Norvegia, i cristiani entrano nel governo: “Ora priorità ai temi etici”

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Si sono conclusi il 17 gennaio scorso in Norvegia i negoziati che hanno portato alla nuova coalizione di governo, la prima a maggioranza non socialista dal 1985. La coalizione con a capo il Primo Ministro Erna Solberg è composta dai tre partiti già presenti nel precedente governo, il partito conservatore Høyre (H), il conservatore-liberale Fremskrittspartiet (Frp), il partito social-liberale Venstre (V) e dal Partito Popolare Cristiano (KrF), da poco entrato a farne parte.

Il nuovo governo ha presentato ai cittadini norvegesi la Dichiarazione Granavolden, dal nome dell’hotel in cui è stata redatta e presentata, ovverosia un documento comune contenente il programma di governo, frutto di negoziati complessi e carichi di tensione, in particolare sui temi dell’immigrazione, clima e aborto.

Proprio su quest’ultima tematica, fondamentale per il partito Popolare Cristiano (KrF) che ha al centro della sua politica l’inviolabilità della dignità umana, il Premier Solberg aveva aperto alla possibilità di cambiare la legislazione sull’aborto. Le richieste del partito Popolare Cristiano, poste come condizione per l’ingresso nella coalizione di governo, erano due: la cancellazione del paragrafo 2c della legge sull’aborto che consente l’aborto selettivo oltre la dodicesima settimana e il divieto dell’embrioriduzione. Continua a leggere

“Viaggio, vitto e alloggio per votare Della Vedova”: è polemica su +Europa

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Scoppia la polemica dopo le dichiarazioni di alcuni “trasfertisti” del voto per la segreteria di partito: “Non ho mai la possibilità di fare questi viaggi, con pullman e albergo pagati, mi sono divertito. Spero che la prossima volta mi diano anche i soldi”, commenta il signor Giovanni

Stanno iniziando a fare sempre più rumore le indiscrezioni che arrivano dal “dietro le quinte” delle elezioni del nuovo segretario della coalizione “+Europa”. E’ “Tpi” a riportare le dichiarazioni di alcuni partecipanti al congresso, che si è svolto a Milano nelle giornate del 25, 26 e 27 gennaio. Parole che non possono non lasciare a bocca aperta chiunque abbia udito il loro contenuto.

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Il Senato neghi autorizzazione a procedere

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“Dopo aver riflettuto a lungo, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata”. La versione di Matteo Salvini sul caso Diciotti è affidata ad una lettera al Corriere della Sera. Salvini parla di numeri, dei traguardi del governo. Parla della diminuzione degli sbarchi, dei morti in mare, dei rimpatri e del calo degli “immigrati in accoglienza”. Tutti numeri che certificano il suo lavoro da Ministro dell’interno. La premessa è obbligatoria in quanto la difesa di Salvini segue proprio questo filo. Si appella “all’articolo 9 comma terzo, della legge costituzionale n 1/1989” quando chiede che il Senato neghi l’autorizzazione dei magistrati a procedere, in quanto il ministro ha agito per “la tutela di un interesse dello Stato costituzionale”. La contestazione dei magistrati siciliani è quella di “sequestro di persona aggravato”. Nulla di personale.

Non c’entra la mia persona. Innanzitutto il contrasto all’immigrazione clandestina corrisponde a un preminente interesse pubblico, posto a fondamento di precise disposizioni(…) In secondo luogo ci sono precise considerazioni politiche.

La giustificazione è che il governo stesso abbia agito per verificare come poter ripartire gli “immigrati a bordo della nave Diciotti”, quindi in norma con l’articolo 79 del Trattato sul funzionamento dell’Unione e in linea con quanto concluso dal Consiglio europeo del 28 giugno 2018. La difesa è incentrata dunque sui doveri da ministro dell’Interno, lavoro figlio delle promesse fatte in campagna elettorale. Il succo è chiaro. Il Senato neghi l’autorizzazione ai magistrati, anche perché Salvini non si pente di nulla.

“Non rinnego nulla e non fuggo dalle mie responsabilità di ministro. Sono convinto di aver agito sempre nell’interesse superiore del Paese e nel pieno rispetto del mio mandato. Rifarei tutto. E non mollo”.

fonte – https://www.huffingtonpost.it/2019/01/29/il-senato-neghi-lautorizzazione-a-procedere_a_23655630/?ref=fbph&ncid=fcbklnkithpmg00000001

Discredito

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Discreditodi Andrea Zhok

Fonte: Appello al Popolo

Alle volte, di fronte allo sconcerto di amici europeisti per la ‘rozzezza istituzionale’ dei ‘populisti’ (non solo in Italia), mi chiedo cosa si aspettassero. Per anni e anni siamo andati avanti in Europa con una (sedicente) ‘avanguardia tecnocratica’, sottratta ad ogni dibattito pubblico e ad ogni controllo democratico, che ha utilizzato i propri agganci tra le élite cosmopolite per pubblicizzare nei singoli paesi il Grande Progetto Europeo come un progetto di ricchezza e fratellanza comune. ”Fidatevi”. Poi, alla prima difficoltà seria, si è vista una corsa di ciascuno al salvataggio dei propri patrimoni (ad esempio il salvataggio delle banche francesi e tedesche a spese della Grecia), uno scatenarsi di regole asimmetriche valutate arbitrariamente (aiuti di stato, surplus commerciali, procedure di infrazione, ecc.), una rincorsa alla colpevolizzazione del vicino nella più completa ignoranza delle realtà altrui, un’esplosione di ricatti, condizionalità, minacce, e il tutto abbinato ad un impoverimento di ampli strati della popolazione. In sintesi: Continua a leggere

Salvini, è un processo politico, il Parlamento deve dare una risposta politica

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di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero, 25/01/2019


Non accade mai, ma se ti chiami Matteo Salvini può succedere. Ogni volta che la Procura della Repubblica (la magistratura inquirente) chiede l’archiviazione nei confronti dell’indagato, quasi sempre il Tribunale (la magistratura giudicante) dispone l’archiviazione. È raro che un Tribunale faccia di testa sua. Ma se di mezzo c’è Salvini, che tra le altre cose ha svuotato la mangiatoia ai molti che lucrano sull’immigrazione, allora la magistratura si sente in “dovere” di processarlo. Vediamo cosa può succedere adesso.

Il Tribunale dei Ministri, competente per i reati ministeriali (cioè commessi dai membri del governo nell’esercizio delle loro funzioni), giudica solo nella fase delle indagini preliminari (quelle attuali). Dopo di che, una volta che si è deciso di fare il processo, gli atti dal Tribunale dei Ministri passano alla presidenza della camera di appartenenza del ministro indagato, nel caso di Salvini il Senato. A quel punto la Giunta per le autorizzazioni a procedere, presa una decisione, dovrà poi trasmetterla all’aula per il voto finale, che dovrà arrivare entro il termine di due mesi. Se l’aula del Senato respinge la richiesta a maggioranza assoluta, il processo non avrà luogo. In caso contrario il ministro sarà processato non più dal Tribunale dei Ministri bensì da quello ordinario, co- me se si trattasse di un comune delinquente. Continua a leggere

Il contrappasso finiano di Forza Italia, oggi è come Futuro e Libertà

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Forza Italia nel finale di partita è – per contrappasso – una specie di Futuro e Libertà.
Ebbene, sì: è come Fli, il partito che – parlandone da vivo – fu di Gianfranco Fini e che piaceva a tutti perché dispiaceva assai al Silvio Berlusconi di ieri.
Come nel passato, così nel presente.
Come Giorgio Napolitano, pur di sabotare il Berlusconi donizettiano, accompagnava ogni passo del post-fascista con gli occhiali – lo illudeva di portarselo a Palazzo Chigi – così Sergio Mattarella, al Quirinale, prende respiro nel ragionarsela col capo di Forza Italia piuttosto che vedersi intorno i barbari gialloverdi.
Come ieri Fini, teleguidato, parlava di “patriottismo repubblicano”, così oggi Berlusconi – irriconoscibile nel suo secondo predellino – sciorina in tema di “democrazie occidentali” cancellando il Silvio più sovversivo, quello che scatenava gli anatemi di Angela Merkel e Nicholas Sarkozy.
Corsi, ricorsi e giravolte storiche, è il caso di dire. Continua a leggere

Manipolazione, governo “invisibile” e propaganda: da Edward Bernays ai giorni nostri

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«La manipolazioneconsapevole e intelligente,delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il Paese.
Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti,suggerirci cosa pensare
».

Scriveva così nel lontano 1928 il nipote di Freud, Edward Bernays, considerato il fondatore delle Pubbliche Relazioni e l’ideologo degli attuali spin doctor. Possiamo ritenere Bernays il “padre” dei cosiddetti “stregoni della notizia” come li ha battezzati il giornalista e scrittore Marcello Foa nel suo omonimo saggio, ossia il padre di quegli esperti di comunicazione che manipolano l’opinione pubblica per ottenere il consenso. Proprio Foa, ora Presidente RAI, è stato ospite venerdì 11 gennaio con me e l’amico Marco Castelli dell’Accademia Diciannove presso lo Spazio UNO per parlare di fake news e credibilità dei media. 

La propaganda secondo Edward Bernays

Nel suo saggio Propaganda, Bernays spiegava che nei sistemi democratici la propaganda è fondamentale per “dare forma al caos”: per evitare che la democrazia ci porti al caos e alla paralisi sociale, un “governo invisibile” manipola, le opinioni, le abitudini e le scelte dei cittadini, lasciando a costoro l’illusione di essere liberi. Le tecniche usate dal potere per plasmare l’opinione pubblica sono state inventate e sviluppate man mano negli anni «via, via che la società diventava più complessa e l’esigenza di un governo invisibile si rivelava sempre più necessaria».

La lezione di Bernays, in estrema sintesi, è che

ai metodi repressivi oggi si preferisce affiancare lamanipolazione “dolce”volta a far credere ai cittadini che costoro siano liberi di scegliere quando invece le loro decisioni vengono orientate dall’alto. Nessun regime, ma neppure nessuna democrazia, può sostenersi senza la propaganda di cui i media mainstream e lo spettacolo in generale si fanno docile cassa di risonanza.

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L’ELEZIONE DI BOLSONARO

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Intervista ad Alain de Benoist (a cura di Nicolas Gauthier)

Eletto presidente del Brasile nell’ottobre scorso con oltre il 55% dei suffragi, Jair Bolsonaro ha assunto le sue funzioni. La sinistra, che moltiplica gli anatemi contro di lui (omofobo, sessista, razzista ecc.), parla di una nuova ondata di “populismo” e dice che la sua vittoria fa gioire tutta “la destra e l’estrema destra” mondiale. Lei ne fa parte?

Per nulla. Sicuramente Bolsonaro ha beneficiato dell’attuale ondata di populismo ed ha captato i suffragi delle classi popolari che prima votavano per il Partito dei Lavoratori; ma il populismo, ci tengo a ricordarlo, non ha un contenuto ideologico preciso. È solo uno stile, un modo di far corrispondere l’offerta e la domanda politica; e questo stile si può combinare con ideologie molto diverse (Luiz Inácio Lula, l’ex presidente, era anche lui un “populista”). La destra si agita sempre in maniera pavloviana quando sente dire che saranno ristabiliti “la legge e l’ordine”. Il problema è che la legge può essere ingiusta e che l’ordine è spesso un disordine legale.

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Salvini sfida Macron: dacci i delinquenti italiani

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gennaio 14, 2019

Dopo la cattura di Cesare Battisti non potevano non accendersi i riflettori anche su altri latitanti che hanno evitato la giustizia italiano riparando all’estero. Molti di essi hanno trovato rifugio in Francia grazie alla “Dottrina Mitterand”

Tra i latitanti in Francia possiamo ricordare i nomi di Giorgio Pietrostefani fondatore con Adriano Sofri di Lotta Continua, Simonetta Giorgieri e Carla Vendetti entrambe condannate all’ergastolo nel processo Moro ter, Sergio Tornaghi ex brigatista condannato all’ergastolo per partecipazione a banda armata e destinatario di un mandato di cattura internazionale ed esponente della colonna brigatista milanese ‘Walter Alasi
E proprio su questo punto, Salvini a Non è l’Arena di Giletti manda un messaggio chiaro all’Eliseo: “Chiederò domani al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di scrivere al presidente francese, Emmanuel Macron, di restituirci altri delinquenti che hanno tolto vite. L’impegno è che sia l’inizio di un percorso, perché sai quanti ce n’è in giro”. Insomma a quanto pare il ministro degli Interni adesso vuole “regolare i conti” anche con Parigi che per troppo tempo ha dato rifuggio ai terroristi italiani sfuggiti alla giustizia. Incluso Battisti…

fonte – https://www.ilsovranista.info/2019/01/salvini-sfida-macron-dacci-i.html

Le maglie di Salvini e il delirio di Saviano

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Risultati immagini per salviniStraordinario (in senso negativo, of course) il pezzo di oggi di Roberto Saviano perché fa capire certa mentalità. Nel suo pezzo su Repubblica contro Matteo Salvini, scrive: “Indossare la maglietta della polizia non essendo un poliziotto è un atto autoritario, un atto violento ed è un atto che ha in odio la democrazia.” Dunque, Salvini che indossa la maglietta della polizia rappresenta un atto antidemocratico, eversivo. Ecco, quando leggo queste affermazioni capisco perché in molti provino antipatia nei confronti del vate partenopeo.

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