La Porcata

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Approfittiamo per rispondere ad una domanda giunta recentemente: “perché, a differenza degli altri siti simili al vostro, voi trattate molto l’attualità?” Perché, rigettando l’intellettualismo ed amando la saggistica, viviamo in questo mondo e non nell’empireo, perciò preferiamo dare spunti di riflessione su ciò che accade proprio per non dare solo ciò che è teorico o teoretico. In oltre 10 anni, la scelta si è rivelata vincente”. (N.d.r.)

di Marcello Veneziani

Alla fine, la porcata arrivò. Via il governo populista venuto dalle urne, via il ministro sgradito agli eurarchi, nasce il governo tecnico voluto dal Palazzo, nel nome del terrorismo economico europeo. Finisce un incubo e se ne apre un altro, forse peggiore. Tre mesi e stiamo peggio di prima. Il no a Savona di Mattarella e per sua bocca di tutto l’establishment, è il no all’Italia sovrana.

Si va al voto, Salvini e il centro-destra partono in vantaggio, Di Maio rischia grosso e al suo posto si rivede Diba; ma ora aspettatevi il bombardamento antipopulista, il terrorismo finanziario per seminare panico tra la gente e intimidire gli elettori… Dopo lunga agonia è finita la seconda repubblica ma non si sa che roba stia cominciando: la terza repubblica, la quarta internazionale, la quinta di Beethoveen… Continua a leggere

Sovranisti di tutto il mondo unitevi. Un manifesto contro la globalizzazione

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di Luigi Morrone

Sovranisti di tutto il mondo unitevi. Un manifesto contro la globalizzazione

Fonte: Corriere della Sera

Dagli anni Settanta del secolo scorso, si assiste ad una rinascita d’interesse del dibattito storiografico intorno all’idea di “Nazione”. Il saggio “La Nazione: Storia di un’idea” di Anthony David Stephen Smith, appena pubblicato Rubbettino, con un’intesa introduzione di Alessandro Campi, traccia la situazione attuale del dibattito. Un dibattito comunemente segnato da una impostazione banalmente post-marxista, che tende a confinare nella mitologia la “costruzione” della idea di Nazione, secondo un ritornello ripetuto come formula ossificata: “Non è la Nazione a creare il nazionalismo, ma il contrario”. Secondo tale paradigma:
1. Il concetto di Nazione si afferma nel XIX secolo ed ogni tentativo di retrodatarlo è segnato da evidenti forzature, perché solo in epoca moderna si sono creati i presupposti per la costruzione dei “miti nazionalisti”;
2. Il nazionalismo “inventa” l’idea di Nazione a partire da questi miti cui far risalire una “identità” condivisa, che venne chiamata dai nazionalisti ottocenteschi “Cultura-Nazione” (Kulturnation), e cioè l’appartenenza a una comunità di cultura e di stirpe che precede la sua organizzazione in Stato. Miti che sono completamente inventati (come Ossian) o che riprendono personaggi storici trasfigurandone la realtà. Nasce, così, l’epopea del gallo Vercingetorige, di Arminio, principe dei Germani Cherusci, del capo celtico Ambiorige, eroe nazionale del Belgio, del Cid Campeador, per la Spagna, di Aleksandr Nevskij e Ivan Susanin, per la Russia;
3. L’idea di “Nazione”, in quanto idea “liquida”, non ha più senso nel tempo attale, dove è destinata a lasciare il passo all’idea di una comunità trans-nazionale, figlia della globalizzazione.
In questa prospettiva, additata negli anni ‘40 da Hans Kohn, si muove, innanzitutto, l’antropologo Ernest Gellner, ma le sue teorie furono ulteriormente affinate – tra gli altri – da Eric J. Hobsbawn, da Benedict Anderson, da Ottfried Höffe, da William H. McNeill, da Michel Theretschenko. Tali tesi, oggi prevalenti nella letteratura mainstream, trovano comunque confutazione in studiosi come Adrian Hastings e John Armstrong. Continua a leggere

Metapolitica di un governo nascente

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L’OPINIONE

di Mario Bozzi Sentieri

Metapolitica di un governo nascente

Fonte: Mario Bozzi Sentieri
Di che è “figlio” il costituendo governo giallo-verde ? Certamente del consenso elettorale, raccolto dal Movimento Cinque Stelle e dalla Lega, oggi rappresentativi della maggioranza del popolo italiano,  perfino al di là dei meri numeri parlamentari. Il solo dato politico però non basta.
Ci sono  anche dei  fattori metapolitici, che vengono  a segnare la nascente esperienza di governo e ne rimarcano, ben oltre i programmi, i tratti  distintivi.  Essi rappresentano  la sintesi di visioni e tendenze ormai sedimentatesi a livello d’opinione pubblica, visioni e tendenze con cui tutti dovranno finalmente  iniziare a fare i conti, evitando le facili schematizzazioni e le tesi preconcette.
C’è intanto l’onda lunga dell’antipolitica, dispensata, in questi anni a piene mani, attraverso la cultura dell’anticasta e le semplificazioni televisive: quella  delle denunce sui finanziamenti pubblici quadruplicati nello spazio di pochi anni, sui “rimborsi elettorali” gonfiati, sui privilegi dei parlamentari, sulle spese di rappresentanza senza controllo, sulla corruzione, sulle dinastie politiche. Continua a leggere

Solo i servi e gli ignoranti sono ancora europeisti

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di Gabriele Sannino

Solo i servi e gli ignoranti sono ancora europeisti

Fonte: controinformazione

Sentirsi europeisti oggi implica coraggio e incoscienza. Più semplicemente, serve tanta, tantissima ignoranza, sia dei processi che dei fenomeni.
Se per l’uomo della strada – che è ignorante per forza di cose data la quotidianità, il lavoro, i mass media che disinformano e via discorrendo – l’Europa è bella perché ti permette di viaggiare senza passaporto, non devi cambiare la moneta, o perché ti permette l’Erasmus, per molti cittadini – più informati e consapevoli – quest’Europa dei banchieri, ormai, sta diventando un vero e proprio incubo.

Già, perché è da qui che bisogna partire per ragionare: l’Europa dei popoli non esiste più, forse non è mai esistita, esiste solo l’Europa della finanza, della tecnocrazia e dei banchieri.
L’uomo della strada o magari il giovanotto di belle speranze costretto ad emigrare a Londra o a Dublino per fare il lavapiatti o il cameriere ignora – per esempio – che è proprio quest’Europa coi suoi meccanismi monetari a indurlo a tale gesto. Continua a leggere

L’Avvocato d’ufficio

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Risultati immagini per Luigi BisignaniOspitiamo per la sua sagacia e probabile realismo questo articolo dell’ “uomo che sussurrava ai potenti” (dal titolo del suo ultimo libro), recentemente a Verona (foto a lato, fuori dalla Biblioteca Capitolare) per la presentazione del libro di Mauro Mazza “Bergoglio e pregiudizio”, ove abbiamo potuto conoscerlo e raccogliere alcuni aneddoti politici risalenti all’epoca andreottiana. Per capirsi, egli è colui che ben tre anni fa scrisse del probabile accordo di governo Lega-M5S

di Luigi Bisignani

Il premier Conte accetta l’incarico da Mattarella: «Sarò il difensore del popolo italiano» Ma dopo un lunghissimo colloquio al Quirinale si piega sull’Europa e sulla lista dei ministri.

Caro direttore, Continua a leggere

Il nuovo Governo avrà tanti problemi, ma la nuova opposizione ne avrà molti di più

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Segnalazione Linkiesta

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Il nuovo Governo avrà tanti problemi, ma la nuova opposizione ne avrà molti di più

Con l’arrivo dell’esecutivo Lega/M5S saranno guai innanzitutto per l’opposizione, che non si potrà aggrappare ai soliti allarmi europei (sempre più controproducenti) e dovrà elaborare piani – e sogni – alternativi. Impresa non facile. (di Flavia PerinaLEGGI)

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Un Premier telecomandato?

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di Marco Cedolin

Un Premier telecomandato?

Fonte: Il corrosivo

Il nuovo governo Di Maio-Salvini non è ancora stato presentato al Quirinale e già salgono alti al cielo gli strepiti di tutta la porcilaia nazionale ed internazionale, indignata e preoccupata per la brutta piega che l’Italia starebbe prendendo nei suoi confronti.
Sale lo spread, scendono le borse, si stracciano le vesti i leader dei grandi Paesi Ue, preconizza sventure inenarrabili tutta la stampa mainstream, sputa veleno il circo Barnum dei guitti da cortile, bofonchiano i parassiti di onlus e cooperative, sembrano ormai sull’orlo di una crisi di nervi tanto il centrodestra quanto il centrosinistra….
Tutti hanno da ridire su tutto, dall’importanza del ruolo del futuro premier all’analisi di  ogni singolo punto delle sessanta pagine di contratto presentate nei giorni scorsi alla base degli elettori di Lega e M5S. Perfino il controverso ipotizzato blocco del TAV Torino-Lione riesce a scontentare tanto la mafia del tondino e del cemento, timorosa di vedersi sfuggire davanti agli occhi una torta che già assaporavano quanto i NO TAV, non disposti a “barattare” l’eliminazione dell’opera con la possibilità di un giro di vite contro il business  dell’immigrazione selvaggia che evidentemente interessa loro almeno tanto quanto l’alta velocità.
Tutti scontenti insomma, tutti indignati e tutti preoccupati, il che sta ad indicare inequivocabilmente che ci si trova sulla strada giusta ed è auspicabile che si vada avanti così.
Se Di Maio avesse costruito un governo con il PD, dando vita all’ennesimo petaloso esecutivo di centrosinistra sicuramente nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Come nessuno avrebbe avuto nulla da ridire se il centrodestra a guida dell’imbolsito Berlusconi avesse dato vita ad un governo con i 5S.
Invece il connubio Di Maio-Salvini esce, oltre che dalla volontà degli elettori, anche dagli schemi precostituiti della globalizzazione mondialista ed in una democrazia occidentale questo è inaccettabile.

L’intera stampa mainstream si sta in queste ore impegnando alacremente nel dileggiare e screditare la figura di Giuseppe Conte, il Presidente del Consiglio che Di Maio e Salvini avrebbero scelto come guida per il nuovo esecutivo M5S-Lega che ogni giorno di più sta facendo infuriare tanto i mercati quanto i mercanti di futuro. La critica che fra tutte appare come la più gettonata è quella che si tratterebbe di un premier telecomandato, a capo di un esecutivo che lui non ha scelto, in parole povere una “testa di legno” messa lì in bellavista per eseguire pedissequamente gli ordini di qualcun altro e  nulla più….
Non conoscendo personalmente il SIG. Giuseppe Conte e non avendolo mai visto all’opera mi è sinceramente difficile dire se si tratti o meno di una “testa di legno”, mentre mi preme invece spendere qualche parola sui suoi predecessori e sugli ordini di cui sopra.
I Presidenti del Consiglio succedutisi negli ultimi anni in Italia sono stati personaggi del calibro di D’Alema, Berlusconi, Prodi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni, poco importa se teste di legno o di qualcos’altro, ma tutti impegnati pedissequamente nell’eseguire con cura certosina ogni direttiva impartita da Bruxelles, senza proferire parola che prescindesse da signorsì sissignore e  senza minimamente curarsi di quali fossero gli umori dei propri partiti di riferimento e  tanto meno dei propri elettori, quando li avevano.
Il Signor Giuseppe Conte è stato scelto per essere garante di un “contratto di governo” e sicuramente nel caso diventi premier dovrà muoversi nell’alveo di quelle 60 pagine di cui tanto si è  discusso in questi giorni. A differenza dei suoi predecessori però, il programma di cui dovrà farsi garante non lo ha scritto Bruxelles, ma lo hanno scritto i due partiti che hanno vinto le elezioni, tentando di fare sintesi fra i propri rispettivi programmi e rappresenta la volontà della maggioranza dei cittadini italiani che si sono recati alle urne, non quella di Bruxelles, dei mercati e della grande finanza.
Telecomandato o meno, credo che il punto saliente sia costituito dalla figura di colui o coloro che tengono in mano il telecomando
E alla luce dei fatti giudicate voi se rispetto al passato ci sono delle differenze.

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La teoria del golpe da Malaparte a Luttwak

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di Giuseppe Masala

La teoria del golpe da Malaparte a Luttwak

Fonte: Megachip

Al di là di quelli che possono essere i giudizi politici e di merito sul nascente governo cosiddetto gialloverde targato Lega e Movimento Cinque Stelle fa veramente impressione che nel momento in cui questo sta per essere varato torni di moda il fantasma dello Spread, ovvero l’aumento dei differenziali tra tassi d’interesse sui titoli di stato decennali italiani e quelli tedeschi. Questo aumento dello spread di fatto comporterebbe un aumento dell’esborso che lo Stato Italiano deve pagare per piazzare sul mercato i propri titoli. Una situazione molto delicata visto l’enorme debito pubblico dello Stato che legherebbe mani e piedi al nascente governo inibendone l’azione politica.

La prima cosa che si nota è che questo governo sarebbe in netto contrasto con quelli avuti negli ultimi anni. Infatti sarebbe il primo governo apertamente euroscettico e frutto del voto di un blocco sociale nuovo: quello degli scontenti, delle persone che dalla globalizzazione e dalla costante cessione di sovranità a Bruxelles sono usciti sconfitti, impoveriti e frustrati. Sarebbe anche il primo governo che vede l’élite fino ad ora dominante e da sempre fortemente europeista, passare all’opposizione assieme ai suoi partiti di riferimento.

Una situazione davvero inedita che peraltro ha visto un fuoco di sbarramento violentissimo di giornali e televisioni all’unisono. Non a caso, possiamo notare che questi giornali e queste televisioni sono interamente controllati proprio da quella élite che rischia di essere scalzata. Continua a leggere

Sono stati una sciagura per 40 anni… ed ora hanno fretta. (Ovvero, ogni volta che i media amano qualcuno, questo qualcuno fa danni…)

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di Marco Giannini

Sono stati una sciagura per 40 anni… ed ora hanno fretta. (Ovvero, ogni volta che i media amano qualcuno, questo qualcuno fa danni…)

Fonte: Comedonchisciotte

L’Italia è un paese strano, vediamo piovere bordate “a reti unificate” sul Governo in via di formazione e questo avviene proprio da personaggi come Monti, Berlusconi, Bossi, Renzi, Prodi, Veltroni, Padoan e Cottarelli (FMI…), i quali sin dai tempi dell’omicidio Moro hanno contribuito a devastare il paese, nell’ideologia e nella pratica, inquinandone la cultura ed esportandone il benessere.
Per dirne alcune la “Riforma Treu” del lavoro che ha portato il precariato a livelli monstre comprimendo l’economia causa insicurezza, le norme di ingresso di stranieri funzionali alla competizione al ribasso tra italiani e stranieri alla voce salari e diritti sociali, le riforme dei saperi che hanno indebolito il ruolo e la figura dell’insegnante (verso l’interno e verso l’esterno) e distrutto il senso civico del paese oltre che la qualità e la meritocrazia della scuola, il contemporaneo e drammatico appiattimento comparato del livello di competitività delle nostre Università attuato ad inizio millennio che ha reso, oltretutto, i baronati universitari ancora più “esosi” e politicizzati, il “Divide et Impera” attuato dal 1994 (agendo su rancori ed ideologie obsolete) che ha polarizzato gli italiani in “destra” e “sinistra” (dinamica teoricamente opportuna) ma in modo trasversale (!) visto che la principale suddivisione avrebbe dovuto essere tra istanze cittadine (definite sprezzantemente “populiste”) economico reali e quelle delle rendite speculative, in primis quelle delle grosse Corporation finanziarie (radicate all’estero) con il loro potentissimo apparato politico-Istituzionale-lobbiestico (…), il Divorzio Bankitalia/Tesoro, la privatizzazione delle banche e delle quote di Bankitalia (…), il prossimo furto della nostra riserva d’oro, le liberalizzazioni selvagge dei capitali e delle forniture che hanno incrementato il costo della vita, lo svuotamento della CGIL ormai ridotta a un moribondo comitato d’affari,  i tecnicismi finanziari franco tedeschi spacciati per “Europa” che hanno sradicato e sradicano ingenti fette di benessere (decine di miliardi l’anno) con norme pro banche e pro multinazionali che hanno come “utile netto” alta disoccupazione e alta tassazione, l’esaltazione ideologica della globalizzazione.

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