La fiction progressista

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di Marcello Veneziani

La fiction progressista

Fonte: Marcello Veneziani

La sinistra ritrova la sua unità quando si divide dagli italiani. È capitato l’altro giorno con le manifestazioni antifasciste, quando tutti – Renzi e D’Alema, Gentiloni e i centri sociali, Grasso e l’Anpi – si sono ritrovati assieme per celebrare un rito surreale, una seduta spiritica di piazza, cercando il Nemico Morto per ravvivare l’unità.

Ma in questo modo si sono separati dalla realtà, dal presente e dagli italiani che considerano davvero grottesca e anacronistica la sfida antifascista a un presunto fascismo rinato.

In realtà il neofascismo accompagna la nostra democrazia dalla sua nascita, nella doppia versione di neofascismo intramoenia, ovvero rappresentato in parlamento, e neofascismo extramoenia, ossia diffuso fuori dal parlamento. L’allarme viene evocato surrettiziamente da settant’anni, con ciclici punti acuti e ridicoli allarmismi.

Ma lasciamo stare la soap antifascista in malafede.

Vediamo cos’è oggi la sinistra. A parte i coriandoli della sinistra diffusa, c’è una sinistra di governo e una di risulta. Quest’ultima ha preso il nome di Liberi e Uguali. Continua a leggere

Un nuovo Salvini e un nuovo Di Maio: comunque vada, l’Italia è in mano loro

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di Marcello Foa

Un nuovo Salvini e un nuovo Di Maio: comunque vada, l’Italia è in mano loro

Fonte: Marcello Foa

Da qualche anno le elezioni si decidono allo sprint finale, nell’ultima settimana, confidando negli umori del cosiddetto “elettore liquido” ovvero quella parte dell’elettorato che è decisa ad andare alle urne ma non è motivata da convinzioni profonde. L’altro giorno, ad esempio, in un bar di Milano sentivo due giovani , seduti di fianco a me, che erano indecisi se votare Salvini o la Bonino. Com’è possibile? Direte voi. L’alternativa è estrema e profondamente contraddittoria ma plausibile in quella parte dell’elettorato che non segue costantemente la politica ma matura i giudizi orecchiandoli qui e là e che alla fine, senza ammetterlo pubblicamente e men che meno a se stesso, vota in maniera istintiva e subliminale, convinta dalla personalità del leader politico, più che dalle sue idee, dalla capacità di riconoscersi in lui o da un solo aspetto del suo programma.

Sia chiaro: la maggior parte degli italiani a questo punto ha già deciso ed è signficativo che i sondaggi da settimane registrino oscillazioni minime; però proprio perché l’esito sembra scontato, saranno proprio gli elettori liquidi a determinare le grandi svolte di queste elezioni, quattro in particolare:

– Il Movimento 5 Stelle finirà sopra il 28%?

– Il Pd chiuderà sotto il 20%

– Il centrodestra otterrà la maggioranza assoluta o solo quella relativa?

– Chi finirà in testa, la Lega o Forza Italia? Continua a leggere

La trappola degli “opposti estremismi”: distrarre per non parlare della realtà

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DISTRARRE DAI VERI PROBLEMI DEL PAESE CON LA FARSA DEGLI “OPPOSTI ESTREMISMI” CHE POI VEDONO AMPIAMENTE PIU’ “OPERATIVI” I CENTRI SOCIALI, NEL GIOCETTO SPECULARE AGLI INTERESSI POLITICI DELLA SINISTRA (N.D.R.)

di Enrico Galoppini

La trappola degli “opposti estremismi”

Fonte: Il Discrimine

Chi può essere così fesso da credere che nel 2018, in quest’Italia massacrata da oltre venticinque anni dai diktat euro-liberisti, svenduta peggio che ai saldi, occupata da oltre cento basi Usa e Nato, e sottoposta ad un “lavaggio del carattere” fatto d’immigrazionismo e genderismo, il pericolo per la famosa “gente comune” (quella che non milita, non si espone, non pensa e che vorrebbe solo starsene tranquilla) possa derivare da questi OPPOSTI ESTREMISMI”?

Naturalmente lo può credere solo un COGLIONE, oppure può fare finta di crederci chi ha tutto l’interesse a compattare quanta più gente possibile intorno al “rassicurante potere”. 

Ma per quanto mi riguarda, il giochino di Lorsignori è quanto mai scoperto, oltre che logoro e stantio. Loro vogliono che dei giovani italiani si ammazzino odiandosi senza alcun costrutto, ma ricordatevi che quando ci scapperà il morto i “mandanti morali” saranno tutti quelli che, in mezzo a questo circo di dichiarazioni, prese di posizione e petizioni di principio, non hanno fatto nulla per aprire gli occhi su chi veramente tira le fila di questo tipo di operazioni finalizzate a stornare l’attenzione sul classico falso problema, ed anzi han fatto di tutto per rinfocolare odi dal sapore anacronistico. Continua a leggere

Gentiloni e il prossimo golpe italiano

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di Antonio Serena

Gentiloni e il prossimo golpe italiano

«L’Italia avrà un governo stabile, la coalizione di centro sinistra sarà il pilastro di questo governo e non c’è il rischio di governi populisti o anti europei». Lo ha detto il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni al termine dell’incontro con la Cancelliera tedesca Angela Merkel nel quale si è parlato delle votazioni italiane del 4 marzo. E ha aggiunto: «Le soluzioni di governo non le danno i sondaggi, le daranno gli elettori il 4 marzo. La mia opinione è che l’unico pilastro possibile di una coalizione stabile e pro europea può essere la coalizione di centro sinistra….Credo comunque che l’Italia avrà un governo stabile e non caratterizzato da posizioni anti europee».
Insomma, nello stesso momento in cui i sondaggisti  (Supermedia elaborata da YouTrend per Agi),  a poco più di due settimane dal voto, danno la coalizione di centrodestra al 36,7% e vicina a  raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi, il  M5s al 28% e il  Pd solo al 22,8%., Gentiloni annuncia che il paese avrà quasi certamente un governo di centrosinistra.
A questo punto non resta che mandare a casa Piepoli e colleghi (anche se ormai i margini di errore dei sondaggi sono minimi), sbaraccare i seggi e formare l’ennesimo governo fantoccio suggerito da Bruxelles. Non è un’ipotesi molto improbabile, dal momento che a dire queste cose è non solo un postcomunista a cui qualcosa di stalinista dev’essere rimasto nel cervello, ma soprattutto il capo dell’ ultimo di quattro governi (Monti, Letta Renzi e Gentiloni) calati dall’alto, privi cioè di ogni legittimazione popolare per governare come indica la Costituzione quando afferma (art. 1) che l’Italia è una Repubblica, fondata sul lavoro (co.1) e che (co.2) la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Le parole di Gentiloni sono gravissime in quanto continuano a vilipendere la sovranità del popolo italiano. Se infatti le sue parole rispondono a verità, le prossime consultazioni saranno inutili in quanto a Bruxelles hanno già deciso che governo dare all’Italia, attuando l’ ennesimo golpe con la nomina di un governo che sarà espressione di qualcosa di diverso da ciò che avranno stabilito gli italiani con il loro voto. Che, a questo punto, come sempre, conta poco o  niente, come non sono contate niente le indicazioni dei cittadini nei vari referendum sulla responsabilità giuridica dei magistrati, sull’abolizione del ministero dell’ Agricoltura o sul finanziamento pubblico ai partiti, tutte ignorate o travisate.
A questo punto gli italiani dovranno rassegnarsi: ad andare in pensione ad 80 anni, ad avere il 40% per cento di giovani disoccupati, a non poter decidere del proprio  futuro, ad accogliere altri milioni di “migranti” in cambio del benevolo visto dei banchieri europei sui nostri conti pubblici, a subire passivamente ogni forma di imposizione.
E tutto ciò nonostante le elezioni che si susseguono  nei vari  paesi europei diano conferma della volontà dei cittadini di sganciarsi dall’ Europa dei banchieri e dalle sue politiche fallimentari.
Stando così le cose, i cittadini italiani, il 4 marzo, possono tranquillamente disertare le cabine elettorali optando per una gita fuori porta. Allo stato attuale, sbaraccare questo  teatrino di nani e ballerine si presenta come  una missione impossibile.

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Io voto Gengis Khan

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di Marcello Veneziani

Io voto Gengis Khan

Fonte: Marcello Veneziani

Io so chi vincerà le elezioni. Ha già la vittoria in tasca, a tavolino. Vorrei quasi dire imposto per legge elettorale. Vincerà più di quanto abbia vinto negli anni precedenti, facendo registrare numeri sempre più crescenti.

È una vittoria post-elettorale, una vittoria fondata sulla libera traduzione del voto ricevuto. Sto parlando dell’antico e rinomato PT, che è un fluttuante serpentone subparlamentare. Il Partito Trasformista.

Ho perso il conto di quanti hanno fatto il salto della quaglia e poi l’hanno pure replicato in direzioni inverse. Ne vedo tanti di precursori, troppi e fin troppo noti.

Il loro pittoresco testimonial è il mitico Razzi, che però è il meno trasformista di tutti e il più simpatico devoto di Kazzimiei. Continua a leggere

Breve storia di sette anni infami

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di Marcello Veneziani

Breve storia di sette anni infami

Fonte: Marcello Veneziani

Nel pieno di una deprimente schermaglia elettorale, guardiamoci indietro per capire come siamo arrivati a questo punto. Ricostruiamo la storia degli ultimi sette anni.

In principio fu la fine di Berlusconi. Messo fuori gioco da un mezzo golpe interno e internazionale, nel nome di una parola magica chiamata spread, cominciò per l’Italia il settennato più assurdo della nostra pur anomala storia.

Nell’arco di questi sette anni abbiamo assistito nell’ordine al suicidio della destra, al suicidio della sinistra, all’avvento sciagurato dei tecnici, alla crescita abnorme dell’antipolitica, alla morte e resurrezione di Berlusconi.

Il suicidio della destra ha un nome principale: Fini. Il suicidio della sinistra ha un nome principale: Renzi. E due sciami di complici.

Il fallimento dei tecnici ha il nome di Monti (e magari la faccia della Fornero), la crescita abnorme dell’antipolitica ha la chioma di Grillo e il faccino di Di Maio. E il vuoto che resta, la sedia vacante, ha il nome di Mattarella.

Il collasso della politica rispecchia il collasso della società; anzi è l’unico punto che congiunge il degrado della politica alla decadenza della società. Sullo sfondo c’è il tragico sorpasso dei decessi sulle nascite, dei vecchi sui giovani, più la fuga all’estero dei ragazzi più svegli, rimpiazzati dall’arrivo di clandestini. La società di massa si è fatta molecolare, sempre connessa e sempre più solitaria, abitata da narcisi astiosi. Continua a leggere

Putin: ora parlo io

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di Maurizio Blondet

Putin: ora parlo io

 

Fonte: Maurizio Blondet

È una biografia scritta da Hubert Seipel, giornalista di lungo corso. È stato corrispondente dall’estero per Stern e Der Spiegel, prima di dedicarsi alla televisione.

È stata sua la prima intervista diffusa in tutto il mondo ad Edward Snowden.

Dopo avergli dedicato un documentario trasmesso da ARD, la più importante TV pubblica tedesca, Seipel ha intervistato diverse volte Putin.

Il libro è il frutto di anni di interviste, analisi, conversazioni, conoscenza.

In Italia è stato pubblicato da Piemme. Continua a leggere

E allora vai con l’anticomunismo

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di Marcello Veneziani

Italiani, aderite compatti all’anagrafe nazionale anticomunista. Diventate cittadini onorari di Fiume e di Porzus, dell’Istria e della Dalmazia, del Triangolo rosso dell’Emilia e di mille altri luoghi in cui il comunismo ha lasciato vittime.

Diventate cittadini onorari dei tanti luoghi in cui le Brigate rosse e le altre formazioni terroristiche hanno ucciso borghesi e proletari, ragazzi e militanti di destra, magistrati e politici, giornalisti, professori e casalinghe nel nome del comunismo.

E mi limito all’Italia perché se dovessimo prendere la cittadinanza onoraria di tutti i luoghi della terra in cui il comunismo ha calpestato la vita, i popoli, la libertà e la dignità umana, allora dovremmo diventare cittadini di mezzo mondo, di tre continenti e di non so quanti Paesi oppressi dalla bandiera rossa.

L’iniziativa de Il Tempo di indire l’anagrafe nazionale anticomunista è una risposta in rima a Renzi e a tutta la processione antifascista che in pieno 2018, anzi in pieno carnevale elettorale, ha deciso questa grande festa in maschera: l’anagrafe nazionale antifascista, dove tutta la sinistra fa a gara a mostrare il suo volto eroico di sfidare un regime che è morto da più di settant’anni.

“Vile, tu uccidi un uomo morto”, diceva Ferrucci a Maramaldo; una tragedia storica che poi mutò in farsa, nel teatrino dei Pupi. Esattamente come sta accadendo con l’antifascismo riesumato al tempo di Pinocchietto Renzi. Continua a leggere

Polvere di 5 Stelle

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di Paolo Becchi su Libero, 14/02/2018

Che non fossero francescani era ormai noto a tutti da tempo. Quello era solo l’ideale di Gianroberto Casaleggio, che effettivamente una vita francescana conduceva: una vecchia macchina un vecchissimo cellulare, vestire sobrio, vita austera. I grillini in parlamento, invece, facevano finta di esserlo, ma si portavano tutti a casa uno stipendio invidiabile. Da quello che sta emergendo ora però il problema non è che non fossero dei francescani, bensì che fossero proprio disonesti.

Bonifici effettuati e poi ritirati per un fondo, voluto da Casaleggio, per il microcredito (fondo destinato a sostenere le piccole e medie imprese): un buco colossale, ancora difficile da calcolare. Stime parlano di 1,4 milioni, e lo stesso Movimento ha ammesso errori e calcoli sbagliati e/o gonfiati. Insomma molti bonifici sono falsi, perché pubblicati come rendicontati dai parlamentari ma subito dopo revocati. Se questa è l’onestà che doveva tornare di moda…

Nelle ultime settimane sono stati versati in fretta e furia 250mila euro (130 i parlamentarie 128 gli europei, che proprio male non guadagnano). Cinque giorni fa il senatore Carlo Martelli e il deputato Andrea Cecconi, entrambi capilista «bloccati»nelle prossime elezioni, sono stati costretti a lasciare, il senatore Maurizio Buccarella nel frattempo si è autosospeso: «rimborsopoli» sta travolgendo l’intero gruppo parlamentare grillino. Resta da chiarire come e se si inserisca in questa vicenda il passaggio al gruppo misto nell’europarlamento di David Borrelli, uno dei tre membri dell’Associazione Rousseau.

CONTINUA SU:  https://paolobecchi.wordpress.com/2018/02/14/polvere-di-5-stelle/

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