Ma al Carroccio non converebbe ritirare la sfiducia?

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Premesso che, se ci fosse la certezza del voto prima possibile dopo la sfiducia, noi saremmo più che favorevoli sostenitori del “fronte sovranista”, riteniamo opportuno considerare quanto espresso dal Prof. Becchi su Libero:

di Paolo Becchi su Libero, 15/08/2019

Possiamo trarre qualche insegnamento da quello che sta succedendo intorno a questa crisi politica dalla quale sembra impossibile uscire?

La prima considerazione da fare è che la politica, contrariamente a quello che si pensa, non è una scienza, ma un’arte. E l’arte più che di razionalità vive di emozioni, a volte anche poco o per nulla razionali. Ecco, si parla tanto delle più diverse forme della democrazia, ne possiamo aggiungere una nuova: la democrazia delle emozioni, che ti fa vivere una crisi di governo come se si trattasse di una partita di calcio. Nel caso specifico il gioco pare continuare perché l’arbitrio non è che non voglia ma proprio non può fischiare la fine della partita. Una situazione surreale.

L’attuale governo si fonda su un matrimonio politico – e siamo di nuovo alle emozioni – tra due forze molto diverse, ma entrambe “anti sistema”. Il rapporto si logora – inutile dire per colpa di chi, nelle separazioni la colpa non sta quasi mai da una parte sola – e una parte decide – d’improvviso, ma in realtà dopo molti dubbi – di divorziare. C’è una buona occasione da utilizzare. Perché non provarci? E allora ci prova.

E qui però le cose si complicano perché il divorzio non è consensuale. E quando non c’è consenso volano gli stracci con insulti da ambo le parti.

L’ARROCCO

Questo però è un matrimonio politico su cui si regge un governo, per sua costituzione, parlamentare e così quando si rompe qualcosa gli altri non stanno semplicemente a vedere. Ed è quello a cui abbiamo assistito: il “ritorno dei rimossi” avrebbe detto Freud. Renzi per il centrosinistra, Berlusconi per il centrodestra. Per poco più di un giorno sembrano risuscitare, per poco più di un giorno la Terza Repubblica torna a diventare la Seconda. Centro sinistra centro destra: i due calvi si contendono di nuovo l’uso del pettine. Ma si tratta di un fuoco di paglia.

Con una abile mossa Salvini si salva per un soffio sull’orlo del baratro: un governo di legislatura di centro sinistra tra M5S e Pd e rimasugli vari. Ma il problema – come bene ha sottolineato ieri il direttore responsabile Senaldi – è stato solo congelato. Perché il voto dell’altro ieri ha fatto capire a tutti che una maggioranza alternativa a quella attuale numericamente c’è – e forse potrebbe essere ancora più ampia – e di questo il Presidente della Repubblica non potrà non tener conto nel caso in cui Conte fosse sfiduciato. Appunto, la sfiducia… ma conviene davvero a Salvini non ritirarla come gli chiedono i grillini?

Il ferragosto sia una occasione per riflettere sulla prossima mossa: quella del cavallo non è risolutiva. A volte è utile l’arrocco.

fonte – https://paolobecchi.wordpress.com/2019/08/16/ma-al-carroccio-non-converebbe-ritirare-la-sfiducia/

Salvini, il governo tiene ancora. E spunta il maxi rimpasto

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Il ministro dell’Interno manda segnali di distensione. Ma Di Maio replica: “La frittata è fatta”

La crisi di governo sembra ripartire dal via. Il governo Lega-M5S esiste ancora, una crisi non è stata formalizzata e all’orizzonte non c’è traccia della calendarizzazione della mozione di sfiducia presentata dal Carroccio contro Giuseppe Conte. Più che altro parole, come quelle pronunciate nelle ultime ore dagli attori protagonisti di questa vicenda. Luigi Di Maio parla di “governo paralizzato” e lancia un appello ai ministri leghisti perché firmino “l’ultimo decreto legge: quello che dà i diritti ai giovani riders, che ferma la chiusura dello stabilimento Whirlpool di Napoli, che sostiene il costo dell’energia per l’ex-Alcoa in Sardegna, che bandisce un concorso per migliaia di giovani italiani come funzionari dell’Inps, che potenzia l’unità di crisi che si occupa delle aziende in difficoltà, che sostiene il lavoro a Taranto”. Il capo politico pentastellato chiede ai colleghi di “non tenere in ostaggio queste persone”.

Non risparmia colpi duri all’alleato, accusandolo di non aver tenuto fede all’annuncio di ritirare la delegazione del Carroccio dall’esecutivo: “Sono passati 5 giorni ma stanno ancora tutti lì attaccati alla poltrona. Deve far comodo, evidentemente, avere l’auto blu e i voli di Stato mentre si fa campagna elettorale nelle spiagge”. Salvini incassa, non replica, ritorna ‘zen’ e attiva il programma ‘pazienza del pescatore’. Continua a chiamare amici i cinquestelle e Di Maio (“anche se lui non vuole, ma per me è così”) e a chi gli chiede se sia possibile continuare assieme non risponde ma sorride: “Il mio telefono è sempre acceso e in queste ultime ore squilla parecchio”. Poi va anche oltre: “Questo governo si è fermato sui troppi no: Tav, Autonomia, riforma fiscale, giustizia. O c’è un governo con ministri del sì o un governo degli sconfitti non serve al Paese”.

Un segnale che ai piani alti del Movimento interpretano come il primo, vero cenno di “resa” del “ministro del tradimento”, come lo chiama Alessandro Di Battista, dopo che era toccato a Gian Marco Centinaio arare il campo pubblicamente. Il dialogo, però, non si è ancora riaperto e almeno a parole dovrebbe riaprirsi. “Salvini ha fatto tutto da solo, per tornare dopo nemmeno 24 ore nelle braccia di Berlusconi. Ora è pentito, ma ormai la frittata è fatta. Ognuno è artefice del proprio destino. Buona fortuna”, lascia nero su bianco Di Maio. E qui entra in gioco il recente passato, quando lo stesso leader pentastellato, durante i 90 giorni di tira e molla prima della nascita dell’esecutivo gialloverde, disse “discorso chiuso con la Lega”. Fu categorico nei toni, ma tutti sanno come è andata a finire poi la storia.

Qualche bene informato racconta di quelle che, per ora, possono essere solo rumors o “fantateorie”. Come quella che vorrebbe Salvini deciso a offrire a Di Maio la poltrona di presidente del Consiglio (con Conte la frattura non sembra sanabile) in cambio di un rimescolamento dei ministri, lasciando numericamente lo stesso assetto attuale, ma con cambi ai ministeri della Difesa, delle Infrastrutture, dell’Economia e nuovo spacchettamento di Mise e Lavoro, tenendo per il suo partito quest’ultimo dicastero.

Tornando ai fatti, il M5S prima di dedicarsi a capire se Salvini ha veramente intenzione di fare marcia indietro, aspetta segnali dal Pd. Gli ufficiali di collegamento sono al lavoro, ma non c’è sprint: i Cinquestelle non si fidano del ruolo troppo imponente di Matteo Renzi, che controlla i gruppi parlamentari, e preferirebbero trattare solo con Nicola Zingaretti, il segretario che gestisce il partito. Il ragionamento è più o meno questo: in aula votano deputati e senatori, dunque la partita è in mano all’ex premier, che intanto definisce “disertori” i democratici che si tireranno indietro da questa partita.

fonte – https://www.iltempo.it/politica/2019/08/16/news/governo-crisi-oggi-pd-5-stelle-conte-news-salvini-lega-di-maio-1198127/

Google e Facebook sempre più schierate per la “dittatura della minoranza”

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L’EDITORIALE

di Matteo Orlando

Nell’ancora cattolica Polonia, presso la splendida città di Cracovia, si è svolta sabato 10 agosto una partecipata manifestazione popolare a sostegno di monsignor Marek Jędraszewski, il coraggioso arcivescovo metropolita di Cracovia che è stato furiosamente attaccato da associazioni Lgbt, radical chic e partiti di sinistra, per avere invitato i polacchi, presso il celebre santuario mariano di Jasna Góra, a “respingere  l’errore antropologico che ci minaccia sotto
forma di due grandi ideologie: genere e Lgbt”.
In particolare l’arcivescovo aveva spiegato che queste ideologie vogliono “avvelenare i cuori e le menti dei polacchi” e causare loro “un grave danno spirituale, in particolare a bambini e giovani”.
Per l’arcivescovo Jędraszewski, che ha chiesto ai credenti di testimoniare “contro la depravazione della nazione polacca”, difendendo “la nostra autentica libertà” e “la Chiesa nella nostra patria “, l’ideologia Lgbt è una “peste arcobaleno”, paragonabile “alla piaga rossa del comunismo”, che mira ad attaccare i valori tradizionali e la famiglia naturale.
Proprio questa colorita espressione di monsignor Marek Jędraszewski ha attirato gli strali degli omosessualisti. Così se il giornale laicista Gazeta Wyborcza si è elevato a difensore della “purezza della fede religiosa”, definendo le tesi dell’arcivescovo “anticristiane” (un po’ come fanno i nostri quotidiani laicisti… tutto il mondo è paese…) e l’associazione “Centro di monitoraggio per comportamenti razzisti e xenofobi” ha perfino presentato una segnalazione in Procura ipotizzando per l’arcivescovo il reato di “promuovere il sistema totalitario fascista”, altri hanno preferito organizzare una protesta sotto il palazzo dell’Arcivescovo a Cracovia.
Così, a voler essere generosi con i numeri, circa mille persone, tra lgbt, libertari e di sinistra, alcuni catto-comunisti, si sono presentate nell’antistante piazza del vescovado e, sotto gli occhi attenti delle telecamere, che ne hanno diffuso le immagini nel mondo occidentale, ne hanno dette di tutti i colori contro l’Arcivescovo, spalleggiati dai mass media, gli stessi che hanno giustificato “come libertà di espressione” quanto accaduto negli ultimi mesi durante dei
cortei lgbt a Varsavia, Częstochowa e Danzica, dove sono stati mostrati parodie dei simboli cristiani, vere e proprie blasfemie come l’icona della Madonna con un’aureola arcobaleno, una scandalosa “messa” Lgbt e la gravissima bestemmia di una processione eucaristica con il simbolo della vagina al posto della Santissima Eucaristia.
La contromanifestazione dei cattolici a sostegno del loro Arcivescovo, ben più partecipata e pacifica di quella Lgbt, è stata invece ignorata dai media, anche in Italia. Infatti, a differenza della “notizia” legata alle parole dell’Arcivescovo, nessun giornale o telegiornale italiano ha parlato del sostegno popolare dato dai fedeli alla loro guida spirituale, definita direttamente dal presidente della repubblica polacca, Andrzej Duda, una persona che merita “grande rispetto”. Anche il presidente della Conferenza episcopale polacca, Stanisław Gądecki, ha sostenuto il Metropolita (cosa tutt’altro che scontata in altre nazioni dell’ecumene cattolica) spiegando che monsignor Jędraszewski ha fatto un discorso in linea con la dottrina cattolica e che il rispetto per le persone non può portare  all’accettazione delle pretese sociali contrarie alla fede.
Quanto è successo fa molto riflettere sullo stato della libertà di pensiero, non solo in Polonia. Per esempio YouTube ha dapprima bloccato il video con le parole dell’arcivescovo, poi subissato di critiche ha dovuto ripristinare il video. Ma la censura dei contenuti scomodi avverso l’ideologia lgbt è molto diffusa, non solo in Polonia.
Google (proprietaria di YouTube) e Facebook sembrano schierate da una sola parte, quella della minoranza, cioè degli attivisti gay, dimenticandosi della maggioranza.
Possiamo parlare, come hanno commentato in molti sui social, di una “dittatura della minoranza lgbt” che imperversa su media, società, politica e vuole anche condizionare la parte più progressista della Chiesa Cattolica?

Trump fa slittare i dazi. La guerra commerciale con la Cina è rimandata

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Washington, 14 ago – Segna una battuta d’arresto la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. Dopo l’escalation registrata negli ultimi mesi, Donald Trump ha infatti deciso di far slittare l’introduzione di nuovi dazi sui prodotti cinesi. Questa tassazione doganale prevede una tariffa del 10% sulle importazioni dall’«Impero del Dragone», per un ammontare di circa 300 miliardi di dollari. Tale misura è stata pensata dal presidente Usa come controffensiva alla svalutazione dello yuan, la quale rappresenta una minaccia reale per le importazioni statunitensi.

Dazi dal 15 dicembre

Il presidente Usa aveva annunciato una decina di giorni fa che i nuovi dazi sarebbero scattati a partire dal 1° settembre. Ora, invece, il rinvio. Si parla del 15 dicembre. L’Ufficio del rappresentante Usa per il commercio ha infatti annunciato che «alcuni prodotti sono stati rimossi dalla lista dei dazi sulla base della sicurezza sanitaria, la sicurezza nazionale ed altri fattori». In sostanza, niente aumento delle tariffe del 10% su questi prodotti.

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FONTE – https://www.ilprimatonazionale.it/esteri/usa-trump-fa-slittare-dazi-cina-127400/

Liberarsi dai grillini

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QUINTA COLONNA

di Marcello Veneziani

Non so come finirà la crisi al buio che si è profilata dopo le elezioni europee. Ma una cosa sento di dirla sopra tutte e a prescindere da qualunque cosa accadrà: è bene che quest’anno “bellissimo”, come lo annunciò il premier Conte, sia l’anno in cui i grillini usciranno dal governo e non metteranno più piede nei luoghi di comando e di alta rappresentanza dell’Italia. All’opposizione ci possono pur stare, perché a protestare possono pure avere un loro residuo senso. Ma è necessaria una diffida politica, elettorale, popolare perché non osino più avvicinarsi alle istituzioni e alla guida del Paese. Perché sporcano, infangano, discreditano lo Stato, le Istituzioni, la storia, la cultura, i simboli della nostra Patria e insieme bloccano, frenano, deprimono la vita e le opere di questo Paese. Con l’aggravante che tutelano, col loro pauperismo straccione, solo l’Italia parassita, fancazzista e rancorosa o nella migliore delle ipotesi, l’Italia più misera e plebea, con sussidi puramente assistenziali. Salvo allinearsi agli europotentanti e a tutti gli altri partiti dell’establishment per eleggere la presidente della commissione europea.

La logica bestiale dell’uno vale uno, la finzione della democrazia diretta, la negazione assoluta di ogni merito, capacità, titolo di studio, esperienza e curriculum, sono il colpo di grazia per un paese già disabituato alla meritocrazia, poco incline a rispettare lo stesso dettame costituzionale sui “capaci e meritevoli”. E poi è vistosa la loro incapacità di capire le priorità reali dell’Italia e l’effettiva condizione del nostro paese; la loro ignoranza è enciclopedica, universale e militante; vistosa l’incapacità di capire e fronteggiare le situazioni di bilancio, annunciando di voler compensare con ridicoli risparmi (che però assecondano la furia punitiva verso qualche categoria vera o presunta di privilegiati) spaventosi buchi miliardari…

E per finire, il loro radicalismo antisistema diventa conformismo piatto e fesso rispetto al politically correct, imitazione tardiva e analfabeta della sinistra, un sessantottismo con mezzo secolo di ritardo. E poi sono allineati in funzione antisalvini a tutta la trafila di pregiudizi sinistresi: l’antifascismo, il trans-femminismo, l’omolatria e l’lgbt, la libera droga, l’indulgenza verso la delinquenza, le porte aperte ai migranti, l’elogio dei rom… E si potrebbe continuare. Il peggio del peggio della sinistra, la sua versione grezza e ignorante, oltreché tardiva e kitsch, senza neanche la tensione ideale e la consapevolezza ideologica.

Non si può più aspettare, game is over, il tempo è scaduto, è necessario che i grillini spariscano dal governo in fretta e non vi mettano più piede. E se qualcuno dopo averli visti all’opera al governo, osa ancora pensare che possano essere alleati di governo dovrebbe meritare una punizione elettorale di pari grado. Lo dico a chi a sinistra s’illude sotto-sotto di poter stringere un patto coi grillini e sostituirsi ai leghisti nello sciagurato contratto.

Ma il paradosso dei paradossi, che indica poi la malafede dei mass media, dell’istituzioni, di molte forze politiche, è riversare tutta la situazione di crisi, di stallo, di ingovernabilità del paese, sull’alleato Salvini. Gli si attribuisce di tutto, dalla deriva nazista all’impennata dello spread, alla paralisi del paese. Quando pure un bambino sa chi tra i due alleati non vuole cantieri né opere pubbliche per paura dei ladri; non vuole riforme per sbloccare lo stallo ma solo soldi da spendere per scopi assistenziali; non vuole alleggerire il fisco per rilanciare l’economia del nostro paese; non ha un’idea neanche vaga di cosa sia amministrare e non conosce l’abc più elementare della sicurezza, dell’ordine, dell’efficacia e dell’efficienza.

Allo stato nascente il movimento 5 stelle portava una ventata d’aria fresca nel Palazzo, si poneva contro i poteri forti europei e transnazionali ed era guidato da un guitto di talento come Beppe Grillo. Poteva avere una funzione di rottura, segnare una discontinuità col precedente. E ogni critica alla loro inadeguatezza e ignoranza veniva compensata in partenza dal ragionamento speculare: se gli esperti, gli adeguati, i competenti ci hanno portato in questa situazione, a questo punto è meglio provare coi nuovi, coi marziani piuttosto. Ma ora che li abbiamo sperimentati più di un anno al governo, alla guida delle istituzioni, dobbiamo riconoscere che sono stati il punto più basso della politica in Italia, persino peggiore dei corrotti e dei ladri del passato, persino peggio dei marpioni moderati e dei faziosi sinistrorsi. E oggi il loro fallimento rischia di legittimare tutta la politica pregressa.

Peraltro, i grillini non vengono da alcuna passione ideale ma solo da rabbia e protesta, non hanno idee neppur vaghe, non hanno una linea e un orientamento; non sono al di là della destra e della sinistra, come dicono, ma al di qua, al di sotto, in quel magma indefinito che abbiamo troppo generosamente battezzato populismo. Ma neanche di populismo si tratta, perché la struttura è verticistica e settaria, da Grillology, con sistemi di consultazione controllati dall’alto e veicolati dalla dirigenza, e con finte prove di sovranità popolare che riguardano sempre poche migliaia di adepti. Per loro non esiste il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso, il bene e il male ma lo decreta la rete, orchestrata dalla Casaleggio & Associati, e poi interpretata. E per rete s’intende sempre un campione perfino meno attendibile degli exit poll…

Abbiamo avversato le elezioni anticipate, temendo che sarebbero state l’occasione per restituire l’Italia ai potentati di sempre, magari tramite un governo tecnico o comunque un interregno che servisse a sbollire il consenso a Salvini e permettere a Mattarella di rilanciare il suo partito di riferimento, il Pd. Ma giunti a questo punto non c’è rischio all’orizzonte che non valga di correre rispetto alla certezza di averli visti all’opera al governo. Il Nulla assoluto e la negazione di ogni senso della realtà, dell’Italia, delle urgenze, della storia. Cacciamoli a furor di popolo, non c’è altro tempo da perdere.

MV, Il Borghese (luglio 2019)

FONTE http://www.marcelloveneziani.com/articoli/liberarsi-dai-grillini/

15 AGOSTO, FESTA DELL’ASSUNZIONE DI MARIA VERGINE

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15/8/2019, festa dell’Assunta (di precetto)

Sante Messe dell’IMBC

-Torino alle ore 10,00.

-Verrua Savoia (TO) alle ore 18,00.

-Milano alle ore 11,00.

-Rovereto alle ore 10,30.

-Modena alle ore 17,30.

-Rimini alle ore 11,00.

-Loro Ciuffenna (AR) alle ore 10,00.

 

Munificentissimus Deus

…«Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l’autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l’immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica. Affinché poi questa Nostra definizione dell’assunzione corporea di Maria vergine al cielo sia portata a conoscenza della chiesa universale, abbiamo voluto che stesse a perpetua memoria questa Nostra lettera apostolica; comandando che alle sue copie o esemplari anche stampati, sottoscritti dalla mano di qualche pubblico notaio e muniti del sigillo di qualche persona costituita in dignità ecclesiastica, si presti assolutamente da tutti la stessa fede; che si presterebbe alla presente, se fosse esibita o mostrata. A nessuno dunque sia lecito infrangere questa Nostra dichiarazione, proclamazione e definizione, o ad essa opporsi e contravvenire. Se alcuno invece ardisse di tentarlo, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati apostoli Pietro e Paolo.

Dato a Roma, presso S. Pietro, nell’anno del massimo giubileo 1950, 1° novembre, festa di tutti i santi, nell’anno dodicesimo del Nostro pontificato

dalla Const. apost. Munificentissimus Deus di PIUS PP. XII, 1 novembris 1950

CLICCA QUI PER LEGGERE LA BOLLA COMPLETA

Dell’Assunzione di Maria Vergine

  1. Che cosa celebra la Chiesa nella festa dell’Assunzione della santissima Vergine?

Nella festa dell’Assunzione della santissima Vergine, la Chiesa celebra la morte preziosa e la gloriosa Assunzione al Cielo di Maria Vergine.

  1. Coll’anima di Maria Vergine fu assunto in cielo anche il corpo?

È pia e comune credenza dei fedeli, che coll’anima di Maria Vergine sia stato assunto in cielo anche il corpo, benché ciò non sia definito, come di fede, dalla santa Chiesa. [La “Munificentissimus Deus” -Bolla dogmatica per la definizione dell’Assunzione in corpo ed anima di Maria SS.ma in cielo, di Papa Pio XII – è del 1° novembre 1950]

  1. Qual è la gloria alla quale è stata esaltata Maria Vergine nel cielo?

Maria Vergine è stata esaltata sopra tutti i cori degli Angeli, e sopra tutti i Santi del paradiso, come regina del cielo e della terra.

  1. Perché la Vergine è stata esaltata in cielo sopra tutte le creature?

La Vergine è stata esaltata in cielo sopra tutte le creature, perché è Madre di Dio, ed è di tutte le creature la più umile e la più santa.

  1. Che cosa dobbiamo noi fare nella solennità dell’Assunzione di Maria Vergine?

Nella solennità dell’Assunzione di Maria Vergine dobbiamo:

  1. rallegrarci della sua gloriosa assunzione ed esaltazione;
  2. venerarla come nostra signora e nostra avvocata presso il suo divin Figliuolo;
  3. pregarla ad ottenerci da Dio la grazia di condurre una vita santa, e di prepararci in tal maniera alla morte, che meritiamo di essere da lei assistiti e protetti, e di aver parte nella sua gloria.

165. Come possiamo noi meritare la protezione di Maria santissima?

Noi possiamo meritare la protezione di Maria santissima con imitare le sue virtù, e specialmente la purità e l’umiltà.

  1. Debbono anche i peccatori confidare nel patrocinio di Maria Vergine?

Anche i peccatori debbono confidare moltissimo nel patrocinio di Maria Vergine, perché ella è madre di misericordia e il rifugio dei peccatori per ottenere loro da Dio la grazia della conversione.

dal CATECHISMO MAGGIORE: ISTRUZIONE SOPRA LE FESTE DEL SIGNORE, DELLA BEATA VERGINE E DEI SANTI, DELLE FESTE SOLENNI DELLA BEATA VERGINE E DELLE FESTE DEI SANTI

 

Esplosione nucleare in Russia, si teme una nuova Chernobyl

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Segnalazione di Loris Zamperoni

Il livello di radiazioni è cresciuto e le autorità hanno deciso di sospendere la navigazione. Forse il disastro su una piattaforma off-shore

Un sottomarino per operazioni speciali ad alta profondità. Un missile da crociera nucleare che dovrebbe perforare lo scudo di difesa nemico. Nell’arco di poche settimane questi apparati sono stati teatro di incidenti con conseguenze gravi e spiegazioni lacunose da parte delle autorità russe. Non dicono mai tutto e lasciano buchi che vengono colmati dall’esterno con molte teorie.

Ripartiamo dall’ultimo caso, l’esplosione a Nenoksa, centro dove studiano motori per missili intercontinentali nella regione di Arcangelo. Cinque i morti tra tecnici e scienziati. Uomini che potrebbero presto essere ricordati come eroi con una onorificenza postuma. Le fonti ufficiali hanno parlato di un problema durante un test ad un propulsore, in particolare ad un piccolo reattore. Spiegazioni incomplete aggravate dagli allarmi lanciati dai responsabili locali.

Secondo alcune rilevazioni il livello di radiazioni è cresciuto di molto e le autorità hanno deciso la sospensione della navigazione marittima. Misura che contrasta con le rassicurazioni iniziali accolte con scetticismo dagli abitanti della zona. Una situazione grave – secondo alcuni funzionari statunitensi citati dal New York Times – addirittura seconda sola al disastro di Chernobyl

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fonte – https://www.corriere.it/esteri/19_agosto_13/esplosione-nucleare-russia-si-teme-nuova-chernobyl-d6d0e884-bd97-11e9-88cc-58d8f24ec1cd.shtml

Il suicidio perfetto dell’Occidente

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di Massimo Fini

Fonte: Massimo Fini
Il neo primo ministro neo zelandese Jacinda Ardern, una donna di 38 anni, ha affermato che il benessere collettivo ma anche individuale non dipende né dal Pil né dalla produttività né dalla crescita economica. Ci voleva un politico neo zelandese per scoprire l’acqua calda e cioè che non è la ricchezza delle Nazioni, tanto cara a Adam Smith, né del singolo individuo a dare non dico la felicità, “parola proibita che non dovrebbe essere mai pronunciata”, (Cyrano, se vi pare…), ma quel relativo benessere individuale che l’uomo può raggiungere.
Edoardo Agnelli, erede della più grande impresa italiana, si è suicidato a 46 anni gettandosi giù da un ponte. Athina Onassis, moglie del famoso armatore, morì a 45 anni per abuso di droghe e identica sorte è toccata a sua figlia Christina a soli 37 anni. E’ solo un ridottissimo florilegio dei ricchi e famosi o dei figli dei ricchi caduti nella droga, nella depressione, a volte nel suicidio. Ma restano pur sempre casi individuali. Più significativo è che in Cina, da quando è iniziato il boom economico, il suicidio è la prima causa di morte fra i giovani e la terza fra gli adulti. I paesi scandinavi, ben ordinati e organizzati, hanno il più alto tasso di suicidio in Europa, in Italia, nella ricca Padania i suicidi sono 1628 per 100.000 abitanti, in Meridione 478 ( dati Istat 2010).
Non si tratta quindi semplicemente di riorganizzare il Pil togliendogli tutti quei fattori che lo aumentano per inserirne degli altri che li sostituiscano come sostiene il mio spurio emulo Maurizio Pallante autore del famoso e infelicissimo brocardo La decrescita felice. La questione è molto più profonda e ha poco a che vedere con i numeri comunque li si voglia combinare. E’ un’armonia complessiva quella che è venuta meno col modello di sviluppo occidentale che ha ormai occupato quasi tutto il mondo, sfondando anche culture che ne erano lontanissime, come quella indiana e cinese (Il libro della norma di Lao Tse, che fonda millenni di pensiero orientale, si dedica esclusivamente alla ricerca interiore e spirituale e predica la “non azione”). Il processo che ha portato alla disfatta attuale, collettiva e individuale, sul piano psichico e nervoso ha inizio con la Rivoluzione industriale (metà del diciottesimo secolo) e l’Illuminismo che l’ha razionalizzata nelle forme del capitalismo liberista o del comunismo di radice marxiana.
Nevrosi e depressione sono malattie della Modernità e non a caso colpiscono inizialmente la borghesia, cioè le classi più ricche, cosa che farà la fortuna di Freud e della psicoanalisi. Non esistevano nei cosiddetti “secoli bui”, come non esistono tuttora nelle poche comunità che hanno conservato costumi e ritmi di vita tribali. Nei “secoli bui” c’erano certamente lo psicopatico e lo schizofrenico che sono però malattie psichiatriche individuali e non sociali. Tra l’altro in quelle culture avevano elaborato un pensiero che inglobava nella società anche questi soggetti (“il matto del villaggio”) ritenendo che avessero un rapporto diretto e particolare con Dio.
Negli Stati Uniti, il paese tuttora più ricco del mondo, che gode anche delle rendite di posizione dategli dalla vittoria nella seconda guerra mondiale, più di un americano su due fa uso abituale di psicofarmaci, è tutta gente che non sta bene nella propria pelle. Il fenomeno della droga propriamente detta, all’inizio appannaggio, si fa per dire, dei ricchi ha raggiunto tutti i ceti sociali e in particolare i ragazzi che pur hanno dalla loro il bene più prezioso e prelibato: la giovinezza.
Come si spiega tutto questo? Col modello di sviluppo che, coll’ottuso ottimismo di Candide, abbiamo creato: raggiunto un obiettivo dobbiamo inseguirne immediatamente un altro e poi un altro ancora, salito un gradino salirne un altro e poi un altro, un processo che ha fine solo con la nostra morte. E’ un modello che ho definito “paranoico” perché non ci consente di raggiungere mai un momento di equilibrio, di armonia, di pace. Noi siamo come i levrieri, fra gli animali più stupidi della terra, che al cinodromo inseguono la lepre di stoffa che, per definizione, non possono raggiungere. Ludvig von Mises, uno dei più estremi ma anche dei più coerenti teorici del capitalismo industriale, lo dice a chiare lettere ma declinando la cosa in termini positivi: ”il vagabondo invidia l’operaio, l’operaio il capo officina, il capo officina il dirigente, il dirigente il proprietario che guadagna un milione di dollari, costui quello che ne guadagna tre”. Ma questa invidia è necessaria e consustanziale al ‘sistema’ per usare un termine sessantottino. Noi dobbiamo consumare alla massima velocità possibile ciò che altrettanto velocemente produciamo. Negli ultimi decenni il processo si è addirittura invertito: noi non produciamo più per consumare, ma consumiamo per poter produrre. Ma l’anomalia è presente fin dall’origine nel sistema se l’aveva già notata, con un certo sbigottimento, Adam Smith. Siamo stati ridotti da uomini a consumatori e non ci rendiamo nemmeno conto della degradazione tanto che esistono Associazioni di consumatori.
E’ quindi l’attuale modello di sviluppo che va sbaraccato dalle radici. Ma nonostante esistano, in modo carsico quanto spesso confuso, correnti di pensiero antagoniste non avremo il tempo di farlo. Non saremo noi a uccidere il modello, ma il modello a collassare su se stesso, in modo improvviso, globale, data l’interconnessione mondiale, probabilmente nel giro di poche settimane. Questo lo sanno anche i ’padroni del vapore’, almeno i più avveduti, ma continuano a drogare il cavallo già dopato contando che schiatti quando loro saranno usciti di scena e le generazioni a venire non potranno nemmeno più impiccarli al più alto pennone. Se avessero un po’ di cultura potrebbero, invece di parlare di un futuro inesistente e con un falso patetismo dei nostri figli e dei nostri nipoti, dire con Oscar Wilde: “che cos’hanno fatto i posteri per noi?”.

Se Salvini forza la mano

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Riceviamo e pubblichiamo il punto di vista di “noreporter” segnalatoci da Giacomo Bergamaschi

Cosa gli conviene adesso?

Matteo Salvini avrà molti limiti ma ha senso e intuito politico. Aprendo inaspettatamente la crisi alla soglia del Ferragosto, nella guerra di posizione in corso, ha fatto fuori un altro, autorivelatosi, mero pupazzo del PDPR (partito del presidente della repubblica): ossia Beppe Grillo, sceso poco saggiamente in campo a dare man forte a Renzi, Conte e forse allo stesso Berlusconi. I cinque Stelle continuano con velocità la marcia verso l’abisso e non è da escludere allo stato dei fatti che Di Maio trovi la quadra con Salvini sul MEF, pur di non di veder attuato l’incubo storico del popolo pentastellato, che si ritroverebbe truppa mandata al macello al servizio del “bulletto di Rignano” dileggiato per anni come il peggior nemico politico. Quindi, cosa concretamente conviene a Salvini? Va premesso che nell’architettura istituzionale odierna, l’unico che ha “i pieni poteri” e che può realizzare una coerente strategia di Governo è nei fatti il Presidente della Repubblica e lo si è visto, per fare l’esempio più eclatante, lo scorso anno quando tradendo chiaramente il mandato popolare Mattarella impose due suoi uomini ai ministeri strategici: Esteri ed Economia, per far sì che in sostanza il Governo del cambiamento tutto formalmente cambiasse per lasciare tutto sostanzialmente come prima. Di conseguenza, è difficile “governare” in Italia per un “sovranista” e “populista” come Salvini o chi per lui sin quando non si sterzerà con determinazione verso un modello di democrazia sostanziale plebiscitaria, che ampli taluni già previsti (o nei fatti comunque già ampiamente esercitati, come i vari colpi di stato antipopolari del passato hanno mostrato) poteri dell’esecutivo e che decida a Roma, non a Bruxelles o a Francoforte o a Pechino, quale sia la politica monetaria od economica di cui l’Italia ha bisogno. Nello scenario attuale dunque pensiamo, in base a quanto detto, a cosa possa convenire al leader leghista.

a)      Governo Renzi Grillo formalmente guidato da Conte con la benedizione di Mattarella; allo stato attuale, in base alla premessa di cui sopra, è forse il piano che più converrebbe a Salvini. Renzi e Grillo hanno già dato ampia dimostrazione di pressappochismo politico e di scarso realismo, ai limiti del masochismo, nelle scelte di loro diretta competenza. Per quanto possano essere sostenuti da una fazione dello Stato profondo italiano (sempre di obbedienza internazionale, clintoniana diciamo per intenderci), non avrebbero il sostegno diretto di Mario Draghi e farebbero certamente disastri. Ove non scoppiassero nel frattempo rivolte sociali sul modello dei Gilet Jaunes francesi, il consenso verso Salvini crescerebbe ancora di più.

b)      Governo Draghi a cui Mattarella non si potrebbe opporre, per quanto Mattarella e Draghi non rimandino alla medesima fazione economica politica delle elites. E’ lo scenario imprevisto e imprevedibile: Draghi, per il suo spessore internazionale, potrebbe forse godere di una fiducia e di una flessibilità economica che pur in un contesto di crisi farebbe tirare qualche sospiro di sollievo qua e là. Nondimeno si troverebbe a svolgere da parafulmine alle varie guerriglie tra bande che popolano i sottoboschi della vita politica e finanziaria italiana risultando enormemente indebolito. In primis si troverebbe investito dal fuoco amico renziano, prodiano e probabilmente mattarrelliano. Per quanto anche fazioni trumpiane statunitensi possano in teoria gradire un simile scenario, è difficile che Draghi, non abituato alla lotta politica diretta e poco aduso alla tattica alla politica immediata, accetti di svolgere questo ruolo, una sorta di vittima del tritacarne della politica italica, con il rischio incombente del grande tecnico che fallisce sempre dietro l’angolo. Trump, all’annuncio della crisi, ha predisposto e organizzato il viaggio di Pompeo in Italia. O imporrà la soluzione Draghi o placherà in altro modo certo ardore strategico del partito clintoniano italiano; lo scandalo del CSM come lo scandalo internazionale del Russiagate antitrumpiano potrebbero essere pistole fumanti indirizzate contro il partito clintoniano italiano, di cui lo stesso presidente della repubblica fa parte.

c)      Il terzo scenario è quello a cui sopra accennavo; il dietrofront di Di Maio sulla difesa dell’attuale MEF, che costituisce il punto di scontro dirimente. Questa sarebbe una vittoria tattica salviniana se passasse però, con certezza, la linea economica di graduale de-tassazione delle Piccole e Medie Imprese promessa dai leghisti. Altrimenti Salvini deve rinunciare e non opporsi, anzi il contrario, all’eventuale scenario a e b, con tutte le sue varianti del caso. Ossia, se al posto di Draghi sarà Cottarelli o Boeri, per fare un esempio, tanto meglio, l’effetto catastrofico Monti II sarebbe certo.

Il voto è preferibile, solo a patto che vi sia un piano strategico (l’unico che oggi conti veramente) basato appunto sul disegno di un modello costituzionale che faccia perno sul concetto di democrazia sostanziale plebiscitaria e sulla vita patriottica dell’Esercito come modello civico di italianità e d’identità nazionale per le nuove generazioni, sempre più in preda alla furia del dileguare del nichilismo tecnologico. Altrimenti gli italiani continueranno a restare un popolo coloniale, non comprendendo la immensa lezione storica degli unici tre statisti Cavour, Mussolini, Giuseppe Pella ( i primi due uccisi dagli anglosassoni, il terzo bruciato politicamente sempre da inglesi e americani sulla questione jugoslava e su quella mediterranea) che avevano l’ambizione di fare degli italiani un popolo guida del Mediterraneo e del mondo. Ieri dalla Calabria Salvini ha detto che “gli italiani sono un grande popolo, non sono secondi a nessuno, lo hanno mostrato e a breve lo mostreranno”. Se lo creda veramente o no io non lo posso sapere, ma se lo crede veramente si studi bene la strategia politica di questi tre uomini di stato e lasci allora perdere le minchiate autonomiste di Zaia e Fontana.

fonte – http://www.noreporter.org/index.php/alterview/25786-se-salvini-forza-la-mano

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