Overdose di diritti senza limiti né doveri

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di Marcello Veneziani

Overdose di diritti senza limiti né doveri

Fonte: Heliopolis

Marcello Veneziani non ha bisogno di presentazioni. Attualmente è editorialista de Il Tempo di Roma. Ha scritto per numerosissime testate ed ha fondato e diretto riviste, tra le quali L’Italia settimanale. È autore di una trentina di volumi, prevalentemente di saggistica, che spaziano dalla filosofia alla storia, dalla cultura politica a riflessioni sul mito. La sua opera di maggior respiro teorico è sicuramente La Rivoluzione conservatrice in Italia, (Sugarco, 2012).

Il tentativo di Veneziani, animato dall’ottimismo della volontà, è apparso a qualche osservatore scontrarsi con il pessimismo della ragione. Eppure, in tale contesto, Veneziani ha prodotto opere degne di nota. Innanzitutto, Lettera agli italiani, (Marsilio, 2015), che l’autore ha poi trasformato in performance teatrale accompagnata da immagini evocative. La lettera è stata rappresentata sui palcoscenici di molte città italiane con il fine di risvegliare lo spirito comunitario di un popolo dimentico della propria storia e del proprio destino. Alla luce del mito, (Marsilio,2016), libro essenziale, dal quale si evince l’esistenza, al di là della ferialità dei giorni che viviamo, di una vita Altra, grande, luminosa, testimoniata dal mito.

Per la nuova testata on-line Heliopolis.com abbiamo sentito la necessità di porre a Veneziani alcune domande sui suoi due libri più recenti: Tramonti. Un mondo finisce e un altro non inizia, nelle librerie per i tipi della Giubilei Regnani e Imperdonabili, edito da Marsilio. Nel primo, egli discute le ragioni della crisi nella quale ci dibattiamo in quanto italiani ed europei, nel secondo, silloge di “medaglioni” dedicati a grandi figure intellettuali del Novecento, presenta la cultura alla luce della quale risulta possibile pensare un ‘Nuovo Inizio’. Lo ringraziamo per la disponibilità. Continua a leggere

Il presepe, stupore e stupidità

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di Marcello Veneziani

Il presepe, stupore e stupidità

Fonte: Marcello Veneziani

Il giorno dell’Immacolata, a casa mia, facevamo il presepe e io continuo a casa mia la tradizione. Qualche giorno dopo lo facevamo a scuola ed era un bel momento di tenerezza comunitaria, di ricreazione con la maestra e di confronto puerile tra diverse piccole tradizioni famigliari.

Vorrei dire ai cretini che aboliscono il presepe per non offendere i non-cristiani, cosa si perdono e cosa fanno perdere ai bambini.

Il presepe era la nascita di un Bambino, di una famiglia, di una comunità. Era il calore in pieno inverno, era il cielo stellato nel gelo di dicembre, era la luce al buio della notte. Il presepe consacrava la famiglia, quella composta da padre, madre e figlio, e celebrava la casa, anche se ricordava una nuda grotta, domicilio provvisorio.

Il presepe era un esempio magico di edilizia sacra, tramite un lavoro collettivo; bambini di ceto diverso e capacità diversa insieme costruivano una miniatura di universo e umanità, una città di anime e corpi, umili e gloriosi. Continua a leggere

Zizek e Chomsky scaricano l’antifascismo: “Un feticcio”

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di Roberto Vivaldelli

Zizek e Chomsky scaricano l'antifascismo: "Un feticcio"

Fonte: Il Giornale

Zizek e Chomsky contro l’isteria antifascista. La paranoia degli ultimi tempi imposta dall’opinione pubblica liberal sta segnando il dibattito politico, dagli Stati Uniti al Vecchio Continente, Italia compresa.

Dalle polemiche sui monumenti fascisti alla recente manifestazione di Como, anche il nostro Paese è impantanato in una discussione surreale e artificiosa sugli spettri del ventennio e dei suoi eredi. Ma esiste davvero il pericolo di un ritorno del fascismo oppure si tratta di un’isteria montata ad arte? Se i progressisti sono sordi ad ogni tipo di critica mossa da destra, ora sono due importanti intellettuali di riferimento della sinistra mondiale come il filosofo sloveno Slavoj Zizek e il grande linguista americano Noam Chomsky a scaricare gli antifascisti, con due articoli usciti a pochi giorni di distanza sul quotidiano britannico The Independent.

“Antifascismo l’oppio dei popoli”
Per Zizek, il nuovo “oppio dei popoli” di marxiana memoria non è più la religione ma l’antifascismo militante. “Un nuovo spettro sta perseguitando la politica progressista in Europa e negli Stati Uniti, lo spettro del fascismo. Trump negli Stati Uniti, Le Pen in Francia, Orban in Ungheria – sono tutti dipinti come il nuovo male verso il quale dovremmo unire tutte le nostre forza. Ogni minimo dubbio e riserva è immediatamente additato come segnale di collaborazione segreta con il fascismo”, osserva il filosofo marxista. L’antifascismo dunque non è altro che un feticcio agitato in maniera strumentale per incanalare i consensi contro il nemico: “L’immagine demoniaca di una minaccia fascista serve chiaramente come nuovo feticcio politico; feticcio nel senso freudiano del termine, ovvero di un’immagine affascinante la cui funzione è quella di offuscare il vero antagonismo”, afferma il Zizek. Continua a leggere

La scuola che non boccia

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di Francesco Coniglione

La scuola che non boccia

Fonte: Appelloalpopolo

La più parte delle reazioni critiche alla notizia che dal prossimo anno sarà praticamente impossibile bocciare alle scuole medie ed elementari sottolinea come si sia fatto un ulteriore passo in avanti verso la sempre maggiore dequalificazione della scuola e asinizzazione degli studenti, che così, senza lo spauracchio delle bocciature, possono tranquillamente soggiornare nelle classi sino al traguardo delle scuole superiori. Che riceverebbero studenti di tutti i tipi – impreparati e no – e che quindi avrebbero poi le loro difficoltà nella educazione di una così eterogenea popolazione scolastica. Si è fatta invece poca attenzione ad un altro fattore che non ha attinenza con i contenuti appresi o meno, ma con l’habitus che si viene a formare nei ragazzini in così tenera età. Infatti la scuola è sì apprendimento e acquisizione di conoscenze (o “competenze”, per come oggi usano dire i pedagogisti ministeriali), ma questo può avvenire a seguito di un’altra e più fondamentale acquisizione: quella dell’autodisciplina e del carattere. Continua a leggere

“Dante, la Divina Commedia tra Sacra Scrittura, Patristica e Scolastica”, del Prof. Luciano Pranzetti

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di Matteo Castagna

Un nostro caro ed affezionato lettore, il Professor Luciano Pranzetti, mi ha regalato quattro libri di cui è autore, sulla Divina Commedia, sulle figure di Dante e Virgilio. Una quadrilogia con dedica, di cui colgo l’occasione per ringraziare perché si tratta di un grandissimo lavoro di ricerca, che solo chi ama la letteratura e la teologia può scrivere.

Nel primo testo, “DANTE, LA DIVINA COMMEDIA TRA SACRA SCRITTURA, PATRISTICA E SCOLASTICA” (volume I, INFERNO, seconda edizione ampliata) si trova, oltre alle note dell’autore, alla spiegazione dell’iconografia di copertina, alla legenda delle sigle presenti nello studio, un’ampia e particolareggiata introduzione. Continua a leggere

L’Italia del rancore

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di Luigi Tedeschi

L’Italia del rancore

Fonte: Italicum

Un sentimento di rancore diffuso pervade l’Italia: la ripresa alimenta i profitti ma non i redditi di una popolazione afflitta da disoccupazione, precarietà del lavoro, declassamento sociale.

Il Censis certifica: l’Italia è affetta da rancore, diagnosticato come un male sociale che alimenta populismo e sovranismo, se non il fantasma ricorrente del fascismo. I dati macroeconomici evidenziano una crescita del Pil nel 2017 intorno all’1,5%, ripresa trainata dal settore manifatturiero, dall’export e dal turismo. Tuttavia, cresce anche il dissenso sociale, si accentuano le diseguaglianze e il rancore diffuso contro le istituzioni, i partiti, l’Europa. Continua a leggere

Sergio Romano: “La Corea del Nord vuole diventare inattaccabile”

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Sergio Romano: “La Corea del Nord vuole diventare inattaccabile (e non ha tutti i torti)”

Il politologo ed ex ambasciatore commenta le mosse di Kim Jong Un: La strategia di Pyongyang è chiara, vuole contare in Estremo Oriente, e vuole difendersi. Gli Stati Uniti non sono intenzionati a de-nuclearizzare il pianeta. Vogliono, anzi, mantenere il monopolio. (di Tommaso CanettaLEGGI)

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Il piano per distruggere l’uomo

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

La campagna contro la violenza sulle donne in realtà ha come obiettivo la messa all’indice dell’uomo (preferibilmente bianco e occidentale, infatti le femministe davanti all’islam si zittiscono)
di Costanza Miriano

Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?

L’OBIETTIVO È LA MESSA ALL’INDICE DELL’UOMO
Per me è evidente che l’obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne – fenomeno non in aumento ma in flessione – sia la messa all’indice dell’uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c’è un’altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti.
Alle donne che conosco io, per dire, a procurare la vera sofferenza nella stragrande maggioranza dei casi non è stata una violenza o un abuso. Se guardo alla mia storia e a quelle reali di cui so, l’unica vera violenza che ho subito io, per esempio, è stata quella di dover lasciare i figli a quattro mesi di età per non perdere il giro dei contratti da precaria. E già io sono una privilegiata, perché era per fare la giornalista. Ci sono milioni di donne nel mondo che invece che crescere i propri figli devono per necessità stare otto ore al giorno alla cassa di un negozio, anche quando i bambini hanno disperato bisogno di loro perché la legge non considera un diritto della donna obbedire alla propria carne. E’ un diritto uccidere il figlio, non è un diritto allattarlo: a tre mesi il bambino si nutre solo così, e costringere una donna a lavorare – prendere o lasciare – vuol dire interrompere un processo naturale. Anche questa è violenza sulle donne.

I FIGLI E GLI AFFETTI SONO CONSIDERATI UN PESO
E’ violenta la mentalità aggressivamente emancipatoria di cui è imbevuta l’industria dell’intrattenimento, pensata affinché da quando vedi i cartoni a tre anni tu venga convinta che devi liberarti di chissà quali retaggi, che i figli e gli affetti sono un peso, e che prima devi affermarti nel mondo, poi casomai pensare al resto. Le ragazze oggi la ciucciano col biberon questa mentalità. Poi magari a 45 anni sono infelici perché per la maggior parte di loro la vita non è stata una scelta consapevole, ma molto, molto condizionata.
E’ violenta la disapplicazione della 194, che dovrebbe prevedere l’aborto come extrema ratio dopo che si è tentato in ogni modo di salvare il bambino. È violento lasciare una donna sola col suo “problema”, e non fare una cordata intorno a lei che le dica che salvare quella vita è la cosa più importante che una comunità possa fare. E’ violenza sulle donne aver tolto l’obbligo di prescrizione per la contraccezione di emergenza: così oggi si vendono 600mila confezioni all’anno di pillole del giorno dopo, o dei tre giorni, senza ricetta (ma per l’Aulin serve): è violenza lasciare le donne a sbrigarsela da sole, senza assistenza, senza nessuno con cui parlare.
E’ violenza usare l’indignazione contro la violenza per incentivare una mentalità che è contro la profonda natura e quindi contro la felicità delle donne, che poi è esattamente la stessa tecnica che si usa per silenziare i sostenitori dell’antropologia maschio femmina accusandoli di bullismo omofobico.

Nota di BastaBugie: l’articolo sottostante dal titolo “L’obiettivo dell’iperbolica campagna social sulle molestie è la scomparsa dell’uomo” spiega che accusare senza prove è un regresso della civiltà. Le femministe si zittiscono solo davanti all’islam.
Ecco dunque l’articolo completo pubblicato su Tempi il 22 novembre 2017:
Anche in Francia impazza la campagna social che, sulla scorta del caso Weinstein, spinge le donne a mettere sulla piazza digitale abusi, molestie e violenze subiti dagli uomini, accusandoli non nelle sedi appropriate ma su Twitter e Facebook. L’hashtag coniato, l’equivalente dell’inglese #MeToo e dell’italiano #Quellavoltache, è #BalanceTonPorc, fai il nome del tuo maiale. L’obiettivo, più che la denuncia formale, è la gogna.
Intervistato dal Figaro, Alain Finkielkraut commenta preoccupato la nuova moda: «Mi è venuto un colpo quando ho visto l’hashtag. Il fine non giustifica i mezzi, l’emancipazione non può passare dalla delazione, questo va contro ai valori della civiltà. Un avvocato, Marie Dosé, l’ha detto chiaramente: “La colpevolezza non si stabilisce sui social, ma attraverso la giustizia”. Sgravare la parola dalle difficoltà del contraddittorio non è un progresso ma una regressione pericolosa». Secondo l’intellettuale, pur non potendo screditare tutte le testimonianze che appaiono sui social solo perché «non rispettano la forma», e pur ammettendo che «il sessismo evidentemente non è morto», «è assurdo dire che la giustizia resta passiva quando un terzo dei detenuti nelle prigioni francesi sono condannati per crimini e delitti sessuali».
La Francia punisce già dal punto di vista civile e penale le molestie sul luogo di lavoro ma ora si vogliono «gonfiare le cifre abolendo ogni distinzione tra seduzione fallita e aggressione fisica», alimentando la «bulimia del penale». Per Finkielkraut la campagna contro le molestie non è che l’ultimo passaggio di un percorso cominciato con aborto e divorzio, proseguito con la lotta sulla pari dignità salariale fino alla filiazione senza padre garantita dalla fecondazione assistita per lesbiche e donne single (che Macron vuole approvare), che mira in ultima istanza alla scomparsa dell’uomo: «Quando la scomparsa dell’uomo diventa un diritto della donna, si può ancora parlare seriamente di ordine patriarcale?».
L’unica cosa strana per l'”immortale” dell’Academie Française è che le femministe, sempre pronte a denunciare qualsiasi abuso da parte dei maschi bianchi e cristiani, si zittiscono improvvisamente quando si tratta di musulmani, come nel caso di Colonia: «Uno degli obiettivi della campagna #balancetonporc era quello di affogare il pesce dell’islam: nascondere Colonia, nascondere la Chapelle Pajol, i bar vietati alle donne a Sevran o a Rillieux-la-Pape».

 Titolo originale: La vera violenza sulle donne
Fonte: Il Foglio, 25/11/2017

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“Solo il cattolicesimo può salvare la Francia. L’islam non sa cosa sia un ateo”

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"Solo il cattolicesimo può salvare la Francia. L'islam non sa cosa sia un ateo"Segnalazione di Abbondio Dal Bon

Intervista a Michel Houellebecq: “Una religione è più difficile da distruggere di un sistema politico”. Macron? “Un enigma dell’ottimismo”. Scrive lo Spiegel – Valeurs Actuelles (24/11)

In un’intervista rilasciata al settimanale tedesco Spiegel e riadattata da quello francese Valeurs Actuelles, Michel Houellebecq esprime i suoi sentimenti sulla società e la politica francese. Il punto di partenza per la pubblicazione di questa intervista è stato la decisione del Consiglio di stato dello scorso 25 ottobre che ha ordinato la rimozione di una croce a Ploërmel che sovrasta una statua di Giovanni Paolo II. “Fondamentalmente, l’integrazione dei musulmani potrebbe funzionare solo se il cattolicesimo diventasse religione di stato”, sostiene l’autore del controverso romanzo “Soumission”, il libro in cui Houellebecq ha immaginato l’avvento al potere di un partito musulmano. “Occupare il secondo posto, come rispettata minoranza, in uno stato cattolico, i musulmani lo accetterebbero molto più facilmente rispetto alla situazione attuale. Il Profeta Maometto ha lasciato istruzioni sui cristiani, gli ebrei, ma nessuna sugli atei, non poteva immaginare l’esistenza di un ateo”. Continua a leggere

La vera violenza sulle donne

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La scrittrice e blogger sarà, prossimamente, nostra ospite per un incontro pubblico…

di Costanza Miriano

Il senso di questo proliferare di giornate mondiali per, contro, del, è di far palare di qualcosa di cui si tace, far emergere un aspetto in ombra, ricordare una verità dimenticata. Il senso della giornata contro la violenza sulle donne qual è? Esiste forse qualcuno al mondo, in questo mondo occidentale in cui si celebra, che non la condanni? Che la giustifichi? Esiste qualcuno che passando davanti al Campidoglio illuminato di rosa venga alfine fulminato da una sorta di agnizione e decida di non essere più violento?

Per me è evidente che l’obiettivo vero di questa martellante, iperbolica campagna contro la violenza sulle donne – fenomeno non in aumento ma in flessione – sia la messa all’indice dell’uomo, del maschio bianco, occidentale, eterosessuale. Perché se è sacrosanto e indiscutibile condannare senza appello la violenza (e magari agire nelle sedi consone, prima di tutto quella penale, non sui social), se, forse, è necessario ampliare lo sguardo (c’è un’altra Asia, che è donna anche lei, e che sta in carcere da sette anni perché cristiana), allora forse sarebbe utile guardare alla vera condizione delle donne da queste parti. Continua a leggere

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