I Dorostellati

Condividi su:

I Dorostellati

Psicopolitica all’italiana: dalla DC a Grillo

Questo è un libro che, sotto forma di intervista, tenta di spiegare da dove vengono i grillini, che professano di non far parte di un partito.
Secondo Alessandro Meluzzi (che risponde alle domande del giornalista Giuliano Ramazzina) esiste un elemento in comune tra
Movimento 5 Stelle e Dorotei, una corrente della Democrazia Cristiana che ha governato l’Italia fino al 1994. Smontando pezzo per pezzo il doroteismo di matrice democristiana, questo approccio psicopolitico ha lo scopo di interpretare il successo pentastellato dell’ultimo anno.
Come fa un neonato movimento, composto da non addetti ai lavori, a diventare il secondo partito d’Italia? Com’è possibile che abbia tanta presa sul popolo italiano? Continua a leggere

Due mentalità

Condividi su:

di Lorenzo Parolin

Due mentalità

Fonte: Lorenzo Parolin

Il bravo artigiano che costruiva le cattedrali, pensava?

Certo che pensava, ed anche disegnava, ma poi agiva e abbozzava l’opera.

Poi pensava di nuovo e la modificava o la rifaceva, e così via fino a portarla a termine, magari molto diversa da come l’aveva concepita.

È sottinteso che il “maestro” lavorasse in solitaria e fosse assecondato da garzoni addetti ai lavori di fatica, ed è probabile che fosse da questi lodato, qualunque fosse la scelta da lui compiuta.

Ma perché faticare tanto a testa bassa rischiando di ottenere articoli rimaneggiati e quindi costosi? Perché non costruire progressivamente l’oggetto nella mente e nella carta, e solo dopo averlo definito e rifinito virtualmente passare all’esecuzione? Si andrebbe a colpo sicuro! Le scelte possono essere fatte giuste da subito, senza andare per tentativi, e relegare gli errori alla fase progettuale. Continua a leggere

“Introdurre in un territorio centinaia di migliaia di maschi è un crimine”

Condividi su:

di Silvana De Mari

http://www.imolaoggi.it/wp-content/uploads/2016/08/sbarchi-immigr.jpg

George Orwell affermava che tutti devono essere armati, essere armati deve essere obbligatorio. Deve essere vietato essere disarmati

CONTINUA SU:
http://www.imolaoggi.it/2017/08/30/introdurre-in-un-territorio-centinaia-di-migliaia-di-maschi-e-un-crimine/ Continua a leggere

Schizofrenia

Condividi su:

di Marco Cedolin

Schizofrenia

Fonte: Il corrosivo

Quanta confusione in questa Europa globalizzata figlia di Schengen. L’Europa multietnica e multiculturale che ha fatto dell’accoglienza una ragione di vita, che detesta i muri e sanziona chiunque li costruisca, che guarda alla libera circolazione delle persone e delle merci come al proprio mantra, che dispensa lezioni sui diritti al mondo intero e ogni giorno si bea del proprio essere cosmopolita ed aperta a qualsiasi genere di diversità….

E poi ti ritrovi a passeggiare nei centri cittadini fra barriere di cemento e cavalli di frisia presidiati da militari, come se fossi in un teatro di guerra. Senti l’odore della paura che aleggia nell’aria perfino alle sagre di paese, scopri di essere diventato pure tu un obiettivo sensibile anche se carezzavi l’unica ambizione di farti gli affari tuoi.

Quando prendi un aereo devi fare la radiografia e molto presto ti toccherà una lastra anche quando vai in stazione. E ogni volta che con la coda dell’occhio vedi arrivare un TIR o un furgone ti si alzano le pulsazioni mentre indugi nel pensare “io speriamo che me la cavo”.

La sensazione preponderante è quella che, forse, i costruttori dell’Europa no border e multiculti nella creazione del proprio progetto abbiano fatto qualche errore di troppo, magari dimenticando di pensare alle sorti di chi in Europa già ci viveva da parecchi secoli e qualche diritto dovrebbe averlo pure lui.

Probabilmente qualche muro (razzista) al punto giusto nel momento giusto, avrebbe evitato il sorgere di una miriade di muri (politicamente corretti ed esteticamente orribili) nel cuore delle nostre città. Ma questi, si sa, sono pensieri cattivi di cui si può solo vergognarsi.

Continua a leggere

L’ultimo punto di discesa all’inferno

Condividi su:

di Alexander Dugin

L'ultimo punto di discesa all'inferno

Fonte: geopolitica

Alexandr Dugin è il più importante geopolitico della nuova scuola geopolitica russa, cosa che, tra l’altro, è testimoniata dal suo libro Fondamenti di Geopolitica, pubblicato nel 1997 a Mosca. Ma Dugin è molto più di questo: è un pensatore tradizionalista ed esoterico, mistico, politologo, culturologo ed editore di molte opere capitali della cultura russa ed europea.

Il libro Quarta Teoria Politica [pubblicato nel 2012 e tradotto in italiano nel 2017 dalla casa editrice NovaEuropa Edizioni, ndt] è stato tradotto in quasi tutte le lingue europee. In esso, Dugin accusa ferocemente il liberalismo, il flusso di pensiero principale in Occidente e la sua unica ideologia come razzista e totalitaria, e suggerisce la propria alternativa. Questa è la quarta teoria politica, un progetto aperto intellettualmente, non un dogma. A differenza del dogma liberale, la quarta teoria politica tiene conto dell’eredità e della tradizione del popolo, del suo Logos e del suo “Dasein” (Martin Heidegger), che ha quante più nazionalità possibili. Essa non proviene da dettami, ma dalla necessità e dal dialogo della diversità: delle nazioni, delle civiltà e delle religioni.

Lei è, in breve, “l’uomo che ha riportato la geopolitica in Russia”. Inoltre, secondo i media occidentali, lei sarebbe il “Rasputin di Putin”, il “cervello di Putin” e “l’eminenza grigia”, o “l’ombra che governa il Cremlino”. Paul Ratner ha dichiarato che lei è “il più pericoloso filosofo in circolazione”. Altri la definiscono “un estremista nazionalista russo”, un fascista, ecc. Come affronta questa vera e propria battaglia che si sta combattendo contro di lei nei media occidentali? Non è questo un qualche tipo di onore e riconoscimento per il suo lavoro? E chi è, in realtà, Alexandr Dugin?

«La mia persona non è di alcun interesse per me. Cerco di rappresentare nient’altro che idee. Quindi, trattiamo di loro, non di me. I liberali proiettano su di me le loro paure, il loro odio e i fantasmi dei loro incubi. Lasciamoli fare. Tutto ciò non ha importanza.» Continua a leggere

Sindrome da attentati

Condividi su:

di Simone Torresani

Sindrome da attentati

Fonte: Il giornale del Ribelle

Ci ritroviamo ancora a discutere e commentare attentati e stragi che stanno diventando una triste routine. A differenza di Parigi 2015, non ci sono state-per fortuna-quelle insopportabili condivisioni di massa coi tre colori della bandiera francese sulle immagini del profilo, oppure simboli di lutto o iniziative tanto inutili quanto demenziali come esporre candele ai balconi, eccetera; è vero che Colosseo e Torre Eiffel hanno spento le luci, ma ormai si tratta di un rituale logoro, vecchio, trito e ritrito tanto da essere passato in secondo piano. Se fossi un neuropsichiatra, conierei il termine di “sindrome ossessivo-compulsiva da attentati”, perché ormai si tratta sempre del medesimo schema: si grida alla libertà della “democrazia”, dei “diritti”, del “nostro modo di vivere” e la continua contrapposizione tra noi belli, buoni, bravi, aperti, cosmopoliti e tolleranti e “loro” retrogradi, medievali,  brutti, sporchi, cattivi, ripetuto come un mantra (componente psichiatrica ossessiva che deve essere placato, ovviamente, con la ripetitività ritualizzata atta a sedare le ansie: fase compulsiva). La fase compulsiva prevede, per la nostra società, le veglie sui luoghi degli attentati, i fiori, i lumini, gli striscioni vicino alle foto delle vittime e la loro santificazione postuma (naturalmente tutti colti, aperti, intelligenti, speciali, sensibili, tendenti agli atti umanitari, addirittura grottescamente chiamati “martiri” da un quotidiano: Continua a leggere

Gli scheletri nell’armadio degli oppositori di Maduro

Condividi su:

http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/02/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg

Nel caos venezuelano, la coalizione di forze che si oppone al governo delPartido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) di Nicolas Maduro è fortemente eterogenea al suo interno: la Mesa de la Unidad Democratica (MUD), attorno a uno zoccolo duro di formazioni dichiaratamente socialdemocratiche e liberali, raccoglie al suo interno partiti di orientamento centrista, movimenti di ispirazione socialisteggiante e …

CONTINUA A LEGGERE SU:
http://www.occhidellaguerra.it/gli-scheletri-nellarmadio-degli-oppositori-maduro/ Continua a leggere

Il fascismo è l’ossessione di chi non sa vivere senza nemici e rancore

Condividi su:

di Marcello Veneziani

Il fascismo è l'ossessione di chi non sa vivere senza nemici e rancore

Fonte: Marcello Veneziani

Sul grottesco parapiglia in cui si è arenata la discussione parlamentare sul reato di apologia di fascismo abbiamo chiesto un parere a Marcello Veneziani, un intellettuale abituato a pensare oltre i meri spot ornamentali, elettorali.

La proposta di legge di Fiano e del suo partito di mandare al carcere chi vende gadget fascisti o divulga in rete immagini del Duce nasconde una insana nostalgia verso le ideologie. Nelle pagine di Storia non ci sono innocenti e non si possono eleggere «giusti» per legge. Lei come la pensa?

«C’è innanzitutto qualcosa di sproporzionato, di mostruoso, nel demonizzare per 72 anni (e non è finita) un’esperienza che è durata poco più di venti. C’è poi una ricerca ossessiva di rassicurazioni identitarie per rianimare la sinistra dispersa: l’antifascismo funziona in questo senso da sala rianimazione, restituisce un nemico assoluto a un’area che non sa vivere senza un rancore verso qualcuno (Berlusconi, la destra, il populismo) e appena ne declina uno, bisogna rimettere in piedi l’Eterno Fascismo (Ur-fascismo diceva Eco). E non si distingue più tra il neofascismo politico di una volta e il folclore, il vintage, la civetteria di esibire cimeli fascisti che non hanno alcuna ricaduta politica, ma solo sentimentale e commerciale. Cominciai a seguire la politica nei primi anni Settanta. Da allora ciclicamente ma ininterrottamente, sento parlare di un imminente pericolo fascista che serpeggia nella società. Una leggenda metropolitana che serve per rianimare la mobilitazione antifascista».

Perché fa così paura il Ventennio? Perché non studiamo a dovere cosa è stato il fascismo? A proposito, cosa è stato?

«Il fascismo non si può ridurre solo a qualcosa di criminale. Non lo farei neanche per il comunismo che per estensione, durata, vicinanza temporale, numero di vittime (in tempo di pace, si badi bene) ha prodotto crimini inarrivabili. C’è poi da chiedersi perché ancora tanta gente ha un giudizio positivo del fascismo. Non si può ricordare del fascismo la violenza, la guerra, la persecuzione razziale (che riguarda il nazismo e solo di riflesso, in modo infame e caricaturale l’ultima fase del fascismo) dimenticando le opere realizzate, la tutela sociale, l’integrazione nazionale, i passi da gigante compiuti dall’Italia nel segno della modernizzazione, la forte passione ideale e civile, il consenso… Durante il fascismo gli italiani ebbero in assoluto il maggior attaccamento allo Stato e maggior fiducia nelle istituzioni, e potrei continuare. Il fascismo fu una rivoluzione conservatrice che modernizzò il paese nel nome di valori e primati tradizionali, cercando di accordare l’avvenire del socialismo con l’eredità della nazione».

Perché, poi, simili posizioni non si esprimono nei riguardi dell’apologia del comunismo o dell’islamismo, a questo punto?

«Il paradosso è che questa ennesima ondata contro il fascismo sorge nell’anno in cui ricorrono i cent’anni dalla Rivoluzione bolscevica. Sul piano storico, è il comunismo il tema di quest’anno, la sua parabola, i suoi orrori, la stretta linea di continuità tra Lenin e Stalin, il fallimento di ogni comunismo in ogni paese e in ogni tempo, i residui tossici che sono rimasti, il passaggio dal Pc al Pd, nel senso del politically correct, il comunismo dei nostri anni. Invece il comunismo è totalmente rimosso, confinato in una dimenticata antichità, salvo qualche reperto mitico, come il Che o da noi come Gramsci e Berlinguer. Gli unici miti spendibili perché sono due comunisti che (per fortuna) non andarono al potere. Come diceva Gomez Davila, gli unici comunisti da rispettare sono quelli che non sono andati al potere».

Le manganellate contro l’apologia di fascismo ricordano simili punizioni inflitte a personaggi ritenuti scomodi. La cultura è ancora strumentalizzata per puri fini di partito ed elettorali?

«La cultura strumentalizzata rientrava ancora in una fase eroica in cui si riteneva che annettersi un autore o condannarne un altro avesse un’incidenza effettiva, e un significato. Oggi la cultura è considerata una zavorra molesta e obsoleta, irrilevante. E nei confronti degli intellettuali non riconducibili alla dominazione corrente non si pratica più la denuncia e la demonizzazione ma, peggio, il silenzio, la finzione d’inesistenza, la non considerazione come autori e scrittori. Non potendo più eliminare fisicamente il dissidente o il nemico, come accadeva ai tempi di Florenskij e di Gentile, lo si elimina moralmente, si certifica con il silenzio la sua morte civile…».

La Boldrini ha dichiarato che i monumenti fascisti urtano la sensibilità dei partigiani. Non ci resta che distruggere i monumenti e l’arte fascista, giusto?

«Se dovessimo realizzare il proposito della Boldrini dovremmo dichiarare inagibili quasi tutte le città italiane. Ovunque c’è l’impronta del fascismo e persino nelle zone rase al suolo dal sisma hanno resistito solo gli edifici fascisti. Se non c’è riuscito un terremoto ad abbatterli, figuriamoci se ci riesce un coccodè, sia pure isterico».

Continua a leggere

1 60 61 62 63 64 65 66 85