ABBASSO HALLOWEEN! RIPRENDIAMOCI LA FESTA DI OGNISSANTI

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di Franco Cardini

Tra le vecchie consuetudini ormai in disuso delle nostre campagne e delle nostre città c’era quella secondo la quale nella sera del 10 novembre – ai vespri della festa di san Martino cavaliere, benefattore dei poveri (a uno infreddolito, com’è noto, donò metà mantello) quindi vescovo di Tours e patrono della gente franca – i bambini andavano in giro percotendo pentole e tegami e chiedendo con rumorosa, allegra cortesia un po’ di dolci in regalo. A Venezia i bravi pasticceri fanno ancora il “cavallo di san Martino” coperto di cotognata o di cioccolato.

Era una bella tradizione. In autunno, negli ultimi giorni ancora miti – “l’estate di san Martino”, appunto – ci si preparava a svernare, non senza un ricordo per i poveri. Al santo cavaliere di Tours, appunto in onore del celebre episodio che lo aveva visto donatore generoso, erano intitolati molti ospizi; a Firenze c’era l’oratorio di san Martino – a un passo dalla “Casa di Dante”, con splendidi affreschi quattrocenteschi – dove si somministrava la carità ai “poveri vergognosi”, quelli cioè che – per esser magari caduti in povertà da posizioni di rilievo e di dignità sociale – mancavano del coraggio necessario a stender la mano. Continua a leggere

Il sonno dell’etica genera mostri

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di Claudia Vergella

Il sonno dell'etica genera mostri

Fonte: Appello al Popolo

Il sonno della ragione genera un adulto simile ad un bambino capriccioso, attratto da immagini, colori, suoni anche caotici e preso dal soddisfacimento di bisogni primari e materiali. Il sonno della ragione nella società attuale è facilitato dal ritmo veloce cui siamo ormai avvezzi nello svolgimento delle attività lavorative e di svago. Nel bambino la continua e veloce esposizione a stimoli esterni sottrae la sensazione della noia (ben nota ai bambini e agli adolescenti delle passate generazioni), utile perché porta con sé la necessità di applicarsi per risolverla, con benefici effetti sulla creatività e sulla capacità di diventare autonomi (cioè capaci di organizzare da sé la propria vita). Dei benefici della noia sui bambini si è occupata la pedagogia. Continua a leggere

Molti pensano che per convivere non sia necessario sposarsi

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Altra autrice finita nel mirino degli Antifa per il libro “Quando eravamo femmine” di Costanza Miriano. Oggi anche questo testo è nel catalogo della Biblioteca Civica di Verona, assieme agli altri 14 regalati dal Consigliere Andrea Bacciga
Invece io cerco ancora di convincere le mie amiche a sposarsi, gli amici a perdonare una moglie che ha tradito, le coppie a ricominciare
di Costanza Miriano

Qualche giorno fa un collega supercattolicone, di quelli che non si perdono un discorso del Papa e hanno le encicliche sul comodino e Introduzione al cristianesimo sotto il cuscino, ha detto a un amico convivente – non divorziato, convivente e basta – che in fondo se non se la sente perché dovrebbe sposarsi, che alla fine non conviene neanche fiscalmente, “tanto Papa Francesco con Amoris laetitia sta facendo molte aperture sulle convivenze”. Se la pensa così il collega superformato, cattolico, colto e catechizzato, possiamo esser certi, come ognuno di noi lo è, che l’uomo della strada ha già archiviato la pratica da tempo. “Il matrimonio non cambia molto le cose se c’è un sentimento sincero, la volontà di aiutarsi ed essersi fedeli”, questa purtroppo è la ricezione di Amoris Laetitia.
Ma io sono stata bravissima. Non ho tirato fuori la katana col mio collega. Non ho emesso vapori come un geyser dal naso, Sembravo padrona di me. È che se mi arrabbio finisce sempre che mi becco della “rigida” della farisea, della fratella maggiore. Adesso sono tranquillissima, lo assicuro, me la sento. Vorrei spiegare questo. Continua a leggere

L’antisemitismo usato come arma

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di Israel Shamir

L’antisemitismo usato come arma

Fonte: Comedonchisciotte

La Palestina con i suoi meravigliosi paesaggi rocciosi ed i venerati antichi ulivi, alcuni dei quali piantati dalle mani di Maria, Madre di Cristo, la contadina palestinese che possedeva un frutteto vicino all’attuale Convento Cremisan di Beit Jalla, che porta ancora il suo nome. La Palestina con la sua robusta gente di montagna, magra, abbronzata e con occhi azzurri, la mia seconda o forse prima patria, da dove scrivo queste righe. La Palestina luogo raro nel mondo, dove la gente non ha paura di pronunciare la parola “ebreo”.

Ghassan Abdulla, un mio amico palestinese, ex professore di chimica ora in pensione – siamo diventati amici anni fa mentre cercavamo di promuovere l’idea di uno Stato Unico per tutti gli abitanti della Terra Santa di qualsiasi fede, un’idea universalmente accettata in tutto il mondo, certamente in Stati Uniti, Regno Unito, Russia e Francia, ma ancora considerata estrema qui – ebbene, questo Abdulla spesso riceve ospiti da Germania ed Austria, dato che sua moglie proviene dalla Svizzera tedesca. Questi sono scioccati quando sentono la parola “ebreo”, soprattutto con una connotazione negativa, come in “Gli ebrei non ci permettono di avere acqua” o “Gli ebrei non ci permettono di usare l’aeroporto”, “Gli ebrei hanno dichiarato un assedio ed ora non possiamo andare in chiesa”, “Gli ebrei hanno sparato ai bambini all’incrocio” e tante frasi simili, troppo frequenti in un paese in cui gli ebrei dominano ed i Gentili ubbidiscono o muoiono. Gli ospiti tedeschi cercano sempre di minimizzare, mormorando “Di sicuro non tutti gli ebrei”, o “Amiamo gli ebrei”, o qualcosa di altrettanto sciocco. Continua a leggere

LA CHIESA NEGLI ULTIMI 70 ANNI SI È AVVALSA SOLAMENTE UNA VOLTA DELL’INFALLIBILITÀ?

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0208m11aScritto e segnalato da Carlo Maria Di Pietro

Negli ambienti di “tradizionalismo” e di “resistenza” al Vaticano II, molti sostengono che i Pontefici, negli ultimi 70 anni, si sarebbero avvalsi dell’infallibilità promessa da Cristo solo all’atto della proclamazione del Dogma dell’Assunzione della Vergine Maria in anima e corpo (1° novembre 1950, MUNIFICENTISSIMUS DEUS, Papa Pio XII). Dunque solamente una volta in 70 anni. Alcuni ammettono altre eccezioni, ossia «ogni qual volta i Pontefici hanno confermato una dottrina già infallibilmente definita». E quando hanno preteso di definire un qualcosa di diverso? Non si può negare che abbiano definito, tuttavia non si può ammettere che sia stata loro garantita l’infallibilità, poiché hanno definito il falso, ossia qualcosa che la Chiesa aveva già condannato. Cosa c’è di vero dietro queste affermazioni? Subito denuncio la falsità della prima proposizione. Ossia NON è vero che i Pontefici, negli ultimi 70 anni, si sono avvalsi dell’infallibilità promessa da Cristo solo all’atto della proclamazione del Dogma dell’Assunzione.

Analizziamo brevemente la questione. «Per fede divina e cattolica deve essere creduto tutto ciò che è contenuto nella Parola di Dio scritta o tramandata per tradizione, e che la Chiesa, sia con solenne Sentenza sia col Magistero ordinario e universale, ci propone a credere come rivelato da Dio». Il dogma è, pertanto, una dottrina oppure un’affermazione che esprime un Giudizio comunicato agli altri mediante l’insegnamento dalla Cattedra. Continua a leggere

Orizzonte dell’Impero ideale

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di Alexander Dugin

Orizzonte dell'Impero ideale

Fonte: geopolitica

I filosofi voleranno e guideranno delfini, che saranno filosofi anch’essi.

A volte si può sentire da parte della critica il rimprovero che la Quarta Teoria Politica non dia un’immagine positiva del futuro, operando al contrario con ciò che ai più sembrano “astrazioni”. Vorrei rispondere a questa critica e precisare come vedo il futuro.

Quanto segue è, naturalmente, non più di una metafora scientifica. Ecco come dovrebbe diventare la società e il mondo, dopo la vittoria o anche nel corso della lotta per la Quarta Teoria Politica.

La società dovrebbe essere strutturata in una forma gerarchica basata su un principio eidetico-esistenziale, vale a dire il grado di intensità a cui si vive l’eidetico dovrebbe essere al centro del criterio gerarchico. Ciò concerne i diversi piani o gradi dell’esistenza degli Angeli. Bisogna accettare come un dogma che non sono gli uomini a vivere, bensì è un Angelo a vivere attraverso di noi, e più è luminoso e più intensamente egli vive attraverso di noi, maggiore è il livello gerarchico di colui attraverso il quale egli vive, e, di conseguenza, minore è l’elemento individuale di colui attraverso il quale egli vive. L’Angelo e l’ego sono presenti nell’uomo in modo inversamente proporzionale: più grande è l’Angelo, minore è l’ego. Più un uomo è modesto e ascetico, minore è il suo elemento individuale, più alto è il rango che occupa nella vera gerarchia. Nel più elevato degli uomini non vi dovrebbe esser niente di individuale, egoistico e materiale. La sua ricchezza deve essere ridotta al minimo, minimizzata. Il monachesimo è un esempio antropologico. L’autorità, il livello gerarchico e il potere aumentano proporzionalmente all’abolizione dell’elemento individuale e dagli sforzi ascetici deriva il bagliore. Un buon governatore è colui che non vuole niente per sé. Al contrario, egli ha tutto, ma ciò è assunto in aggregazione ed eideticamente, arricchendo massimamente l’aspetto interiore dell’esistenza. Qualcosa di simile è stata incarnata nel Medioevo nella teoria del “secondo corpo del re” [1].

Le persone che hanno conosciuto Stalin da vicino, hanno testimoniato la sua estrema semplicità nella vita quotidiana; ad esempio, raccontano di come lui, al culmine del potere, preferisse dormire su una branda. Un altro governante comunista su scala imperiale, Mao Zedong, cercava di non toccare mai il denaro, che odiava fisicamente. Il solo pensiero del denaro o del toccarlo gli provocava un dolore fisico. Questi sono segni della vicinanza di una presenza angelica. Questi sono anche i segni di un buon governante. Qualsiasi contatto con il materiale causerebbe naturalmente dolore e disgusto nelle figure più alte di Platonopoli (Città dei Filosofi) costruita sui principi esistenziali. Per questo motivo, ai sacerdoti e ai governanti di molte religioni è stato vietato di impegnarsi nel lavoro fisico e talvolta persino di entrare in contatto con gli oggetti materiali nella loro forma naturale, cioè prima che venissero lavorati nei modi sacri. Il divieto del lavoro fisico è persistito fino ad oggi nell’Ortodossia nei confronti dei sacerdoti.

Così, alla testa vi è il re filosofo, che rappresenta un essere in cui non vi è individualità. Il re filosofo, uno Zar filosofico, non differisce sostanzialmente dall’incarnazione di quest’Angelo personale. È visto come tale. E, infatti, se consideriamo l’idea monarchica e imperiale, vediamo echi di questa particolare teoria, dove il re era polo metonimico di tutta la società, di tutta la cultura e dell’intero popolo. Il re è l’Angelo, l’intero popolo. Egli è una persona vera, superiore sia all’individuo, sia al collettivo o alla società. Di qui la santificazione dei re, fino alla loro divinizzazione (nell’antico Egitto, in Babilonia, nell’antico Iran, ecc.).

Il fatto che ognuno è un potenziale re, nell’ortodossia ricorda il rito delle nozze, quando la sposa e lo sposo detengono la corona reale. Per sua natura l’uomo è homo regius; nella misura in cui egli è un uomo, esattamente nella stessa misura egli è il re e l’Angelo.

Lo Stato dovrebbe essere governato da un re filosofo, che è assolutamente trasparente, privo di proprietà individuali. Il suo elemento individuale dovrebbe essere così minuscolo che sarebbe auspicabile nascondere tutto ciò che lo ricorda, compreso il suo corpo, la sua immagine, ecc. Sarebbe meglio se nessuno vedesse il re filosofo come qualcosa di esterno. Tutti dovrebbero riconoscerlo come un governante interiore, come un “ospite interno”.

Il re filosofo dovrà essere nascosto. Inoltre, la sua esistenza dovrà essere così intensa da trascenderne i limiti. Egli agirà senza agire (il perfetto sovrano, nell’ideale taoista, è colui che svolge una non-azione, Wu-Wei). Data la sua diretta e profonda connessione con l’apofatico, egli non esisterà nell’esistente o, viceversa, esisterà nel non esistente. Il re filosofo è come se non fosse, e non è come se fosse. Egli dovrà essere calmo, trasparente, sempre aperto all’abisso che egli rappresenta nella Platonopoli della Quarta Teoria Politica. Probabilmente comunicherà con la gente da dietro un velo, dalle profondità di una grotta, o addirittura per mezzo di un oracolo. Egli non dovrà né parlare né tacere, ma solo inviare segni, parafrasando quanto disse Eraclito nel frammento 93 della Pizia di Delfi: ὁ ἄναξ οὗ τὸ μαντεῖόν ἐστι τὸ ἐν Δελφοῖς, οὔτε λέγει οὔτε κρύπτει ἂλλὰ σημαίνει. Per Eraclito è importante che: Οὔτε λέγει οὔτε κρύπτει ἂλλὰ σημαίνει – «non dice e non nasconde, ma trasmette significati / segni». Il significato si situa tra la parola e il silenzio. Il re filosofo opera con segni-significati, in semi silenzio, nel leggero sussurro regale da cui il significato viene trasmesso direttamente, come lo spirito aleggia.

Il re filosofo siede al centro di Platonopoli; egli è Platonopoli. In essa – come in un luogo sacro – si verifica l’epifania dell’uomo.

Inoltre, il re filosofo sarà circondato da altri filosofi, da sacerdoti sacri che vivono un’esistenza angelica. Questi possono essere monaci, asceti, contemplatori, sognatori, matematici, o persone immerse nella contemplazione dell’assoluto inutile, di cui nessuno ha bisogno. Aristotele diceva che v’è una conoscenza utile (φρόνησις) che si moltiplica nel corso degli anni e raggiunge il valore massimo nella vecchiaia, e una conoscenza inutile (σοφία), immediatamente accessibile indipendentemente dall’età, e che non è incrementale o declinante, che non serve qualcos’altro, ma è autonoma e autosufficiente. Per Aristotele, la conoscenza inutile, la saggezza (σοφία), era la più alta e aristocratica. I governanti di Platonopoli devono essere personalità sofiste.

I filosofi voleranno e guideranno delfini, che saranno filosofi anch’essi.

Su tutto si leverà il Grande Corvo.

Al livello inferiore vi sono i “berserkers” [feroci guerrieri scandinavi che avevano fatto giuramento al dio Odino, da loro adorato, NdT], i baroni guerrieri. Sono le guardie, i “Guardiani dell’Essere” (Heidegger). I guerrieri saranno estremamente spaventosi, terrificanti, di modo che nessuno vorrà affrontarli. Sotto l’esercito serviranno aggressivi Draghi da combattimento.

Chi c’è più in basso? Gli artigiani? Propongo di non riconoscere tale casta. La terza casta sarà quella dei poeti e degli agricoltori.

La produzione è poesia. Artocrazia (principio di Wagner). Gli uomini dovranno nutrirsi di opere d’arte.

L’arte è il guscio più grezzo di un’idea, la sua materializzazione, la sua sagoma. Nella nostra politica, qualsiasi oggetto dovrebbe essere innanzitutto bello. Gli oggetti non belli saranno soggetti a distruzione.

L’economia sarà abolita e gli economisti saranno licenziati.

Anche la proprietà privata sarà abolita. Il sole brillerà. La terra e il tempo apparterranno all’Eidos. Non ci saranno né banche né grandi possedimenti. Rilke e Heidegger parlano di questo come “il trasferimento dei pesi dalle mani del mercante alle mani dell’angelo”.

Ci saranno automobili, ma solo molto, molto belle.

Una delle arti più importanti sarà l’arte della danza. La danza diventerà un dovere politico. Tutti balleranno in cerchio; saranno inoltre promossi il tango, twist, bossa nova, che diventeranno obbligatori. Tutti dovrebbero poter ballare e i funzionari, come in Cina, dovranno inoltre disegnare e comporre poesie.

Verso i contadini ci sarà un atteggiamento votato alla sacralità. Tutta la vita sarà modellata per adattarsi ai contadini. Tutto per i contadini. La popolazione sarà pastorale e coltivatrice. L’agricoltura, il grano, l’uva, la cottura, i pani, così come i tori, le mucche, le pecore e le capre saranno elevati allo stato dell’ideologia statale. Alla vista di una spiga di grano o di un asino, per non parlare di un agricoltore o di un pastore, tutti i cittadini di Platonopoli dovranno accoglierli con il canto. A guidare l’umanità saranno il Pane e il Vino. Tori parlanti con la luna tra le corna serviranno Pane e Vino ai viaggiatori stanchi.

Tutto intorno ci saranno giardini e foreste, così come animali selvatici insieme agli animali domestici. I lupi padroneggeranno i lavori manuali e aiuteranno i contadini a riparare i carri e cantare canzoni.

I contadini avranno barbe enormi che si intrecceranno con orecchie mature. Gli orsi, i più intelligenti dei fratelli della foresta, lavoreranno anche i campi. I maiali si nutriranno da se o eleggeranno un comandante maiale.

Le donne saranno fornite di vasi di terracotta con latte fresco e avranno enormi cappelli straordinariamente belli.

Questa è la visione verticale della società.

Passiamo ora alla visione orizzontale.

Sarà un impero enorme.  La ricchezza del paesaggio e la varietà delle politiche saranno intrinseche allo Stato.  Il principio dell’Impero dovrà essere riabilitato. Oltre al sistema trifunzionale (filosofi, guerrieri e contadini), l’Impero potrà includere enclavi delle più diverse creature – amazzoni, esseri a due teste, senza testa, uccelli con zampe, gitani, Evenchi [popolo nomade della Siberia, NdT], ecc. Forse anche la repubblica delle sirene, consigli forestali o Veche [le Veche è assemblee popolari nei villaggi medievali slavi, NdT] gestiti dall’assemblea di Domoviye [Il domovoj (in russo “quello della casa”) è nella mitologia slava uno spirito tutelare, creatura maschile di piccola taglia e coperta di peli che alligna tra le mura domestiche e protegge l’unità familiare, NdT] e di Leshy [“quello dalla foresta”, divinità tutelare della foresta nella mitologia slava, NdT]. Possiamo immaginare anche un congresso degli Angeli o del Kurultai Tataro [il kurultai è un consiglio politico e militare di antichi capi turchi e khans (da “kurul”, riunione/assemblaggio nelle lingue turche), NdT].

La pluralità di tipologie di creatività politica e antropologica dovrebbe essere incoraggiata.

La TV e la stampa saranno cancellate, in quanto sputano in continuazione sciocchezze senza senso.

L’abbigliamento avrà un proprio significato. Il corpo è l’involucro degli eidos, e l’abbigliamento è l’involucro del corpo. Tutti avranno vestiti diversi, ma tutti colorati e sorprendentemente belli, in modo che la gente presti gli attenzione. La gente noterà i vestiti e giudicherà sulla base dei vestiti. Ci sarà un culto assoluto dell’abbigliamento. La gente spenderà la maggior parte del tempo per prendere e cambiare vestiti.

Il cibo sarà il più ecologicamente puro, e sarà distribuito gratuitamente, come un dono. Ci saranno molte salsicce, formaggi, e anche nocciole nell’Impero.

Per quanto riguarda il genere, le donne saranno onorate nell’Impero, perché sono più interessanti degli uomini (e più belle). Gli uomini non saranno sconvolti da questo, perché l’invidia sarà abolita per decreto (il primo decreto sarà l’abolizione dell’invidia, della gelosia e della proprietà; l’invidia e la gelosia saranno punite con tre colpi di edera per uno sguardo invidioso e sei per una parola di gelosia).

Le donne ameranno l’Impero e lo apprezzeranno ogni mattina, incontrando il sole.

La morale cambierà: la parola “male” sarà esclusa dal lessico insieme a tutte le espressioni cattive: al loro posto verrà introdotto il concetto graduale di “meno buono”. Un uomo meno buono rubava il pane al mercato. Egli merita meno amore e meno considerazione rispetto a chi ha chiesto il pane e gli è subito stato dato. Con un sorriso gentile.

Al funerale, ognuno sorriderà e riderà, perché se questo mondo è così bello, figurarsi il prossimo … E poi la morte sarà interpretata come un ritorno all’Eidos (επιστροφή).

Non ci saranno leggi. Chi è intelligente, coraggioso e bello, è dalla parte della ragione.

L’educazione combinerà alta metafisica, teologia, angelologia, ed Heideggerianismo per la più piccola scuola di Kyoto. Questo sarà insegnato a tutti.

I guerrieri saranno inoltre addestrati in ginnastica e pattinaggio artistico.

I poeti impareranno lingue diverse, da 10 a 15 ciascuno.

I contadini non avranno nulla da farsi insegnare oltre al bossa nova e al tango. Essi sono già saggi con il loro lavoro sacro.

Questa è approssimativamente la società che ci proponiamo di creare come obiettivo della Quarta Teoria Politica.
[1] Ernst Kantorowicz, “The King’s Two Bodies A Study in Medieval Political Theology.” Moscow: Izdatelstvo Instituta Gaidara, 2013.

Traduttore: Donato Mancuso

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Dismisura, la marcia infernale del progresso

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Evidentemente, si può o si deve non essere d’accordo con l’autore. Ma una persona adulta e consapevole lo può leggere.

di Franco G. Freda

Dismisura, la marcia infernale del progresso

Fonte: Edizioni di Ar

Pubblicato dalle Editions Stock nel 2014 con il titolo di Una question de taille, il libro di Olivier Rey è apparso in lingua italiana nel 2016, lodevolmente curato per i tipi di Controcorrente da Giuseppe Giaccio, adottando il nome (vero compendio del ‘titolo dell’oro’ contenuto nel suo testo): Dismisura.La marcia infernale del progresso. Ho scoperto questo libro diverso tempo dopo che era stato esposto sugli scaffali dell’Adel Libreria Ar. Ne avevo notato il volume, ma ci giravo intorno, dubbioso e indeciso se prenderlo in mano, distratto da altri volumi o da altre copertine di cartanera. Alla fine ho troncato l’esitazione accidiosa e ho cominciato ad affrontarlo. Prima odorandolo, dall’usma immediata sono poi passato a toccarne le pagine, poi ancora a scrutare i caratteri di stampa  ‒per concludere l’ispezione in quella che vorrei chiamare una mira, contemplativa, del ‘carattere’ del libro. Un carattere che, ai miei occhi, si mostra sincero, serio, sereno nell’esaminare i disturbi della modernità a noi contemporanea (armata di speroni, si duole l’Autore, ma disarmata di redini). Questo non è libro da negotium  ‒quindi la mia raccomandazione non risente delle caratteristiche dei “consigli per gli acquisti”. E’ una esortazione, invece, a leggerlo, in quanto libro da otium, benefico perché ‘inutile’; proprio per questo motivo, invito quei lettori che ne abbiano già letto a dare notizia della vita di tale scrittura a quanti siano meritevoli della sua lettura  ‒e a donarne un esemplare a quelli che lo meritino ‘in regalo’ (lo farò anch’io, per la prossima festa dei Morti). La mia è pure, per simmetria, una esortazione a non-leggerlo: rivolta a chi non venga attratto dall’esercizio del pensiero, ovvero dalla disciplina di capire, e cercar di comprendere, le risposte date da Olivier Rey ai quesiti che egli pone a se stesso (e a numerosi altri autori: in particolare a Ivan Illich e poi a Leopold Kohr, a Simmel, a Nietzsche, a Galilei, a Comte, per citarne solo alcuni)   ‒e agli stessi interrogativi che a Olivier Rey avanzerà invece il lettore in cerca di cure per purgarsi di certa mestizia fastidiosamente umana. Infatti è per quest’ultimo  ‒per chi, nonostante l’aggressione di innumerevoli artifici che puntano a piegarlo, sia rimasto ‘semplice e misurato’‒   che questo testo traboccante di preziose considerazioni ‘naturali’ è stato scritto in francese e ben trascritto in italiano.

Vale la pena di citarne alcune righe, per dare una impressione della natura dei pensieri di Olivier Rey. Dopo aver notato, assai opportunamente, che il senso suscitato dalla modernità “non è lo sviluppo, o la maturazione, ma il gonfiore”; che nella modernità per giunta è scomparsa la stessa “invidia degli dèi” (“Gli uomini di una volta dovevano stare attenti a non offendere gli dèi per troppo orgoglio, e a calmarne i moti di gelosia con sacrifici. Se oggi non facciamo più sacrifici, forse è perché non c’è più alcun rischio che gli dèi, guardandoci, provino la minima smania di gelosia.”); dopo aver rilevato questo, l’Autore spiega con una metafora la sua previsione: “L’idea di una fine della storia |.| non manca di pertinenza per caratterizzare la nostra epoca |…| nella misura in cui quello che ci succede non ha più la forma della storia, bensì quello di un gigantesco processo, come un titanico scivolamento di terreno di cui occorre attendere la fine affinché i superstiti possano ritrovare stabilità.”

Poiché sta per irrompere in quest’autunno il ricordo centenario di una insurrezione euroasiatica, la rivoluzione sovietica, invitiamo infine il futuro lettore del  libro ad applicare la propria cerca disincantata alle righe di pagina 185: dove si parla male della madre euroccidentale del bolscevismo russo  ‒quella che i suoi ostinati drudi odierni (ormai francesi solo di lingua) continuano, con ‘franca’ (e non-sregolata, non-delirante) albagìa, a chiamare “la Révolution”.

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Renzi e Berlusconi sono uguali. Ed è un problema per entrambi

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Segnalazione Linkiesta

Renzi e Berlusconi sono uguali (ed è un problema per entrambi)

La contrapposizione destra/sinistra? Dimenticatela, almeno per queste elezioni. Pd e Forza Italia si rivolgeranno agli stessi elettori. Una caccia senza esclusione di colpi al voto moderato in cui gli unici due partiti che possono governare assieme rischiano di cannibalizzarsi a vicenda. (di Flavia Perina, LEGGI) Continua a leggere

Donatismo e Simonia

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Risultati immagini per donatismoGiungono da più parti domande e dubbi di questa natura: è lecito andare a Messa da sacerdoti ritenuti indegni per vari motivi? La risposta che dà la Chiesa è SI’! L’articolo che segue e’ scritto per questo sito, ma può essere liberamente ripreso, citando la fonte.

di Fra Leone da Bagnoregio

In alcuni ambienti non è ben chiara ancora la dottrina della Chiesa relativamente alla validità dei Sacramenti amministrati da ministri indegni, oppure secondo il parere di qualcuno facenti parte di sètte acattoliche o addirittura contrarie alla Chiesa come la Massoneria.

A mettere in dubbio la validità dei sacramenti in base alla dignità dei ministri furono per primi alcuni vescovi della Chiesa Africana, già ai tempi delle persecuzioni ed in particolar modo a quella di Diocleziano.

Questi vescovi insegnavano che coloro che si fossero sottratti al martirio erano fuori dalla Chiesa e tanto più se avessero consegnato i fratelli o i libri e gli arredi sacri ai pagani, la parola traditore deriva, dal etimologicamente dal verbo latino “tradere” ossia consegnare. Continua a leggere

Strage di Las Vegas: la società americana genera folli

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di Fabrizio Marchi

Strage di Las Vegas: la società americana genera folli

Fonte: L’interferenza

La società americana è guasta. E’ evidente e ci sarebbe ben poco altro da aggiungere per commentare l’ennesima strage dell’ennesimo folle che sale sopra un tetto e spara sulla folla. Episodi simili e di quelle dimensioni accadono così di frequente soltanto negli USA. E non può essere casuale.

Ci sono diverse ragioni per spiegare questo fenomeno. In America si può acquistare un’arma con la stessa facilità con cui si possono comprare il pane e la mortadella dal droghiere. Non ricordo neanche il numero delle armi che circolano negli Stati Uniti, ma sono decine e decine di milioni (se non centinaia di milioni) le persone armate. Del resto, l’industria militare è una delle più fiorenti in quel paese e l’apparato militare-industriale è uno dei mattoni fondamentali del sistema di potere USA. Impensabile, dunque, che la vendita delle armi possa essere non solo vietata ma anche circoscritta o limitata. Continua a leggere

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