Quel ragazzino che ha “esorcizzato” il gay pride polacco

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di Matteo Orlando per Agerecontra.it

È diventato una sorta di eroe nazionale Jakub Baryła, un ragazzino che armato di Croce e Santo Rosario, ha cercato di bloccare la Marcia omosessualista per l’uguaglianza tenutasi a Płock (Polonia), “esorcizzandola” come un provetto esorcista.
Il portale wPolityce.pl ha raggiunto il quindicenne Jakub Baryła e gli ha chiesto conto di ciò che intendeva fare e della sua fedeltà ai valori cattolici.
Il giovanissimo ha spiegato che l’idea di bloccare la cosiddetta Marcia dell’uguaglianza con una croce in mano gli era venuta in mente quando aveva saputo che volevano organizzare una sfilata omosessualista a Płock. Il suo gesto voleva essere simile a quello che padre Ignacy Skorupko aveva fatto durante la battaglia di Varsavia con i bolscevichi nel 1920.
Il quindicenne Baryła ha spiegato che con il suo gesto voleva dare alle persone qualcosa su cui riflettere. Poi però ha rinunciato a questa idea, per vie delle conseguenze sociali che poteva subire, avendo paura di come le persone, fomentate dai mass media, avrebbero potuto reagire.
Tuttavia, come ha spiegato lo stesso quindicenne, quando ha visto alla Marcia omosessualista di Płock una meravigliosa foto di Nostra Signora di Częstochowa con un’aureola arcobaleno, ha superato le sue paure ed ha deciso di mettere in pratica la sua idea.
Così ha chiesto una croce a un prete di una parrocchia di Płock. Il sacerdote aveva paura della profanazione che gli atei lgbt avrebbero potuto fare nei confronti della Santa Croce, ma alla fine ha dato una croce al giovane. Continua a leggere

La moda femminile – Il latino: lingua viva nella Chiesa

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Segnaliamo la pubblicazione sul nostro sito del libretto divulgativo La moda femminile. La tua vita quale fine ha? e della relazione del Card. Bacci Il latino: lingua viva nella Chiesa .

Prima non esistevi. Fra cento anni dove sarai?… O nel Paradiso o nell’inferno! La tua vita quale fine ha?… Dare al Creatore la prova d’amore, con l’osservanza della sua legge. La vita non è piacere; è lotta contro le passioni, contro Satana e le massime perverse del mondo. Per vincere occorre l’aiuto di Dio, che si ottiene con la preghiera e con i Sacramenti. Frutto della vita cristiana è: la pace del cuore, la rassegnazione nel dolore e poi il Paradiso. Nel disco del grammofono restano impresse le onde sonore… canti delicati o rozzi… parole sante o sconce… Così nel libro della tua vita restano scritti: i buoni pensieri o i cattivi, i discorsi morali o gl’immorali, le opere buone o le perverse. Sta a te scrivere solo il bene. Il fiume scorre; ad ogni attimo si avvicina al mare. La tua vita fugge: ogni giorno che passa, è uno di meno che ti rimane sulla terra; ogni giorno è un passo verso il cimitero. Non vuoi pensarci? Sei stolta! Imita le vergini prudenti! Sai che l’anima vale più del corpo. Perché tanta premura del misero corpo e tanta trascuratezza dell’anima? Impara ad essere più sapiente! Prosegue …
È un fatto innegabile che quella missione universale, che Plinio (Hist., III, 6, 2) attribuì al linguaggio di Roma, la quale «tot populorum discordes ferasque linguas sermonis commercio contraxit», non venne a cessare con la caduta dell’impero Romano, poiché la Chiesa fece suo l’idioma del Lazio, e quasi comunicandogli la sua vitalità perenne, unificatrice e pacificatrice, di esso si servì per evangelizzare i popoli e per creare la nuova civiltà cristiana. A ragione quindi si può dire che ben due volte questa lingua meravigliosa ha saputo unire e cementare i popoli in una civiltà superiore: la prima volta quando le legioni Romane, marciando verso i confini del mondo, costituirono quell’impero, che, secondo Cicerone, «patrocinium orbis terrae, verius quam imperium poterat nominari» (De Off. II, 8). La seconda volta quando, abbattuto dalle orde barbariche e dalla corruzione intima della civiltà pagana il dominio secolare dell’Urbe, il pensiero, la dottrina e l’idioma di Roma, resa cristiana, furono propagati dovunque dai monaci, dai missionari e dai Vescovi, che il Pontefice Romano inviava lungo le vie consolari inermi araldi di verità ai Galli, al Germani, ai Batavi, ai Frisoni, ai Britanni, e fino ai popoli sconosciuti della Slavonia e della Tartaria; di maniera che si poté dire di Roma che «quidquid non possidet armis, relligione tenet» (Prospero d’Aquitania, Carmen de ingratis, vv. 41-42: Migne, PL 51, 97). Prosegue …

Mafia nigeriana: ora irride l’Italia e si fa beffe di Monti e Vaticano

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NOME DELL’EX PREMIER USATO IN GERGO MALAVITOSO PER INDICARE I BOSS DEI TRAFFICI FINANZIARI LUCROSI GRAZIE AI BARCONI DI CLANDESTINI NEL CULT ESOTERICO MAPHITE DI ‘AURA’ MASSONICA DOSSIER DIA: I REATI DELLE CONFRATERNITE DAGLI SQUADRISTI PUNITIVI CHIAMATI “MACELLAI” AL VOODOO PER SCHIAVIZZARE PROSTITUTE MINORENNI ___di Fabio Giuseppe Carlo Carisio ___ Centinaia di pagine (568) che nel dossier semestrale della Dia (Direzione …

Leggi tutto.

Fonte https://www.maurizioblondet.it/mafia-nigeriana-ora-irride-litalia-e-si-fa-beffe-di-monti-e-vaticano/

Leggi tanto o poco? Importante è leggere bene

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Torna dopo oltre tre anni la rubrica settimanale di Agerecontra.it “L’EDITORIALE” che uscirà ogni venerdì, come accadeva in precedenza, e che da oggi viene curata dal giornalista Matteo Orlando. Il taglio sarà differente rispetto a quello cui ci aveva abituati per anni il compianto amico Arai Daniele. Anche gli argomenti e lo stile varieranno a seconda delle scelte e degli avvenimenti della settimana. Snello, semplice, frizzante, a volte provocatorio, Matteo Orlando non scrive “encicliche” – come purtroppo qualcuno si aspetta sempre da chi scrive qualcosa da cattolico – ma esprime opinioni, documentate e motivate, che non hanno alcuna pretesa “dogmatica” su questioni aperte, ma fungono da spunti di riflessione, che il lettore può commentare. 

L’EDITORIALE
di Matteo Orlando

D’estate, lontano dagli impegni lavorativi, i cattolici che non amano dedicare tutto il loro tempo libero al mare o alla montagna, dedicano, rispetto alle altre tre stagioni, qualche ora in più alla lettura di qualche libro.
In Italia la vulgata comune dice che si legge poco. In realtà non si legge poco ma si legge male. Così scalano le classifiche dei libri più venduti vere e proprie opere che meriterebbero, per il loro taglio culturale, uno spazio nel cassonetto differenziato della carta. Così opere di veline, calciatori e personaggi TV catturano milioni di persone mentre testi, anche romanzi, molto profondi a volte, se non vengono osteggiati, riescono a raggiungere un pubblico di nicchia.
Oggi vogliamo suggerire tre libri che, secondo la nostra modesta opinione, un buon cattolico, fedele alla tradizione bimillenaria della chiesa, dovrebbe leggere.
Ve li presentiamo dal più antico al più recente, secondo l’ordine cronologico di pubblicazione.
Si tratta di tre romanzi ma molto attuali…
Il primo romanzo che vi presentiamo ha avuto milioni di lettori in tutto il mondo e ne hanno tratto un film di Otto Preminger (non pienamente aderente al libro).
Si tratta de “Il Cardinale”, di Henry Morton Robinson,pubblicato in Italia, nel 1951,  dalla Garzanti.
E’ la storia di un ragazzo, Stephen Fermoyle, proveniente da una famiglia cattolica irlandese trapiantata a Boston, che ascende ai più alti gradini della gerarchia ecclesiale per meriti e impegno, contrastato dall’invidioso di turno e favorito dagli animi nobili che non mancano mai. Una trama semplice ma non banale, tra tratteggi psicologici dei personaggi non male (con Steve che decide di salvare il suo sacerdozio e la virtù della donna che lo insidiava, smettendo di frequentare gli ambienti della nobiltà romana), spunti teologico-ecclesiali (con il protagonista che scopre la vera natura di servizio a Dio e all’uomo insita nel suo sacerdozio cattolico) e vissuti liturgico-tridentini da non perdere, accanto alle vicende storiche che scorrono bene in sottofondo tra Stati Uniti, Vaticano e altri paesi europei.
Un libro da leggere che vi conquisterà pagina dopo pagina. L’unica difficoltà è reperirlo. Provate su Amazon.
Un secondo romanzo che vi consigliamo è “Habemus Papam – Il fumo di Satana e l’uomo di Dio” (Fede&Cultura 2011, pp. 483, 24 euro) di Walter Martin, pseudonimo del sacerdote salesiano don Giuseppe Pace (1911-2000).
Come capirete leggendo il testo non si tratta di una semplice storia da “fantavaticano” (tutto il libro ruota sul pontificato di un ipotetico Pio XIV elletto grazie ad una macchinazione di alcuni cardinali progressisti che volevano un pontefice di transazione) ma fornisce una lucida analisi profetica (è bene ricordarsi che fu scritto tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta) sulla situazione in cui versa una parte della Chiesa oggi.
Nelle pagine del testo l’autore dona al lettore, attraverso la tecnica narrativa del romanzo, tante spiegazioni teologiche e razionali su taluni aspetti che si vivono nel modernismo ecclesiale oggi.
L’azione di restaurazione promossa da papa Pio XIV, nell’arco del suo breve pontificato, è tesa a riscoprire la bellezza della tradizione della Chiesa, in particolare la Messa tradizionale in lingua latina, maturata lungo i secoli per opera di tanti Dottori, Pontefici e Santi.
Nel corso di “Habemus papam” vengono toccate varie tematiche, dalle vocazioni al divorzio, dall’arte religiosa all’ecumenismo (Gesù non ha detto “Ite et dialogate, e non turbate le coscienze!”, si legge a pag. 416).
Vi assicuriamo, come è stato scritto, che si tratta di un grande romanzo dai chiari contenuti teologico-dottrinali.
Da non perdere.
Il terzo libro che vi suggeriamo è diventato un caso letterario ed è stato pubblicato in una settanta Paesi. Si tratta dell’opera prima di Natalia Sanmartin Fenollera, pubblicata nel 2013, dal titolo “El despertar de la señorita Prim”, edito in Italia col titolo “Il risveglio della signorina Prim” (Mondadori, 2014, pagine 256, euro 16,50).
La protagonista del romanzo, Prudence Prime, assetata d’indipendenza arriva a Sant-Irénée d’Artois, piccola cittadina del centro della Francia, “una fiorente colonia di esiliati del mondo moderno alla ricerca di una vita semplice e rurale”, che si trova vicino a un’abbazia benedettina in cui si celebra la liturgia in latino, per lavorare come bibliotecaria per un tanto colto quanto originale celibe gentiluomo (“l’uomo dello scranno”), che ha adottato i nipoti orfani ed ha una sua concezione tradizionale della cultura e della società paesana.
All’inizio refrattaria, Prudence Prim finisce con l’apprezzare lo stile di questo villaggio poco comune, che si sforza di condurre una vita sociale di tipo familiare dove le visite, la lettura e le conversazioni riprendono il loro giusto posto, parlando del divino e dell’umano.
Dopo discussioni anche burrascose, la signorina Prim impara a conversare e poi si risveglia alla fede grazie ad una forza che prepara tale evento, cioè la preghiera
La signorina Prim, che da sempre ha avuto nostalgia della bellezza, finirà con il risvegliarsi alla grazia divina, scoprendo a poco a poco che “la bellezza non è un che cosa, ma un Chi” e comprenderà anche la bellezza del matrimonio cristiano, “che non è una questione a due, ma a tre”. “L’uomo dello scranno” fa capire alla signorina Prim che la fede non è qualcosa di teorico, ma presuppone “una lacerazione, una catarsi intellettuale, un’operazione a cuore aperto”.
La vita liturgica, silenziosa e operosa dei benedettini risplende a Saint-Irénée, dove si vive un sistema economico “distribuzionista” e anti-liberista, l’elevata educazione è trasmessa nelle scuole casalinghe, nella formazione cattolica la messa tradizionale svolge un ruolo cardinale, non si parla di mass media e tecnologie ma si vive di arte, lettura, musica, conversazione e le donne non sono femministe ma femminili.
La conclusione del romanzo è chiara: Prudence Prim ha incontrato Dio, nella libertà sovrana della grazia, ma non vi sveliamo come.

GUASTI DELLA SOCIETÀ MULTIETNICA

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Dopo gli ultimi attentati negli USA (non del tutto chiari) e le immagini della polizia che ha ammanettato un nero, assicurato una corda alle manette,  risaliti sui loro cavalli ed accompagnato fino alla prima stazione di polizia, ha suscitato la ormai indignata e  scontata levata di scudi dei professionisti del buonismo in salsa “partigiana —Forteto-Bibbiano”,  contro il razzismo e suprematismo bianco! Però oltre al condizionamento emozionale e mentale -sempre che ancora sortisca effetti- una statistica su cui sarebbe utile riflettere, ma che si trova di rado nei giornali, è questa: pur costituendo i neri il 13% della popolazione, contano per ben il 43% degli uccisori di poliziotti in atti criminali, ossia al netto degli incidenti (il dato è del FBI e riferito agli anni 2004-2013; <non è stato possibile reperire dati più recenti, ma se qualcosa sarà cambiato, sicuramente in peggio>).

Ciò non cancella i fenomeni di brutalità e razzismo di cui si è macchiata la polizia nordamericana, ma comincia a incrinare la narrativa dominante dei suprematisti bianchi e del poliziotto medio che è bianco, xenofobo e dal grilletto facile. Per altro, si noti che sono neri il 12% dei poliziotti statunitensi, in linea dunque col loro peso numerico nella società (sono gli ispanici semmai a essere sotto-rappresentati), e i poliziotti neri e ispanici sono più propensi ad aprire il fuoco rispetto ai loro colleghi d’origine europea (così sostengono sia un rapporto del Dipartimento di Giustizia sia uno studio scientifico di Greg Ridgeway della University of Pennsylvania).

Stando ai dati sull’etnia degli imputati: il 62% dei rapinatori, il 57% degli omicidi e il 45% delle aggressioni nelle 75 contee più grandi degli Usa, in cui i neri assommano al 15% degli abitanti complessivi (dati 2009 del Dipartimento di Giustizia). Nel 2004 erano neri il 37% degli incarcerati negli Usa (dati sempre dal Dipartimento di Giustizia). Ciò a fronte, lo ricordiamo ancora una volta, di un 13% di popolazione totale.

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Fonte http://www.emiliogiuliana.com/2-uncategorised/55-guasti-della-societa-multietnica.html

 

Brasile, Bolsonaro vuole impunità per civili che sparano ai criminali

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Di Matteo Orlando

Secondo il presidente del Brasile per ridurre la violenza in Brasile è necessaria l’introduzione di una norma che permetta ai cittadini di difendere con le armi le loro vite e le loro proprietà.

In Brasile il presidente d’origine italiana Jair Bolsonaro vuole l’impunità per le forze dell’ordine e per i civili che sparano ai criminali.

Attraverso un’intervista con la giornalista Leda Nagle, trasmessa su Youtube, il 64enne presidente brasiliano si è augurato che i malviventi “muoiano come scarafaggi nelle strade”.

Secondo Bolsonaro per ridurre la violenza in Brasile è necessaria l’introduzione di una norma che permetta ai cittadini di difendere, attraverso l’uso delle armi, le loro vite e le loro proprietà. Solo così il tasso di “violenza cadrà spaventosamente. I ragazzi moriranno per strada proprio come gli scarafaggi, ed è così che dovrebbe essere”, ha detto il Presidente del Brasile.

Bolsonaro, come aveva promesso, sta spingendo un progetto di legge, in portoghese è stato chiamato “excludente de ilicitude”, che una volta introdotto renderà non più illeciti atti che solitamente lo sono, come lo sparare ai delinquenti. Il provvedimento, che riformerà una norma del codice penale del Brasile, una volta approvato verrebbe applicato sia ai privati cittadini che alle forze dell’ordine e di sicurezza.

Jair Bolsonaro è convinto che la misura sia davvero necessaria perché la polizia verdeoro sta combattendo una lotta, a suo dire “impari”, contro le varie forme di criminalità organizzata presenti sul territorio dell’enorme stato sudamericano.

Adesso gli attivisti per i diritti umani temono che tali norme, se introdotte, possano causare un bagno di sangue. Quelli di Bolsonaro “sono commenti disgustosi”, ha detto Ariel de Castro Alves, un attivista veterano per i diritti umani e avvocato a San Paolo, temendo un picco di violenza mortale nei confronti dei poveri e dei giovani uomini di colore.

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Fonte: http://m.ilgiornale.it/news/2019/08/08/brasile-bolsonaro-vuole-impunita-per-civili-che-sparano-ai-criminali/1738058/

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