Elezioni, Mattarella: tocca a presidente Senato Casellati

Condividi su:

Elezioni, Mattarella: tocca a presidente Senato CasellatiSegnalazione Wall Street Italia

di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – L’Italia è in una situazione di stallo e dopo il secondo giro di consultazioni si attende una risposta da parte del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che dovrà decidere il da farsi molto probabilmente domani.

Secondo quanto scrive oggi il  Corriere della Sera, il Presidente Sergio Mattarella proverà ad affidare un mandato esplorativo ad una delle due alte cariche dello Stato e quella più accreditata sembrerebbe il Presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati.

“Se andrà così, lei dovrà farsi allestire in fretta uno studio a Palazzo Giustinianie preparare un calendario di incontri nel tentativo di avvicinare le posizioni e sbrogliare i nodi di un accordo che fino alla settimana scorsa pareva quasi fatto”.

Altra opzione sul tavolo è quella di conferire un preincarico ad uno dei due leader usciti vittoriosi dalle recenti elezioni e  il nome favorito è quello di Matteo Salvini che ieri impegnato nella campagna elettorale di Molise e Friuli-Venezia Giulia ha affermato: Continua a leggere

Aiuto, i Comuni hanno finito i soldi (e anche così si spiega il voto ai Cinque Stelle)

Condividi su:

Segnalazione Linkiesta

Image

Aiuto, i Comuni hanno finito i soldi (e anche così si spiega il voto ai Cinque Stelle)

Dalle amministrazioni costrette a vendere pezzi di strade a quelle in cui i dipendenti vengono impiegati come spazzini: anni di tagli hanno portato migliaia di comuni sul lastrico. Un’austerità che ha colpito soprattutto il Mezzogiorno, con evidenti conseguenze sull’ultimo voto. (di Gianni BalduzziLEGGI)

Continua a leggere

La crisi siriana (e le pressioni Usa) contro l’intesa Lega-Cinque Stelle

Condividi su:

Segnalazione Linkiesta

Image

La crisi siriana (e le pressioni Usa) contro l’intesa Lega-Cinque Stelle

I venti di guerra spirano sull’Italia e le sue basi Nato. Se Trump decide di attaccare il primo a farne le spese (e il primo a essere escluso dal governo) sarebbe il filo-putiniano Salvini. (di Alessandro GiuliLEGGI)

Continua a leggere

La scomparsa della sinistra

Condividi su:

di Marcello Veneziani 

La scomparsa della sinistra

Fonte: Marcello Veneziani

A ben vedere, Matteo Renzi è stato l’ultimo tram, l’ultima carta vincente per la sinistra ogm. Dopo di lui il disastro. Neanche la cocente, schiacciante disfatta elettorale dice fino in fondo in che condizioni è oggi ridotta la sinistra. Brandelli incomponibili, branchi vaganti senza direzione e destinazione, assenza totale di leadership e di programmi credibili per il paese, sopravvivenza solo di alcune oligarchie e poi basta. Oggi s’aggrappa a fasi alterne all’antipopulismo o ai grillini.

Con Renzi, seppure per uno spettacolare equivoco, la sinistra toccò il cielo del 40% di consensi con un dito. Breve parabola, poi finita con un tiro al piccione dei più barbari per abbattere il “piccolo tirannello”, che però li aveva portati in cima ai consensi, alla guida pressoché solitaria del Paese. Renzi mancò “l’appuntamento con la storia” quando non ebbe il coraggio e la statura di andare in fondo col suo Partito della Nazione, trasversale, che lasciava alle spalle la vecchia, rancida, rancorosa sinistra antifascista per conquistare la centralità nel Paese. Si spaventò, Renzi, delle ostilità raccolte a sinistra, cercò di recuperare tra i suoi; poi azzoppato dal referendum, tentò vanamente di ricollocarsi nel centro-sinistra, fingendo di essere una specie di Prodi 2.0. E lì via via perse pezzi, riuscendo a perdere le simpatie conquistate al centro e a destra, senza guadagnare la minima simpatia a sinistra. Ma crollato Renzi, la sinistra è in polvere, priva di senso di marcia, fa leva solo sul risentimento verso i populisti. Continua a leggere

Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

Condividi su:

Segnalazione Linkiesta

Image

Il paradosso dei Cinque Stelle (e non solo): per governare bisogna tradire gli elettori

Il ritornello della campagna elettorale: “Avere un premier eletto dal popolo”. Bene, allo stato attuale i partiti devono rassegnarsi a cercare un premier frutto di alchimie politiche, invece. In certi casi governare significa tradire i propri elettori. (di Flavia PerinaLEGGI)

Continua a leggere

Ungheria, Orban stravince

Condividi su:

Si profila un trionfo oltre le attese per il partito conservatore che potrebbe avere due terzi dei seggi. E spaventa l’Europa

di Luca Romano

“Abbiamo vinto”. Con queste parole il premier ungherese Viktor Orban ha iniziato a celebrare davanti alla sua folla quello che sembra un trionfo che va oltre le aspettative della vigilia.

“Grazie per averci dato fiducia, per esservi uniti a noi”, ha aggiunto, citato dal Guardian. “Questa è una vittoria decisiva in futuro saremo in grado di difendere la nostra madrepatria”, ha aggiunto.

Si profila un trionfo oltre le attese per Fidesz, il partito conservatore del premier ungherese Viktor Orban (Fidesz). Secondo i risultati parziali delle elezioni legislative, con il 75% dei voti scrutinati, Fidesz conquisterebbe 134 seggi, il che significa non solo certezza della maggioranza assoluta, ma anche possibilità di raggiungere la maggioranza di due terzi dell’Assemblea nazionale, il Parlamento unicamerale composto da 199 membri. Continua a leggere

Trump e il ruolo smarrito degli Usa

Condividi su:

di Sergio Romano

Trump e il ruolo smarrito degli Usa

Fonte: Corriere della Sera, 8/04/2018

Dopo il collasso dell’Urss e la fine della egemonia sovietica in Europa centro-orientale, gli Stati Uniti credettero di avere vinto la Guerra fredda. Mi sembrò che commettessero un errore e che le cause del collasso fossero altre; ma il mondo, da allora, dovette constatare che non vi era evento importante in cui l’America non si sentisse chiamata a dare suggerimenti, imporre soluzioni o formulare giudizi. Lo stile poteva cambiare da un presidente all’altro (lo stile di Barack Obama fu molto diverso da quello di George W. Bush) ma l’America era diventata, secondo la definizione di Madeleine Albright, la «nazione indispensabile». Non sempre i suoi desideri venivano esauditi e i suoi ordini eseguiti, ma non vi era tavolo della diplomazia internazionale in cui mancasse una poltrona riservata agli Stati Uniti.

Sembra che il quadro stia cambiando e che vi siano ormai vicende in cui il grande Stato nord-americano è più spettatore che attore. Qualche giorno fa abbiamo visto le immagini di tre leader (i presidenti di Iran, Turchia e Russia) che avevano vinto la guerra siriana e si erano riuniti per dividersi le spoglie. Qualche mese prima avevamo appreso che il principale leader politico cinese aveva implicitamente sfidato la potenza americana con una modifica costituzionale che gli garantiva una sorta di vitalizio imperiale. Le ragioni del cambiamento sono numerose.

Le guerre combattute dagli Stati Uniti negli scorsi decenni non hanno giovato alla loro credibilità militare. La crisi del 2008 ha dimostrato che accanto al potere di Washington esisteva a Wall Street un altro potere che il presidente e il Congresso non riuscivano a controllare. Era già accaduto nel 1929, ma in tempi in cui l’America non aveva le responsabilità mondiali che ha avuto dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Da allora la globalizzazione ha favorito la nascita di nuove potenze. Quanto più gli Stati Uniti rivelano al mondo le loro carenze tanto più cresce il numero di quelli che sono pronti a sfidare la loro volontà. Continua a leggere

Chi è Maurizio Martina, l’antileader che vuole fare il leader

Condividi su:

Segnalazione Linkiesta

Image

Chi è Maurizio Martina, l’antileader che vuole fare il leader

Il candidato segretario è cresciuto nella sinistra, ma si è guadagnato il soprannome di “Fra Martina” per i suoi rapporti con i cattolici. Ha sempre ottenuto i migliori risultati agendo dietro le quinte, ma ora è pronto per essere protagonista. (di Giulio ScrannoLEGGI)

Continua a leggere

1 29 30 31 32 33 34 35 87