Attenti a Trump: spacca l’élite globalista e manda in crisi la Ue

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di Marcello Foa

Attenti a Trump: spacca l’élite globalista e manda in crisi la Ue

Fonte: Marcello Foa

Il Trump che abbiamo visto a Davos forse sta riuscendo a spaccare l’establishment globalista,  utilizzando lo strumento più soprendente: quello fiscale, che sta mettendo in crisi  l’Unione europea, la quale , dopo la Brexit e la vittoria di Trump, era stata indicata come lo scudo dell’élite globalista. L’ex consigliere di Obama, Kupchan, era stato esplicito scrivendo che:

Stati Uniti e la Gran Bretagna saranno, almeno temporaneamente, latitanti quando si tratta di difendere l’ordine liberale internazionale, l’Europa continentale dovrà difendere la posizione. Nel momento in cui la coesione interna dell’Unione europea è messa alla prova dallo stesso populismo che occorre sconfiggere, non è buon momento per chiederle di colmare il vuoto lasciato dal disimpegno anglo-americano. Ma almeno per ora, la leadership europea è la migliore speranza per l’internazionalismo liberale.

trump davosMi spiego: lo schema promosso dall’élite globalista prevedeva, fino ad oggi, la creazione di un blocco unico nella Ue, con il progressivo sradicamento delle identità e delle strutture nazionali, con il corrispettivo trasferimento dei poteri esecutivi e legislativi a entità sovranazionali, con ila conseguenza di favorire i grandi gruppi multinazionali. Il  Trattato CETA tra Ue e Canada, che riprende diversi punti salienti del defunto trattato TTIP, ed approvato nel silenzio dell’opinione pubblica, mira da un lato a sbarazzarsi dei vincoli giuridici nazionali, conferendo ai privati e non a una Corte suprema, l’ultima istanza nel caso in cui una grande azienda si senta danneggiata da leggi o provvedimenti nazionali, dall’altro, ovvero svuotando uno dei pilastri del nostro sistema democratico, dall’altro promuovendo non la concorrenza ma l’armonizzazione fiscale fra i Paesi della Ue, con un doppio standard: livelli impositivi crescenti per i cittadini e le società locali, scappatioie con regimi agevolati (biasimati pubblicamente ma di fatto permessi) per i grandi gruppi multinazionali. Continua a leggere

Evviva! Son tornati i parlamentari cattolici

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Risultati immagini per Parlamentare cattolicodi Danilo Quinto

Solo nella scorsa legislatura, sono state approvate le leggi sulle unioni civili, sul testamento biologico – che equivale a dire eutanasia – sul divorzio breve. Per non parlare di alcuna iniziativa promossa a favore della natalità e contro l’aborto, che è la vera causa della crisi in cui si trova il Paese. Ma ora, in vista delle elezioni del 4 marzo, sono tornati i parlamentari cattolici. Di loro ci si può fidare.

http://espresso.repubblica.it/attualita/2018/01/29/news/aboliremo-le-unioni-civili-l-ultima-minaccia-del-centrodestra-1.317676?ref=RHRR-BE

«Aboliremo le unioni civili», dice Eugenia Roccella, di Idea-Noi con l’Italia, già portavoce del Family Day, candidata per il centrodestra in Emilia-Romagna il 4 marzo.  Continua a leggere

Era meglio il “porcellum”: queste elezioni sono la negazione della politica

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ImageSegnalazione Linkiesta

Finiremo per rimpiangere i peggiori meccanismi elettorali. Ecco perché il “rosatellum” (al netto delle lamentele su chi è stato candidato e chi no) assomma il peggio, e allontana le persone dalla politica

Tempo dieci minuti e rimpiangeremo anche il Porcellum, con le sue liste bloccate e il Manuale Cencelli delle correnti che sì, magari era un po’ squallido, ma obbligava i partiti ad essere partiti e aveva un solo, principale difetto: impediva agli elettori di punire o premiare singole persone. Ora che le liste sono squadernate quasi del tutto, si può verificare facilmente che il Rosatellum non ha risolto quel difetto ma, anzi, ci ha aggiunto i limiti di tutti i principali sistemi elettorali conosciuti.

Tu puoi premiare l’encomiabile personalità anti-camorra e, per il gioco dei capolistati plurimi e delle opzioni, ritrovarti comunque eletto quello che fabbrica consensi con le fritture di pesce. Puoi punire, non votandolo, il dirigente che ti ha deluso e quello sarà eletto lo stesso, grazie al paracadute che gli è stato garantito altrove.

Come nel proporzionale secco, i partiti – soprattutto al Sud – hanno dovuto inchinarsi ai grandi portatori di preferenze. Come nel maggioritario puro, gli establishment si sottraggono al giudizio rifugiandosi nei seggi blindati.

La nuova legge sembra garantire una cosa sola: un totale controllo delle leadership sugli eletti con la possibilità di intese post-elettorali senza troppa fatica, e al diavolo tutto il resto

Intendiamoci: non si sposano qui le lagne degli esclusi, che fanno parte del “colore” di ogni fase pre-elettorale. Qui si verifica soltanto che dopo un quinquennio di moniti autorevolissimi sulla necessità di andare al voto con nuove norme – regole che riconciliassero il Paese con la politica, restituissero simmetria a Camera e Senato, cancellassero i sarcasmi sul “Parlamento dei nominati” – la nuova legge c’è e sembra garantire una cosa sola: un totale controllo delle leadership sugli eletti con la possibilità di intese post-elettorali senza troppa fatica, e al diavolo tutto il resto.

«Dal vincolo di mandato al vincolo di servitù», scrivono gli spiritosi sui social commentando il privilegio assoluto dato all’elemento “fedeltà” nell’attribuzione dei posti sicuri, e l’esclusione dalle liste di ogni possibile sospettato di animus frondista. Ma questa è soltanto la brezza di superficie, il dato più visibile, che fa discutere soprattutto in casa Pd visto che quel partito – rispetto a FI e ai Cinque Stelle – si fregiava finora di aver tutelato un certo pluralismo interno.

Il fenomeno profondo è un altro ed è la progressiva omogeneizzazione oltreché dei programmi anche delle “facce” e delle biografie. Una volta fatti fuori i portatori di una “linea”, di una qualche autonomia e di una specifica reputazione personale, quel che resta sono figure assolutamente intercambiabili. La bella giornalista Mediaset che esordisce da candidata precisando «una donna in politica è credibile anche se indossa il tubino» è nelle liste di Berlusconi, di Renzi o di Grillo? E l’appassionata consigliera che esibisce il «Boia chi molla» di incoraggiamento dei suoi studenti sta con Salvini o con la Meloni? (Ps: tutte e due col Pd). E ancora, i “figli d’arte” che costellano tutti i listini, siamo sicuri che siano portatori di capacità e visioni in linea con i partiti che li candidano? O sono stati pescati solo per i solidi pacchetti preferenziali garantiti dai padri?

Una volta fatti fuori i portatori di una “linea”, di una qualche autonomia e di una specifica reputazione personale, quel che resta sono figure assolutamente intercambiabili

Al termine della legislatura più dissestata degli ultimi vent’anni, che ha macinato tre leggi elettorali, una riforma costituzionale, la staffetta tra un Presidente della Repubblica ri-eletto e uno eletto, molti avevano preconizzato, proprio sulla base del Rosatellum, un ritorno alla Prima Repubblica.

Adesso sappiamo che non è così. Se c’era un dato fondante di quella antica stagione era l’esistenza di partiti ben recintati, fortemente differenziati, gerarchici ma non leaderistici, di una destra e di una sinistra divise da un abisso, dove nessuno – nemmeno un cantante, nemmeno un attore, figuriamoci un giornalista o un ras del territorio – avrebbe potuto indifferentemente collocarsi qui o lì.

L’esperienza politica che si apre adesso è l’esatto contrario: una Repubblica senza partiti e senza coordinate di riferimento, dove le ambizioni personali si infeudano intorno ai leader e fanno sistema a se’ mentre le “idee politiche” – quelle “idee” che sembravano l’indispensabile basamento di ogni agire nella Polis, e tanto ci fecero litigare – svaniscono sullo sfondo, come fantasmi.

Fonte: http://linkiestait.musvc1.net/e/t?q=9%3d8TGc0%26D%3d9%26J%3d4TH%26K%3d2YAb5%26M%3dpPuH_zwTr_A7_ssav_38_zwTr_0BxO5.HjFsEfK27.jL_zwTr_0BjL_zwTr_0BbJ2EdDm_NRuX_XgTHW9_JYyQ_Tnf2_JYyQ_TnX0_JYyQ_TnAs3-uAhDqK-jD-xKs5mHmMu-Mv71Pf-7tA1AwJj-KwJp-Di-Jf9iVjGvA-e7tHb-HwHjLq_NRuX_XgUDe57b3iT_zwTr_0B%26e%3dE3Ow59.JfL%26qO%3d2UEe7

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L’abbandono della classe operaia

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Paul Craig Roberts

Una delle grandi tragedie del nostro tempo è l’abbandono della classe operaia da parte della sinistra liberal progressista bianca. Non è più la classe operaia ad essere la vittima e Wall Street, le grandi banche e i capitalisti ad essere i carnefici. Oggi il carnefice è la classe lavoratrice bianca e la vittima è chiunque altro. In qualche modo, la classe operaia, i cui redditi e opportunità si sono ridotti per tre decenni, una classe che non possiede uomini politici ed è stata abbandonata anche dal Partito Democratico, è il potente sfruttatore che ha messo da parte i miliardari e ha dominato l’America al loro posto. Quanto è probabile che la bistrattata classe lavoratrice, marchiata da Hillary Clinton come “i deplorabili di Trump”, sia quella che governa l’America? Continua a leggere

Il paradosso del centrodestra, che rischia di vincere le elezioni (e collassare un minuto dopo)

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Risultati immagini per centrodestraSegnalazione Linkiesta

Alleati più per forza che per volontà, Salvini e Berlusconi guadagnano consenso a ogni rilevazione, tanto da rischiare davvero di vincere le elezioni. Uno scenario che darebbe vita a un governo degli opposti unico al mondo: con Merkel, ma anche con Le Pen. Per l’Euro, ma anche contro. Auguri

di Francesco Cancellato

Ci sono scherzi che finiscono male, battaglie nate per essere perse che poi, per un gioco del destino, finiscono per essere vincenti. È il caso di Donald Trump, il cui staff tutto voleva, si dice, fuorché vincere le elezioni. E chissà se non sia il caso di Silvio Berlusconi, che, dicono i ben informati, tutto voleva fuorché governare con Giorgia Meloni e, soprattutto, Matteo Salvini. Ci si è alleato, in fondo, perché dava per scontato che mai il centrodestra sarebbe riuscito a prendersi la maggioranza del Parlamento. E che, una volta al potere, sarebbe riuscito agevolmente a divincolarsi dall’abbraccio indesiderato dei suoi alleati, per unirsi in un’inevitabile riedizione del Patto del Nazareno con Matteo Renzi.

E invece, sorpresa, sta accadendo l’imponderabile. Il consenso di Renzi sta calando mese dopo mese, vittima di una maledizione che, paradossalmente, si è impossessata del Pd e del suo leader nonostante la popolarità del governo Gentiloni e dei dati sempre più positivi dell’economia italiana, in uno scollamento quasi paradossale tra percezione e realtà, oltre che a causa dell’azione di disturbo di Liberi e Uguali. Anche il Movimento Cinque Stelle, nonostante sia ancora saldamente primo partito, sembra perdere terreno, un po’ per l’imperizia di Di Maio, un po’ per il disimpegno di Di Battista e Grillo, un po’ per una proposta politica finora ben oltre i limiti dell’imbarazzo. Il tutto mentre Lega e Fratelli d’Italia tengono botta e il vecchio Berlusconi – che forse vorrebbe solo prendere un voto in più di Salvini – riesce nell’impresa di guadagnare consenso ogni volta che apre bocca.

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Milano: Elezioni alle porte, quali scenari per gli investitori?

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Mario Seminerio (Phastidio)

Elezioni alle porte: quali scenari per gli investitori?

un evento del ciclo “Redazione Finanza” in collaborazione con Moneyfarm

Giovedì 25 gennaio 2018, ore 18.30

presso la Redazione de Linkiesta

Via G. B. Morgagni 6, Milano
Per info e registrazione all’evento, QUI

Il 4 marzo l’Italia va al voto. Quali scenari economici si preannunciano? Dalle pensioni all’Eurodollaro, dal mercato azionario all’obbligazionario, quale impatto possono avere le elezioni sugli investimenti degli italiani?

Non perderti il botta e risposta, moderato dal direttore de Linkiesta.it Francesco Cancellato, tra uno dei più irriverenti e ben informati esperti di economia del nostro Paese, Mario Seminerio (autore del blog phastidio.net), e Sebastiano Picone di Moneyfarm, una delle più importanti realtà del Fintech italiano.

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Deficit, Salvini si sgancia: “Tetto al 3%? non esiste”. E candida il prof anti euro

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Bagnai e Borghi in campo con la Lega. Salvini mette in chiaro: “Se fa danni, il tetto al 3% non esiste”. E sull’euro: “È un esperimento fallito”

di Sergio Rame

Deficit e euro. Matteo Salvini si sgancia dall’Unione europea.

“Il numerino 3, se danneggia il risparmio, le famiglie e il lavoro, per noi non esiste”, attacca criticando il limite del 3% del rapporto deficit/Pil imposto da Bruxelles. “I vincoli europei sono una gabbia, noi vogliamo aprirla e se ci riusciremo con l’accordo di tutti saremo felicissimi – continua in conferenza stampa a Montecitorio- se fossimo invece sotto ricatto, per noi verrà prima l’interesse nazionale”.

La strategia di Salvini è chiara sin dalla scelta dei candidati. Alle prossime politiche Alberto Bagnai sarà candidato con la Lega in diverse Regioni. Dal 2005 professore associato di Politica economica al dipartimento di Economia dell’Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara, dove insegna Politica economica e Economia e politica della globalizzazione, ha una netta posizione anti euro. Claudio Borghi, responsabile economico della Lega, è stato invece scelto dal leader del Carroccio “per sfidare il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan”, nel collegio di Siena. “Penso che quello di Siena sia un collegio che la sinistra dia già per acquistito, ma sarà conteso – ha spiegato Salvini – vogliamo offrire un futuro diverso rispetto ai drammi del passato”. La battaglia della Lega, insomma, è chiara. E non è mai cambiata. “Più Europa in questo momento significa allungare la fiaschetta di whisky a un alcolista”, continua assicurando che il partito “non nega alcuna possibilità per difendere il risparmio e il lavoro degli italiani” dal momento che “un Paese che non controlla la sua economia, la sua moneta, i suoi confini e le sue banche non è completamente libero. Sarà un percorso complicato, ma abbiamo alle spalle una squadra che è pronta”. Continua a leggere

Basta col mito del curriculum: per fare bene in politica serve tutto meno che quello

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Segnalazione Linkiesta

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Basta col mito del curriculum: per fare bene in politica serve tutto meno che quello

Pensare, come fanno Berlusconi e Di Maio, che avere un curriculum lavorativo sia essenziale per fare politici è una mistificazione. Sarebbe bene occuparsi meno dei Cv dei candidati e più della capacità dei partiti di scegliere le persone giuste. (di Flavia PerinaLEGGI)

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