Chiude il simbolo della “mala accoglienza”. Via da Conetta gli ultimi 70 immigrati

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Il centro fu teatro di scandali e rivolte. La base militare torna al demanio.

Via gli ultimi profughi da Conetta. Poi qui chiude tutto. Insomma Conetta chiude. Chiude, ed è un’epoca che finisce, dopo rivolte, proteste, risse, migranti arrabbiati, letti accatastati, falò, prefetti impauriti, sindaci furiosi, sporcizia e sudiciume ovunque.

Era il 24 luglio di tre anni fa. Quando Conetta, frazione di Cona, nel veneziano, di appena 197 abitanti, cominciò a ospitare i migranti. Si partì con 50 richiedenti asilo. Poi si salì a 144 ma nel giro di un anno le cifre quintuplicarono. Ammassati dentro a delle tende da circo, dove la cooperativa che li ha ospitati ci ha fatto i soldi a palate, ad aprile 2016 erano quasi 700, a settembre 900 e a marzo 2017, 1500. Ma ci sono stati periodi in cui Conetta ha conosciuto un ammasso di oltre 1600 migranti. E 1600, in un paese di 197 anime che ancora scandisce il giorno con il far del sole e il canto del gallo, sono decisamente troppi. Continua a leggere

Manovra, Ue non avvierà niente procedura di infrazione. Conte: «Non abbiamo ceduto»

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Manovra, niente procedura di infrazione. Mattarella: «Risposte durature e non emotive»La decisione momentanea della Commissione Ue, che tornerà a fare il punto a gennaio. Dombrovskis: «Sforzo aggiuntivo di 10 miliardi». Conte: «Non abbiamo ceduto sui contenuti»

di Paolo Decrestina

Dopo tre mesi, le trattative hanno portato al risultato sperato: nessuna procedura d’infrazione. L’Europa, per ora, ci risparmia e non prende provvedimenti per debito eccessivo contro l’Italia. Ma la soluzione, assicurano da Bruxelles, non è certo «ideale», perché «non dà una soluzione a lungo termine per i problemi economici italiani». Insomma «ci consente di evitare per ora di aprire una procedura per debito, posto che le misure negoziate siano attuate pienamente», ha detto chiaramente il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, secondo cui «le misure addizionali trovate dall’Italia ammontano a 10,25 miliardi». Un accordo benedetto dal capo dello Stato: «Pur tra evidenti difficoltà – ha detto Sergio Mattarella parlando al Quirinale – va evitato il rischio di un cortocircuito tra l’urgenza di fornire risposte veloci, sollecitate dal disorientamento e dall’emotività, e la necessità di tempi più lunghi necessari alla definizione di soluzioni, efficaci, durature e sostenibili».

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La metapolitica non è una strategia

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La destra ha 50 anni ma è ancora Nuova

Il movimento fondato da De Benoist ha previsto populismo, ritorno dell’identità e crisi finanziaria

di Stenio Solinas

Mezzo secolo di un movimento di idee è un arco di tempo significativo e il retrocedere negli anni fino appunto al Maggio Sessantotto per raccontarne non l’altra faccia, quanto la nuova e diversa che in esso si palesava, la «Nouvelle Droite» di Alain de Benoist e del suo Grece (Groupement de Recherches et d’Etudes pour la civilisation Européenne), può assumere il sapore provocatorio di una nemesi, così come quello di un’indebita appropriazione.

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The Guardian: lo spietato trattamento europeo dell’Italia non fa che rafforzare il risentimento popolare

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theguardian

Francia e Germania violano spesso le regole dell’eurozona, mentre i poveri in Italia ne pagano il prezzo

Domenica 16 Dicembre

Lo stallo con i funzionari europei. Ministri che volano a Bruxelles per negoziare un accordo d’ultimo minuto. Grida di tradimento a casa. Oscuri avvertimenti di calamità economiche e di agitazione sociale.

No, non è il serial della Brexit a Westminster ma la crisi europea che tutti sembrano avere dimenticato: il confronto tra Bruxelles e Roma sul bilancio italiano. Continua a leggere

I populisti discesi dai Monti

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di Marcello Veneziani

Egrego Professor Monti, senatore a vita e presidente a morte, ed egregi esponenti del Fronte Impopolare che sbavate nell’attesa di vedere Salvini e Di Maio in ginocchio da Juncker e da Moscovici, non vi chiedo di convertirvi alle ragioni della sovranità popolare e nazionale. Ci mancherebbe. Ognuno faccia la sua parte e sostenga le sue posizioni fino in fondo. Ma il vostro problema è stato ed è ancora proprio quello, che non siete stati capaci di portare fino in fondo i vostri propositi. Quando eravate voi al governo, nessuno s’aspettava redditi di cittadinanza, elargizioni pop, pensioni a quota 100 e condoni a gogò. Ma ci aspettavamo che forti della vostra indipendenza dall’elettorato e dalla politica, dai partiti e dai sondaggi, voi metteste mano a una drastica bonifica del nostro sistema. In che senso? Tagliando davvero i rami secchi e gli sprechi, sopprimendo le mance e le regalie politiche, dismettendo, potando le amministrazioni pubbliche, facendo davvero una ristrutturazione dello stato, una grande riforma. Per esempio, lo spreco assoluto e primario in Italia sono le regioni ma i politici non le toccheranno mai perché sono posti e potere; avete mai studiato e tentato l’ipotesi di abolirle? Avete mai provato a dimezzare i costi dei Palazzi, dal Quirinale al Parlamento, il loro personale, scorte incluse? Continua a leggere

Salvini ha deciso di abbandonare la lotta contro l’euro o si tratta solo di una mossa tattica?

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di Paolo Becchi

A maggio si vota per il rinnovo del Parlamento europeo. Salvini ha di recente smussato i toni della polemica contro la Ue e delle critiche radicali sull’euro di cinque anni fa oggi non è rimasto molto, anzi nulla. Certo, quando si è al governo bisogna essere prudenti e soprattutto in questa fase di confronto con la Commissione europea è meglio evitare di parlare della moneta unica per non dare in pasto al mainstream la scusa dell’eventuale impennata dello spread.

Per le elezioni europee Salvini però non dovrebbe fare campagna elettorale da vicepremier e ministro, bensì da leader del partito politico che potrebbe addirittura affermarsi quale prima forza del Paese. E a proposito delle elezioni europee vogliamo porre la questione: Salvini ha deciso definitivamente di abbandonare il tema dell’uscita dell’Italia dall’euro, lasciando la lotta per il recupero della sovranità monetaria a Fratelli d’Italia, CasaPound e sovranisti vari sull’orlo di una crisi di nervi? O si tratta solo di un mero e momentaneo ripiegamento tattico? Continua a leggere

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Intervista a Marcello Veneziani di Alessandro Rico per La Verità

Marcello Veneziani è uno degli intellettuali di destra più brillanti del nostro Paese. Con la Verità ha conversato a tutto campo su populismo, sovranismo, Europa, crisi del centrodestra.

Tutti ne parlano, molti a sproposito. Ma cos’è il populismo, professor Veneziani?
Il populismo è la scuola elementare della nuova politica.

Efficace ma sibillino. Me lo spiega meglio?
Il populismo parte dal disagio della gente che si sente espropriata del potere di decidere, messa all’angolo dalle oligarchie. E reagisce riportando in auge la questione della centralità del popolo. Continua a leggere

Salvini ricordi a Juncker che i trattati dell’Ue si fondano sulla crescita

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di Paolo Becchi su Libero, 09/12/2018


Salvini ha detto molte cose e toccato diversi argomenti, ma il cuore del discorso politico è stato l’Europa e la nostra collocazione nell’Unione. Di fatto ha già iniziato la lunga campagna elettorale per le prossime elezioni europee, le quali per Salvini non saranno più caratterizzate, come quelle precedenti, da una critica radicale della moneta unica. Potrà piacere o meno ma questa è la direzione presa.

Cambiare l’Italia ma anche cambiare dall’interno l’Unione; questo il messaggio di un politico che in questo modo ha voluto mostrare di vivere non solo di tattica, ma anche di una più ampia visione politica. Se riuscirà a cambiare l’Ue come sta cercando di cambiare l’Italia è difficile dirlo oggi. Bisognerà aspettare il risultato, peraltro non scontato, delle prossime elezioni europee. Ma pensiamo intanto all’oggi. Continua a leggere

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