Nella nostra scuola non abbiamo studenti disabili né stranieri

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Segnalazione di Redazione BastaBugie

Scoppia la polemica per questa frase di una preside di un liceo romano e il ministro Fedeli minaccia sanzioni per obbligare la scuola ad essere inclusiva e multitutto
di Costanza Miriano

(LETTURA AUTOMATICA)
L’isteria collettiva del politicamente correttissimo ormai fa sì che se una preside, Clara Rech del liceo classico Visconti di Roma per fare nomi e cognomi, scrive su un documento di autovalutazione un dato oggettivo – “non ci sono alunni stranieri né disabili” – scatta la damnatio su Repubblica, il ministro Fedeli minaccia provvedimenti perché la scuola deve essere inclusiva e multitutto.
Bene, vorrei dire che il ministro ha ragione, la scuola deve essere inclusiva, cioè dare a tutti le stesse possibilità. Il principio è sacrosanto, ma chiediamoci che significa, in concreto. Inclusivo per me vuol dire che chiunque decida di studiare seriamente, da qualunque paese o estrazione sociale provenga, possa avere le stesse possibilità. È un bellissimo programma, sarei d’accordo. Così davvero si permetterebbe la mobilità sociale, attualmente impossibile in Italia. Se sei figlio di professionista ma sei un deficiente, se sei una capra e soprattutto se non studi, per arrivare all’esame di abilitazione che ti permetterà di occupare il posticino preparato dai tuoi nel loro studio ci devi mettere almeno trentasei anni di studio, cioè ogni anno dei diciotto del percorso scolastico lo devi ripetere. Questa, una scuola che boccia e seleziona, sarebbe una scuola davvero inclusiva, dove anche il figlio del fruttivendolo del Bangladesh se si ammazza sui libri può diventare avvocato, mentre il figlio dell’avvocato che non ha voglia di studiare può comunque trovare posto al mercato; e adesso scatta anche per me l’accusa di essere classista, immagino. Chiariamo: il fruttivendolo è un lavoro nobilissimo, ma non serve studiare tanto. Punto. Continua a leggere

Polvere di 5 Stelle

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di Paolo Becchi su Libero, 14/02/2018

Che non fossero francescani era ormai noto a tutti da tempo. Quello era solo l’ideale di Gianroberto Casaleggio, che effettivamente una vita francescana conduceva: una vecchia macchina un vecchissimo cellulare, vestire sobrio, vita austera. I grillini in parlamento, invece, facevano finta di esserlo, ma si portavano tutti a casa uno stipendio invidiabile. Da quello che sta emergendo ora però il problema non è che non fossero dei francescani, bensì che fossero proprio disonesti.

Bonifici effettuati e poi ritirati per un fondo, voluto da Casaleggio, per il microcredito (fondo destinato a sostenere le piccole e medie imprese): un buco colossale, ancora difficile da calcolare. Stime parlano di 1,4 milioni, e lo stesso Movimento ha ammesso errori e calcoli sbagliati e/o gonfiati. Insomma molti bonifici sono falsi, perché pubblicati come rendicontati dai parlamentari ma subito dopo revocati. Se questa è l’onestà che doveva tornare di moda…

Nelle ultime settimane sono stati versati in fretta e furia 250mila euro (130 i parlamentarie 128 gli europei, che proprio male non guadagnano). Cinque giorni fa il senatore Carlo Martelli e il deputato Andrea Cecconi, entrambi capilista «bloccati»nelle prossime elezioni, sono stati costretti a lasciare, il senatore Maurizio Buccarella nel frattempo si è autosospeso: «rimborsopoli» sta travolgendo l’intero gruppo parlamentare grillino. Resta da chiarire come e se si inserisca in questa vicenda il passaggio al gruppo misto nell’europarlamento di David Borrelli, uno dei tre membri dell’Associazione Rousseau.

CONTINUA SU:  https://paolobecchi.wordpress.com/2018/02/14/polvere-di-5-stelle/

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L’intervista del rabbino Riccardo Di Segni

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Segnalazione di www.unavox.it 

di don Curzio Nitoglia

Introduzione


Alla luce di quanto visto nell’articolo sul Vangelo di San Matteo sulla riprovazione (non definitiva) di Israele possiamo leggere e commentare l’intervista che il rabbino capo di Roma, Riccardo di Segni, ha rilasciato ad Aldo Cazzullo su il Corriere della Sera (21. I. 2018, p. 21).

L’intervista


Alla domanda di aver gli Ebrei biasimato l’Italia perché ha votato contro il riconoscimento di Gerusalemme capitale di Israele il rabbino risponde che lo si è fatto perché tale voto “è il riflesso della tipica posizione cristiana […] per cui gli ebrei possono essere sottomessi o tollerati, mai sovrani, neppure a casa propria” (1).

Riguardo all’antisemitismo ancora esistente in Italia Di Segni dice che “c’è l’idea religiosa secondo cui il popolo ebraico ha esaurito la sua funzione e debba vagare ramingo e disperso tra i popoli come punizione per non aver accolto la verità” (2).

Inoltre riconosce che “l’ebraismo rabbinico deriva dai farisei [del tempo di Gesù, ndr]” (3), che “Dio è uno solo” (4), che “se voi [cristiani, ndr] avete la domenica è perché noi abbiamo il sabato” (5).

Riguardo all’ecumenismo ha una visione molto netta: “Quando papa Francesco è venuto in sinagoga voleva discutere di teologia. Gli ho risposto di no: di teologia ognuno ha la sua, e non la cambia”. Ottima lezione: “Quando il sale diventa insipido è buono solo per essere gettato a terra e calpestato dagli uomini” (Mt., V, 13).

Sulla migrazione ha idee molto migliori di quelle “accoglienti” dei catto-progressisti: “Mi chiedo: tutti i musulmani che arrivano qui [in Italia, ndr] intendono rispettare i nostri diritti e i nostri valori? E lo Stato italiano ha la forza di farli rispettare? Purtroppo debbo rispondere con due no. Per questo sono preoccupato. […]. So che la migrazione incontrollata può provocare una reazione di intolleranza”.

Su Gesù Cristo risponde chiaramente che “per noi non è il Messia” e questo giustifica la posizione cattolica di “segregazione amichevole” riguardo al Giudaismo talmudico.

Inoltre, conclude il rabbino capo di Roma, “l’aldilà non è al centro delle mie preoccupazioni”. Si scorge qui l’influsso della teologia dei sadducei che già ai tempi di Gesù negavano l’immortalità dell’anima e l’aldilà. Nihil sub sole novi.


Conclusione


Il problema di Israele capitale unica dello Stato ebraico e non più “Corpo separato” o “Città internazionalizzata” lo abbiamo visto trattando l’intervista rilasciata dal Presidente turco Erdogan a Maurizio Molinari.

Mi sembra che tutta l’intervista del rabbino capo di Roma possa essere interpretata alla luce di questa teoria, che rischia di incendiare non solo il Medio Oriente, già in fiamme, ma il mondo intero dati gli interessi che gli Usa da una parte e la Russia dall’altra hanno in questa regione martoriata.

Per cui la soluzione del problema posto da Di Segni è quella dataci da San Paolo nell’Epistola ai Romani (specialmente al capitolo XI) e nella 1a Epistola ai Tessalonicesi (II, 15).

Rimando il lettore all’articolo sull’intervista Molinari-Erdogan per leggere quanto Dio ci ha rivelato su Israele mediante San Paolo.

NOTE

1 – Certamente sì, infatti secondo la teologia cattolica tradizionale questa situazione di separazione subordinata è una conseguenza del deicidio. Inoltre parlare di Gerusalemme come di “casa propria” degli ebrei, che la lasciarono in fiamme nel 70 e vi son tornati con la forza delle armi nel 1948 cacciando i palestinesi (cristiani e musulmani) che vi abitavano da circa 2000 anni, è perlomeno discutibile.
2 – Idem ut supra.
3 – Assolutamente vero: il fariseismo dei tempi di Gesù è il padre dell’attuale Giudaismo talmudico post-biblico.
4 – Anche questo è vero, ma l’unico vero Dio è la SS. Trinità misconosciuta dal Giudaismo rabbinico post-biblico, che mise in croce il Verbo Incarnato e persevera nel suo misconoscimento.
5 – Questo non è esatto: nell’Antico Testamento si festeggiava il sabato perché Dio dopo la creazione si riposò il sesto giorno (di sabato), mentre nel Nuovo Testamento si festeggia la domenica perché Cristo, crocifisso il venerdì dagli Ebrei, risuscitò la domenica successiva, ossia la Pasqua di Resurrezione.

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Tintin, le Diable et le Bon Dieu

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Ringraziamo gli amici francesi di questo articolo, interessante e comprensibile, ironico e adatto a tutti

Bob Garcia, passionné de littérature populaire, de musique et de bande dessinée, est l’auteur de quelques romans et nouvelles policières, mais aussi d’études tintinophiles.

Avec ce nouvel essai, il tente de mesurer la place de Dieu dans l’œuvre de Georges Remi, dit Hergé. Le dessinateur belge est issu d’un milieu catholique et son œuvre en est le reflet.

A la première lecture, le personnage de Tintin est un modèle de vie. Il fait preuve de bonté, de générosité et de compassion en toute occasion, il lutte contre le mal, défend les faibles, et reste fidèle en amitié. Sous l’influence de son mentor et éditeur, l’abbé Norbert Wallez, ses premiers albums de Tintin (Tintin chez les Soviets et Tintin au Congo) expriment clairement ses convictions catholiques.

Le livre rappelle que la BD franco-belge de l’entre-deux-guerres est très majoritairement influencée par le catholicisme. C’est d’autant plus naturel que c’est la presse catholique qui est à l’origine du lancement de la bande dessinée en Belgique. C’est notamment l’abbé Wallez, directeur de presse, qui embauche Georges Remi, lui confie en 1927 la direction du supplément jeunesse Le Petit Vingtième et l’incite à créer le personnage de Tintin reporter. Et c’est ce personnage de Tintin qui va inspirer d’autres dessinateurs, comme Joseph Gillain, dit Jijé, futur pilier du journal Spirou. Bob Garcia rappelle également les liens qui, en Belgique, unissent à l’époque le scoutisme au catholicisme. Et ces dessinateurs ont d’abord commencé à illustrer les publications de leur unité scoute.

Le livre de Bob Garcia examine donc les différents albums d’Hergé, y décrit ce qu’il considère comme des influences religieuses.

Le plus limpide est la liste qu’il dresse de couvertures du Petit Vingtième et du Journal Tintin consacrées à des thèmes catholiques, que ce soit la Nativité, les rois mages, Saint Nicolas, etc. De même pour les cartes de vœux de Noël illustrées par Hergé. La foi y est omniprésente. Continua a leggere

Una democrazia di traditori?

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di Mario Bozzi Sentieri

Una democrazia di traditori?

Fonte: Mario Bozzi Sentieri

Nel lessico della campagna elettorale 2018 proviamo a “sintetizzare”, questa volta, la parola “tradimento”. Il termine  rimbalza spesso nelle interviste ai vari leader di partito , segno che la questione è a  fior di pelle.
Che cosa significa “tradire” ? Quanto e come si tradisce ? E chi tradisce veramente il proprio paese o la propria comunità ? Sono  alcune delle domande che pone Avishai Margalit, nel suo ultimo saggio “Sul tradimento”  (Einaudi).
Il concetto di ciò che significa tradire è costante attraverso i secoli e le culture. Il tradimento mina la fiducia più  solida, dissolve il collante che mantiene unite le nostre relazioni più salde, mettendo in discussione  l’etica: di ciò che dobbiamo alle persone e ai gruppi che ci forniscono un senso di appartenenza.
Per venire al caso italiano, in un tempo in cui la politica sembra percorsa da una bassa tensione valoriale, parlare di “traditori” e “tradimenti” offre allora  l’occasione, al di là di qualsiasi moralismo,   per una riconsiderazione non banale sui temi dell’identità politica, della rappresentanza, del rapporto eletti ed elettori, andando  al cuore del nostro sistema democratico, non a caso in forte crisi. Continua a leggere

Nessuna libertà per i dissidenti

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di Alessio Mannino

Nessuna libertà per i dissidenti

Fonte: L’intellettuale dissidente

Il più freddo di tutti i mostri, diceva Nietzsche dello Stato – e non sapeva cosa sarebbe stato il Mercato… L’ultimo a voler mettere le manette alla libertà di espressione è la Polonia governata dalla destra catto-nazionalista: vietato affermare che i campi di sterminio nazisti furono polacchi. Messa così, sembrerebbe lo stupido che cerca di abolire per decreto una stupidaggine: i lager furono indubitabilmente tedeschi, definirli in altro modo sarebbe semplicemente una falsità o un’inesattezza. Ma a meno di non essere sotto giuramento in un processo, sanzionare col carcere chi dichiari il falso (ora va di moda chiamarle fake news), è pretendere di ingabbiare quanto di meno ingabbiabile, comprimibile e reprimibile ci sia: il pensiero.

Anche quando fosse un pensiero infondato e palesemente idiota. Dice: ma che ingenuo, è dall’alba dei tempi che il Potere cerca di negare, spesso o quasi regolarmente riuscendoci, la circolazione di fatti e idee sgradite. Certamente. E qualora non si autoproclamasse democratico, non vi sarebbe problema: in dittatura, sotto un monarca assoluto o con l’Inquisizione imperante, si sapeva che certe cose si poteva pensarle ma non dirle, però quanto meno si aveva a che fare con un oppressore odioso sì, ma coerente coi suoi princìpi. Se però, come a Varsavia, ci si bea di considerarsi democratici, allora ogni forma di censura diventa inammissibile. Continua a leggere

La marcia antifascista di Macerata? Disgustosa

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di Nicola Porro

https://www.nicolaporro.it/wp-content/uploads/2018/02/marcia-antifascista.jpg

D-i-s-g-u-s-t-o-s-i. Ecco come definisco i cori e gli striscioni della manifestazione antifascista a Macerata. Capirete meglio i motivi vedendo questo breve video nel quale, con toni accesi, parlo del coro “da Trieste in giù” (02:00), delle foibe (03:01) e dell’orrore perpetrato dai nigeriani. Continua la lettura Macerata, quelle dichiarazioni e quel business che… Sui fatti …

CONTINUA SU: https://www.nicolaporro.it/la-marcia-antifascista-macerata-disgustosa/ Continua a leggere

La fumata del 4 Marzo si annuncia nera

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di Giulietto Chiesa

A meno di un mese dal voto del 4 marzo è ormai chiaro che queste prossime elezioni politiche produrranno un parlamento, per quanto illegale, ma non produrranno un governo. Non ci sarà una maggioranza per guidare il paese.

Lo dicono tutti: lo dice Berlusconi, lo dice Renzi, lo ipotizzano i commentatori dei grandi media. Si delinea un risultato politico nullo. Chi non lo dice, per ragioni tattiche, lo pensa. Nessuno è sicuro di una maggioranza, figuriamoci di un incarico.

I sondaggi sono sempre meno credibili, mentre un buon terzo dell’elettorato si dice contrario ad andare a votare. In realtà sono molti di più di un terzo quelli che non voteranno, in segno di protesta contro la classe politica che, in queste ultime settimane, sta dando segni di vero e proprio marasma, tra scotri di promesse roboanti di svolta alle quali nessuno crede.

Matteo Renzi e Barack Obama
© AP PHOTO/ J. DAVID AKE

Ma la percezione dello stato delle cose è ormai generale. La destra — che pretende di essere in vantaggio nei consensi — non è affatto sicura del fatto suo. Incombe sull’alleanza di destra “a quattro gambe” attorno a Berlusconi (per ora non candidabile a premier) la minaccia di una rapida spaccatura tra Forza Italia e la Lega di Salvini. Il quale, malgrado l’alleanza, si presenta in tuttii dibattiti televisivi con posizioni assai diverse da quelle di Berlusconi. Non trascurando di dire, ogni tre parole, che, se prenderà “un solo voto di più”, sarà lui il capo del governo.Un’alleanza, dunque, che potrebbe finire al primo posto (ma sicuramente senza una maggioranza parlamentare), ma ritrovarsi spaccata subito dopo il voto. E le preoccupazioni non finiscono qui. Come fare il governo da soli (se questo fosse l’esito)? Su questo interrogativo i mali di testa diventano lancinanti. Tutti sanno che l’ipotesi di partenza era un nuovo “patto del Nazareno” tra Forza Italia e Matteo Renzi, capo del Partito Democratico. Ma ora? Di nuovo i sondaggi danno il PD in caduta libera. Un’alleanza con Berlusconi da solo non avrebbe i numeri. Con Berlusconi più Salvini non avrebbe né i numeri né una qualche decenza. Per divergenze di intenzioni troppo grandi su temi come l’Europa e l’economia. Sulla sinistra del PD pesa l’incognita della nuova coalizione di “Liberi e Uniti” (LEU), prodotto della scissione del partito di Renzi. Quanti voti gli porterà via? Nessuno può prevederlo, ma sarà un’emorragia di almeno il 5%. Mortale per il nuovo patto Renzi-Berlusconi. E, in ogni caso, LEU dichiara la sua totale indisponibilità a una intesa con la destra e, pertanto non farà la portatrice d’acqua a Renzi, al quale ha appena sbattuto la porta in faccia.

Tutti, poi, temendo il giudizio degli elettori, dichiarano di non volere “inciuci”, cioè escludono le alleanze alle quali, in realtà, tutti pensano. E allora? Non viene fuori nessuna maggioranza da qualunque parte si guardi il mosaico. Il M5S, dal canto suo, ripete che non farà alleanze con nessuno. Se finisse primo, dunque, sarebbe da solo. E allora? Allora, in caso di incarico (sicuramente”spericolato”) che, in tal caso, il Presidente della Repubblica, potrebbe affidargli, andrebbe in Parlamento sventolando il suo programma e chiedendo “convergenze” in tutte le direzioni. Essendo evidente che nessuno “convergerà”. sebbene il M5S dia l’impressione di voler proporre un governo “anestetizzato” per uscire da una opposizione altrettanto “anestetizzata”. Ma è chiaro che “non vuole vincere”, perché, se vincesse, dovrebbe subito dopo prendere atto di non avere una maggioranza.Qualcuno avanza l’ipotesi, davvero avventurosa, di un’alleanza tra la Lega, — che abbandona Berlusconi — e il Movimento 5 Stelle. Ma, a parte i numeri, che dovrebbero diventare assai diversi da quelli che si prevedono, e che rendono assai ipotetica una tale maggioranza di governo, c’è il destino degli uni e degli altri. Una tale alleanza, tenendo conto delle grandi diversità di composizione del corpo elettorale dei due partiti, potrebbe segnare negativamente il destino di entrambi. Troppo rischiosa sia per Salvini che per Di Maio. E poi è evidente che una tale alleanza (o “convergenza”, come dice Di Maio) durerebbe al più qualche settimana. E poi si tornerebbe d’accapo.

LEU più 5 Stelle? A meno di un exploit fantastico (che nessuno ormai prevede) di entrambi, la maggioranza non c’è neanche in sogno. Altri outsiders non sono visibili all’orizzonte, anche perché i media non vogliono disturbatori che agitino le acque di questa palude. E dunque fanno parlare solo quelli che stanno già in Parlamento. La cacofonia è già al suo apice anche senza i disturbatori del coro stonato.Come se ne esce? Tornando alle urne a ottobre. Cioè il 4 marzo sarà solo una tappa. Ci vorrà dunque un governo di transizione. Tutti pensano a Gentiloni e c’è da giurarci che ci pensi anche il Presidente Mattarella. Ma prima di arrivare alle nuove elezioni di ottobre, ci vorrà una nuova legge elettorale. L’attuale è palesemente anticostituzionale e tutti lo sanno. Come farla? Per ora nessuno ci pensa: i grattacapi attuali sono più che sufficienti. Il nervosismo aumenta. Molti interpretano la sparatoria di Macerata, — dove un fascista dichiarato ha cercato di uccidere a colpi di pistola diversi immigrati di pelle nera — come un pesante segno dell’aggraversi della tensione sociale. Che è ormai una sommatoria di tensioni: da quella degli immigrati, a quella economica, a quella della disoccupazione e della povertà diffusa, oltre all’assenza di nuovi posti di lavoro. E il diluvio di promesse produce insofferenza e protesta.

L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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Vladimir Putin è profondamente corrotto o “incorruttibile” ?

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di Sharon Tennison

Vladimir Putin è profondamente corrotto o “incorruttibile” ?

Fonte: Comedonchisciotte

Mentre la situazione in Ucraina sta peggiorando, sulla Russia e su Putin viene riversata una montagna di disinformazione. Giornalisti ed esperti devono setacciare il dizionario dei sinonimi per inventare nuovi elaborati epiteti per descriverli entrambi. Ogni volta che faccio una presentazione in America, la prima domanda che mi viene posta minacciosamente durante i Q&A è sempre: “Che mi dici di Putin?”. È ora di condividere i miei pensieri a riguardo:

Putin ha ovviamente i propri difetti e non è esente da errori. Sulla base della mia precedente esperienza con lui, e di quelle di persone fidate, tra cui funzionari statunitensi che hanno lavorato a stretto contatto con lui per un periodo di anni, Putin molto probabilmente è un uomo retto, affidabile ed eccezionalmente creativo.

È ovviamente un pensatore e pianificatore a lungo termine, ed ha dimostrato di essere un eccellente analista e stratega. È un leader che può tranquillamente raggiungere i propri obiettivi nonostante le montagne di false accuse lanciategli contro da quando è diventato il secondo presidente della Russia.

Ho visto crescere la sua demonizzazione, da quando è iniziata nei primi anni 2000 – ho messo per iscritto i miei pensieri e preoccupazioni, sperando di includerli poi in un libro (pubblicato nel 2011). Il libro spiega le mie osservazioni in modo più approfondito di questo articolo. Continua a leggere

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