Mons. Fellay a un passo dal timbro modernista

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Otto anni dopo che Benedetto XVI ha rimesso la scomunica ai quattro vescovi lefebvriani e che la prelatura personale sotto l’autorità del Papa sembra possa essere la soluzione, un accordo tra la Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e Roma appare sfuggente.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva, Bernard Fellay, suo attale Superiore, riconosce che il cammino sta quasi per concludersi. Ma, a sua volta, dice chiaramente che “non cederemo” su quello che per loro sono le “linee rosse”, l’applicazione del Concilio Vaticano II nel dialogo ecumenico e interreligioso, nella relazione Chiesa-Stato o nella celebrazione della liturgia.

A che punto sono le conversazioni sulla comunione con Roma di un movimento presente in 72 paesi, con cinque seminari e due noviziati dove si formano 206 futuri sacerdoti, e con 191 centri per un totale di 613 sacerdoti, 116 fratelli laici, religiosi e 80 religiose?
Se c’è qualcuno che può saperlo bene è Bernard Fellay, Superiore generale della FSSPX e principale interlocutore con la Santa Sede in questi otto anni di dialogo.

In questa intervista in esclusiva con Vida Nueva. Fellay riconosce che “ non c’è più alcun ostacolo insormontabile per un riconoscimento canonico della Fraternità” e che vede più che fattibile lo sbocco della prelatura personale. E così, nonostante sottolinei che Francesco è stato colui che ha dato l’impulso definitivo al procedimento e ammetta che ha incontrato in lui “un papa comprensivo e benevolo”, Fellay afferma chiaramente che vi sono delle “linee rosse sulle quali non cederemo”:
“La condizione è che Roma ci accetti così come siamo”. (L’UNITA’ NELLA DIVERSITA’ VIENE QUINDI ACCETTATA PIENAMENTE! N.D.R.)

Giornalista: La Fraternità Sacerdotale San Pio X sta vivendo una primavera vocazionale, come dimostra il suo nuovo seminario in Virginia, negli Stati Uniti. Cos’ha il suo carisma per attrarre nuovi giovani al sacerdozio?
Mons. Fellay: In realtà, non possiamo parlare di “primavera vocazionale” nella Fraternità. Il numero di vocazioni è stato costante nel corso di questi ultimi decenni. Crediamo che l’elemento fondamentale che garantisce il rinnovo delle vocazioni è precisamente l’aspetto “tradizionale” della nostra congregazione. Fino agli anni 60, la Chiesa aveva una determinata disciplina, certi usi e costumi e, soprattutto, uno spirito sacerdotale chiaramente definito. Ma poi è cambiato tutto col Concilio Vaticano II, in particolare la concezione del sacerdozio.
La cosa più specifica della nostra congregazione è lo spirito del Sacrificio della Croce, del Sacrificio dell’Altare, che il sacerdote rinnova in intima unione con Nostro Signore e con cui deve identificarsi.

Giornalista: Quando uno naviga su Internet per cercare della documentazione sulla FSSPX, incontra due aggettivi che sogliono caratterizzare negaticamente  la ricerca: “ultraconservatori” e “settari”. Che direbbe a coloro che vi classificano in questo modo?

Mons. Fellay: Se si vuole squalificare la Fraternità come “ultraconservatrice” e “settaria”, allora bisogna condannare tutta la Chiesa cattolica, per tutta la sua storia. Noi semplicemente seguiamo e applichiamo ciò che fu praticato dalla Chiesa in tutto il mondo nel corso dei secoli.
Ora, negli anni cinquanta e dopo col Concilio si è voluta cambiare la Chiesa. Ma noi non abbandoniamo il ricco patrimonio della nostra Santa Madre Chiesa, e questo semplice fatto basta per conferirci un aspetto conservatore.
Quando, per certe attitudini o posizioni, ci si etichetta come “settari”, si interpretano malamente le nostre reazioni per difenderci e proteggerci dagli attacchi che ingiustamente abbiamo sofferto fin dagli anni ’70.

Formula adeguata

Giornalista: Proprio in Virginia, Lei assicurò che la nuova prelatura personale sarebbe “quasi pronta”. Considera la forma della prelatura la più adeguata?

Mons. Fellay: Crediamo che le autorità romane ritengano che la prelatura personale sia la struttura canonica che meglio rifletta la nostra situazione reale. E anche noi pensiamo che la prelatura personale sia il regime più adeguato alla Fraternità nelle attuali circostanze.

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‘Emorragia’ frati e suore, Vaticano corre ai ripari

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Risultati immagini per suoreECCO I FRUTTI RADIOSI DELLA “PRIMAVERA CONCILIARE” (N.D.R.):

“Mons”.Carballo, 2300 abbandoni l’anno,centinaia dispense celibato

Ogni giorno la fedeltà alla vita consacrata viene messa a dura prova dalle sfide del mondo. Per superarle occorrono una solida vocazione e una formazione continua. Lo ribadisce l’arcivescovo José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, in un’intervista all’Osservatore Romano all’indomani della plenaria del dicastero, in cui si è discusso l’allarme sull’autentica “emorragia” in corso tra frati e suore denunciata dal Papa.

“Se il Papa parla di ‘emorragia’ vuol dire che il problema è preoccupante, non soltanto per il numero ma anche per l’età in cui si verificano, la grande parte tra i 30 e 50 anni”, spiega mons. Carballo. “Le cifre degli abbandoni negli ultimi anni restano costanti – prosegue -. Negli anni 2015 e 2016 abbiamo avuto circa 2.300 abbandoni all’anno, (continua su:) http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2017/01/31/emorragia-frati-e-suore-s.sede-corre-ai-ripari_de85ed8a-6d7f-4990-bd82-af0f0e7094ab.html Continua a leggere

Fraternità San Pio X, riconciliazione coi modernisti a un passo

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 Lefebvriani

Fraternità San Pio X, riconciliazione sempre più vicina

Il segretario di Ecclesia Dei Pozzo: «Stiamo lavorando per il perfezionamento della forma giuridica»
di ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

«In questo momento si sta lavorando per il perfezionamento di alcuni aspetti della figura canonica, che sarà la Prelatura personale». L’arcivescovo Guido Pozzo, segretario della commissione «Ecclesia Dei» incaricata del dialogo con la Fraternità San Pio X, conferma a Vatican Insider che la tappa della piena comunione con i lefebvriani si avvicina. Il traguardo dell’accordo è ormai in vista, anche se sarà necessario ancora del tempo.

Il superiore della Fraternità San Pio X, il vescovo Bernard Fellay, il 29 gennaio 2017 ha partecipato come ospite alla trasmissione «Terres de Mission» della televisione TV Liberté». Nel corso dell’intervista Fellay ha confermato che l’accordo è in marcia e che per arrivare alla soluzione canonica non sarà necessario attendere che la situazione all’interno della Chiesa sia diventata «totalmente soddisfacente» agli occhi della Fraternità San Pio X, che peraltro in tutti questi anni non ha mai smesso di menzionare il nome del Papa e di pregare con lui nella celebrazione delle messeFellay ha inquadrato l’atteggiamento di Francesco per la Fraternità nell’ambito dell’attenzione verso le «periferie» e ha spiegato l’importanza di porre fine alla separazione da Roma.

Il cammino di riavvicinamento, dopo il mini-scisma provocato dalle quattro ordinazioni episcopali illegittime celebrate da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988, ha avuto inizio nell’anno 2000, quando i lefebvriani vennero in pellegrinaggio a Roma per il Giubileo. Giovanni Paolo II diede il suo assenso all’inizio di nuovi colloqui. I contatti si sono intensificati con Benedetto XVI, anche con l’esame delle questioni dottrinali aperte. Papa Ratzinger aveva prima liberalizzato l’uso del messale preconciliare e poi tolto le scomuniche ai quattro vescovi della Fraternità. Con Francesco, oltre al proseguimento dei contatti, c’è stato anche il passo di concedere ai preti lefebvriani di confessare non solo validamente ma anche lecitamente i fedeli durante il Giubileo della misericordia. Una concessione poi estesa senza più limiti temporali nella lettera «Misericordia et misera».

Per quanto riguarda i problemi dottrinali, l’essenziale sembra superato in vista dell’accordo. Ai membri della Fraternità San Pio X sarebbe richiesto ciò che è necessario per essere cattolici, vale a dire la «professio fidei», il credere nella validità dei sacramenti celebrati con il Novus Ordo (la liturgia scaturita dalla riforma post-conciliare), l’obbedienza al Pontefice. C’è stato un dialogo e un confronto sul rapporto tra magistero e tradizione, mentre restano oggetto di approfondimento – e anche di un disaccordo che potrebbe continuare – temi legati all’ecumenismo, alla libertà religiosa e al rapporto Chiesa-mondo.

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Mons. Fellay: di fatto ci sono già relazioni normali coi modernisti, per l’accordo manca solo un timbro

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imagesdi Redazione

A seguito di un’eredità spirituale “prudente” e ambigua lasciata dal fondatore, che ha detto e scritto tutto e il contrario di tutto in materia di Autorità nella Chiesa e di Concilio Vaticano II, dopo una vita tribolata, tra fuoriuscite ed espulsioni (o epurazioni) soprattutto dei sedevacantisti, dopo 35 anni di tira e molla con gli Anticristi che occupano i Sacri Palazzi, giunge l’ammissione, da noi denunciata da anni, del Superiore Generale Mons. Bernard Fellay (erede di Mons. Lefebvre) per cui “di fatto è da tempo che con il Vaticano i rapporti sono normali” e che per la regolarizzazione canonica mancherebbe solamente un timbro. Il tutto a dimostrazione del metodo clericale dell’azione di normalizzazione, che inizia coi contatti, prosegue per grandi, dialoghi e lente concessioni, che possono durare anni al fine di abituare tutti, si concretizza nei fatti e, solo alla fine, al momento ritenuto opportuno, arriva con la firma di un documento ufficiale. Un esempio di diplomazia scientifico e orchestrato con maestria, che non ha eguali, ma che lascia molti sacerdoti e molti fedeli disorientati. Ma le porte degli inferi non prevarranno. Un grande esempio, cnhe di perfetta riuscita d’ecumenismo conciliare, che predilige l’unità nella diversità, al di là ed oltre il Dogma e l’accettazione delle regole.

La Chiesa c’è ancora laddove vi sia almeno un chierico che professi la dottrina di sempre, incorrotta e non in comunione con il sedente eretico manifesto (ex can. 188 del Codex 1917).

Le parole di Mons. Fellay alla trasmissione Terres de Mission di TVLibertés, andata in onda il 29 Gennaio 2017, ha confermato: nei fatti ci sono già relazioni normali col Vaticano e agli accordi manca solo il timbro:

“Cet accord est possible, selon le supérieur général, sans attendre que la situation ne soit devenue totalement satisfaisante, à ses yeux, dans l’Eglise”,

“Questo accordo è possibile, secondo il superiore generale, senza attendere che la situazione sia diventata totalmente soddisfacente, ai suoi occhi, nella Chiesa”

ecco il Video: https://youtu.be/wckvRsgz2II Continua a leggere

Atti, misfatti e soprusi di “266” il misericordioso

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Risultati immagini per misericordinaLa spietata misericordia di Bergoglio ha colpito ancora!

di Maurizio Blondet (26-01-2016)

Aldo Maria Valli è il Vaticanista del TG1. Per questa posizione ufficiale, ma anche per convinta e umile disciplina di cattolico praticante qual è, non ha mai partecipato alle critiche forti, alle polemiche che sull’operato di questo Papa sono cresciute tra cattolici in vista (Antonio Socci) e perfino tra i vaticanisti (basta citare Marco Tosatti de La Stampa e Sandro Magister di Repubblica). D’altro canto, non si è mai unito agli adulatori mediatici e ai lecchini sempre più numerosi attorno a Bergoglio, che tanto li ama e favorisce. Ha seguito i fatti e i viaggi di “Francesco” con una oggettività e moderazione che gli è stata anche rimproverata dai polemisti tradizionalisti più accesi. Per anni, ha fatto tacere i dubbi che gli crescevano dentro. Oggi s’è risolto: “Raramente sono stato così in dubbio prima di mettermi a scrivere. Sentivo di aver qualcosa di scomodo, forse di inquietante da dire sul papato di Bergoglio, ma non trovavo le parole giuste. Volevo esprimere un disagio e non ero capace di dargli voce”.

In privato, dice: “Sto vivendo un momento strano: dopo Amoris Laetitia mi è caduto il velo e vedo El Papa per quel che è”. Il risultato è il suo ultimo saggio: 266. Jorge Mario Bergoglio Franciscus P.P. (Liberilibri, 206 pagine, 16 euro). Il titolo “266” è per dire che Bergoglio è il 266 mo nell’ordine dei successori di Pietro; non sfuggirà l’eco apocalittica, 266 è quasi “un numero d’uomo”. Continua a leggere

Le foto della celebrazione ecumenica – Parrocchia Sacro Cuore alle Terme (PD)

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Quello che alimenta l’ira di Dio, perché è un oltraggio al Primo Comandamento! In riparazione a questo scandalo sincretista con eretici condannato da Pio XI nell’Enciclica Mortalium Animos (1928) recitiamo un Santo Rosario. 

Segnalazione di L.M.

Le foto della celebrazione ecumenica

Presieduta dal pastore luterano Bernd Prigge, dalla pastora metodista Ulrike Jourdan, dal parroco ortodosso p. Liviu Verzea e dal vicario generale della Diocesi di Padova “don” Giuliano Zatti

Foto: Nicolay Orietti

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La visita di Scola al Tempio di Milano. Ebrei e cristiani, il ruolo del dialogo (da sempre condannato dalla Chiesa)

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DSC08667Segnalazione di Silvano Tognacci

di Daniel Reichel

Al di là delle parole, serve un dialogo tra le religioni che garantisca davvero la convivenza sociale e sia argine contro radicalismi, intolleranza e antisemitismo, anche quando ha il volto dell’odio per Israele. L’incontro nella sinagoga centrale di Milano tra la Comunità ebraica e il cardinale Angelo Scola, per la prima volta in visita al tempio, è stata l’occasione per ribadire l’amicizia reciproca tra le due realtà – ebrei e cristiani, con la necessità di coinvolgere anche i musulmani – ma anche per ricordare che al dialogo, in tempi di fanatismi e minacce terroristiche, devono seguire azioni concrete. Dalla tevah, rav Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea rabbinica italiana, ha ringraziato più volte il cardinale Scola per aver promosso lui stesso l’incontro. “Abbiamo percorso un lungo tratto ma c’è ancora un cammino da percorrere”, ha sottolineato il rav, ricordando nel suo intervento la Giornata del dialogo ebraico-cristiano e sottolineando come questo dialogo sia nato per “porre riparo a una lunghissima storia di incomprensioni che, in alcuni casi si sono trasformate in tragedie”. “Siamo certi che pur salvaguardando le differenze, – le parole di Arbib – saremo guidati dai valori che le nostre due religioni hanno trasmesso e che sono diventati patrimonio dell’umanità. Continua a leggere

Pescara: Pax Christi sta coi luterani

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Segnalazione di Corrispondenza Romana

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(di Mauro Faverzani) Ci fu un tempo in cui ai buoni Cattolici di qualsiasi età le parrocchie si preoccupavano d’insegnare la retta Dottrina. Ci fu un tempo in cui si apprendevano dal Catechismo almeno i fondamenti della propria fede. Ed il Catechismo, quello detto di san Pio X, era molto chiaro: «Gli eretici sono i battezzati che si ostinano a non credere qualche verità rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, per esempio, i protestanti» (n. 127) ed ancora: «Superstizione è l’uso di riti sconvenienti, vani o proibiti dalla Chiesa» (n. 172).

Oggi non è più così. Oggi, nella nuova “Chiesa della misericordia”, sulle questioni religiose regna un’ignoranza invincibile, il rispetto umano ha sostituito il timor di Dio, l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso han sostituito l’annuncio, persino i pastori non son più gli stessi – in genere i buoni, vecchi parroci –, bensì quelli protestanti ed ai battezzati si preferisce insegnare Lutero. Continua a leggere

Bergoglio approva il preservativo? Il settimo ‘dubia’

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chebergoglio_di Maurizio Blondet

Sempre  più frequenti gli atti che dimostrano come Bergoglio stenti a capire la differenza tra un Sommo Pontefice e un dittatore sudamericano:  pretende potere assoluto,  rozzamente,    in  spregio a qualunque regola, norma, legge e  in  spregio alle persone che umilia. Dittatore sul tipo di  Calles e di Allende (entrambi massoni  comunistoidi) più  che di Peròn, che al suo confronto era un gentiluomo rispettoso delle leggi e degli uomini.

Schiaccia  l’Ordine di Malta

Dal suo giornale ufficioso, Repubblica:

Alta tensione in Vaticano,  richiamo all’Ordine  di Malta: “Obbedisca al Papa” – “

Come avevo illustrato in un precedente articolo, la  scandalosa vicenda ha come movente l’odio del Caudillo per il cardinal Burke, che lui ha creduto di umiliare   destituendolo dallo status di ministro vaticano a  cappellano dell’Ordine di Malta. Dopo che Burke aveva reso pubblici i “dubia” suoi e di altri cardinali sulla pseudo-enciclica Amoris Laetitia riguardante (a farla  breve) l’Eurcarestia ai divorziati   conviventi,  El Papa non aspettava che un’occasione per vendicarsi. Continua a leggere

Scola delira: “Grazie ai migranti e al mescolamento nascerà una grande Italia”

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http://www.riscattonazionale.it/2016/05/16/cardinal-scola-delira-grazie-ai-migranti-al-mescolamento-nascera-grande-italia/

Il cardinale Scola come tutti i rappresentanti cattolici nell’era Borgoglio, ha completamente perso la bussola e il controllo, sparando cazzate e piegando il Vangelo alla pericolosissima ideologia dell’accoglienza e del meticciato, prendo la morte agli islamici che come insegna il Corano, vogliono la sottomissione o l’uccisione dei cristiani ed ebrei.

MILANO – “Qui nasce la nuova Milano, la nuova Italia e, speriamo, la nuova Europa”. Lo ha detto l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola, che ieri ha presieduto a Rho presso il Santuario della Beata Vergine Addolorata la Festa diocesana delle Genti in occasione della Pentecoste.

Presenti nella grande chiesa molte etnie in rappresentanza di tutti i popoli che abitano Milano, immigrati nel capoluogo ambrosiano recentemente o da maggior tempo. Continua a leggere

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