Vaccino, obbligo per i sanitari? Il giurista Mattei: E’ incostituzionale

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Scritto e segnalato da Antonio Amorosi

Mattei: il primo a non promulgare la legge dovrebbe essere Mattarella. Obbligo incostituzionale. Il vaccino è sperimentale e non si conoscono tutti gli effetti

di Antonio Amorosi

Fonti ministeriali sostengono che il premier Mario Draghi abbia intenzione di adottare una norma ad hoc per rendere obbligatoria la vaccinazione del personale sanitario italiano. Palazzo Chigi starebbe coinvolgendo il ministro della Giustizia ed ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia per verificare se è possibile giuridicamente. Nei giorni scorsi la senatrice di Forza Italia Licia Ronzulli ha invocato l’obbligatorietà. Abbiamo chiesto un parere al professor Ugo Mattei, socio ordinario della International Academy of Comparative Law e membro del comitato esecutivo della American Society of Comparative Law di diritto civile e di diritto internazionale e comparato all’Università della California, professore di diritto internazionale e comparato all’Hastings College of the Law dell’Università della California a San Francisco, di diritto civile all’Università di Torino e per due volte patrocinatore di un

referendum presso la Corte Costituzionale italiana.

Nel mio modo di vedere l’obbligo non è costituzionale perché i vaccini sono ancora in fase sperimentale e non si conosce con ragionevole certezza scientifica l’impatto verso l’esterno.

Nel caso il governo aprisse uno scenario del genere che cosa accadrebbe?

Le ripeto, se il governo rendesse obbligatorio il vaccino per il personale sanitario, in queste condizioni di oggi, secondo me sarebbe incostituzionale e sarebbe incostituzionale per due ragioni fondamentali: primo, perché si tratta ancora di terapie sperimentali e non si conoscono ancora tutti gli effetti; secondo, perché non è noto quanto la vaccinazione effettivamente impatti su terzi, cioè se il vaccinato sia ancora contagioso oppure no

Chiarissimo, abbiamo anche scritto diversi articoli su questo tema… Continua a leggere

L’anno nero della scienza

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di Massimo Fini

Fonte: Massimo Fini

L’ ‘annus horribilis’ segna una straordinaria défaillance della Scienza medica. Si è fatta sorprendere da un’influenza, certamente molto aggressiva, ma pur sempre un’influenza, non un morbo sconosciuto venuto da Marte. Di influenze ce ne sono ogni anno, vengono studiate, classificate, monitorate. La Scienza medica si basa, come ogni altra scienza, sulla ricerca, il che vuol dire non solo ricercare strumenti nuovi e più efficaci per curare un morbo conosciuto, ma provare a prevederne gli sviluppi. È arrivato un profluvio di interventi di epidemiologi, di virologi, di infettivologi, nessuno dei quali era d’accordo con l’altro, segno appunto che non se ne sapeva e non se ne capiva niente, confondendo ulteriormente una popolazione già turbata. L’unica cosa che, all’inizio, la Scienza medica è riuscita a dirci è: restate a casa. Ma questo avrebbe potuto dirlo anche un bambino di 5 anni. Dopo aver utilizzato cure non solo inefficaci ma a volte dannose, dando così il colpo di grazia al malato, si è deciso di ricorrere ai vaccini. Con un certo ritardo direi, se la campagna vaccinale è cominciata, più o meno in tutti i paesi, da poco più di un mese.

Adesso per inoculare il vaccino si sono ingaggiati medici di base, odontoiatri, dottorandi, infermieri, farmacisti. Ma, logistica a parte, il problema non è questo: fare un’iniezione è cosa che è in grado di fare una domestica o un marinaio o lo stesso interessato, avendo le necessarie informazioni. Il problema sta nel fatto che il medico di base dovrebbe essere in grado di capire alla svelta se certi sintomi segnalati dal paziente sono Covid o col Covid non hanno nulla a che fare, ed eventualmente, nei casi meno preoccupanti, curarlo a casa evitando di intasare gli ospedali. Ma, pur con molte eccezioni, il medico di base non è in grado di farlo, di fare il medico, è un burocrate che ha bisogno dell’ausilio della tecnologia. Quando vai in ambulatorio non ti guarda nemmeno in faccia, ti prescrive subito una mezza dozzina di esami, con perdita di denaro e soprattutto di tempo che nel caso del Covid è particolarmente decisivo. C’è una differenza fondamentale fra l’attuale medico di base e il vecchio “medico di famiglia”. Il medico di famiglia conosceva bene la tua storia e appunto quella della tua famiglia ma, soprattutto, il suo unico strumento di conoscenza era proprio il corpo del malato, gli respirava addosso (adesso non vengono a visitarti nemmeno a casa, le diagnosi le fanno a distanza, magari utilizzando il video). E conoscendo il corpo e le reazioni, fisiche e psicologiche, dei suoi pazienti, era in grado di fare le necessarie comparazioni e valutazioni, la diagnosi. Il rapporto di fiducia col proprio medico è già una cura. Non si può avere lo stesso rapporto con una macchina. Continua a leggere

Safetycracy, il nuovo paradigma del potere basato sulla protezione della vita

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di Guido Salerno Aletta 

Fonte: Milano Finanza

La scienza, in campo medico e biologico, diventa strumento del potere. Un potere che può diventare smisurato e incontrollabile se l’emergenza Covid-19 continua

Ogni uomo è un untore, in atto o in potenza. Chi non è già stato ancora contagiato, diventa untore per il solo fatto di avvicinarsi a chi è positivo, anche se costui non mostra sintomi di malattia. Neppure chi è già guarito si salva: può essere ancora un agente di trasmissione del virus, e dunque untore, e forse anche ammalarsi nuovamente.
Questo è il sillogismo su cui si basa la Safetycracy, il nuovo paradigma del potere basato sulla protezione della vita, sull’uso strumentale della scienza in campo medico e biologico da una parte e degli strumenti tecnologici di connettività e di intelligenza artificiale dall’altra.
La pandemia di coronavirus ha già determinato uno shock socio economico globale molto più profondo di qualsiasi  guerra convenzionale, con miliardi di persone confinate per settimane dentro le proprie abitazioni, la vita di relazione annullata, l’attività produttiva ridotta al minimo. I governi impongono il confinamento, ovvero il distanziamento sociale, per evitare il diffondersi del contagio: indossare una mascherina per coprire naso e bocca, per proteggersi e per proteggere, potrebbe diventare una regola sanitaria imposta a tutti.
Ma questo è solo l’epifenomeno: siamo entrati in un’era nuova, in cui il potere si giustifica e si legittima in modo nuovo. Non c’è più democrazia diretta o rappresentativa che tenga, né ci sono libertà individuali capaci di prevalere rispetto alla tutela della salvaguardia della salute di cui i governi si sono proclamati i garanti assoluti, schermandosi dietro una nuova casta di mandarini.
La scienza, in campo medico e biologico, diviene strumento del potere. Perde la sua funzione liberatoria dall’angoscia della morte per assumere una funzione servile, ancipite: le relazioni con il potere politico ne rafforzano a un tempo le ricadute economiche in campo farmaceutico. Al di là delle incertezze sull’evoluzione dell’epidemia, della modificazione del virus nel tempo e della capacità degli uomini di sviluppare anticorpi capaci di reagire alle sue mutazioni, siamo già di fronte a tre passaggi epocali. Continua a leggere

Prodromi di guerra civile negli Stati Uniti?

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di Eugenio Orso

Fonte: Comedonchisciotte

Il discorso che mi accingo a fare, in estrema sintesi, riguarda la debolezza attuale degli Usa, come principale potenza di riferimento e strumento imperialista per l’élite finanziaria e globale, di ispirazione  sionista.

Fondamentale sembra essere, per i dominanti, la realizzazione del progetto del club di Davos, chiamato The Great Reset e firmato da un esponente del WEF, Klaus Schwab, ottuagenario e membro attivo della gerontologia elitista, nonché da un suo collaboratore, Thierry Malleret. The Great Reset è il suggello al dominio elitista sul mondo e se dovesse andare in porto sconvolgerebbe la stessa idea che abbiamo dell’uomo e delle società umane. Il Davos “virtuale” di gennaio, rivelatore delle intenzioni elitiste, lette fra le righe, è stato una conseguenza della diffusione del Covid.

In pratica, il “distanziamento sociale” imposto dalla pandemia Covid è funzionale al controllo delle popolazioni, ad accelerare i processi di automazione dell’industria, a rendere gli stati più ricattabili con l’aumento del debito pubblico e i crolli di PIL, i lavoratori più docili a causa della disoccupazione indotta e della progressiva perdita di diritti e di reddito, e via discorrendo. Quanto precede in “armonia” con il piano elitista noto come The Great Reset, che non sarà, come millantato, un nuovo inizio felice per l’umanità, con un colpo di spugna a ciò che di brutto caratterizzava il passato, ma semmai il contrario, più simile alla realizzazione di una grande distopia che darà sostanza al “trasumanesimo” e alla perdita totale di controllo sulla propria vita per miliardi di dominati.

Personalmente dubito che il cambiamento previsto nel piano elitista ci sarà solo se la “gente” lo vorrà, come sostengono lor signori, ma sono certo che implicherà la subordinazione completa degli stati nazionali al potere elitista esteso a gran parte del pianeta, oltre a un forte cambiamento nelle attività produttive, molte delle quali moriranno, lasciando spazio al “green” di Greta e di Gates (roba da ricchi, ovviamente), all’automazione esasperata e alla telematizzazione. Continua a leggere

La grotta dell’arresto Gesù al Getsemani

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Segnalazione del Centro Studi Federici

Nella valle del Cedron, a pochi passi dalla Basilica dell’Agonia, verso nord, attigua quasi alla Tomba della SS. Vergine, vi è la Grotta del tradimento e dell’arresto di Gesù. Era il luogo, come narra il Vangelo, ove abitualmente Gesù, durante i suoi soggiorni a Gerusalemme, si ritirava coi suoi Apostoli per dividere con essi il pasto frugale e riposarsi durante la notte. Si può quindi considerare come la sua casa a Gerusalemme. 
 
In questa Grotta Gesù condusse per l’ultima volta gli undici Apostoli dopo l’ultima cena. Qui lasciati gli otto, prese con sè Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse poco lontano, verso mezzogiorno, tra gli ulivi, dove in parte furono testimoni della sua agonia. Dopo la terza preghiera nell’orto, Gesù fece ritorno alla Grotta coi tre prescelti; lì venne tradito da Giuda e abbandonato in mano dei suoi nemici. 
 
Questa Grotta, santificata tante volte dalla presenza di Gesù e degli Apostoli, fin dai primi secoli della Chiesa, fu un luogo di predilezione per i fedeli, che la circondarono della venerazione più profonda. Solenni peregrinazioni e grandi funzioni liturgiche vi compivano il clero e i fedeli di Gerusalemme, come attesta S. Silvia nel 288. 
 
Ancor oggi è una delle mete preferite dalla pietà dei pellegrini, che visitano il Paese di Gesù. È l’unico monumento che abbia conservata intatta la sua primitiva fisionomia, quella che aveva al tempo di Gesù. Le pitture che ornavano una volta le sue ineguali pareti son quasi del tutto scomparse; e il mosaico che tappezzava il pavimento ha lasciato soltanto qualche traccia. In ogni punto apparisce la roccia con gli stessi contorni e con lo stesso aspetto che presentava nell’ultima notte che accolse Gesù. 
 
Al tempo di N. S. si saliva a questa Grotta, che era rischiarata dalla luce che filtrava dall’entrata. Dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 e per le rovine accumulate dalle invasioni dei secoli seguenti, il livello del terreno intorno alla Grotta si è notevolmente alzato, tanto che oggi vi si scende per una scala di nove gradini, e per rischiararla fu necessario aprire un foro nel soffitto roccioso, che è sostenuto da tre pilastri naturali e da tre altri in muratura. 

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“Dante islamofobo”. Purghe olandesi per la Divina Commedia

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Poteva mica l’universale Dante Alighieri non scatenare universali prove di ridicolaggine zelante a 700 anni dalla morte? No, ovviamente. Non era evidentemente sufficiente il Covid per ferire la degna celebrazione della ricorrenza. Giungono in soccorso anche le milizie del politicamente corretto sparse qui e là. Così arriva dall’Olanda la notizia di un’iniziativa assunta da una casa editrice, la Blossom Books, che ha pubblicato un’edizione della Divina Commedia proprio in ossequio all’anniversario. Solo che il lavoro manca di una parte, e non è difficile indovinare di quale si tratti. Quella sulla dannazione di Maometto, che Dante descrive il ventottesimo canto dell’Inferno, attraverso una rappresentazione orripilante: il profeta dell’Islam, infatti, appare squarciato nel petto, mutilazione che ripercorreva, per contrappasso, quella inflitta in vita dai seminatori di discordia, tra i quali il Sommo Poeta l’aveva collocato. Quei versi, dunque, nella nuova traduzione olandese mancano.

L’editore ha giustificato la sua scelta con il fatto che potrebbero risultare “inutilmente dannosi”. Un’iniziativa che deturpa un capolavoro, superando qualsiasi livello di zelo. Tanto che lo scrittore Abdelkader Benali, intervistato dallo Standaard, ha definito tutto questo “uno sfortunato inchino per evitare problemi che molto probabilmente non si sarebbero verificati”. Benali è un autore non credente, ma appartenente ad una famiglia di origini marocchine (poi trapiantata in Olanda) e di solida fede musulmana. Ha aggiunto: “ho controllato alcune traduzioni in arabo della Divina Commedia. I traduttori moderni si limitano a lasciare il passaggio, spesso con note a piè di pagina che spiegano come l’immagine vada contestualizzata nel suo tempo”. Ossia il 1300.

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“Dante islamofobo”. Purghe olandesi per la Divina Commedia

Il tonfo del femminismo 2.0

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DI GIULIANO GUZZO

Più che di difesa, sa di ammissione. Oscillanti tra il vittimismo e lo scaricabarile, le parole con cui Laura Boldrini ha replicato alle accuse mossegli martedì da Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano – attraverso le testimonianze di collaboratrici mai liquidate, assistenti sottopagati e collaboratori costretti a dimettersi – smentiscono ben poco. L’assistente le prenotava il parrucchiere? «Perché sono una donna sola». Veniva spedita in lavanderia? «Può essere capitato». I mancati pagamenti alla colf? «É da settembre che la mia commercialista prova a contattare vanamente la funzionaria del Caf».

Povera arrampicata sugli specchi, una volta era uno sport serio: ora è ridotta a presa per il naso verso il prossimo. Pazienza. Qui però il punto, attenzione, non è la figura non della Boldrini. Il punto qui son le crepe apertesi sullo scafo del femminismo 2.0, il #MeToo in servizio permanente, il clero rosa dal ditino sempre alzato. Crepe di cui, sia chiaro, la rivelata tirannia domestica dell’ex Presidente della Camera è solo l’ultimo aggiornamento. Abbiamo infatti un crescente elenco internazionale di donne che – ciascuna nel suo ambito, e in modo più o meno netto – si smarca dalla cultura dominante. Qualche esempio?

Amy Coney Barrett che si fa nominare alla Corte suprema Usa da fiera antiabortista, Beatrice Venezi che vuol esser chiamata «direttore», la vicepremier spagnola Carmen Calvo che stronca la Ley Trans – per l’identità di genere con autocertificazione, senza sentenza, perizia o atto medico -, l’attivista inglese Julie Blindel che boccia la gestazione per altri come una truffa, la femminista Meghan Murphy che dice di preferire «di gran lunga uomini apertamente sessisti con cui puoi almeno avere una conversazione onesta» rispetto gli ipocriti progressisti. L’elenco è lungo. Son tutte intellettuali – spesso pure di sinistra – assai critiche col progressismo.

Se ne sente parlare poco, di sfuggita, perché i burattinai dell’informazione mica vogliono s’inceppi, il loro giocattolino propagandistico. Ma i fatti, che sono ostinati, raccontano un’altra storia: quella di un femminismo 2.0 che nonostante le tante icone su cui può ancora contare – da Kamala Harris a Megan Markle, da Lilli Gruber a Giovanna Botteri, da Rula Jebreal a Laura Boldrini fino a pochi giorni fa – ormai annaspa. Onnipresente sui media, in realtà zoppica. Arruola molto meno di un tempo. Appassiona, sì, ma fino ad un certo punto. Continua murgescamente a dominare nelle librerie, vero: ma convince solo chi è già convinto. Occhio, la giostra scricchiola.

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Il tonfo del femminismo 2.0

Cavie per legge. Considerazioni sull’obbligatorietà del vaccino Covid-19 – Gianfranco Amato, Paolo Gulisano

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Esiste la possibilità di imporre obbligatoriamente una vaccinazione contro il Covid-19? A questa domanda rispondono il dott. Prof. Paolo Gulisano, epidemiologo, e l’avv. Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita. In questo breve saggio, quasi una sorta di vademecum, i due autori spiegano perché non è possibile somministrare, senza il consenso degli interessati, i vaccini Covid-19 finora immessi nel mercato.

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https://www.mondadoristore.it/Cavie-legge-Considerazioni-Gianfranco-Amato-Paolo-Gulisano/eai979122032578/

Rimosso Maometto dalla Divina Commedia, Dante censurato

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di Adele Sirocchi – Via Maometto dalla Commedia di Dante. Nella traduzione in fiammingo dell’opera, a cura di Lies Lavrijsen, il personaggio viene rimosso per per non essere “inutilmenti offensivi”, ha detto l’editore Blossom Books. Ne dà notizia il quotidiano belga di lingua olandese De Standaard. E il caso viene ripreso dal giornalista Giulio Meotti nella sua newsletter. Il traduttore di Anversa Lies Lavrijsen ha rimosso le parole su Maometto. “In Dante, Maometto subisce un destino crudo e umiliante, solo perché è il precursore dell’Islam”, dice l’editore Myrthe Spiteri.

Come Dante raffigura Maometto – I versi che Dante dedica a Maometto tendono a ridicolizzare il Profeta. E naturalmente vanno contestualizzati. Il che è certo meglio di una censura. Dante lo paragona a una botte sfondata, quel dannato gli appare aperto e spaccato dal mento fino all’ano, “da dove si scoreggia”. Gli si vedevano le interiora e anche il “sacco che trasforma quel che si mangia in feci”. I due si parlano e Maometto dice a Dante: “Osserva come è malmesso Maometto, tutto storpiato! Davanti a me se ne va in lacrime mio genero Alì, con il volto squarciato dal mento alla fronte”.(Ovviamente citiamo i versi in parafrasi). Maometto si trova nella nona bolgia, dove sono puniti i seminatori di discordie.

L’accusa a Dante islamofobo – Le accuse di islamofobia a Dante non sono una novità. Già anni fa c’erano state associazioni, come Gherush92, organizzazione di ricercatori consulente dell’Onu, che aveva proposto di non farlo studiare nelle scuole proprio per il modo irrispettoso in cui trattava il fondatore dell’Islam.

Maometto e il Duomo di Bologna

Dopo l’attentato alla sede di Charlie Hebdo nel gennaio del 2015 ripresero vigore anche le polemiche relative al Duomo di Bologna dove Maometto è raffigurato tra le fiamme, percosso da demoni feroci. Anche quello un affresco politicamente scorretto. Che entra afar parte anche della letteratura. In un romanzo di Valerio Varesi il protagonista, il commissario Soneri, segue le tracce di un maghrebino che a Parma va in biblioteca a studiare libri su Giovanni da Modena. E cioè il pittore responsabile dell’affresco di San Petronio dove Maometto sta all’inferno. Sempre in quell’anno tra gli obiettivi sensibili e da tutelare per salvaguardarli dal fanatismo islamista rientravano sia la tomba di Dante a Ravenna sia il Duomo di Bologna.

Erano già allora segnali di un confronto tra civiltà occidentale e Islam foriero di tempesta. Ora la censura all’opera di Dante, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo sembra risolvere quel confronto a tutto sfavore di Dante e proprio nell’anno che ne celebra la grandezza.

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Rimosso Maometto dalla Divina Commedia, Dante censurato

Fermate quel pazzo alla Casa Bianca

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Per la prima volta nella storia dopo la Seconda guerra mondiale, un presidente degli Stati Uniti chiama assassino un presidente russo. Non accadeva neanche ai tempi della Guerra Fredda, sotto la dittatura sovietica. E meno male che Biden doveva essere quello misurato e pacifista dopo l’estremista esagitato Trump. Cosa dirà allora di Xi Jinping e della dittatura sanguinaria cinese e con quali conseguenze? E cosa dovrebbe dire dei leader di tanti paesi alleati, dalla Turchia all’Arabia Saudita, e perfino Israele? Cosa avrebbe dovuto dire Nixon quando incontrò il dittatore più sanguinario della storia, Mao Tse Tung? Cosa hanno taciuto i presidenti statunitensi che si allearono con Stalin e si spartirono con lui il mondo a Yalta? E cosa potrebbero dire tutti gli altri dei presidenti americani, tra bombardamenti sulle popolazioni civili, vittime innocenti sparse nel mondo, embargo di viveri e medicinali a popolazioni stremate e decimate, golpe sparsi nel mondo, ruolo nefasto della Cia a livello internazionale e spregiudicate eliminazioni di nemici?

Biden ha imboccato una via pericolosa. Fermatelo, quel pazzo vestito da vecchietto per bene, dovremmo dire per usare lo stesso linguaggio usato contro il suo predecessore. A proposito, avete sentito una voce nei media, nel cinema, nella canzone, nell’intellighenzia, tra quelle che esclamavano indignate ogni giorno contro Trump, insorgere contro le pericolose e deliranti sparate del presidente democratico?

MV, 18 marzo 2021

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Fermate quel pazzo alla Casa Bianca

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