Renziani chi? Nel Partito Democratico ora è tutti contro tutti

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Segnalazione Linkiesta

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Renziani chi? Nel Partito Democratico ora è tutti contro tutti

Il segretario Pd arroccato nella sua posizione in compagnia di un gruppo ristretto di fedelissimi. Intorno vari gruppi ostili. C’è chi fa capo a Delrio, chi a Gentiloni, chi a Franceschini. Per non parlare delle minoranze. (di Giulio ScrannoLEGGI)

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Elezioni 2018: vincitori e vinti

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

di Lupo Gori

Boom della “Lega” e del “Movimento 5 Stelle” (M5s), contenuta crescita di “Fratelli di Italia”, forte calo di “Forza Italia” e storico tracollo del “Partito Democratico”. Il ciclone “Burian”, dopo essersi abbattuto sulle strade del nostro paese irrompe sui palazzi della politica, cambiando i connotati del Parlamento che esce sconvolto dall’ultima tornata elettorale.

Il voto del 4 marzo 2018 sancisce infatti la fine del classico bipolarismo, portando a galla quelli che sono i sentimenti e le istanze del “paese reale”. In tal senso, esso rappresenta uno spartiacque memorabile per la storia politica del nostro paese che vede gli elettori italiani, sulla scia di un ormai consolidato trend europeo, voltare definitivamente le spalle all’Europa di Bruxelles e ai tradizionali partiti “moderati” per abbracciare e premiare le due principali compagini sovraniste e anti-sistema, “Lega” e “Movimento 5 Stelle” (M5s), guidate da due leader additati dall’establishment nostrano ed internazionale come “impresentabili” e la cui affermazione politica, fino a poco tempo fa, era considerata del tutto utopistica. Riportiamo di seguito i dati statistici complessivi suddivisi per Camera e Senato.

Camera dei deputati

La coalizione di centro-destra di “Lega”, “Forza Italia”, “Fratelli d’Italia” e “Noi con l’Italia”, con il 37%, ha ottenuto nel complesso 260 seggi; il “Movimento 5 Stelle”, il partito più votato con il 32,68% delle preferenze, ha ottenuto 221 seggi; il “Partito Democratico” con il 22,85%, 112 seggi; per ultimo, “Liberi e Uguali”, superando di poco lo sbarramento del 3%, è riuscito ad aggiudicarsi 14 seggi. Continua a leggere

Salvini stana Pd e Cinque Stelle: “Intesa su poltrone e governo?”

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“È incredibile che dopo un voto che ha cambiato gli equilibri e il volto del Paese, cacciato ministri ci sia un governo delegittimato che mette mano a rinnovi di incarichi importanti e non urgenti come quelli dei Servizi”.

Per Matteo Salvini non è solo una mossa “vergognosa”, ma anche un primo passo verso l’accordo tra il Partito democratico (o quello che ne resterà dopo la rottura con Matteo Renzi) e Movimento 5 Stelle. “Mi insospettisce il silenzio dei grillini – spiega il leader della Lega – non vorrei ci fosse un accordo tra Paolo Gentiloni Luigi Di Maio dietro l’angolo a partire dalle poltrone per arrivare al governo”.

Oggi Gentiloni ha prorogato vertici dei servizi segreti (il direttore del Dis, Alessandro Pansa, e il direttore dell’Aise, Alberto Manenti) per un anno e ha informato tutti i leader dei partiti. Una mossa che ha messo sul “chi va là” Salvini. “Gentiloni che procede alla proroga degli incarichi dei Servizi è una cosa vergognosa che arriva a tre giorni dal voto degli italiani che hanno delegittimato il governo e bocciato i ministri”, attacca il segretario della Lega spiegando all’AdnKronos che “c’è qualcuno che rinnova cariche come se nulla fosse” per una cosa di cui “non si ravvisano urgenze”“Non vorrei – conclude – che ci fossero altri ragionamenti dietro, non vorrei sia questa l’anticamera di un accordo tra il Pd e il M5S, visto il silenzio degli stessi pentastellati”. Continua a leggere

Il simbolo della svolta elettorale: la fine di Tosi (che prende meno del Psiup)

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I partiti anti-establishment saranno ostacolati dalle forze extraparlamentari. Ma il Paese (e il Veneto) hanno bisogno di cambiare strada

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Rabbia, rancore, rivincita: così l’Italia dei borghi e dei distretti si è ribellata a Matteo Renzi

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Rabbia, rancore, rivincita: così l’Italia dei borghi e dei distretti si è ribellata a Matteo Renzi

Piccole imprese, capitalismo di relazione, banche popolari: i territori della Terza Italia che vanno dal Veneto all’Abruzzo sono l’architrave economica dell’Italia, ma la crisi ha dato loro un colpo micidiale. Per capire il tracollo di Renzi e il boom di Salvini e Di Maio bisogna partire da qui. (di Stefano Cingolani, LEGGI)

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“Strategia del carciofo” Il lavoro del Quirinale e lo scudo a Gentiloni

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Come aveva previsto Matteo Castagna, nell’intervista di ieri, il Presidente Mattarella prende tempo, in attesa che il centrodestra cerchi alleati, tra i singoli deputati e senatori, per avere una maggioranza in Parlamento. Intanto, c’è Gentiloni che continua l’ordinaria amministrazione…(n.d.r.)

Per trovare la maggioranza si va per esclusione «Ora non muoverà un dito». Un premier già c’è…

di Massimiliano Scafi

L’Europa lo invoca: «Abbiamo fiducia nel presidente». Il centrodestra, da Salvini a Tajani, lo incoraggia: «Contiamo sulla sua saggezza e la sua capacità».

Pure Di Maio lo blandisce: «Il capo dello Stato agirà con autorevolezza». Tutti lo guardano, tutti lo cercano, tutti aspettano un suo cenno, un coniglio dal cilindro, e lui che fa? Nulla, perché nulla è esattamente la cosa migliore da fare adesso. «In questa fase non muoverà un dito», dicono dal Colle, perché così saranno i partiti a muoversi. Mattarella non ha «chiusure pregiudiziali», è neutrale e vuole rispettare le indicazioni dei cittadini, dirà la sua al momento giusto.

La dirà ad aprile, quando i gruppi che saliranno al Quirinale dovranno presentarsi con una proposta concreta, fatta di programmi e numeri. Lì, dopo la decantazione post-elettorale, si vedrà se si riuscirà ad estrarre da due non-maggioranze un governo da dare al Paese. Essere subito troppo attivi può solo far precipitare la situazione. Continua a leggere

Elezioni 2018: il chiodo fisso

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di Marcello Veneziani

Il chiodo fisso

Fonte: Marcello Veneziani

Ora che si è chiusa la campagna elettorale, anziché metterci a fare i conti della serva sul voto, preferiamo tirare un bilancio diverso e chiederci se c’è stata una battaglia sui valori, un conflitto su temi ideali, storici e politici.

Non c’è stato alcuno scontro tra progressisti e conservatori, tra destra e sinistra, tra culture politiche, tra idee liberali e idee sociali o addirittura socialiste. È sparito ogni riferimento al voto cattolico.

L’unico scontro è stato su fascismo e antifascismo. Per riprendere il tormentone della campagna elettorale, la Repubblica ha affidato allo psicanalista Massimo Recalcati il chiodo fisso antifascista, riassunto in un titolo che sembra scritto dalla scuola di mistica fascista: “L’immortale desiderio del fascismo”.

Un titolo apologetico all’apparenza, che sembra scritto da un invasato del fascismo come categoria dello spirito e valore perenne. In realtà Recalcati – come dice il suo cognome – ricalcava lo schema del fascismo eterno, fissato dall’ideologo Umberto Eco; un tema che ai tempi di Stalin si chiamava “l’eterna reazione in agguato”.

Il fascismo immortale come alibi per l’antifascismo immorale. Continua a leggere

Elezioni 2018, Matteo Castagna: “il centrodestra cercherà una maggioranza in Parlamento”

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A cura di Nicola Pasqualato

Ho realizzato e messo in rete alcune interviste sull’esito del voto di domenica 4 Marzo ad esponenti politici, giornalisti, opinionisti, politologi. Ho ritenuto opportuno chiedere un commento a caldo anche a Matteo Castagna, che ieri pomeriggio mi ha risposto e rilasciato queste dichiarazioni, interessanti perché si comprende, anche tra le righe, che si tratta di persona che sa di cosa parla. Poi, si può essere o meno d’accordo con lui, ma di certo non si può dire che non sia chiaro. E’ l’opinione di un “addetto ai lavori”, con esperienza:

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Renzi è finito? Ok, ma risparmiateci Prodi, Veltroni e tutto quello che c’era prima

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Risultati immagini per Renzi è finito

Segnalazione Linkiesta

Può piacere e può (molto legittimamente) non piacere lo stile Renzi. Ma se l’alternativa è il ritorno alla vecchia guardia della sinistra, allora vuol dire che il Pd si merita il grillisimo e l’antipolitica

di Francesco Cancellato

Che Renzi sia messo male, politicamente, è un fatto abbastanza incontrovertibile. Che il Pd attorno al 22/23% nei sondaggi pre-blocco sia oggettivamente un partito in una devastante crisi di identità, pure. Che il futuro del principale partito del centrosinistra italiano – ammesso che avrà un futuro unitario – debba essere qualcosa di diverso dalla Leopolda, è auto-evidente. Che a nessuno venga in mente, però, di tornare indietro, alla classe dirigente pre-rottamazione.

Lo diciamo, leggendo di padri nobili come Prodi che si posizionano, di ipotesi di segreterie Veltroni, o Franceschini. Di ritorni all’ovile, da protagonisti, di D’Alema e Bersani. No, grazie. Se c’è qualcosa che potrebbe essere anche più dannoso di un Renzi che si imbullona al Nazareno, è il ritorno del Pd-modello seconda Repubblica.

Lo diciamo ricordando – a loro, soprattutto – che il fenomeno Renzi nacque proprio da una crisi di rigetto di buona parte dell’elettorato democratico nei confronti loro, di quel blocco di potere immobile, autoreferenziale, esausto, incapace di costruire una visione politica che fosse tale, figurarsi di renderla affascinante agli occhi degli elettori.
Persino il Movimento Cinque Stelle, in fondo, iniziò a germinare proprio sulla critica radicale alla classe dirigente di centrosinistra della seconda repubblica, incapace, a dire di Beppe Grillo, di costituire un’alternativa reale a Berlusconi e ai governi di centrodestra. Il governo Monti, la prima grande coalizione, fu un regalo fin troppo gradito che produsse l’exploit del 2013.
D’accordo, Renzi non ha invertito la rotta, e il Pd ha continuato, pure con lui, la sua inarrestabile caduta. Ma se non ci fosse stato Renzi, probabilmente, staremmo parlando di numeri ancora peggiori. Senza Renzi, ad esempio, i governi Letta e Gentiloni sarebbero stati percepiti per quel che sono realmente stati, due esecutivi inconcludenti e timidi all’eccesso, senza alcuna idea – giusta o sbagliata che sia – sul futuro dell’Italia. Senza Renzi ci staremmo raccontando una legislatura democristiana e balneare, di pura gestione dell’esistente, senza alcun clamoroso fallimento, forse, ma senza nessuno slancio progettuale.

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