Mi piace al mattino l’odore dell’Impero in disfacimento

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di Aidan O’Brien

Mi piace al mattino l’odore dell’Impero in disfacimento

Fonte: Comedonchisciotte

Gore Vidal preferiva il caos all’ordine. Con la sua saggezza riteneva che le forze centrifughe creassero delle fratture e degli spazi in cui la libertà riusciva a fornicare.
Visto come stanno le cose, questo è quanto di meglio possiamo sperare. Potremmo però anche accontentarci di ciò che accade intorno a noi. Perchè l’ingannevole complotto della gang anglo-americana, che ha colmato gli ultimi 200 anni di imperialismo liberale, sta perdendo colpi. La grande illusione si sta disfacendo.
Anche la grande scacchiera non è nella migliore delle condizioni. La strategia anglo-americana per il controllo dell’Eurasia è stata fatta a pezzi dagli Euroasiatici. Il nonno dell’ISIS, Zbigniew Brzezinski, probabilmente si sta rotolando nella tomba. Secondo lui, la geopolitica era solo egemonia. E questa è una cosa che, al momento, nessuno possiede, meno di tutti gli Anglo-Americani. Continua a leggere

Il come ed il perché del Populismo

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di Umberto Bianchi

Il come ed il perché del Populismo

Fonte: Ereticamente

Al termine di un confronto elettorale decisamente serrato, il verdetto uscito dalle urne ha, indiscutibilmente, premiato tutte quelle formazioni che, in qualche modo, si rifanno o sono considerate esse stesse “populiste”. Il riferimento vale sia per la Lega che per il Movimento 5 Stelle, il Presidente Usa Trump, la transalpina Lady Marine Le Pen, che, nel più recente passato per la Forza Italia dei tempi d’oro ed, addirittura, in tempi recentissimi, come da qualcuno azzardato, anche per il Renzi della primigenia versione “rottamatoria”. Un termine nella cui accezione è stato incluso un po’ di tutto ed il suo contrario.

Ma cosa intendiamo esattamente per “populismo”? Quale è l’esatta accezione politica in cui va collocato questo termine, oggidì tanto di moda? A volersi rifare alla lettera della storia dei movimenti politici, per “populismo” si intendono una serie di movimenti che, a fine Ottocento si svilupparono in disparati contesti. In Russia il Populismo fu rappresentato dai “narodnjki”, i cui più autorevoli esponenti furono il colonnello e professore di matematica dell’Accademia militare Pëtr Lavrovič Lavrov, fautore di un populismo in chiave socialista, assieme al suo divulgatore ed idelogo, il sociologo e critico letterario Nikolaj Konstantinovič Michajlovskij, avente per oggetto l’emancipazione delle masse contadine, partendo dalla comunità rurale/“obscina”. La Francia invece, iniziò con la Lega dei Patrioti di Paul Déroulède, che unitasi ad un altro movimento populista di massa, il Boulangismo (dal nome di Georges Boulanger, carismatico generale dell’esercito francese) si fece fautore di un nazionalismo radicale e revanscista, sempre connesso al sempre più diffuso malcontento delle masse, nei riguardi della giovane repubblica parlamentare francese, tanto da conseguire nel 1888-89, dopo aver ottenuto l’appoggio dei monarchici, delle significative vittorie elettorali. Negli Stati Uniti fu il Partito del Popolo (People’s Party), noto anche come Partito Populista (Populist Party), sommariamente chiamati “Populisti”, quale partito istituito nel 1891 negli Stati Uniti d’America che, durante il periodo “populista”, prese piede verso la fine del XIX secolo. Supportato dalle classi meno abbienti, soprattutto da coltivatori ostili verso le élite in generale, ebbe il suo culmine tra il 1892 e il 1896. Continua a leggere

Avere o no un governo non cambia la situazione, siamo ancora occupati dagli americani

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di Massimo Fini

Avere o no un governo non cambia la situazione, siamo ancora occupati dagli americani

Fonte: lospecialegiornale

Siria nel caos, parla a Lo Speciale il giornalista, scrittore e storico Massimo Fini, da sempre sostenitore del diritto all’autodeterminazione dei popoli e molto attento alle dinamiche nel mondo arabo. Fra Russia e America è guerra di minacce, fra tweet di Trump che annunciano imminenti attacchi contro i russi, e Mosca che accusa l’America di voler far sparire le prove che scagionerebbero Assad dall’accusa di aver sferrato l’attacco chimico su Duma. Ma quali sono le reali intenzioni di Trump? Vuole davvero scatenare una guerra dagli esiti devastanti, oppure alla fine si limiterà come già avvenuto in passato, a colpire obiettivi secondari senza toccare le basi russe?

Fini, a che punto siamo? Scoppierà la guerra fra russi e americani in Siria con il probabile coinvolgimento anche di Cina e Iran a protezione di Assad e con Francia e Gran Bretagna al fianco degli Usa?

“Non credo che Stati Uniti e Russia arriveranno ad uno scontro frontale, come sempre avvenuto si faranno la guerra per interposta persona. Trump ha interesse ad avere buoni rapporti con Putin e una guerra non gli conviene. Il vero problema  in Medio Oriente è rappresentato da Israele che attacca e bombarda fuori da ogni regola. Sono certo che se scoppierà la terza guerra mondiale sarà soltanto per colpa degli israeliani. La vicenda di Gaza è terrificante. Sparano sulla popolazione e rifiutano le ispezioni internazionali”. Continua a leggere

Ecco perché l’Italia dovrebbe sostenere la Siria di Assad

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http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2018/04/Siria-bandiera.pngdi Eugenio Palazzini

La Siria non ci riguarda, se la vedano americani e russi. Noi abbiamo ben altri problemi da risolvere e in ogni caso chi volete che interpelli l’Italia, non abbiamo alcuna voce in capitolo. E poi parliamoci chiaro, perché dovremmo immischiarci negli affari di una nazione araba, al massimo limitiamoci a offrire il nostro sostegno agli Stati Uniti, anzi no alla Russia di Putin. Facciamo così, evitiamo proprio di esporci che è meglio. E’ questa una litania ricorrente, degna del miglior spirito fatalista e disincantato dei tempi. E’ al contempo però la visione più ottusa e insensata nei confronti della questione siriana. Ci sono infatti almeno quattro motivi fondamentali per cui non è ammissibile che l’Italia stia a guardare, che ci impongono anzi una presa di posizione chiara a sostegno della Siria di Assad. Ecco quali. Continua a leggere

Are you ready to watch Paul the Apostle of Christ?

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Segnalazione di Tradition in Action

Paul the Apostle of Christ, Passion Flowers & Water Rights

Our Featured Articles:

Have you seen the movie Paul, Apostle of Christ? Is it worth seeing? Fr. Paul Alvarez offers a review of the film starring Jim Caviezel as St. Luke and James Faulkner as St. Paul.  He points out shadows and lights in the production, offering some guidelines to help you better analyze as a Catholic what you are viewing.

The final verdict on the 8th World Water Forum  held in Brazil last month is out: Its goal is to encourage an anti-hierarchical fanaticism. This forum, promoted by the UN and applauded by the Vatican, uses water rights as a new ploy to promote egalitarianism and a One World Order.  Read the final analysis of the series of articles we posted on the event here.

Most of the rich symbols of the Passion of Our Lord have their roots in the Middle Ages, but there is one that comes from the American Continent. It is the exuberant and beautiful Passion Flower. The early Spanish and Portuguese missionaries saw this flower as a gift from God and used it to help explain Passion of Christ to the natives.

Catholic Psychology: The Four Temperaments

What is your temperament? Choleric, melancholic, sanguine, phlegmatic? This is the Catholic way to better understand yourself, your spouse, your children and those around you. Based on Catholic sources, Dr. Marian Horvat explains how to identify and work with the temperament God gave you. (50 min. CD)

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Ezra Pound e la Teosofia

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Ci viene segnalato questo articolo che da cattolici non si può che condividere. Ovviamente non è nostro intento quello di dire che Ezra Pound non abbia scritto belle poesie o altre cose buone in merito alla politica. Certamente, come per tanti altri scrittori, che potremmo definire “di area” occorre usare un certo discernimento. Nel caso di specie, attenzione al retroterra indicato, che non è compatibile con la Fede. (n.d.r.)

Segnalazione del Centro Studi Federici

Ezra Pound e la Teosofia, di don Francesco Ricossa (dalla rivista “Sodalitium”, n. 67, dicembre 2015)
 
Basta uno sguardo. La nobile figura del poeta Ezra Pound impone rispetto a chi ne mira i tratti. Ancor più meritano rispetto le sue catene. Il poeta che cantò la bellezza dell’Italia del medioevo e del rinascimento, e che condannò l’usura, l’uomo che rimase fedele pur sapendo di andare incontro alla umana sconfitta, non può che suscitare istintiva ammirazione. Proprio per questo ho pensato fosse mio dovere mettere in guardia i cattolici fedeli alla tradizione, affinché il rispetto per l’uomo non si tramuti in adesione al pensiero di Ezra Pound. Il militante cattolico ha da essere cattolico: né liberale, né socialista. E se alcuni – in materia economica – sono tentati dai principi del liberalismo, altri non evitano gli errori del socialismo, anche quando si illudono di seguire una “terza via” che non è, però, quella segnalata dal magistero della Chiesa (che non è terza, ma ben precedente le altre due). Tra costoro, sono moltissimi coloro che si rifanno esplicitamente o implicitamente, direttamente o indirettamente, al pensiero, o al nome di Ezra Pound. Non è mia intenzione, in questa sede, esaminare questo pensiero. Mi limiterò esclusivamente a informare i nostri lettori sugli ambienti nei quali questo pensiero trovò la sua origine culturale, in modo tale che dalla fonte si possa meglio valutare il corso d’acqua dal quale dovremmo – secondo alcuni – abbeverarci. A questo scopo, mi farà da guida il volume di Luca Gallese, Le origini del Fascismo di Ezra Pound (Edizioni Ares, Milano, 2005), che può essere completato da Il Dio di Ezra Pound. Cattolicesimo & religioni del mistero (Edizioni Ares, Milano, 2011), di Andrea Colombo. La casa editrice Ares è, come si usa dire, “vicina all’Opus Dei”, e ha una collana “poundiana”. E gli autori sono entrambi estimatori di Ezra Pound, tanto che il volume di Gallese si onora di una prefazione di Giano Accame, e quello di Colombo di una introduzione di Mary de Rachewiltz, la figlia del poeta. Quanto risulta dai due volumi citati, particolarmente da quello di Gallese, non viene quindi da fonti ostili al cattolicesimo, e neppure da fonti ostili a Pound. Eppure, è evidente il debito culturale che Pound ha nei confronti del movimento Teosofico del colonnello Olcott e di Madame Blavatski, e quindi con il mondo massonico e occultistico. Da qui il titolo del nostro articolo.

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Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico

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Questo sito aderisce agli ashtag #iostoconassad e #iostoconputin 

di Alastair Crooke

Il vaso di coccio israeliano tra i vasi di ferro occidentale ed eurasiatico

Fonte: Aurora sito

La recente serie di eventi porta Israele a ripiegarsi; o almeno, a una profonda riflessione esistenziale, nel settantesimo anniversario della fondazione. La profondità di questa introspezione piuttosto ansiosa è diventata esplicita nella discussione ospitata da Yediot Ahronoth, il più importante giornale israeliano, tra sei ex-capi del Mossad, il servizio d’intelligence israeliano. L’irruzione più diretta in questo stato d’animo cupo era la dichiarazione alla Knesset(parlamento) secondo cui la popolazione tra Giordania e mare era esattamente bilanciata, 6,5 milioni per parte, tra israeliani e palestinesi. Certo, l’uguaglianza demografica si sarebbe verificata a un certo punto, lo sapevano tutti. Non è quindi una sorpresa; ma è uno schiaffo della realtà, nondimeno. Queste cifre furono pubblicate dalle IDF e sono quindi difficili da contestare. Questo momento di realtà riduce così la capacità di certi israeliani di persistere col pio desiderio che i palestinesi sia assai di meno. Questa svolta enormemente simbolica è qui, è arrivata. La domanda su quale tipo di Stato sarà Israele non è più teorica. Uno dei sei ex-direttori del Mossad, Pardo, rispondeva alla domanda qual è, secondo lei, la peggiore minaccia alla sicurezza nazionale israeliana?: “La peggiore minaccia, è il fatto che tra il mare e il fiume Giordano c’è un numero quasi identico di ebrei e non ebrei. Il problema centrale dal 1967 ad oggi è che Israele, per l’intera dirigenza politica, non ha deciso che Paese essere. Siamo l’unico Paese al mondo che non ha definito i propri confini. Tutti i governi vi si sono sottratti… Se lo Stato d’Israele non decide ciò che vuole, alla fine ci sarà uno Stato unico tra mare e Giordano. Questa è la fine della visione sionista“. Continua a leggere

Siria, un’altra guerra «fino a prova contraria»

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COSA DICE L’ESTREMA SINISTRA SULLA GUERRA IN SIRIA

di Alberto Negri

Siria, un’altra guerra «fino a prova contraria»

Fonte: Il Manifesto

Sintesi- “Questo è stato ed è essenzialmente il conflitto siriano: un attacco al maggiore alleato di Teheran, all’unico Paese arabo che si schierò con gli ayatollah nella guerra di Saddam Hussein all’Imam Khomeini nel 1980. Se adesso diventa anche una guerra contro la Russia dipende dall’intervento Usa: si va da un’opzione limitata, come un anno fa con il lancio di missili, a una più allargata che rischia di mettere in conflitto Washington con Mosca.
Assad nel 2011 volevano farlo fuori un po’ tutti: la Turchia, le monarchie del Golfo, gli americani e Israele, lo stato che più di tutti si giova dalla disintegrazione delle nazioni arabe. Un tragico giochetto che non cambia mai e che ora è rafforzato dall’arrivo al posto di consigliere della Sicurezza di John Bolton, il quale tempo fa ha dichiarato “che il migliore accordo da fare con l’Iran è bombardarlo”.

Tira aria di guerra su una guerra che non finisce mai. Vedremo cosa faranno adesso gli Usa che dichiarano di volere proteggere i siriani dalle presunte armi chimiche del regime. La reazione Usa appare in queste ore probabile. L’Italia, se non usano le basi Nato, sarebbe fuori gioco, e per fortuna: l’ultima volta che si è accodata ai raid alleati è stato per bombardare Gheddafi in Libia con i risultati disastrosi che sappiamo. L’Italia è ancorata saldamente al tavolo dei perdenti della seconda guerra mondiale (come la Germania senza averne il peso economico) e non ha nessuna voce in capitolo, neppure a casa sua. E’ bene ricordarlo nel momento in cui si sta tentando di insediare il solito governo a sovranità limitata. Altro che “sovranismo”.  Continua a leggere

La scomparsa della sinistra

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di Marcello Veneziani 

La scomparsa della sinistra

Fonte: Marcello Veneziani

A ben vedere, Matteo Renzi è stato l’ultimo tram, l’ultima carta vincente per la sinistra ogm. Dopo di lui il disastro. Neanche la cocente, schiacciante disfatta elettorale dice fino in fondo in che condizioni è oggi ridotta la sinistra. Brandelli incomponibili, branchi vaganti senza direzione e destinazione, assenza totale di leadership e di programmi credibili per il paese, sopravvivenza solo di alcune oligarchie e poi basta. Oggi s’aggrappa a fasi alterne all’antipopulismo o ai grillini.

Con Renzi, seppure per uno spettacolare equivoco, la sinistra toccò il cielo del 40% di consensi con un dito. Breve parabola, poi finita con un tiro al piccione dei più barbari per abbattere il “piccolo tirannello”, che però li aveva portati in cima ai consensi, alla guida pressoché solitaria del Paese. Renzi mancò “l’appuntamento con la storia” quando non ebbe il coraggio e la statura di andare in fondo col suo Partito della Nazione, trasversale, che lasciava alle spalle la vecchia, rancida, rancorosa sinistra antifascista per conquistare la centralità nel Paese. Si spaventò, Renzi, delle ostilità raccolte a sinistra, cercò di recuperare tra i suoi; poi azzoppato dal referendum, tentò vanamente di ricollocarsi nel centro-sinistra, fingendo di essere una specie di Prodi 2.0. E lì via via perse pezzi, riuscendo a perdere le simpatie conquistate al centro e a destra, senza guadagnare la minima simpatia a sinistra. Ma crollato Renzi, la sinistra è in polvere, priva di senso di marcia, fa leva solo sul risentimento verso i populisti. Continua a leggere

Le tre fasi dell’immigrazione

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di Enrico Marino

Le tre fasi dell’immigrazione

Fonte: Ereticamente

L’immigrazione in Italia è cominciata come una bufala.
Ci dicevano che il fenomeno era epocale, che non poteva essere fermato ma solo controllato. Non si poteva impedire a masse africane giovani, esuberanti e in continua espansione di approdare in un’Italia pigra, pingue e in crisi demografica. Questi nuovi italiani sarebbero stati il futuro, sarebbero stati loro che col loro lavoro avrebbero risanato le casse dello Stato, pagato le nostre pensioni e salvata l’economia del Paese. Inoltre, ci spiegavano che erano arrivi praticamente a costo zero, perché quei miseri 35 euro che costava il loro mantenimento giornaliero erano forniti dall’Europa che avrebbe dovuto provvedere ad accogliere anche le eccedenze dei flussi, perché tutti quei migranti erano solo in transito ma, in realtà, avrebbero voluto spingersi a nord per cercare lavoro e ricongiungersi con parenti e amici. S’è poi visto come sono andate le cose e come l’Europa abbia chiuso tutte le frontiere di terra, lasciando che il nostro Paese si trasformasse in un gigantesco campo profughi, accollandocene anche i costi.
L’immigrazione in Italia è continuata come una truffa. Continua a leggere

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