Carola Rackete vuole salvare Mediterranea dai giudici, Matteo Salvini picchia duro: “Troppi lati oscuri”

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Altro scontro, seppure da lontano, tra Carola Rackete e Matteo Salvini. La paladina dei migranti non si è smentita e ha deciso di scendere in campo per difendere Luca Casarini e Mediterranea Saving Humans dall’accusa dei giudici. Pochi giorni fa le toghe hanno puntato il dito contro la nave Mare Jonio operante per l’ong che – a loro dire – avrebbe ricevuto un’ingente somma di denaro per trasbordare migranti dalla motonave Maersk Etienne. Cruciale, dunque, il ruolo di Casarini. Eppure per la Rackete l’organizzazione e l’attivista vanno aiutati. Immediata la replica del leader della Lega: “Ecco, ci mancava – scrive su Facebook l’ex ministro da sempre a favore dei porti chiusi -. Ong indagate con l’accusa di aver ricevuto denaro per il trasbordo di immigrati, l’irriducibile signora Carola adesso lancia un ‘appello internazionale’, insieme a ‘giornalisti e intellettuali’, contro l’Italia e le sue ‘massicce operazioni di Polizia’… “. “Stia tranquilla: all’Italia – continua Salvini – penseranno gli italiani, che chiedono trasparenza e verità sui troppi lati oscuri legati al traffico di esseri umani e al business dell’immigrazione clandestina”.

Carola Rackete, ma anche Pia Klemp, la capitana della nave umanitaria finanziata dall’artista Banksy, hanno sottoscritto stamattina l’appello sul blog britannico di studi giuridici “Critical Legal Thinking”. Al centro dell’appello, sul quale spuntano nomi di noti attiviste e attiviste, “l’indignata reazione all’attacco politico-giudiziario che la prima piattaforma della società civile italiana per il soccorso in mare sta subendo, a partire dalla massiccia operazione di polizia scattata all’alba dello scorso primo marzo, denunciato come caso emblematico della criminalizzazione in atto delle attività di salvataggio e, più in generale, della solidarietà, in mare come in terra”.

Di più perché il gruppo definisce le accuse dei giudici una “minaccia di pesanti pene detentive (fino a trent’anni di carcere)”. Il motivo? Quello che le toghe etichettano come “favoreggiamento pluriaggravato dell’immigrazione clandestina” altro non sarebbe per loro se non “salvare vite umane, a partire dal caso Maersk Etienne e dall’incondizionato appoggio a Mediterranea e alle altre ONG sotto attacco”.

DA

https://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/26574821/carola-rackete-matteo-salvini-mediterranea-giudici-lati-oscuri.html

La colpa non è dei vaccini, ma di come li raccontano

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Roma, 16 mar – Hanno probabilmente ragione quelli che, in queste ore, sostengono, dati alla mano, che su AstraZeneca si stia scatenando una tempesta di panico ingiustificato, che i casi di trombosi mortale post vaccino non sono superiori in percentuale a quelli della popolazione non vaccinata o della popolazione vaccinata con sieri diversi. E tuttavia, la vicenda suscita ugualmente delle riflessioni sul rapporto tra scienza, giornalismo, politica e opinione pubblica (del tutto a prescindere, sia chiaro, dallo scontro geopolitico che si staglia all’ombra di tutte queste questioni fra Inghilterra ed Europa/Germania, in cui, anche solo per una questione di igiene spirituale, sarebbe imperdonabile schierarsi con la prima). In particolare, sembrano esserci tre dispositivi retorici che appaiono ormai irrimediabilmente andati in crisi.

Vaccini e dispositivo veritativo

a) Il dispositivo veritativo. Ormai nessuno crede più alla verità. Capita, quando Roberto Burioni il 2 febbraio 2020 afferma, riguardo al Covid, che «in Italia in questo momento il rischio è zero», e lo fa dall’alto del suo ruolo di esperto autorevole per antonomasia, salvo poi passare tutti i mesi successivi a giocare il ruolo del vate della battaglia anti virus con altrettanta sicumera. Il cittadino comune smette semplicemente di credere a quello che gli viene detto. Anche dagli esperti, soprattutto dagli esperti. Ora, tornando ad AstraZeneca esistono, come dicevamo, ragionevoli argomenti per ritenere che l’allarme sia ingiustificato. E tuttavia l’immediatezza con cui è stato detto che «non c’è correlazione» tra le morti sospette e il vaccino non ha nulla di veramente scientifico. Il virologo e presidente dell’Aifa, Giorgio Palù, ha per esempio dichiarato al Corriere della Sera che «è improbabile un nesso causale diretto tra vaccinazione e decessi». Il che è già molto diverso dal dire che il nesso sicuramente non c’è. Ha poi aggiunto che «bisognerà vedere se le donne morte in Germania avevano condizioni predisponenti la trombosi come l’ assunzione di pillola anticoncezionale». Quindi un possibile nesso, seppur in combinazione con altri farmaci, è ipotizzabile. I pazienti erano stati avvertiti di questo pericolo? E mentre Repubblica ci informa che si sta indagando anche sulla possibile «impurità delle fiale», in Germania il Paul Ehrlich Institut segnala «un notevole aumento di una forma speciale di trombosi venosa cerebrale molto rara (trombosi della vena sinusale) in connessione con una mancanza di piastrine (trombocitopenia) e sanguinamento» in concomitanza con le vaccinazioni di AstraZeneca.

Si tratta di 7 casi su 1,6 milioni di vaccinazioni per una patologia che colpisce di norma 2-5 casi su un milione di persone all’anno negli adulti. Tutto questo basta a bollare il vaccino AstraZeneca come veleno? Il fatto che ci sia una qualche vaga probabilità di un nesso causale tra vaccino e qualche sporadico caso di decesso giustifica la caccia al siero della morte? Assolutamente no. Ma resta il fatto che la certezza apodittica del «non c’è correlazione» sembra dovuta a motivazioni politiche, non scientifiche. Del resto molti commentatori hanno parlato in questi giorni della necessità di «evitare il panico» da parte dei media. Ma la funzione dei mezzi di informazione non è «evitare il panico», bensì dire le cose come stanno e mettere sul piatto tutte le ipotesi. Se l’informazione viene calibrata pensando all’effetto delle notizie che si stanno per dare, si corre il rischio concreto dell’autocensura.

Vaccini e dispositivo autoritativo

b) Il dispositivo autoritativo. Per anni si è imposta una narrazione secondo cui la Scienza, con la maiuscola, il sapere ponderato, la saggezza, la verità (vedi sopra), i dati, i numeri, le certezze solide, i discorsi basati di prove, fatti, argomenti ragionevoli stessero tutti da una parte. L’emotività, la propaganda, la falsità, le «fake news», l’antiscienza stavano invece da un’altra parte. Per farla ancora più breve, potremmo dire che per anni si è ritenuto che la scienza stesse a sinistra, quanto meno nella sua parte liberal, e l’antiscienza a destra, quanto meno nella sua parte sovranista. Il caso AstraZeneca crea però un cortocircuito totale, perché a sospendere il vaccino sono stati gli autorevolissimi stati europei, Germania in primis, sulla scorta di pareri ancor più autorevoli di istituti scientifici come quello citato. E poi c’è l’Aifa, cioè la più alta autorità italiana in fatto di farmaci. Lo stesso governo del perfettissimo Draghi non ha opposto che petizioni di principio allo stop. Tra i media accusati di aver diffuso il panico c’è poi persino Repubblica, rea di aver messo in pagina qualche titolo ad effetto giudicato poco responsabile. Un intero schema mentale manicheo va quindi in frantumi e improvvisamente scopriamo che logiche legate al consenso popolare, alla psicologia collettiva, o magari ai rapporti di forza geopolitici permeano anche il campo degli «autorevoli».

Vaccini e dispositivo etico

c) Il dispositivo etico. Appare chiarissimo come, in queste ore, l’uso malsano e cinico della paura, dell’isteria di massa, della tentazione del rischio zero si stia abbattendo contro chi, fino a ieri, ne ha fatto un uso spregiudicato. Abbiamo abolito il rischio e la decisione politica dal nostro orizzonte, ora però ci dovremmo fidare in massa di una decisione politica che imponga come ragionevole un possibile rischio legato al vaccino. Rischio, intendiamoci, che – anche qualora fosse dimostrato – sarebbe di gran lunga minore di quello di contrarre forme nocive di Covid. Il gioco varrebbe comunque la candela. Paragonare le due cose in questi termini, tuttavia, significa ragionare in modo astratto: nella sensibilità comune, il Covid è qualcosa che «gira», che per sfortuna può contagiarti e per sfortuna ancora maggiore può farlo in modo grave. Il vaccino, al contrario, è qualcosa di costruito dall’uomo al fine di prevenire un male, che viene somministrato a persone in perfetta salute da coscienziosi operatori sanitari. Nella psicologia comune, i rischi connessi all’uno e all’altro non potranno mai essere paragonati. E a poco serve la lezioncina di statistica o il ripasso di Hume sul post hoc che è diverso dal propter hoc (la successione temporale di due eventi non è un nesso causale). Anche qui, del resto, gli esperti che da ben prima del Covid intasavano il dibattito pubblico in nome dell’epistemocrazia hanno una grossa responsabilità.

Non si può, infatti, essere positivisti in attacco e popperiani in difesa, non si possono fare promesse salvifiche e infiorare la retorica scientifica di gergo messianico, per poi riscoprire la natura probabilistica, congetturale, fallibile del sapere solo quando le cose vanno male. Abbiamo disabituato la popolazione alle parole franche, alla possibilità del pericolo, alla decisione rischiosa, alla ricerca del bene comune, alla finitezza delle capacità umane, all’insicurezza congenita nell’esistenza dell’essere umano stesso. Abbiamo fatto del cittadino occidentale un essere spaventato e spaesato e fino a qualche tempo fa la cosa sembrava andare bene a tutti. Ora, di punto in bianco, pretendiamo dalle masse lucidità, coraggio, fermezza e amor fati. Troppo comodo.

Adriano Scianca

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/colpa-non-dei-vaccini-ma-come-li-raccontano-185792/

La perenne attualità di San Tommaso d’Aquino

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Il Centro Studi don Paolo de Toth domenica 7 marzo, in occasione della commemorazione del Doctor Angelicus, ha pubblicato la relazione che la Rivista Fede e Ragione fece della Settimana tomistica di Roma tenutasi nel VI centenario della sua canonizzazione. Un prezioso contributo per aiutarci a continuare la “buona battaglia della Fede” contro il Modernismo, che cattolici integrali come don de Toth combattevano strenuamente già un secolo fa. Battaglia che purtroppo è ancora in atto e che deve essere sempre combattuta e di fronte alla quale, trattandosi della Fede, non è lecito far finta di nulla e girarsi dall’altra parte.

 

 

 

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La perenne attualità di San Tommaso d’Aquino

‘Ndrangheta, Gratteri: “Ho paura, ma non ha senso vivere da vigliacchi. Prego? Sì, per gli altri”

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Un magistrato “scomodo”. Abituato  a dire sempre come la pensa, scansando le ipocrisie e il politicamente corretto. Pur avendo ricevuto tante proposte è sempre rimasto nella sua terra. Vive a Gerace. «Sono rimasto in Calabria perché ho sempre pensato e sognato, con il sostegno di tutte le persone perbene, di poter cambiare il destino di questa terra. Nel mio piccolo ho sempre sognato di poter contribuire a fare il possibile  perché un giorno si possa finalmente dire che la priorità in Calabria non è la ‘ndrangheta che toglie la libertà, controlla il battito cardiaco  e soffoca la regione».
Nicola Gratteri, procuratore distrettuale di Catanzaro, è una icona della lotta alla mafia in Italia (e non solo). In una intervista alla Gazzetta parla del suo rapporto con la morte e con la paura e racconta del suo particolare legame con la fede e la religione. Svela poi l’importanza di vivere una vita molto sacrificata sapendo, però, di lottare in difesa dei dritti di persone costrette a subire la tracotanza delle organizzazioni mafiose. Gratteri racconta della pericolosità della massoneria deviata capace di condizionare le scelte politiche, d’influenzare quelle economiche e d’interferire persino in certe vicende giudiziarie.

Il capo della magistratura inquirente di Catanzaro è stato oggetto in questi anni  di molti progetti di attentato. E vive sotto scorta sin da quando era pm alla procura di Locri. Oggi gira su jeep blindate, spesso da solo in macchina perché non vuole esporre gli agenti di scorta a ulteriori rischi. La sua è una vita molto sacrificata, interrotta solo da interventi in convegni pubblici o nelle scuole per parlare agli studenti. Ma qual è il suo rapporto con la paura e con la morte? «La paura va addomesticata. Bisogna allenarsi a non lasciarsi andare. Bisogna ragionare con la morte, capire se quello che stiamo facendo vale la pena di farlo. Non ha senso vivere da vigliacchi, io sono perfettamente cosciente del rischio e della sovraesposizione soprattutto in certi momenti, specialmente come quello di ora. Epperò io non riuscirei a vivere in un altro posto sapendo che sono andato via per codardia. La paura ce l’hai quando noti un movimento strano, una macchina che non dovrebbe trovarsi lì… Ecco ci sono momenti in cui sento forte il timore e la lingua, per reazione, mi diventa amara. Ma non mollo, penso a tutto quello che bisogna fare e vado avanti». Il procuratore Gratteri parla pure dell’ultimo libro di Luca Palamara – “Il Sistema”  – sostenendo che l’ex presidente dell’Anm, ora espulso dalla magistratura, non abbia fatto tutto da solo e che sappia molte più cose di quelle che ha raccontato.

DA

https://calabria.gazzettadelsud.it/video/cronaca/2021/03/16/ndrangheta-il-procuratore-gratteri-si-racconta-ho-paura-ma-non-ha-senso-vivere-da-vigliacchi-prego-si-per-gli-altri-1c5c0286-2410-43d9-b045-1457b5f1eb43/#.YFBhZI5lb14.whatsapp

Lo Stato ha “diritto” sul corpo, ma non sull’anima

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COM’ERA GRANDE E DA RIPRENDERE IL PENSIERO IDENTITARIO DI SAN TOMMASO D’AQUINO!

Di Matteo Castagna

Tre settimane di chiusura completa, dopo un anno di restrizioni, saranno pesanti anche sotto il profilo psicologico. L’uomo è un animale sociale e quindi, la clausura forzata, diviene faticosa.

Draghi, a differenza del passato, ha assicurato che, poi, si vedrà la luce in fondo al tunnel. Gradualmente, ma si vedrà. Sembrerebbe la richiesta di un ultimo sforzo. Un ultimo sacrificio prima del traguardo, che, però, è sempre quello più duro.

La società è lacerata dalla paura e dalle incertezze, dalla crisi economica e dal nichilismo, dalla mala gestio dell’emergenza sanitaria del 2020. Per San Tommaso d’Aquino la società è un fenomeno naturale e non convenzionale: l’uomo è naturalmente sociale. E in questo egli concorda con tutta la tradizione cristiana, precedente e successiva. La clausura forzata e la privazione delle libertà fondamentali possono portare gravi conseguenze, di cui è necessario tener conto.

Rispetto a Sant’ Agostino, egli pensa che anche lo Stato sia naturale e non conseguenza del peccato originale: in questo si esprime il suo realismo e l’avversione a ogni sogno utopico. L’uomo avrebbe, comunque, avuto bisogno di un’ organizzazione statale, di leggi, strutture, istituzioni.

Di qui il rigetto, anche attuale, di teorie irrazionali, dettate dall’istinto, inventate per scopi non espliciti, prive di basi teologiche o scientifiche, umorali o preconcetti ideologici, allocuzioni visionarie del futuro, in particolare farneticazioni deliranti di accademici “tuttologi”, solitamente narcisi logorroici in cerca del secondo reddito, che, come sempre avvenuto nella storia, si sentono frustrati dietro la cattedra, quindi desiderano emanciparsi dalla carriera da loro scelta, per andare ad occuparsi di quella politica, di cui nulla capiscono, non perché non ne abbiano le doti intellettive, quanto perché manca loro l’esperienza e il modo di pensare della politica. “Ad ognuno il suo – direbbe mio padre – perché solo in questo modo si fa girare l’economia”…

San Tommaso ci insegna che ogni individuo ha dei doveri verso lo Stato (deve pagare le tasse, ad esempio, ma anche essere disposto a morire per la Patria, visto che questa gli assicura la sopravvivenza materiale: garantendogli la vita del corpo ha diritto a chiedere in cambio la stessa vita del corpo); tuttavia lo Stato non gli può chiedere tutto: ha un diritto sul corpo, ma non sull’anima. In particolare non gli può chiedere di andare contro coscienza: le leggi positive, emanate dagli Stati, sono obbliganti in quanto rispecchiano la legge naturale, che ogni uomo può avvertire nella sua coscienza.

Ciò non significa, peraltro, individualismo. Importante è, infatti, il concetto di bene comune, a cui l’individuo deve indirizzare la sua azione. Resta la possibilità di ribellarsi a un’autorità statale gravemente ingiusta, attuando una rivoluzione, se il regime da rovesciare sia effettivamente fonte di gravi mali e se il suo rovesciamento appare ragionevolmente possibile senza creare mali ancora peggiori.

E’ attitudine eversiva ed a-cattolica anche solo paventare questa possibilità, se non si è in grado di esser certi che con essa non si crei un male peggiore. Ogni utopia e soluzione irraggiungibile cozzano con il realismo tomista e spingono nel baratro dell’isolamento o, ancora peggio, della perdita di credibilità, a favore soltanto della “nicchia dei folli”, che svanisce col cambio di stagione, lasciando il poveretto con il cerino in mano. Peraltro spento.

Poiché la società politica non è una sostanza, ma una relazione, il bene comune a cui pensa San Tommaso è il bene di tutti e di ciascuno, cioè un bene che non deve mai togliere all’individuo quello che gli è essenziale per essere uomo; non un bene a sé stante, perché appunto la società non è una sostanza a sé stante, ma quel bene che rifluisce sui singoli per il fatto della loro unione, un bene insomma del quale tutti partecipano. Ma Tommaso va oltre. Sostiene che il bene dell’intera città è maggiore di quello del singolo individuo, e ancor più grande è il bene che si riferisce “ad un’intera gente, nella quale sono contenute molte città”. Com’era grande e da riprendere il pensiero identitario di San Tommaso d’Aquino!

DA

Lo Stato ha “diritto” sul corpo, ma non sull’anima

Un cattolico su tre in Germania pensa di lasciare la Chiesa

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Uno studio presentato l’11 marzo, condotto dall’INSA Consulere Opinion
Research Institute di Erfurt per conto del Catholic Weekly Die
Tagespost e della Protestant Idea News Agency ha rivelato che un
cattolico su tre in Germania pensa di lasciare la Chiesa.
Tra gli intervistati che appartengono alla Chiesa cattolica, il 33%
sta valutando la possibilità di lasciare la chiesa a causa di scandali
in corso sulla gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero,
mentre il 44% ha dichiarato che non lascierà la chiesa. Un altro 14%
degli intervistati ha dichiarato di “non sapere lasciarà”. Il 9% delle
persone coinvolte nel sondaggio non ha specificato una risposta.
CNA Deutsch ha riferito che il nuovo sondaggio ha anche rilevato che
un membro su quattro delle chiese regionali protestanti in Germania ha
affermato che potrebbe “lasciare presto la chiesa”.
Nel 2019, un totale di 272.771 cattolici tedeschi hanno lasciato
formalmente la Chiesa, il numero più alto mai registrato finora. I
dati per il 2020 non verranno pubblicati fino a giugno di quest’anno.
Secondo uno studio della diocesi di Osnabrück nella Germania
settentrionale, i cattolici più anziani in particolare citano la
gestione della Chiesa della crisi degli abusi come motivo di fuga dei
fedeli. Tuttavia, i giovani hanno maggiori probabilità di cancellare
la loro registrazione come cattolici per evitare di pagare la tassa
ecclesiastica obbligatoria.
Nel 2019, la Chiesa in Germania ha ricevuto più soldi che mai
attraverso le tasse ecclesiastiche. Secondo i dati ufficiali
pubblicati nel luglio 2020, la Chiesa tedesca ha ricevuto 6,76
miliardi di euro nel 2019, con un aumento di oltre 100 milioni di euro
rispetto al 2018, quando la Chiesa ha guadagnato 6,64 miliardi di euro
di tasse. Si ritiene che l’aumento sia dovuto alla crescita
dell’economia tedesca nel 2019.
Se una persona è registrata come cattolica in Germania, dall’8 al 9%
della sua imposta sul reddito va alla Chiesa. L’unico modo per
smettere di pagare la tassa è fare una dichiarazione ufficiale di
rinuncia alla fede. Ma poi non saranno più autorizzati a ricevere i
sacramenti o una sepoltura cattolica.
Questa tassa è stata oggetto di crescenti critiche, con diversi
vescovi che hanno chiesto di riformarla.
Secondo una ricerca dell’Università di Friburgo pubblicata nel 2019,
si prevede che il numero di cristiani che pagano le tasse
ecclesiastiche in Germania si dimezzerà entro il 2060, ed è legato
anche al calo previsto della popolazione tedesca che dovrebbe
diminuire del 21% entro il 2060.
Alla notevole diminuzione dei fedeli come hanno pensato di replicare i
vescovi tedeschi, sempre più protestantizzati? Annunciando piani per
un “Cammino sinodale” di due anni per discutere quattro temi
principali: il modo in cui viene esercitato il potere nella Chiesa, la
morale sessuale, il sacerdozio e il ruolo di donne, in netta
contraddizione all’insegnamento perenne della Chiesa.

Leonardo Motta

Azioni a tutela del sentimento religioso, della tradizione e dell’identità cattolica di Christus Rex-Traditio e altri

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Di Francesco Fontana* e Fabrizio Verduchi**

Il 7 marzo 2021 le tristemente note femministe di “Non una di meno”, insieme ai collettivi transfemministi, al centro culturale Lab Puzzle e ai centri sociali Astra e Brancaleone hanno organizzato Holy Vagina, un’oscena pantomima in cui hanno portato in processione (o, come loro stessi l’hanno definita, “frocessione”) un’enorme vagina rosa shocking a simulacro di Maria Santissima, per poi intronarla davanti alla Chiesa dei Santi Angeli Custodi in Piazza Sempione.

Si tratta di un atto gravissimo, un’offesa sacrilega alla fede cattolica, per giunta compiuta nella città sede del Papato e nel periodo forte della Quaresima, di un’ottusa, violenta provocazione e di un atto di forza, compiuto con la connivenza delle autorità del Municipio III.

Motivo della discordia è il piano imposto dal Presidente Caudo per il rifacimento di Piazza Sempione, curato dallo studio Bradaschia e approvato il 2 novembre scorso, all’insaputa non solo della popolazione locale e del parroco, ma anche di buona parte della sua maggioranza.

Eppure il progetto, per cui sono stati stanziati 700.000 euro [vedi qui], prevede lo spostamento della statua della Vergine del Divino Amore, che dall’8 dicembre 1948 si trova al centro della piazza, quale segno di affetto ed espressione della fede del popolo romano, riconoscente per essere scampato dalla guerra.

L’iscrizione sul piedistallo lo testimonia chiaramente: “Monte Sacro alla Madre di Dio perché il Suo amore nella virtù e nella pace riporti l’auspicato trionfo. Festa dell’Immacolata 1948. Ave Maria”.

La popolazione ha potuto esternare pubblicamente la propria devozione filiale alla Madonna, Madre della Misericordia, in occasione del tradizionale omaggio floreale, che si è svolto domenica 28 febbraio, con ampia e commossa partecipazione.

Don Mario Aceto, parroco della Chiesa dei Santi Angeli Custodi ha spiegato che «spostare la statua dal cuore della piazza, togliendola per altro dal basamento e quindi abbassandola di livello, per collocarla poi a ridosso della scalinata della chiesa, proprio sulla curva dove passa la corsia preferenziale degli autobus, è prima di tutto una mancanza di rispetto dei sentimenti religiosi, che anche quando non siano condivisi vanno comunque rispettati, e poi renderebbe difficili le operazioni davanti alla chiesa in occasione di funerali o matrimoni», oltre a generare problemi di viabilità, come rilevato dal Dipartimento di mobilità del Comune.

Gli abitanti del quartiere Montesacro, insieme ad altre realtà presenti sul territorio, hanno costituito il comitato cittadino “Salviamo piazza Sempione”, promuovendo una petizione popolare, che ha confermato come l’opinione del proprio parroco sia ampiamente condivisa.

La richiesta del neo comitato, come afferma il coordinatore Giovanni Martino, è quella «di sospendere l’esecuzione del progetto e di aprire un confronto vero con la cittadinanza, anche con una nostra proposta di un progetto alternativo per salvaguardare l’identità storica, urbanistica e sociale della piazza, tale da restituire ai cittadini un luogo raccolto e accogliente, funzionale alla frequentazione di tutte le fasce sociali e anche allo svolgimento di eventi culturali di qualità».

Qualche giorno fa giovani simpatizzanti del movimento politico cattolico Militia Christi avevano apposto uno striscione sulla cancellata, che circonda il piedistallo della Madonna di Monte Sacro, recante la scritta: “Giù le mani dalla statua”, affiancata dall’immagine del Sacro Cuore.

Il mattino seguente il consigliere Matteo Zocchi e l’assessore alla Cultura Christian Raimo si sono affrettati a rimuoverlo. Il parroco ha giustamente osservato che “Ci sono striscioni che vengono tollerati, altri no” accennando alla bandiera lgbt+ che da oltre due anni campeggia sul davanzale del Municipio, proprio di fronte alla Chiesa dei Santi Angeli Custodi. [vedi qui]. Questo è bastato per guadagnarsi l’accusa di omofobia da parte dell’assessore Raimo [vedi qui].

Lo sfregio, ampiamente preannunciato sui social e perpetrato dagli attivisti di sinistra, cui hanno partecipato, tra gli altri, i centri sociali Astra e Brancaleone, noti anche per le questioni giudiziarie che li hanno coinvolti, è un atto di grave arroganza e prepotenza, lesivo sia del sentimento religioso che dell’interesse materiale della popolazione.

A nome delle realtà che rappresentiamo, esprimiamo la propria solidarietà al parroco don Mario Aceto e ci rendiamo disponibili per eventuali azioni a tutela del sentimento religioso, della tradizione e dell’identità cattolica.

* Avvocato, Presidente di “Iustitia in Veritate”
** Presidente Italia Cristiana

***

Matteo Castagna, Presidente del Circolo Culturale Cattolico “Christus Rex Traditio” ha inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’esposto che segue.

Illustre Presidente, sono Matteo Castagna presidente dell’associazione Traditio che riunisce i cattolici tradizionalisti e che ha nel proprio oggetto anche la finalità del culto religioso cattolico, sono cittadino di uno Stato di diritto, mi rivolgo a Lei nella Sua qualifica di Garante della Costituzione e di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

E’ fatto notorio che durante il “Festival di Sanremo”, trasmissione diffusa in eurovisione, si siano avute manifestazioni che superano il limite della decenza e del rispetto e violano i principi sanciti dall’art. 405 del codice penale.

Con il presente esposto Le chiedo formalmente di intervenire presso la Rai Radio Televisione Italiana, gli organizzatori del Festival, i conduttori e ogni altro responsabile dell’attività messa in scena, e offensiva della religione cattolica e di chi la professa.

Tali esibizioni sono state da noi e da da più parti ritenute blasfeme e incitanti, seppur anche indirettamente, al satanismo e alla trasgressione delle regole di ordinaria decenza e pudore, anche in ragione della platea che poteva assistere, e poi ha assistito con ogni mezzo di diffusione, alle citate esibizioni.

Nello specifico hanno visto uno dei conduttori inscenare una “passione” con corona di spine, mentre un sedicente cantante vestito da angelo si atteggiava a non meglio precisate effusioni, ed in un altro caso si è stati costretti a vedere in diretta effusioni tra altri partecipanti che oltre ad offendere il decoro ed il pudore, sono del tutto contrarie alla libertà di pensiero ed opinione, poiché obbligano lo spettatore ad assistere senza poter intervenire.

Sul caso è intervenuto anche il vescovo Mons. Antonio Suetta della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, oltre l’Associazione Internazionale Esorcisti.

L’Associazione Luce di Cristo con sede in Parma, e altre associazioni e liberi cittadini, mi hanno contattato dopo il comunicato stampa di contestazione affinché mettessi in essere ogni azione a tutela del cattolicesimo e del cristianesimo.

Rilevo, inoltre, la violazione delle più elementari norme di distanza a cui siamo soggetti da un anno, pur con tutte le contestazioni in corso, e dall’esame dei filmati risulta che due partecipanti si siano baciati ed altri fossero vicinissimi in sfregio alle vigenti disposizioni in tema di prevenzione al Covid che obbligano all’utilizzo di mascherine e/o alle distanze interpersonali di almeno un metro, nonostante le vaccinazioni.

Tutta Italia a breve sarà chiusa nuovamente, e prima di questo momento e durante il citato Festival, teatri, cinema, ristoranti, bar, scuole, palestre e piscine, e ciò a titolo d’esempio, erano chiusi e contemporaneamente sul palco di un Teatro a San Remo le norme restrittive delle libertà costituzionali erano inesistenti, pur essendo in contestazione dinnanzi al TAR e al Consiglio di Stato tutti i DPCM e gli atti amministrativi a ciò tesi.

Col presente esposto, da intendersi anche quale denuncia nei confronti di chi si sia reso responsabile di violazioni di legge con azioni od omissioni negli episodi indicati e notori, si chiede che Ella, nelle funzioni del Suo incarico, ponga in essere ogni azione atta ad accertare, individuare e successivamente affidare alla magistratura perché applichi la legge, tutti coloro che si siano resi responsabili dello scempio mandato in eurovisione e che ha colpito tutti gli appartenenti alla religione cattolica, oltre che coloro che hanno una sensibilità nei confronti del rispetto del prossimo,  e a prendere i dovuti provvedimenti nei confronti della televisione di Stato.

DA

Azioni a tutela del sentimento religioso, della tradizione e dell’identità cattolica

Arcilesbica transfobica: quando la realtà supera la fantasia

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PARE SIANO IN CORSO LE PROCEDURE PER ESPELLERE DA ILGA EUROPE L’ASSOCIAZIONE ARCILESBICA, COLPEVOLE, INCREDIBILE MA VERO, DI ODIO E TRANSFOBIA

Di Dalila di Dio

Il percorso è tracciato, l’obiettivo è chiaro: ogni sforzo nella società moderna deve essere indirizzato alla difesa delle donne, vittime di un sistema retrogrado, medievale, in cui sono escluse dai centri di potere e dall’accesso alle alte cariche ed in cui viene loro, quotidianamente, impedito di esprimere la propria personalità, il proprio talento, le proprie potenzialità.

Una battaglia che va combattuta su tutti i fronti, per abbattere ogni residuale retaggio patriarcale in nome della parità.

È con questo spirito che due animaliste del gruppo “Almas Veganas Animal Sanctuary ENG” hanno salvato delle galline ovaiole dallo stupro, sottraendole alla violenza dei – fascistissimi e patriarcali – galli nel pollaio.

La notizia è un po’ datata ma è tornata in voga negli ultimi giorni, sull’onda delle rivendicazioni femministe che quotidianamente imperversano sui media manistream e che non accennano a cedere il passo a banalità ormai superate come l’economia al collasso, le scuole chiuse ed il tessuto sociale del Paese distrutto da un anno di Covid.

Le galline, dicevamo, simbolo dell’emancipazione dal maschio prevaricatore.

Quel maschio che quando vi chiama signora, signorina o vi rivolge un complimento, chessò «brava» o «bella», sta solo tentando di affermare la propria superiorità sessuale nella gerarchia del pensiero: parola di Michela Murgia, quella convinta che le dicano «stai zitta» perché è femmina e non perché è stata capace di partorire aberrazioni come il fascistometro e la matria.

In questo delirio nazifemminista, l’otto marzo appena trascorso è stato capace di regalarci l’ennesima follia progressista: perché, sia chiaro, la donna è l’essere perfettissimo, insuperabile, nessuno è in grado di batterla.

Anzi no.

Pare siano in corso le procedure per espellere da ILGA Europe l’associazione Arcilesbica, colpevole, incredibile ma vero, di odio e transfobia.

Ad ILGA, International Lesbian and Gay Association – l’associazione internazionale che riunisce più di 400 gruppi omosessuali e lesbici di tutto il mondo – non sarebbero andate giù alcune prese di posizione di Arcilesbica: «mentre Pillon attacca Vladimir Luxuria, affermando che “femmina non è“, Arcilesbica ha pensato ad un augurio per la Festa della Donna solamente per  chi è nata donna. Escludendo dunque a priori le donne transgender» si legge sul sito gay.it, secondo cui Arcilesbica avrebbe la colpa «di essere invece a favore all’abolizione universale dell’utero in affitto (una legge proposta da Giorgia Meloni) …. Ma soprattutto, troviamo la loro apertura alla rivendicazione dei diritti delle persone trans, purché non ledano i diritti delle donne. Infine, si dicono contro al blocco della pubertà nei minori (solitamente tramite l’assunzione di triptorelina) che presentano una disforia di genere, condannandoli quindi a una vita di disagio, sempre in conflitto con il proprio corpo

In effetti, Arcilesbica, proprio in occasione dell’otto marzo, ha riaffermato di essere “contro l’utero in affitto, l’autocertificazione di genere ed il blocco della pubertà dei minori non conformi alle norme d genere (erroneamente detti trans)” riaffermando l’ovvio: donne e transgender non sono la stessa cosa.

Ma in un mondo in cui le donne sono relegate a “persone col mestruo” o “persone che allattano”, simili prese di posizione sono, evidentemente, inaccettabili.

Così anche Arcilesbica, che dichiara come obiettivi fondamentali “difendere le lesbiche dalle discriminazioni” e “potenziare la visibilità delle lesbiche”, è diventata un covo di fascisti, odiatori e transfobici.

Come abbiamo scritto molte volte, i progressisti concepiscono una sola forma di libertà.: quella volta a celebrare, promuovere e riaffermare il pensiero unico politicamente corretto.

Tutto il resto è fascismo, discriminazione, odio.

Chiunque si discosti dai dictat, dal pensiero preconfezionato ed infiocchettato dei buoni, è il nemico.

Ultimamente, però, si va affermando una tendenza a stringere ulteriormente le maglie di questa pretesa libertà: c’è una soglia sotto la quale non si è ricevibili, anche se progressisti e arcobalenati.

Non basta avere nel proprio statuto la (incomprensibile) finalità di potenziare la visibilità delle lesbiche. Non è sufficiente essere femministe, non serve a nulla battersi “contro la violenza istituzionale contro le madri separate” (eh?) o per “l’apertura delle adozioni a persone dello stesso sesso e alle singole persone” o per “il diritto dei minori alla libera espressione di sé al di fuori degli stereotipi di genere”.

Tutte queste nobili battaglie spariscono di fronte al minimo, esile, barlume di buonsenso: se dissenti dalla narrazione imposta, secondo cui una persona transgender è una donna a tutti gli effetti, il genere può essere autocertificato e l’utero in affitto è una pratica di civiltà, il tuo stesso diritto ad esistere viene messo in discussione e le accuse di odio, transfobia, oscurantismo si abbattono su di te come una mannaia.

Arcilesbica portatrice di odio e transfobia: cose per cui, grazie a follie come la legge Zan, potrebbero essere trascinate in Tribunale come un Pillon qualunque.

DA

Arcilesbica transfobica: quando la realtà supera la fantasia

AstraZeneca, l’Italia vieta un lotto del vaccino. Militare morto in Sicilia dopo una dose

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Roma, 11 mar – Anche l’Italia sospende un lotto del vaccino AstraZeneca che sta facendo discutere in Europa. E’ sempre di oggi l’annuncio della Danimarca, che ha deciso di bloccare in via precauzionale la somministrazione di questo vaccino in seguito alla segnalazione di alcuni gravi effetti collaterali. L’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, “in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca anti COVID-19, ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo di tale lotto su tutto il territorio nazionale e si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’Ema, agenzia del farmaco europea”. E’ quanto si legge nella nota di Aifa.

Lotto AstraZeneca, il comunicato Aifa

“Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi”, precisa comunque l’Agenzia. In ogni caso la stessa Aifa spiega che “sta effettuando tutte le verifiche del caso, acquisendo documentazioni cliniche in stretta collaborazione con i Nas e le autorità competenti. I campioni di tale lotto verranno analizzati dall’Istituto Superiore di Sanità. Aifa comunicherà tempestivamente qualunque nuova informazione dovesse rendersi disponibile”. Dunque anche l’Agenzia italiana del farmaco, dopo la segnalazione di alcuni eventi avversi gravi sul nostro territorio, ha deciso di sospendere un lotto del vaccino Astrazeneca.

Militare morto in Sicilia dopo dose con lotto sospeso da Aifa

Non si tratta però dello stesso lotto sospeso da Austria, Estonia, Lituania, Lussemburgo e Danimarca. L’Aifa specifica infatti, rassicurando, che quel lotto “non è stato distribuito in Italia”.  Intanto la Procura di Siracusa aperto un’inchiesta sulla morte di Stefano Paternò, 43enne sottoufficiale della Marina militare ad Augusta. Paternò è deceduto infatti poche ore dopo aver ricevuto una dose del vaccino AstraZeneca. E permangono forti dubbi anche sul decesso Davide Villa, 50 anni, poliziotto in servizio all’Anticrimine di Catania. In entrambi i casi le dosi del vaccino somministrato erano provenienti dal lotto ABV2856, vietato oggi dall’Aifa.

Alessandro Della Guglia

DA

https://www.ilprimatonazionale.it/cronaca/astrazeneca-litalia-vieta-un-lotto-del-vaccino-militare-morto-in-sicilia-dopo-una-dose-185259/

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