Demografia: il numero è Impotenza

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di Roberto Pecchioli 

Demografia: il numero è Impotenza

Fonte: Ereticamente

A metà degli anni 70 del secolo passato, un ragazzo reduce dagli esami di maturità trascorreva un paio di settimane di vacanza nella remota Valbrevenna, entroterra genovese. I tanti paesini della vallata, bellissimi nelle loro costruzioni di pietra, i resti del forno comune, la chiesa ormai sprangata, ciascuno con il monumento ai caduti delle due guerre – tantissimi, lunghi elenchi strazianti di cognomi ricorrenti – erano già semi abbandonati. Qualche borgatella non contava più alcun abitante. Dissanguati dalla guerra, dall’industrializzazione della vicina città, ai nostri occhi adolescenti somigliavano alle spettrali immagini delle città fantasma del vecchio West viste nei film americani. Qualche alpino del posto, reduce di guerra, citava per analogia i libri di Nuto Revelli sui vinti, i valligiani delle alpi cuneesi decimati in Russia, i cui paesi non si erano più ripresi dalla morte dei giovani e dall’esodo a Torino delle donne in età da lavoro e da marito.

Valbrevenna, oltre 40 anni dopo, ha solo parzialmente tamponato il crollo demografico, ma l’intero comune conta meno di ottocento residenti, non pochi dei quali virtuali, poiché in realtà risultano domiciliati in città. Mille e mille altri paesi possono raccontare la stessa storia, che al ragazzo di allora rammentava una canzone di Sanremo del 1971, Che sarà, con la voce inconfondibile di José Feliciano e la versione dei Ricchi e Poveri:

‘paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio addormentato, la noia, l’abbandono, il niente sono la tua malattia’. Continua a leggere

“It’s the economy, stupid”. Il segreto del successo di Donald Trump che nonostante gaffe e idee assurde piace all’America

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di Alberto Negri

“It’s the economy, stupid”. Il segreto del successo di Donald Trump che nonostante gaffe e idee assurde piace all’America

Fonte: Alberto Negri

A un anno dall’insediamento alla Casa Bianca, The Donald, “the very stable genius”, strafamoso per le gaffe e per le idee balzane, sta per arrivare da noi e diventano bollenti persino le nevi di Davos. Con il discorso di Donald Trump il 25 gennaio al World Economic Forum si preannuncia l’edizione più agitata del vertice negli ultimi anni. Agli europei, e non solo a loro, il presidente americano non piace eppure, mentre l’Europa è ancora l’unico continente a non essere uscito dalla crisi, l’economia degli Stati Uniti vola. Certo non è tutto merito di Trump ma in questo momento per lui vale lo slogan coniato per la campagna presidenziale di Bill Clinton nel 1992: “It’s the economy, stupid”. E l’economia Usa viaggia come non mai negli ultimi anni. Continua a leggere

Destra radicale e mitologia borghese risorgimentale

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Risultati immagini per Mussolini Contro-rivoluzionarioL’ANALISI

di Tomàs de Torquemada

Da vari anni, sulla spinta di nuova reviviscenza di un presunto nazionalismo italiano di radice positivista, laicista e massonica, certa Destra radicale italiana ha abbracciato la mitologia risorgimentale. Praticamente, la medesima mitologia che è alla base dello stato antifascista che, dalla fondazione della repubblica ad oggi, domina incontrastata con la immancabile benedizione della neo-Chiesa sovversiva, frutto della bufera conciliare dell’operazione Montini.

Ora non ci interessa divulgare di nuovo informazioni, dati, statistiche sul genocidio del Sud Italia e sulla rivoluzione massonico-borghese denominata risorgimento; il lettore interessato può consultare i testi del saggista napoletano Luigi Di Fiore (in larga parte pubblicati dalla UTET), quelli della storica Elena Bianchini Braglia, autrice peraltro di un’ottima monografia su Donna Rachele, i testi di Mattogno sulla Rivoluzione borghese in Italia o il fondamentale saggio “Il Genocidio: la conquista del Regno delle Due Sicilie, la mistificazione, il dolore della memoria, il ricordo dopo l’oblio” di Stefano Pellicanò, Calzone Editore, Crotone. Noi non riteniamo necessario riabilitare la storia preunitaria; non siamo clericalisti, non siamo reazionari né i ridicoli nostalgici commemoratori in divisa settecentesca di un passato finito, che non tornerà più. Noi siamo e saremo italiani e camerati contro-rivoluzionari, in quanto Romani, Cattolici e mediterranei. Non esiste né è mai esistita, né potrà esistere, altra Italia che non abbia Roma quale centro sacrale dell’Occidente e asse del mondo. Continua a leggere

L’eterno comunismo

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Segnalazione Arianna editrice

di Marcello Veneziani 

L’eterno comunismo

Fonte: Marcello Veneziani

Neanche il più ottuso e fanatico dei neofascisti si è mai spinto a parlare del fascismo eterno. Lo ha fatto invece il più acuto e fanatico degli antifascisti perenni, Umberto Eco. Che vent’anni fa, di fronte alla solita menata del fascismo tornante (che tornava dunque venti, trenta, quarant’anni, cinquant’anni fa, e venti, trenta, quaranta, cinquanta giorni fa) scrisse un testo sull’Ur-fascismo che la Sgarbi rilancia ancora una volta, sperando di sfruttare la sindrome antifascista, altrimenti nota come boldrinite o fianorragia.

Visto che la storia e la cultura qui non c’entrano, ma solo la psicosi, la paranoia e la loro speculazione, ci siamo divertiti ad applicare il discorso di Eco al comunismo. Echeggiando il suo testo, non fa una grinza in versione ur-comunismo. Ossia il comunismo è eterno, non è finito col Muro di Berlino, con la caduta dell’Urss o con la mutazione del Pci in Pd, ma è vivo e lotta insieme a noi.

Il proletario si chiama oggi migrante, la rivoluzione si denomina accoglienza, le classi da riscattare sono oggi le femministe, i neri, gli omosessuali e i rom. E chi non la pensa come noi, ur-comunisti, va bandito dalla società civile, va criminalizzato ed eliminato da tutti i consessi e insieme a loro tutti quelli che fanno il gioco delle forze reazionarie in agguato. Continua a leggere

Tirannide a Norimberga

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Segnalazione Arianna Editrice

di Paul Craig Roberts – 14/01/2018

Tirannide a Norimberga

Fonte: Come Don Chisciotte

Il  simulacro di processo in Norimberga contro un gruppo in qualche modo arbitrario di 21 nazisti superstiti nel 1945-46 è stato uno spettacolo orchestrato dal giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Robert Jackson, che era il procuratore capo. Poiché sono stato per lungo tempo ammiratore di Jackson, ho sempre pensato che avesse fatto un buon lavoro.

La mia ammirazione per Jackson viene dalla sua difesa della legge come scudo del Popolo piuttosto che come arma nelle mani del governo e dal suo sostegno al principio giuridico conosciuto come “Mens Rea”; ovvero un delitto (per essere considerato tale-N.d.T.) richiede la volontarietà. Cito sovente  Jackson per la sua difesa di questi principi giuridici che sono il fondamento stesso della libertà. In effetti ho citato Jackson nella mia recente cronaca del 31 luglio. La sua difesa della legge come controllo sui poteri del governo gioca un ruolo centrale nel libro che ho scritto con Lawrence Stratton, “La tirannia delle buone intenzioni”. Continua a leggere

Il ’68, quell’anno che pesa ancora

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di Marcello Veneziani

Il ’68, quell’anno che pesa ancora

Fonte: Marcello Veneziani

Cinquant’anni fa, di questi tempi, prendeva corpo e aria la Contestazione globale, che poi diventò più semplicemente il ’68. Sarà il tormentone di quest’anno, ani è già iniziato.

Il ’68 fu l’ultima rivoluzione in Occidente anche se non fu cruenta, non buttò giù stati, poteri e regimi e non cambiò il sistema che voleva abbattere. Ma mutò radicalmente i costumi e il linguaggio, la scuola e l’università, la famiglia e il rapporto tra le generazioni, il sesso e il ruolo femminile.

Tutto questo non avvenne nel 1968, ma quell’anno fu considerato l’apice, il punto d’avvio, benché segnali lo avessero preceduto. Il ’68 fu un evento che designò poi un’epoca. Cambiò il mondo.

Se credete alle coincidenze simboliche, nel ’68 morirono tre simboli della vecchia Italia che credeva in Dio, nella patria e nella famiglia: Padre Pio, il santo da Pietrelcina, Giovannino Guareschi, il cantore del mondo piccolo di don Camillo e di Peppone, e Vittorio Pozzo, il mitico commissario della nazionale che vinse due campionati mondiali e faceva cantare ai calciatori prima di giocare gli inni patriottici. Era il loro doping, come le stimmate di Padre Pio e il Candido di Guareschi. Continua a leggere

Renzi, De Benedetti e Repubblica: la fine della diversità morale

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Renzi, De Benedetti e Repubblica: la fine della diversità morale

di Stefano Feltri

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Molti lettori possono aver l’impressione che tutto questo interesse alle vicende che riguardano Carlo De Benedetti, Repubblica e il Gruppo Espresso (che ora si chiama Gedi) siano questioni interne alla piccola casta dei giornalisti, regolamenti di antichi conti o sfogo di ambizioni professionali frustrate. Magari c’è pure questo, ma quanto sta succedendo intorno a Repubblica riguarda tutto il Paese o almeno quella parte, in senso lato di centrosinistra, che in quel giornale e in quel gruppo editoriale ha sempre cercato una bussola etica e culturale, ben prima che politica. Ne scrivo, pur stando in un giornale concorrente, perché di quel pezzo del Paese ho fatto (e forse faccio) parte anche io, cresciuto leggendo e talvolta ritagliando Repubblica, l’Espresso, Micromega, Limes. Continua a leggere

Le migrazioni, oltre i confini storici della destra e della sinistra

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Le migrazioni, oltre i confini storici della destra e della sinistradi Sergio Cabras

Fonte: L’alternativa neo-contadina

Karl Marx vedeva la colonizzazione dell’India da parte del capitalismo inglese come un evento positivo, in quanto passaggio necessario perché quei popoli – come già prima di loro quelli europei – si affrancassero da un sistema sociale medievale ed un’economia incentrata sulla terra e trovassero le premesse (sebbene nello sfruttamento) che avrebbero innescato i meccanismi storici da cui sarebbe sorta una coscienza ed una lotta di classe, indirizzandoli poi necessariamente, come sappiamo, verso il comunismo.

Come sappiamo così poi però non è stato, e sappiamo pure cosa è successo dove, invece, quei meccanismi storici fino al comunismo ci sono arrivati. Nondimeno abbiamo tuttora chi, rileggendo il discorso in chiave aggiornata, ripropone una visione analoga dei percorsi che la Storia sarebbe destinata a seguire. Nel mio libro (“L’alternativa neo-contadina“) ho dedicato parte di un capitolo a commentare alcuni passaggi del noto saggio di Toni Negri (scritto insieme a M. Hardt) Imperonel quale si ipotizza che il sistema del capitalismo avanzato nella sua attuale versione globalizzata, costituitosi ormai in “Impero”, abbattendo di fatto – e via via anche di diritto – ogni frontiera, statale, ma anche normativa e culturale, finirà per avere come effetto collaterale quello di unire le masse degli sfruttati e degli esclusi configurando una “moltitudine” mondiale che si ribellerà su scala planetaria e rifonderà un’umanità (nuova, come sempre in questo tipo di teorie) di eguali. Questo in davvero estrema sintesi (rimando al lavoro di Negri ed Hardt per approfondire e, volendo, anche al mio libro per chi fosse interessato alla mia critica a riguardo). Continua a leggere

Breve storia dell’idea di progresso

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Segnalazione Arianna Editrice

di Alain de BenoistBreve storia dell'idea di progresso

Fonte: Francesco Marotta

L’idea di progresso appare come uno dei presupposti teorici della modernità.  Non senza ragione, siamo stati persino in grado di intravedere la vera «religione della civiltà occidentale». Storicamente, questa idea si formula, prima di quanto sia stato ipotizzato, intorno al 1680, nel quadro della disputa degli Antichi e dei Moderni, alla quale partecipano Terrasson, Perrault, l’abate di Saint-Pierre e Fontenelle, per diventare più precisa a seguito dell’iniziativa di una seconda generazione che comprende principalmente Turgot, Condorcet e Louis Sébastien Mercier.

Il progresso può definirsi come un processo che accumula tappe, la più recente delle quali è sempre giudicata preferibile e migliore, ossia qualitativamente superiore a quella che l’ha preceduta. Questa definizione comprende un elemento descrittivo (un cambiamento interviene in una data direzione) e un elemento assiologico (questa evoluzione è interpretata come un miglioramento).  Si tratta dunque di un cambiamento orientato e orientato verso il meglio, nel contempo necessario (non si ferma la corsa del progresso) e irreversibile (nessun ritorno indietro è possibile). Il miglioramento, ineluttabile, significa che l’indomani sarà sempre meglio. Continua a leggere

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