Il gay village si trasforma in college per diffondere il gender

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

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di Alfredo De Matteo

Prosegue senza soluzione di continuità l’opera demolitrice dell’ordine naturale da parte delle lobby gay, che lungi dall’accontentarsi dei risultati ottenuti a livello giuridico puntano dritto verso il loro principale obiettivo: giungere alla completa normalizzazione del comportamento contro natura. In tal senso, la manifestazione romana nota come Gay Village si pone come uno dei più importanti eventi culturali nazionali che vede come protagonista il mondo omosessuale e le sue assurde rivendicazioni.

Quest’anno il Gay Village giunge alla quindicesima edizione e come di consueto sceglie un tema specifico di propaganda, che questa volta è la teoria del gender nelle scuole. Il direttore artistica dell’evento capitolino, Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, spiega in un’intervista all’Ansa il motivo di una tale scelta: «Nei tre mesi della kermesse parleremo chiaramente delle unioni civili, ma toccheremo anche l’argomento che per qualcuno è diventato un incubo, quello del gender nelle scuole».

L’obiettivo sembra evidente: incassata la vittoria sulle unioni civili le lobby gay puntano a tranquillizzare l’opinione pubblica circa un tema niente affatto facile da promuovere a livello sociale ma decisivo per le sorti della moralità, ossia l’indottrinamento della gioventù alla teoria del gender a partire dall’ambito scolastico, reso possibile grazie anche alla complicità del mondo politico e istituzionale. Il programma della kermesse, per l’occasione trasformata in un college, prevede una serie di “lezioni” che verteranno sull’amore, la convivenza, la libertà, il rispetto e finanche la religione. Continua a leggere

GENDER: una rivoluzione linguistica contro la famiglia

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Segnalazione Corrispondenza Romana

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di Tommaso Scandroglio

La Commissione per i diritti umani della città di New York ha stilato una lista di 31 termini da usare in ambito lavorativo per non discriminare le persone in ordine al loro orientamento sessuale e alla loro identità sessuale. Se il datore di lavoro intenzionalmente non osserverà questo elenco rischierà fino ad una multa di 125mila dollari.

Se oltre al dolo si accompagnerà anche un atteggiamento provocatorio, la multa salirà fino a 250mila dollari. I termini da usare corrispondono alla tavolozza immaginaria e fantastica di “generi” sessuali inventata a tavolino dagli ideologi della teoria del gender. Nella lista compaiono termini che ormai sono diventati usuali come “drag queen” (maschio che si traveste da donna usando abiti molto appariscenti) e “transgender” (persona che percepisce la propria sessualità come un qualcosa di fluido ed impreciso), parole però il cui significato rimane comunque e comprensibilmente oscuro ai più.

Poi vi sono altre parole la cui accezione è assolutamente sconosciuta a tutti: “agender” (privo di identità sessuale), “femme queen” (termine che dovrebbe indicare un maschio effeminato che ama travestirsi da donna usando abiti appariscenti), “hijra” (così vengono indicati i transessuali o i transgender dagli abitanti dall’Asia meridionale), “gender bender” (persona che ama trasgredire al comportamento previsto dal ruolo della sua identità sessuale) e “gender blender” (miscuglio di sessi). Quindi se il datore di lavoro si trovasse di fronte un dipendente “hijra” e non lo riconoscesse, potrebbe pagare multe assai salate. Continua a leggere

Leggere Mario Mieli per capire l’odierna “società del caos”

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

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(di Rodolfo de Mattei suOsservatorio gender) su Recentemente la popolare rivista online “Wired” ha pubblicato un articolo dal titolo, Omosessualità, femminismo e teorie riparative, perché bisogna rileggere Mario Mieli, nel quale l’autrice raccomanda la lettura diElementi di critica omosessuale, il più importante scritto di Mario Mieli (1952-1982), colui che è considerato il “padre” del movimento omosessuale italiano, dato alle stampe da Einaudi nel 1977.

Elementi di critica omosessuale, che in realtà è una semplice rielaborazione della tesi di laurea di Mieli in Filosofia Morale, viene presentato dalla giornalista di “Wired” come un’opera visionaria e all’avanguardia, più che mai attuale ed indicata per aiutarci a comprendere e risolvere le complessità sociali odierne.

A nostro avviso, rileggere oggi tale folle testo è utile, più che altro, per risalire alle origini e comprendere quelli che sono i reali assunti teorici alla base dell’attuale ideologia del gender, così strettamente collegata al pensiero omosessualista formulato, già allora, dal giovanissimo Mario Mieli. Come scrisse infatti il giornalista ed attivista gay, Gianni Rossi Barilli, curatore, insieme a Paola Mieli, di una nuova edizione del saggio, pubblicata da Feltrinelli nel 2002, il volume di Mieli «rimane a tutt’oggi il più importante saggio teorico prodotto in Italia nell’area del movimento di liberazione omosessuale».

Ma chi era Mario Mieli? E qual era il pensiero del fondatore e ideologo del movimento omosessualista italiano?

Mieli, proveniente da una famiglia benestante, dopo aver abbracciato la dottrina marxista ed aver, in un primo momento, aderito a “Lotta Continua”, nel 1971, rientrato in Italia da un’esperienza londinese dove era entrato in contatto con il Gay Liberation Front, sarà tra i fondatori del “Fuori!” (Fronte Unitario Omosessuali Rivoluzionari Italiani), la prima espressione organizzata del movimento omosessualista in Italia. Continua a leggere

Dopo le unioni civili il PD vuole anche “I love contracts” dei film di Hollywood

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Gli accordi prematrimoniali, in realtà, sono predivorziali
di Elisabetta Longo

La notizia è che una volta approvate le unioni civili il Pd intende accelerare anche l’iter per l’introduzione degli accordi prematrimoniali nell’ordinamento giuridico italiano. L’onorevole Alessia Morani (Pd) ha già proposto un ddl per istituire un pratica che finora è rimasta sempre vietata nel nostro paese. Gli accordi prematrimoniali – o “love contracts”, come li chiamano gli anglosassoni che li hanno ideati – andrebbero a integrare l’articolo 162 del Codice civile, sul regime patrimoniale della famiglia. L’idea dell’onorevole Morani è stata appoggiata anche dal deputato di centrodestra Luca D’Alessandro. Tempi.it ne ha discusso con l’avvocato Massimiliano Fiorin, esperto di diritto coniugale e autore di molti testi sull’argomento.
Avocato Fiorin, gli accordi prematrimoniali sono sempre stati vietati in Italia. Come mai proprio adesso se ne torna a parlare?
Credo che anche questo disegno di legge possa essere inserito nel discorso più ampio della battaglia sui “diritti civili”, ormai centrale nel modo di fare politica del premier Renzi. L’idea di chi ha proposto il testo è quella di dare alle persone ulteriori libertà, con l’intento, come si sente ripetere, di “adeguare il diritto alla realtà del Paese”. La verità invece è che accade il contrario: è la legislazione a suggerire al Paese le cose di cui sentire il bisogno. Non sono contrario in senso assoluto ai cosiddetti accordi prematrimoniali: sono contrario all’idea di farli diventare un diritto. Costituiscono un paradosso, a cominciare dal nome, perché non andrebbero chiamati accordi “prematrimoniali” bensì “predivorziali”.
Firmare un accordo prima di sposarsi vuol dire strappare l’ultimo velo di romanticismo rimasto?
È proprio un controsenso. Quando due persone decidono di sposarsi, di fronte a Dio e/o alla legge italiana, dovrebbero voler fondare un’alleanza reciproca, non certo pensare a un modo per tutelarsi dalle possibili malefatte dell’altro. Si nota una coerenza, in negativo, conseguente al clima generale in cui questi accordi prematrimoniali si collocano: tutto è teso alla disgregazione del matrimonio in sé. Mi ha fatto sorridere l’onorevole Morani quando ha annunciato che grazie al suo ddl sugli accordi prematrimoniali le persone si sentiranno meglio difese nei loro interessi e quindi torneranno a sposarsi di più. L’istituzione del matrimonio è in crisi da tempo, non sarà un accordo firmato dal notaio a salvarlo.
Questo tipo di contratti fa subito pensare a Hollywood. Gli accordi prematrimoniali sono citati in tanti film, e sono molte le coppie di personaggi famosi che ne hanno firmato uno prima di convolare a nozze. Riguardano quindi solo i ceti sociali più “alti”?
Pensare che questi patti siano solo per ricchi è l’anticamera per renderli digeribili a tutti. Anche del divorzio, prima della legge del 1970, si pensava: “È un affare per ricchi, per americani”. E in effetti nei primi tempi è vero che il ceto medio storceva un po’ il naso, e che erano più i cosiddetti ricchi ad apprezzare quella legge che permetteva loro di “rifarsi una vita”. Ma in breve il distinguo è andato perdendosi, e il divorzio è diventato un diritto. Non una possibilità, ma qualcosa di giusto, come sono appunto i diritti. Nell’articolo 29 della Costituzione sta scritto: «La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare». Ma con la legge del 1970 e il fallimento del successivo referendum abrogativo del 1974 abbiamo scalfito quell’articolo, e il divorzio è diventato un diritto, per tutti, senza distinzione di casi. Perfino Pier Paolo Pasolini, confessando di aver votato no al referendum, si disse stupito della sua stessa buona fede: aveva votato pensando a quei casi di soprusi familiari in cui il divorzio sarebbe stato un rimedio, e si era invece ritrovato a contribuire alla disgregazione della famiglia.
Ma, applicati alla realtà italiana, gli accordi prematrimoniali possono avere successo?
Stando ai numeri noti, in Italia il divorzio non è così popolare rispetto agli altri Paesi europei, ed è ancora un fenomeno che interessa maggiormente il ceto medio-alto. Credo che lo stesso avverrebbe per gli accordi prematrimoniali. Quando si divorzia, il primo punto da chiarire è sempre quello che riguarda la casa. Ad oggi, in Italia, i possessori di case sono in gran parte ultrasessantenni che hanno acquistato beni immobiliari dopo una vita di sacrifici. Qualche volta capita nel mio studio un padre o una madre che hanno comprato casa al figlio, prima che questo decidesse di sposarsi: “E se si lascia con ‘quella là’ – mi dicono – la casa va tutta a lei?”. In un caso del genere un patto prematrimoniale potrebbe non essere il male peggiore. Ma prendere il caso di uno e farlo diventare diritto per tutti non è la strada migliore. Abbiamo potuto constatarlo in diverse materie trattate da governo e parlamento. Continua a leggere

Dopo gli attentati in Belgio non combatteremo…perché ormai ci siamo già arresi

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Segnalazione di Redazione BastaBugie
Nel dopo-stragi sempre lo stesso format: gessetti, hashtag, frasi fatte, ma una paura assoluta a chiamare le cose con il loro nome
di Leone Grotti

Erano passati appena pochi minuti dall’attentato all’aeroporto di Bruxelles, ancora non era esploso un nuovo ordigno in metropolitana, ma già i social si riempivano di hashtag: #JeSuisBruxelles e #JeSuisBelge, ma anche #JeSuisTintin, celebre striscia a fumetti belga, e addirittura #JeSuisFrite, in riferimento alle patatine fritte che belgi e olandesi sanno cuocere tanto bene.

DA PARIGI A BRUXELLES: GESSETTI SULL’ASFALTO
Ancora non si conoscevano i dettagli degli attentati, i nomi degli attentatori, le motivazioni degli attacchi, il numero dei feriti e dei morti ma già i media davano conto di giovani scesi in piazza a scrivere sull’asfalto frasi vuote di senso (ma cariche di retorica) come ”Essere ottimisti è un dovere” e ”L’unione fa la forza”, mentre altri incitavano già a rispondere al terrorismo andando a bere una birra al bar «senza cedere alla paura».
Il copione che è stato scritto più o meno spontaneamente dopo gli attentati di Parigi è stato ripetuto in modo identico per Bruxelles, anche se con meno enfasi e più cinismo, un po’ di patriottismo in meno e un po’ di assuefazione in più. Le reazioni del dopo-attentato, buone per tutte le stagioni, si sono susseguite a slogan: da chi ha invocato più integrazione, senza spiegare che cosa questo significhi, a chi ha proposto di cacciare l’islam con tutti i musulmani dall’Europa in modo indiscriminato.

VIETATO L’ODIO
I sentimenti preconfezionati tirati in ballo dai giornali sono stati svuotati di qualunque drammaticità. Così pressoché tutti i giornali belgi stamattina spiegavano che il vero nemico non è il terrorismo, ma l’odio. #TousUnisContreLaHaine recita appunto un altro hashtag che va molto di moda in queste ore. Come se non fosse umano provare rancore o paura in simili situazioni, come se si volesse saltare il trauma a piè pari. Alla fine anche il richiamo ossessivo a riprendere subito a vivere come se non fosse successo niente sembra una giustificazione della (o un invito alla) indifferenza: dopo Charlie Hebdo e Hyper Cacher tutti i leader politici del mondo avevano marciato insieme a Parigi, ieri Barack Obama non ha neanche considerato la possibilità di rientrare a Washington da Cuba.
Anche per quanto riguarda le risposte da dare agli attentati è tutto già scritto: ci vogliono più sicurezza, più intelligence e più prevenzione. Punto. Qualche coraggioso si arrischia a dire che «siamo in guerra», senza però citare il nome del nemico e senza dilungarsi su come potremmo vincerla questa guerra. Ecco perché le parole di Silvio Berlusconi sul Foglio sembrano addirittura anacronistiche: «È tempo di agire con coraggio. Bisogna che i governi dell’Occidente capiscano che c’è un solo modo per risolvere la situazione: andare ad estirpare il cancro dell’Isis alla radice, con una coalizione che, sotto l’egida dell’Onu, riunisca Europa, Stati Uniti, Russia, Cina e i paesi musulmani moderati. (…) Non esistono soluzioni alternative, quando si è chiamati in guerra bisogna combattere e vincere».

CAMPANE SUONANO IMAGINE
Si può discutere se il mezzo bellico sia in grado di risolvere il problema, ma la sola idea che oltre a difendersi bisogna attaccare suona ormai come obsoleta, inconcepibile. Che bisogno c’è di andare a combattere l’Isis in Siria e Iraq, sembra di leggere tra le righe di tanti editoriali pieni di retorica ripetitiva, che bisogno c’è anche solo di porsi il problema: basta scrivere con un gessetto «pace» sull’asfalto per costruirla. L’Europa assomiglia sempre di più alla tartaruga millenaria Morla de La storia infinita, quando avvisata del pericolo mortale, del Nulla che incombe e si avvicina, risponde: «Non ci interessa, anzi, non ci interessa neanche se ci interessa o no, in effetti». Così, alle campane dell’università cattolica di Lovanio non resta che intonare il brano Imagine di John Lennon: «Immagina che non esista paradiso, facile se provi; nessun inferno sotto di noi; sopra solo il cielo; immagina che tutta la gente viva solo per l’oggi. Immagina che non ci siano nazioni, non è difficile da fare, niente per cui uccidere e morire, e nessuna religione. Immagina tutta la gente che vive in pace». Il Nulla è già qui.

Nota di BastaBugie: Peppino Zola nell’articolo dal titolo ”La banale risposta al male di un’Europa codarda” spiega che quasi tutti rimangono alla superficie, come i servizi segreti di Belgio e Francia, preoccupati solo di non apparire ”islamofobi”. I ghetti si formano perché mettiamo insieme persone a cui non abbiamo il coraggio di annunciare i criteri di una vita nuova, scaturita dall’appartenenza a Cristo.
Ecco l’articolo integrale pubblicato da La Nuova Bussola Quotidiana il 28-03-2016:
Non c’è solo la ”banalità del male”, c’è anche la banalità della risposta al male, come si è visto e sentito in questi giorni, in risposta alla ennesima strage dei terroristi islamici dell’ISIS. Abbiamo sentito le stesse banalità già udite dopo le stragi di Madrid, Londra, Parigi, Tunisi e di molti altri tragici luoghi.
Tutti a ripetere che si devono unificare i servizi segreti (ma il summit dei ministri di questi giorni non ha deciso nulla), che le nostre abitudini non devono cambiare (ma Bruxelles è militarizzata), che siamo in guerra ma non troppo, che i terroristi non sono veri islamici, e così via banalizzando. C’è, poi, l’ineffabile D’Alema che chiede di rispondere al terrorismo aumentando il numero delle moschee con l’8 per mille, ci sono le piazze che rispondono alle micidiali bombe con i gessetti e con sentimentalate musicali, ci sono quelli che fanno finta di non avere paura per non darla vinta ai criminali.
Quasi tutti rimangono alla superficie del fenomeno in atto, come sono rimasti alla superficie i servizi segreti del Belgio e di Francia, il che non è avvenuto a caso, essendo il frutto diretto di uno stupido buonismo, che rende Belgio e Francia più preoccupati di non apparire ”islamofobi” che di assumere forti decisioni a tutela della sicurezza e della libertà dei propri popoli. Dentro questa imbelle banalità generale, si intravedono alcuni segni di resipiscenza da parte di Ferrara (che chiede decisioni e non analisi), di Berlusconi (che, inascoltato, chiede che si formi un’alleanza mondiale per fermare definitivamente l’Isis) di Galli della Loggia (che sul Corriere chiede una cosa ovvia e cioè che si applichino le leggi anche nei confronti dei munsulmani!).
Ma la banale e codarda superficialità domina, malgrado i continui bla bla.
Anche i cristiani hanno gravi responsabilità su questo fronte, perché si stanno arrendendo al pensiero unico dominante, venendo meno alla responsabilità di essere una presenza originale, che scaturisca dall’appartenenza alla vita attiva delle loro comunità, che abbia al centro la persona ed il pensiero di Cristo.
Cito, a titolo di esempio, quanto avvenuto all’Università Cattolica di Lovanio, la quale, per ricordare i morti causati dalle bombe islamiche, ha fatto suonare anch’essa la canzone di John Lennon Imagine, le cui parole sognano un mondo senza religioni e senza paradisi. Forse i responsabili di quella università non si erano resi conto di tali parole; ma forse è più probabile che sapessero tutto e che abbiano scelto un canto palesemente massonico, invece che riproporre una delle tante stupende musiche della tradizione cristiana che fanno memoria dei morti e delle ingiustizie commesse in questo povero mondo. Quanto accaduto a Lovanio costituisce una sintesi fedele di quanto sta avvenendo all’interno della cultura e della esperienza dei cristiani oggi in Europa (e non solo).
Siamo alle solite. I cristiani stanno dimenticando che Cristo ci invita a vivere l’appartenenza a Lui, con la carità, con la cultura e con la missione. I cristiani pensano di esaurire il proprio compito con la dimensione della carità (di cui, peraltro, vediamo esempi eroici e straordinari), dimenticando che quando accogliamo l’ospite non possiamo e non dobbiamo nascondere il motivo profondo per cui lo facciamo. In altre parole, siamo colpevoli se non comunichiamo il giudizio di Cristo e se rinunciamo ad annunciare la bellezza ed il fascino di Gesù.
I ghetti si formano anche perché mettiamo insieme delle persone, a cui non abbiamo il coraggio di annunciare i criteri di una vita nuova, scaturita dall’appartenenza a Cristo. Appariamo, così, gente senza fede e finiamo anche con l’essere disprezzati da parte di coloro che hanno una fede integralista, che poi strumentalizzano, uccidendo in nome del loro Dio.
Ma nessuno ha mai osato dire loro che il Dio dell’Amore ci può far vivere in modo diverso. In questo senso, la passività dei cristiani costituisce una grave responsabilità circa quanto sta accadendo in Europa. Certo è che questa passività è favorita da un clima generale, per il quale, Belgio e Francia in testa, si è voluto fare a meno di Dio nella costruzione del bene comune, tradendo l’origine stessa dell’Unione Europea: i tre fondatori erano cattolici credenti e praticanti e per questo erano autorevoli e creativi. Senza Dio si diventa banali e aridi.
Nella liturgia ambrosiana del Venerdì Santo, ho letto parole durissime di Isaia a proposito di chi vuole fare a meno del Signore: «Si ubriacheranno del proprio sangue». E’ quello che sta accadendo: la banale Europa si sta esaurendo correndo dietro ai propri idoli ed al proprio saccente ed autonomo pensiero. In questi giorni particolari, preghiamo per i morti innocenti, ma anche per gli insensati europei che stanno distruggendo i loro popoli, affinché abbiano a ravvedersi in tempi rapidi. ”Signore, vieni presto in mio aiuto”.
Rimane, comunque, una certezza: Cristo continua a risorgere e le tenebre non prevarranno.

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Contraddittoria sentenza della Corte sugli embrioni

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Segnalazione Corrispondenza Romana

embrioni crioconservati

di Tommaso Scandroglio

Il 23 marzo scorso la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso del Tribunale di Firenze che chiedeva il riconoscimento del diritto di utilizzare a scopi scientifici gli embrioni crioconservati prodotti tramite fecondazione artificiale e non destinati all’impianto in utero. La richiesta del Tribunale di Firenze, seppur già vietata dall’art. 13 della legge 40 (legge che ha disciplinato in senso favorevole le pratiche di fecondazione extracorporea), rispondeva alla logica sottesa proprio di questa stessa norma.

La ratio della legge 40 alla fine è infatti molto semplice: l’embrione è una cosa, è puro «materiale genetico» per usare un’espressione adottata dallo stesso Tribunale fiorentino. Ora se l’embrione è una cosa si può rivendicare un diritto su di esso (diritto al figlio), si può produrlo e sovraprodurlo, sia utilizzando i gameti della coppia richiedente (fecondazione omologa) che di quelli di soggetti esterni alla coppia (fecondazione eterologa), si può scartare, congelare, sottoporre alla rischiosa diagnosi pre-impianto, proporlo come “prodotto” a chiunque, dunque anche a coppie fertili, e infine usarlo per fini sperimentali. Continua a leggere

Ecco quanto è normale la vita degli invertiti

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Risultati immagini per no genderdi Maurizio Blondet

La mattina dopo l’omicidio, Prato ha tentato il suicidio rivelando in alcune lettere il desiderio sempre nutrito di operarsi e “diventare” donna. Lo psichiatra Massimo Di Giannantonio, docente presso l’Università di Chieti,ha spiegato che «in questi casi ci troviamo di fronte ad un disturbo grave dell’identità di genere unito a una omosessualità egodistonica, elementi che incidono sull’equilibrio psicopatologico e possono portare l’individuo a un tentativo di ‘automedicazione’ con sostanze psicoattive come la cocaina». Sempre su Dagospia, si legge: «A Prato piacevano assai le “notti sbagliate”. Quelle in cui all’alcol e al sesso si univano abbondanti dosi di coca e di GHB. Quest’ultima è la droga “frocia” che in questo periodo va per la maggiore tra l’upper-class gaya meneghina e capitolina». Non va meglio a Milano, al noto locale gay Muccassassina: «al primo piano esiste una vasta e accogliente dark room, dove si consumano rapporti sessuali fugaci e anonimi, squallidi e sudati, ma che sono parte integrante, almeno per alcuni, di un rito settimanale che ha la sua liturgia», rivela Il Fatto Quotidiano.
Quello che è arrivato alle cronache nazionali è uno spaccato reale di vita gay, dello stile di vita di molti omosessuali militanti. Lo ha ammesso il già citato Marco Pasqua, omosessuale dichiarato e vice capo della cronaca de Il Messaggero: «Sono preoccupato, così come lo è la comunità LGBT romana. Marco era “uno di noi”. Nel senso che faceva la vita che molti gay facevano, al netto di certi eccessi: penso a quello della droga». E’ stato Pasqua a legare il caso alle folli serate arcobaleno: «Racconto un mondo che  tutti i gay conoscono. Un mondo in cui navigano anche gli etero (repressi), quelli a caccia di transessuali, ma che potrebbero anche passare una notte con dei ragazzi gay. E’ una realtà borderline. Lacomunità ha paura che si raccontino cose che tutti conoscono. Che si scoperchi il vaso di Pandora. Tutti sanno, ma è meglio non parlarne». Continua a leggere

Pedofilia che non fa notizia

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bmblspzztSegnalazione del Centro Studi Federici

 
Pedofilia che non fa notizia (se non coinvolge i preti…)
 
Nel mondo delle news, assetato di eventi forti in grado di attirare l’attenzione, stupisce che non si sia spesa una sola parola per raccontare la triste vicenda che ha colpito anni fa Adam, un bambino russo adottato da una coppia gay con il meccanismo della stepchild adoption.
Mark J. Newton e il suo compagno Peter Truong, due esperti informatici, facevano parte di quell’anello pedopornografico definito Boy Lovers Network, una rete internazionale di pedofili.
La coppia in prima istanza aveva prima cercato una madre surrogata negli Stati Uniti, senza riuscirci, poi avevano deciso di rivolgersi a una donna russa che aveva accettato, dietro pagamento di 8000 dollari, di prestare l’utero per poter mettere al mondo il “loro” bambino. Il padre biologico del piccolo Adam è Mark Newton, mentre Peter Truong era considerato il padre adottivo. Il neonato è stato consegnato alla coppia solo cinque giorni dopo il parto, nel 2005.
Una volta rientrata negli USA la coppia ha riempito le reti televisive con le loro interviste in cui raccontavano la storia di come erano riusciti, attraverso la rete, a trovare la madre surrogata che aveva permesso loro di coronare il sogno di diventare papà.
Il bambino aveva solo 22 mesi quando venne abusato dai ‘genitori’ per la prima volta. Da quel momento in poi gli abusi si sono susseguiti e quello che accadeva in quella ‘famiglia’ sui generis veniva videoregistrato e immesso nella rete del circolo pedopornografico.
In un momento successivo il bambino è stato anche messo a disposizione di altri membri dello stesso circolo di pedofili in Australia, Francia, Germania e negli Stati Uniti.
Il primo arresto di Newton e Truong è avvenuto nell’estate del 2011 dopo che la polizia australiana aveva scoperto del materiale pedopornografico che ritraeva la coppia con il bambino, materiale che era stato trovato in possesso di cultori australiani dello specifico orientamento sessuale.
All’inizio i due avevano affermato che il loro arresto era legato solo al fatto di essere una coppia gay, affermazione prontamente smentita dall’ispettore Jon Rouse che dirigeva la task force antipedofilia Argos, il quale ha dichiarato all’emittente Seven News: “Se si fa del male a un bambino, non mi interessa il genere di chi compie l’azione. Il nostro interesse è il bambino e non la vostra preferenza sessuale”.
Mark Newton è stato condannato a 40 anni di carcere per abusi sessuali commessi su un bambino russo adottato, mentre il suo compagno Peter Truong è stato condannato a 30 anni di reclusione, sempre negli Stati Uniti.
“Essere padre è stato un onore e un privilegio che ha scandito i migliori sei anni della mia vita”, ha affermato Newton poco prima della lettura della sentenza che lo condannava.
A questo punto sorge una domanda: nel momento in cui la Chiesa Cattolica è sotto assedio per gli scandali sulla pedofilia accaduti trenta o quaranta anni fa, come mai invece questa notizia non riesce ad emergere in Italia?
 
 
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Teramo: la “teoria gender” divide la maggioranza. Ecco come la pensano i consiglieri comunali

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Segnalazione e commento di Pietro Ferrari

Un Comune amministrato dal centrodestra boccia la mozione contro il gender per faide di coalizione. A seguito del voto della Regione Abruzzo (amministrata dal centrosinistra) sembrava che a Teramo la mozione dovesse passare senza alcun problema, ma i veti incrociati per miopi ‘illogiche’ all’interno della sgangherata compagine del centrodestra hanno prodotto la bocciatura. Una vergogna che resterà a caratteri cubitali nella storia politica locale.

Gianluca-Pomante-foto-webIl Miur ha inviato a tutti i dirigenti scolastici una circolare in cui si ribadisce che la «Buona scuola» non introduce la teoria Gender (una presunta ideologia Renzi sulla scuola compie una truffa culturale ha detto Giannini – Ci tuteleremo con gli strumenti a nostra disposizione, anche per vie legali». «Spero che siano sufficiente -continua- ove si continuasse ad incriminare la legge studieremo quali strumenti adottare».
In realtà gli studi di genere, lungi dal sostenere che ciascuno può scegliere la sua identità o il suo orientamento sessuale, indagano come le differenze sessuali abbiano influenzato le categorie mentali e istituzionali e le divisioni sociali del mondo (fatte passare come fossero un fatto di natura). Ma sono stati strumentalmente usati dai conservatori che hanno bollato come «teoria di gender» i corsi contro gli stereotipi di genere per favorire le pari opportunità delle donne e quelli contro l’omofobia e il bullismo anti gay.
E domani si tornerà a parlare di questa teoria con un ordine del giorno del consigliere Gianluca Pomantecondiviso anche da gran parte dei consiglieri di Futuro In perchè riprende in gran parte la risoluzione presentata da Paolo Gatti e dal centrodestra in Regione condiviso anche dalla maggioranza contro la teoria Gender. Pomante ha preferito rimodulare l’ordine del giorno che arriva dal consiglio comunale del mese scorso accogliendo il consiglio del Sindaco Brucchi che citava proprio Gatti.

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Il filosofo Fusaro cita Gramsci per commentare la nascita del ‘figlio’ di Vendola

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Segnalazione di Angelo Abis

Sottolamole_GramsciDiego Fusaro, un giovane filosofo torinese, commentando su facebook la vicenda della nascita, in una clinica californiana, del figlio di Nichi Vendola e di Ed Testa (padre biologico del bambino, mentre la madre genetica, donatrice dell’ovulo, sarebbe californiana e l’utero sarebbe quello di una donna indonesiana) ha utilizzato un brano scritto il 6 giugno 1918 da Antonio Gramsci, intitolato Merce”, dedicandolo “a tutti quelli che pensano di essere di sinistra perché, con il compagno Nichi difendono l’utero in affitto, ossia una pratica abominevole, classista e mercificante, ricordo questo passaggio di Antonio Gramsci”. (red)
«Il dottor Voronoff ha già annunziato la possibilità dell’innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all’attività esploratrice dell’iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l’organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l’eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch’essi, prodotto genuino dell’azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce. La vita, tutta la vita, non solo l’attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell’attività, si distacca dall’anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno».
Antonio Gramsci (dalla raccolta “Sotto la mole 1916 – 1920”)

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