarpo

La prefazione di don De Töth al libro su Medolago Albani

Segnaliamo la pubblicazione sul sito del Centro Studi “Paolo de Töth” della prefazione al libro “Il soldato di Cristo, Stanislao Medolago Albani”.

Il Centro Studi don Paolo de Töth https://www.paolodetoth.it nella festa della Conversione di San Paolo, ricorda questa importante opera di don Paolo, nell’attesa di  pubblicare periodicamente sul nostro sito dei contributi che facciano ancora oggi conoscere ed apprezzare il suo fondamentale contributo nella battaglia contro il Modernismo, soprattutto attraverso la sua gloriosa rivista, eminente espressione del Cattolicesimo Integrale, Fede e Ragione.

Prefazione di don De Töth al libro: “Il soldato di Cristo, Stanislao Medolago Albani”
https://www.paolodetoth.it/prefazione-di-don-de-toth-al-libro-il-soldato-di-cristo-stanislao-medolago-albani/

DA

La prefazione di don De Töth al libro su Medolago Albani

1 180 181 182 183 184 185 186 1.214