Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

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Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

Il ritornello della campagna elettorale: “Avere un premier eletto dal popolo”. Bene, allo stato attuale i partiti devono rassegnarsi a cercare un premier frutto di alchimie politiche, invece. In certi casi governare significa tradire i propri elettori. (di Flavia PerinaLEGGI)

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FMI e Italia

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di Nicola Di Cesare

FMI e Italia

Fonte: Appello al Popolo

In base al pensiero dei manovratori del Fondo Monetario Internazionale, mai interpellato da nessuno (e che nulla ha a che fare con l’Italia se non per il fatto che il nostro paese lo finanzia per il 3,21 % delle sue quote), al fine di risollevare la crescita del proprio PIL, l’Italia dovrebbe eliminare la quattordicesima da tutti i contratti di lavoro, eliminare la tredicesima delle pensioni, eliminare de facto le pensioni di reversibilità e innalzare l’aliquota al 27% per i lavoratori autonomi, reintrodurre l’IMU sulla prima casa. La prima domanda che un lettore mediamente dotato di intelletto dovrebbe porsi è: ma chi sono costoro e perché vorrebbero affamare milioni di italiani? Che ci guadagnano? Prima di addentrarci nel merito di tali affermazioni e formulare delle risposte alle suddette domande, cerchiamo di capire innanzitutto a cosa serve e chi sta al comando del FMI. In base all’articolo 1 dello Statuto (accordo istitutivo tra stati) il FMI è stato creato per:  promuovere la cooperazione monetaria internazionale; facilitare l’espansione e del commercio internazionale; promuovere la stabilità monetaria delle valute e la costanza dei rapporti di cambio evitando svalutazioni competitive; fornire prestiti, dietro adeguate garanzie (ingerenze politiche e istituzionali), attraverso le risorse generali del fondo per affrontare difficoltà della bilancia dei pagamenti; ridurre il grado di squilibrio delle bilance dei pagamenti degli Stati membri evitando che questi ultimi ricorrano a misure di svalutazione della propria valuta; regolare la crescita economica nei paesi in via di sviluppo. Continua a leggere

Trump e il ruolo smarrito degli Usa

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di Sergio Romano

Trump e il ruolo smarrito degli Usa

Fonte: Corriere della Sera, 8/04/2018

Dopo il collasso dell’Urss e la fine della egemonia sovietica in Europa centro-orientale, gli Stati Uniti credettero di avere vinto la Guerra fredda. Mi sembrò che commettessero un errore e che le cause del collasso fossero altre; ma il mondo, da allora, dovette constatare che non vi era evento importante in cui l’America non si sentisse chiamata a dare suggerimenti, imporre soluzioni o formulare giudizi. Lo stile poteva cambiare da un presidente all’altro (lo stile di Barack Obama fu molto diverso da quello di George W. Bush) ma l’America era diventata, secondo la definizione di Madeleine Albright, la «nazione indispensabile». Non sempre i suoi desideri venivano esauditi e i suoi ordini eseguiti, ma non vi era tavolo della diplomazia internazionale in cui mancasse una poltrona riservata agli Stati Uniti.

Sembra che il quadro stia cambiando e che vi siano ormai vicende in cui il grande Stato nord-americano è più spettatore che attore. Qualche giorno fa abbiamo visto le immagini di tre leader (i presidenti di Iran, Turchia e Russia) che avevano vinto la guerra siriana e si erano riuniti per dividersi le spoglie. Qualche mese prima avevamo appreso che il principale leader politico cinese aveva implicitamente sfidato la potenza americana con una modifica costituzionale che gli garantiva una sorta di vitalizio imperiale. Le ragioni del cambiamento sono numerose.

Le guerre combattute dagli Stati Uniti negli scorsi decenni non hanno giovato alla loro credibilità militare. La crisi del 2008 ha dimostrato che accanto al potere di Washington esisteva a Wall Street un altro potere che il presidente e il Congresso non riuscivano a controllare. Era già accaduto nel 1929, ma in tempi in cui l’America non aveva le responsabilità mondiali che ha avuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Da allora la globalizzazione ha favorito la nascita di nuove potenze. Quanto più gli Stati Uniti rivelano al mondo le loro carenze tanto più cresce il numero di quelli che sono pronti a sfidare la loro volontà. Continua a leggere

Consultazioni, siamo tornati alla Prima Repubblica (ma i nostri leader non lo vogliono capire)

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Segnalazione Linkiesta

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Consultazioni, siamo tornati alla Prima Repubblica (ma i nostri leader non lo vogliono capire)

Con questa legge elettorale assurda i leader, da Salvini a Di Maio, allo Stesso Berlusconi, cresciuti alla scuola del maggioritario, rischiano di non riuscire ad affrontare l’operazione nuovo Governo. Ma tutti sperano nel felpato e cauto Mattarella. (di Alessandro GiuliLEGGI)

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Luigi Bisignani a Il Tempo: I Casini dell’ex Dc

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Risultati immagini per AndreottiUno spassosissimo articolo di Luigi Bisignani su Il Tempo dell’altroieri

di Luigi Bisignani

Pierferdi fa Casini pure con Talleyrand. Paragona Andreotti al grande «camaleonte» francese

E allora al Divo Giulio non resta che visitarlo in sogno per mettere i puntini sulle i…

Caro direttore, concitato risveglio pasquale per Pier Ferdinando Casini, uno degli “enfant prodige” della Dc, da oltre 35 anni in Parlamento tra tradimenti politici e storielle da copertina. In un incubo notturno, ha sognato Andreotti che gli rimproverava un’improvvida intervista al Corriere della Sera, nella quale Casini lo paragonava a Charles – Maurice de Talleyrand -Pèrigord, nobile francese che aveva iniziato la sua carriera come vescovo, poi aveva gettato la tonaca alle ortiche ed era diventato uno degli uomini politici più cinici, corrotti e abili del suo tempo, capace di tutto pur di sopravvivere. Talleyrand, vissuto a cavallo tra la fine del 1700 e l’inizio dell’800, e considerato da sempre il simbolo del camaleontismo politico – non a caso i contemporanei lo chiamavano «girouette», banderuola – verrà interpretato nei prossimi giorni a teatro proprio dallo stesso Pierferdi.

Stropicciandosi ancora gli occhi, Casini tenta di ricordare la rampogna di Andreotti, che indossando il suo solito pullover blu a doppiopetto, aveva appena finito una partita di burraco con Cossiga, il quale del resto ha sempre cercato qualcuno per giocare a poker. Continua a leggere

Siamo davvero il Paese degli ignoranti

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Segnalazione Linkiesta (in collaborazione con Il Saggiatore)

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Siamo davvero il Paese degli ignoranti?

Le classifiche, impietose, ci dipingono come uno dei Paesi più ignoranti d’Europa. E noi stessi ci siamo abituati a definirci come tali. Ma l’Italia è davvero il Paese degli ignoranti. Il saggio di Antonio Sgobba “?. Il paradosso dell’ignoranza da Socrate a Google” prova a fare un po’ di chiarezza (o a complicarci le idee) (LEGGI)

Linkiesta | Longread è una collaborazione tra Linkiesta e il Saggiatore, storica casa editrice milanese, di cui ogni domenica pubblicheremo l’estratto di un libro, non necessariamente una novità editoriale, che in qualche modo si lega all’attualità dei sette giorni appena trascorsi. 

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Il cantiere del pensiero unico

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di Marco Della Luna

Il cantiere del pensiero unico

Fonte: Marco Della Luna

Uno dei più cospicui fenomeni del nostro tempo è il gigantesco e industrioso cantiere del pensiero unico globalizzato – con i suoi committenti, architetti, sacerdoti guardiani – che serve a rendere prevedibili e direzionabili i comportamenti sociali nel mondo super-accelerato e conflittuale in cui viviamo.

Il capitalismo finanziario globale, manovrando l’industria culturale (entertainment compreso), che esso in buona parte possiede, ha creato un’ortodossia, un pensiero obbligato, mainstream, scientifically correct, che delegittima, isola o criminalizza – cioè praticamente scomunica, espelle dalla società conformata –  non solo il pensiero divergente dall’ortodossia, ma la stessa libera indagine scientifica, economica e storiografica, al riguardo di alcune cose fondamentali per indirizzare secondo i suoi piani il corso della trasformazione della società. Queste cose sono: certe vicende storiche, certi aspetti dell’economia, l’integrazione europea, l’euro, l’immigrazione, l’islam, le diversità etniche, l’identità sessuale; e, da ultimo, le asserite efficacia e innocuità dei vaccini obbligatori.

Su queste cose sono state costruiti protected beliefs, credenze protette, nel senso che il dissenso rispetto all’ortodossia, e la stessa libera indagine scientifica e storica di quelle credenze, sono sanzionati con la delegittimazione morale, il boicottaggio della carriera, la discriminazione amministrativa, l’esclusione dei media, dall’insegnamento, dall’editoria, quando non anche da conseguenze penali punto. I dati di fatto in contrasto con l’ortodossia vengono taciuti all’opinione pubblica, soprattutto nei campi chiave per l’orientamento del pensiero e della sensibilità collettivi, della concezione generale della realtà, del consenso politico, della legislazione e della giurisdizione. Continua a leggere

La frustrazione dell’uomo binario

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di Roberto Pechioli

La frustrazione dell'uomo binario

Fonte: Ereticamente

Leggere Vittorino Andreoli è sempre una stimolante avventura intellettuale. Lo psichiatra veronese, con quella sua aria da scienziato pazzo, i radi capelli lunghi, spettinati, simili a fili elettrici senza direzione, è un testimone importante del nostro tempo. La sua lunga esperienza clinica, unita a una sorprendente umanità e all’acuta sensibilità di studioso fanno riflettere. Un suo recente intervento si è focalizzato sull’uomo contemporaneo che non ragiona più ed è schiavo della frustrazione. Due condizioni che Andreoli considera complementari, legate da una trama invisibile quanto persistente.

L’uomo postmoderno vive a imitazione della macchina, il suo ragionamento si fa binario, stimolo e risposta immediata, sì o no, giusto o sbagliato. Tutto è cotto e mangiato immediatamente, evapora il tempo dell’attesa, che è anche quello della speranza, del sogno, del progetto. Inadeguato per natura a sostenere il paragone con l’apparato tecnico, vive di scosse, clicca continuamente su se stesso, perde la gioia dell’obiettivo raggiunto, la soddisfazione di chi si attarda a contemplare l’esito, assaporare gli effetti dell’agire dopo averli immaginati e costruiti. Perde anche la capacità di accettare le sconfitte o le semplici inadeguatezze, frutto dell’accettazione di sé, della condizione di creatura imperfetta, fino ad attribuirle ad una sorta di malfunzionamento della macchina personale.

Dilaga la frustrazione, ovvero la delusione profonda non elaborata, in ciascuno dei suoi tre significati, ovvero il sentimento di chi ritiene vano il proprio agire; la tensione psichica determinata dall’inappagamento di un desiderio; l’effetto della mancata soddisfazione di una pulsione. Continua a leggere

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